9 dicembre forconi: Venezia
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lunedì 25 novembre 2019

IL CONSORZIO VENEZIA NUOVA CHIEDE AL MINISTERO LA CIFRA DI 413 MILIONI (GIÀ STANZIATA DAL CIPE) RISPARMIATA SUGLI INTERESSI BANCARI 2003-2018


L’IDEA E’ USARE QUEI SOLDI PER RISOLVERE LE CRITICITÀ DELL'OPERA, CONCLUDERE I LAVORI E METTERE IN MOTO LA FASE DI AVVIAMENTO 

SE IL MOSE NON VERRÀ TERMINATO NEI TEMPI INDICATI (FINE DICEMBRE 2021) NON SARÀ PER UNA QUESTIONE ECONOMICA… 

Giuseppe Pietrobelli per il “Fatto quotidiano”

moseMOSE
Venezia Il Mose ha un "tesoretto" da 413 milioni di euro. Una cifra enorme, frutto di risparmio sugli interessi bancari pagati nell' arco di una quindicina di anni, a suo tempo stanziata dal Cipe. Adesso i commissari del Consorzio Venezia Nuova hanno chiesto al ministero delle Infrastrutture di poter entrare in possesso della somma che lo Stato ha trattenuto, non essendo stata spesa. Intendono usarla per risolvere le numerose criticità dell' opera, per concludere i lavori e mettere in moto la fase di avviamento.

La notizia è nuova, visto che è stata scritta per la prima volta nel bilancio d' esercizio 2018, firmato a settembre dai commissari Francesco Ossola e Giuseppe Fiengo. E dimostra che i soldi per finire il Mose ci sono tutti. Perchè oltre ai 413 milioni ora oggetto di una trattativa (ma è prevedibile un braccio di ferro) con il ministero, il programma finanziario già prevedeva lo stanziamento (dal 2017 al 2024, in tranches diverse) degli ultimi 221 milioni per arrivare a quota 5 miliardi 493 milioni di euro, la somma ufficiale, il costo, "chiuso" di tutta l' opera. Se il Mose non verrà terminato nei tempi indicati (fine dicembre 2021) non sarà, quindi, per una questione economica.

Da quale cilindro escono quei 413 milioni di euro ancora virtuali? I commissari Cvn hanno avviato l' istruttoria per ottenere dal Mit "l' utilizzo di somme residuali derivanti da contributi pluriennali a suo tempo già assegnate dal Cipe al Sistema Mose: tali somme, attualizzate, ammonterebbero a circa 413 milioni di euro".

DENTRO IL MOSE DI VENEZIADENTRO IL MOSE DI VENEZIA
Come è possibile che una cifra del genere sia stata stanziata e non spesa? Dal 2003 al 2018 il Cipe aveva previsto lo stanziamento pluriennale di contributi per 3 miliardi 390 milioni di euro. Una cifra spalmata in 15 anni. Il che ha comportato problemi di liquidità e di anticipi, risolti con affidamenti da parte di Cassa Depositi e Prestiti, Banca Europea per gli Investimenti bancari e Dexia, un gruppo finanziario franco-belga. Il volume degli investimenti (quota capitale) era previsto in 2 miliardi 547 milioni di euro, gli interessi in 842 milioni di euro.

Questo dimostra come il Mose si sia rivelato un affare non solo per le imprese costruttrici, ma anche per chi ha concesso mutui o prestiti. La realtà è stata però meno onerosa dei preventivi. In questo arco di tempo gli interessi pagati sono stati molto inferiori, raggiungendo quota 323 milioni. E quindi si è determinata una differenza pari a 520 milioni di euro. Il tesoro è questo. Nel bilancio i commissari indicano 413 milioni perchè anche in questo caso c' è un' incidenza della quota interessi.
IL MOSE DI VENEZIAIL MOSE DI VENEZIA

La scoperta dei soldi tenuti nelle pieghe dei bilanci dello Stato non altera il monte totale del costo del Mose. Ma come verranno spesi quando Cvn riuscirà a incassarli? La risposta è contenuta nel bilancio 2018. "Nel corso degli ultimi anni sono state evidenziate criticità che richiedono la realizzazione di interventi di sistemazione, adeguamento, riprogettazione e rifacimento, oltre alla manutenzione delle parti realizzate". I capitoli sono diversi. Si va dalla ruggine riscontrata sulle cerniere delle paratoie, ai sedimenti portati dalle maree che hanno impedito la sollevazione totale delle dighe mobili. Dall' adeguamento di una nave per la posa delle paratoie, all' umidità nei locali subacquei e nelle gallerie per mancanza degli impianti di condizionamento. Naturalmente, le cause alle imprese negligenti dovranno accertare il diritto ad eventuali rivalse.

