9 dicembre forconi: taglio
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mercoledì 27 novembre 2019

Grazie a Trump, i mullah stanno fallendo

I critici della politica iraniana del presidente Trump sono stati smentiti : le sanzioni statunitensi stanno  imponendo  una pressione significativa sui mullah al potere in Iran e sulla capacità di finanziare i loro gruppi terroristici.
Prima che il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti livellasse le sanzioni secondarie contro i settori del petrolio e del gas dell'Iran, Teheran  esportava  oltre due milioni di barili al giorno di petrolio. Attualmente, l'esportazione di petrolio di Teheran è  scesa  a meno di 200.000 barili al giorno, il che rappresenta un calo di circa il 90% delle esportazioni di petrolio dell'Iran.
L'Iran ha le seconde maggiori riserve di gas naturale e le quarte riserve di greggio comprovate al mondo e la vendita di queste risorse  rappresenta  oltre l'80 percento delle sue entrate all'esportazione. La Repubblica islamica quindi, storicamente, dipende fortemente dalle entrate petrolifere per finanziare il suo avventurismo militare nella regione e sponsorizzare milizie e gruppi terroristici. Il bilancio presentato dall'Iran   nel 2019 era di circa $ 41 miliardi, mentre il regime si aspettava di generarne circa $ 21 miliardi dalle entrate petrolifere. Ciò significa che circa la metà delle entrate del governo iraniano  proviene  dall'esportazione di petrolio verso altre nazioni.
Anche se il leader supremo dell'Iran, l'ayatollah Ali Khamenei, si  vanta  dell'economia autosufficiente del paese, molti leader iraniani hanno recentemente  ammesso  la terribile situazione economica che il governo sta affrontando. Parlando nella città di Kerman il 12 novembre, il presidente iraniano Hassan Rouhani ha  riconosciuto  per la prima volta che "l'Iran sta vivendo uno degli anni più difficili dalla rivoluzione islamica del 1979" e che "la situazione del paese non è normale".
Rouhani si è anche  lamentato :
"Anche se abbiamo altri redditi, le uniche entrate che possono far andare avanti il ​​paese sono i soldi del petrolio. Non abbiamo mai avuto così tanti problemi nella vendita del petrolio. Non abbiamo mai avuto così tanti problemi nel mantenere la nostra flotta di petroliere a vela ... Come possiamo gestire gli affari del paese quando abbiamo problemi con la vendita del nostro petrolio? "
Grazie alla politica statunitense di "massima pressione", anche l'economia complessiva della Repubblica islamica ha subito un duro colpo. Ultimamente, il Fondo monetario internazionale (FMI) ha nuovamente  adeguato le  sue previsioni per l'economia iraniana e ha sottolineato che l'economia iraniana dovrebbe ridursi del 9,5% anziché del 6% entro la fine del 2019.
Uno dei motivi alla base del cupo quadro del FMI sull'economia iraniana è legato alla decisione dell'amministrazione Trump di non estendere la sua rinuncia agli otto maggiori acquirenti di petrolio dell'Iran; Cina, India, Grecia, Italia, Taiwan, Giappone, Turchia e Corea del Sud. Invece di mostrare una crescita economica nel 2019, l'economia iraniana sarebbe pari al 90% delle sue dimensioni entro la fine del 2019 rispetto a due anni fa,  sulla  base di un recente rapporto della Banca mondiale.
Anche la valuta nazionale dell'Iran, il rial, continua a perdere valore: è  scesa  ai minimi storici. Un dollaro USA, che equivaleva a circa 35.000 rial a novembre 2017, ora ti compra quasi 110.000 rial.
Inoltre, la Repubblica islamica sembra essere in difficoltà per compensare la perdita di entrate che sta attraversando. Alcuni giorni fa, ad esempio, i leader iraniani hanno  triplicato  il prezzo della benzina. Sembra un segno di disperazione generare entrate per finanziare il loro avventurismo militare nella regione e sostenere i loro delegati e gruppi terroristici.
Questo aumento indusse immediatamente le persone a ribellarsi al governo. Negli ultimi giorni, diverse città iraniane sono  diventate  teatro di proteste e manifestazioni diffuse. Le proteste scoppiarono dapprima   ad Ahvaz e poi si diffusero in molte altre città della provincia del Khuzestan e nella capitale Teheran, e Kermanshah, Isfahan, Tabriz, Karadj, Shiraz, Yazd, Boushehr, Sari, Khorramshahr, Andimeshk, Dezful, Behbahan e Mahshahr.
Le ridotte risorse di Teheran hanno anche indotto i leader iraniani a  tagliare  fondi al gruppo terroristico palestinese Hamas e al gruppo militante libanese Hezbollah. Hamas è stato costretto a  introdurre  "piani di austerità" mentre Hassan Nasrallah, il leader della delegazione iraniana, Hezbollah, ha anche  invitato  il braccio di raccolta fondi del suo gruppo "a fornire l'opportunità alla jihad con denaro e anche a contribuire a questa battaglia in corso".
Con probabile sgomento dei critici di Washington, la politica iraniana del presidente Trump si è diretta nella giusta direzione. Aumentando le sanzioni economiche, i mullah al potere e i loro delegati stanno fallendo. Altre nazioni ora devono unirsi agli Stati Uniti adottando anche una politica di "massima pressione" - anche se preferiscono continuare a fare affari con l'Iran e minare l'amministrazione del presidente Trump - per loro, un "twofer". Se l'Iran riuscirà a sviluppare la sua capacità di espulsione di armi nucleari, alla fine verrà utilizzato per ricattarli con precisione.
Autore di Majid Rafizadeh tramite The Gatestone Institute

