9 dicembre forconi: Famiglia
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martedì 1 ottobre 2019

A PADOVA MARITO, MOGLIE E TRE FIGLI MAROCCHINI VANNO A TROVARE UN PARENTE NEI PRESSI DELLA STAZIONE, DOVE LO SPACCIO È DILAGANTE

IL MAGREBINO SI RIFIUTA DI COMPRARE LA DOSE OFFERTA DAGLI SPACCIATORI NIGERIANI E UNA VENTINA DI PUSHER LO ACCERCHIANO E LO PESTANO ASSIEME ALLA FAMIGLIA 

Padova, degrado in stazione: le immagini della rissa in via Cairoli


padova rissa tra i pusher e una famiglia marocchinaUna famiglia è stata aggredita in mattinata da un gruppo di spacciatori davanti alla stazione, tra via Cairoli e via Bixio. Marito, moglie e tre figli marocchini erano lì per andare a trovare il fratello di lei, che lavora come macellaio in un negozio etnico della zona. A un certo punto si sono avvicinati cinque giovani nigeriani. Hanno offerto droga al marocchino padre di famiglia, lui li ha invitati ad andarsene in malomodo ed è scoppiata la rissa. “In pochi istanti sono arrivati in venti, hanno aggredito me, mio marito e mio fratello”, racconta Naima in lacrime. “Hanno sfondato anche i finestrini della nostra auto, dentro c’erano i nostri bambini di 10, 5 e 3 anni”. Sul posto sono arrivati i carabinieri. In ospedale sono finiti marito,  moglie e cognato. Indagini in corso per trovare il gruppo di spacciatori.

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mercoledì 8 maggio 2019

LA RAGGI INSULTATA A CASAL BRUCIATO, DIFENDE L’ASSEGNAZIONE DELLA CASA ALLA FAMIGLIA ROM: “RESTANO, NE HANNO DIRITTO"

LA  RAGGI INSULTATA A CASAL BRUCIATO, DIFENDE L’ASSEGNAZIONE DELLA CASA ALLA FAMIGLIA ROM: “RESTANO, NE HANNO DIRITTO" 
DI MAIO IRRITATO PER L'INIZIATIVA DELLA SINDACA, CHE È ANDATA NEL QUARTIERE TEATRO DI TENSIONI DA GIORNI PER L'ASSEGNAZIONE DI UN ALLOGGIO POPOLARE A UNA FAMIGLIA BOSNIACA 
LA SINDACA COSTRETTA A USCIRE SCORTATA – VIDEO



raggi casal bruciatoRAGGI CASAL BRUCIATO
"Questa famiglia risulta legittima assegnataria di un alloggio. Ha diritto di entrare e la legge si rispetta. Siamo andati a conoscerli e sono terrorizzati. Abbiamo avuto modo di far conoscere questa famiglia ad alcuni condomini. Chi insulta i bambini e minaccia di stuprare le donne forse dovrebbe farsi un esame di coscienza. Non è questa una società in cui si può continuare a vivere". Sono le parole che ha pronunciato la sindaca uscendo dalla casa popolare assegnata alla famiglia nomade a Casal Bruciato dove è stata accolta da una raffica di insulti e offese sessiste da parte dei residenti che da  due giorni protestano contro l'assegnazione del Comune di un alloggio popolare a una famiglia bosniaca di 14 persone.

Momenti di tensione quando Raggi è stata letteralmente scortata da due cordoni del reparto mobile della polizia all'interno del piazzale condominiale dove si trova l'appartamento assegnato martedì scorso a una famiglia rom.  Insieme a lei, ci sono alcuni vicini di casa, il direttore della Caritas diocesana di Roma, don Benoni Ambarus, e un delegato del vicariato. L'iniziativa della sindaca è stata accolta con una certa
irritazione dal vicepremier Luigi Di Maio, a quanto apprende l'ANSA. Prima si aiutano i romani, gli italiani, poi tutti gli altri, è il senso del ragionamento del leader M5S irritato - si apprende ancora - anche per la tempistica con cui la sindaca, in un giorno particolarmente importante per il M5S al governo, ha scelto di mettere in campo la sua iniziativa.
raggi casal bruciatoRAGGI CASAL BRUCIATO

Raggi è stata contestata da circa una trentina di persone che hanno seguito il cordone di polizia che accompagnava la prima cittadina. I cittadini si erano radunati in strada poco prima per l'arrivo della presidente del municipio IV, Roberta della Casa. I cittadini urlano e chiedono principalmente legalità, rispetto e trasparenza nell'assegnazione delle case popolari. "Salvini, Salvini" ha urlato un gruppetto

