9 dicembre forconi: sacchetti
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venerdì 11 maggio 2018

PER RISPARMIARE 3 CENTESIMI SUI SACCHETTI BIODEGRADABILI I CONSUMATORI PAGANO LA FRUTTA IL 43% IN PIÙ

L' INTRODUZIONE DELL'OBBLIGO DEI CONTENITORI BIO HA PORTATO A UN CALO DELLE VENDITE DI ORTOFRUTTA SFUSA (-3,5%) E UN BALZO DI QUELLA CONFEZIONATA

ANTONIO SPAMPINATO per Libero Quotidiano

Chi prende decisioni non dovrebbe mai sottovalutare la reazione di chi sta sotto (in realtà sopra, se si parla del popolo o dei consumatori, come in questo caso). Così come è sbagliato prendere sottogamba la capacità persuasiva dei media, o meglio dei social network.

Prendiamo la recente legge sui sacchetti biodegradabili, la numero 123 del 2017. L' Italia ha recepito una direttiva dell' Unione europea finalizzata alla riduzione dei sacchetti in plastica con l' introduzione di quelli bio.

Gli Stati membri sono stati lasciati liberi di utilizzare la leva fiscale o fissare i prezzi dei contenitori, l' importante, ha pensato Bruxelles, è il raggiungimento dell' obiettivo. Il nostro governo ha quindi deciso di obbligare supermercati, alimentari e negozi di frutta e verdura a utilizzare sacchetti di plastica biodegradabile per i prodotti sfusi e di esplicitarne il loro prezzo: da 1 a 5 centesimi. Non che prima venissero regalati, il loro costo veniva semplicemente spalmato nella spesa. Un nobile intento ambientale e di trasparenza. Ma ecco cos' è successo.

sacchetti bioSACCHETTI BIO
IL PARADOSSO L' Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare, un ente pubblico) ha registrato un importante calo della vendita di ortofrutta sfusa nel primo trimestre dell' anno, pari a -3,5% in volume e -7,8% in termini di spesa, e un' impennata senza precedenti degli acquisti di ortofrutta fresca confezionata, +11% in volume e +6,5% la spesa.

Non solo i prodotti confezionati hanno un costo nettamente superiore a quelli sfusi, in media il 43% in più, calcola l' Ismea, ma le loro confezioni nella maggioranza dei casi non sono affatto prodotte con bioplastiche. Riciclabili, forse, ma non bio.

sacchetti bioSACCHETTI BIO
Ciò che non è andato giù ai consumatori è stato proprio l' obbligo di pagare uno o tre centesimi di euro i nuovi sacchetti mentre prima pensavano di averli gratis. Il tutto è stato montato come panna (sfusa) sui social network, dove sono partite campagne per boicottarne l' uso, e anche sui media tradizionali. Il risultato è che un intento più che ragionevole si è trasformato in un cambiamento di abitudine che avrà spiazzato ben più di un negoziante e ben più di un agricoltore, magari fornitore a chilometro zero che si è visto scavalcare da aziende molto meglio strutturate di lui e che si possono permettere di vendere prodotti freschi già confezionati.

L' EQUILIBRIO Non per ingigantire la vicenda, ma è noto che i piccoli agricoltori prendono già le briciole del prezzo finale proposto dai negozianti ai clienti per i loro prodotti (la distribuzione ha un costo enorme). Se l' effetto sostituzione scatenato dall' introduzione del sacchetto bio continuerà, e secondo Ismea si tratta già di un trend in atto da tempo, a pagarla cara saranno proprio i piccoli coltivatori e le botteghe che vendono solo prodotti sfusi.

SACCHETTI DI PLASTICA BIODEGRADABILISACCHETTI DI PLASTICA BIODEGRADABILI
Per recuperare il calo delle vendite saranno costretti a tagliare ulteriormente i prezzi, cosa che possono fare anche i grandi distributori per approfittare del trend e per i maggiori margini a disposizione. Una pezza è stata messa dal Consiglio di Stato stabilendo che i sacchetti si possono portare anche da casa, fissando però dei paletti. Una vera e propria frana insomma, scatenata da 1 centesimo.

Fonte: qui

venerdì 6 aprile 2018

C’E’ VOLUTO IL CONSIGLIO DI STATO PER SEPPELLIRE LA TASSA SULLE BIOSHOPPER: ORA LE BUSTE DI PLASTICA SI POSSONO PORTARE DA CASA

E PER LE FAMIGLIE ARRIVA UN RISPARMIO DI 12 EURO ALL’ANNO

Giuseppe Marino per il Giornale

sacchetti bio per la spesa 3SACCHETTI BIO PER LA SPESA 
Alla fine la mobilitazione tanto disprezzata da Renzi è servita eccome: è solo dopo la denuncia del Giornale, e l' eco sui social network, che il governo ha deciso di chiedere al Consiglio di Stato un parere sulla possibilità di portare da casa i sacchetti per la frutta il cui acquisto era stato imposto per legge. E ieri è arrivata la risposta che apre alla possibilità per i consumatori di sfuggire all' assurdo diktat imposto ai supermercati (e ai loro clienti) obbligati a far pagare i bioshopper in ossequio a una inconsistente logica ecologista.

