9 dicembre forconi: Finanziaria
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giovedì 6 dicembre 2018

COLPIRE I POVERI PER FAVORIRE I RICCHI – ECCO I MODELLI PENALIZZATI DALLA NORMA SULL'ANIDRIDE CARBONICA INSERITA NELLA FINANZIARIA.


CHI COMPRERÀ UNA PANDA DOVRÀ PAGARE IN PIÙ MENTRE CHI ACQUISTA UNA TESLA DA 120MILA EURO AVRÀ UNO SCONTO DI 6MILA EURO

Diodato Pirone per “il Messaggero”

fiat pandaFIAT PANDA
L’effetto è quello delle più famigerate imposte dell' 800, come la tassa sul sale o sul macinato: colpire gli acquisti dei più poveri per favorire i consumi dei più ricchi. Se davvero la tassa sull' anidride carbonica emessa dalle auto nuove, inserita all' improvviso ieri nella Finanziaria, dovesse diventare legge si otterrebbe questo paradossale risultato: chi da gennaio dovesse acquistare una Fiat Panda da 8/9.000 euro andrà a pagare 150 euro in più mentre chi dovesse comprare una lussuosa Tesla elettrica da 120.000 euro di listino otterrà uno sconto di 6.000 euro.

tesla 8TESLA 8
Se si considera che da gennaio a novembre di quest' anno sono state vendute in Italia 113.724 Fiat Panda - di gran lunga il modello preferito dagli italiani - e solo 47 Tesla si comprende il gigantesco effetto Robin Hood al contrario di questa norma che ieri ha lasciato di stucco l' intero mondo dell' automotive italiano, dalla Fiat all' ultimo concessionario passando per i sindacati metalmeccanici dei circa 300.000 addetti alla filiera.

fiat-pandaFIAT-PANDA


La tassa è fatta in modo tale da colpire in modo progressivo, da un minimo di 150 ad un massimo di 3.000 euro, le auto nuove - anche quelle euro6 - sulla base della quantità di CO2 (anidride carbonica) che producono. Accade così che quasi tutte le Panda costeranno 150 euro in più. Così come per la maggior parte di modelli popolarissimi come la stragrande maggioranza delle Lancia Y (44 mila immatricolazioni nei primi 11 mesi del 2018), delle Clio Renault (47 mila), delle Ford Fiesta (38.000). Si sale a quota 300 euro e con alcuni motorizzazioni, anche di più per la Giulietta dell' Alfa Romeo (16.500 esemplari venduti) e fra i 1.000 e i 2.000 euro per l' Alfa Romeo Stelvio (12.000 immatricolazioni).

tesla model sTESLA MODEL S
La tassa ha anche altri effetti paradossali: mentre alcune città chiudono il traffico anche ai modelli diesel di ultima generazione gli incentivi scattano per alcuni modelli con motori diesel a basso tasso di emissione di C02 come la Fiat Punto 1.3 Mjt, la DS3 BlueHDI 100, le Dacia Logan MCV 1.5 Blue dCi 75 e 90 Cv, tutti e quattro nel limite dei 90 g/km.


In ogni caso a dividersi i 300 milioni di incentivi (che una volta finiti nei primi mesi dell' anno non saranno più erogati nei successivi) saranno pochissimi modelli elettrici o ibridi, Già perché di auto elettriche si fa un gran parlare da anni ma a causa del loro costo decisamente elevato e della necessità di rinnovare le (carissime) batterie dopo pochi anni di esercizio la realtà è che l' auto elettrica o ibrida è riservata ai tassisti e a una fascia di clientela che può permettersi di spendere dai 25/30.000 euro in su.

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Qualche cifra? Quest' anno, sempre da gennaio a novembre, le auto completamente elettriche vendute in Italia sono state appena 4.165 su quasi 1,8 milioni (1.785.722 per l' esattezza). E le ibride, ovvero quelle che affiancano al motore tradizionale o endotermico un propulsore elettrico sono state appena 72.914. Stiamo parlando di una nicchia pressocché irrilevante pari a meno del 4% di tutte le vendite. Vendite che comunque sono quasi tutte di auto assemblate all' estero. Da notare che non è prevista alcuna rottamazione. Non solo. Questo bonus/malus sulle auto nuove sembra fatto apposta per favorire con soldi italiani lo sviluppo dell' automotive estero. E mai a misura d' uomo una tassa era stata annunciata 25 giorni prima della sua applicazione.

