9 dicembre forconi: Camera
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venerdì 1 novembre 2019

LE REGOLE SCRITTE AD HOC PER L'IMPEACHMENT A TRUMP DAI DEMOCRATICI SONO CONTRARIE ALLA COSTITUZIONE E VIOLANO LA PRASSI USATA FINO AD OGGI E RADICATA NEL COSTUME E NELLE LEGGE COMUNE

LA VERITÀ È CHE SI SPARANO SUI PIEDI, MENTRE SI FANNO PIÙ CONSISTENTI LE PROVE RACCOLTE DA BARR E DURHAM SUL COMPLOTTO ORDITO DA OBAMA CON LA COMPLICITÀ DI SERVIZI STRANIERI E FORSE DI GOVERNI, ITALIA INCLUSA…
Maria Giovanna Maglie per Dagospia

donald trump fischiato al nationals park di washington 4DONALD TRUMP FISCHIATO AL NATIONALS PARK DI WASHINGTON
Impeachment per Trump, Trump nei guai, si aggrava la posizione di Trump, Votata la risoluzione sul l'impeachment, i Democratici all'attacco di Trump, Svolta nell’Ucraina-gate…Non che io pensi di arginare la quantità di fake news, o se preferite balle spaziali, che nei prossimi giorni verranno riversate su di noi da sussiegosi giornalisti che la sanno lunga. Solo per salvare la mia di faccia a futura memoria.
DONALD TRUMP JOE BIDENDONALD TRUMP JOE BIDEN

I Democratici hanno la maggioranza in Congresso, acquisita con le elezioni di metà mandato del 2018, di 35 voti. Sono in maggioranza al Senato i repubblicani: 52 a 48. Stanno votando, a dimostrazione della loro disperazione politica - non hanno candidati o ne hanno di invisi ai moderati, l'economia va benissimo, i successi in politica estera pure, il Russiagate in tutta la sua verità potrebbe cascargli addosso da un momento all'altro - un tentativo di Impeachment, ovvero una "risoluzione" che contiene le nuove regole scritte ad hoc.
bernie sanders joe bidenBERNIE SANDERS JOE BIDEN

Sono regole contrarie alla Costituzione e violano la prassi usata fino ad oggi e radicata nel costume e nella legge comune. In pratica si arrogano il diritto di chiamare testimoni e di presentare documenti senza che la parte avversa, i Repubblicani e l'accusato, abbiano diritto di controbattere e quindi unicamente a loro discrezione.

Non si tratta dunque della messa in stato d'accusa, come prescritto dalla Costituzione, che poi dovrebbe essere vagliata, accusa per accusa, con le prove, nelle varie commissioni e che, dopo la discussione e l'esame delle prove, passerebbe al Senato per il processo di impeachment vero e proprio.

donald trumpDONALD TRUMP




Tale processo viene istruito con avvocati, testimoni e prove forniti da ambedue le parti, accusa e difesa, ed è presieduto dal membro più anziano della Corte Suprema. Il Senato infine si dovrebbe  pronunciare con una maggioranza di 67 voti, due terzi, che non è realistico ipotizzare, visti i numeri, e aggiungendo che Bernie Sanders ed Elisabeth Warren sono candidati alle primarie presidenziali e sarebbero in palese conflitto di interessi.
elizabeth warrenELIZABETH WARREN

Come non è realistico ritenere che il Senato prenda quanto votato ora dalla House in considerazione. Ha già detto che non lo farà. Quello che invece sicuramente accadrà  sarà una causa per incostituzionalità dal risultato già oggi sicuro.

barack obama 1BARACK OBAMA
Dal punto di vista dell’utilità politica della mossa, basta leggere gli ultimi sondaggi, compreso uno del New York Times, che dimostrano tutti come l'elettorato sia o decisamente contrario o tiepido nei confronti di questo tipo di iniziativa, che lo sia in tutti gli Stati in cui si andrà a votare nel 2020, che lo sia specialmente in Wisconsin e Florida, due Stati chiave per la elezione del prossimo presidente perché il primo è andato dai democratici ai repubblicani nel 2016, dopo decenni, il secondo è tornato ai repubblicani dopo che Barack Obama lo aveva ottenuto per otto anni.
OBAMA E RENZIOBAMA E RENZI