La scappatoia individuata dal supremo organo della giustizia amministrativa è contenuta nella legge stessa, poco attenta ai consumatori ma molto favorevole al business (il settore è largamente dominato da un' unica azienda, la Novamont). Con il parere numero 859, i consiglieri di Stato argomentano il diritto dei clienti di comprare altrove i sacchetti e portarli al supermercato, visto che la legge conferisce un prezzo agli shopper e quindi li inquadra come «beni autonomamente commerciabili».
SACCHETTI DI PLASTICA BIODEGRADABILISACCHETTI DI PLASTICA BIODEGRADABILI

Ma c' è di più: il governo ha giustificato la misura dirigista con il richiamo alla normativa europea che impone di ridurre l' uso di plastica, imponendo l' adozione di sacchetti compostabili e biodegradabili, ma non si era preoccupato minimanente di garantire una vera riduzione dell' uso di plastica incentivando il ricorso ad altri materiali e di contenitori, con un paradossale tradimento di fatto della direttiva europea, che infatti esenta dall' obbligo di pagare proprio i sacchetti per la frutta.
SACCHETTI DI PLASTICA BIODEGRADABILISACCHETTI DI PLASTICA BIODEGRADABILI

Il Consiglio di Stato si è però appellato al principio ecologista contenuto nella legge aprendo alla sua applicazione più efficace: usare contenitori diversi dai sacchetti in plastica. Il linguaggio è giuridico ma esplicito: «Deve certamente ammettersi la possibilità di utilizzare, in luogo delle borse ultraleggere messe a disposizione, a pagamento, nell' esercizio commerciale, contenitori alternativi alle buste in plastica, comunque idonei a contenere alimenti quale frutta e verdura, autonomamente reperiti dal consumatore». E non è tutto: i magistrati aggiungono che non si può «inoltre escludere, alla luce della normativa vigente, che per talune tipologie di prodotto uno specifico contenitore non sia neppure necessario».

sacchetti 2SACCHETTI 
La pronuncia smonta i piani di chi ha voluto inserire l' emendamento sui sacchetti in pieno agosto all' interno di una legge che non c' entrava nulla (il decreto sullo sviluppo del Mezzogiorno). E potrebbe anche scombinare i calcoli dell' industria beneficiata dall' emendamento. Assobioplast, l' associazione delle aziende di settore, aveva stimato in 8-10 miliardi di shopper il fabbisogno imposto dalla norma. A conti fatti, visto che il prezzo dei bioshopper si aggira tra i 2 e 4 centesimi, l' affare avrebbe fruttato tra i 160 e i 320 milioni di euro. Molti commentatori, forse non troppo abituati a dover fare di conto per arrivare a fine mese, avevano liquidato come trascurabile la ricaduta sulle famiglie.

La spesa media prevista, 12 euro l' anno, non è un' emorragia, ma pur sempre una cifra non trascurabile, considerando che, ad esempio, il rincaro sulla bolletta del gas che ha irritato le associazioni dei consumatori a inizio anno ammonta a una ventina di euro.

E, soprattutto, 12 euro di troppo considerato che «l' obbligo di sacchetto» avrà avuto un impatto discutibile sull' ambiente. Resta da vedere come si regoleranno ora i supermercati, cui il Consiglio di Stato rimette l' obbligo di vigilare «sula tutela della sicurezza e igiene degli alimenti». E visto che il governo non ha dettato regole, la possibilità di intoppi e contestazioni non è remota.

Fonte: qui

lunedì 1 gennaio 2018

A CHI GIOVA LA TASSA SUI SACCHETTI DI PLASTICA BIODEGRADABILI PER FRUTTA E VERDURA?

ALLA “NOVAMONT”, AZIENDA DI NOVARA CHE PRODUCE I BIO-SACCHETTI, IL CUI AMMINISTRATORE DELEGATO È CATIA BASTIOLI, UNA CAPACE MANAGER CHE HA INCROCIATO PIÙ VOLTE LA STRADA DEL PD E DI RENZI. NEL 2011 PARTECIPA COME ORATORE ALLA SECONDA EDIZIONE DELLA LEOPOLDA…

Giuseppe Marino per “il Giornale”

sacchetto di plasticaSACCHETTO DI PLASTICA
L' obbligo di comprarli scatta da domani, ma nei supermercati si respira già il malumore dei clienti per la «tassa sui sacchetti». Quel che non è ancora chiaro a chi fa la spesa, è chi incasserà i proventi della nuova subdola imposta. Per capire chi in queste ore sorride al pensiero dei sacchetti a pagamento bisogna mettere insieme alcuni fatti, qualche sospetto e un numero impressionante di coincidenze.

