9 dicembre forconi: patrimonio
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sabato 20 luglio 2019

Le persone ricche diventano più povere per la prima volta in 8 anni

Il World Wealth Report 2019 di Capgemini ha stabilito che, dopo sette anni di banche centrali inondando i mercati globali di credito, la ricchezza complessiva complessiva del patrimonio netto elevato (HNWI) è diminuita del 3% nel 2018 .
Infografica: World's Millionaires
Troverete più infografica a Statista
Il calo della ricchezza è principalmente dovuto all'avvio di una fase di rallentamento sincronizzato a livello mondiale , originario della regione Asia-Pacifico (in particolare la Cina); questo declino ha già spazzato via $ 2 trilioni di ricchezza.
Il rapporto sulla ricchezza rileva che la regione Asia-Pacifico ha visto il declino della ricchezza più significativo, mentre la ricchezza del Medio Oriente è aumentata.
"La popolazione e la ricchezza globali dell'HNWI sono diminuite rispettivamente dello 0,3% e del 3%, con l'Asia-Pacifico colpita più duramente: la regione ha rappresentato 1 miliardo di dollari del declino globale della ricchezza, mentre la popolazione dell'HNWI è diminuita del 2% e la ricchezza dell'HNWI del 5% % La sola Cina è responsabile di oltre la metà (53%) dell'Asia-Pacifico e di oltre il 25% della perdita di ricchezza HNWI globale ".
La ricchezza dell'HNWI è caduta in tutto il mondo: l'America Latina è diminuita del 4%, l'Europa del 3% e il Nord America dell'1%. C'è stata una notevole ripresa della ricchezza in Medio Oriente, generando una crescita del 4% nella ricchezza dell'HNWI e aumentando la sua popolazione di HNWI del 6% a causa di condizioni economiche più favorevoli.
Gli Stati Uniti, il Giappone, la Germania e la Cina hanno rappresentato il 61% della popolazione globale HNWI globale.
"La popolazione ultra-HNWI è diminuita del 4%, e la loro ricchezza è diminuita di circa il 6% .Questo rappresenta il 75% della diminuzione della ricchezza totale globale. I miliardari di medio livello (HNWI tra US $ 5-30 milioni di ricchezza) hanno recuperato 20 % del declino totale Il segmento milionario della porta accanto (che rappresenta HNWI tra US $ 1-5 milioni di ricchezza e costituisce quasi il 90% della popolazione dell'HNWI) è stato colpito meno nel 2018, in quanto la loro ricchezza è diminuita di meno 0,5%, a significare che quasi tutti i cali della ricchezza e della popolazione dell'HNWI sono stati guidati dai segmenti della ricchezza più elevata (ultra-HNWI e mid-tier milionario) ".
Basandosi sulle risposte di oltre 2.500 HNWI in tutto il mondo, la liquidità è stata la principale asset allocation detenuta dall'HNWI, in quanto molti hanno riferito di aver venduto azioni e si sono difesi tra i timori di una recessione commerciale mondiale.
"Asset allocation spostato in modo significativo, come in contanti sostituito azioni per diventare l'asset class più attesa nel 1 ° trimestre 2019, che rappresentano il 28% della ricchezza finanziaria HNWI, mentre le azioni scivolato in seconda posizione a quasi il 26% (un calo di 5 punti percentuali). Volatile le condizioni del mercato azionario hanno stimolato un lieve aumento dell'allocazione verso investimenti alternativi al 13%, un aumento di quattro punti percentuali rispetto all'anno precedente. "
E circa un decennio dopo che la Federal Reserve ha operato a fianco della Banca centrale europea e della Banca del Giappone per salvare l'economia globale pompando miliardi di dollari nei mercati finanziari, la loro capacità di contrastare la prossima recessione globale è limitata . Ciò significa che la popolazione dell'HNWI continuerà a scaricare azioni e acquisire prodotti difensivi, come denaro e obbligazioni, a causa della minaccia che una parte della loro ricchezza potrebbe diminuire mentre il rallentamento globale sincronizzato acquista slancio attraverso il 2H19. Fonte: qui




Usa rigonfiata la bolla immobiliare: l'ultima possibilità di avere prezzi a buon mercato è stata di 7 anni fa

I prezzi delle case hanno superato di gran lunga la crescita dei salari e i prezzi degli affitti. Qualcosa deve accadere. Quindi ...


