9 dicembre forconi: Moody's
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venerdì 22 novembre 2019

OCCHIO PERCHÉ STAVOLTA LA CRISI ARRIVA DALLA GERMANIA

MOODY'S SBANCA LE BANCHE TEDESCHE: L'OUTLOOK SUL SISTEMA DEL CREDITO PASSA DA STABILE A NEGATIVO. 
''LE BANCHE COMMERCIALI TRADIZIONALI E IN PARTICOLARE LE PICCOLE BANCHE CHE SI FINANZIANO CON I DEPOSITI FATICHERANNO A GUADAGNARE SUI LORO COSTI NEL CONTESTO DI TASSI BASSI''. IL SISTEMA BANCARIO PERDE COLPI NEI CONFRONTI DELLE BANCHE AMERICANE, DI QUELLE CINESI E POI CON BREXIT…



Fernando Soto per www.startmag.it
MOODY'SMOODY'S

CHE COSA DICE MOODY’S SULLE BANCHE TEDESCHE
L’agenzia Moody’s ha cambiato da stabile a negativo l’outlook sul sistema bancario di Berlino aspettandosi che “la redditività e il complessivo merito di credito degli istituti si indebolisca in un contesto di bassi tassi di interesse” nei prossimi 12-18 mesi.

LA REDDITIVITA’
“La debole redditività delle banche tedesche si ridurrà ulteriormente in quanto il margine di interesse diminuirà” ha commentato in una nota Bernhard Held, Senior Credit Officer di Moody’s.

I TIMORI
“Le banche commerciali tradizionali e in particolare le istituzioni che si finanziano con i depositi faticheranno a guadagnare sui loro costi nel contesto di tassi bassi, anche se le rettifiche sui crediti sono particolarmente basse”. Le piccole banche che si finanziano con i depositi, aggiunge Moody’s, “saranno le più colpite”.

I CASI DEUTSCHE BANK E NORDLB
azioni deutsche bankAZIONI DEUTSCHE BANK
Il caso NordLb, evidentemente, oltre che le difficoltà di Deutsche Bank sono segnali di un irrigidimento sistemico del comparto creditizio in Germania che ora inizia a preoccupare anche gli analisti, visto quanto emerge dal commento dell’agenzia di rating.

LE CRITICHE DELLE BANCHE TEDESCHE
Il sistema finanziario tedesco è stato tra i più critici nei confronti della politica di tassi negativi della Bce, contro cui hanno alzato la voce colossi del calibro di Deutsche Bank, Allianz e Commerzbank
deutsche bank 5DEUTSCHE BANK 5

LA POLITICA BCE
Gli esperti hanno puntato il dito contro la politica monetaria della BCE, che non solo ha reintrodotto il Quantitative Easing, ma ha altresì tagliato i tassi di interesse sui depositi dal -0,4% al -0,5%.

L’ANALISI DEL SOLE 24 ORE
Ha commentato nei giorni scorsi il Sole 24 Ore: “Il sistema bancario europeo, e in particolare quello tedesco, sta perdendo colpi rispetto all’agguerrita concorrenza delle grandi banche americane e in prospettiva arrancherà quando dovrà fronteggiare i colossi cinesi.

Con l’aggravante che Brexit priverà la Ue del suo più grande centro finanziario quando ancora non c’è la Capital Market Union, l’M&A bancario transfrontaliero è fermo, la redditività delle banche è, salvo rare eccezioni, bassa e il severo rallentamento della crescita economica non lascia ben sperare. Completare, e alla svelta, l’Unione bancaria e del mercato dei capitali è dunque una strada obbligata per rafforzare la stabilità finanziaria e rendere più competitive le banche europee: a questa conclusione è giunta infine ora la Germania”.

Fonte: qui

OCCHIO PERCHÉ STAVOLTA LA CRISI ARRIVA DALLA GERMANIA/1 
TREMONTI: ''QUANDO ESPLOSE LA CRISI GRECA, JUNCKER MI CHIESE DI USARE IL FONDO SALVASTATI PER SALVARE LE BANCHE FRANCESI E TEDESCHE ESPOSTE SU ATENE. LORO ERANO A RISCHIO PER 200 MILIARDI, NOI PER 20. LA RISPOSTA FU: SÌ, MA PESANDO LA CONTRIBUZIONE IN BASE AL RISCHIO DELLE BANCHE E NON AL PIL. LÌ SI ARRIVÒ ALLO SCONTRO, LÌ PARTIRONO GLI SPREAD. VOLEVANO I NOSTRI SOLDI E NON VOLEVANO SI PARLASSE DI CRISI BANCARIA. OGGI, AL POSTO DELLA GRECIA, CI SONO DI NUOVO BANCHE TEDESCHE. PER QUESTO SPINGONO PER LA RIFORMA DEL MES''
Martino Cervo per “la Verità

