9 dicembre forconi: GRECIA
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venerdì 22 novembre 2019

OCCHIO PERCHÉ STAVOLTA LA CRISI ARRIVA DALLA GERMANIA

MOODY'S SBANCA LE BANCHE TEDESCHE: L'OUTLOOK SUL SISTEMA DEL CREDITO PASSA DA STABILE A NEGATIVO. 
''LE BANCHE COMMERCIALI TRADIZIONALI E IN PARTICOLARE LE PICCOLE BANCHE CHE SI FINANZIANO CON I DEPOSITI FATICHERANNO A GUADAGNARE SUI LORO COSTI NEL CONTESTO DI TASSI BASSI''. IL SISTEMA BANCARIO PERDE COLPI NEI CONFRONTI DELLE BANCHE AMERICANE, DI QUELLE CINESI E POI CON BREXIT…



Fernando Soto per www.startmag.it
MOODY'SMOODY'S

CHE COSA DICE MOODY’S SULLE BANCHE TEDESCHE
L’agenzia Moody’s ha cambiato da stabile a negativo l’outlook sul sistema bancario di Berlino aspettandosi che “la redditività e il complessivo merito di credito degli istituti si indebolisca in un contesto di bassi tassi di interesse” nei prossimi 12-18 mesi.

LA REDDITIVITA’
“La debole redditività delle banche tedesche si ridurrà ulteriormente in quanto il margine di interesse diminuirà” ha commentato in una nota Bernhard Held, Senior Credit Officer di Moody’s.

I TIMORI
“Le banche commerciali tradizionali e in particolare le istituzioni che si finanziano con i depositi faticheranno a guadagnare sui loro costi nel contesto di tassi bassi, anche se le rettifiche sui crediti sono particolarmente basse”. Le piccole banche che si finanziano con i depositi, aggiunge Moody’s, “saranno le più colpite”.

I CASI DEUTSCHE BANK E NORDLB
azioni deutsche bankAZIONI DEUTSCHE BANK
Il caso NordLb, evidentemente, oltre che le difficoltà di Deutsche Bank sono segnali di un irrigidimento sistemico del comparto creditizio in Germania che ora inizia a preoccupare anche gli analisti, visto quanto emerge dal commento dell’agenzia di rating.

LE CRITICHE DELLE BANCHE TEDESCHE
Il sistema finanziario tedesco è stato tra i più critici nei confronti della politica di tassi negativi della Bce, contro cui hanno alzato la voce colossi del calibro di Deutsche Bank, Allianz e Commerzbank
deutsche bank 5DEUTSCHE BANK 5

LA POLITICA BCE
Gli esperti hanno puntato il dito contro la politica monetaria della BCE, che non solo ha reintrodotto il Quantitative Easing, ma ha altresì tagliato i tassi di interesse sui depositi dal -0,4% al -0,5%.

L’ANALISI DEL SOLE 24 ORE
Ha commentato nei giorni scorsi il Sole 24 Ore: “Il sistema bancario europeo, e in particolare quello tedesco, sta perdendo colpi rispetto all’agguerrita concorrenza delle grandi banche americane e in prospettiva arrancherà quando dovrà fronteggiare i colossi cinesi.

Con l’aggravante che Brexit priverà la Ue del suo più grande centro finanziario quando ancora non c’è la Capital Market Union, l’M&A bancario transfrontaliero è fermo, la redditività delle banche è, salvo rare eccezioni, bassa e il severo rallentamento della crescita economica non lascia ben sperare. Completare, e alla svelta, l’Unione bancaria e del mercato dei capitali è dunque una strada obbligata per rafforzare la stabilità finanziaria e rendere più competitive le banche europee: a questa conclusione è giunta infine ora la Germania”.

