9 dicembre forconi: tassa
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mercoledì 3 aprile 2019

NEW YORK IMPONE UNA TASSA DA 11 DOLLARI (25 PER FURGONI E CAMION) PER ENTRARE IN AUTO NELLA ZONA PIÙ TRAFFICATA, OVVERO DALLA 60^ STRADA IN GIÙ, ALLE PENDICI DI CENTRAL PARK. I SOLDI ANDRANNO AL TRASPORTO PUBBLICO, VISTO CHE LA METRO È PROSSIMA AL COLLASSO

OVVIAMENTE SI OPPONGONO MOLTI COMMERCIANTI E ''PENDOLARI'', CHE VEDONO L'ENNESIMA GABELLA DI DE BLASIO

Francesco Semprini per ''la Stampa''

harrison ford dirige il traffico a new yorkHARRISON FORD DIRIGE IL TRAFFICO A NEW YORK
New York sarà la prima città americana a imporre la tassa sul traffico a chiunque voglia recarsi, a bordo del proprio veicolo, sotto la 60ª strada, ovvero al confine tra la zona «Upper» (East o West) e Midtown, alle pendici di Central Park.

Un' ampia porzione urbana, in sostanza, sarà delimitata a Zona a traffico limitato (Ztl) e per accedervi occorre pagare un pedaggio attraverso un sistema elettronico articolato nei diversi punti di accesso sulla 60ª appunto. Il costo per ottenere il permesso di entrata varierà dagli 11 ai 12 dollari per le vetture normali sino a 25 dollari per i furgoni e camion che si vanno ad aggiungere ai pedaggi dei caselli di accesso a New York City attraverso ponti e tunnel.
harrison ford dirige il traffico a new york copiaHARRISON FORD DIRIGE IL TRAFFICO A NEW YORK COPIA




La tassa ha l' obiettivo di ridurre il traffico cittadino appesantito in questi ultimi anni dal proliferare di veicoli privati sia ad uso privato che commerciale. Proprio per questo la pionieristica gabella è stata soprannominata «congestion tax», ovvero tassa contro il congestione del traffico.

Stop ai rincari
La misura, contenuta assieme ad altri provvedimenti nella legge sul bilancio in discussione al Senato statale, ha l' obiettivo di scongiurare il rincaro dei biglietti di autobus e metropolitana, ma anche aiutare a finanziare i lavori di ammodernamento della metropolitana che da tempo richiede interventi immediati, tali da creare ai passeggeri dei cinque Borough ripetuti inconvenienti fra ritardi e malfunzionamenti.

L' idea di una tassa sul traffico, già operativa in altre grandi città come Londra, Stoccolma e Singapore, era in cantiere già da tempo per la Grande Mela.
Ci aveva già provato l' ex sindaco Michael Bloomberg più di 10 anni fa per incoraggiare l' uso dei mezzi pubblici. È stato poi il governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo a ipotizzarla nel 2017, in seguito agli eccessivi ritardi accumulati dalla metropolitana di New York a causa di diversi incidenti della metro, tentativo anche questo rivelatosi vano.

È andata meglio questa volta grazie all' accordo di massima raggiunto in seno al consiglio comunale e a livello statale, in tempo utile per la scadenza dell' 1 aprile, quando dovrà essere presentata la legge di bilancio dell'«Empire State».

colombo central park new yorkCOLOMBO CENTRAL PARK NEW YORK
Questo anche nell' ambito della lotta al traffico avviata dalla giunta di Bill de Blasio che ha già introdotto un tetto al numero massimo di auto dedicate alle varie società e App di servizio con conducente, da Uber a Lyft passando per Via. Sono state proprio queste ultime additate come la causa principale, di concerto con le difficoltà incontrate dal servizi di trasporto pubblico, dell' aumento del traffico del New York. Tale da imporre una tassa ad hoc che potrebbe generare sino a un miliardo di dollari di ricavi.

Alcune App dedicate tuttavia non si professano contrarie al pedaggio perché potrebbe far aumentare, in seconda istanza, l' utilizzo di auto pubbliche.

