12 RICCHISSIMI EREDITIERI E LIBERI PROFESSIONISTI DICHIARAVANO REDDITO ZERO PER AVERE LE CASE POPOLARI AD AFFITTO QUASI GRATIS NEL CENTRO DELLA CITTÀ STORICA
IL GIOCHETTO ERA SEMPLICE, BASTAVA AVERE QUALCHE AMICIZIA IMPORTANTE E FARE UN'AUTODICHIARAZIONE DI POVERTÀ
Più che furbetti sono maghi, con circa un milione di euro a testa di risparmi ma fantasmi per l'Ater veneziana. Almeno fino a poco tempo fa, perché ora l'Azienda territoriale per l'edilizia residenziale ha individuato i 12 casi più eclatanti della Città Metropolitana e ha avviato le pratiche per buttarli fuori dalle case popolari che occupano in barba a chi ha veramente bisogno di un tetto sulla testa.
ATER
Sono lavoratori autonomi ufficialmente a reddito zero, oppure persone che hanno ereditato una fortuna e altre, ancora, che hanno accolto in famiglia un milionario; inoltre nelle case Ater, soprattutto del centro storico, ci sono pure nomi illustri, entrati molti anni fa forse, secondo i vertici Ater, per amicizie altrettanto influenti.
ISOLA SAN SERVOLO VENEZIA
Oltre ai 12 appena individuati, l'Azienda territoriale nel solo Comune di Venezia ha più di qualche decina di casi meno gravi ma per i quali è necessario ugualmente intervenire: affittuari con conti correnti attorno ai 100 mila euro «che devono capire come il patrimonio pubblico sia tale per davvero e non invece un bene cui si ha diritto perché la nonna ci viveva dentro e poi anche la mamma» afferma Raffaele Speranzon, presidente dell'Ater di Venezia da metà dell'anno scorso che ha avviato una campagna di verifiche sui redditi e allo stesso tempo sulle condizioni degli appartamenti, ed ha iniziato a restaurarli per sanare il patrimonio e offrire alle giovani coppie la possibilità di rimanere nella propria città, in particolare nel centro storico di Venezia dove l'esodo di residenti è drammatico.
DEVONO ANDARSENE - Ora i 12 residenti individuati hanno 24 giorni di tempo per eventualmente mutare la propria condizione e poi, «applicando la legge regionale, procederemo con gli sfratti - annuncia il presidente -. E d'altro canto ci si chiede come facciano a non aver traslocato da tempo di propria iniziativa continuando invece ad abitare accanto a nuclei familiari che vivono con un'Isee annuo al di sotto di 20 mila euro (l'Indicatore della Situazione Economica Equivalente)». Questa è la situazione della maggior parte di chi vive nelle case Ater ha spiegato il presidente Speranzon intervenuto l'altra sera a una serata del Rotary Venezia Mestre, guidato da Claudio Scarpa, che ha dedicato l'anno sociale all'emergenza povertà.
Cos'è cambiato rispetto a qualche anno fa quando i maghi riuscivano indisturbati a nascondersi tra i poveri? La determinazione del nuovo presidente e l'occasione: «Fino a due o tre anni fa era sufficiente un'autocertificazione della condizione economica per ottenere un alloggio e poi era molto complicato controllare la veridicità delle affermazioni sottoscritte - spiega Raffaele Speranzon -. Ora invece possiamo triangolare i dati: Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza, conti correnti, proprietà immobiliari, auto di lusso e via di seguito. Per sfuggirci uno non deve dichiarare alcun reddito, non avere un conto in banca e non può spendere un centesimo. Si può fare ma è molto difficile».
VENEZIA FOTO REALIZZATA CON UN SOFTWARE DELLA SOCIETA RUSSA AIRPANO
Il presidente dell'Ater veneziana riassume in una frase il suo programma: «Linea dura, rigida ma con una dose di buon senso». Duri e rigidi con chi è assolutamente fuori di ogni livello di reddito accettabile e dignitoso nei confronti della maggior parte degli ospiti, e allo stesso tempo equilibrati con la gran parte dei nuclei familiari che sono di poco sopra i limiti ammessi.