Fonte: qui

Ecotassa auto 2019: dalla Panda alla Golf, così aumentano i prezzi con le nuove tasse
Fiat Panda: più 400 euro
Come si sa ormai, la Commissione Bilancio della Camera, nella discussione nel DDL Bilancio 2019, ha approvato un emendamento che prevede l’introduzione di un sistema di «bonus-malus» sulle immatricolazioni di auto nuove, in funzione delle emissioni di CO2, valido fino al 2021. Si prevede di applicare, già a partire dal primo gennaio sulle auto nuove un’imposta crescente all’immatricolazione che varia dai 150 ai 3.000 euro e parallelamente, nello stesso triennio, di introdurre un incentivo all’acquisto di veicoli ibridi e elettrici che emettono da 0 a 90 CO2 g/km, variabile da 1.500 a 6.000 euro. Costruttori e rivenditori incrociano le dita. Se venisse approvato quanto previsto dal governo –sostengono -, il mercato dell’auto rischierebbe una nuova frenata. I prezzi delle vetture inevitabilmente aumenterebbero. Ecco una serie di esempi che dimostrano quanto aumenterebbero i prezzi per alcune auto tra le più vendute.
Fiat Panda: il modello TwinAir Turbo S&S 4x4 (130 g/km di Co2) , attualmente in listino a 16.890 euro, aumenterebbe di 400 euro. Il modello Panda 1.2 Pop, in listino a 11.390 euro, aumenterebbe di 300 euro.
Fiat 500 X: più mille euro
La Fiat 500X, prima tra le Suv più vendute e seconda in classifica nella top-ten, vedrebbe favorite le versioni Diesel con motore 1.3 MultiJet, che hanno emissioni particolarmente contenute (111 g/km) e, pertanto, vedranno un modesto aumento di prezzo (da 21.000 a 21.150 euro), con le versioni a benzina con motore di 1.6 litri più penalizzate (emissioni di 154 g/km, imposta di 1.000 euro, prezzo aumentato da 19.250 a 20.250 euro).
Lancia Ypsilon: più 300 euro
Al terzo posto tra le auto più vendute in Italia troviamo un’altra delle compatte del Gruppo, la Lancia Ypsilon. Invariato il prezzo della più ecologica nella gamma della sfiziosa vetturetta, la 70 CV Ecochic Elefantino Blu (97 g/km, 17.350 euro), alimentata a metano, sovrapprezzo di 150 euro per la Ecochic GPL, alimentate a gas liquido (la Gold, 117 g/km, passerebbe quindi da 17.100 a 17.250 euro) e di 300 euro per il modello standard alimentato a benzina (che, con i suoi 128 g/km, passerebbe da 13.600 a 13.900 euro)
Renault Clio: più 400 euro
Ai piedi del podio, ma prima delle straniere, la Renault Clio vedrebbe premiate e senza variazioni nei listini delle versioni a GPL (98 g/km) e le Diesel (108-109 g/km), con aumenti contenuti sul resto della gamma (da 110 a 118 g/km, quindi la tassa risulterebbe contenuta in 150 euro), con l’eccezione dei modelli più prestazionali (220 CV, 135 g/km), che vedrebbero aumentato il prezzo di 400 euro (la Energy RS aumenterebbe da 30.750 a 31.150 euro).
Yaris: più 150 euro
La Yaris 1.5 a benzina, che ha emissioni di 116 g/km, vedrebbe un aumento di 150 euro (da 17.450 a 17.600 euro).
Range Rover Sport: più 2.500 euro
La Range Rover Sport 2.0 Si4 SE con emissioni di CO2 di 211 g/km, aumenterebbe di 2.500 euro, passando da 73.200 euro a 75.700 euro
Suzuki Jimny: più mille euro
La Suzuki Jimny risulterebbe piuttosto penalizzata (154 g/km, +1000 euro, da 22.500 a 23.500 euro).
Toyota Land Cruiser : più 2.000 euro
Toyota Land Cruiser 2.8 Diesel a 3 porte (190 g/km, + 2.000 euro, da 41.300 a 43.300 euro)
Mercedes classe G: più 3.000 euro
Mercedes classe G (263 g/km, + 3.000 euro, da 115.020 a 118.020)
Volkswagen Touran: più 300 euro
Volkswagen Touran 1.5 TSI (130 g/km) pagherebbe 300 euro in più (da 32.550 a 32.850)
Fiat 500 L: più 1000 euro
Fiat 500 L con motore 1.4 a benzina (95 cavalli, 156 g/km) verrebbe a pagare 1.000 euro in più (da 19.050 a 20.050 per la versione Urban)
Opel Zafira: più 1.500 euro
Opel Zafira 1.6 turbo 136 CV (167 g/km) pagherebbe 1.500 euro di tassa (da 27.800 a 29.300 euro per la versione Advance)
Volkswagen Golf GTI : più 500 euro
500 euro in più per la Volkswagen Golf GTI (245 cavalli, 144 g/km, da 36.900 euro a 37.400 euro)
Porsche 911 Carrera Coupé: più 2000 euro
2.000 euro in più per la Porsche 911 Carrera Coupé (190 g/km, da 102.883 a 104.883 euro
Ferrari 488 GTB : più 3000 euro

3.000 euro in più per la Ferrari 488 GTB (260 g/km, da 229.235 a 232.235).
Fonte: qui

lunedì 6 marzo 2017

Classifica economie più disastrate al mondo: Italia al 13° posto

La classifica dei Paesi con le condizioni economiche peggiori dal punto di vista dell’inflazione e della disoccupazione. Un indizio: ci sono anche l’Italia e la Grecia.