Intanto sono al vaglio della Digos le immagini degli insulti alla donna nomade, tra cui la frase 'ti stupro', al suo ingresso ieri nella palazzina di Casal Bruciato a Roma scortata dalla polizia. Gli investigatori sono al lavoro per accertare con esattezza l'accaduto e stabilire eventuali responsabilità. "Purtroppo ancora oggi, in molti Paesi d'Europa - anche in Italia, nella stessa città di Roma - assistiamo a episodi di riprovevole violenza, che costituiscono il sintomo di un progressivo arretramento dei presidi di civiltà, di un drammatico affievolimento della sensibilità collettiva di fronte all'emersione di antiche e nuove forme di razzismo, spesso di matrice antisemita", ha detto il premier Giuseppe Conte incontrando 800 ragazzi russi, di origine ebraica, nel Tempio Maggiore di Roma.

raggi casal bruciatoRAGGI CASAL BRUCIATO
"Quello che è successo ieri, di aver detto a quella signora rom, quello che tutti i giornali scrivono, ovvero che le avrei detto 'ti stupro', io non lo ho mai detto - si difende Daniele, il giovane cui è stata attribuita la frase - Gli ho detto tante altre brutte parole e mi scuso con lei per averle dette, il momento era quello che era, non si ragionava tanto bene. Io non appartengo a CasaPound, a nessun loro movimento, non sono iscritto, stavo lì da semplice cittadino. Ho preso parte a determinate iniziative con loro ma io non sono un militante di CasaPound, ma ho partecipato ad alcune loro iniziative" come dimostrano alcune immagini diffuse in Rete che lo ritrraggono col  giubbotto con i simboli di CasaPound e al fianco di esponenti del movimento di estrema destra.

"Le scene di ieri sono terribili, sentir gridare "vi impicchiamo" e soprattutto "ti stupriamo" rivolto ad una mamma con la bimba in braccio sono di una gravità incommensurabile. Ho certezza che la questura si muoverà oggi, il presidio sarà allontanato dal cortile", ha commentato l'assessore capitolino al Patrimonio Rosalba Castiglione intervistata da 'Radio In Blu'.

Non si placa la rabbia del quartiere. "Ho tre figli di 12, 10 e 3 anni e ho presentato la prima di quattro domande per un alloggio popolare nel 2007. Al Comune risulta che io abbia punteggio 0 perché sto con mio padre che ha lo sfratto esecutivo, come dovrei stare sapendo che una famiglia rom ha avuto casa dopo due soli due anni in lista?". Racconta Stefania Martelloni, residente di Casal Bruciato, all'Adnkronos. "Sono stata costretta a occupare, mi ci hanno portato, tra l'altro proprio in via Smith davanti al campo nomadi - conclude - Siamo circondati".
CASAL BRUCIATO - SENADA SEJDOVIC ASSEDIATA DALLA FOLLACASAL BRUCIATO - SENADA SEJDOVIC ASSEDIATA DALLA FOLLA

 "In questa situazione non reggiamo, così meglio tornare al campo o andare altrove". Queste le parole della famiglia rom di casal bruciato asserragliata nell'appartamento al secondo piano di via Satta. A riferirle è il direttore della Caritas: "Sono molto spaventati - riferisce don Ambarus - stanno cercando di capire cosa succederà. Sperano di poter resistere.
Ci hanno detto che speravano iniziasse finalmente una nuova vita per loro dopo 20 anni nei campi. L'invito a tutti è torniamo alla ragionevolezza", ha sottolineato il direttore della Caritas.

CASAL BRUCIATO - DONNE ITALIANE CONTRO I ROMCASAL BRUCIATO - DONNE ITALIANE CONTRO I ROM
Oggi pomeriggio è previsto un altro presidio. "A partire dalle 16, parteciperemo al presidio antifascista organizzato in via Satta", ha spiegato la Cgil di Roma e del Lazio. "Imed, Senada e la loro famiglia - continua il comunicato - hanno diritto, come tutti, a una casa così come a un lavoro e un'istruzione. L'emergenza abitativa e il clima di intolleranza che si respira in tutto il paese vanno affrontati quanto prima con l'obiettivo dell'inclusione e garantendo alle famiglie assegnatarie tutela dalle aggressioni neofasciste. È inaccettabile la possibilità d'azione che a questi gruppi viene concessa. Dovunque ci saranno episodi di intolleranza e aggressioni di stampo razzista e xenofobo saremo in piazza per difendere i valori di eguaglianza e inclusione sanciti nella nostra Costituzione". 'Gridate, insultate, minacciate una donna e la sua bambina. Roma è meglio di voi. I romani non sono questo schifo. Contro questa barbarie ci vediamo tutti oggi alle 16 a Casal Bruciato. Così su Twitter Matteo Orfini, deputato del Pd.

