9 dicembre forconi: sistemi bancari
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domenica 8 dicembre 2019

MES FONDO SALVASTATI(PARDON, CESSI BANCARI); CHINA DEAL

Oggi non vi racconto nulla dei pessimi dati in arrivo dal fronte occupazione americano, davvero brutto il dato del settore privato, ma vedrete che domani troveranno il modo di stupire manipolando quello ufficiale, nulla vi racconto dell’ennesima notizia che è uscita sull’ennesimo accordo tra Cina e Usa, verificata da mia nonna, qualcosa però sul MES vi devo raccontare.
Tutto si crea dal nulla, nulla si distrugge nella finanza, tutto si trasferisce da una tasca all’altra. Questa è la famosa frase con la quale caratterizzai il racconto della Grande Recessione una decina di anni fa, mentre quotidianamente Icebergfinanza avvertiva dell’arrivo della crisi subprime, unico in Italia a farlo quotidianamente.
Il denaro c’è ma non si vede: qualcuno vince, qualcuno perde. Il denaro di per sé non si crea né si distrugge. Semplicemente si trasferisce da una intuizione ad un’altra, magicamente. (Gordon Gekko)
Oggi non c’è più nessuno nel mondo della finanza che ha intuizioni, oggi le migliori magie al massimo sono qualche algoritmo, insider trading e dark pool, piscine nere dove gli squali della finanza, attraverso le macchinette, fottono miliardi di dollari ai fessi che si avventurano nel mondo della finanza.
Io non creo niente: io posseggo. E noi facciamo le regole: le notizie, le guerre, la pace, le carestie, le sommosse, il prezzo di uno spillo. Tiriamo fuori conigli dal cilindro mentre gli altri, seduti, si domandano come accidenti abbiamo fatto. Non sarai tanto ingenuo da credere che noi viviamo in una democrazia: vero, Buddy? È il libero mercato, e tu ne fai parte: sì, hai quell’istinto del killer…
Gekko, nel film Wall Street ha sintetizzato al meglio quello che è l’attuale mondo della finanza, loro fanno le regole, loro si inventano le notizie, creano le guerre, le sommosse, loro decidono il prezzo delle inutili cazzate che ogni giorno comprate, che vi fanno comprare, questa è Wall Street.
Lo avevamo detto ieri, nessuna illusione, vedrete che dopo Trump, qualcuno farà girare la notizie che è tutto a posto che l’accordo è concluso.

Ormai non ci sono neanche più giudici in grado di mettere alla sbarra, qualche delinquente, insider trading è nulla al confronto di quello che sta accadendo oggi, la finanza è l’unico inutile lavoro nel quale nessuno è responsabile delle truffe e dei danni prodotti a partire dai banchieri centrali.
Basta pensare al MES, questi si sono inventati una regola per dare l’immunità a tecnocrati sulla cui fiducia, la gente comune non dovrebbe puntare neanche uno spillo.

In queste settimane vi hanno raccontato tutto sul MES, come hanno fatto sullo SPREAD o sul BAIL.IN, per fortunata a differenza di prima, quando raccontavano tutto dopo, quando i risparmi degli italiani andavano in fumo, questa volta qualcuno vi ha avvertiti prima o meglio ha avvertito il Parlamento.

Questi idioti travestiti da politici ti vengono a raccontare che con alcune regole nel MES si vuole evitare l’azzardo morale, mentre la fuori la finanza e le banche centrali se ne fottono dell’azzardo morale, regalano liquidità a chiunque e poi quando sta per saltare lo salvano pure, questi scienziati, questi sacerdoti che parlano di azzardo morale.
Ogni giorno, tutto e il contrario di tutto, notizie inventate ad arte, sistemi bancari fantasma, speculazioni selvagge, algoritmi e sistemi computerizzati che anche un fesso capirebbe votati a fottere il prossimo, mentre loro, i banchieri centrali vi raccontano che servono per creare liquidità.

Ieri abbiamo scoperto che il MES non si può modificare, non si può riscrivere, come aveva detto il ministro dell’economia Gualtieri, l’accordo politico è già stato preso, un accordo che equivale ad una firma, anche se la firma reale non c’è stata, ma si sa gli avvocati hanno la memoria corta, soprattutto quelli che vengono da Alpa. Conte fece causa alla Rai insieme ad Alpa. Poi il collega lo promosse all’esame, peccato che la legge vieta rapporti d’affari tra chi giudica e chi è giudicato, ma questi sono dettagli, figurarsi il resto…
Immagine
Bene ora sappiamo che era già stato tutto deciso!