VENEZIA
«Ci sono molti abitanti dei nostri appartamenti, soprattutto anziani, che superano di poche migliaia di euro il limite dei 20 mila euro di reddito Isee. E per questi sto discutendo con la Regione Veneto per capire quale sia il limite vero, superato il quale sia opportuno buttare fuori la gente. Perché in primo luogo non sono benestanti, anzi, e poi rischierei di avere 1500 appartamenti improvvisamente vuoti, rimarrei senza tutti quei canoni, e dovrei restaurarli tutti per poterli rimettere a reddito». 24 Marzo 2019 Fonte: qui
IL TRIBUNALE RIGETTA IL RICORSO DELLA MADRE DELLA VICEPRESIDENTE M5S DEL SENATO: "INQUILINA ABUSIVA, ORA LASCI LA CASA POPOLARE A ROMA”
LA MAMMA DELLA SENATRICE 5 STELLE OCCUPAVA DA ANNI UN APPARTAMENTO ATER. DELLO SFRATTO SI OCCUPERÀ IL CAMPIDOGLIO: IMBARAZZO NELLA GIUNTA PENTASTELLATA ROMANA
Alla fine, Graziella Bartolucci è stata condannata a pagare anche le spese legali. Il meno rispetto al fatto che la mamma della senatrice M5S Paola Taverna, vicepresidente di Palazzo Madama, dovrà lasciare l'alloggio popolare all'Alessandrino, periferia est della capitale, in cui vive dal 1994 dopo regolare assegnazione e di cui risulta, adesso col timbro di un tribunale, occupante abusiva per aver perso i titoli.
PAOLA TAVERNA
Il ricorso al Tribunale civile della donna, 80 anni, è stato rigettato nell'udienza che ha avuto luogo ieri. Oggi è uscita invece la sentenza che mette un punto a una vicenda emersa sulle pagine di Repubblica lo scorso ottobre e che mette in imbarazzo la giunta pentastellata romana: spetta, infatti, alle strutture del Campidoglio - e dunque alla sindaca Virginia Raggi - il compito di eseguire lo sfratto della mamma di una delle parlamentari più in vista del Movimento. Sempre se la donna non decida di lasciare spontaneamente quell'appartamento sul quale, nel 2014, è scattato l'iter di decadenza concluso (nonostante le controdeduzioni della famiglia Taverna tutte puntualmente respinte) nel dicembre 2017.
LOMBARDI TAVERNA
Secondo gli accertamenti patrimoniali portati avanti dall'Ater, la signora Bartolucci nel corso degli anni ha perso il diritto di abitare quell'alloggio da 100-150 euro al mese di affitto da quando l'agenzia delle case popolari della Regione Lazio ha verificato che i beni del suo nucleo familiare superavano i limiti stabiliti dal regolamento. In questo modo, la mamma della senatrice 5 Stelle si trova in una situazione di "esubero di reddito", un'inquilina cioè che continua a pagare un affitto irrisorio pur quando le sue condizioni economiche imporrebbero di trovare altre sistemazioni. "Mia madre percepisce una pensione minima e vive in una casa popolare dove ho vissuto anche io per tanti anni - si difese a ottobre la Taverna - credo abbia tutto il diritto di desiderare di morire nella stessa casa dove è vissuta". Non così per i giudici amministrativi.
Ora, dopo la pubblicazione della sentenza e l'emissione del decreto di rilascio da parte dell'Ater, la palla passerà al Campidoglio per eseguire lo sfratto nel caso in cui la donna decidesse di restare ugualmente in quell'appartamento.
La decisione di lasciarla era maturata già nelle scorse settimane, ma da ieri lo dice una sentenza del Tribunale civile: la madre della senatrice M5S Paola Taverna deve uscire dalla casa popolare in cui vive a Roma, zona Quarticciolo, periferia Est della Capitale. E lo farà, come il suo avvocato ha già comunicato in una lettera scritta a Ater e avvocatura capitolina, dando la disponibilità a consegnare le chiavi dell' appartamento. In quanto non ne ha i diritti ed è dunque abusiva.
A mettere la parola fine sulla vicenda è stato il giudice Roberta Nardone, della sesta sezione del tribunale civile di Roma, che ha certificato con una sentenza che la signora Graziella Bartolucci, madre 80enne della senatrice, non può dunque abitare nella casa Ater, dove risiede dal 1994, per motivi patrimoniali.