"Nell' ambito delle finalità dell' atto di completamento sottoscritto nel 2017 e del piano a finire da esso delineato, il Provveditorato e gli amministratori straordinari hanno individuato una serie di attività e di interventi strettamente correlati con il completamento dell' opera che richiederebbero immediata copertura finanziaria".

IL MOSE DI VENEZIAIL MOSE DI VENEZIA
Per ultimare il Mose manca circa il 6% dei lavori. Come ha spiegato l' ingegnere Alberto Scotti, il progettista, la quota è costituita in parte da impiantistica elettromeccanica. Su questo fronte si sta operando con gli appalti messi in gara, anche per ordine dell' Unione Europea che a suo tempo aveva contestato (per mancanza di concorrenza) l' affidamento diretto alle tre imprese principali del Mose, Mantovani, Condotte e Fincosit, uscite di scena per gli scandali e per crisi gestionali.

Ma c' è una buona parte (valore 300 milioni di euro) che, avvalendosi dell' affidamento diretto, nel dicembre 2018 i commissari hanno assegnato a due consorzi composti da ditte locali, soprattutto venete, che già avevano una quota parte in Cvn. Si tratta di Kostruttiva (sorta sulle ceneri della coop rossa Coveco, coinvolta nello scandalo e rinnovatasi) e di San Marco. Ad entrambi progettazioni e realizzazioni per circa 150 milioni.
PORTO DI MALAMOCCO MOSEPORTO DI MALAMOCCO MOSE
"A noi spettano opere edili e compensazione ambientale. - spiega Devis Rizzo, presidente di Kostruttiva - Il commissariamento è stato un punto di svolta, una cesura rispetto alle condotte illecite, un presidio di legalità a fronte della 'cupola' che agiva in precedenza". Un esempio? "Siamo tornati alle marginalità lecite, che sugli appalti pubblici sono del 4-5%. Le grandi aziende del Cvn guadagnavano anche il 40-50, con fatture false e bilanci fasulli".

E la politica? "Dovrebbe approfittare del tempo che manca all' ultimazione del Mose per progettare, con la stessa logica di rigore e trasparenza, la fase di gestione futura su cui ci sono già tanti appetiti". Infatti si calcola che far funzionare il Mose possa costare 100 milioni di euro all' anno.

Fonte: qui

mercoledì 21 agosto 2019

Entro il 2050 il Mediterraneo potrebbe salire di 20 centimetri

Ingv, nel 2100 a Venezia acqua più alta fra 60 e 82 centimetri

Ansa - Il livello del Mar Mediterraneo potrebbe salire in media fino a 20 centimetri entro il 2050 e fino a 57 centimetri entro il 2100. Fra gli scenari più critici la laguna di Venezia, dove si stima che nel 2100 il livello medio del mare sarà più alto rispetto ad oggi tra i 60 e gli 82 centimetri. Lo indica lo studio pubblicato sulla rivista Water da Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), l'olandese Radboud University e l'università della Sorbona.
Gli studiosi hanno calcolato come potrebbe aumentare il livello del mare nel 2050 e nel 2100 utilizzando i dati di nove stazioni mareografiche poste nel Mediterraneo centro-settentrionale, che ne misurano il livello a partire dal 1888, combinati con le proiezioni elaborate dal Gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (Ipcc) e con le misure relative all'abbassamento del suolo (subsidenza) per cause naturali o dovute ad attività umane, ottenute con il Gps.
Lo studio ha previsto due scenari possibili.
In quello più critico "si potrà verificare entro il 2050 un aumento massimo del livello medio del mare di circa 20 centimetri, mentre nel 2100 si potranno raggiungere 57 centimetri circa", rileva Marco Anzidei, dell'Ingv, coautore dello studio e coordinatore del progetto europeo Savemedcoasts che ha finanziato la ricerca. 
Secondo lo scenario meno critico, prosegue il ricercatore, "nel 2050 si potrà avere un aumento di 17 centimetri e nel 2100 di 34 centimetri".

Secondo Antonio Vecchio, della Radboud University, "a livello locale le fluttuazioni del livello marino possono contribuire fino al 9% della variazione totale attesa, mentre subsidenza e variabilità nel loro insieme sono responsabili di circa il 15% della variazione del livello del mare. Nella laguna di Venezia, per esempio, la subsidenza accelera l'effetto dell'aumento del livello marino". Lo studio mostra inoltre, conclude Anzidei, che "lungo le coste basse e subsidenti il mare tende a sommergere tratti più o meno ampi in maniera più veloce rispetto alle zone non subsidenti".

giovedì 6 giugno 2019

SAPETE CHE LE 203 NAVI DA CROCIERA IN EUROPA INQUINANO VENTI VOLTE DI PIÙ DI TUTTE (TUTTE) LE AUTO DEL CONTINENTE, CHE SONO 260 MILIONI