Ogni mese sono divertito dai commenti del capo economista del NAR Lawrence Yun riguardo ai fondamenti abitativi, in particolare la crescita dell'occupazione.
Dimentica lavori forti. Le visioni di Toss Yun nell'Ashcan.
Rispetto alla crescita dei salari, le case sono quasi inaccessibili ora come se fossero al culmine della bolla immobiliare.
Senza contare il debito degli studenti e i cambiamenti di atteggiamento riguardo al debito, alle attività e alla mobilità.

Gennaio 1987 a gennaio 2000

Nel periodo di 13 anni tra il 1987 e il 2000, i prezzi delle case, l'affitto e i salari sono cresciuti insieme. Le case erano casa, non giocattoli immaginari, non un veicolo per la pensione.
Questo è cambiato nel 2000.

Gennaio 2000 al luglio 2006

Nel periodo di 6,5 anni tra gennaio 2000 e luglio 2006, i prezzi delle case sono aumentati dell'85% rispetto al 22% sia per l'affitto che per i guadagni orari.
La gente pensava che i prezzi delle case non avrebbero mai smesso di crescere. Presumibilmente c'era una massiccia mancanza di case. Persone in fila per blocco per il diritto di acquistare un condominio della Florida. In poche settimane, dopo che il pool di sciocchi più grandi finì, iniziò il crollo delle abitazioni.
Il crollo dell'alloggiamento è durato più a lungo della crisi del mercato azionario e si è concluso alla fine del 2011. Gennaio 2012 era l'ultima volta che affitto, prezzi delle case e stipendi erano approssimativamente sincronizzati.

Da gennaio 2012 ad aprile 2019

I prezzi delle case non sono così negativi come lo erano nel luglio del 2006, ma la pressione sugli aspiranti acquirenti è estrema.
I salari sono aumentati del 19%, gli affitti aumentano del 23% e i prezzi delle case sono aumentati del 55%. Quelle sono medie nazionali. Alcuni mercati sono migliori e alcuni molto peggio.
I millennial sono sottoposti a forti pressioni perché il prezzo dell'affitto ha superato la crescita dei salari. Aspettare di comprare ha generalmente peggiorato le cose.
Quelli che non potevano permettersi di comprare una casa nel 2013 sono molto più indietro oggi.

Il peggior tempo per acquistare dal 2012

Ora è il momento peggiore per comprare dal 2012. I mercati variano, naturalmente, e anche le strategie. Coloro che possiedono una casa, specialmente una grande in una zona calda, hanno buone possibilità di ridimensionare.
Ma il nuovo bambino nel blocco dei desideri sarebbe saggio pensarci due volte.

In arrivo busto deflazionistico

Sono convinto che sia scoppiata un'altra bolla di asset deflazionistici.
Questa volta il busto potrebbe durare da sei a otto anni, non due. In effetti, questa è la mia aspettativa.
La bolla rappresenta l'inflazione delle attività. La deflazione delle attività sarà probabilmente accompagnata anche da una piccola quantità di deflazione dei prezzi.

Nessun incidente?!