La cosa affascinante è che ieri qualcuno è andato a chiedere a Bankitalia che ne pensa del MES. Premesso che senza troppa ironia, in passato qualcuno ha chiesto a Bankitalia che ne pensava del Bail-in e della solidità delle banche italiane e poi sappiamo cosa è successo, mi dite che differenza c’è tra le due dichiarazioni qui sotto?
Andrea Mazzalai@icebergfinanza
 
ECB's Visco urges caution on euro zone bailout fund proposals | Article [AMP] | Reuters https://www.reuters.com/article/us-ecb-visco-esm-idUSKBN1XP1E2 

ECB's Visco urges caution on euro zone bailout fund proposals

European Central Bank Governing Council member Ignazio Visco said on Friday he was in favor of reforming the euro zone's bailout fund but that some proposals carried risks that needed to be caref...
reuters.com
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Le critiche al progetto di riforma del Mes sono arrivate anche dal governatore di Banca d’Italia Ignazio Visco, che ha avvertito sulla necessità di gestirlo “con attenzione” perché comporta potenzialmente “rischi enormi”. Parlando al seminario congiunto OMFIF-Banca d’Italia il 15 novembre scorso, Visco ha avvertito che “i piccoli e incerti benefici di una ristrutturazione del debito devono essere ponderati rispetto all’enorme rischio che il mero annuncio di una sua introduzione possa innescare una spirale perversa di aspettative di default”.
Passano due o tre settimane e tutto cambia…
Visco (Bankitalia): giusta direzione riforma Mes,esclusi automatismi
Sul tema Mes è intervenuto anche il Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, in audizione davanti alle Commissioni bilancio e Politiche della Ue della Camera. La proposta di riforma del Mes «segna un passo nella giusta direzione, soprattutto perchè introduce il backstop al Fondo di risoluzione unico», ha spiegato. La riforma, ha aggiunto, «non cambia la sostanza del trattato» vigente: «viene confermata l’esclusione di qualsiasi automatismo nelle decisioni circa la sostenibilità dei debiti pubblici e di un eventuale meccanismo per la loro ristrutturazione».
Io più che suggerire prudenza nelle parole, a Visco suggerirei di non cambiare idea troppo spesso!

A proposito di bail-in a parte gli interventi successivi all’introduzione della direttiva che ha praticamente distrutto il sistema bancario italiano all’inizio del 2016, noi non ricordiamo alcun intervento critico nei confronti di questa normativa da parte di Bankitalia dal mese di giugno 2012 quando è stata partorità la normativa, dalla Commissione europea, passata al vaglio dei vari governi Monti, Letta e Renzi sino alla sua approvazione. Soprattutto non ricordo alcuna critica o opposizione quando la normativa bail-in è stata approvata dalla BCE, manco quando Letta vendette su twitter come un successo clamoroso la pseudo Unione Bancaria. Nessun accenno o critica nel maggio del 2014 quando la direttiva viene approvata e sottoscritta e soprattutto votata ad occhi chiusi dal Governo Renzi. Non solo, nel novembre del 2015 viene definitivamente recepita nell’ordinamento italiano tramite decreti legislativi.

Ci fermiamo qui, meglio non aggiungere altro, grazie al cielo questa volta qualcuno non ha chiuso gli occhi. Ma credetemi, ci sarà tempo e modo di discutere anche di questo nel 2020, anzi il 2020 sarà un anno fondamentale per l’Europa!

5 Dicembre 2019

venerdì 22 novembre 2019

OCCHIO PERCHÉ STAVOLTA LA CRISI ARRIVA DALLA GERMANIA

MOODY'S SBANCA LE BANCHE TEDESCHE: L'OUTLOOK SUL SISTEMA DEL CREDITO PASSA DA STABILE A NEGATIVO. 
''LE BANCHE COMMERCIALI TRADIZIONALI E IN PARTICOLARE LE PICCOLE BANCHE CHE SI FINANZIANO CON I DEPOSITI FATICHERANNO A GUADAGNARE SUI LORO COSTI NEL CONTESTO DI TASSI BASSI''. IL SISTEMA BANCARIO PERDE COLPI NEI CONFRONTI DELLE BANCHE AMERICANE, DI QUELLE CINESI E POI CON BREXIT…



Fernando Soto per www.startmag.it
MOODY'SMOODY'S

CHE COSA DICE MOODY’S SULLE BANCHE TEDESCHE
L’agenzia Moody’s ha cambiato da stabile a negativo l’outlook sul sistema bancario di Berlino aspettandosi che “la redditività e il complessivo merito di credito degli istituti si indebolisca in un contesto di bassi tassi di interesse” nei prossimi 12-18 mesi.