Levata di scudi
Non mancano però le polemiche, con i critici che la ritengono solo una nuova gabella sui cittadini newyorchesi già tartassati dalla giunta de Blasio e chiedono esenzioni per varie categorie, fra le quali le fasce a più basso reddito: il timore è che la misura possa discriminare i più poveri.

Contrari anche i commercianti della City che temono un ricarico dei fornitori, e le associazioni degli automobilisti che denunciano la carenza di opportuni fondi comunali e statali dedicati alla manutenzione di strade e autostrade.

Fonte: qui
vista su central parkVISTA SU CENTRAL PARK

venerdì 4 gennaio 2019

SPREMI IL TURISTA: L'UNICA POLITICA SU CUI SI TROVANO TUTTI D'ACCORDO IN ITALIA



DOPO VENEZIA, SOGNANO IL TICKET ANCHE AMALFI, LE CINQUE TERRE, FIRENZE, CAPRI. ''BASTA CON LE VISITE MORDI E FUGGI''. 

MA NON SAREBBE MEGLIO DARE BUONE RAGIONI PER NON FUGGIRE PIUTTOSTO CHE METTERE DELLE TASSE?

Valeria Arnaldi per ''Il Messaggero''

neve cinque terreNEVE CINQUE TERRE
Un biglietto per passeggiare tra le calli, contemplare le bellezze del luogo, ammirarne i tesori. Trascorrere una giornata a Venezia non sarà più gratuito. I cosiddetti turisti mordi e fuggi per accedere alla città antica dovranno pagare la tassa di sbarco, per tutti coloro che non vogliono o non possono trascorrere qualche giorno in più a Venezia, dormendo in hotel. La tassa, che potrebbe aggirarsi sui 10 euro, sarà adottata solo per i vacanzieri, non per chi lavora, studia o si reca nel centro abitato per poche ore per motivi professionali.

IL MODELLO

costiera amalfitana 4COSTIERA AMALFITANA
La novità, però, potrebbe farsi presto modello per altre località turistiche. Ora vogliono il ticket - anzi, la «tassa di sbarco» - le Cinque Terre: il sindaco di Riomaggiore, Fabrizia Pecunia, lo ha chiesto esplicitamente. Lo invoca la Costiera Amalfitana. Ne parlano anche le perle delle Dolomiti, che già la scorsa estate hanno introdotto il numero chiuso. Ad essere interessata al sistema è anche Firenze. Tutte le città d' arte, spiega il sindaco Dario Nardella, devono avere un' attenzione particolare: Venezia e Firenze hanno realtà anche logistiche molto diverse, naturalmente. Ma l' idea del primo cittadino fiorentino è che si ragioni sia su tasse di scopo per i turisti in giornata sia su una maggiore elasticità per la tassa di soggiorno.

capriCAPRI
Favorevole Federalberghi. Il presidente Bernabò Bocca, già lo scorso anno, commentando l' imposta di sbarco a Capri, affermava che tale misura «è una tassa più equa perché va a colpire tutti, sia quelli che vengono negli alberghi sia quelli che passano la giornata sull' isola».

La misura, secondo la Federazione, consentirebbe pure di contrastare l' abusivismo di molte strutture. Le ragioni del provvedimento veneziano sono tante, prima tra tutte, compensare città e cittadini per i disagi e le spese che comporta il turismo fast, che non consuma ma affolla gli spazi, concorrendo ad aumentare i rifiuti urbani. Non solo. Il contributo si annuncia interessante pure in termini di numeri, andando ad aumentare gli incassi relativi all' imposta di soggiorno, già consistenti. Quanti pernottano in hotel versano trenta milioni l' anno con la tassa. E le stime sulla nuova imposta, sono di qualche decina di milioni l' anno, che potrebbero oscillare tra 40 e 50.

veneziaVENEZIA
La misura, innovativa per Venezia è già prassi più che collaudata in varie isole, dalle Eolie all' Elba, dove la tassa è tra 2,50 e 5 euro, fino ad arrivare a Capri. «Penso che il ticket ormai, con le dovute limitazioni - dice il sindaco di Capri Gianni De Martino - sia indispensabile in tutte le realtà che attirano grandi flussi turistici, come Capri appunto e Venezia, ma anche Firenze. Il pagamento dell' imposta serve per affrontare il quotidiano, credo sia giusto che chi gode di un' isola o di una città contribuisca pure alle spese». Nessun rischio per un possibile calo di turisti. «Abbiamo introdotto dei ticket di ingresso in alcuni luoghi, come i Giardini di Augusto e Villa Lysis - prosegue De Martino - il contributo dei turisti serve per rendere più accoglienti i siti.