Fonte: qui

OCCHIO PERCHÉ STAVOLTA LA CRISI ARRIVA DALLA GERMANIA/1 
TREMONTI: ''QUANDO ESPLOSE LA CRISI GRECA, JUNCKER MI CHIESE DI USARE IL FONDO SALVASTATI PER SALVARE LE BANCHE FRANCESI E TEDESCHE ESPOSTE SU ATENE. LORO ERANO A RISCHIO PER 200 MILIARDI, NOI PER 20. LA RISPOSTA FU: SÌ, MA PESANDO LA CONTRIBUZIONE IN BASE AL RISCHIO DELLE BANCHE E NON AL PIL. LÌ SI ARRIVÒ ALLO SCONTRO, LÌ PARTIRONO GLI SPREAD. VOLEVANO I NOSTRI SOLDI E NON VOLEVANO SI PARLASSE DI CRISI BANCARIA. OGGI, AL POSTO DELLA GRECIA, CI SONO DI NUOVO BANCHE TEDESCHE. PER QUESTO SPINGONO PER LA RIFORMA DEL MES''
Martino Cervo per “la Verità”

A sentire l' ex ministro Giulio Tremonti, la vicenda del Mes sta prendendo la forma di una tragedia shakespeariana. Anche per questo, il professore risale al passato per arrivare al presente. La tempesta, atto secondo: «What' s past is prologue»: serve (anche) il Bardo per spiegare la riforma del fondo salvastati.

giulio tremontiGIULIO TREMONTI
«Come nel passato», argomenta, «ancora oggi, più che un problema di bilanci pubblici pare un problema di bilanci bancari». Della passeggiata di Deauville, dove nel 2010 Angela Merkel e Nicolas Sarkozy avevano condannato la Grecia coinvolgendo i privati nella ristrutturazione del debito, prima di Banca d' Italia aveva parlato proprio Tremonti in Uscita di sicurezza (2012). E ora usa l' amara ironia di chi non è sorpreso.

«Ma come, ci è stato detto da ogni parte che l' euro è stato "salvato"! Un salvataggio con cui sarebbe iniziata l' età dell' oro... Com' è che, salvato l' euro, qualcuno pensa sia necessario salvare di nuovo il sistema finanziario? Com' è che l' iniziativa viene, tanto per cambiare, dalla Germania felix? È gestione di rischi nei bilanci pubblici o di rischi in quelli bancari?».

La risposta, professore, è nella domanda.
«Un' ipotesi che potrebbe essere fatta è proprio che oggi si reciti di nuovo la storia di Deauville: come allora, la crisi non è causata dai bilanci pubblici ma dai bilanci bancari, soprattutto dalle parti della Germania. Si tratta di criticità di bilancio che non sono solo industriali e strutturali, ma che derivano anche dal drammatico problema di trasferire da Londra in Germania i "book" dei derivati dopo la Brexit. Ma bisogna fare un passo indietro, e tornare nel 2008».

Lei era appena rientrato al Tesoro.
giulio tremonti silvio berlusconi 1GIULIO TREMONTI SILVIO BERLUSCONI 
«Il governo italiano, nella primavera di quell' anno, era l' unico che fin dal programma elettorale aveva previsto l' arrivo della "crisi". Sulla Northern Rock - banca con la coda agli sportelli -, alla domanda italiana, da me fatta in Eurogruppo e in Ecofin nel maggio, "Come gestite questa crisi? Cosa fate se il governo del Regno unito interviene?", la risposta fu: "Li sanzioneremo: pianificano un aiuto che fa eccezione rispetto alla regola del mercato".

A novembre, l' eccezione vietata era diventata la regola applicata: questo per dire del grado di lucidità e di visione che a quel tempo c' era da parte di Commissione, Bce e ministri...
Non solo: il nostro governo segnalava come nei trattati europei non fosse previsto l' evento della "crisi", intesa come rottura di paradigma. Eppure essa iniziava, chiara (chiara a noi, meno agli altri). Ma la parola stessa in quelle norme non c' era: nei trattati era previsto il bene, e non il male. Il matrimonio era contratto solo nella buona sorte: ideologicamente, era esclusa quella cattiva».

Quindi?
MERKEL JUNCKER1MERKEL JUNCKER1
«In questo contesto nasce, su proposta italiana, il primo Fondo salvastati europeo. In assenza di trattato, fu regolato con atto privato. Il reato è prescritto, ma arrivò il notaio a prendere le firme nella notte in Eurogruppo nel 2010. Dal mio punto di vista, quella doveva essere la base per gli Eurobond. Il messaggio trasmesso all' esterno fu comunque molto positivo: era l' Europa che agiva in termini unitari».