A sentire l' ex ministro Giulio Tremonti, la vicenda del Mes sta prendendo la forma di una tragedia shakespeariana. Anche per questo, il professore risale al passato per arrivare al presente. La tempesta, atto secondo: «What' s past is prologue»: serve (anche) il Bardo per spiegare la riforma del fondo salvastati.

giulio tremontiGIULIO TREMONTI
«Come nel passato», argomenta, «ancora oggi, più che un problema di bilanci pubblici pare un problema di bilanci bancari». Della passeggiata di Deauville, dove nel 2010 Angela Merkel e Nicolas Sarkozy avevano condannato la Grecia coinvolgendo i privati nella ristrutturazione del debito, prima di Banca d' Italia aveva parlato proprio Tremonti in Uscita di sicurezza (2012). E ora usa l' amara ironia di chi non è sorpreso.

«Ma come, ci è stato detto da ogni parte che l' euro è stato "salvato"! Un salvataggio con cui sarebbe iniziata l' età dell' oro... Com' è che, salvato l' euro, qualcuno pensa sia necessario salvare di nuovo il sistema finanziario? Com' è che l' iniziativa viene, tanto per cambiare, dalla Germania felix? È gestione di rischi nei bilanci pubblici o di rischi in quelli bancari?».

La risposta, professore, è nella domanda.
«Un' ipotesi che potrebbe essere fatta è proprio che oggi si reciti di nuovo la storia di Deauville: come allora, la crisi non è causata dai bilanci pubblici ma dai bilanci bancari, soprattutto dalle parti della Germania. Si tratta di criticità di bilancio che non sono solo industriali e strutturali, ma che derivano anche dal drammatico problema di trasferire da Londra in Germania i "book" dei derivati dopo la Brexit. Ma bisogna fare un passo indietro, e tornare nel 2008».

Lei era appena rientrato al Tesoro.
giulio tremonti silvio berlusconi 1GIULIO TREMONTI SILVIO BERLUSCONI 
«Il governo italiano, nella primavera di quell' anno, era l' unico che fin dal programma elettorale aveva previsto l' arrivo della "crisi". Sulla Northern Rock - banca con la coda agli sportelli -, alla domanda italiana, da me fatta in Eurogruppo e in Ecofin nel maggio, "Come gestite questa crisi? Cosa fate se il governo del Regno unito interviene?", la risposta fu: "Li sanzioneremo: pianificano un aiuto che fa eccezione rispetto alla regola del mercato".

A novembre, l' eccezione vietata era diventata la regola applicata: questo per dire del grado di lucidità e di visione che a quel tempo c' era da parte di Commissione, Bce e ministri...
Non solo: il nostro governo segnalava come nei trattati europei non fosse previsto l' evento della "crisi", intesa come rottura di paradigma. Eppure essa iniziava, chiara (chiara a noi, meno agli altri). Ma la parola stessa in quelle norme non c' era: nei trattati era previsto il bene, e non il male. Il matrimonio era contratto solo nella buona sorte: ideologicamente, era esclusa quella cattiva».

Quindi?
MERKEL JUNCKER1MERKEL JUNCKER1
«In questo contesto nasce, su proposta italiana, il primo Fondo salvastati europeo. In assenza di trattato, fu regolato con atto privato. Il reato è prescritto, ma arrivò il notaio a prendere le firme nella notte in Eurogruppo nel 2010. Dal mio punto di vista, quella doveva essere la base per gli Eurobond. Il messaggio trasmesso all' esterno fu comunque molto positivo: era l' Europa che agiva in termini unitari».

Qualcosa andò storto, poi.
«Ci fu la crisi del 2011, che non fu una crisi causata dai bilanci pubblici (e certo non dal bilancio italiano, come certificato da Bankitalia nelle sue considerazioni annuali), ma una crisi bancaria tedesca e francese. Cosa che poi - dopo aver straziato la Grecia - venne riconosciuta da due componenti della Troika: Fmi e Commissione. Il terzo, la Bce, non si è ancora pronunciato. Eppure si trattava di banche...».
Torniamo alla crisi.
«A partire dalla fine del 2011, il fondo ha perso la funzione politica originale, per essere inserito nella cabala "tecnica" dei vari Ltro, Omt, Brrd, Esrb, Npl, Erf, Adr, Esbies...».
Klaus ReglingKLAUS REGLING

E oggi? Le modifiche che stanno spaccando il governo si inseriscono qui?
«La cosa poco considerata è che anche le banche possono accedere al fondo. Non solo: l' ipotesi in discussione affida un enorme potere alla tecnostruttura. Approfitta del vuoto politico della Commissione e attribuisce un potere smisurato al direttore generale: un tedesco».