VENEZIA TURISTIVENEZIA TURISTI
Non c' è stato alcun calo di visitatori, anzi. Il biglietto ci consente di curare al meglio l' accoglienza e la gestione degli spazi e questa è la migliore pubblicità per il territorio». Il principio è proprio spingere i visitatori a partecipare alle spese e pure, in termini culturali, a rispettare maggiormente i luoghi.

«Studieremo un regolamento equilibrato e partecipato che tuteli chi vive, studia e lavora nel nostro territorio», ha annunciato sui social il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, sottolineando importanza del sostegno che «aiuterà a gestire meglio la Città, a tenerla pulita, a offrire servizi d' avanguardia agli ospiti e a far vivere i veneziani più decorosamente».

Cinque Terre in LiguriaCINQUE TERRE IN LIGURIA
Rimangono da definire le modalità di applicazione del ticket. Se più semplice è far pagare il biglietto a chi sbarca via mare, più difficile è controllare gli arrivi in treno o auto. Si sta valutando la possibilità che siano le compagnie di trasporto di persone a fini commerciali a pagare un sovrapprezzo sui biglietti. Potrebbe essere escluso dalla misura il trasporto aereo, anche perché abitualmente legato a soggiorni più lunghi. La soluzione che adotterà Venezia potrebbe fare scuola per altre città. Il tema nei prossimi giorni dovrebbe arrivare sul tavolo dell' Anci per valutare misure omogenee per le città turistiche.

Fonte: qui

giovedì 6 dicembre 2018

COLPIRE I POVERI PER FAVORIRE I RICCHI – ECCO I MODELLI PENALIZZATI DALLA NORMA SULL'ANIDRIDE CARBONICA INSERITA NELLA FINANZIARIA.


CHI COMPRERÀ UNA PANDA DOVRÀ PAGARE IN PIÙ MENTRE CHI ACQUISTA UNA TESLA DA 120MILA EURO AVRÀ UNO SCONTO DI 6MILA EURO

Diodato Pirone per “il Messaggero”

fiat pandaFIAT PANDA
L’effetto è quello delle più famigerate imposte dell' 800, come la tassa sul sale o sul macinato: colpire gli acquisti dei più poveri per favorire i consumi dei più ricchi. Se davvero la tassa sull' anidride carbonica emessa dalle auto nuove, inserita all' improvviso ieri nella Finanziaria, dovesse diventare legge si otterrebbe questo paradossale risultato: chi da gennaio dovesse acquistare una Fiat Panda da 8/9.000 euro andrà a pagare 150 euro in più mentre chi dovesse comprare una lussuosa Tesla elettrica da 120.000 euro di listino otterrà uno sconto di 6.000 euro.

tesla 8TESLA 8
Se si considera che da gennaio a novembre di quest' anno sono state vendute in Italia 113.724 Fiat Panda - di gran lunga il modello preferito dagli italiani - e solo 47 Tesla si comprende il gigantesco effetto Robin Hood al contrario di questa norma che ieri ha lasciato di stucco l' intero mondo dell' automotive italiano, dalla Fiat all' ultimo concessionario passando per i sindacati metalmeccanici dei circa 300.000 addetti alla filiera.

fiat-pandaFIAT-PANDA


La tassa è fatta in modo tale da colpire in modo progressivo, da un minimo di 150 ad un massimo di 3.000 euro, le auto nuove - anche quelle euro6 - sulla base della quantità di CO2 (anidride carbonica) che producono. Accade così che quasi tutte le Panda costeranno 150 euro in più. Così come per la maggior parte di modelli popolarissimi come la stragrande maggioranza delle Lancia Y (44 mila immatricolazioni nei primi 11 mesi del 2018), delle Clio Renault (47 mila), delle Ford Fiesta (38.000). Si sale a quota 300 euro e con alcuni motorizzazioni, anche di più per la Giulietta dell' Alfa Romeo (16.500 esemplari venduti) e fra i 1.000 e i 2.000 euro per l' Alfa Romeo Stelvio (12.000 immatricolazioni).