Fonte: qui

lunedì 4 febbraio 2019

È MORTO A TENERIFE VITO TRIASSI, CHE CON IL SUO CLAN A OSTIA FACEVA CONCORRENZA AGLI SPADA

COLONNELLO DELLA FAMIGLIA CARUANA-CUNTRERA, ERA ARRIVATO SUL LITOLARE ROMANO IN SOGGIORNO OBBLIGATO, MA POI ERA RIUSCITO A MANTENERE GLI “AFFARI DI FAMIGLIA” CON CHIOSCHI, SPIAGGE E DROGA 
GLI AGGUATI NEL 2006 E NEL 2007, L’ARRESTO E LA MORTE PER INFARTO ALLE CANARIE
Emilio Orlando per www.leggo.it

vito triassi 2VITO TRIASSI
Un infarto ha stroncato Vito Triassi, uno dei boss che ha fatto il bello e il cattivo tempo sul litorale romano. L’ uomo si trovava a Tenerife, in Spagna, quando è stato colto da un malore e si è accasciato a terra mentre era vicino casa. Il clan omonimo controllava ad Ostia il racket delle spiagge, dei chioschi e di alcuni stabilimenti insieme al traffico di droga. Insieme al fratello Vincenzo Triassi era il colonnello della storica famiglia mafiosa Caruana-Cuntrera di Siculiana in provincia di Agrigento.

vito triassi 3VITO TRIASSI
L‘infiltrazione mafiosa del clan siciliano fu messa in atto a Ostia dopo la “colonizzazione” della Banda della Magliana. Vito e Vincenzo Triassi vennero mandati ad Ostia al soggiorno obbligato, ma continuarono la loro attività criminale iniziata in Sicilia, con il controllo di quasi tutte delle attività economiche sul litorale romano.

vito triassi 1VITO TRIASSI








Il traffico di droga e armi veniva gestito dalla storica famiglia mafiosa Caruana-Cuntrera di Siculiana. Secondo le inchieste della direzione distrettuale antimafia la famiglia Triassi si occupavano del traffico di droga e di armi che arrivavano anche dai Balcani. Erano legati al clan Fasciani e avevano stretto rapporti con i sopravvissuti della Banda della Magliana.

vito triassi 4VITO TRIASSI
Nel maggio del 2006 Triassi era già stato gambizzato a Ostia, sotto la sua abitazione nei presi di via delle Isole del Capo Verde. Nemmeno un anno dopo un nuovo attentato. Era il 20 settembre 2007 a Casal Palocco, sul litorale romano, quando due persone gli spararono. Venne ricoverato all’ospedale di Ostia e sottoposto a un intervento chirurgico. E se la cavò anche in questa occasione. Nel 2011 invece a subire un agguato fu il fratello Vincenzo. E da allora cominciarono anche i problemi giudiziari per il clan.

Il movente dell’attentato risiedeva negli attriti di due gruppi criminali che controllavano Ostia per il malaffare. L’ultimo blitz che vide in manette i Triassi fu l’operazione anticrimine battezzata dagli inquirenti “ Maverick” che decapitò il clan tra il Lazio e la Sicilia con quarantadue arresti. Ieri a togliergli la vita è stato un infarto. 

Fonte: qui

lunedì 14 gennaio 2019

Lo Stato è o non è come una famiglia?