LA REDDITIVITA’
“La debole redditività delle banche tedesche si ridurrà ulteriormente in quanto il margine di interesse diminuirà” ha commentato in una nota Bernhard Held, Senior Credit Officer di Moody’s.

I TIMORI
“Le banche commerciali tradizionali e in particolare le istituzioni che si finanziano con i depositi faticheranno a guadagnare sui loro costi nel contesto di tassi bassi, anche se le rettifiche sui crediti sono particolarmente basse”. Le piccole banche che si finanziano con i depositi, aggiunge Moody’s, “saranno le più colpite”.

I CASI DEUTSCHE BANK E NORDLB
azioni deutsche bankAZIONI DEUTSCHE BANK
Il caso NordLb, evidentemente, oltre che le difficoltà di Deutsche Bank sono segnali di un irrigidimento sistemico del comparto creditizio in Germania che ora inizia a preoccupare anche gli analisti, visto quanto emerge dal commento dell’agenzia di rating.

LE CRITICHE DELLE BANCHE TEDESCHE
Il sistema finanziario tedesco è stato tra i più critici nei confronti della politica di tassi negativi della Bce, contro cui hanno alzato la voce colossi del calibro di Deutsche Bank, Allianz e Commerzbank
deutsche bank 5DEUTSCHE BANK 5

LA POLITICA BCE
Gli esperti hanno puntato il dito contro la politica monetaria della BCE, che non solo ha reintrodotto il Quantitative Easing, ma ha altresì tagliato i tassi di interesse sui depositi dal -0,4% al -0,5%.

L’ANALISI DEL SOLE 24 ORE
Ha commentato nei giorni scorsi il Sole 24 Ore: “Il sistema bancario europeo, e in particolare quello tedesco, sta perdendo colpi rispetto all’agguerrita concorrenza delle grandi banche americane e in prospettiva arrancherà quando dovrà fronteggiare i colossi cinesi.

Con l’aggravante che Brexit priverà la Ue del suo più grande centro finanziario quando ancora non c’è la Capital Market Union, l’M&A bancario transfrontaliero è fermo, la redditività delle banche è, salvo rare eccezioni, bassa e il severo rallentamento della crescita economica non lascia ben sperare. Completare, e alla svelta, l’Unione bancaria e del mercato dei capitali è dunque una strada obbligata per rafforzare la stabilità finanziaria e rendere più competitive le banche europee: a questa conclusione è giunta infine ora la Germania”.

Fonte: qui

OCCHIO PERCHÉ STAVOLTA LA CRISI ARRIVA DALLA GERMANIA/1 
TREMONTI: ''QUANDO ESPLOSE LA CRISI GRECA, JUNCKER MI CHIESE DI USARE IL FONDO SALVASTATI PER SALVARE LE BANCHE FRANCESI E TEDESCHE ESPOSTE SU ATENE. LORO ERANO A RISCHIO PER 200 MILIARDI, NOI PER 20. LA RISPOSTA FU: SÌ, MA PESANDO LA CONTRIBUZIONE IN BASE AL RISCHIO DELLE BANCHE E NON AL PIL. LÌ SI ARRIVÒ ALLO SCONTRO, LÌ PARTIRONO GLI SPREAD. VOLEVANO I NOSTRI SOLDI E NON VOLEVANO SI PARLASSE DI CRISI BANCARIA. OGGI, AL POSTO DELLA GRECIA, CI SONO DI NUOVO BANCHE TEDESCHE. PER QUESTO SPINGONO PER LA RIFORMA DEL MES''
Martino Cervo per “la Verità

A sentire l' ex ministro Giulio Tremonti, la vicenda del Mes sta prendendo la forma di una tragedia shakespeariana. Anche per questo, il professore risale al passato per arrivare al presente. La tempesta, atto secondo: «What' s past is prologue»: serve (anche) il Bardo per spiegare la riforma del fondo salvastati.

giulio tremontiGIULIO TREMONTI
«Come nel passato», argomenta, «ancora oggi, più che un problema di bilanci pubblici pare un problema di bilanci bancari». Della passeggiata di Deauville, dove nel 2010 Angela Merkel e Nicolas Sarkozy avevano condannato la Grecia coinvolgendo i privati nella ristrutturazione del debito, prima di Banca d' Italia aveva parlato proprio Tremonti in Uscita di sicurezza (2012). E ora usa l' amara ironia di chi non è sorpreso.