Lei conosce Klaus Regling, capo dell' Esm?
«Sì. Mi ricorda quello che diceva Ciano di Ribbentrop: ha una forma del cranio che fa male all' Italia».

Dunque sono giusti gli allarmi levatisi in questi giorni?
«I meccanismi per giudicare i debiti sovrani contenuti nella riforma sono così autocratici e imperscrutabili da fare venire nostalgia delle agenzie di rating, che al confronto sembrano più razionali e trasparenti. Vedo che la presidenza italiana, in vista del vertice di dicembre, confida nello scambio tra "riforma" e "pacchetto". In realtà per noi il pacchetto è ancora più avvelenato del trattato, perché produce automatici, devastanti effetti tanto sulle banche e quanto sul debito. Entrare a Palazzo Berlaymont, a Bruxelles, con quel "pacchetto" equivale a presentarsi alla Commissione come un kamikaze».

Ma cos' è accaduto? Perché l' Italia ha condiviso un iter così dannoso?
giorgio napolitano mario montiGIORGIO NAPOLITANO MARIO MONTI
«I trattati presuppongono una prima fase di lavoro misto tecnico-politico (Eurogruppo ed Ecofin), poi una fase politica vera e propria nel Consiglio intergovernativo, infine - sempre in ambito politico - le ratifiche nei Parlamenti. Fin dal principio, in questo cammino è necessario combinare la capacità, o forza, politica con la tecnica. Se ne manca, o è scarsa una delle due, salta tutto. Ora, quando si sente dire che all' Ecofin l' Italia ha fatto benissimo Forse si vuole dire che chi c' era va assolto per non aver compreso il fatto».

Professore, ma l' Italia a questo punto che margini ha?
Cosa deve fare?
«Di certo non deve votare sì, né invocare il famoso "pacchetto" kamikaze. Approvare e rimettersi al voto in Aula significa sottoporsi, come governo, al rischio che l' Aula stessa dica no, devastando l' immagine del Paese. E il rinvio non serve obiettivamente a nulla».

Ritiene positivo che sia esploso il tema politico dopo mesi di un percorso opaco e trascurato da gran parte dell' opinione pubblica?
«Molto positivo. Non c' è un Paese europeo oltre al nostro in cui questi temi vengano trattati come arcana imperii, come invece vediamo qui. L' unica cosa positiva è proprio che ne parli la politica, contrariamente a quanto è accaduto nel periodo dei governi Monti e successivi. Una volta, in ambito sovranista, si diceva "Umano, troppo umano". Ancora fino a qualche tempo fa, era di moda: "Europeo, troppo europeo". Chi dovrebbe difendere l' Europa, oggi sembra smentire la democrazia».

Ma c' è dolo in questo?
licenziamenti a deutsche bank 8LICENZIAMENTI A DEUTSCHE BANK 
«Guardi, se chi governa non capisce, è grave; se capisce e non denuncia, è peggio. Apprezzo che molti, ora, si rendano conto dei rischi. Ma prima dov' erano? E poi, anche adesso, troppi reagiscono, ma preoccupandosi degli effetti a valle e non comprendendo le cause. Ancora: banche straniere, e non finanza pubblica italiana».

Lei non cita mai Deutsche bank, ma sono queste le "cause" a cui guardare?
«Perché l' impulso per questa riforma emerge dal lato tedesco? L' analogia con il 2011 mi sembra impressionante: ancora una volta, come allora, si cercano cause alternative della crisi, si cercano cioè colpe esterne».

Non dice così per nostalgia del governo di cui era ministro?
«Quando esplose la crisi greca, Jean Claude Juncker mi chiese di usare il Fondo salvastati per salvare le banche francesi e tedesche esposte sulle Grecia. Loro erano a rischio per 200 miliardi, noi per 20. La risposta fu: sì, ma pesando la contribuzione dei singoli Stati in base al rischio delle banche e non al Pil. Lì si arrivò allo scontro, lì partirono gli spread. Volevano i nostri soldi e non volevano si parlasse di crisi bancaria. Oggi, al posto della Grecia, ci sono di nuovo banche tedesche. Allora avevano la quinta colonna al Quirinale, e Mario Monti a Palazzo Chigi».