A differenza di altri, non sto chiamando per un incidente. Le condizioni di liquidità sono molto diverse. E questa volta la bolla principale non è l'edilizia abitativa, ma le obbligazioni spazzatura e le azioni congiunte a una demografia molto deflazionistica.
Mi aspetto qualcosa di più sulla falsariga di -15%, + 3%, -10%, + 5%, -8%, -8%, + 5%, -18%. Il risultato è circa -46% con niente peggio di -15 a -20% o giù di lì.
Quando ho chiesto un fallimento deflazionistico nel 2005, mi è stato ampiamente considerato un pazzo. Lo sono stato, per due anni.
Forse lo sono di nuovo, per ancora più a lungo.
Scritto da Mike Shedlock via MishTalk

mercoledì 15 maggio 2019

IL PATRIMONIO DELLE FAMIGLIE ITALIANE E’ SUPERIORE A QUELLO DI TEDESCHI, INGLESI E CANADESI

LA RICCHEZZA NETTA E’ DI 9743 MILIARDI DI EURO, 8,4 VOLTE IL REDDITO DISPONIBILE 
TRA LE ATTIVITÀ FINANZIARIE EMERGE LA PREPONDERANZA DEI DEPOSITI, (13%) A SCAPITO DI AZIONI E ALTRE PARTECIPAZIONI (PASSATE DAL 12 AL 10%) E SOPRATTUTTO DEI TITOLI, PIÙ CHE DIMEZZATI (DALL'8 AL 3%)…
Rosaria Amato per “la Repubblica”

BANKITALIA 3BANKITALIA 3
Le famiglie italiane più ricche di quelle tedesche, le imprese italiane meno indebitate di quelle francesi. A pochi giorni dal severo giudizio della Ue sui conti pubblici, arrivano i dati molto più confortanti di Istat e Bankitalia sulla ricchezza delle famiglie e delle società non finanziarie. A fine 2017 la ricchezza netta delle famiglie italiane (la differenza tra la ricchezza lorda e i debiti) è stata pari a 9.743 miliardi di euro, 8,4 volte il reddito disponibile.

Una situazione frutto più delle scelte e dei vantaggi dei decenni passati, anche se, dopo un periodo di ripiegamento tra fine 2016 e fine 2017 la ricchezza netta è tornata ad aumentare, 98 miliardi di euro, l' 1% in più. Anche adesso le famiglie italiane risultano più ricche di quelle francesi, inglesi e canadesi.

LA RICCHEZZA DELLE FAMIGLIE ITALIANELA RICCHEZZA DELLE FAMIGLIE ITALIANE
Ma negli ultimi anni, osservano Istat e Bankitalia, «il divario si è notevolmente ridotto» , a causa del « ristagno ventennale dei redditi delle famiglie italiane». Il super-risparmio delle famiglie non controbilancia direttamente il debito pubblico abnorme, ma è sicuramente una risorsa importante, anche se le scelte degli italiani sono molto prudenti, quasi conservative: le abitazioni costituiscono circa la metà della ricchezza lorda delle famiglie, e tra le attività finanziarie emerge la preponderanza dei depositi, il cui peso è cresciuto dal 10 al 13%, a scapito di azioni e altre partecipazioni (passate dal 12 al 10%) e soprattutto dei titoli, più che dimezzati (dall' 8 al 3%).

La fiducia degli italiani nel mattone è storica: nel 1950 le attività reali, certificava Bankitalia in uno studio pubblicato a novembre, avevano un valore 6 volte superiore al reddito disponibile, adesso siamo un po' oltre il 5, con le abitazioni che contano per 4,6 volte: tutto sommato in quasi 70 anni le cose non sono cambiate moltissimo. E questo non è detto che sia un male: la diffusione della proprietà dell' abitazione in Italia ha permesso il mantenimento di un certo livello di uguaglianza, rispetto a Paesi come la Germania.
Casa in venditaCASA IN VENDITA

Del resto non è che gli italiani siano contrari per principio agli investimenti mobiliari. I depositi, certo, sono sempre stati molto importanti, costituiscono circa il 30% della ricchezza finanziaria. A partire dagli anni Novanta sono aumentati gradualmente gli acquisti di titoli: quelli del debito pubblico però oggi sono poco convenienti, per via dei tassi d' interesse bassi, mentre quelli bancari fanno paura, dopo l' entrata in vigore delle norme sul bail- in, che impongono la condivisione del rischio ad azionisti e obbligazionisti in caso di fallimento della banca.