«Ma come, ci è stato detto da ogni parte che l' euro è stato "salvato"! Un salvataggio con cui sarebbe iniziata l' età dell' oro... Com' è che, salvato l' euro, qualcuno pensa sia necessario salvare di nuovo il sistema finanziario? Com' è che l' iniziativa viene, tanto per cambiare, dalla Germania felix? È gestione di rischi nei bilanci pubblici o di rischi in quelli bancari?».

La risposta, professore, è nella domanda.
«Un' ipotesi che potrebbe essere fatta è proprio che oggi si reciti di nuovo la storia di Deauville: come allora, la crisi non è causata dai bilanci pubblici ma dai bilanci bancari, soprattutto dalle parti della Germania. Si tratta di criticità di bilancio che non sono solo industriali e strutturali, ma che derivano anche dal drammatico problema di trasferire da Londra in Germania i "book" dei derivati dopo la Brexit. Ma bisogna fare un passo indietro, e tornare nel 2008».

Lei era appena rientrato al Tesoro.
giulio tremonti silvio berlusconi 1GIULIO TREMONTI SILVIO BERLUSCONI 
«Il governo italiano, nella primavera di quell' anno, era l' unico che fin dal programma elettorale aveva previsto l' arrivo della "crisi". Sulla Northern Rock - banca con la coda agli sportelli -, alla domanda italiana, da me fatta in Eurogruppo e in Ecofin nel maggio, "Come gestite questa crisi? Cosa fate se il governo del Regno unito interviene?", la risposta fu: "Li sanzioneremo: pianificano un aiuto che fa eccezione rispetto alla regola del mercato".

A novembre, l' eccezione vietata era diventata la regola applicata: questo per dire del grado di lucidità e di visione che a quel tempo c' era da parte di Commissione, Bce e ministri...
Non solo: il nostro governo segnalava come nei trattati europei non fosse previsto l' evento della "crisi", intesa come rottura di paradigma. Eppure essa iniziava, chiara (chiara a noi, meno agli altri). Ma la parola stessa in quelle norme non c' era: nei trattati era previsto il bene, e non il male. Il matrimonio era contratto solo nella buona sorte: ideologicamente, era esclusa quella cattiva».

Quindi?
MERKEL JUNCKER1MERKEL JUNCKER1
«In questo contesto nasce, su proposta italiana, il primo Fondo salvastati europeo. In assenza di trattato, fu regolato con atto privato. Il reato è prescritto, ma arrivò il notaio a prendere le firme nella notte in Eurogruppo nel 2010. Dal mio punto di vista, quella doveva essere la base per gli Eurobond. Il messaggio trasmesso all' esterno fu comunque molto positivo: era l' Europa che agiva in termini unitari».

Qualcosa andò storto, poi.
«Ci fu la crisi del 2011, che non fu una crisi causata dai bilanci pubblici (e certo non dal bilancio italiano, come certificato da Bankitalia nelle sue considerazioni annuali), ma una crisi bancaria tedesca e francese. Cosa che poi - dopo aver straziato la Grecia - venne riconosciuta da due componenti della Troika: Fmi e Commissione. Il terzo, la Bce, non si è ancora pronunciato. Eppure si trattava di banche...».
Torniamo alla crisi.
«A partire dalla fine del 2011, il fondo ha perso la funzione politica originale, per essere inserito nella cabala "tecnica" dei vari Ltro, Omt, Brrd, Esrb, Npl, Erf, Adr, Esbies...».
Klaus ReglingKLAUS REGLING

E oggi? Le modifiche che stanno spaccando il governo si inseriscono qui?
«La cosa poco considerata è che anche le banche possono accedere al fondo. Non solo: l' ipotesi in discussione affida un enorme potere alla tecnostruttura. Approfitta del vuoto politico della Commissione e attribuisce un potere smisurato al direttore generale: un tedesco».

Lei conosce Klaus Regling, capo dell' Esm?
«Sì. Mi ricorda quello che diceva Ciano di Ribbentrop: ha una forma del cranio che fa male all' Italia».

Dunque sono giusti gli allarmi levatisi in questi giorni?
«I meccanismi per giudicare i debiti sovrani contenuti nella riforma sono così autocratici e imperscrutabili da fare venire nostalgia delle agenzie di rating, che al confronto sembrano più razionali e trasparenti. Vedo che la presidenza italiana, in vista del vertice di dicembre, confida nello scambio tra "riforma" e "pacchetto". In realtà per noi il pacchetto è ancora più avvelenato del trattato, perché produce automatici, devastanti effetti tanto sulle banche e quanto sul debito. Entrare a Palazzo Berlaymont, a Bruxelles, con quel "pacchetto" equivale a presentarsi alla Commissione come un kamikaze».