JOE E HUNTER BIDENJOE E HUNTER BIDEN
La verità? Si sparano sui piedi questi Democratici, in America e non solo. La vicenda delle pressioni sull'Ucraina con blocco degli aiuti militari per ottenere informazioni sulle malefatte del figlio di Joe Biden, e smentita dalla registrazione della telefonata e dalle dichiarazioni del presidente ucraino. A sostenerla sono due fonti anonime dei Servizi, in via indiretta.
WILLIAM BARR JOHN DURHAMWILLIAM BARR JOHN DURHAM

Si fanno invece più consistenti le prove raccolte durante l'inchiesta dell' Atttorney General William Barr e del suo procuratore generale John Durham sul complottone ordito dall'amministrazione Obama e dal comitato elettorale della Clinton con la complicità di servizi stranieri e forse di governi, Italia inclusa, per tentare di screditare il candidato Trump  prima e il presidente eletto Trump dopo. Inchiesta penale ormai. Questione di una settimana.

giovedì 31 ottobre 2019

LA CAMERA DEI RAPPRESENTANTI AMERICANA RICONOSCE IL GENOCIDIO ARMENO E CHIEDE SANZIONI CONTRO LA TURCHIA PER LA SIRIA

L’IRA DI ERDOGAN CHE HA MESSO IN DUBBIO LA VISITA A WASHINGTON PREVISTA PER META’ NOVEMBRE 
QUEI RAPPORTI SEMPRE PIU' STRETTI CON LA RUSSIA
Giordano Stabile per “la Stampa”

La crisi aperta dall' assalto ai curdi nella Siria nord-orientale era stata appena disinnescata e subito se ne è aperta una nuova fra Turchia e Stati Uniti. A scatenare la rabbia di Erdogan, questa volta, è la decisione della Camera dei rappresentanti americana di riconoscere il genocidio armeno.

È un passo che era stato rinviato per 35 anni, per il timore di una rottura con l' alleato Nato. Ma l' invasione del Rojava, l' uccisione dell' attivista curda Hevrin Khalaf da parte delle milizie arabo-sunnite alleate di Ankara, i rapporti sempre più stretti con la Russia, hanno spinto i deputati a un voto bipartisan, a schiacciante maggioranza, 403 a 16. L' uccisione di un milione e mezzo di armeni, una delle principali minoranze cristiane nell' allora Impero ottomano, è ora accostata dall' America al genocidio degli ebrei, o a quello dei Tutsi in Ruanda. E questo è inaccettabile dalla Turchia.

donald trump recep tayyip erdoganDONALD TRUMP RECEP TAYYIP ERDOGAN
La replica è stata immediata, l' ambasciatore statunitense ad Ankara, David Satterfield, è stato convocato dal ministero degli Esteri. Poi, nel pomeriggio, è arrivata la replica di Erdogan. Il voto della Camera, ha puntualizzato il presidente turco, «non ha alcun valore» e ha chiesto alla Casa Bianca di rigettarla. Erdogan ha poi alluso a una possibile cancellazione della visita a Washington del 13 novembre: «Non ho ancora preso una decisione - ha spiegato -, ci sono punti interrogativi». In realtà i rapporti con Donald Trump sono migliorati, dopo che il leader Usa ha deciso di ritirare le sanzioni imposte in seguito all' offensiva militare nel Nord-Est della Siria. Ieri la Camera ha anche approvato una legge che chiede al presidente di reintrodurle.
la lettera di trump a erdoganLA LETTERA DI TRUMP A ERDOGAN

Erdogan ha infine ottenuto la sua fascia di sicurezza e il ritiro dei guerriglieri curdi delle Ypg. Ma con l' aiuto di Putin. Ieri ha anche ribadito che è pronto ad allargare la fascia. In realtà lo sta già facendo. I combattenti arabo-sunniti hanno continuato l' offensiva, questa volta contro l' esercito governativo siriano che ha sostituito i curdi ai margini della zona cuscinetto. Ci sono stati scontri a Tall Tamer. Migliaia di curdi e di cristiani sono fuggiti fra nuvole di fumo per le esplosioni, nel timore che arrivassero i miliziani.
erdogan annette la siria del nordERDOGAN ANNETTE LA SIRIA DEL NORD

Il voto della Camera Usa sul genocidio armeno è stato accolto con soddisfazione in questa regione della Siria. Parte dei massacri, delle deportazioni, si sono svolti nel Nord-Est siriano, dove c' è ancora una piccola comunità armena. E ora l' avanzata turca minaccia non solo i curdi, ma anche armeni e i cristiano-siriaci. Tutte minoranze solidali fra loro. E i timori si riaccendono: «Non vorremmo che nel 2119 l' America si ritrovi ad approvare un' altra risoluzione, per riconoscere un nuovo genocidio, compiuto in questi giorni». Fonte: qui

sabato 12 ottobre 2019

ALTRO CHE APRIRE IL PARLAMENTO COME UNA SCATOLETTA: I M5S HANNO TAGLIATO UN PO’ DI POLTRONE MA NON I COMMESSI, CHE COSTANO 750 MILIONI L’ANNO (E IN ARRIVO CI SONO ALTRE 360 ASSUNZIONI)

QUESTO TONNO È PROPRIO BUONO!