Vi è un diverbio sul ruolo dello Stato tra gli economisti classici neoliberisti cultori dell’austerity e gli economisti keynesiani ma vige sulla questione un duplice equivoco che tento qui di chiarire.
Alla linea neoliberista, che equipara lo Stato a una famiglia cioè a un semplice cliente bancario, che deve stringere la cinghia, seguire l’austerity, tagliare le spese pubbliche per far “quadrare i conti” in un “pareggio di bilancio” tipico del cliente bancario che giocoforza si indebita per vivere e deve rimborsare tali debiti (+ gli interessi), si contrappone la linea keynesiana per cui il debito di uno Stato non è come il debito di una famiglia verso l’esterno, poiché lo Stato si indebita verso i propri cittadini, ossia con sé stesso, e a ogni debito corrisponde la spesa dello Stato per i propri cittadini.
Innanzitutto il primo equivoco è quello di asserire che lo Stato è come una famiglia. Per certi versi non lo è. E hanno ragione i keynesiani a ribadirlo. Lo Stato non è come una famiglia.
E non lo è, perché, nella famiglia vige all’interno l’economia del dono, ognuno contribuisce per quello che può e a tutti viene garantita una dignità di vita mentre all’esterno, tra i suoi membri e gli altri, vige il do ut des contabile, come i normali clienti bancari, indebitati per il solo fatto di esistere, e il debito di uno diventa il debito di tutta la famiglia. [1]
Nello Stato vige solamente il do ut des contabile, siamo tutti clienti bancari e l’economia del dono, nella famiglia Stato, non esiste. Tranne per il debito da rimborsare in solido. Ma non siamo come una famiglia perché non siamo nell’economia del dono.
D’altro canto, a guardarci meglio, si potrebbe invece dire che nei fatti lo Stato è come una famiglia nel senso che è diventato un cliente bancario. Quando i keynesiani dicono che lo Stato non è come una famiglia, perché il debito dello Stato è il credito dei cittadini, dovrebbero dire che per definizione lo Stato non dovrebbe essere un cliente bancario che si indebita verso l’esterno – il cartello delle dealer –  perché dovrebbe avere la sovranità monetaria, e la sovranità dello Stato dovrebbe garantire a tutti la sovranità individuale.
Ora tutti sappiamo che nei fatti non è così, lo Stato è “quotato” in una “borsa” dove il rating di agenzie private d’intesa tra loro, e in conflitto di interessi con i rentiers che ci prestano la moneta, determina a quanto pagheremo la nostra liquidità. Cioè, quanti soldi ci costerà comprare i soldi per funzionare.
Nessuno che si chieda se sia normale comprare i soldi. Comprare i soldi” è come se il metro che misura la lunghezza misurasse sé stesso e, per gli interessi, come se ad ogni misurazione di sé stesso lo stesso metro si accorciasse. O come se ad ogni uso del simbolo monetario trattato come merce perché “venduto”, il valore monetario si restringesse, si usasse, appunto, si usurasse.
E visto che chi compra i soldi, lo “Stato”, tali soldi non ce li ha, poiché li deve pagare con una somma superiore a quella acquisita precedentemente, l’indebitamento è matematicamente certo, esponenziale, e pertanto insostenibile.
Nella contestazione keynesiana, è quindi sottinteso il pensiero, che se lo Stato facesse lo Stato NON sarebbe come una famiglia perché NON dovrebbe indebitarsi con un cartello di banche dealer. Primo punto.
Ma, secondo punto, è altrettanto equivoca la concezione dello Stato che NON è una famiglia adducendo che il debito dello Stato è la ricchezza dei cittadini. Primo perché allo stato attuale lo Stato NON è indebitato nei confronti dei cittadini, ma nei confronti di un cartello di banche dealer, di preferenza straniere. Sono loro che vendono per prime le scritture contabili virtuali che fungono da moneta alla finzione giuridica Stato.
Secondo, perché lo Stato NON coincide con la somma dei cittadini. Non questo Stato che è persona giuridica a sé stante.
Se mi obbligassero a scegliere tra i due termini, naturalmente sceglierei la linea keynesiana ma il fatto è che contesto sia il paradigma della moneta debito, che esso sottintende, senza sia pur minimamente rimetterlo in discussione, sia l’idea stessa di Stato NON coincidente con i suoi cittadini, che questa visione presuppone.
La moneta debito, secondo i keynesiani, non è un problema perché il debito dello Stato sarebbe il credito dei cittadini e viceversa. Dimenticano che lo Stato non solo NON coincide con i suoi cittadini, poiché è una persona giuridica a sé stante ma è anche una finzione giuridica. Non esiste in quanto tale ma gli si intesta un conto. Ergo la moneta debito in questo tipo di Stato finzione giuridica, è sempre e comunque un problema. Perché chi gestisce questa finzione, le entrate le destina al rimborso dei debiti bancari, come se si trattasse di un un cliente bancario indebitato, ma spalma il debito dell’ente sui singoli cittadini. Con la scusa che “siamo una famiglia”. E il debito esiste sempre per il solo fatto che compriamo la moneta.
Lo Stato, senza sovranità monetaria, è come una famiglia che si indebita verso l’esterno, ma a differenza della famiglia (o della tribù) quantunque si indebitasse verso i suoi cittadini, come nel caso delle scritture contabili fallaci delle banche, diventa un alieno fittizio per fungere da contropartita al cittadino creditore – come una società schermo, per intenderci.
Nella famiglia, se si arricchisce un membro ne usufruiscono tutti gli altri, per una sorta di coincidenza fattuale e informale tra il membro della famiglia e la famiglia stessa. Il collante che opera tale miracolo, è l’amore.
Mentre nel caso dello Stato, se lo Stato ha maggiori entrate, dalle tasse, ad esempio, NON significa automaticamente che tutti i cittadini se ne avvantaggino, anzi. E se lo Stato acquisisce maggiore liquidità, è ipse facto, un aumento del debito pubblico da addebitare ai cittadini.
E qua viene il punto: tutta la moneta circolante in un paese – nel presente paradigma che è anche molto antico – è un debito della finzione giuridica Stato nei confronti di un cartello costituito da altre finzioni giuridiche, le banche, che sono controllate da persone fisiche in carne ed ossa – gli azionisti, o gli azionisti degli azionisti – e che nella maggior parte dei casi hanno già realizzato il profitto cartolarizzando tali crediti, per spalmare i rischi e le dilazioni sui buoni padri di famiglia*. I cittadini sono sempre debitori, in solido, con la finzione dello Stato, mentre i grandi azionisti delle banche dealer sono ipse facto creditori della stessa.
Un dare un avere. E la forma è salva. Non la sostanza. Poiché se nel dare vi è un cittadino in carne e ossa, e nell’avere vi è una finzione giuridica, i debitori saranno certi, mentre i creditori veri si nasconderanno dietro la finzione giuridica.
Lo Stato sarebbe sì come una famiglia se non fosse una persona giuridica a sé stante, fictio juris, se fosse la somma di tutti noi cittadini, se fossimo nel regime dell’economia del dono, come lo erano le tribù prima dell’invenzione della moneta e lo sono le tribù indigene a tutt’oggi.
Ma lo Stato è stato creato proprio per conformarsi a un regime monetario in cui i cittadini venissero privati del reddito monetario, organizzati e messi a profitto come bestiame a vantaggio di una casta sovrana per “diritto divino” ed essendo una finzione giuridica, una scatola vuota senza il diritto di godimento della proprietà – che appartiene unicamente alle persone fisiche – è diventato una società veicolo strumentale del cartello bancario che con la magia delle scritture contabili moltiplica i suoi utili occulti a nostro debito.
Pertanto il duplice equivoco è questo: se è vero che nel presente paradigma lo Stato è come una famiglia nel suo essere cliente bancario privato della sovranità monetaria, è pur vero che in detto paradigma, la spesa dello Stato sarebbe la ricchezza dei cittadini, se e solamente se il debito contratto per immettere moneta lo fosse nei confronti dei propri cittadini-soci, di sé stesso.
Alla luce di quanto sopra, lo Stato dev’essere come una famiglia o no?
Nel paradigma della moneta debito in cui siamo lo Stato è purtroppo semplice cliente bancario ma sarebbe auspicabile che fosse come in una famiglia, dove ciò che spende o che guadagna un membro è una spesa o un guadagno per tutta la comunità. Nella famiglia si chiama amore, ed è il suo collante, nella società si chiama solidarietà, e sarebbe il collante di una società organica, “keynesiana”.
Nel paradigma che auspichiamo, di moneta cassa, lo Stato non essendo più una finzione giuridica ma la semplice somma di tutti i cittadini, sarebbe sì come una famiglia, ma una famiglia sovrana, con la possibilità di battere la propria moneta, una moneta-cassa. Una cassa dei cittadini: ogni spesa dello Stato sarebbe la ricchezza dei cittadini, perché spesa all’interno, un po’ come quando in una famiglia si distribuisce la torta fatta “dalla mamma” – scherzo – la torta fatta da tutti i membri della famiglia.
In un paradigma di moneta-cassa, quindi, ciò che si distribuisce è la cassa, e non il debito, e lo Stato sarebbe come in una famiglia, ma una famiglia NON cliente bancario, una famiglia SOVRANA.