tesla model sTESLA MODEL S
La tassa ha anche altri effetti paradossali: mentre alcune città chiudono il traffico anche ai modelli diesel di ultima generazione gli incentivi scattano per alcuni modelli con motori diesel a basso tasso di emissione di C02 come la Fiat Punto 1.3 Mjt, la DS3 BlueHDI 100, le Dacia Logan MCV 1.5 Blue dCi 75 e 90 Cv, tutti e quattro nel limite dei 90 g/km.


In ogni caso a dividersi i 300 milioni di incentivi (che una volta finiti nei primi mesi dell' anno non saranno più erogati nei successivi) saranno pochissimi modelli elettrici o ibridi, Già perché di auto elettriche si fa un gran parlare da anni ma a causa del loro costo decisamente elevato e della necessità di rinnovare le (carissime) batterie dopo pochi anni di esercizio la realtà è che l' auto elettrica o ibrida è riservata ai tassisti e a una fascia di clientela che può permettersi di spendere dai 25/30.000 euro in su.

DIESELGATEDIESELGATE
Qualche cifra? Quest' anno, sempre da gennaio a novembre, le auto completamente elettriche vendute in Italia sono state appena 4.165 su quasi 1,8 milioni (1.785.722 per l' esattezza). E le ibride, ovvero quelle che affiancano al motore tradizionale o endotermico un propulsore elettrico sono state appena 72.914. Stiamo parlando di una nicchia pressocché irrilevante pari a meno del 4% di tutte le vendite. Vendite che comunque sono quasi tutte di auto assemblate all' estero. Da notare che non è prevista alcuna rottamazione. Non solo. Questo bonus/malus sulle auto nuove sembra fatto apposta per favorire con soldi italiani lo sviluppo dell' automotive estero. E mai a misura d' uomo una tassa era stata annunciata 25 giorni prima della sua applicazione.