PIÙ FACILE ELIMINARE I PARLAMENTARI CHE TOGLIERE QUALCHE EURO AI DIPENDENTI, DIFESI DA NOVE SIGLE SINDACALI.

ANCHE DI MAIO VOLEVA ABOLIRE I BARBIERI DELLA CAMERA ED ORA NE È UN ASSIDUO CLIENTE…

Paolo Bracalini per ''il Giornale''
APRISCATOLE M5SAPRISCATOLE M5S

Si tagliano un po' di parlamentari ma non si toccano i dipendenti di Camera e Senato, il vero fortino di privilegi che il M5s però ha deciso di non inimicarsi.

Eppure gli stipendi del personale pesano molto più di quelli dei 345 parlamentari eliminati. Parliamo di cifre astronomiche: 180 milioni di euro per gli emolumenti del personale solo della Camera, altri 99 milioni per i loro colleghi del Senato. Se si aggiunge la spesa per le pensioni degli ex dipendenti arriviamo a livelli da manovra finanziaria: 460milioni di euro alla Camera in un anno, pari a circa metà dell'intero bilancio del 2018. Altri 145milioni di euro per gli ex addetti del Senato andati in pensione. In tutto: 750 milioni di euro. Finora i dipendenti del Palazzo hanno sempre sfangato ogni tentativo di calmierare i loro stipendi, cresciuti del 50% negli ultimi 13 anni di crisi (ma non per loro).

DI MAIO SCORTADI MAIO SCORTA

Nel 2014 una delibera dell'Ufficio di presidenza aveva stabilito dei tetti massimi per gli stipendi del personale. Tetti molto generosi: 172mila euro l'anno per gli stenografi, 99mila euro per i commessi, 166mila euro per i segretari, 240mila euro (il compenso del capo dello Stato) per i consiglieri parlamentari. Un affronto intollerabile per i dipendenti di Camera e Senato che hanno mitragliato una serie di ricorsi e alla fine sono riusciti a sventare il ritocco. Che infatti è stato giudicato valido soltanto tre anni.

Dal 1 gennaio dell'anno scorso - nel silenzio dei grillini che volevano «aprire il Parlamento come una scatola di tonno» e invece il tonno hanno imparato ad apprezzarlo -, commessi, uscieri, barbieri, stenografi, tecnici, ragionieri, assistenti e consiglieri sono tornati a guadagnare come top manager di una multinazionale, con progressioni automatiche di retribuzione impressionanti per cui ogni dieci anni in sostanza raddoppiano lo stipendio. Basti guardare il documento pubblicato dal sito della Camera con il Quadro delle retribuzioni annue lorde dei dipendenti suddivise per anzianità e qualifica.

commessi cameraCOMMESSI CAMERA

Un documentarista appena assunto prende 40mila euro, dopo dieci anni di lavoro lo stipendio gli vola in modo automatico a 81mila euro, dopo altri dieci sale inesorabilmente fino a 155mila, se poi la salute regge e rimane alla Camera fino al 30esimo anno di anzianità si porta a casa 214mila euro, per arrivare a fine carriera a 240mila euro. Mentre il commesso dovrà accontentarsi di soli 140mila euro. E poi c'è il paradosso. Il giorno in cui si tagliano i parlamentari, le Camere sono pronte ad assumere altre 360 persone tra consiglieri, segretari, documentaristi, e assistenti. Bandi freschi freschi.