PAOLA TAVERNA: "IO NUN SO UN POLITICOOOO"
LA STORIA
Il procedimento di decadenza dall' assegnazione dell' alloggio partì a fine 2014. Da accertamenti emerse che la signora Bartolucci non aveva più i requisiti a vivere in quella casa (con un affitto calmierato) perché i beni del suo nucleo familiare superavano i limiti previsti per l' assegnazione degli alloggi popolari. E sarebbe dunque potuta andare con la figlia, diventata già parlamentare.
PAOLA TAVERNA: "IO NUN SO UN POLITICOOOO"
Il dispositivo della sentenza, della quale si attendono le motivazioni, ha respinto i ricorsi che sono andati avanti in questi anni e ha condannato l' ottantenne anche a pagare le spese legali all' Ater e al Campidoglio.
La difesa ieri ha tentato un' ultima carta, chiedendo la revoca dell' ordinanza di sfratto in quanto «risulta pacifico oltre che provato documentalmente che la Paola Taverna a far data dal matrimonio (1998) non risiedeva più con la madre nell' immobile di cui è causa e non faceva più parte, di fatto, del nucleo familiare della medesima».
QUANDO PAOLA TAVERNA ERA CONTRO IL VOTO DI FIDUCIA
Di norma adesso, appena saranno note le motivazioni della sentenza, l' Ater scriverà un' altra ordinanza di sgombero che sarà eseguita - con l' intervento dei vigili urbani - dal Comune, guidato da un' altra grillina, Virginia Raggi. Sempre stata inflessibile su questo argomento, vista la linea di non tolleranza su chi occupa in maniera abusiva gli alloggi pubblici.
Ma, come anticipato il mese scorso da Il Messaggero, Taverna da tempo si stava comunque attrezzando. E la restituzione delle chiavi arriverà senza clamori.
LA REAZIONE
«Da parlamentare M5S, dopo aver restituito più di 200.000 euro, sono così pulita che non trovano nulla su cui attaccarmi se non sui miei affetti. Querelerò tutti coloro che hanno già diffuso o diffonderanno notizie false e diffamatorie su mia madre», è stata la reazione della vicepresidente grillina che sta preparando un video su Facebook per raccontare la sua verità. La pasionaria pentastellata parla anche di «accanimento» contro una persona anziana.
PAOLA TAVERNA
La reazione delle opposizioni su questo caso non si è fatta attendere. «Ormai di popolare il M5S ha solo la casa», attacca il deputato dem Luciano Nobili.
«Bastava il buonsenso, e non il Tribunale, per sapere che si trattava di una occupazione abusiva.
E dire che si definivano il partito degli onesti, ora sono quelli dei privilegi difesi in ogni modo», il commento della senatrice Pd Teresa Bellanova. «Chi la fa l' aspetti, proprio i Grillini sempre così solerti a sbandierare il vessillo della trasparenza stavolta pagano dazio e vengono beccati in castagna. Adesso che tutto è chiaro, ovvero che non ci sono i presupposti per abitare in quell' alloggio popolare, attendiamo che la sindaca Raggi proceda allo sgombero della casa occupata abusivamente», quello del capogruppo Fdi in Campidoglio, Andrea De Priamo.
Può una casa popolare al Quarticciolo, periferia Est della Capitale nota per aver dato i natali al celebre Gobbo e a Paolo Di Canio, diventare un caso politico? Sì, se vi abita - senza averne più i diritti - la signora Graziella Bartolucci, 80 anni, e soprattutto mamma di Paola Taverna, vicepresidente del Senato in quota M5S, per autodefinizione «una der popolo». Peccato che, secondo la legge regionale, l' anziana abbia perso i requisiti per motivi patrimoniali per continuare a vivere in questo appartamento nel cuore della borgata.
Questo perché la figlia, Paola Taverna è proprietaria di 4/6 di un immobile a Olbia, «partecipato» con delle quote anche dalla stessa madre, nonché di un locale commerciale su via Prenestina e, soprattutto, di un appartamento a Torre Angela. E proprio qui, secondo gli ispettori Ater che hanno concluso l' indagine nel 2014, potrebbe tranquillamente portare sua madre. La storia - rilanciata da Repubblica - è finita a impattare, vuoi o non vuoi, sul Campidoglio. E cioè su Virginia Raggi, la sindaca grillina, in prima linea per gli sgomberi e da tempo in rotta con Taverna.