Ma cos' è accaduto? Perché l' Italia ha condiviso un iter così dannoso?
giorgio napolitano mario montiGIORGIO NAPOLITANO MARIO MONTI
«I trattati presuppongono una prima fase di lavoro misto tecnico-politico (Eurogruppo ed Ecofin), poi una fase politica vera e propria nel Consiglio intergovernativo, infine - sempre in ambito politico - le ratifiche nei Parlamenti. Fin dal principio, in questo cammino è necessario combinare la capacità, o forza, politica con la tecnica. Se ne manca, o è scarsa una delle due, salta tutto. Ora, quando si sente dire che all' Ecofin l' Italia ha fatto benissimo Forse si vuole dire che chi c' era va assolto per non aver compreso il fatto».

Professore, ma l' Italia a questo punto che margini ha?
Cosa deve fare?
«Di certo non deve votare sì, né invocare il famoso "pacchetto" kamikaze. Approvare e rimettersi al voto in Aula significa sottoporsi, come governo, al rischio che l' Aula stessa dica no, devastando l' immagine del Paese. E il rinvio non serve obiettivamente a nulla».

Ritiene positivo che sia esploso il tema politico dopo mesi di un percorso opaco e trascurato da gran parte dell' opinione pubblica?
«Molto positivo. Non c' è un Paese europeo oltre al nostro in cui questi temi vengano trattati come arcana imperii, come invece vediamo qui. L' unica cosa positiva è proprio che ne parli la politica, contrariamente a quanto è accaduto nel periodo dei governi Monti e successivi. Una volta, in ambito sovranista, si diceva "Umano, troppo umano". Ancora fino a qualche tempo fa, era di moda: "Europeo, troppo europeo". Chi dovrebbe difendere l' Europa, oggi sembra smentire la democrazia».

Ma c' è dolo in questo?
licenziamenti a deutsche bank 8LICENZIAMENTI A DEUTSCHE BANK 
«Guardi, se chi governa non capisce, è grave; se capisce e non denuncia, è peggio. Apprezzo che molti, ora, si rendano conto dei rischi. Ma prima dov' erano? E poi, anche adesso, troppi reagiscono, ma preoccupandosi degli effetti a valle e non comprendendo le cause. Ancora: banche straniere, e non finanza pubblica italiana».

Lei non cita mai Deutsche bank, ma sono queste le "cause" a cui guardare?
«Perché l' impulso per questa riforma emerge dal lato tedesco? L' analogia con il 2011 mi sembra impressionante: ancora una volta, come allora, si cercano cause alternative della crisi, si cercano cioè colpe esterne».

Non dice così per nostalgia del governo di cui era ministro?
«Quando esplose la crisi greca, Jean Claude Juncker mi chiese di usare il Fondo salvastati per salvare le banche francesi e tedesche esposte sulle Grecia. Loro erano a rischio per 200 miliardi, noi per 20. La risposta fu: sì, ma pesando la contribuzione dei singoli Stati in base al rischio delle banche e non al Pil. Lì si arrivò allo scontro, lì partirono gli spread. Volevano i nostri soldi e non volevano si parlasse di crisi bancaria. Oggi, al posto della Grecia, ci sono di nuovo banche tedesche. Allora avevano la quinta colonna al Quirinale, e Mario Monti a Palazzo Chigi».

Addirittura.
GIUSEPPE CONTE MARIO MONTIGIUSEPPE CONTE MARIO MONTI
«Tra i primi atti di Monti ci fu quello di autodenunciare una crisi di bilancio che non c' era, e in questo modo mascherare una crisi bancaria straniera che invece c' era.
Quindi, usare i nostri soldi per fare il "salvataggio forestiero"».

Sta dicendo che Conte è il nuovo Monti?
«Sono figure un petit différent...».

Fonte: qui

sabato 28 settembre 2019

USCIRE DALL’EURO PER SALVARE L’EUROPA. Cominciano a dirlo gli europeisti.