E i Cinque Stelle che festeggiano con forbici giganti di cartone per i risparmi del taglio dei parlamentari, che dicono? Il presidente grillino Fico lo aveva fatto capire fin dal suo insediamento, gli stipendi dei dipendenti di Montecitorio sono «costi della democrazia», quindi da non toccare. L'unico intervento della presidenza ha riguardato le pensioni, con il blocco delle pensioni anticipate per i dipendenti della Camera a partire dal 2022 e poi un taglio di quelle in essere, sopra i 100mila euro, come per i normali pensionati italiani peraltro. Ma sul ricco piatto degli stipendi dei dipendenti non si è mossa più una foglia.
Più facile tagliare i parlamentari che togliere qualche euro ai dipendenti, difesi da nove sigle sindacali. Anche Di Maio voleva abolire i barbieri della Camera ed ora ne è un assiduo cliente. Questo tonno è veramente di qualità, val la pena approfittarne.

APRISCATOLE IN SENATO FOTO TWITTER BEPPE GRILLOAPRISCATOLE IN SENATO FOTO TWITTER BEPPE GRILLO

Fonte: qui

domenica 6 ottobre 2019

KIEV HA RIAPERTO L'INCHIESTA SU BIDEN JR E DONALD TRUMP SFIDA NANCY PELOSI A PORTARE AVANTI IL VOTO DI IMPEACHMENT SICURO DI AZIONARE LA BOMBA TRA I DEM


LA FEDELTÀ DI PARTITO POTREBBE COSTARE CARA A DEPUTATI CHE HANNO CONQUISTATO SEGGI IN DISTRETTI DI FORTE SOSTEGNO TRUMPISTA
Flavio Pompetti per “Il Messaggero”

TRUMP ZELENSKy 1
TRUMP ZELENSKY 
Donald Trump sta preparando una lettera da mandare alla leader democratica Nancy Pelosi, nella quale la sfida a portare la richiesta di un voto di impeachment di fronte alla camera, e verificare se ci sono i numeri per procedere. L' iniziativa è in linea con l' atteggiamento spavaldo che il presidente degli Usa ha ostentato nei confronti delle accuse del dossier ucrainagate, mentre Kiev ha riaperto l' inchiesta su Biden jr.

trump
TRUMP
Allo stesso tempo è un tentativo di scoprire le carte in mano ai democratici: il voto esporrebbe la fragilità di alcuni dei deputati che hanno conquistato seggi in distretti di forte sostegno trumpista. La fedeltà di partito potrebbe costringerli ad approvare l' impeachment, con conseguenze nefaste per la loro carriera politica.

LA PROCEDURA Il desiderio di Trump di accelerare la procedura è una delle possibili chiavi di lettura delle richieste di aiuto che il presidente ha pronunciato negli ultimi giorni nei confronti dell' Ucraina e della Cina, con il risultato di sollevare un' ondata di proteste e di nuove accuse.

DONALD TRUMP JOE BIDEN
DONALD TRUMP JOE BIDEN
Trump ha chiesto di fronte alle telecamere alle autorità dei due paesi di indagare su Joe Biden e sul figlio Hunter, nella speranza che dalle indagini emergano prove di una supposta corruzione di Hunter, e che lo scandalo travolga il candidato che al momento guida la cordata degli oppositori alle presidenziali del prossimo anno. I vertici del partito democratico, alcuni repubblicani come Mitt Romney e Marco Rubio e la direttrice dell' ufficio elettorale hanno condannato le sue parole, nelle quali molti giuristi leggono un nuovo capo di imputazione da aggiungere all' impeachment.
JOE E HUNTER BIDEN
JOE E HUNTER BIDEN

Nella audizione congressuale di giovedì l' ex inviato speciale Kurt Volker ha difeso Biden, e ha detto che non lo ha mai sospettato di aver tenuto conto degli interessi finanziari del figlio Hunter, quando ha agito da legame tra il governo di Kiev e l' amministrazione Obama.
HUNTER BIDEN
HUNTER BIDEN

Lo stesso concetto è stato espresso ieri dall' ispettore generale dell' Intelligence Michael Atkinson, a sua volta interrogato ieri tutto il giorno alla camera. Atkinson è il funzionario che ha trovato «credibile e urgente» la denuncia della talpa della Casa Bianca, riguardo al ricatto che Trump avrebbe fatto al presidente ucraino Zelensky nella telefonata del 25 luglio.

Volker ha consegnato al congresso un fascicolo di comunicazioni diplomatiche che riguardano il caso. In particolare i messaggi, che la camera ieri ha divulgato alla stampa, scambiati da lui con il consigliere di Zelensky Andrey Yermak, l' ambasciatore Usa presso la Comunità europea Gordon Sondland, e Bill Taylor, che governava la sede statunitense di Kiev la scorsa estate in attesa di una nomina ufficiale.