IL PORTO DI VENEZIA È IL PIÙ INQUINATO IN ITALIA, E OGNI VOLTA CHE UNA NAVE ENTRA NELLA LAGUNA CREA UNO TSUNAMI CHE HA DEVASTATO I FONDALI: LE FOTO DEL CNR


VENEZIA, COS’ LE GRANDI NAVI HANNO MODIFICATO I FONDALI DELLA LAGUNA

Sandro Orlando per www.corriere.it

cnr i disastri delle grandi navi sui fondali di venezia 3CNR I DISASTRI DELLE GRANDI NAVI SUI FONDALI DI VENEZIA 
Ogni volta che una nave lunga oltre 300 metri entra dalla bocca di Malamocco, con la sua stazza a volte anche superiore alle 100 mila tonnellate, sui fondali della laguna si scatena un mini tsunami. Un maremoto che solleva montagne di sedimenti e detriti, sospingendoli in tutte le direzioni e lasciandoli in parte in sospensione, prima che le maree le buttino fuori dalla laguna, in mare aperto.

Gli effetti di queste navigazioni sono ora visibili nelle immagini che l’Ismar, l’Istituto di scienze marine del Cnr di Venezia, ha «scattato» nelle profondità della laguna servendosi di un ecoscandaglio ad alta risoluzione. «Fotografie acustiche», pubblicate dalla rivista Scientific Reports (Nature), che descrivono con precisione quale sia l’impatto sull’ecosistema lagunare di questo traffico marittimo: con un migliaio di grandi navi da crociera che ogni anno transitano davanti al bacino di San Marco, per poi costeggiare Punta della Dogana e infilarsi nel canale della Giudecca – in manovre complicatissime, come ha confermato per l’ennesima volta la collisione domenica scorsa della Msc Opera con un battello in prossimità del molo di San Basilio; oltre a più di tremila navi cargo che vanno su e giù per il cosiddetto canale dei Petroli tra Malamocco e Marghera, e un numero imprecisato di vaporetti, barche e barchini.
cnr i disastri delle grandi navi sui fondali di venezia 2CNR I DISASTRI DELLE GRANDI NAVI SUI FONDALI DI VENEZIA 

Il risultato sono fondali martoriati da crateri, buche e solchi scavati da chiglie o eliche, come se la laguna fosse stata sottoposta a massicci bombardamenti. Ma il danno peggiore è costituito dalla continua erosione dei fondali, ormai ridotti a una piastra inerte e senza vita, sempre più profonda. Perché le onde supersoniche generate dal passaggio di questi grattacieli del mare in acque profonde a volte appena una decina di metri – spiega l’oceanografo Andrea Bergamasco, del Cnr di Venezia – smuovono dai fondali masse enormi di sedimenti, che poi le maree spingono nell’Adriatico. Così che ogni anno almeno un milione di metri cubi di materiali vengono trascinati fuori dalla laguna; e con la profondità aumenta anche la forza di maree e correnti.
cnr i disastri delle grandi navi sui fondali di venezia 1CNR I DISASTRI DELLE GRANDI NAVI SUI FONDALI DI VENEZIA 

E come se non bastasse poi ci sono i rifiuti. Fabio Trincardi, direttore dell’Ismar-Cnr, parla di «una terra dei fuochi subacquea» emersa dai rilevamenti effettuati con l’ecoscandaglio: «Sul fondo dei canali abbiamo trovato di tutto, vecchie barche, copertoni, rottami ed elettrodomestici. Per incuria, dolo o inconsapevolezza c’è ancora chi pensa alla laguna come ad una discarica, tanto non si vede. Ora invece possiamo vedere tutto».


2. GRANDI NAVI, UNA SCIA DI SMOG: VENEZIA PORTO PIÙ INQUINATO
Estratto dall'articolo di Paolo Berizzi per ''la Repubblica''
Qui l'integrale:

Una scia nera, nerissima. Sparsa nei mari d'Europa e che si addensa ad ogni attracco in porto, oppure, come a Venezia - terza tra le 50 città europee portuali più inquinate e teatro dell'incidente della Msc - , quando i camini dei bestioni galleggianti violentano i canali spargendo i loro fumi tossici. (…) mentre i passeggeri a bordo se la spassano, gli abitanti delle città dove approdano i giganti del turismo marittimo respirano gas che causano tumori: ossidi di zolfo, azoto, particolato. Una bomba ambientale che passa sotto silenzio, offuscata dal business delle vacanze in nave.
quanto inquinano le grandi naviQUANTO INQUINANO LE GRANDI NAVI

Per capirci: 203 navi da crociera in Europa inquinano 20 volte più di tutte le automobili - sono 260 milioni - che circolano nel continente. Se poi si parla dell'Italia, i nodi vengono al pettine: siamo, insieme alla Spagna, il Paese europeo più colpito dalle emissioni delle grandi navi. Tra le 50 città di porto più inquinate d'Europa, 10 sono italiane. Al terzo posto c'è l'intasatissima Venezia, preceduta solo da Barcellona e Palma di Maiorca. A radiografare le esalazioni del turismo galleggiante - pochi giorni dopo l'incidente di Venezia - è un rapporto pubblicato da Transport & Environment e diffuso dall'associazione "Cittadini per l'aria". Repubblica ne anticipa i dati. Allarmanti.