Tale Stato-somma dei cittadini sarebbe il recinto in cui il popolo sovrano eserciterebbe tale sovranità con la possibilità – normata – di battere moneta, almeno spicciola, a circolazione interna, per i propri cittadini e il loro benessere, mentre la moneta “grossa” per i commerci internazionali andrebbe normata e definita in ambito internazionale, su un piede di parità tra tutti i popoli e tra i loro Stati, in virtù dell’autodeterminazione dei popoli.
Una moneta di conto, unità di misura, non coniata né emessa, e non coincidente con alcuna moneta nazionale (come lo è attualmente il dollaro), non tesaurizzabile, ma decisa tra Stati di determinate macroaree, e poi tra le varie macroaree, per effettuare le transazioni internazionali.
Nforcheri 07/01/2019
Fonte: qui
[1] Almeno per quello che riguarda la famiglia tradizionale mediterranea, le cose sono così.

domenica 18 novembre 2018

TORINO, SENA HALIVOVIC HA 60 ANNI E SI SPACCIA PER NULLATENENTE, TANTO DA OTTENERE 70MILA EURO DAL COMUNE IN ASSEGNI FAMILIARI

PECCATO CHE TRA I SUOI POSSEDIMENTI ABBIA 400 MACCHINE DI LUSSO, UN CASTELLO, UN HOTEL E VARIE VILLE CON PISCINA 

È LA DONNA PIÙ POTENTE DEL CLAN MATRIARCALE DEI KORAKHANÈ, E  IL SUO TESORO AMMONTA A...