TRUMP ZELENSKy
TRUMP ZELENSKY
Gli scambi che preparano la telefonata tra i due capi di stato del 25 luglio, ribadiscono con chiarezza il concetto poi documentato dalla conversazione tra Trump e Zelensky: il neoeletto presidente ucraino avrà una vera opportunità di essere invitato alla Casa Bianca, a condizione che indichi con molta chiarezza l' intento di riaprire l' inchiesta su Hunter Biden e la Burisma, la società petrolifera nella quale il finanziere sedeva nel consiglio di amministrazione. L' ex vice presidente Biden in una sosta elettorale in Nevada ha annunciato che il figlio Hunter non ha nulla da nascondere, nonostante i noti trascorsi con l' alcool e con la droga, e che lo affiancherà nella squadra per la corsa elettorale.
BARACK OBAMA JOE BIDEN E HUNTER BIDEN
BARACK OBAMA JOE BIDEN E HUNTER BIDEN

LA PROCURA GENERALE A Kiev intanto è stata riaperta dalla procura generale, proprio come promesso da Zelensky, l' inchiesta sulla Burisma holdings, nella quale non erano mai emerse prove contro il finanziere statunitense, anche se l' azienda è stata al centro di diversi scandali finanziari per il trasferimento di soldi pubblici sui conti londinesi del suo proprietario, Mykola Zlochewsky.

Fonte: qui


Ucraina e il collasso del PD Usa

Da tre anni ormai, gli americani ascoltano il grido "nessuno è al di sopra della legge". Coloro che hanno ripetuto quel mantra - rivolto al presidente Donald Trump - sembrano tuttavia ritenere di essere veramente al di sopra della legge. Man mano che si sviluppa lo scandalo ucraino dei democratici, diventa più difficile ignorarlo.
Barack Obama

È già stata stabilita una narrativa comune per il Partito Democratico. È evidente in relazione al caso delle e -mail mancanti di Hillary Clinton  , del server apparentemente compromesso del Democratic National Committee (DNC), della campagna di Clinton del 2016 in collusione con poteri stranieri per ottenere materiale compromettente su Trump, e ora il corruzione di Joe Biden in Ucraina. La narrazione è simile a questa: indagare su una di queste questioni - o anche suggerire che qualsiasi democratico possa aver agito illegalmente - non è solo non americano, ma un crimine.
Questa tattica sfacciatamente dispotica - demonizzare e criminalizzare chiunque osi mettere in discussione le proprie motivazioni o la legalità o la moralità delle proprie azioni - è stata stabilita dall'amministrazione Obama. Fino ad oggi, Obama e i suoi fedeli seguaci fedeli affermano che il suo tempo alla Casa Bianca è stato privo di scandali. Qualsiasi studio oggettivo della condotta della sua amministrazione mostra che era vero il contrario. In otto anni, Obama potrebbe aver accumulato più scandali di qualsiasi altro presidente americano nella storia.
Suggerite che qualunque cosa l'amministrazione Obama sia stata corrotta o inappropriata, tuttavia, e si incontrano urla di oltraggio e ridicolo. Le persone che hanno osato menzionare Solyndra, Bengasi, pallet di denaro volato a Teheran nel cuore della notte, o il terribile sito web del governo Obamacare progettato da una società di proprietà di un vecchio amico del college di Michelle Obama sono stati etichettati come teorici della cospirazione o peggio.
Ucraina Cover-Up
La stessa cosa sta accadendo ora per quanto riguarda Joe Biden, la campagna di Clinton 2016 e l'Ucraina. Le agenzie di stampa di sinistra sono al lavoro per respingere l'intera vicenda come una teoria della cospirazione di destra: fabbricata e smascherata.
Joe Biden
I democratici e i loro sostenitori dei media stanno ora tentando furiosamente di seppellire l'intera rete Biden-DNC-Clinton-Ucraina di corruzione e complicità. Lo stesso Biden ha persino invitato i media a negare all'avvocato di Trump, Rudy Giuliani, l'opportunità di parlare dell'Ucraina. Questo fatto di per sé non può far altro che chiedersi di cosa abbia paura il leader 2020 del Partito Democratico.
Sfortunatamente per i detrattori di Trump, sono emersi centinaia di documenti che confermano tutto ciò che il presidente e i suoi alleati politici credevano della corruzione di Biden e dei tentativi dei democratici di cospirare con fonti straniere per influenzare le elezioni del 2016.
The Incriminating Paper Trail
Come risultato degli sforzi investigativi di The Hill's John Solomon - insieme a un'indagine del Politico e ad altri sondaggi sui media - la narrativa dei Democratici in Ucraina sta rapidamente crollando. Né Politico né The Hill sono noti, esattamente, per dilettarsi nelle teorie della cospirazione di destra.