Crisi economica: la lista dei Paesi nelle condizioni peggiori - Il 2016 è stato un anno ricco di shock politici che, secondo diversi analisti, finiranno per sprigionare tutti i loro effetti disastrosi nel corso del 2017.
L’analisi che seguirà si basa su uno studio di Bloomberg condotto tramite l’ausilio del cosiddetto Misery Index, il quale ha messo insieme le stime 2017 sull’inflazione e sulla disoccupazione dei Paesi esaminati per stilare una classifica di quelli che si trovano nelle condizioni peggiori quest’anno. Nessuno sarà sorpreso di sapere che è il Venezuela ad aver ottenuto, per il terzo anno consecutivo, la medaglia d’oro in questa classifica dei Paesi più disastrati dal punto di vista economico (inflazione più disoccupazione), mentre forse qualcuno sarà sorpreso di sapere che nella lista sono presenti diversi Paesi UE, uno dei quali è ovviamente la Grecia.
Si noti, inoltre, come secondo il Misery Index di Bloomberg il Paese meno disastrato in classifica sia la Thailandia, molto probabilmente per le modalità peculiari con cui viene calcolato il tasso di disoccupazione. Tenendo dunque presente come la seguente classifica si basi fondamentalmente su disoccupazione e inflazione, vediamo quali sono i Paesi, Grecia e Italia comprese, che possono vantare delle pessime condizioni economiche.

I Paesi più disastrati? La classifica dei primi 10

Come già accennato, la classifica dei Paesi più disastrati dal punto di vista dell’inflazione e della disoccupazione è capitanata dal Venezuela, Paese con un’inflazione a tre cifre (presto forse a quattro) che ha appena annunciato di essere rimasta con soli 10 miliardi di dollari. Ecco da chi è composto il resto della classifica dei Paesi più disastrati ed ecco le percentuali di inflazione e disoccupazione in ognuno di questi Stati.

(Fonte: Bloomberg)

I Paesi più disastrati: la classifica. Ecco dov’è l’Italia

Sono questi i 10 Paesi con le condizioni economiche peggiori di tutte. All’interno di questa top 10 si individuano ben due Paesi europei a noi molto vicini, la Spagna e la Grecia. Ma dov’è l’Italia? Per avere un’idea del ranking del nostro paese non occorre scorrere di molto la classifica prima citata. Il Paese è infatti al 13° posto con un Misery Index 2017 pari al 12,8%. Di seguito uno schema di sintesi dei primi 13 posti della classifica:

La classifica dei Paesi con le migliori economie

Oltre a fornire una panoramica delle peggiori economie sulla base del Misery Index, Bloomberg ha fatto notare quali siano gli Stati con le condizioni economiche migliori, sempre sulla base di disoccupazione e inflazione. Come già accennato, al primo posto di queste economie “migliori” c’è la Thailandia, anche se in questo caso si deve tenere conto delle modalità con cui lo Stato calcola il proprio tasso di disoccupazione. Ecco il resto della classifica, da leggere dal basso verso l’alto.

I Paesi con le economie più disastrate: chi sta peggiorando

Non tanto migliore di quella venezuelana è la situazione economica di alcuni Paesi dell’Europa centrale ed orientale. Esaminiamo la situazione più nel dettaglio. La Polonia è uno di quei Paesi che secondo il Misery Index registrerà un evidentissimo peggioramento delle condizioni economiche dal 45° al 28° posto in classifica. Più la posizione è vicina al podio, peggiore è la condizione economica dello Stato in questione.
Nonostante il tasso di disoccupazione abbia subito una lieve flessione dall’inizio della crisi economica, l’inflazione polacca è cresciuta all’1,8% a gennaio, il che ha scritto la parola fine al periodo di deflazione record vissuto dal Paese. Incrementi del genere sono stati osservati anche in Romania, Estonia, Lettonia e Slovacchia il che permetterà a questi Paesi di peggiorare il loro ranking nella classifica delle economie più disastrate.
A peggiorare sarà anche la posizione del Regno Unito dal 38° al 31° posto della classifica stilata tramite il già citato Misery Index. La colpa è ovviamente della Brexit che ha causato un crollo della sterlina ai minimi di 30 anni e di conseguenza un forte incremento dell’inflazione.

I Paesi con le economie più disastrate: chi sta migliorando

Secondo l’analisi di Bloomberg, a migliorare nel 2017 sarà in particolar modo la Norvegia che riuscirà ad osservare un tale calo dell’inflazione da farla passare dal 29° al 47° posto. Si ricordi che più un Paese è lontano dal podio e meglio è per la sua economica. Il Perù dovrebbe passare dal 17° al 30°, mentre altri Stati in miglioramento dovrebbero essere Hong Kong, Taiwan, Pesi Bassi, Cina, Ecuador e Russia che dovrebbero guadagnare almeno 9 posizioni ciascuna.
Fonte: qui