Torino, la bella vita della regina dei rom a spese del Comune

sena halivovic la regina dei rom 7SENA HALIVOVIC LA REGINA DEI ROM 7

Panama, tacchi e Ferrari: sono questi i tratti distintivi della regina dei rom, Sena Halivovic, alias Raselma, 60 anni. E' lei la donna più potente del clan matriarcale dei Korakhanè, rom musulmani, originari del Kosovo.

Pur possedendo un tesoro di ben 4 milioni di euro, questa donna è riuscita a spacciarsi per nullatenente, tanto da ottenere dal Comune di Torino 70mila euro in assegni familiari per lei e per 22 persone della sua famiglia. Soldi sottratti a chi ne aveva davvero bisogno, mentre lei faceva la bella vita.

sena halivovic la regina dei rom 6SENA HALIVOVIC LA REGINA DEI ROM 6
Tra i suoi possedimenti si annoverano 400 macchine di lusso, che avrebbe portato come dono di nozze al suo ultimo marito, e poi un castello, un hotel, un terreno sulle colline astigiane, ville con piscine e vasche idromassaggio, una residenza bunker a Mostar, in Bosnia Erzegovia.

Un patrimonio immenso accumulato in pochi anni grazie a truffe, furti di rame e metalli ferrosi e al traffico di auto, rubate in Italia e rivendute nei Paesi dell'Est. Eppure per lo Stato italiano, la regina dei rom era indigente e meritava assistenza e aiuti in denaro.

sena halivovic la regina dei rom 3SENA HALIVOVIC LA REGINA DEI ROM 3
Quattrocentoventi mila euro sono stati confiscati alla donna, ma nessuno sa veramente a quanto ammonti il patrimonio che ha nascosto. Il suo è un clan numeroso. Erano Halilovic i tre minorenni che a Roma nel 2015 a bordo di un'auto pirata travolsero 9 persone e uccisero una donna di 44 anni.

Era Halilovic il rom che stuprò 2 quattordicenni romane il 10 maggio 2017 in un boschetto del quartiere del Collatino. Nell'aprile del 2017 carabinieri e polizia spagnola erano riusciti a catturare Sena a Girona per un colpo realizzato con la figlia. Scarcerata è sparita nel nulla. Con i suoi segreti e il suo tesoro.

Fonte: qui

SCOPERTO A ROMA UN NOMADE PROPRIETARIO DI 100 AUTO: PRIVE DI BOLLO E SENZA ASSICURAZIONE, VENIVANO UTILIZZATE PER COMMETTERE CRIMINI 

L’UOMO, RESIDENTE NEL CAMPO ROM  SULLA PONTINA, AVEVA MESSO IN PIEDI UNA CONCESSIONARIA FANTASMA, MA IN REALTÀ IL SUO VERO LAVORO ERA QUELLO DI PRESTANOME PER…

Michela Allegri per “il Messaggero”
blitz al campo nomadi di castel romano 11BLITZ AL CAMPO NOMADI DI CASTEL ROMANO

Un centinaio di auto intestate alla stessa persona, che circolano - guidate da altri - prive di bollo e assicurazione e - è il sospetto di chi indaga - verrebbero utilizzate per commettere crimini.
Nel giro di qualche anno, un rom residente nel campo nomadi sulla Pontina è riuscito a mettere in piedi un' attività redditizia e illegale: gestisce una sorta di concessionaria di automobili fantasma.

Per il pm Carlo Villani, che lo ha indagato per falso e per favoreggiamento, lavora in realtà come prestanome di malavitosi, rendendo i reali proprietari delle auto praticamente irrintracciabili.
CAMPO ROMCAMPO ROM
Indagando su un furto commesso nel 2015, gli inquirenti hanno scoperto la concessionaria fantasma, apparentemente gestita da una società che ha sede nel campo nomadi e che, dagli accertamenti, è risultata inattiva.

I VEICOLI
Il primo veicolo a finire nel mirino della procura è quello utilizzato nel furto avvenuto tre anni fa. Era intestato all' indagato che, però, ha dichiarato di avere venduto quella macchina poco tempo prima e di non conoscere l' attuale proprietario. Da qui, l' accusa di favoreggiamento.

blitz al campo nomadi di castel romano 6BLITZ AL CAMPO NOMADI DI CASTEL ROMANO
Dalle verifiche è poi emerso che alla stessa persona, nel 2015, risultavano intestate 53 macchine, tutte senza assicurazione e senza bollo. Tre anni dopo, nel 2018, i veicoli sono diventati addirittura 79, di cui 57 circolanti.