Fonte: qui

lunedì 1 aprile 2019

A VENEZIA ESPLODE IL CASO DELLE CASE DELL'ATER DATE AI MILIONARI

12 RICCHISSIMI EREDITIERI E LIBERI PROFESSIONISTI DICHIARAVANO REDDITO ZERO PER AVERE LE CASE POPOLARI AD AFFITTO QUASI GRATIS NEL CENTRO DELLA CITTÀ STORICA 

IL GIOCHETTO ERA SEMPLICE, BASTAVA AVERE QUALCHE AMICIZIA IMPORTANTE E FARE UN'AUTODICHIARAZIONE DI POVERTÀ

ElisioTrevisan da ilgazzettino.it

veneziaVENEZIA
Più che furbetti sono maghi, con circa un milione di euro a testa di risparmi ma fantasmi per l'Ater veneziana. Almeno fino a poco tempo fa, perché ora l'Azienda territoriale per l'edilizia residenziale ha individuato i 12 casi più eclatanti della Città Metropolitana e ha avviato le pratiche per buttarli fuori dalle case popolari che occupano in barba a chi ha veramente bisogno di un tetto sulla testa.
aterATER





Sono lavoratori autonomi ufficialmente a reddito zero, oppure persone che hanno ereditato una fortuna e altre, ancora, che hanno accolto in famiglia un milionario; inoltre nelle case Ater, soprattutto del centro storico, ci sono pure nomi illustri, entrati molti anni fa forse, secondo i vertici Ater, per amicizie altrettanto influenti.

ISOLA SAN SERVOLO VENEZIAISOLA SAN SERVOLO VENEZIA
Oltre ai 12 appena individuati, l'Azienda territoriale nel solo Comune di Venezia ha più di qualche decina di casi meno gravi ma per i quali è necessario ugualmente intervenire: affittuari con conti correnti attorno ai 100 mila euro «che devono capire come il patrimonio pubblico sia tale per davvero e non invece un bene cui si ha diritto perché la nonna ci viveva dentro e poi anche la mamma» afferma Raffaele Speranzon, presidente dell'Ater di Venezia da metà dell'anno scorso che ha avviato una campagna di verifiche sui redditi e allo stesso tempo sulle condizioni degli appartamenti, ed ha iniziato a restaurarli per sanare il patrimonio e offrire alle giovani coppie la possibilità di rimanere nella propria città, in particolare nel centro storico di Venezia dove l'esodo di residenti è drammatico.
DEVONO ANDARSENE - Ora i 12 residenti individuati hanno 24 giorni di tempo per eventualmente mutare la propria condizione e poi, «applicando la legge regionale, procederemo con gli sfratti - annuncia il presidente -. E d'altro canto ci si chiede come facciano a non aver traslocato da tempo di propria iniziativa continuando invece ad abitare accanto a nuclei familiari che vivono con un'Isee annuo al di sotto di 20 mila euro (l'Indicatore della Situazione Economica Equivalente)». Questa è la situazione della maggior parte di chi vive nelle case Ater ha spiegato il presidente Speranzon intervenuto l'altra sera a una serata del Rotary Venezia Mestre, guidato da Claudio Scarpa, che ha dedicato l'anno sociale all'emergenza povertà.

Cos'è cambiato rispetto a qualche anno fa quando i maghi riuscivano indisturbati a nascondersi tra i poveri? La determinazione del nuovo presidente e l'occasione: «Fino a due o tre anni fa era sufficiente un'autocertificazione della condizione economica per ottenere un alloggio e poi era molto complicato controllare la veridicità delle affermazioni sottoscritte - spiega Raffaele Speranzon -. Ora invece possiamo triangolare i dati: Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza, conti correnti, proprietà immobiliari, auto di lusso e via di seguito. Per sfuggirci uno non deve dichiarare alcun reddito, non avere un conto in banca e non può spendere un centesimo. Si può fare ma è molto difficile».
VENEZIA FOTO REALIZZATA CON UN SOFTWARE DELLA SOCIETA RUSSA AIRPANOVENEZIA FOTO REALIZZATA CON UN SOFTWARE DELLA SOCIETA RUSSA AIRPANO