Addirittura.
GIUSEPPE CONTE MARIO MONTIGIUSEPPE CONTE MARIO MONTI
«Tra i primi atti di Monti ci fu quello di autodenunciare una crisi di bilancio che non c' era, e in questo modo mascherare una crisi bancaria straniera che invece c' era.
Quindi, usare i nostri soldi per fare il "salvataggio forestiero"».

Sta dicendo che Conte è il nuovo Monti?
«Sono figure un petit différent...».

Fonte: qui

sabato 20 ottobre 2018

Moody’s taglia il rating dell’Italia dopo il cambio di strategia di bilancio

Moody’s taglia il rating dell’Italia. 

L’atteso giudizio è arrivato: il rating passa Baa2 a Baa3, l’ultimo gradino prima del livello «spazzatura». Le prospettive (l’outlook) sono stabili. 

La decisione di Moody’s di tagliare il rating dell’Italia — si legge in una nota dell’agenzia — è legata a un «cambio concreto della strategia di bilancio, con un deficit significativamente più elevato rispetto alle attese». In particolare, alla base del taglio di rating Alla base della decisione di Moody’s di tagliare il rating c’è la «mancanza di una coerente agenda di riforme per la crescita», e questo «implica» il prosieguo di una «crescita debole nel medio termine»


Sul versante delle riforme, invece, pur riconoscendo alcuni "elementi positivi", come il programma di investimenti che potrebbe alzare la produttività, Moody's ritiene che i piani del governo, se pure potrebbero alzare la crescita nel breve termine non mettono in campo elementi tali di modificare la performance "mediocre" in maniera stabile.


Infine, dopo l'avvertimento su cosa potrebbe spingere a nuovi declassamenti, l'agenzia spiega anche cosa, all'opposto, potrebbe favorire una promozione. Posto che al momento un upgrade è "improbabile", potrebbe venire innescato da un programma di riforme strutturali "coerente, che per esempio includesse una riforma dell'efficienza della Pubblica amministrazione, migliorasse il funzionamento del mercato del lavoro, del sistema di istruzione e rafforzasse la concorrenza, con l'obiettivo ultimo di migliorare la crescita della produttività nell'economia italiana". 

Un altro motivo di promozione potrebbe essere in un cambio di rotta di politica economica, di nuovo verso il risanamento dei conti. La decisioni di oggi chiudono la procedura di revisione del rating avviata lo scorso 25 maggio (e prorogata a metà agosto).

Quindi, la stoccata di Moody’s: le possibilità di un’uscita dell’Italia dall’euro sono al momento «molto basse», ma potrebbero aumentare «se le tensioni fra il governo italiano e le autorità europee» sulla manovra e sugli impegni sui vincoli bilancio «dovessero subire una ulteriore escalation». 

Fonte: qui

P.S. Il grafico dell’incoerenza momentanea: Yield 10 yr e rating



Lo spread sconta due downgrade. A rischio almeno 100 miliardi di Btp



Per Bloomberg, parlando delle prospettive dell'area euro, Draghi ha commentato che il futuro "è diventato un po' più cupo" (a little darker). Del resto lo spread fra il rendimento dei titoli di Stato decennali italiani e quelli tedeschi è balzato da 300 a 336 oggi nel giro di poche ore dopo che ieri, in riferimento al bilancio presentato dal governo italiano, Bruxelles ha parlato di "deviazione senza precedenti".

Fra l'altro ad agosto gli investitori esteri non residenti hanno venduto titoli di portafoglio italiani per 17,8 miliardi, di cui 17,4 miliardi di emissioni pubbliche, prevalentemente Btp. Lo riporta oggi Banca d'Italia nei dati della bilancia dei pagamenti. Il flusso di vendite di agosto rappresenta un'inversione di tendenza rispetto ai movimenti di luglio, quando gli acquisti dall'estero erano stati pari a 8,7 miliardi di euro. A maggio e giugno, invece, si erano registrate vendite dall'estero pari, rispettivamente, a 24,9 e 32,9 miliardi di euro.