Fonte: qui

Ecotassa auto 2019: dalla Panda alla Golf, così aumentano i prezzi con le nuove tasse
Fiat Panda: più 400 euro
Come si sa ormai, la Commissione Bilancio della Camera, nella discussione nel DDL Bilancio 2019, ha approvato un emendamento che prevede l’introduzione di un sistema di «bonus-malus» sulle immatricolazioni di auto nuove, in funzione delle emissioni di CO2, valido fino al 2021. Si prevede di applicare, già a partire dal primo gennaio sulle auto nuove un’imposta crescente all’immatricolazione che varia dai 150 ai 3.000 euro e parallelamente, nello stesso triennio, di introdurre un incentivo all’acquisto di veicoli ibridi e elettrici che emettono da 0 a 90 CO2 g/km, variabile da 1.500 a 6.000 euro. Costruttori e rivenditori incrociano le dita. Se venisse approvato quanto previsto dal governo –sostengono -, il mercato dell’auto rischierebbe una nuova frenata. I prezzi delle vetture inevitabilmente aumenterebbero. Ecco una serie di esempi che dimostrano quanto aumenterebbero i prezzi per alcune auto tra le più vendute.
Fiat Panda: il modello TwinAir Turbo S&S 4x4 (130 g/km di Co2) , attualmente in listino a 16.890 euro, aumenterebbe di 400 euro. Il modello Panda 1.2 Pop, in listino a 11.390 euro, aumenterebbe di 300 euro.
Fiat 500 X: più mille euro
La Fiat 500X, prima tra le Suv più vendute e seconda in classifica nella top-ten, vedrebbe favorite le versioni Diesel con motore 1.3 MultiJet, che hanno emissioni particolarmente contenute (111 g/km) e, pertanto, vedranno un modesto aumento di prezzo (da 21.000 a 21.150 euro), con le versioni a benzina con motore di 1.6 litri più penalizzate (emissioni di 154 g/km, imposta di 1.000 euro, prezzo aumentato da 19.250 a 20.250 euro).
Lancia Ypsilon: più 300 euro
Al terzo posto tra le auto più vendute in Italia troviamo un’altra delle compatte del Gruppo, la Lancia Ypsilon. Invariato il prezzo della più ecologica nella gamma della sfiziosa vetturetta, la 70 CV Ecochic Elefantino Blu (97 g/km, 17.350 euro), alimentata a metano, sovrapprezzo di 150 euro per la Ecochic GPL, alimentate a gas liquido (la Gold, 117 g/km, passerebbe quindi da 17.100 a 17.250 euro) e di 300 euro per il modello standard alimentato a benzina (che, con i suoi 128 g/km, passerebbe da 13.600 a 13.900 euro)
Renault Clio: più 400 euro
Ai piedi del podio, ma prima delle straniere, la Renault Clio vedrebbe premiate e senza variazioni nei listini delle versioni a GPL (98 g/km) e le Diesel (108-109 g/km), con aumenti contenuti sul resto della gamma (da 110 a 118 g/km, quindi la tassa risulterebbe contenuta in 150 euro), con l’eccezione dei modelli più prestazionali (220 CV, 135 g/km), che vedrebbero aumentato il prezzo di 400 euro (la Energy RS aumenterebbe da 30.750 a 31.150 euro).
Yaris: più 150 euro
La Yaris 1.5 a benzina, che ha emissioni di 116 g/km, vedrebbe un aumento di 150 euro (da 17.450 a 17.600 euro).
Range Rover Sport: più 2.500 euro
La Range Rover Sport 2.0 Si4 SE con emissioni di CO2 di 211 g/km, aumenterebbe di 2.500 euro, passando da 73.200 euro a 75.700 euro
Suzuki Jimny: più mille euro
La Suzuki Jimny risulterebbe piuttosto penalizzata (154 g/km, +1000 euro, da 22.500 a 23.500 euro).
Toyota Land Cruiser : più 2.000 euro
Toyota Land Cruiser 2.8 Diesel a 3 porte (190 g/km, + 2.000 euro, da 41.300 a 43.300 euro)
Mercedes classe G: più 3.000 euro
Mercedes classe G (263 g/km, + 3.000 euro, da 115.020 a 118.020)
Volkswagen Touran: più 300 euro
Volkswagen Touran 1.5 TSI (130 g/km) pagherebbe 300 euro in più (da 32.550 a 32.850)
Fiat 500 L: più 1000 euro
Fiat 500 L con motore 1.4 a benzina (95 cavalli, 156 g/km) verrebbe a pagare 1.000 euro in più (da 19.050 a 20.050 per la versione Urban)
Opel Zafira: più 1.500 euro
Opel Zafira 1.6 turbo 136 CV (167 g/km) pagherebbe 1.500 euro di tassa (da 27.800 a 29.300 euro per la versione Advance)
Volkswagen Golf GTI : più 500 euro
500 euro in più per la Volkswagen Golf GTI (245 cavalli, 144 g/km, da 36.900 euro a 37.400 euro)
Porsche 911 Carrera Coupé: più 2000 euro
2.000 euro in più per la Porsche 911 Carrera Coupé (190 g/km, da 102.883 a 104.883 euro
Ferrari 488 GTB : più 3000 euro

3.000 euro in più per la Ferrari 488 GTB (260 g/km, da 229.235 a 232.235).
Fonte: qui