Il presidente dell'Ater veneziana riassume in una frase il suo programma: «Linea dura, rigida ma con una dose di buon senso». Duri e rigidi con chi è assolutamente fuori di ogni livello di reddito accettabile e dignitoso nei confronti della maggior parte degli ospiti, e allo stesso tempo equilibrati con la gran parte dei nuclei familiari che sono di poco sopra i limiti ammessi.
veneziaVENEZIA








«Ci sono molti abitanti dei nostri appartamenti, soprattutto anziani, che superano di poche migliaia di euro il limite dei 20 mila euro di reddito Isee. E per questi sto discutendo con la Regione Veneto per capire quale sia il limite vero, superato il quale sia opportuno buttare fuori la gente. Perché in primo luogo non sono benestanti, anzi, e poi rischierei di avere 1500 appartamenti improvvisamente vuoti, rimarrei senza tutti quei canoni, e dovrei restaurarli tutti per poterli rimettere a reddito». 

24 Marzo 2019

Fonte: qui

domenica 31 marzo 2019

VENEZIA E LA FARSA CONTINUA DEL MOSE

SI SPOSTA ANCORA LA FINE DEI LAVORI DELLA FARAONICA, COSTOSISSIMA E CRITICATISSIMA GRANDE OPERA CHE DOVREBBE SALVARE VENEZIA DALL'ACQUA ALTA 

I CANTIERI, PARTITI NEL 2003, NON TERMINERANNO NEPPURE DOPO L'ENNESIMO SLITTAMENTO SPOSTATO AL 2021 

INTANTO TUTTO QUELLO CHE È GIÀ STATO COSTRUITO SOTT'ACQUA RISCHIA DI MARCIRE


ROBERTO LINETTIROBERTO LINETTI
Il Mose non sarà finito nei tempi previsti. L’orizzonte della grande opera slitta ancora una volta in avanti. «In queste condizioni è impossibile rispettare l’impegno del 31 dicembre 2021», ha detto ieri mattina il Provveditore alle Opere pubbliche Roberto Linetti ai membri della commissione Ambiente della Camera, in sopralluogo a Venezia.

La delegazione, guidata dal presidente leghista Alessandro Benvenuto, il segretario Federico Antonio, con i deputati veneziani Nicola Pellicani (Pd) Giorgia Andreuzza (Lega). Visita al cantiere del Lido, poi alla Basilica di San Marco, per costatare di persona i danni provocati ai marmi e ai mattoni dall’ultima acqua alta eccezionale e dall’aumento delle maree medio alte. Nel pomeriggio incontro in Prefettura con le categorie, gli Industriali, le istituzioni, la Procuratoria di San Marco, la Capitaneria.
CANTIERE DEL MOSECANTIERE DEL MOSE

«È stata una visita molto utile», commenta Pellicani, «e la commissione si è resa conto di alcuni problemi che erano già emersi durante le audizioni dello scorso autunno. La grande opera va a rilento, siamo al 94 per cento ma mancano gli impianti. Il decreto sblocca-cantieri finalmente ha inserito anche il Mose tra le opere bloccate. Ci aspettiamo la nomina di un commissario. Che dovrà essere un tecnico. Non certo il sindaco Brugnaro».

venezia progetto mose cantieri xVENEZIA PROGETTO MOSE CANTIERI
«Una necessità», dice ancora Pellicani, «perché come abbiamo potuto vedere, oggi i cantieri sono fermi, i progetti in ritardo. Ci sono 900 milioni disponibili, ma non è possibile avviare in tempi brevi tutti questi progetti e i lavori. Dunque, il termine slitterà ancora».

Il presidente Benvenuto, torinese, paragona il Mose al grattacielo della Regione Piemonte. «Anche quello è finito ma non collaudato, vetri rotti, mai utilizzato. Insomma, un’incompiuta. «È un’opera trasversale», continua, «che va portata a termine e fatta funzionare. Ci faremo carico di questo».

mose venezia NMOSE VENEZIA
Nel pomeriggio la Procuratoria di San Marco ha presentato ai commissari una lista dei danni subiti dalla Basilica. Il presidente degli Industriali Vincenzo Marinese ha elencato i ritardi burocratici per la bonifica delle aree industriali da recuperare e chiesto azioni concrete

foto aerea mose veneziaFOTO AEREA MOSE VENEZIA











Le imprese del Consorzio e Thetis hanno ribadito la loro disponibilità a continuare i lavori già programmati. I primi dovranno riguardare la riparazione dei guasti e delle criticità. Tubi sott’acqua bucati, che ancora non sono stati sostituiti, corrosione all’interno dei alcune parti delle cerniere, manutenzione da potenziare. Intanto delle tre imprese che hanno partecipato alla gara sulla manutenzione di Treporti, due (Cimolai e Brodosplit) sono state escluse 15 giorni fa per la mancanza dei titoli. Adesso si attende la decisione finale sull’unica candidata rimasta, Fincantieri
VENEZIA CANTIERI DEL MOSEVENEZIA CANTIERI DEL MOSEmose veneziaMOSE VENEZIA