PAOLA TAVERNA IO NUN SO UN POLITICOOOO
Ma questo c' entra poco. «Sicuramente gli uffici - spiega la sindaca - faranno tutte le indagini e si seguirà la legge esattamente come per tutte le altre persone». E comunque, come aggiunge l' inquilina del Campidoglio, «la senatrice non ha mai bussato alla mia porta per chiedermi nulla. Ma nemmeno mi interessa la situazione patrimoniale della madre».
La specifica è di dovere, perché subito le opposizioni, da Fratelli d' Italia al Pd, sono andate all' attacco. Il deputato dem Luciano Nobili ricorda anche la storia di un altro senatore M5S, Emanuele Dessì, ormai celebre per aver abitato da «nullatenente» nonostante il lavoro di imprenditore in un' altra casa popolare a canone irrisorio (7 euro), ora rivisto. «Di scroccone in scroccone, evidentemente così si fa carriera nel #M5S, occupando case a cui non si ha diritto».
LA REPLICA
PAOLA TAVERNA BY LUGHINO SOCIALISTI GAUDENTI
Taverna si giustifica su Facebook spiegando che «mia madre, che percepisce la pensione minima, pare non abbia più diritto all' alloggio» popolare in cui vive, lei «ha adito le vie legali perché ritiene di averne diritto». E ancora: «Io credo che mia mamma stia agendo bene e che una persona a 80 anni abbia il diritto di desiderare di morire nella stessa casa in cui è vissuta».
LA STORIA
La vicenda è complessa e intanto è finita a carte bollate. E si attende il verdetto del tribunale per fine anno. Il procedimento di decadenza dall' assegnazione dell' alloggio è partito a fine 2014, dopo accertamenti condotti dall' Ater di Roma, ente a cui appartiene la casa, secondo cui la signora non ne ha più diritto. Da quel momento sono passati 4 anni, tra controdeduzioni e carteggi, ma l' esito della vicenda appare ancora incerto, anche perché l' anziana ha fatto ricorso.
E alla diatriba legale si sovrappone quella tra palazzi sulle rispettive competenze.
PAOLA TAVERNA
Ater ha messo nero su bianco che, da parte loro l' iter si è concluso con l' emissione del decreto di rilascio, attualmente impugnato dalla famiglia presso il Tribunale di Roma. È di esclusiva competenza «di Roma Capitale dar seguito con la firma dell' ordinanza di esecuzione da parte del sindaco».
Anche dal Campidoglio hanno spiegato di aver «emesso determinazione dirigenziale di decadenza» e che «contro tale atto è stato proposto ricorso al giudice ordinario» il quale «ha rigettato l' istanza di sospensione dell' esecutività del provvedimento, rinviando al mese di gennaio la discussione sul merito.
Come da prassi, la polizia locale di Roma Capitale provvederà a fornire ove richiesto ogni supporto per l' esecuzione di decreti di rilascio. L' iter della procedura, portata avanti dagli uffici competenti, è come sempre uguale per tutti», la posizione del Campidoglio. La querelle va avanti. Taverna e Raggi, assicurano dal Comune, ieri non si sono sentite. Ma questa, visti i rapporti, non è una notizia.
PASIONARIA TRA COMPLOTTI E SLANG UNA CARRIERA A COLPI DI ANTIPOLITICA
Rappresenta quasi un genere letterario, lo chiamano il paolatavernismo. Da quando la senatrice del Quarticciolo è comparsa sulla scena pubblica - sono ormai più di cinque anni - a forza di invettive pronunciate, anzi urlate, in uno slang romanissimo si è guadagnata una fetta di popolarità dentro e fuori il M5S. «Ao, io so de borgata e parlo come magno», ha sempre detto in pubblico e privato per esaltare il suo essere ultra-pop.
Un Funari femminile pronta a guardare la telecamera e a dirla pane al pane e vino al vino. Con condimento di parolacce, alla bisogna. Una tecnica che va detto di sicuro finora ha sempre funzionato soprattutto sul palco e tra i militanti. Essendo espressione del «basso» salito nell' «alto» nei palazzi del potere, la grillina ha sempre voluto mantenere un profilo ruspante. Arricchito da una serie di grida, con complotti ovunque. L' ultimo in ordine di sequenza è quello sui vaccini e sui big delle case farmaceutiche.