Lo spread sta raccontando, a quando pare, che i mercati sono sempre meno convinti che il 26 ottobre S&P boccerà l'Italia di un gradino portandola dall'attuale BBB stabile a un BBB però con outlook negativo, anticamera di un intervento successivo a breve termine verso un altro downgrade. Una doppia bocciatura (due livelli) farebbe cadere il Paese dal livello di Investment Grade a quello di High yield (detto anche junk, spazzatura). E se questo avvenisse con due agenzie (dopo S&P entro fine ottobre è atteso l'intervento di Moody's, che ha sull'Italia un Baa2, con rating watch negativo, mentre per ora S&P è stabile), molti fondi passivi, per regolamento interno, dovrebbero vendere sul mercato i Btp in portafoglio.

Gli economisti di Goldman Sachs hanno visto qualche giorno fa come scenario base, quello con le maggiori probabilità, un taglio di un notch da parte delle agenzie, senza toccare le previsioni. In questo modo lo spread dovrebbe restare stabile fra 250-300 punti base, certo molto lontano da quota 120 di inizio maggio, prima dell'insediamento del nuovo governo. Uno spread fra 300 e 350 rispecchia invece uno scenario di singolo downgrade con outlook però negativo. Se il differenziale andasse oltre quota 350, il mercato inizierebbe scontare scenari più cupi (junk).

Ma quanti sono i titoli di Stato italiano presenti nei fondi passivi mondiali? Il calcolo è senza dubbio complesso, ma qualche analista ha cominciato a farlo. Reuters, per esempio, scrive che il solo indice Russell Ftse World Government Bond ha in pancia 800 miliardi di dollari di obbligazioni, di cui 60 miliardi di Btp (52 miliardi di euro). Se il rating italiano finisse sotto il livello di investment grade (due tagli da oggi), l'indice, per regolamento interno, venderebbe in automatico.

Gli economisti del team asiatico di Goldman Sachs hanno invece stimato che gli asset totali, compresi i fondi comuni con gestore attivo, che hanno come sottostante il benchmark Bloomberg/Barclays global, detengono asset totali per 2.500 miliardi di dollari (2,5 trillion) che potenzialmente equivalgono a un'esposizione sul debito sovrano dell'Italia per 40-50 miliardi di dollari (40 miliardi di euro). Di conseguenza, la banca d'affari americana stima che l'Italia rischia un sell-off sul mercato, da parte dei fondi, di almeno 100 miliardi di euro, in caso di doppio downgrade.

Gli economisti prevedono emissioni da parte del Tesoro per 35-45 miliardi di euro l'anno nel prossimo biennio. Chi comprerà allora i titoli di Stato, visto che gli storici acquirenti di ultima istanza, le banche italiane, hanno già cominciato a vendere Btp perché stanno zavorrando i bilanci? E in qualche caso il rischio è che già oggi alcuni istituti siano sonno i requisiti Srep di solidità di capitale previsti dalla Banca centrale Europea.

E anche il timing sulle informazioni sarà importante. Le agenzie di rating interverranno circa una settimana prima della fine di ottobre. Nel regolamento di molti fondi passivi, l'aggiornamento sulle posizioni viene fatto due giorni lavorativi prima della fine del mese. La possibile vendita di titoli di Stato potrebbe quindi essere celere.

Fonte: qui

lunedì 15 ottobre 2018

CHI POSSIEDE LE AGENZIE DI RATING?


FITCH È DEL GRUPPO EDITORIALE HEARST (''COSMOPOLITAN''), MENTRE DIETRO STANDARD & POOR'S E MOODY'S CI SONO I FONDI, TRA CUI BLACKROCK, VANGUARD E BERKSHIRE (BUFFETT). CIOÈ PRIMA LE AGENZIE AMMAZZANO LA CREDIBILITÀ DEI PAESI, POI PASSANO I FONDI E SI COMPRANO A PREZZO DI SALDO GLI ASSET...

VIDEO - ''STASERA ITALIA'' DI LUNEDI' SCORSO: CHI POSSIEDE LE AGENZIE DI RATING? DIETRO CI SONO I PRINCIPALI FONDI CHE POI INVESTONO NEI PAESI COLPITI DAI GIUDIZI DI QUESTE SOCIETA'


''Stasera Italia'': chi possiede le agenzie di rating?

 

MOODY’S, STANDARD&POOR’S E FITCH. ECCO TUTTE LE MAGAGNE DELLE AGENZIE DI RATING
L’analisi di Mario Lettieri e Paolo Raimondi sulle agenzie di rating, pubblicata da www.startmag.it

agenzie di rating le proprietaAGENZIE DI RATING LE PROPRIETA
Arrivano le nuove pagelle delle agenzie di rating sull’Italia! 