Fonte: qui

domenica 4 novembre 2018

Esondano fiumi ed è apocalisse in Sicilia: 10 morti nel Palermitano, 2 sono bambini

Maltempo killer: nove persone, tra cui due piccoli di uno e tre anni, travolte e annegate dalle acque del Milicia all'interno della villa a Casteldaccia in cui stavano trascorrendo la serata. 

Un uomo ucciso invece mentre si trovava in auto a Vicari dalla piena del San Leonardo. E ci sono anche due dispersi

Esondano fiumi ed è apocalisse in Sicilia:10 morti nel Palermitano, 2 sono bambini

CASTELDACCIA - Nove persone, tra cui donne e due bambini di uno e tre anni, sono morte nella notte in una villa in contrada Cavallaro a Casteldaccia (Palermo) a causa dell’esondazione del fiume Milicia ingrossato dalle piogge cadute ieri, mentre un'altra persona è morta a Vicari - sempre nel Palermitano - dopo che l'auto in cui si trovava è stata investita dall'acqua esondata dal fiume San Leonardo. 

La villa teatro di una strage si trova al confine dei comuni di Altavilla Milicia e Casteldaccia, non distante dall'autostrada Palermo-Catania. Nell'abitazione si trovavano due nuclei familiari che stavano trascorrendo insieme la serata. Due persone, un uomo e una bambina, si sono salvate perché uscite per andare ad acquistare dei dolci. Una terza persona rimasta fuori dalla casa ha lanciato l’allarme col cellulare aggrappandosi a un albero quando l’abitazione è stata sommersa dall'acqua. Le persone all'interno della villa sono annegate perché l’acqua è arrivata veloce raggiungendo il soffitto.



Le vittime sono la piccola Rachele Giordano di 1 anno, Francesco Rughò di 3 anni, Federico Giordano di 15 anni, la madre Stefania Catanzaro, 32 anni e moglie di uno dei tre sopravvissuti Giuseppe Giordano che si trova in ospedale con una bambina (forse la figlia); il nonno Antonino Giordano di 65 anni e la moglie Matilde Comito di 57 anni, il figlio Marco Giordano di 32 anni e la sorella Monia Giordano di 40, e Nunzia Flamia di 65 anni.


Sempre vicino Palermo, a Vicari, è stato trovato morto un uomo, Alessandro Scavone, titolare di un distributore di carburanti, che era a bordo di un’auto investita dall'acqua del fiume San Leonardo. Con lui un amico. I due erano andati a recuperare un giovane rimasto al distributore, che è riuscito a salvarsi lanciandosi dalla vettura, mentre la terza persona a bordo risulta disperso. E disperso è anche Giuseppe Liotta, 40 anni, medico palermitano che si stava recando nell'ospedale di Corleone per prendere servizio: la sua auto è stata trovata in contrada Raviotta, tra Ficuzza e Corleone, sulla statale 118 interrotta in diversi punti per smottamenti ed allagamenti.
Nelle zone colpite stanno operando vigili del fuoco, carabinieri, protezione civile e sanitari del 118. Situazione difficile anche ad Agrigento, dove sono state evacuate 50 famiglie per l’esondazione dell'Akragas.
Fonte: qui


LA VILLA DOVE SONO MORTE 9 PERSONE IN PROVINCIA DI PALERMO ERA ABUSIVA E C'ERA UN ORDINE DI DEMOLIZIONE

LE VITTIME DELL'INONDAZIONE AVEVANO PRESO IN AFFITTO L'IMMOBILE, MA I PROPRIETARI AVEVANO IMPUGNATO LA DELIBERA 

IL VICESINDACO: ''IL COMUNE È IN DISSESTO, ANCHE SE AVESSIMO SEQUESTRATO LA CASA, NON AVREMMO AVUTO I SOLDI PER DEMOLIRLA''

MALTEMPO: SINDACO, CASA ABUSIVA, C'ERA ORDINE DEMOLIZIONE  
 (ANSA) - "La casa travolta dal fiume era abusiva e pendeva dal 2018 un ordine di demolizione del Comune che è stato impugnato dai proprietari dell'immobile davanti al Tar. Da quanto ci risulta ancora il tribunale amministrativo non ha provveduto, per cui la demolizione non è stata possibile". Lo dice il sindaco di Castedaccia Giovanni Di Giacinto in merito all'immobile travolto dalla piena del fiume in cui sono morte 9 persone.
villa casteldacciaVILLA CASTELDACCIA

La pratica relativa all'ordine di demolizione disposto dal Comune di Casteldaccia dopo l'accertamento dell'irregolarità della costruzione è stata sequestrata dalla Procura di Termini Imerese che sta indagando sulla morte delle nove persone travolte dalla piena del fiume Milicia. L'impugnazione davanti al Tar del provvedimento emesso dall'amministrazione comunale ha bloccato l'esecuzione della demolizione. L'immobile non era sanabile in quanto realizzato a meno di 150 metri dal fiume, quindi in zona di inedificabilità assoluta.