venerdì 4 gennaio 2019

SPREMI IL TURISTA: L'UNICA POLITICA SU CUI SI TROVANO TUTTI D'ACCORDO IN ITALIA



DOPO VENEZIA, SOGNANO IL TICKET ANCHE AMALFI, LE CINQUE TERRE, FIRENZE, CAPRI. ''BASTA CON LE VISITE MORDI E FUGGI''. 

MA NON SAREBBE MEGLIO DARE BUONE RAGIONI PER NON FUGGIRE PIUTTOSTO CHE METTERE DELLE TASSE?

Valeria Arnaldi per ''Il Messaggero''

neve cinque terreNEVE CINQUE TERRE
Un biglietto per passeggiare tra le calli, contemplare le bellezze del luogo, ammirarne i tesori. Trascorrere una giornata a Venezia non sarà più gratuito. I cosiddetti turisti mordi e fuggi per accedere alla città antica dovranno pagare la tassa di sbarco, per tutti coloro che non vogliono o non possono trascorrere qualche giorno in più a Venezia, dormendo in hotel. La tassa, che potrebbe aggirarsi sui 10 euro, sarà adottata solo per i vacanzieri, non per chi lavora, studia o si reca nel centro abitato per poche ore per motivi professionali.

IL MODELLO

costiera amalfitana 4COSTIERA AMALFITANA
La novità, però, potrebbe farsi presto modello per altre località turistiche. Ora vogliono il ticket - anzi, la «tassa di sbarco» - le Cinque Terre: il sindaco di Riomaggiore, Fabrizia Pecunia, lo ha chiesto esplicitamente. Lo invoca la Costiera Amalfitana. Ne parlano anche le perle delle Dolomiti, che già la scorsa estate hanno introdotto il numero chiuso. Ad essere interessata al sistema è anche Firenze. Tutte le città d' arte, spiega il sindaco Dario Nardella, devono avere un' attenzione particolare: Venezia e Firenze hanno realtà anche logistiche molto diverse, naturalmente. Ma l' idea del primo cittadino fiorentino è che si ragioni sia su tasse di scopo per i turisti in giornata sia su una maggiore elasticità per la tassa di soggiorno.

capriCAPRI
Favorevole Federalberghi. Il presidente Bernabò Bocca, già lo scorso anno, commentando l' imposta di sbarco a Capri, affermava che tale misura «è una tassa più equa perché va a colpire tutti, sia quelli che vengono negli alberghi sia quelli che passano la giornata sull' isola».

La misura, secondo la Federazione, consentirebbe pure di contrastare l' abusivismo di molte strutture. Le ragioni del provvedimento veneziano sono tante, prima tra tutte, compensare città e cittadini per i disagi e le spese che comporta il turismo fast, che non consuma ma affolla gli spazi, concorrendo ad aumentare i rifiuti urbani. Non solo. Il contributo si annuncia interessante pure in termini di numeri, andando ad aumentare gli incassi relativi all' imposta di soggiorno, già consistenti. Quanti pernottano in hotel versano trenta milioni l' anno con la tassa. E le stime sulla nuova imposta, sono di qualche decina di milioni l' anno, che potrebbero oscillare tra 40 e 50.

veneziaVENEZIA
La misura, innovativa per Venezia è già prassi più che collaudata in varie isole, dalle Eolie all' Elba, dove la tassa è tra 2,50 e 5 euro, fino ad arrivare a Capri. «Penso che il ticket ormai, con le dovute limitazioni - dice il sindaco di Capri Gianni De Martino - sia indispensabile in tutte le realtà che attirano grandi flussi turistici, come Capri appunto e Venezia, ma anche Firenze. Il pagamento dell' imposta serve per affrontare il quotidiano, credo sia giusto che chi gode di un' isola o di una città contribuisca pure alle spese». Nessun rischio per un possibile calo di turisti. «Abbiamo introdotto dei ticket di ingresso in alcuni luoghi, come i Giardini di Augusto e Villa Lysis - prosegue De Martino - il contributo dei turisti serve per rendere più accoglienti i siti.

VENEZIA TURISTIVENEZIA TURISTI
Non c' è stato alcun calo di visitatori, anzi. Il biglietto ci consente di curare al meglio l' accoglienza e la gestione degli spazi e questa è la migliore pubblicità per il territorio». Il principio è proprio spingere i visitatori a partecipare alle spese e pure, in termini culturali, a rispettare maggiormente i luoghi.