Tutte le strade portano in Ucraina, a quanto pare. Non solo il palese abuso di Biden nei confronti della sua vice presidenza, ma la richiesta dei democratici dall'Ucraina di opporsi alla ricerca su Trump e sui suoi colleghi politici. La stessa nascita della bufala di Trump-Russia ha avuto origine da funzionari ucraini che nel 2016 hanno diffuso le voci secondo cui Trump era in combutta con il nemico dell'Ucraina, la Russia.
A questo punto, vale la pena notare che la Russia e l'Ucraina sono ancora nemici e rimangono in guerra. L'obiettivo della Russia rimane nient'altro che l'annessione del suo vicino. È in qualche modo divertente, quindi, pensare che i democratici per tre anni   abbiano affermato che Trump era probabilmente un agente della Russia e ora lo stanno accusando di "colludere" con l'avversario regionale della Russia.
I documenti fuori dall'Ucraina rivelano una serie di cose molto dannose per i democratici e, con ogni probabilità, fatali per le aspirazioni presidenziali di Biden. Dimostrano che, nel 2016, il Comitato nazionale democratico ha inviato un appaltatore, Alexandra Chalupa, in Ucraina in cerca di materiale compromettente sul presidente della campagna di Trump, Paul Manafort. Ciò è stato confermato dall'ambasciata di Washington in Ucraina. Lo scopo, a quanto pare, era quello di innescare un'indagine congressuale proprio nel mezzo della campagna presidenziale - uno sviluppo che avrebbe senza dubbio sabotato le possibilità presidenziali di Trump.
Nel 2016, alcuni funzionari del governo ucraino hanno lavorato per rafforzare la campagna presidenziale di Clinton, tra l'altro, mettendo apertamente in dubbio l'idoneità di Trump per la Casa Bianca e suggerendo che era, in effetti, un burattino del governo russo.
Altri documenti e dichiarazioni di funzionari ucraini mostrano che Victor Shokin, il procuratore ucraino che è stato licenziato dopo una minaccia da Biden a trattenere più di un miliardo di dollari in garanzie di prestito all'Ucraina, è stato effettivamente respinto perché non avrebbe sospeso le sue indagini su Burisma.
Burisma è la compagnia energetica ucraina che ha assegnato una direzione al figlio di Biden, Hunter, poche settimane dopo che il presidente Barack Obama ha nominato il suo vicepresidente come uomo di punta degli Stati Uniti in Ucraina. Hunter Biden non ha esperienza o qualifiche per tale posizione, sollevando seri interrogativi sul perché la società gli abbia pagato circa $ 50.000 al mese.
Shokin dichiarò in una deposizione, sotto pena di spergiuro, che gli fu detto che sarebbe stato licenziato a causa delle sue indagini su Burisma. Funzionari e memo ucraini del team legale americano di Burisma indicano che tutti sapevano che Shokin è stato licenziato per le indagini di Burisma, contrariamente a quanto ha insistito Biden Sr.
Esistono anche prove documentate che i democratici del Congresso hanno minacciato il governo ucraino, prima di consegnare informazioni su Trump all'allora consigliere speciale Robert Mueller e, successivamente, di non aprire una nuova indagine sulle connessioni ucraine dei Bidens.
Per deviare da tutto ciò, i democratici hanno progettato una storia falsa sul fatto che Trump  costringe  il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a fornire informazioni dannose su Biden, il potenziale avversario del presidente per il 2020. La storia è stata creata con l'aiuto di una fonte di comunità di intelligence anonima inventivamente descritta come un "informatore".
Blowback di impeachment fatale
Mentre i democratici hanno lanciato una richiesta di impeachment sulla base del Trump-Ucraina  accusa , essi stessi hanno messo in una posizione precaria. L'impeachment non è qualcosa che può essere speronato attraverso il Congresso a porte chiuse nel buio della notte. Ad un certo punto, gli oppositori politici del presidente dovranno rendere ufficiali i procedimenti di impeachment, dando ai repubblicani - e al consulente legale del presidente - il potere di cercare prove a discarico e di difendere.
A quel punto, i tentativi dei Democratici del 2016 di sollecitare l'aiuto di una potenza straniera a influenzare le elezioni - ora confermata dagli ucraini - diventeranno una storia inevitabile. L'influenza di Biden sarà anche esaminata perché una parte importante della difesa di Trump sarà che il suo impeachment è, almeno in parte, uno stratagemma per coprire le attività potenzialmente illegali del DNC e la corruzione all'interno dell'amministrazione Obama.
William Barr
Come se la situazione ucraina non fosse abbastanza grave per i democratici, potrebbero anche essere preoccupati per ciò che il procuratore generale William Barr e il suo procuratore di punta, John Durham, stanno scoprendo nelle loro indagini sulla genesi dell'indagine Trump-Russia.
L'identità del cosiddetto informatore e delle fonti della Casa Bianca che lui o lei afferma di avere diventerà nota anche se vengono introdotti articoli di impeachment. È semplicemente inconcepibile che un presidente possa essere accusato sulla base di informazioni di seconda mano fornite da una fonte anonima.
Il pantano ucraino potrebbe rivelarsi la rovina dei democratici nel 2020. Quasi certamente, ciò significa la fine delle possibilità di nomina di Joe Biden. Di tutti i successi di Trump nei tre anni in cui è stato in carica - nel bene o nel male, a seconda del punto di vista politico - il suo più significativo potrebbe essere che è riuscito a guidare i democratici e i media di sinistra così pazzi per l'odio che continuano a spararsi nel piede, ancora e ancora.