RAGGI TAVERNA
Lo scorso agosto per esempio uscì un mitico video in cui Taverna dava la sua ricetta con aneddoto personale: «Nessun bambino non vaccinato è malato. Un bambino non vaccinato è un bambino sano, sano, sano. È terribile il messaggio che è passato di un bambino che non è vaccinato è portatore di che Io quando ero piccola, quando avevo un cugino che aveva una malattia esantematica, facevamo la processione a casa di mio cugino, perché così la zia si sbrugliava' tutti e 7 i nipoti, tutti e 7 avevano la patologia e se l' erano levata dalle p».
Parole che provocarono un certo imbarazzo nel Movimento ormai diventato istituzionale e di governo. Al punto che lo scorso 14 settembre decise di prendere una posizione netta: «Non parlerò più di vaccini, ho fatto immunizzare mio figlio ma non credo nell' obbligo per legge».
E qualcuno, anche tra i più ferventi no-vax, ne rimase un po' interdetto. Anche se rimane ormai alla storia della città, una mitica affermazione pronunciata da Taverna a tre mesi dalle elezioni per il Campidoglio, nel 2016: «A Roma c' è un complotto per far vincere il M5S». E così fu, infatti. E proprio la senatrice si mise a sorvegliare su Palazzo Senatorio, anche se con esiti poco brillanti.
GLI SCONTRI
Andò in rotta di collisione con Virginia Raggi per l' onnipresenza di Raffaele Marra e creò ancora più caos interni per via di una lettera a Di Maio sull' assessore Paola Muraro indagata. Informazione che l' attuale capo politico negò di conoscere fino alla pubblicazione del documento sul Messaggero (in quell' occasione saltò il direttorio).
ROBERTA LOMBARDI - FABIO MASSIMO CASTALDO - VIRGINIA RAGGI - PAOLA TAVERNA - GIANLUCA PERILLI
Tra Raggi e la famiglia Taverna i rapporti da tempo ormai non sono cordialissimi. Perché proprio la sorella di Paola, Annalisa, in momento di ira si rivolse così alla sindaca: «Se non te dai una calmata te appendemo per le recchie». Tutto in romanesco, ovvio. Giusto a far vedere il marchio di casa. Insieme appunto ai complotti, visti un po' ovunque come quello sul referendum «a rischio brogli» in Italia e all' estero.
Un personaggio - molto amato ma anche temuto - all' interno del M5S. Capace di riposizionarsi con agilità da politica provetta. Prima anti-Di Maio poi sotto la sua ala protettiva. Al punto che alle ultime regionali, Roberta Lombardi (che ieri in privato l' ha comunque difesa) rimase male per la totale assenza in campagna elettorale della sodale. Ma come avverte sempre «io nun so' politico! Nun te poi permette de chiamamme politico!». Soprattutto se ci sono una casa e l' opportunità politica di mezzo. Fonte: qui
RISPUNTA EMANUELE DESSÌ, IL SENATORE M5S DIVENTATO FAMOSO PERCHÉ PAGAVA 7 EURO AL MESE D’AFFITTO PER LA SUA CASA AI CASTELLI (E PER UN VIDEO IN COMPAGNIA DI DOMENICO SPADA)
HA COLTO L’OCCASIONE PER DIFENDERE LA TAVERNA SULLA CASA POPOLARE DELLA MAMMA: “PER LA SINISTRA LA CASA È UN DIRITTO PER TUTTI, TRANNE CHE PER ME E PER LA MAMMA DI PAOLA”
«Accuse stupide». E lanciate «in maniera ignobile». E ancora: «Per la sinistra la casa è un diritto per tutti, tranne che per me e per la mamma di Paola». Cioè di Paola Taverna che trova una sponda grillina a Palazzo Madama.
L' anziana mamma della vicepresidente del Senato, come si sa, ha perso i requisiti per vivere nella casa popolare del Quarticciolo. L' anziana si è opposta e ha fatto ricorso, Ater e soprattutto Campidoglio sembrano inflessibili: rispetteremo la legge, nessun favoritismo. Il caso un po' fa discutere il M5S.
PAOLA TAVERNA IO NUN SO UN POLITICOOOO
Anche se ieri la linea sembra averla data Riccardo Fraccaro, ministro per i rapporti con il parlamento e soprattutto «fratello» di Luigi Di Maio. Eccola: «La vicenda della casa popolare assegnata alla mamma della senatrice Taverna mi rende orgoglioso di stare in M5s. C' è una amministrazione che non fa favori a una senatrice.