sabato 12 ottobre 2019

ALTRO CHE APRIRE IL PARLAMENTO COME UNA SCATOLETTA: I M5S HANNO TAGLIATO UN PO’ DI POLTRONE MA NON I COMMESSI, CHE COSTANO 750 MILIONI L’ANNO (E IN ARRIVO CI SONO ALTRE 360 ASSUNZIONI)

QUESTO TONNO È PROPRIO BUONO!

PIÙ FACILE ELIMINARE I PARLAMENTARI CHE TOGLIERE QUALCHE EURO AI DIPENDENTI, DIFESI DA NOVE SIGLE SINDACALI.

ANCHE DI MAIO VOLEVA ABOLIRE I BARBIERI DELLA CAMERA ED ORA NE È UN ASSIDUO CLIENTE…

Paolo Bracalini per ''il Giornale''
APRISCATOLE M5SAPRISCATOLE M5S

Si tagliano un po' di parlamentari ma non si toccano i dipendenti di Camera e Senato, il vero fortino di privilegi che il M5s però ha deciso di non inimicarsi.

Eppure gli stipendi del personale pesano molto più di quelli dei 345 parlamentari eliminati. Parliamo di cifre astronomiche: 180 milioni di euro per gli emolumenti del personale solo della Camera, altri 99 milioni per i loro colleghi del Senato. Se si aggiunge la spesa per le pensioni degli ex dipendenti arriviamo a livelli da manovra finanziaria: 460milioni di euro alla Camera in un anno, pari a circa metà dell'intero bilancio del 2018. Altri 145milioni di euro per gli ex addetti del Senato andati in pensione. In tutto: 750 milioni di euro. Finora i dipendenti del Palazzo hanno sempre sfangato ogni tentativo di calmierare i loro stipendi, cresciuti del 50% negli ultimi 13 anni di crisi (ma non per loro).

DI MAIO SCORTADI MAIO SCORTA

Nel 2014 una delibera dell'Ufficio di presidenza aveva stabilito dei tetti massimi per gli stipendi del personale. Tetti molto generosi: 172mila euro l'anno per gli stenografi, 99mila euro per i commessi, 166mila euro per i segretari, 240mila euro (il compenso del capo dello Stato) per i consiglieri parlamentari. Un affronto intollerabile per i dipendenti di Camera e Senato che hanno mitragliato una serie di ricorsi e alla fine sono riusciti a sventare il ritocco. Che infatti è stato giudicato valido soltanto tre anni.

Dal 1 gennaio dell'anno scorso - nel silenzio dei grillini che volevano «aprire il Parlamento come una scatola di tonno» e invece il tonno hanno imparato ad apprezzarlo -, commessi, uscieri, barbieri, stenografi, tecnici, ragionieri, assistenti e consiglieri sono tornati a guadagnare come top manager di una multinazionale, con progressioni automatiche di retribuzione impressionanti per cui ogni dieci anni in sostanza raddoppiano lo stipendio. Basti guardare il documento pubblicato dal sito della Camera con il Quadro delle retribuzioni annue lorde dei dipendenti suddivise per anzianità e qualifica.

commessi cameraCOMMESSI CAMERA

Un documentarista appena assunto prende 40mila euro, dopo dieci anni di lavoro lo stipendio gli vola in modo automatico a 81mila euro, dopo altri dieci sale inesorabilmente fino a 155mila, se poi la salute regge e rimane alla Camera fino al 30esimo anno di anzianità si porta a casa 214mila euro, per arrivare a fine carriera a 240mila euro. Mentre il commesso dovrà accontentarsi di soli 140mila euro. E poi c'è il paradosso. Il giorno in cui si tagliano i parlamentari, le Camere sono pronte ad assumere altre 360 persone tra consiglieri, segretari, documentaristi, e assistenti. Bandi freschi freschi.