Qualcosa andò storto, poi.
«Ci fu la crisi del 2011, che non fu una crisi causata dai bilanci pubblici (e certo non dal bilancio italiano, come certificato da Bankitalia nelle sue considerazioni annuali), ma una crisi bancaria tedesca e francese. Cosa che poi - dopo aver straziato la Grecia - venne riconosciuta da due componenti della Troika: Fmi e Commissione. Il terzo, la Bce, non si è ancora pronunciato. Eppure si trattava di banche...».
Torniamo alla crisi.
«A partire dalla fine del 2011, il fondo ha perso la funzione politica originale, per essere inserito nella cabala "tecnica" dei vari Ltro, Omt, Brrd, Esrb, Npl, Erf, Adr, Esbies...».
Klaus ReglingKLAUS REGLING

E oggi? Le modifiche che stanno spaccando il governo si inseriscono qui?
«La cosa poco considerata è che anche le banche possono accedere al fondo. Non solo: l' ipotesi in discussione affida un enorme potere alla tecnostruttura. Approfitta del vuoto politico della Commissione e attribuisce un potere smisurato al direttore generale: un tedesco».

Lei conosce Klaus Regling, capo dell' Esm?
«Sì. Mi ricorda quello che diceva Ciano di Ribbentrop: ha una forma del cranio che fa male all' Italia».

Dunque sono giusti gli allarmi levatisi in questi giorni?
«I meccanismi per giudicare i debiti sovrani contenuti nella riforma sono così autocratici e imperscrutabili da fare venire nostalgia delle agenzie di rating, che al confronto sembrano più razionali e trasparenti. Vedo che la presidenza italiana, in vista del vertice di dicembre, confida nello scambio tra "riforma" e "pacchetto". In realtà per noi il pacchetto è ancora più avvelenato del trattato, perché produce automatici, devastanti effetti tanto sulle banche e quanto sul debito. Entrare a Palazzo Berlaymont, a Bruxelles, con quel "pacchetto" equivale a presentarsi alla Commissione come un kamikaze».

Ma cos' è accaduto? Perché l' Italia ha condiviso un iter così dannoso?
giorgio napolitano mario montiGIORGIO NAPOLITANO MARIO MONTI
«I trattati presuppongono una prima fase di lavoro misto tecnico-politico (Eurogruppo ed Ecofin), poi una fase politica vera e propria nel Consiglio intergovernativo, infine - sempre in ambito politico - le ratifiche nei Parlamenti. Fin dal principio, in questo cammino è necessario combinare la capacità, o forza, politica con la tecnica. Se ne manca, o è scarsa una delle due, salta tutto. Ora, quando si sente dire che all' Ecofin l' Italia ha fatto benissimo Forse si vuole dire che chi c' era va assolto per non aver compreso il fatto».

Professore, ma l' Italia a questo punto che margini ha?
Cosa deve fare?
«Di certo non deve votare sì, né invocare il famoso "pacchetto" kamikaze. Approvare e rimettersi al voto in Aula significa sottoporsi, come governo, al rischio che l' Aula stessa dica no, devastando l' immagine del Paese. E il rinvio non serve obiettivamente a nulla».

Ritiene positivo che sia esploso il tema politico dopo mesi di un percorso opaco e trascurato da gran parte dell' opinione pubblica?
«Molto positivo. Non c' è un Paese europeo oltre al nostro in cui questi temi vengano trattati come arcana imperii, come invece vediamo qui. L' unica cosa positiva è proprio che ne parli la politica, contrariamente a quanto è accaduto nel periodo dei governi Monti e successivi. Una volta, in ambito sovranista, si diceva "Umano, troppo umano". Ancora fino a qualche tempo fa, era di moda: "Europeo, troppo europeo". Chi dovrebbe difendere l' Europa, oggi sembra smentire la democrazia».