La mamma della senatrice segue le vie legali perché ritiene che sia nel giusto»; ma se si accerta che non abbia diritto alla casa popolare «bisogna rispettare le regole che ci sono». Fin qui, i vertici del M5S. Poi ieri è arrivata (richiesta?) la difesa molto più accorata del senatore M5S Emanuele, Lele, Dessì. Ormai famoso perché prima di Palazzo Madama abitava in una casa popolare ai Castelli pagando 7 euro al mese di canone in quanto nullatenente.
PAOLA TAVERNA
E ieri Dessì, in una diretta Facebook, è ritornato sul suo caso dicendo che adesso paga 700 euro al mese. E sventolando tutte le carte e le sentenze che gli permettevano di stare in quella casa al prezzo di tre caffè e tre cornetti al mese. E visto che c' era ha difeso da queste «accuse stupide» Paola Taverna e soprattutto l' anziana mamma. Prendendola con la sinistra e minacciando querele a chi gli dà dello scroccone. Qualcuno in rete ha commentato: siete la nuova casa delle libertà.
Scontri tra polizia e militanti Forza Nuova nella Capitale. I tafferugli sono iniziati durante la protesta dei militanti di estrema per la consegna di un'abitazione popolare a una famiglia di origine eritrea al Trullo, in uno degli stabili di via Giovanni Porzio, 55. Cinque persone sono state arrestate al termine degli scontri per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Tra loro c'è anche il leader del movimento di estrema destra Roma ai romani, Giuliano Castellino. Nel corso dei disordini tre appartenenti alle forze dell'ordine sono rimasti feriti perché colpite alla testa da sampietrini.
GIULIANO CASTELLINO1
Secondo una prima ricostruzione durante le operazioni di sgombero dei precedenti occupanti, un gruppo di circa 30 persone si è radunato per protestare davanti alla casa popolare dell'Ater, nel quartiere del Trullo, alla periferia di Roma. I manifestanti avrebbero impedito l'ingresso dei nuovi assegnatari lanciando oggetti contro le forze dell'ordine presenti. La famiglia assegnataria, composta da madre, padre e un bambino piccolo, dopo gli scontri è andata via dal quartiere. Sono al vaglio degli inquirenti le immagini della polizia scientifica per individuare altre responsabilità.
FAMIGLIA ERITREA LASCIA
Non è la prima volta a Roma che si verificano scontri ed episodi di intolleranza per l'assegnazione di case popolari agli stranieri. A giugno un uomo di origine bengalese, ancorché con cittadinanza italiana, è stato aggredito con calci e pugni a Tor Bella Monaca da alcuni ragazzi italiani ai quali stava chiedendo informazioni per raggiungere l'abitazione popolare assegnatagli dal Comune. "Qui non c'è posto per te. Lascia stare le case popolari", avrebbero detto i ragazzi strappandogli le carte che aveva in mano prima di aggredirlo brutalmente.
GIULIANO CASTELLINO
A gennaio alcune decine di militanti di estrema destra hanno organizzato un picchetto bloccando, di fatto, l’ingresso al condominio a una famiglia egiziana, legittima assegnataria di un alloggio Ater, e facendo intanto rientrare nella casa i due giovani italiani che la occupavano abusivamente.
MANIFESTAZIONE CONTRO FAMIGLIA ERITREA
"Roma non farà alcun passo indietro davanti agli atti di violenza neofascista di cui si è reso protagonista un gruppo di persone che questa mattina ha impedito ad una famiglia italiana di origine eritrea di entrare nella sua nuova casa. Queste persone hanno aggredito anche i vigili urbani e gli agenti di polizia, lanciando sassi e sampietrini. Hanno ferito alcuni rappresentanti delle forze dell'ordine. Quanto accaduto è inaccettabile", ha commentato la sindaca Virginia Raggi.
"Io, la mia Giunta e tutta l'Amministrazione capitolina siamo vicini alla famiglia e la abbracciamo forte. A loro dico: siamo con voi e non vi lasceremo soli. Siamo fermamente convinti che l'inclusione e la legalità siano la strada da percorrere per non cadere nel buio dell'intolleranza", aggiunge. "Ringrazio la Polizia locale di Roma Capitale e le forze dell'ordine. Faccio i miei auguri di pronta guarigione agli agenti che sono rimasti feriti durante questo barbaro attacco", conclude Raggi.