“E’ gran tempo che Macron dica ai francesi, ai tedeschi, e a  tutti gli  europei che il futuro del progetto europeo esige l’uscita dall’euro”.
Questo il punto centrale di un articolo dal titolo: “Zona euro: Macron ha bisogno del coraggio di De Gaulle”.
L’autore è Stefan  Kawalec, un economista  e  politico polacco che è stato vice-ministro delle Finanze a   Varsavia dal ’91  al ’94: il co-autore del “Piano Balcerowic”, la “terapia-d’urto” che ha fatto passare la Polonia dal sistema socialista a quello privatista  di  mercato  con tutte le conseguenze sociali immaginabili. E’ dunque un “super-europeista”, ideologicamente ferreo. Eppure adesso  sta implorando Macron, in quanto capo del secondo Stato più forte  e influente nella UE, di convincere la Germania di uscire per prima dall’euro, nel quadro di un ritorno ordinato alle monete nazionali.  Dopo aver rapidamente dimostrato che l’euro ormai rallenta  tutte le economie e penalizza senza speranza di ripresa le regioni più sfavorite(Germania Est e Italia del Sud),  Kawalec continua:
“Ci sono molti giustificati timori giustificati legati ad un’esplosione dell’euro, ma esiste una strategia”.  Elaborata da diversi economisti della UE, che  “hanno firmato  un Manifesto  per la Solidarietà Europea”,  che appunto  consiglia  “come prima  tappa l’uscita dei paesi più competitivi, anzitutto la Germania”; il che “scongiurerebbe il panico bancario nei paesi meno competitivi, se fossero  loro i primi a uscire.  La strategia di uscita ordinata e  non traumatica è  descritta, dice, nel saggio “The Economic Consequences of the Euro and the Safest Escape Plan”, scritto da lui stesso, S. Kawalec, E. Pytlarczyk, K. Kamiński.

In fondo quello che Kawalec scrive è meno stupefacente del “dove”  ha potuto dirlo: su L’Opinion,   periodico macroniano per eccellenza.  E non è  il solo segnale che di un ripensamento negli ambienti  europeisti per ideologia o perché  ne sono favoriti.
L’euro sta distruggendo  l’Europa, la nostra prosperità …  e le nostre banche”  –  E stavolta l’acuto è lanciato da due economisti tedeschi  che sono anche operatori sui mercati finanziari, Marc Friedrich e Mathias Weik.  “E’ giunto il momento di chiudere l’euro”, proclama il titolo del loro articolo su Focus.
Se la prendono ovviamente con le ultime decisioni di Draghi, i tassi d’interesse negativi e  l’ultimo quantitative easing inutile.  “La BCE manterrà bassi i tassi di interesse per molti anni”, scrivono: ” È il tentativo disperato di mantenere in vita l’euro  con denaro a basso prezzo. È ovvio che la valuta comune non funziona. È tempo di pensare alla fine prima che tutto peggiori”.
“Le conseguenze della politica della BCE sono serie”, strillano i due: “ Chi risparmia viene punito. Chiunque farà debiti sarà premiato. Se le persone in Germania iniziano effettivamente a consumare non solo i loro risparmi, ma anche per fare debiti e quindi non coprire più per la vecchiaia, allora ci verrà un’ondata di povertà, che supera ogni immaginazione. Chiunque accetti questo per mantenere in vita l’euro condannato non è solo inimmaginabilmente irresponsabile, ma anche altamente antisociale”.
Dopo questa prospettiva catastrofica per i risparmiatori tedeschi, i due  ammettono:
“L’euro separa l’Europa, piuttosto che unificarla. L’euro è troppo debole per la Germania e troppo forte per i paesi dell’Europa meridionale. Affinché i paesi dell’Europa meridionale possano riguadagnare  competitività, dovrebbero svalutare le proprie monete; impossibile nell’interesse dell’Eurozona. Di conseguenza, i paesi dell’Europa meridionale non saranno mai in grado di compiere progressi economici sotto l’euro,  qualunque massa di denaro  venga trasferita dal Nord al Sud Europa”.
Non è vero quello che dice la propaganda europeista, che l’euro  è una valuta stabile. “ Dalla sua introduzione, ha già perso il 30 percento del suo potere d’acquisto  a causa dei bassi tassi”.
“Le nostre previsioni:
Non appena la recessione nella zona euro avrà pieno effetto, i tassi di interesse continueranno a essere notevolmente ridotti
  • I programmi di acquisto sono aumentati drasticamente
  • le passività Target2 della Germania strapperanno il segno di un trilione di Euro
  • Sempre più banche in Europascompariranno dalla scena e le grandi banche europee perderanno completamente il collegamento con la cima del mondo
  • Le bolle del mercato finanziario continuano gonfiare: azioni, obbligazioni, ETF e proprietà immobiliari…
Conclusione (rullo di tamburi):