Autore di Graham Noble via LibertyNation.com

sabato 1 giugno 2019

LA CAMERA HA APPROVATO ALL’UNANIMITÀ UNA MOZIONE CHE IMPEGNA IL GOVERNO A STUDIARE EMISSIONI DI TITOLI DI STATO DI PICCOLO TAGLIO PER ACCELERARE I PAGAMENTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, MA A DETTA DELL’IDEATORE, CLAUDIO BORGHI, SONO “UN ESPEDIENTE PER USCIRE IN MODO ORDINATO” DALL’EURO

PRENDI IL MINI-BOT E SCAPPA DALL’EURO 
IL GOVERNO HA DATO PARERE FAVOREVOLE, SALVO POI FAR SMENTIRE TUTTO AL MEF: “NON SERVONO…”

Voto, Padoan contro Borghi: minibot sono doppia moneta, danno per...


DEBITI PA, OK BIPARTISAN AI MINIBOT. MA IL MEF NON CI STA: "NON SERVONO"

giovanni tria e claudio borghiGIOVANNI TRIA E CLAUDIO BORGHI
Non serve pensare ai mini-Bot per finanziare il pagamento dei debiti della P.a. A dirlo è il ministero dell'Economia dopo che nei giorni scorsi la Camera ha approvato all'unanimità (maggioranza e opposizioni) una mozione che impegna tra l'altro il governo proprio a studiare questi strumenti per accelerare i pagamenti. "Non c'e' - precisa il Mef - nessuna necessita' ne' sono allo studio misure di finanziamento di alcun tipo, tanto meno emissioni di titoli di Stato di piccolo taglio, per far fronte a presunti ritardi dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni italiane".

GIOVANNI TRIAGIOVANNI TRIA
La mozione e' stata approvata dalla Camera il 28 maggio, con il parere positivo del governo, rappresentato in quella fase della seduta da Alessandra Pesce, sottosegretario alle Politiche agricole. Il testo e' stato frutto di una mediazione tra opposizioni e maggioranza: il primo a presentare una mozione per accelerare i pagamenti dei debiti della P.a. era stato per Forza Italia Simone Baldelli, con un testo che prevedeva tra l'altro di rendere strutturale e di ampliare la compensazione debiti-crediti con la pubblica amministrazione. In seguito anche la maggioranza aveva presentato una sua mozione, che gia' conteneva l'indicazione di studiare i mini-Bot.