Che hanno una data d' inizio: 3 agosto 2017. È il giorno in cui viene approvato in commissione, con voto compatto del gruppo del Pd, l' emendamento che introduce il balzello. In pieno clima di ferie il Parlamento sente l' esigenza di accelerare la norma infilandola in una legge che c' entra ben poco, il Dl Mezzogiorno.

CATIA BASTIOLICATIA BASTIOLI
Col paradosso che in un provvedimento che dovrebbe portare sviluppo al sud compare un emendamento, firmato dalla deputata Dem Stella Bianchi, i cui frutti saranno goduti molto più a Nord, e precisamente in Piemonte. Vedremo dopo per quali strade.
Prima è meglio dare un' occhiata a come è stato congegnato l' emendamento. Da una parte si impone il divieto di usare i sacchetti ultraleggeri di plastica, quelli che servono a pesare la frutta o a incartare formaggi e salumi.

Fin qui è l' attuazione di una direttiva europea che ha uno scopo condivisibile, ridurre il consumo di plastica e il suo impatto ambientale rendendo obbligatori i sacchetti con almeno il 40% di componente biodegradabile. Il Pd aggiunge però un altro meccanismo diabolico: ai supermercati è vietato regalarli ai clienti, pena una multa salatissima, fino a 100mila euro.

SACCHETTI DI PLASTICA BIODEGRADABILISACCHETTI DI PLASTICA BIODEGRADABILI
Una misura spacciata per incentivo a ridurre il consumo di sacchetti che, pur biodegradabili, sono per più di metà ancora composti di plastica. Eppure il fine nobile della sanzione durissima è completamente vanificato da un' altra norma: è vietato riciclare i sacchetti. Né, per motivi igienici e di taratura delle bilance, è possibile portarsi da casa borse o contenitori di tipo diverso che finiscano a contatto diretto con gli alimenti e con le bilance.

Dunque, se non posso portarmeli da casa e non ho altre alternative che usare quelli forniti dal supermercato, il disincentivo del pagamento, obbligatorio per legge, non può scoraggiare il consumo. I dirigenti di alcune catene di supermercati, sentiti dal Giornale, confermano i dubbi sul meccanismo cervellotico e sugli effetti perversi. E allora, chi ci guadagna?

NOVAMONTNOVAMONT
La norma sgrava la grande distribuzione, che in Italia conta un player storicamente legato alla sinistra, la Coop, dal costo degli shopper, riversandolo sul cliente. Ma non è poi un grande vantaggio, perché i negozi dovranno fronteggiare la rabbia dei clienti. C' è anche perplessità sulla scelta di non regolamentare il prezzo dei bio-sacchetti che, essendo un bene ormai obbligatorio per legge, è esposto a possibili speculazioni sul prezzo.

Gli unici ad applaudire pubblicamente la norma sono i vertici di Assobioplastiche, il cui presidente, Marco Versari, è stato portavoce del maggiore player del settore, la Novamont, già nota per aver inventato i sacchetti di MaterBi, il materiale biodegradabile a base di mais. E infatti l' azienda di Novara sul suo sito, senza ironia, pubblica un sondaggio secondo cui i consumatori italiani sarebbero in maggioranza contenti di pagare.
Intorno a Novamont si concentrano altre coincidenze.

SACCHETTI DI PLASTICA BIODEGRADABILISACCHETTI DI PLASTICA BIODEGRADABILI
L' amministratore delegato è Catia Bastioli, una capace manager che ha incrociato più volte la strada del Pd e di Renzi. Nel 2011 partecipa come oratore alla seconda edizione della Leopolda, quella in cui esplode il fenomeno Renzi. Molti degli ospiti di quell' evento oggi occupano poltrone di nomina politica.

E Catia Bastioli non fa eccezione: nel 2014, pur mantenendo l' incarico alla Novamont, viene nominata presidente di Terna, colosso che gestisce le reti dell' energia elettrica del Paese. Con i buoni uffici del Giglio magico, si dice all' epoca. A giugno 2017 Mattarella la nomina cavaliere del lavoro.

NOVAMONTNOVAMONT
L' azienda che guida è l' unica italiana che produce il materiale per produrre i sacchetti bio e detiene l' 80% di un mercato che, dopo la legge, fa gola: inizialmente i sacchetti saranno venduti in media a due centesimi l' uno. Le stime dicono che ne consumiamo ogni anno 20 miliardi. Potenzialmente dunque, è un business da 400 milioni di euro l' anno. Il 15 novembre scorso Renzi ha fatto tappa con il treno del Pd proprio alla Novamont. Ha incontrato i dirigenti a porte chiuse e all' uscita ha detto ai giornalisti: «Dovremo fare ulteriori sforzi per valorizzare questa eccellenza italiana». Promessa mantenuta.

Fonte: qui