«Studieremo un regolamento equilibrato e partecipato che tuteli chi vive, studia e lavora nel nostro territorio», ha annunciato sui social il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, sottolineando importanza del sostegno che «aiuterà a gestire meglio la Città, a tenerla pulita, a offrire servizi d' avanguardia agli ospiti e a far vivere i veneziani più decorosamente».

Cinque Terre in LiguriaCINQUE TERRE IN LIGURIA
Rimangono da definire le modalità di applicazione del ticket. Se più semplice è far pagare il biglietto a chi sbarca via mare, più difficile è controllare gli arrivi in treno o auto. Si sta valutando la possibilità che siano le compagnie di trasporto di persone a fini commerciali a pagare un sovrapprezzo sui biglietti. Potrebbe essere escluso dalla misura il trasporto aereo, anche perché abitualmente legato a soggiorni più lunghi. La soluzione che adotterà Venezia potrebbe fare scuola per altre città. Il tema nei prossimi giorni dovrebbe arrivare sul tavolo dell' Anci per valutare misure omogenee per le città turistiche.

Fonte: qui

giovedì 22 novembre 2018

UN BAMBINO DI 4 ANNI È STATO MULTATO A VENEZIA PER AVER USATO IL MONOPATTINO IN PIAZZA SAN MARCO


LA FOTO DEL VERBALE DIVENTA VIRALE: IL PADRE DOVRÀ PAGARE 66 EURO E 80 CENTESIMI DI SANZIONE


piazza san marcoPIAZZA SAN MARCO
Sessantasei euro e rotti di multa per aver usato il monopattino in piazza San Marco, a Venezia. Dura lex, sed lex: la legge è dura, ma è legge. Anche se il trasgressore è un bambino di 4 anni. La foto del verbale sta circolando sui social e sono in molti a pensare che questa volta la polizia municipale abbia un po' esagerato.

Sta di fatto che la sanzione è stata comminata. Al papà, ovviamente, colpevole di aver permesso al figlioletto di scorrazzare liberamente su due ruote.


Secondo i vigili "la persona generalizzata, consentitiva che il figlio minore (omissis) utilizzasse un acceleratore di velocità (monopattino), in prossimità della piazzetta dei leoncini, in piazza San Marco".



La violazione, si legge ancora nel verbale, "non è stata contestata" per "mancanza di supporto cartaceo". Il papà dovrà ora sborsare 66 euro e ottanta centesimi (50 euro di multa e 16,80 di spese).

Fonte: qui

venerdì 2 novembre 2018

MOSE - A 15 ANNI DALL'AVVIO DEL CANTIERE, E 6 MILIARDI SPESI, LA DIGA MOBILE NON È ANCORA ATTIVA, E LA BASILICA DI SAN MARCO FINISCE SOMMERSA


L'INCHIESTA CON 35 ARRESTI E 100 INDAGATI NON HA PORTATO GRANDI RISULTATI SE NON RALLENTARE ANCORA IL CANTIERE.

UN PROGETTO CHE PIÙ VA AVANTI E PIÙ AUMENTANO I COSTI DI GESTIONE ANNUA…

Maurizio Tortorella per la Verità

Che non avrebbe salvato nulla e nessuno, di fronte all'«acqua alta» più alta di sempre, è stato chiaro fin da subito. E infatti i 156 centimetri di marea toccati a Venezia alle 15 di lunedì 29 ottobre hanno provocato danni immensi: a partire dai pavimenti della basilica di San Marco, sommersi da 70 centimetri di laguna, che i tecnici del restauro hanno dichiarato essere «invecchiati in poche ore di vent' anni». Per non parlare di case e negozi.
CANTIERE DEL MOSECANTIERE DEL MOSE

Sì, si sapeva fin dall' inizio che il Mose, il Modulo sperimentale elettromeccanico, anche stavolta non avrebbe funzionato. Ma certo continua a stupire (e fa sempre più rabbia) che il sistema delle grandi paratoie mobili alle tre bocche di porto della laguna non sia ancora attivo, a 15 anni abbondanti dall' avvio del cantiere.

È uno scandalo vergognoso, forse il peggiore dell' Italia repubblicana. Perché del sistema anti marea a Venezia si parla dalla terribile alluvione del 1966. Eppure, quando trent' anni fa uscirono i primi progetti, a vederla sulla carta l' opera pareva la classica genialata: 78 giganteschi cassoni di metallo vuoti, incernierati sul fondo marino e pronti per essere riempiti d' aria quando le alte maree avessero minacciato Venezia.

venezia progetto mose cantieri xVENEZIA PROGETTO MOSE CANTIERI X
Dopo decenni di chiacchiere, la diga mobile era stata avviata solo nel 2003, da uno dei governi guidati da Silvio Berlusconi. Costata almeno 5,5 miliardi nei 13 anni successivi, frenata da intoppi tecnici, finanziari e giudiziari, nell' estate 2016 pareva che l' operazione Mose fosse vicina alla conclusione. Poi, nell' ottobre di due anni fa, la Procura di Venezia aveva iscritto nel registro degli indagati cinque tra imprenditori e funzionari, accusati di avere gonfiato le fatture. Era solo l' ultima appendice della clamorosa inchiesta sul Mose, che nel giugno 2014 aveva prodotto 35 arresti e coinvolto oltre 100 indagati, costringendo alle dimissioni il sindaco del Partito democratico Giorgio Orsoni.