E i Cinque Stelle che festeggiano con forbici giganti di cartone per i risparmi del taglio dei parlamentari, che dicono? Il presidente grillino Fico lo aveva fatto capire fin dal suo insediamento, gli stipendi dei dipendenti di Montecitorio sono «costi della democrazia», quindi da non toccare. L'unico intervento della presidenza ha riguardato le pensioni, con il blocco delle pensioni anticipate per i dipendenti della Camera a partire dal 2022 e poi un taglio di quelle in essere, sopra i 100mila euro, come per i normali pensionati italiani peraltro. Ma sul ricco piatto degli stipendi dei dipendenti non si è mossa più una foglia.
Più facile tagliare i parlamentari che togliere qualche euro ai dipendenti, difesi da nove sigle sindacali. Anche Di Maio voleva abolire i barbieri della Camera ed ora ne è un assiduo cliente. Questo tonno è veramente di qualità, val la pena approfittarne.

APRISCATOLE IN SENATO FOTO TWITTER BEPPE GRILLOAPRISCATOLE IN SENATO FOTO TWITTER BEPPE GRILLO

Fonte: qui

venerdì 13 settembre 2019

DRAGHI: UN NUOVO QUANTITATIVE EASING DA 20 MILIARDI AL MESE E TAGLIO DI TASSI. IL BAZOOKA LASCIATO IN DOTAZIONE ALLA LAGARDE E' SENZA SCADENZA


CROLLA LO SPREAD E IL LEGHISTA BORGHI, CHE PER MESI HA CHIESTO DI NON INTERROMPERE IL QE, ROSICA: ''CHI PARLA DEI MILIARDI PERSI PER LO SPREAD DURANTE IL NOSTRO GOVERNO, MANDI LA FATTURA A FRANCOFORTE''. 

PURE MARIO DRAGHI HA ASPETTATO IL SILURAMENTO DI SALVINI PER FAR RIPARTIRE LA DROGA MONETARIA

SPREAD SOTTO 140 PUNTI, PRIMA VOLTA DA MAGGIO 2018
 (ANSA) - Lo spread tra Btp e Bund torna sotto i 140 punti base a 139, per la prima volta da maggio del 2018. Il rendimento del decennale italiano aggiorna i minimi storci a 0,75%.

BCE: PIAZZA AFFARI E BTP SVETTANO TRA BORSE E BOND EUROPA
MARIO DRAGHI E GIUSEPPE CONTEMARIO DRAGHI E GIUSEPPE CONTE
 (ANSA) - Le Borse europee accolgono positivamente le decisioni della Bce, che non ha indicato una data di fine del nuovo Qe, compensando la delusione per un ammontare di 20 miliardi di euro di acquisti mensili inferiore alle attese. Milano avanza dello 0,9% davanti a Parigi e Francoforte (+0,6% entrambe) e a Londra (+0,1%).

Lo spread Btp/Bund scende a 139 punti base, con il rendimento del decennale italiano che tocca un nuovo minimo storico a 0,75%. I bond italiani sono quelli che in Europa stanno beneficiando di più delle misure annunciate dalla Bce, con un crollo di 21 punti base dei rendimenti, il doppio di quelli della Francia (-10 punti base) e il triplo di quelli della Germania (-7 punti base).


Con il QE annunciato oggi (e anticipato prima) finiscono le balle sulle cose che "facevano salire lo spreeeeead".
Chi valuta i costi dello spread durante il nostro governo mandi la fattura a Francoforte. Per quale motivo hanno interrotto gli acquisti senza traccia di inflazione?

724 utenti ne stanno parlando

Riccardo Sorrentino per www.ilsole24ore.com


Un pacchetto complesso per contrastare la flessione delle aspettative di inflazione. La Banca centrale europea ha tagliato i tassi (con un sistema a “scalini”), lanciato un nuovo QE, e modificato le condizioni delle Tltro, le aste di liquidità finalizzate ai prestiti alle aziende, che saranno anche più lungo del previsto. Soprattutto, ha modificato la forward guidance: non sono più previsti termini precisi, come era accaduto finora: la politica ultraespansiva resterà in vigore finché necessario.

Tassi al -0,50%
MARIO DRAGHI E GIOVANNI TRIAMARIO DRAGHI E GIOVANNI TRIA
I tassi sui depositi presso la Bce sono stati portati al -0,50%, dal precedente -0,40%. L’autorità di Francoforte intende lasciarli ai livelli attuali, o anche più bassi, «fino a che non vedrà le prospettive di inflazione convergere a un livello sufficientemente vicino, ma al di sotto, del 2%» nelle sue proiezioni e ne avrà visto i riflessi anche sui dati effettivi di inflazione. Il taglio è affiancato da un tiering: la liquidità in eccesso resterà esente dai tassi negativi. Fermi il tasso di riferimento (a quota zero) e quello sulla marginal lending facility allo 0,25%.