La maggioranza dei media e tanti politici sono contenti come a Natale, sotto l’albero. Finalmente sapremo che i nostri titoli si avvicinano sempre più al livello di «spazzatura» e la cosa sembra consolare molti.
In passato, abbiamo più volte messo in guardia da queste «incursioni». Lo abbiamo fatto quando al governo c’era Silvio Berlusconi e le opposizioni usavano i rating per provare che tutto andava male. Lo abbiamo fatto quando al governo c’erano i vari governi del centrosinistra e le opposizioni sventolavano le pagelle negative. Lo facciamo anche ora con il nuovo governo e le nuove opposizioni.
I rating di Moody’s, Standard&Poor’s e Fitch non sono valutazioni fatte da enti indipendenti ed eticamente impeccabili. Le agenzie sono imprese private con base negli Usa che hanno la pretesa di giudicare le economie del resto del mondo. In America, invece, sono annualmente tenute d’occhio dalle istituzioni di controllo per scovare eventuali conflitti d’interesse e non sono per niente amate dalle autorità di governo. Il loro ruolo nefasto e corresponsabile nella Grande Crisi del 2007-8, i loro trascorsi e i legami con le grandi banche e con la finanza speculativa, non depongono bene.

agenzie di rating le proprietaAGENZIE DI RATING LE PROPRIETA
Fitch è posseduta dal colosso della comunicazione Hearst, che ha capitali e partecipazioni in centinaia di differenti business privati. Tra i suoi executive vanta dirigenti che hanno lavorato con banche e finanziarie come Merryl Linch, Lehman Brothers, Goldman Sachs, l’inglese Lloyd Bank, la Beneficial Corporation, ecc.
Moody’s Corp. ha un fatturato di 4,2 miliardi di dollari per i suoi servizi finanziari e di rating. I suoi grandi azionisti sono fondi d’investimento e grandi banche. I suoi dirigenti si sono fatti le ossa nella Federal Reserve, nella City Group, nella JP Morgan Chase, nelle multinazionali della farmaceutica e del petrolio, come l’ExxonMobil.
La S&P Global controlla anche l’omonima agenzia di rating. Prima era controllata dal conglomerato Mc Graw Hill Financial, una multinazionale dei servizi finanziari, che ha cambiato nome. I grandi azionisti sono i chiacchierati fondi d’investimento Black Rock e Vanguard. Vanta dirigenti che sono stati in posizioni di comando alla City Bank, alla JP Morgan Chase, alla banca olandese ING, al francese Credit Agricole, al Credit Suisse, e anche in grandi corporation tra cui la PepsiCo, la Lockeed Martin (tecnologia militare), ecc.
barbara palombelli stasera italiaBARBARA PALOMBELLI STASERA ITALIA
Basterebbe una veloce occhiata ai loro siti internet per farsi un’idea precisa dei tanti passaggi dal mondo della grande finanza e della speculazione a quello delle grandi corporation che dominano i mercati e viceversa. È più che opportuno, quindi, ricordare quanto detto su di loro dalle massime autorità americane.
Il documento «The financial crisis inquiry report», preparato da una Commissione bipartisan e pubblicato dal governo americano nel 2011, evidenzia in oltre 650 dettagliatissime pagine le nefandezze perpetrate prima e durante la Grande Crisi finanziaria del 2007-8.
ratingRATING
Così sintetizza: «Noi affermiamo che i fallimenti delle agenzie di rating sono stati delle cause essenziali della distruzione finanziaria. Le tre agenzie sono state le provocatrici chiave del meltdown finanziario. I titoli legati alle ipoteche immobiliari, centrali nello scatenamento della crisi, non potevano essere valutati e venduti senza il marchio di approvazione delle agenzie. Gli investitori, spesso in modo cieco, hanno fatto affidamento sui loro rating. In alcuni casi erano persino obbligati a comprare tali titoli, pena un aggravamento degli standard relativi alle regole sui capitali loro impostogli. La crisi non sarebbe potuta avvenire senza le dette agenzie. I loro rating, prima alle stelle e poi repentinamente abbassati, hanno mandato in tilt i mercati e le imprese».
Anche il dossier del Senato americano «Wall Street and the financial crisis: anatomy of a financial collapse», pubblicato nel 2011, sulla base di approfondite indagini e di numerose audizioni, dettaglia il ruolo centrale e nefasto delle agenzie nel provocare la Grande Crisi. Evidenzia, in particolare, il loro ruolo fraudolento nel propinare titoli taroccati dai loro rating.
agenzie ratingAGENZIE RATING
Non deve quindi sorprendere se nel 2015 solo la S&P ha pagato 1,5 miliardi di dollari di multa per simili comportamenti fraudolenti. Una sanzione monetaria molto conveniente, sia per il modesto importo, sia perché l’agenzia ha evitato che le indagini andassero più a fondo, facendo eventualmente emergere risvolti più scabrosi e penalmente perseguibili. Evidenziamo tutto ciò certo non per occultare gli evidenti problemi economici del nostro paese. Ci sembra, però, insopportabile la mancanza di critiche nei confronti delle citate agenzie private di rating, che, dopo aver contribuito grandemente a provocare la crisi finanziaria più grande della storia, di cui il mondo e l’Italia soffrono ancora, imperterrite, e riverite, proseguono a dare pagelle a tutti, governi e imprese.
agenzie di rating moodysAGENZIE DI RATING MOODYS
Se i loro rating fossero degli esercizi innocui di dispensare giudizi non richiesti, si potrebbe lasciarle giocare. Purtroppo i rating sono presi in considerazione dai mercati per giudicare le varie economie nazionali e, di conseguenza, per definire anche i tassi d’interesse sul debito pubblico. Si rammenti, inoltre, che la Bce li usa per definire l’affidabilità delle obbligazioni pubbliche dei paesi membri dell’Ue e per decidere se accettare o no tali titoli in garanzia per operazioni di credito e di finanziamento.Ciò, in verità, ci sembra una cosa del tutto «indigesta». Fonte: qui
TRIPLA A RATING STANDARD POORTRIPLA A RATING STANDARD POOR
(Articolo pubblicato su Italia Oggi)
BlackRockBLACKROCK