Ma già allora quel ritorno d' indagine aveva reso chiaro che se l' opera era naufragata era anche colpa dell' oscena mangiatoia allestita proprio sui suoi lavori senza fine.
Forse è anche per questa storia assurda che, lunedì sera, Carlo Alberto Tesserin, primo procuratore di San Marco, era fuori dalla grazia di Dio: «'Sto Mose doveva essere pronto da anni», sbuffava. «Che lo mettano in funzione, una buona volta; che ci dicano se funziona o no. La città non può più attendere».

Così inveiva l' ingegnere, che a capo di un ente che risale ai Dogi dirige la complessa conservazione della basilica. Ma come lui la pensano dieci veneziani su dieci, i superstiti che non ne possono davvero più dell' acqua e da oltre mezzo secolo si domandano che cosa sia accaduto alla solenne promessa: «Vi terremo all' asciutto».
mose veneziaMOSE VENEZIA

Sempre nel 2016, in realtà, era emerso che anche la funzionalità dell' opera era in bilico. Nel maggio di quell' anno era andato male il primo, grande collaudo delle prime 21 paratoie messe in opera, quelle piazzate alla bocca di porto di Lido Nord Treporti.
Perché, una volta riempite d' aria, le strutture di metallo si erano regolarmente sollevate. Ma poi, in poche ore, le correnti sul fondale avevano riempito di detriti i cassoni e bloccato due delle paratoie. Che non erano scese.

Era quasi ovvio che un sistema sommerso potesse porre problemi di quel tipo, e difatti due anni fa si indicava nella sua costosa manutenzione un nuovo punto critico. La soluzione che si era prospettata allora per svuotare dalla sabbia gli alloggiamenti in calcestruzzo, posti alla base dei cassoni semoventi, era un' idrovora che aspirasse i detriti per poi risputarli in mare. Si stimava allora un costo di 80 milioni l' anno.

giancarlo galanGIANCARLO GALAN
Oggi la cifra pare sia già lievitata a 100. Anni prima, le imprese del Consorzio Mose avevano progettato una «nave aspirante», con un costo sui 35 milioni. Ma quel progetto era stato poi scartato dopo lo scandalo giudiziario del 2014. Perché è fatta così, la storia del Mose: è una strana marea di paradossi, che sale e scende. Le cifre no: quelle salgono, e basta.

La cosa tutta da ridere (meglio, da piangere) era che nell' ottobre 2016 c' era anche chi metteva fretta: il problema dei detriti andava «risolto al più presto», dicevano i tecnici, «perché nel giugno 2018 è prevista l' entrata in funzione di tutte le paratoie».
Che fosse l' ennesima bufala, oggi è più che evidente. Al Gazzettino di Venezia, sconsolato, il provveditore alle opere pubbliche del Triveneto, Roberto Linetti, ha detto che «se il Mose fosse stato in funzione, dell' acqua alta non si sarebbe accorto nessuno».

Alla domanda su quando entrerà davvero in funzione, l' uomo che rappresenta il ministero dei Lavori pubblici ha risposto: «Spero dalla primavera, ma i cantieri vanno piano», e ha aggiunto che «lo stato d' avanzamento ormai è al 94%». Sarà.

Giorgio OrsoniGIORGIO ORSONI
Il suo ministro, il grillino Danilo Toninelli, rispondendo in luglio a un' interrogazione parlamentare, ha detto che da fine 2017 i cantieri sono «quasi fermi», che nel primo trimestre 2018 sono stati fatti lavori per appena 12 milioni e che molte delle criticità sulle opere già realizzate sono dovute «alla totale mancanza di cura, manutenzione e attenzione».

Mercoledì, mentre si svolgeva un vertice d' urgenza al ministero, è emerso che molte delle paratoie sarebbero state posate sul fondo senza prima completare gli impianti che servono a farle alzare e abbassare. Così le strutture sono costrette a restare per troppo tempo sul fondo, e finiscono per coprirsi di sabbia e di ruggine.
Ecco, sul Mose che doveva salvare Venezia dalle acque ci mancava soltanto la ruggine provocata dall' acqua. Che disastro.

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