QE da 20 miliardi «aperto»
DRAGHI E MATTARELLADRAGHI E MATTARELLA
Ha lanciato un quantitative easing da 20 miliardi al mese, a partire dal 1° novembre, senza termine definito: resterà in vigore per il tempo necessario «a rinforzare l’impatto dei tassi e fino a poco prima l’inizio del rialzo». Continuerà inoltre a reivestire totalmente i titoli in scadenza, fin oltre il rialzo dei tassi di interesse «e in ogni caso per il tempo necessario a mantenere condizioni di liquidità favorevoli» e orientamento ampiamento espansivo. Non saranno toccati gli attuali “limiti” agli acquisti: la Bce, ha spiegato in conferenza stampa il presidente Mario Draghi, ha ancora ampio spazio per acquistare titoli senza doverli modificare.

Tltro più favorevoli e più lunghe
claudio borghi 1CLAUDIO BORGHI 1
Ha inoltre esteso da due a tre anni la durata delle Tltro, le cui modalità cambieranno in modo da «preservare favorevoli condizioni per i prestiti bancari, assicurare una trasmissione senza intoppi della politica monetaria e sostenere ulteriormente l’orientamento espansivo della politica monetaria». I tassi applicati saranno pari alla media dei tassi di riferimento, oggi a quota zero, durante la durata dell’operazione, e più bassi per le banche i cui prestiti netti supereranno un livello di riferimento.

Una forward guidance più precisa ma senza termini
Il punto chiave del pacchetto integrato è sicuramente la modifica della forward guidance. Le indicazioni di tempo, presenti nel passato - fino a ieri i tassi sarebbero dovuti rimanere ai livelli attuali o più bassi almeno fino alla metà del 2020 - sono stati sostituiti da termini aperti. La minore “precisione” della guidance è stata sostituita da una sequenza più precisa - anche se non nuova - della fine dei vari interventi.

La sequenza della futura «normalizzazione»
claudio borghi 2CLAUDIO BORGHI 
Il qe terminerà quando le proiezioni sull’inflazione si riavvicineranno al 2% e questa convergenza apparirà anche nei dati effettivi sulla dinamica dei prezzi. Attualmente le proiezioni Bce sulla dinamica del prezzi sono piuttosto basse: prevedono un’inflazione media dell’1,2% per fine anno, dell’1% l’anno prossimo e dell’1,5% per il prossimo, in flessione rispetto alle indicazioni di giugno (rispettivamente 1,3%, 1,4% e 1,6%). In ogni caso, gli acquisti cesseranno poco prima dell’aumento dei tassi, che dunque dovrà apparire già quasi “maturo”.

Un lungo orizzonte temporale
Sono in seguito, e dopo «un periodo prolungato» si potranno eventualmente ridurre i reinvestimenti dei titoli in scadenza. Le Tltro, che si succederanno a ritmo trimestrale, avranno invece durata triennale e non più biennale. La politica ultraespansiva ha dunque un orizzonte temporale che promette di essere piuttosto lungo.

I dubbi su efficacia e costi
matteo salvini claudio borghiMATTEO SALVINI CLAUDIO BORGHI
La Bce è andata al di là delle aspettative dei mercati, se non altro per la sua determinazione a mantenere l’orientamento espansivo per una durata indefinita. La decisione lascia però aperti tutti gli interrogativi non solo sull’efficacia di questi interventi - la Bce dà l’impressione oggi di tentare tutto il possibile per riportare in alto l’inflazione - ma soprattutto sui loro costi: se il tiering riduce il peso sulle banche, resta la compressione dei rendimenti dei titoli di Stato , che penalizzano assicurazioni e fondi pensione, la distorsione complessiva delle quotazioni e, non ultimo, il forte effetto redistributivo a vantaggio del settore finanziario.

Rischi continuamente monitorati
Draghi ha ricordato che la Bce monitora costantemente il rischio che i costi superino i benefici, ma con l’obiettivo di correggerli attraverso misure macroprudenziali (non ritenute più totalmente efficaci, però, dalla stessa Banca dei regolamenti internazionali che li ha proposti). Allo stesso tempo, Draghi ha ricordato che altri fattori, più incisivi - come un elevato rapporto tra costi e ricavi - pesano sulla redditività di diverse aziende di credito.

Una decisione non semplice
I rendimenti marginali e l’aumento dei costi delle misure di politica monetaria spiegano perché la decisione di oggi non sia stata semplice. Il consiglio direttivo - ha spiegato Draghi - era unanime sulla necessità di agire, ma alcune divergenze di opinione sull’effettiva severità delle prospettive economiche hanno spinto alcuni consiglieri a proporre un rinvio delle decisioni, mentre maggiori perplessità ha suscitato la decisione di riaprire il quantitative easing. Per Draghi, il pericolo era che le aspettative di inflazione si stessero ancorando a un livello compreso tra l’1% e l’1,5%, lontano dall’obiettivo del 2%. In ogni caso, ha aggiunto, «il consensus è stato talmente ampio che non è stato necessario votare».
ario Draghi e Christine Lagardee cf fc e df c a dMARIO DRAGHI E CHRISTINE LAGARDE