domenica 27 maggio 2018

ATTENTI ALLA PATRIMONIALE/ La tassa telecomandata da Usa, Francia e Germania

Recentemente l’Ocse(al servizio degli usurai!) ha suggerito all’Italia di introdurre una tassa patrimoniale per ridurre la disuguaglianza. Un caso di attacco alla sovranità nazionale
Tutti i maggiori quotidiani italiani hanno dato spazio, a suo tempo, alle raccomandazioni di un corposo report pubblicato dall’Ocse. Titoli importanti sulla stampa italiana: “Ocse, patrimoniale è la strada per ridurre le disuguaglianza(ENNESIMA CAZZATA RACCONTATA DAGLI USURAI, IN REALTA' LA SOLUZIONE E' L'ESERCIZIO DELLA SOVRANITA' MONETARIA!)” e così via. La stampa francese non di sinistra, legge un report del tutto diverso: “pour l’Ocde, l’impôt sur la fortune n’est pas un outil efficace” (Le Figaro). The Guardian, giornale inglese laburista, la vede come Repubblica e altri giornali mainstream.
Ma cosa dice il report e su quale base dà consigli all’Italia? 
Domande giustificate dal fatto che con buona probabilità nessuno dei giornalisti in questione ha letto più di due o tre paginette delle 114 pubblicate. Noi ne abbiamo lette molte di più (ci vuole tempo, ahinoi) e bisogna riconoscere che il report è ricco di spunti interessanti, seppur non del tutto originali. La premessa del report descrive una realtà di crescente concentrazione della ricchezza, più ancora che del reddito disponibile, in praticamente tutti i paesi oggetto dello studio. L’Italia non è tra i paesi peggiori. Le tasse patrimoniali o successorie possono ridurre l’inequality, ma si riconosce che vi sono contraddizioni nei dati storici, distorsioni, costi amministrativi elevati e quindi le evidenze scientifiche non sono così univoche.
Con grande sorpresa per i lettori dei titoloni dei più importanti quotidiani, non ci sono raccomandazioni specifiche per l’Italia, ma è chiaro il messaggio generale di prendere in considerazione le tasse patrimoniale e successorie come uno degli strumenti chiave di lotta alla inequality. Per comprendere l’impatto di alcune ricerche economiche prodotte da organizzazioni sovranazionali, bisogna pensare che alcune di esse diventano poi la “base scientifica” per una pressione politica fortissima da parte dei paesi “leader” nei confronti di paesi politicamente più deboli, tra cui l’Italia. 
Usa, Gran Bretagna, Francia e Germania sono in una posizione di notevole potere nelle organizzazioni economiche sovranazionali e hanno da sempre esercitato una notevole influenza sui trend di politica fiscale ed economica. Inutile dire quindi che presso la sede (a Parigi!) dell’Ocse, i veri problemi di disuguaglianza e disgregazione sociale che sempre più affliggono l’Italia non interessano a nessuno. L’importante, per Ocse, “Bruxelles” nelle sue varie forme, Onu, Banca Mondiale, ecc. è progressivamente eliminare la sovranità nazionale soprattutto nei paesi deboli, limitare la loro influenza internazionale, indebolire la coesione sociale e, in questo specifico dibattito, non lasciare a tali paesi nemmeno la libertà di come tassare i propri cittadini. 
Due appunti finali. 
1) La parte politica che oggi vede di buon occhio una tassa patrimoniale per ragioni di equità, l’anno scorso ha approvato una legge che permette a un ricco straniero che sposta la residenza in Italia di essere tassato con un forfait di 100mila euro su tutto il suo reddito estero e sulla sua ricchezza. In nome di che cosa? Della progressività ed equità fiscale? 
2) Ma il gettito delle tasse patrimoniali/successorie viene poi largamente redistribuito alle classi povere? Ne riparleremo.
Fonte: qui

lunedì 21 maggio 2018

BENVENUTI NELL’INFERNO DEL BRASILE, DOVE LE PRIGIONI SONO GESTITE DA GANG DI ASSASSINI E STUPRATORI E LE DROGHE SONO INTRODOTTE DAGLI AGENTI

LE CHIAVI DELLE CELLE SONO NELLE MANI DEI BOSS, CHE VIOLENTANO E UCCIDONO CHI NON RISPETTA LE REGOLE DELLA GIUNGLA

I prigionieri sborsano una tassa settimanale e se non lo fanno vengono uccisi. Chi non si può permettere il “barraco”, dorme a terra nei corridoi. I “chaveiros”, che possiedono le chiavi, hanno stanze private con tv e servitù. 

Gli stupratori non indossano mai i profilattici, perciò qui il livello di HIV è altissimo, 42 volte maggiore rispetto al resto del Brasile...