giovedì 31 maggio 2018

A BORSE CHIUSE IERI E' ARRIVATA LA NOTIZIA CHE MOODY’S HA MESSO SOTTO OSSERVAZIONE PER UN POSSIBILE 'DOWNGRADE' 12 BANCHE ITALIANE A SEGUITO DELLA POSSIBILE REVISIONE DEL RATING SOVRANO DEL NOSTRO PAESE. NELLA LISTA CI SONO I PRINCIPALI ISTITUTI…

Ansa - Moody's mette sotto osservazione per un possibile 'downgrade' 12 banche italiane a seguito della possibile revisione del rating sovrano dell'Italia. Coinvolte Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca Imi, Cdp, Mediobanca, Bnl, Fca Bank, Credito Emiliano, Cariparma, Cassa Centrale Raiffeisen, Invitalia e Banca del Mezzogiorno.


Il Ftse Mib ha chiuso la seduta con un +2,1% a 21.797 punti, effettuando un rimbalzo tecnico dopo le forti perdite dell'ultimo periodo. In ogni caso la situazione politica italiana resta delicata e probabilmente l'ondata ribassista delle ultime settimane non si è ancora esaurita del tutto. Anche perché a mercati chiusi Moody's ha reso noto di avere messo sotto osservazione per un possibile downgrade i rating di 12 istituti italiani.

I dati macroeconomici non hanno avuto un particolare impatto sui listini europei: l'indice di fiducia economica nei Paesi dell'Eurozona si è attestato a maggio a 112,5 punti, stabile rispetto ai 112,7 di aprile. Il dato ha tuttavia battuto il consenso degli economisti, fissato a quota 111,9 punti.

L'indice dei prezzi al consumo tedesco, salito dello 0,5% su base mensile, è aumentato del 2,2% a livello annuale nel mese di maggio, in base alla lettura preliminare.
sergio mattarella carlo cottarelliSERGIO MATTARELLA CARLO COTTARELLI

A Piazza Affari forte recupero dei titoli bancari, tra cui si segnalano Mediobanca  (+7,06%), Banco Bpm  (+3,24%), (Intesa Sanpaolo  +2,98%).


Fca  (+4% a 19,01 euro) ha accelerato al rialzo nel pomeriggio in scia alle indiscrezioni di stampa secondo le quali nel piano che verrà presentato venerdì si prevedono il raddoppio dei target di Jeep e la possibilità di fare il polo del lusso con Alfa Romeo e Maserati.

Bene anche Italgas  (+3,04% a 4,48 euro) che secondo Berenberg (buy, Tp 5,3 euro) potrebbe alzare il dividendo in occasione del Capital Markets Day del 13 giugno o al massimo entro fine anno. Acquisti su Moncler  (+0,84% a 38,55 euro) dopo che Hsbc ha incrementato il target price del titolo da 27 a 37 euro, confermando la raccomandazione hold.