Ma c' è dolo in questo?
licenziamenti a deutsche bank 8LICENZIAMENTI A DEUTSCHE BANK 
«Guardi, se chi governa non capisce, è grave; se capisce e non denuncia, è peggio. Apprezzo che molti, ora, si rendano conto dei rischi. Ma prima dov' erano? E poi, anche adesso, troppi reagiscono, ma preoccupandosi degli effetti a valle e non comprendendo le cause. Ancora: banche straniere, e non finanza pubblica italiana».

Lei non cita mai Deutsche bank, ma sono queste le "cause" a cui guardare?
«Perché l' impulso per questa riforma emerge dal lato tedesco? L' analogia con il 2011 mi sembra impressionante: ancora una volta, come allora, si cercano cause alternative della crisi, si cercano cioè colpe esterne».

Non dice così per nostalgia del governo di cui era ministro?
«Quando esplose la crisi greca, Jean Claude Juncker mi chiese di usare il Fondo salvastati per salvare le banche francesi e tedesche esposte sulle Grecia. Loro erano a rischio per 200 miliardi, noi per 20. La risposta fu: sì, ma pesando la contribuzione dei singoli Stati in base al rischio delle banche e non al Pil. Lì si arrivò allo scontro, lì partirono gli spread. Volevano i nostri soldi e non volevano si parlasse di crisi bancaria. Oggi, al posto della Grecia, ci sono di nuovo banche tedesche. Allora avevano la quinta colonna al Quirinale, e Mario Monti a Palazzo Chigi».

Addirittura.
GIUSEPPE CONTE MARIO MONTIGIUSEPPE CONTE MARIO MONTI
«Tra i primi atti di Monti ci fu quello di autodenunciare una crisi di bilancio che non c' era, e in questo modo mascherare una crisi bancaria straniera che invece c' era.
Quindi, usare i nostri soldi per fare il "salvataggio forestiero"».

Sta dicendo che Conte è il nuovo Monti?
«Sono figure un petit différent...».

Fonte: qui

domenica 17 novembre 2019

PECHINO FA’ DELLA GRECIA LA TESTA DI PONTE – E CON QUATTRO SOLDI (CHE LA MERKEL HA RISPARMIATO)

Una premessa:  io stesso  mi chiedo  perché non mi viene voglia  di  commentare la politica italiana. Sull’Ilva perduta,   la sparizione delle ultime industrie nazionali, il collasso economico che avanza,  su  la  Sacra Segre proposta alla presidenza della repubblica,  sulla “unica religione rimasta” – la sola di cui  nessuno  può  dichiararsi agnostico  o ateo, nessuno è esentato dal professare culto pubblico  (come quello a Cesare nella Roma antica,  che migliaia di martiri cristiani rifiutarono) qualunque cosa pensi in privato, è  meglio si tenga per sé.
Sul governo, composto di neo-primitivi di zero cultura e di scarsa intelligenza,  di moralità politica sotto-zero (onestà, onesta!)  servile ad un’Europa in paralisi e disfacimento ma contemporaneo indurimento  verso il debole Italia,  che  si è resa  prona e aperta al saccheggio.