Jay Akbar per “Mail On Line”

Le galere dello stato di Pernambuco, in Brasile, sono covi iniqui e senza legge gestiti da detenuti che vendono crack e cocaina all’interno e uccidono chiunque non saldi i debiti. I capi delle prigioni sovraffollate temono i detenuti e cedono il controllo ai più pericolosi, chiamati “chaveiros”, che mantengono l’ordine nelle varie zone.

spari e stupri nelle prigioni di pernambucoSPARI E STUPRI NELLE PRIGIONI DI PERNAMBUCO
La autorità danno il lavoro ad assassini, stupratori e spacciatori perché sono quelli che ottengono il rispetto degli altri. Lo ha raccontato un recluso allo “Human Rights Watch” (HRW). Le quattro galere di Pernambuco hanno una sola guardia per ogni 31 prigionieri. Gli spazi gestiti dai “chaveiros” sono un ricettacolo di malattie, dove i più vulnerabili sono violentati da gang.

I loro parenti, fuori dalle mura, sono ricattati e devono pagare i debiti di droga di chi sta dentro. In ogni cella convivono una dozzina di uomini, mentre i “chaveiros” godono di stanze private spaziose e con tv, frigoriferi, bagni e servitù personale composta da quelli che chiamano “chegados”, addetti al bucato e alle pulizie.
vittima della milizia carcerariaVITTIMA DELLA MILIZIA CARCERARIA






I detenuti devono racimolare nel cortile l’acqua per lavarsi, bere e pulire i water. L’acqua corrente arriva solo tre volte al giorno, per circa mezz’ora.

I prigionieri devono sborsare una tassa settimanale tra i 5 e i 15 reais - da uno a dieci euro circa - e se non lo fanno vengono uccisi. Questi signori della droga fanno soldi anche vendendo crack e cocaina introdotta dalle guardie e dagli agenti di polizia. Il debito lo pagano i parenti, che spesso sono costretti a vendersi tutto. Oppure i “chaveiros” vendono e affittano brande note come “barracos”, dai 140 ai 450 euro.

morti e feriti in cella a curadoMORTI E FERITI IN CELLA A CURADO
Regina, ha versato la cifra più alta per assicurare una sistemazione a suo figlio di 20 anni, finito in carcere per possesso di cannabis (del valore di 13 euro). Il figlio ha poi perso il privilegio perché il suo carnefice ha deciso di rinnovare la zona. Chi non si può permettere il “barraco”, dorme a terra nei corridoi. Quando i “chaveiros”, che possiedono le chiavi, rivogliono indietro una cella, sono soliti accusare gli altri prigionieri di qualche reato commesso, per farli sgomberare dagli agenti.

Un direttore del carcere ha dichiarato alla “HRW”: «Se uno dei capi viene in amministrazione e dice che una persona ha attaccato un’altra, portando testimoni, noi gli crediamo e puniamo chi ha sbagliato». 

Le zone interne alla prigione sono pattugliate da milizie, ovvero membri di gang che picchiano chiunque infranga le regole. 

E’ la legge della giungla che regna da quelle parti.
oltre trenta detenuti in cella a pjallbOLTRE TRENTA DETENUTI IN CELLA A PJALLB



I nuovi arrivati o i prigionieri più deboli, spesso disabili, sono confinati nell’aria protetta, ma spesso qui vengono violentati. Jorge, 28 anni, stava in una cella di Cotel con altri dieci uomini: gli hanno infilato una busta in testa, gli hanno legato le mani, ed è stato stuprato. Poi lo hanno minacciato di morte con un coltello, per ottenere il suo silenzio. Quando ha raccontato tutto ad una guardia, si è sentito rispondere: «I detenuti devono soffrire».
i prigionieri hanno acqua solo tre volte al giornoI PRIGIONIERI HANNO ACQUA SOLO TRE VOLTE AL GIORNO

Paulo, 34 anni e gay, divideva la cella di PAMFA con 67 uomini, qui è stato violentato ripetutamente lo scorso novembre. Lo raccontò ad una guardia che non gli credette. Gli aggressori non indossano mai i profilattici, perciò il livello di HIV è altissimo, 42 volte maggiore rispetto al resto del Brasile.
i prigionieri pagano una tassa agli aguzziniI PRIGIONIERI PAGANO UNA TASSA AGLI AGUZZINIi detenuti poveri dormono a terra in corridoioI DETENUTI POVERI DORMONO A TERRA IN CORRIDOIO













Le prigioni brasiliane ospitano 607.000 detenuti in spazi designati per 377.000. A Pernambuco vivono in 32.000, quando lo spazio è per meno di 10.000. Il 59% dei detenuti è in attesa di giudizio ma vive in celle con criminali già condannati, in violazione della legge brasiliana. Tutti i dati sono inclusi nel rapporto dello “Human Rights Watch” intitolato “The State Let Evil Take Over': The Prison Crisis in the Brazilian State of Pernambuco”.