Ora tocca alla politica fiscale
L’unanimità, un po’ a sorpresa, ha riguardato la necessità che la politica fiscale prenda ora il timone della politica economica. «Deve diventare l’elemento chiave», ha detto Draghi, aggiungendo: «Ora deve assumere la guida» per sostenere la domanda, ma anche per riportare in alto i rendimenti. Un segnale chiaro del fatto che la politica monetaria sta ormai raggiungendo i propri limiti e occorrano sforzi sempre maggiori per ottenere risultati sempre più piccoli. Draghi ha anche escluso che questa indicazione comporti un sostegno alle proposte di riforma del Patto di stabilità. Solo i paesi con “spazio fiscale” - è l’idea della Bce - devono quindi introdurre una politica espansiva. Fonte: qui


BANCHIERI DEL NORD EUROPA CONTRO DRAGHI, E LUI RISPONDE PER LE RIME 

IL CAPO DI DEUTSCHE BANK: I TASSI NEGATIVI SARANNO ''LA ROVINA DEL SISTEMA BANCARIO''. 

MARIO DRAGHI: ''I COSTI DEGLI ISTITUTI EUROPEI SONO SBALLATI. ADATTARE I LORO MODELLI ALLA DIGITALIZZAZIONE È MOLTO PIÙ URGENTE DELL'ESSERE ARRABBIATI PER I TASSI'' CHE FINORA SONO COSTATI 23 MILIARDI ALLE BANCHE 

TRUMP FURIOSO CON DRAGHI E SOPRATTUTTO CON LA FED, ''STA SEDUTA!''

DRAGHI RISPONDE PER LE RIME AL CAPO DI DEUTSCHE BANK
DAGONOTA -  Secondo BloombergDraghi nel suo discorso di ieri ha risposto ai commenti del CEO di Deutsche Bank, Christian Sewing, che si era lamentato dei tassi negativi (''saranno la rovina del sistema bancario''). Draghi ha detto ai giornalisti riuniti a Francoforte che i costi delle banche europee sono ''completamente sballati'', e che la necessità di adattare il modello di business alla digitalizzazione ''è molto più urgente dell'essere arrabbiati per i tassi negativi''.


BANCHE DEL NORD EUROPA CONTRO DRAGHI
Dall'articolo di Domenico Conti per l'Ansa

Nel frattempo, però gli ostacoli sulla via del nuovo 'bazooka' di Draghi sono aumentati. Vuoi perché Draghi è agli sgoccioli del mandato (termina il 31 ottobre), dunque un po' indebolito. Vuoi perché in molti vorrebbero mettere i puntini sulle 'i' con Christine Lagarde, la francese che gli succederà nel segno della continuità con la linea interventista dell'italiano.

christian sewing ceo deutsche bankCHRISTIAN SEWING CEO DEUTSCHE BANK
E una delle ragioni che circolano in ambienti tedeschi è che Draghi avrebbe forzato un po' la mano legando le mani al consiglio direttivo, facendo assaporare ai mercati una mossa dopo la quale un dietrofront provocherebbe uno scossone. Non c'è solo l'opposizione al Qe espressa da settimane dai governatori 'falchi' di Paesi come Germania, Austria, Finlandia Olanda e dalla consigliera esecutiva (tedesca) Sabine Lautenschlaeger.

C'è anche la posizione prudente di Francois Volleroy de Galhau (Banca di Francia) (…) E i problemi non si limitano al Qe: un tasso sui depositi che scende ancor più sotto zero comprime i margini d'interesse bancari.

draghiDRAGHI
I colossi europei, a partire da Deutsche Bank, gridano l'allarme da anni. Anche l'Abi, in una lettera inviata dal Presidente Antonio Patuelli e dal dg Giovanni Sabatini a Draghi e al governatore di Bankitalia Ignazio Visco, fa presente "la necessità che la prosecuzione di una politica monetaria altamente accomodante sia accompagnata da misure che ne mitighino gli effetti negativi sulla redditività delle banche, quali, ad esempio, un sistema a più livelli per la remunerazione delle riserve". Goldman Sachs, in un report, stima che dal 2014 a oggi le banche europee ci hanno rimesso qualcosa come 24 miliardi.

Così tanti soldi, per un'industria già in ginocchio, da rendere "fondamentale che un tiering accompagni ulteriori tagli dei tassi". Funzionerebbe così: una porzione dei depositi a un giorno di liquidità che le banche fanno alla Bce sarebbe esentata dal dover versare alla Bce un tasso pari a 0,5 o 0,6% (questa è la conseguenza dei tassi negativi). E per addolcire la pillola è in arrivo il nuovo Tltro. Draghi, insomma, dove essere assai creativo: perché a molti appare ormai chiaro che i tassi negativi rischiano di spingere le banche a dare meno prestiti, disfando così ogni giorno la tela costruita dal presidente della Bce per stimolare l'economia europea.