“Il Dexit è  meno costoso a lungo termine”

Comunque,  “L’euro non sopravviverà a una seconda recessione e la BCE non sarà in grado di assorbirla. Quando finalmente nei politici prevarrà la consapevolezza che un  Dexit dall’Eurozona sarà sicuramente la soluzione a lungo termine meno costosa? Ora è il momento di gestire l’euro in modo controllato, perché se l’euro collassa senza controllo, i costi, sia sociali che monetari, saranno molte volte più alti”.
Sembra quasi che i due  si siano consultai col polacco. Fatto sta che da vari segni, si ha l’impressione che gli economisti tedeschi preparino i media e l’opinione  pubblica alla fine dell’euro.
E  basta: chi vuole uscire  dalla UE deve poterlo fare”,  sbotta Hans Werner Sinn, l’ex presidente dell’IFO, spezzando la sua   influente lancia a favore della Brexit – e contro Bruxelles, che sta rendendo  l’uscita del  Regno Unito  un processo punitivo,  per dare una lezione ad altri tentati di uscire.
Thomas  Mayer,  fondatore del Flossbach von Storch Research Institute, spiega con perfetta onestà intellettuale  perché ll’Italia, non potendo né svalutare né fare debito, è condannata nell’euro all’estinzione  – o alla rivolta populista,
Un altro economista importante,  Achim Trueger, membro del Consiglio tedesco di esperti economici,  e sul Welt (mainstream), spara a zero sulla politica di “zero nero”  – il bilancio in pareggio –  del governo Merkel:   ” Il freno al debito  è una politica sbagliata e falsa, che poteva andare solo col bel tempo. Adesso arriva la recessione.  L’unione monetaria non è ben preparata per la prossima crisi, ed è proprio in questa situazione che abbiamo un paese con l’Italia in cui la situazione politica non è stabile.  Solo la politica di bilancio  – attraverso ulteriori spese statali o tagli alle tasse  – può sostenere l’economia. Se questo fallisce a causa del disaccordo politico, una crisi potrebbe  intensificarsi  –   e quindi la zona euro e quindi la stessa valuta comune sono in pericolo”.

“Il capitalismo rentier sta distruggendo la democrazia”  (e lo  scrive il Financial Times)

C’è di più. Anche in Usa e Regno Unito, ripensamenti  critici  del capitalismo terminale imperante stanno avendo luogo nei templi stessi dell’ideologia del mercato globale:  la scuola di Chicago, il Financial Times…

Martin Wolf: why rigged capitalism is damaging liberal democracy

Questo capitalismo truccato sta distruggendo la democrazia  liberale”, ha scritto proprio   sul Financial Times nientemeno che Martin Wolf,, il suo massimo guru del liberismo Globale.   Che cosa è il capitalismo col trucco? “E’ il capitalismo rentier”.  Quello dei Benetton in Italia, padroni delle autostrade  ex pubbliche. Quello delle mega-imprese che sono diventate monopoli privati, e perciò hanno eliminato ogni concorrenza, e “fanno il prezzo” dei servizi  che offrono, estraendo una “rendita” indebita, sempre più grande.
Negli ultimi quarant’anni, esordisce Wolf, proprio negli Stati Uniti  (avanguardia del liberismo) abbiamo visto verificarsi l’empia trinità:  grandi shock finanziari, aumento delle disuguaglianze e rallentamento della produttività”.
La gente  – gli elettori si alienano da questo capitalismo,  perché dà sempre   meno  alla gente comune.  “Fra il 1948  e il  1973, il reddito familiare reale mediano negli Stati Uniti è aumentato del 3% ogni anno.  A quel ritmo, c’era una probabilità del 96% che un  figlio avesse  un reddito più alto rispetto ai suoi genitori. Dal 1973, la famiglia mediana ha visto crescere il proprio reddito reale solo dello 0,4 per cento all’anno. . . Di conseguenza, il 28% dei bambini ha un reddito inferiore rispetto ai loro genitori “.
Quanto al  calo della produttività, i media  “europeisti” ci fanno  credere che è  un problema dell’Italia e degli italiani. Martin Wolf mostra invece che tutti i  paesi sviluppati, dalla Germania al Giappone, dal Regno Unito agli Usa, la  produttività  è calata: e in modo imponente dal  2010.  Le delocalizzazioni, e lì immigrazione che diminuisce i salari reali (a fa scadere la qualità del lavoro) c’entrano, ma fino a un certo punto.  E’  quasi stupefacente leggere  sul Financial Times   chi viene additato come   colpevole.  “La finanza ha un ruolo chiave. Il livello di sviluppo finanziario è buono solo fino a un certo punto, dopo di che diventa un freno alla crescita e che un settore finanziario in rapida crescita è dannoso per crescita aggregata della produttività ”.
Produttività cala in tutti i paesi sviluppati. Effetto imprevisto della finanza selvaggia.
Si legge questa inaudita espressione:
La  finanza tende  a metastatizzare come un cancro….la capacità del settore finanziario di  creare credito e denaro finisce  per finanziare le proprie attività, redditi e (spesso illusori) profitti”. La dittatura della finanza sull’economia reale produce  “una diversione di risorse umane di talento in  direzioni improduttive e inutili”.
Questo capitalismo globale,  finanziario, è truccato anche in un altro senso: elude ed evade le  tasse  nei paesi sviluppati,  ponendo la loro sede fittizia nei paradisi fiscali.  “Le società statunitensi dichiarano  un profitto sette volte maggiore nei piccoli paradisi fiscali (Bermuda, Caraibi britannici, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Singapore e Svizzera) rispetto a sei grandi economie (Cina, Francia, Germania , India, Italia e Giappone). Questo è ridicolo”.