Non mi eccita  il  fatto che questo governo di servi e disonesti verso i suoi stessi elettori,    sia pericolante e sembri cadere da un momento all’altro. Perché  anche se  si arriva ad elezioni,  a vincerla sarà un ancor più neo-primitivo:  tremo all’idea di quel che potrà essere un  governo Salvini e con quali risorse mentali, culturali e  livello di (ir)responsabilità affronterà la  crisi  abissale in cui stiamo precipitando inermi.  Da questa crisi non si esce se non uscendo dalla UE e dall’euro, nessuna terapia è possibile restandoci  – e Salvini, anzi tutta la Lega,  giurano che loro dall’euro non escono (ed hanno pure ragione, altrimenti la UE è capace di ogni atto di sabotaggio crudele, come ha dimostrato in Grecia).
Ormai agli sgoccioli, vedo che il PD – a cui va addebitata la colpa storica di aversi regalato, non bastandone le tre autoctone,  la   quarta mafia: la  mafia nigeriana, la più feroce e  intrattabile –  vuole chiudere facendo qualcosa di sinistra: varerà lo jus culturae, i  grillini sono d’accordo,  darà  la cittadinanza ai 200 mila bambini figli di immigrati: ovviamente aprendo con ciò alle conseguenze degli  immani ricongiungimenti familiari, le torme di nonni e   zie e parenti scioperati a pesare sul sistema sanitario e pensionistico, a far crollare quel poco che resta di stato sociale –  e  che avvicineranno la profezia di Rol: nel 2025, il 40 per cento della popolazione italiana sarà di colore.
Non mi appassiono alla politica terminale  che dà di sé questo e il futuro governo,  o il presidente, o la magistratura aberrante di  Palamara, e il loro avanzare a tastoni nella storia come ubriachi, del resto sul modello di una gioventù  italiana ad encefalogramma appiattito,   che si agglutina non per nessuna protesta, ma per feste rave,  discoteche  da neo-selvaggi,  Vasco Rossi e simili; che non studia né lavora e consuma capitali in cocaina  e in giochi d’azzardo deficienti, sempre  prona a qualunque tossico-dipendenza.
Se non mi appassiono, è perché non spero:  occorrerebbe una classe  dirigente che non abbiamo mai avuto, ed un popolo che la esigesse.  Mi  limito a constatare la precisione  con cui si sta realizzando la profezia  – data prima del 1959,  oltre mezzo secolo fa – “in  Italia le cose vanno selvaggiamente”.
Le ultime speranze sono  affidate al milione (almeno) di italiani laureati e diplomati che  stanno lavorando ed imparando all’estero la responsabilità e il sacrificio : dopo  il repulisti, in un  nuovo ordine europeo, a loro spetterà di ricostruire l’Italia,  liberata da alcuni milioni di neo-selvaggi  di  troppo,  come  paese del bello e del vero.
Ai pochi  lettori che capiscono,  segnalo i sintomi di rivolta o cambiamento che avvengono nella cosiddetta “Unione Europea”, perché  da lì si avvicina il collasso da cui si può (vagamente)sperare in una liberazione –   a cui i  neo-primitivi  non saranno all’altezza.