Fonte: qui

venerdì 13 aprile 2018

L’OCSE INVOCA LA PATRIMONIALE PER L’ITALIA

“E’ UNO DEI PAESI DOVE, DOPO LA CRISI ECONOMICA, LA DISUGUAGLIANZA SOCIALE E’ PIU’ AUMENTATA E DOVE LA CONCENTRAZIONE DI RICCHEZZA VERSO L’ALTO E’ DIVENTATA PIU’ EVIDENTE. PER RIDURRE I DIVARI E’ NECESSARIO L’IMPOSIZIONE DI UNA TASSA PATRIMONIALE(PER FAVORIRE GLI USURAI E I PERCETTORI DELLE RENDITE PARASSITARIE!)”

(ANSA) - L'Italia è uno dei Paesi dove, dopo la crisi economica dell'ultimo decennio, la disuguaglianza sociale è più aumentata e dove la concentrazione di ricchezza verso l'alto è diventata più evidente. Lo scrive l'Ocse nel rapporto 'The Role and Design of net wealth taxes' pubblicato oggi. Nello studio, l'organizzazione spiega quindi che uno dei modi per ridurre più velocemente i divari di ricchezza è l'imposizione della tassa patrimoniale.

L'Ocse esamina l'utilizzo della patrimoniale(che ovviamente non farebbe che ampliare tale disuguaglianza ...) - attualmente e storicamente - nei Paesi membri ed evidenzia tutti i pro e i contro della tassa. I risultati indicano che, in generale, la necessità di adottare "una tassa sulla ricchezza netta" è minima nei Paesi dove sono applicate su larga scala le tasse sui redditi e sui capitali personali, comprese le imposte sulle plusvalenze, e dove le tasse di successione sono ben disegnate. In questi casi la patrimoniale potrebbe avere effetti addirittura "distorsivi".
PADOAN GURRIA OCSEPADOAN GURRIA OCSE

Al contrario, potrebbe funzionare ed essere utile dove la tassa di successione non esiste e dove le imposte sui redditi sono particolarmente basse. "Per esempio - si legge nel rapporto - una tassa sulla ricchezza netta potrebbe avere effetti distorsivi più limitati ed essere più giustificata se utilizzata per favorire la progressività nei Paesi dove l'imposta sui redditi personali è relativamente bassa.

In pratica, ciò implica che nei Paesi con sistemi di imposizione duale che tassano i redditi da capitale a tassi piatti (e spesso bassi) o in Paesi in cui i guadagni in conto capitale non sono tassati(e non è il caso dell'Italia), ci può essere una giustificazione più forte a riscuotere un'imposta patrimoniale. Un'argomentazione simile può vale anche per i paesi che non impongono tasse di successione sulle eredità".
PATRMONIALEPATRMONIALE

Inoltre, scrive ancora l'Ocse, "oltre alle considerazioni fiscali, potrebbe esserci anche una maggiore giustificazione per un'imposta patrimoniale netta in un Paese che mostra alti livelli di disuguaglianza della ricchezza come un modo per ridurre i divari a un ritmo più veloce(balla colossale!)". Analizzando l'andamento negli ultimi anni della distribuzione del reddito e della ricchezza a livello internazionale, l'organizzazione sottolinea quindi che "dopo la crisi, sono proseguite le tendenze verso una maggiore disuguaglianza di ricchezza.

Dati comparabili per sei paesi Ocse (Australia, Canada, Italia, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti) indicano che, dalla crisi, la concentrazione di ricchezza al vertice è aumentata in quattro di essi (Italia, Paesi Bassi, Stati Uniti Stati e il Regno Unito), mentre la disparità di ricchezza nella parte inferiore della distribuzione è aumentata in tutti i paesi tranne il Regno Unito".

Fonte: qui

P.S. il problema della disuguaglianza è di tutta altra natura ... e nasce dagli altissimi interessi reali pagati sul debito pubblico italiano.

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