mini bot 5MINI BOT
Dopo una interruzione d'Aula, richiesta proprio da Baldelli per arrivare a una mozione unitaria, e' stato raggiunto un accordo sul testo che poi e' stato votato all'unanimita'. Quest'ultimo, sottoscritto anche dalle opposizioni, prevede la stabilizzazione e l'ampliamento della compensazione debiti-crediti, la modifica del codice appalti nelle parti non conformi alla direttiva Ue sui ritardi nei pagamenti, la possibilita' per le imprese di avere il Durc se dimostrano di avere crediti con la P.a. che giustificano i ritardi nel versamento dei contributi, specifiche misure di monitoraggio e adesione di tutte le amministrazioni alla piattaforma elettronica Siope e, infine, "la cartolarizzazione dei crediti fiscali, anche attraverso strumenti quali titoli di Stato di piccolo taglio" tra gli strumenti per accelerare i pagamenti. Questo ultimo punto, e' stato "voluto e introdotto dalla maggioranza" nel testo della mozione, ha chiarito sempre Baldelli come si evince dai resoconti parlamentari, chiedendo di metterli in campo dopo avere verificato la loro "compatibilita' con gli equilibri di finanza pubblica". Alcuni dubbi sono stati espressi, in dichiarazioni di voto, anche da Walter Rizzetto di Fdi, mentre il Pd nell'annunciare il voto favorevole non si e' espresso su punto.

CON I MINIBOT L’ITALIA FA UN PASSO VERSO L’USCITA DALL’EURO
Luciano Capone per “il Foglio”
CLAUDIO BORGHI E ANTONIO MARIA RINALDICLAUDIO BORGHI E ANTONIO MARIA RINALDI
Martedì la Camera ha approvato all’unanimità – e con il parere favorevole dell’esecutivo – una mozione che impegna il governo a pagare i debiti della Pubblica amministrazione “anche attraverso titoli di stato di piccolo taglio”: i cosiddetti “minibot”. In pratica maggioranza e opposizione, chi in maniera consapevole e chi del tutto inconsapevolmente (e forse è questo l’aspetto più grave), hanno spinto l’Italia verso la porta d’uscita dall’euro. Parliamo pur sempre di una mozione, che al momento non ha alcuna efficacia, ma gli investitori hanno registrato il segnale – che arriva in un periodo di incertezza e forti attacchi alle regole europee – portando lo spread oltre i 290 punti.

mini bot 1MINI BOT 
La tensione sui mercati ha costretto il ministero dell’Economia a smentire l’ipotesi minibot: “Non c’è nessuna necessità né sono allo studio misure di finanziamento di alcun tipo, tanto meno emissioni di titoli di stato di piccolo taglio, per fare fronte a presunti ritardi dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni italiane”. Il problema è che il governo aveva espresso parere favorevole, ma a quanto pare – pur essendo materia di competenza del Tesoro – il ministero dei Rapporti con il Parlamento non aveva informato Via XX Settembre. Ma perché la questione è così delicata? Cosa sono i “minibot”? Se lo stato deve i suoi debiti pagare emettendo dei bond, perché non vende sul mercato normali Btp e paga i creditori con il ricavato in euro?

La peculiarità dei “minibot”, di cui si è occupata anche la Banca d’Italia per descrivere i limiti del quadro normativo, è che sono bond di piccolo taglio da scambiare come banconote, diventando così una sorta di moneta parallela.
Daniele Pesco, Giovanni Tria, Claudio BorghiDANIELE PESCO, GIOVANNI TRIA, CLAUDIO BORGHI

Secondo il suo ideatore, il responsabile economico della Lega Claudio Borghi, i “minibot” sono il primo passo verso l’Eurexit: “E’ un espediente per uscire in modo ordinato, una specie di ruota scorta – ha dichiarato in passato – Nel momento in cui si decide di uscire, il minibot diventerà il contante della nuova moneta”. Borghi presentò per la prima volta l’idea nel 2012, al convegno “Goofynomics” organizzato dal leghista No euro Alberto Bagnai, descrivendo i minibot come “una maniera subdola per introdurre fintamente un’altra moneta”.

CLAUDIO BORGHICLAUDIO BORGHI
E più recentemente, nel 2017, ha ribadito il concetto al convegno “Oltre l’euro” alla presenza di Matteo Salvini: “Avremmo una moneta in circolazione che poi potrebbe diventare la nostra”. Naturalmente di questa operazione “subdola” se ne sono accorti i mercati, che ricordano un tentativo analogo da parte di Yanis Varoufakis per condurre la Grecia fuori dall’euro. Non se ne è invece resa conto l’opposizione. Silvia Fregolent, capogruppo dem in commissione Finanze, ribadisce la contrarietà del Pd ai minibot e ammette la leggerezza: “Mi assumo la responsabilità di avere sottovalutato il testo, volevamo approvare una mozione unitaria sui debiti della Pa – dice al Foglio – Ne parlerò con il capogruppo e, se ne vede la necessità, sono disposta a lasciare ad altri la guida in commissione”.  Fonte: qui
mini bot 3MINI BOT