Tre miliardi: Berlino poteva spenderli?

Segnalo che, con gran dispetto del padrone tedesco,   a gran passi  accelerati  Pechino sta facendo della Grecia la sua testa di ponte europeo.
Direte che non è una novità, son dieci anni che la Cina ha comperato il Pireo,  attraverso   la  sua China Ocean Shipping Company (COSCO), che è  di proprietà statale.
Ma ora è accaduto questo: lunedì 11, il  capo supremo Xi Jinping s’è recato in Grecia nella prima visita ufficiale, inaugurando “una nuova era” in fatto d’ investimenti e  rapporti commerciali.
La cinese Banca dell’Industria e commercio aprirà  una sede ad Atene “per finanziare progetti  di energia rinnovabile”   (un obbligo politicamente corretto), che si aggiungeranno  alla costruzione di una centrale solare a Creta,  da 50 megawatt,  con   le competenze tecnologiche del China Energy Engineering Group.
Atene ora spera che Pechino possa persino acquistare la società elettrica statale DEL, fallita, e diventare attiva nel campo dell’energia verde.
Ciò che colpisce,  sono le cifre che la Cina ha messo in gioco per assicurare la Grecia al suo progetto.  Al Pireo, fino ad oggi, COSCO ha investito  – in un decennio –  800 milioni di euro, cifra  che è  bastata per trasformare l’antico porto  nell’hub delle esportazioni cinesi verso la UE, e  farlo passare dalla  capacità di gestire 685 mila containers  che aveva nel 2010, a 5 milioni di oggi,  un aumento di 8 volte. Passa di  lì il 10 per cento delle  merci cinesi esportate in Europa.   Nei prossimi  5 anni, i cinesi intendono investire altri 600 milioni di euro nel Pireo, espandere ulteriormente il porto container ed “entrare sempre più nel settore alberghiero e nelle crociere”.  Il numero di turisti cinesi che visitano la Greci raddoppia da un anno all’altro, e nel 2020 sarà sui 400-500 mila presenze; sicché la Cina ha inaugurato un volo diretto Shanghai-Athene.
Nell’insieme, gli investimenti che la Cina ha programmato di fare in Grecia sono di 3 miliardi di euro  in 5 anni,  ossia 600 milioni di euro l’anno.
Sottolineo, di queste cifre, la levità.  La  piccolezza. Niente che non fosse alla facile portata della Germania, col suo surplus annuo di export di 250 miliardi;  basta pensare alle centinaia di miliardi che Deutsche Bank e Commerzbank hanno sprecato in cattivi investimenti  dovunque nel mondo tranne in Europa, dalla Turchia a Wall Street , per  mancanza di occasioni  d’investimento in Europa data l’austerità che Berlino ha imposto a tutti membri.  Col risultato che  “le imprese tedesche hanno investito i loro profitti all’estero, aiutando di fatto a finanziare le importazioni straniere” (Adam Tooze)
e senza ricavare profitti, tra l’altro. Ma che dico, mal investimenti? Basta paragonare i 3 miliardi cinesi in Grecia con i 12 miliardi  che la sola Deutsche  Bank ha pagato in multe per  i suoi trucchi sul Libor ed altre malversazioni agli …  Stati Uniti.
Con 600 milioni qui e là, in  tutti questi anni, la Germania poteva tenersi legata la Grecia  – facendo tra l’altro in  buon affare (la COSCO dal porto del Pireo, ricava ovviamente profitti, avendone  aumentato di un terzo  la  superficie  e quadruplicato  la redditività). Invece, che cosa è andata a fare la Merkel nelle sue visite ufficiali ad Atene?   Mai a dare un soldo, ma questo è il meno;  a fare della Grecia la discarica delle sue scelte migratorie dementi   – senza alcun compenso. Ma questo non è ancora tutto.   Quando la Merkel è comparsa in visita ad Atene, è stato per  imporre , fra aspri rimproveri di “vivere  al disopra dei propri mezzi” – al”suo” Tsipras,   che ha reso il suo schiavo  –    di non spendere.
Apprendiamo infatti  – dal China Daily   – che nell’anno in corso, il governo conservatore di Atene ha approvato investimenti cinesi per 611,8 milioni di euro, “che erano stati precedentemente congelati dal governo di Tsipras   per  un periodo di 18 mesi” per il divieto imposto dalla UE.
Già, perché senza mai cacciare un centesimo, e continuando a rimproverare i greci di  aver voluto vivere al disopra dei propri mezzi  accettando di indebitarsi troppo con la banche germaniche e francesi, e quindi   devono soffrire, per  giunta Bruxelles (ossia Berlino) e la NATO (ossia gli USA)   “dal punto di vista geopolitico, i partner occidentali sono preoccupati che il flirtare della Grecia con La Cina potrebbe indebolire il fianco sud-est della NATO e dell’UE”.
Stanno parlando del fianco sud-est  già  “indebolito” dalla Turchia  di Erdogan .  Della NATO in stato di  “morte cerebrale” secondo  il capo della sua maggior forza armata europea. Di Stati Unitidi cui persino la Merkel riconosce che non si può più confidare come difensori della UE.  Gli Stati Uniti in condizione tale, che secondo  un sondaggio  Rasmussen in 2018 ,  il 31 % degli elettori americani ritengono che l’America “vedrà una seconda guerra civile nei prossimi 5 anni”, con  i trumpisti armati  contro gli anti-Trump.