BANCHE, I TASSI NEGATIVI SONO COSTATI 23 MILIARDI PRESSING PER LO SCONTO
draghi merkelDRAGHI MERKEL
Dall'articolo di Alessandro Graziani per ''Il Sole 24 Ore'' del 10 settembre 2019

Dal 2014 a fine 2018 la politica dei tassi negativi sui depositi praticata da Bce ha generato perdite per oltre 23 miliardi nei conti delle banche europee. Solo nel 2018 si calcola che il danno economico sia stato di 7,5 miliardi. (…) In particolare - secondo una recente analisi di Goldman Sachs - tra le banche tedesche, francesi e del Benelux che, avendo circa l' 80% della liquidità parcheggiata in Bce, sarebbero le più danneggiate dall' ulteriore ribasso dei tassi negativi Secondo le analisi dell' agenzia Scope Ratings, «ogni ulteriore taglio di 10 punti base dei tassi sui depositi costerebbe almeno 1,7 miliardi alle banche europee».


TRUMP DURO: «COSÌ SVALUTATE L'EURO LA FED SEDUTA, SIAMO STATI ANTICIPATI»
Flavio Pompetti per ''Il Messaggero''

«E la Fed è ferma. Seduta! Seduta! Seduta!». Donald Trump, furioso dopo l'annuncio del taglio dei tassi sull'euro da parte di Mario Draghi, torna a prendersela con il suo bersaglio preferito: il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell. «La Bce con una mossa repentina taglia dieci punti base - twitta il presidente - Lavorano con successo a deprezzare l'euro nei confronti del dollaro forte, e questo danneggia le nostre esportazioni. Loro guadagnano ogni volta che emettono debito, mentre noi dobbiamo pagare gli interessi!».

Christian Sewing Deutsche BankCHRISTIAN SEWING DEUTSCHE BANK
Questa semplificazione - semplificazione oggettivamente eccessiva - della strategia monetaria delle due banche centrali nasconde il vero nocciolo del problema per l'amministrazione Usa. Lo sforamento della spesa pubblica e la crescita precipitosa del debito sovrano stanno gravando sulle casse del Tesoro al ritmo approssimativo di 1,6 miliardi di dollari al giorno. E la generosa regalia concessa con la riforma fiscale alle imprese non ha portato l'effetto sperato di una spinta agli investimenti produttivi, e il Pil è depresso, grazie anche alla aggressiva politica commerciale voluta dal presidente.

In questo quadro complesso di concause che frenano l'economia nazionale, Trump vorrebbe che Powell lo sollevasse da ogni problema con i tagli al costo del dollaro o con una combinazione di Quantitative easing che equivarrebbe all'immissione di valuta nel sistema finanziario, anche a costo di alimentare l'inflazione, che ad agosto ha fatto segnare l'impennata più significativa di tutto il 2019.
CHRISTINE LAGARDECHRISTINE LAGARDE

LA RISPOSTA
Powell ripete all'infinito che non si piegherà alle pressioni politiche, ma l'iniziativa della Bce di fatto lo mette di fronte a una strada obbligata: il prossimo mercoledì il direttivo della Fed non potrà che ridurre di un altro quarto di punto (da 2,25% a 2%) gli interessi sull'overnight bancario, i fondi che le banche negli Usa prendono in prestito dalla Fed dopo la chiusura quotidiana, per soddisfare i parametri di liquidità richiesti dai regolamenti. La squadra degli economisti di Trump sta esplorando ogni possibile alternativa per attenuare la pressione fiscale della montagna del debito pubblico di 22.000 miliardi di dollari.

Il tesoriere Mnuchin ha confermato ieri che sta studiano seriamente l'ipotesi di emettere obbligazioni federali di corso cinquantennale, nella speranza di piazzarle ad almeno un punto percentuale sotto quelle già circolanti con trenta anni di scadenza. E ne avrebbe già parlato con gli investitori e presto estenderà la discussione ai rappresentanti dei governi alleati.
DONALD TRUMP JEROME POWELLDONALD TRUMP JEROME POWELL

Sul piano internazionale la preoccupazione resta il rallentamento della crescita globale; una frenata che l'Ocse ha denunciato essere arrivata al punto più alto degli ultimi sei anni per i venti Paesi a maggior sviluppo industriale. Il fenomeno è influenzato dai tanti elementi di instabilità, ma la guerra commerciale in atto tra Usa e Cina è il più grave.