Sei multinazionali  statunitensi dichiarano profitti sette volte maggiore nei piccoli paradisi fiscali (Bermuda, Caraibi britannici, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Singapore e Svizzera) rispetto a sei grandi economie (Cina, Francia, Germania , India, Italia e Giappone)
Dopo aver predicato per cinquant’anni la “deregulation” e il capitalismo senza confini, ora il Tempio comincia ad ammettere che il capitalismo va regolato,  che  – forse – occorre ritornare alla legislazione anti-trust che  negli anni ’30 obbligò le mega-corporations diventate monopoli privati, a spezzarsi in imprese  più  piccole.

E la Chicago School cambia dottrina

Abbiamo bisogno di un’economia capitalista dinamica che dia a tutti la convinzione giustificata di poter condividere i benefici. Ciò che sembriamo sempre più avere invece è un capitalismo instabile, un indebolimento della concorrenza, una debole crescita della produttività, un’elevata disuguaglianza e, non a caso, una democrazia sempre più degradata”, conclude Wolf.
Ma ancor  più stupefacente  è  quel che è avvenuto alla Università di Chicago: il supremo tempio  del dogma liberista assoluto, monetario e globale,  e  quindi “la  culla intellettuale del consenso anti-trust degli ultimi 4 decenni” –  come ha scritto il New York Times: la scuola  che  ha sempre difeso la libertà del capitale e la sua  “efficienza” , anche gettando l’anatema (della sua facoltà di legge) contro ogni pulsione a  criticare i monopoli privati, tipo  Google, Amazon, Facebook .
Ebbene: quale sensazione, durante la convocazione degli studenti nel giugno scorso, sentire  “uno  dei principali economisti della scuola”, incaricato  del  saluto,  lanciare “un grido di battaglia contro i monopoli tecnologici”,  i giganti digitali, che sono più potenti degli Stati, dei legislatori, e che dispongono di troppi dati su ciascuno di noi e se  li vendono…”Bisogna regolamentare”, bisogna  varare nuove leggi antitrust, ha detto sostanzialmente il professore.

“Ciò che ha reso sorprendente il discorso entusiasmante non è stato quello che ha detto, ma dove lo ha detto”, ha commentato elettrizzato il giornalista del  New  York Times: una violazione del dogma nel Vaticano del liberismo.
Luigi Zingales. Ha scandalizzato la Chicago School .
Ad aumentare il nostro stupore come italiani è apprendere che quell’economista “dei più importanti” che ha violato il dogma, altri non è che Luigi Zingales, padovano, 52 anni.   Colui che si mise con Oscar Giannino nel partito “Fare per fermare il Declino”  per sostenere Mario Monti   – attraverso il più assoluto liberismo imposto sulle nostre povere teste – e che poi sparò su Oscar Giannino  rivelando che  la  pretesa del giornalista di essere un laureato della Chicago Business School era una delle sue menzogne. Oggi, sarà bene che Giannino venga avvertito:  la Scuola di Chicago sta propiziando il “cambio di paradigma”  sul  capitalismo e la sua re-regolamentazione. Fra poco questo pensiero verrà di moda anche  da noi .  Il liberismo alla Giannino non si porta più.
Ed il nostro governo rischia di essere l’ultimo a difendere l’euro….
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