Sul resto del listino si segnala Trevi  Fin. (+3,33% a 0,4185 euro) in attesa di notizie dal Cda che secondo la stampa si e' riunito oggi per valutare la proposta di Bain di sottoscrivere un bond super senior da 150 mln con un tasso di circa il 10% a fronte della conversione in equity e strumenti finanziari partecipativi di circa 300 mln di debito.

I migliori titoli dell'AIM Italia sono invece stati Costamp Group  (+14,94%), G.Green Power (+8,66%), Notorious  P. (+8,11%) e Telesia  (+7,12%).

Fonte: qui

martedì 13 febbraio 2018

Moody's lancia un avvertimento sulla crisi finanziaria che rischiano gli USA

Per il resto del mondo la debolezza americana ed i suoi conflitti interni sono un'opportunità unica che non devono lasciarsi sfuggire.
L'agenzia di rating americana "Moody's" ha avvertito che il giudizio sul debito sovrano degli Stati Uniti può essere soggetto a "pressioni negative" per l'enorme peso del debito pubblico e l'irresponsabilità della politica fiscale americana. "Moody's" è una delle agenzie di rating del cosiddetto "Big Three" insieme a Standard & Poor's e Fitch, caratterizzata da una grande fedeltà agli interessi nazionali degli Stati Uniti e alla stabilità economica americana, ma recentemente si è distinta nel promuovere valutazioni politicamente scorrette in contrasto con la "linea generale". Ad esempio il direttore di "Moody's" ha dichiarato pubblicamente che le sanzioni contro la Russia non funzionano e che l'economia russa reggerà ad eventuali ulteriori misure in futuro.
I commenti negativi sulle prospettive dell'economia statunitense da parte di una delle principali agenzie di rating indicano che il dogma della stabilità e dell'invulnerabilità finanziaria e degli Stati Uniti richiede una seria revisione.
Secondo gli analisti di Moody's, gli Stati Uniti conservano un rating creditizio alto grazie ai privilegi economici ottenuti da Washington dopo aver vinto la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra Fredda. Sì, l'economia ricca e diversificata degli Stati Uniti è un dato di fatto.
Ma anche un'economia così ricca e diversificata non riuscirebbe sopportare il peso del debito, come quello che ha l'America oggi.
Il segreto di questa sostenibilità è lo status privilegiato della valuta americana.
"Il ruolo del dollaro americano nei mercati finanziari globali, così come l'influenza e la liquidità del mercato del debito degli Stati Uniti, eliminano tutti i rischi legati ai modi di finanziamento del governo e della bilancia dei pagamenti, fatta eccezione per i rischi più estremi. Questi fattori proteggono gli Stati Uniti da shock esterni e cambiamenti nelle condizioni di finanziamento non paragonabile con la situazione in altri Paesi," — dicono gli esperti di "Moody's ".
È interessante notare che Moody's punta alla prospettiva di abbassare il rating del debito sovrano degli Stati Uniti anche nella condizione di mantenimento della leadership e delle condizioni di privilegio del dollaro.
Questo significa che, secondo le stime dell'agenzia, il debito pubblico degli Stati Uniti e il deficit di bilancio basteranno da soli a far esplodere l'economia del paese privandolo della possibilità di rimborsare i suoi debiti.
Dietro queste convinzioni di "Moody's", si cela un'importante conseguenza geopolitica: le azioni di altri Paesi, come la Cina o la Russia, per la de-dollarizzazione del sistema finanziario globale rappresentano una minaccia diretta per la stabilità economica degli stessi Stati Uniti, pertanto Washington continuerà a contrastare tali processi.
Di fatto "Moody's" aveva tutte le ragioni di togliere la tripla A agli Stati Uniti, tuttavia si è limitata ad un "colpo di avvertimento", che però non è solo allarmistico, ma anche mirato: "Moody's" ha nel mirino Trump. E' evidente dal testo della dichiarazione dell'agenzia ci sono riferimenti espliciti ed impliciti di critica della politica protezionistica economica di Trump, inoltre la sua riforma fiscale è uno dei motivi per il peggioramento delle condizioni finanziarie degli Stati Uniti in futuro.
Se nel momento più inopportuno Trump verrà pugnalato alla schiena dalla parte scontenta dell'establishment americano, il suo piano per riportare la "grandezza americana" diventerà irrealizzabile. 
Per il resto del mondo la debolezza americana ed i suoi conflitti interni sono un'opportunità unica che non devono lasciarsi sfuggire.
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