Dalle due capitali ieri sono arrivati per l'ennesima volta modesti segnali di disgelo: la Cina è tornata a promettere la riapertura degli acquisti di carni e di prodotti agricoli made in Usa, e una maggiore apertura del suo mercato interno alle aziende statunitensi. Da Washington è giunta la decisione di rinviare l'entrata in vigore del rincaro dei dazi di ultima generazione, quelli che sarebbero dovuti partire il primo di ottobre su 250 miliardi di dollari di valore in importazioni. Segnali di buona volontà, in attesa degli incontri di vertice a New York a fine mese, durante l'apertura dei lavori dell'Onu, e della ripresa delle trattative tra le delegazioni commerciali dei due paesi all'inizio di ottobre a Washington.

Fonte: qui

martedì 6 agosto 2019

Missione compiuta: aumento delle probabilità di riduzione dei tassi dopo l'annuncio della tariffa, proprio come voleva Trump

Prima di oggi, abbiamo scritto un post intitolato " Che cosa ci vorrebbe perché la Fed non tagliasse di nuovo ?", Con Goldman che forniva una risposta stilizzata, sebbene a posteriori il post avrebbe dovuto essere intitolato "Che cosa sarebbe necessario per la Fed da tagliare? Di nuovo ", poiché questo è ciò di cui il mercato era molto più preoccupato dopo la conferenza stampa di Powell.
In ogni caso, Goldman ha accennato a un catalizzatore specifico che potrebbe costringere la Fed a tagliare di più: "Vediamo anche rischi nella direzione opposta, in particolare su una significativa escalation delle tariffe contro la Cina".
Per questo, abbiamo detto che "se un'accelerazione nella guerra commerciale con la Cina è ciò che la Fed dovrà tagliare di più, è abbastanza chiaro cosa significhi per le possibilità di qualsiasi accordo commerciale tra Washington e Pechino, dal momento che anche Trump ora capisce che se continua a intensificare la guerra commerciale con la Cina, Powell non avrà altra scelta che tagliare alla fine allo 0% (e inferiore). "
Solo poche ore dopo, ci è stato dimostrato nel giusto che un'escalation nella guerra commerciale è inevitabile e imminente quando Trump ha twittato che aumenterebbe le tariffe su  300 miliardi di $ delle importazioni cinesi al 10% a partire dal 1 settembre, ponendo fine al provvisorio cessate il fuoco con Pechino con il botto e l'invio di prezzi di rischio nettamente inferiori.



E sì, mentre Trump ha subito un modesto calo del suo indicatore di polling preferito - vale a dire, il mercato azionario - che "craterizza" fino all'1,5% al ​​di sotto del suo massimo storico - cosa molto più importante che Trump ha anche chiamato il bluff di Powell, e ha forzato efficacemente il La Fed per prepararsi a più tagli ai tassi mentre la guerra commerciale con la Cina - che Powell ha esplicitamente messo in evidenza come condizione che si tradurrebbe in un maggiore allentamento - è destinata a intensificarsi ulteriormente.
Alla fine di oggi, Bloomberg ha confermato che i trader "si sono fissati su una linea temporale in cui Powell sembra suggerire che il raffreddamento delle tensioni commerciali ha ridotto la necessità di future riduzioni dei tassi - e il giorno dopo Trump ripristina le tensioni", proprio come dicevamo che voluto. "Si adatta allo schema di un presidente deciso a sottoporre la banca centrale, molti hanno pensato", hanno concluso gli autori di Bloomberg.
"Powell è stato molto attento nel dire che stava osservando tre cose, una delle quali era la crescita globale e la misura in cui ciò è rischiato dalle tensioni commerciali", ha dichiarato Ellen Hazen, vicepresidente senior e gestore del portafoglio di FL Putnam, che ha $ 2,2 miliardi gestiti. È molto logico concludere che se le tensioni commerciali aumentassero, dato ciò che Powell ha detto, sarebbe qualcosa che guarderebbe per valutare un ulteriore taglio ".
Precisamente, quindi la nostra previsione prima cosa questa mattina.
Per quanto riguarda la migliore valutazione di ciò che è accaduto nelle ultime 48 ore, in cui si può dire che Trump ha messo Powell in una soffocata figurativa, è venuto dal gestore del fondo Federated Investors Steve Chiavarone che ha visto l'interazione tra Trump e Powell come un "stratagemma geniale ":
"Non penso che sia una coincidenza l'annuncio è arrivato oggi dopo la riduzione dei tassi di ieri. È possibile che mentre la maggior parte della gente giocava a dama, il presidente qui giocava a scacchi tridimensionali. E se lo è, complimenti per lui. "
Complimenti davvero, perché se Trump aveva intenzione di costringere la Fed a ritrovarsi dietro la curva per allentare di più - almeno dalla percezione del mercato - ci riusciva. Come ha scritto Goldman - che oggi ha intensificato per guidare lo sforzo falso #resistenza della Fed contro i tagli gratuiti dei tassi della Fed, dicendo che " continua a vedere poco bisogno"di un taglio dei tassi di settembre - ha scritto dopo la chiusura "l'annuncio di oggi aumenta la probabilità di un taglio dei tassi alla riunione del FOMC di settembre, a nostro avviso. Ora vediamo una probabilità del 70% di un taglio di 25 pb, una probabilità del 10% di un taglio di 50 pb e una probabilità del 20% di non cambiare politica a settembre (contro il 55%, il 5% e il 40% in precedenza), e ora vedere una probabilità del 90% di almeno un ulteriore taglio (oltre quello annunciato mercoledì) ad un certo punto quest'anno (contro l'80% in precedenza). " Inoltre, mentre Goldman non ha ancora cambiato la previsione di base che la Fed taglierà di un per un totale di 50 pb, "l'annuncio inclina i rischi verso tagli più profondi".
Infine, mentre Goldman prevede una probabilità del 70% di un taglio dei tassi a settembre, il mercato - dopo il fiasco di ieri - è ora convinto che la Fed sia di nuovo dietro la curva, con un tasso di settembre tagliato di un blocco, con probabilità che salgono al di sopra del 90%. ..
... ed è anche convinto che ci saranno altri 2 tagli entro la fine dell'anno.
In breve, mentre si può discutere se Trump sta giocando a scacchi in 3D, in meno di 24 ore è riuscito a costringere Powell ad affrontare una scelta molto spiacevole: tagliare almeno altre 2 volte o guardare mentre le azioni si tuffano in una ripetizione del Q4 2018.
E così, ancora una volta Trump sta per farsi strada.
Fonte: qui