Tirchieria  patologica e paralitica

Migranti affollano l’isola di Lesbo. Da Berlino mai un aiuto.
In una simile situazione di autodistruzione del vecchio  ordine  geopolitico occidentale (in fondo sono stati i capitalisti americani a far sorgere la Cina come potenza rivale, avendovi esportato capitali e conoscenza per cieca sete di profitto a breve)  il governo di Atene non solo fa benissimo a diventare il crinale della”Nuova linea di faglia” fra Est ed Ovest,   e partecipare al “nuovo sistema parallelo” all’Occidente che la Cina sta costruendo con  deliberata intelligenza programmatica e  capitali a disposizione  creando istituzioni come la Asian Infrastructure Investment Bank e la New Development Bank, che imitano entrambe le strutture internazionali create dagli USA e Londra nel dopoguerra 1945.
Un analista britannico vuol fare  la  lezione ai greci che  non si fidino dei regali di Pechino. “Penso che la parte greca non possa intercettare  più dell’uno percento dei benefici totali del [Pireo]”, che lui valuta  un valore di 30-40 miliardi di euro per tutti questi beni cinesi che arrivano in Europa ogni anno “.
Ma l’1 per cento è meglio di niente. Del  niente che  ha offerto la Merkel e una Germania in  preda alla tirchieria patologica che non solo ha paralizzato l’Europa, ma la rende lei stessa paralitica.
Il Primo Ministro greco   Mitsotakis  ha avuto buon gioco a ricordare,  salutando Xi , che la Cina è stato  uno dei pochi paesi che aveva investito in Grecia durante la grave crisi finanziaria degli ultimi anni.
Bastavano   600 milioni  alla Germania,  3   miliardi in 5 anni, per  tenere la Grecia legata all’Europa. Ha preferito”investire” decine di miliardi in derivati tossici .
Anzi: la stessa Italia  poteva  adottare la Grecia e farla rinascere,  è perfettamente nell’ambito delle sue possibilità economiche. A riprova che quel che manca alla UE non sono i soldi.  Manca  il progetto unificante del destino comune,   manca il cervello,  manca una idea che non sia tirchia e malevola  – e perdente.
“E’ tempo di svegliarsi  da questo sogno dannoso e senza frutto”  che è stato il progetto di unificare l’Europa a  forza attraverso l’euro, come ha detto  il banchiere centrale   ungherese Gyorgy Matolcsy.  In Italia non lo ascolta né il governo neo-primitivo né lì’opposizione neo-selvaggia. Per questo  mi astengo.
Fonte: qui

venerdì 30 agosto 2019

La crisi dell'UE riaccelera: centinaia di migranti sbarcano improvvisamente sulle isole greche

Giovedì pomeriggio 13 navi con a bordo da 500 a 600 migranti sono sbarcate nella periferia di Skala Sykamineas sull'isola di Lesbo .
Tutte le barche sono arrivate nella stessa posizione in meno di un'ora.
L'ultima volta che ciò è accaduto è stato il picco della crisi migratoria nel 2015.
Fu poco dopo le 17, quando diverse barche furono avvistate mentre si dirigevano verso Sykamia dopo essere entrate nelle acque territoriali greche con il Frontex apparentemente nel ruolo di passante passante.
Un totale di 546 persone, uomini, donne e bambini sono sbarcati in seguito alle istruzioni delle ONG rifugiate,   riferisce Aegean Boat Report .
Secondo i media locali  , i migranti sono esclusi per essere trasferiti nel punto caldo di Moria già sovraffollato di oltre 10.000 persone, mentre la sua capacità è progettata per 3.000.
È il maggior numero di migranti che arrivano massicciamente a Lesbo dalla costa turca dalla crisi migratoria del 2015-2016.
I lavoratori della Moria sono profondamente preoccupati per la situazione attuale, non solo per la situazione sovraffollata , ma anche per le prestazioni insufficienti del servizio medico.
Dozens of newcomers are sleeping on blankets on the floor in . Reportedly they have to wait an hour in the queue for access to the toilet
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Dicono che 6.000 migranti di Moria non siano stati registrati dal punto di vista medico.
La leadership politica e militare del Ministero della navigazione greco è preoccupata non solo per i massicci arrivi di giovedì, ma anche per il loro aumento nel mese di agosto.
Accanto ai massicci arrivi di Lesbo, un totale di 122 migranti e rifugiati sono sbarcati sulle isole di Farmakonisi, Kos, Lesbo e ad Alexandroupolis nella Grecia nord-orientale.
Secondo gli ultimi dati, le isole del Mar Egeo orientale Lesbo, Chios, Samo, Leros e Kos ospitano oltre 24.000 rifugiati e migranti.
Il ministero terrà una riunione straordinaria sulla questione che avrà luogo venerdì a mezzogiorno.
Secondo quanto riferito, ci sono   ancora 4 motovedette nella zona di Sykamia.

I massicci arrivi coincidono con la crescente tensione tra la Turchia con gli Stati Uniti e l'Unione europea. Concedere ai trafficanti la libertà di movimento aumenterebbe la pressione politica, sembra pensare Ankara.