MALTEMPO: EX SINDACO,POCHI VIGILI E CASSE VUOTE PER DEMOLIRE
 (ANSA) - Migliaia di richieste di sanatoria inevase, sei vigili urbani in un territorio vastissimo e flagellato da quarant'anni di abusivismo edilizio, mancanza di fondi per demolire gli immobili fuori legge: così l'ex sindaco di Casteldaccia Fabio Spatafora descrive il drammatico stato della zona in cui 9 persone sono morte travolte nell'esondazione del fiume Milicia.
esondazioni a casteldaccia nel palermitanoESONDAZIONI A CASTELDACCIA NEL PALERMITANO

Le vittime erano riunite in una casetta presa in affitto costruita, secondo quanto si apprende, abusivamente, in zona di inedificabilità assoluta a meno di 150 metri dal fiume. 

Spatafora per anni ha denunciato le lottizzazioni abusive realizzate nell'alveo del fiume. "La situazione è davvero difficile - racconta - Abbiamo solo 6 vigili urbani a cui delegare i controlli e parliamo comunque di luoghi in cui è anche complicato accedere perché i proprietari delle case abusive hanno fatto dei cancelli che non consentono i sopralluoghi. Tanto che, spesso, a informarmi delle nuove costruzioni era il sindaco del comune vicino che, dall'alto, poteva rendersi conto di quanto accadeva a valle".

casteldaccia inondazioniCASTELDACCIA INONDAZIONI
Spatafora ha presentato diversi esposti ai carabinieri e alla Procura ed emesso una serie di ordini di demolizioni. "L'iter è farraginoso - dice - dopo l'ordine di demolizione se il proprietario non ottempera, il consiglio comunale deve o acquisire il bene o disporre di abbatterlo, ma spesso, come accade all'amministrazione comunale di Casteldaccia che è in dissesto economico, non ha i soldi per demolire". Sono migliaia le richieste di sanatoria pendenti non solo a Casteldaccia ma anche nei Comuni più grandi della zona: Bagheria e Misilmeri, ad esempio. "Non mi si parli di abusivismo di necessità - dice Spatafora - molte case irregolari vengono affittate".

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giovedì 25 ottobre 2018

IMMAGINI CHOC: UN RIBELLE SIRIANO UCCIDE A FUCILATE LA SORELLA DOPO AVERLA ACCUSATA DI AVERLO DISONORATO



“HAI MACCHIATO L’ONORE DELLA FAMIGLIA”  

L’UOMO IMBRACCIA UN FUCILE E FA FUOCO, MENTRE UN AMICO LO INCITA A UCCIDERLA PER “LAVARE IL SUO ONORE” E RIPRENDE L’ESECUZIONE 
LE IMMAGINI FINISCONO SU TELEGRAM SCATENANDO L’INDIGNAZIONE DEL WEB
Ribelle siriano uccide la sorella



Simone Pierini per “www.leggo.it”


ribelle siriano uccide sorellaRIBELLE SIRIANO UCCIDE SORELLA
«Hai macchiato l'onore della famiglia», il fratello maggiore uccide la sorella di 17 anni a fucilte e manda il video sui social. 

Ha scatenato rabbia e indignazione un il filmato diffuso nelle ultime ore sui social media, proveniente dal nord della Siria che mostra l'uccisione a sangue freddo di una giovane donna, indicata come minorenne, fucilata da un uomo, descritto come suo fratello, perché ritenuta colpevole di aver «macchiato l'onore della famiglia».
ribelle siriano uccide sorella 4RIBELLE SIRIANO UCCIDE SORELLA 





Secondo la Bbc in arabo, il presunto delitto d'onore sarebbe avvenuto a Jarablus, a ridosso del confine turco, in un'area controllata da milizie siriane alleate di Ankara. La donna, indicata col nome di Rasha Bassis, ha meno di 18 anni, secondo le fonti citate dalla Bbc.

ribelle siriano uccide sorella 1RIBELLE SIRIANO UCCIDE SORELLA 







Nel video si vede una donna accovacciata contro un muro che viene raggiunta da ripetuti colpi di arma da fuoco sparati da un uomo, mentre una voce fuori campo urla: «Spara! Lava il tuo onore!».

Non è possibile verificare le circostanze esatte dell'uccisione della donna. Il delitto d'onore è un crimine molto diffuso in diversi paesi arabi e nel Golfo e in molti di questi paesi è sanzionato come un crimine minore.

Fonte: qui