Nel post precedente ho accennato al crollo dei rendimenti su scala globale, complice l’interventismo delle banche centrali e il mix di debito e rallentamento globale che sta portando il sistema verso la debt deflation.
Tutto questo ha portato ad un progressivo appiattimento delle curve dei rendimenti, un segnale sicuramente non positivo lato “crescita economica” ma che, occorre dirlo, è figlio proprio di questo atteggiamento di BCE, FED, BOJ ecc che stanno contribuendo a “drogare” il mercato ed a cambiarne i connotati, stravolgendo le vecchie regole a cui eravamo abituati, arrivando anche a degli assurdi.
Infatti, anche dal punto di vista etico, è normale che se io presto dei soldi a qualcuno, dovrei ricevere un interesse che può essere più o meno alto a seconda dell’emittente, della scadenza e delle caratteristiche del titolo.
Oggi invece non funziona cosi.
Per molti emittenti, le obbligazioni sono diventate delle cassette di sicurezza, dove si deve pagare un canone più o meno alto, a seconda di dove si trovi questa cassetta e per quanti anni la vado ad occupare.
Quindi molti bond sono diventati delle polizze assicurative dove l’assicurato accetta il pagamento di premio, nella speranza (ovviamente) di poter avere un ritorno del capitale a scadenza. O forse con la speranza che, in futuro, questo premio aumenti permettendo quindi al possessore di cedere il contratto e lucrando sul prezzo.
Qualche esempio? Concentriamoci sull’Europa e, vi garantisco, ne vedremo delle belle.

Curva dei tassi Germania

Il rendimento del Bund è negativo fino al 2044. Nel 2046 il rendimento nominale è ZERO (se pi parliamo di tassi reali ovviamente siamo in profondo rosso). Quindi fino a tale data, il Bund per il risparmiatore è costo puro nominale. E dal punto di vista reale, quindi, lo è anche.

Curva dei tassi Italia

Torniamo a casa e andiamo a vedere uno dei paesi che sono più remunerativi a livello di Eurozona, ovvero l’Italia. Qui da noi le cose vanno decisamente meglio anche se il premio al rischio è quantomeno discutibile. Sotto i due anni i rendimenti sono ancora negativi.

Curva dei tassi Svizzera

Andiamo fuori dall’UE e vediamo quello che per tutti è sempre stato un bene rifugio ed un paese rifugio. Immaginatevi con questo scenario a cosa andiamo incontro. Rendimenti fortemente negativi su tutta la curva con “costi assicurativi” molto importanti e forse ingiostificati. E anche a 50y i rendimenti nominali sono sotto zero, a -0.084%. in altri termini, teoricamente oggi “investirei del denaro” con la promessa nel 2069 di ricevere nominalmente il capitale investito. Un affarone. Ma questo deve farci pensare e NON poco di dove siamo andati a finire.

Curva dei tassi Giappone

Questa era un “ti piace vincere facile” perché la curva dei rendimenti giapponesi è da anni “drogata” dalla BOJ. Molti vedono il Giappone come l’alternativa alla Svizzera, con una differenza. Forse ( e dico forse ) il debito pubblico giapponese è un po’ diverso da quello svizzero. La curva lo testimonia ma non pienamente. Fino a 15 anni i rendimenti nominali sono negativi. Se poi aggiungiamo il tasso di cambio, non posso che fare gli auguri della casa. Fonte: qui