A crescere con una certa energia negli ultimissimi anni ci sono solo i fondi pensione, mentre si stanno riprendendo gli acquisti di azioni, partecipazioni e fondi comuni. Le società finanziarie, oltre che un basso indebitamento, mostrano un certo dinamismo: a fine 2017 la ricchezza netta era di 1.053 miliardi di euro, con il totale delle attività del settore, 4.943 miliardi, costituito per il 63% da attività non finanziarie. L' aumento della ricchezza lorda del 3,7% dipende proprio dall' incremento della componente finanziaria ( più 11,9%), rispetto alla contrazione delle attività reali. In particolare cresce il valore di impianti e macchinari e soprattutto dei prodotti di proprietà intellettuale (più 6,1%). Fonte: qui

COTTARELLI RIPRENDE IL MANO IL FORBICIONE E INDICA LA VIA PER UNA MASSICCIA SPENDING REVIEW: “CI SONO STATI 30 CASI DI RIDUZIONE DEL DEBITO PUBBLICO PER IMPORTI SUPERIORI (O VICINO) A 25 PUNTI PERCENTUALI DI PIL. QUESTE RIDUZIONI DI DEBITO SONO STATE OTTENUTE IN TRE MODI. IL PRIMO È UN'ONDATA INFLAZIONISTICA E POI IL SECONDO E IL TERZO…”
Carlo Cottarelli per “la Stampa”

cottarelliCOTTARELLI
Oggi a Torino si terrà un convegno sulla riduzione del debito pubblico organizzato dal Collegio Carlo Alberto e dall' Osservatorio sui conti pubblici dell' Università Cattolica (Ocpi). Il tema è importante: il nostro debito pubblico è alto rispetto al resto dell' area dell' euro (rispetto al Pil è il secondo più alto dopo quello greco) e non accenna a diminuire. Anzi ha ripreso a crescere negli ultimi due anni.

Quasi tutte le forze politiche sono d'accordo che l'alto debito pubblico deve scendere: ci espone al rischio di una perdita di fiducia da parte di chi compra titoli di stato, a un aumento dello spread e, al limite, a una crisi tipo quella del 2011-2012. Anche il contratto di governo gialloverde dice che «l'azione del governo sarà mirata a un programma di riduzione del debito pubblico...». Quindi non si discute sulla necessità di ridurre il debito, ma sul come ridurlo.

ESPERIENZE RIUSCITE
Per facilitare la discussione su come ridurre il debito pubblico, l'Ocpi è andato a vedere quello che hanno fatto gli altri Paesi avanzati che sono riusciti a ridurre il debito pubblico negli ultimi 70 anni. Cosa abbiamo trovato? Ci sono stati 30 casi di riduzione del debito pubblico per importi superiori (o vicino) a 25 punti percentuali di Pil. Queste riduzioni di debito sono state ottenute in tre modi.

DEBITO PUBBLICODEBITO PUBBLICO
Il primo è un'ondata inflazionistica. Questo avvenne in diversi Paesi, compresa l'Italia, nell'immediato dopoguerra con livelli di inflazione anche superiori al 50 per cento durante la media del periodo di riduzione del debito. Il rimedio è rapido: l'ondata inflazionistica spazza via il debito in termini di potere d'acquisto tassando, attraverso l' inflazione, chi ha comprato titoli di Stato.

RICETTE CON PIÙ INGREDIENTI
Il secondo è un misto di crescita, inflazione moderata e repressione finanziaria. Questo è il metodo seguito da diversi Paesi (compresi Stati Uniti e Regno Unito) negli anni '50 e '60. Il debito cala più gradualmente, ma comunque per importi elevati. Occorre anche «mettere a posto i conti»: i Paesi che hanno seguito questa strategia hanno mantenuto avanzi primari (la differenza tra entrate dello Stato e spesa pubblica al netto degli interessi) positivi, ma su livelli non troppo elevati (in media l' 1,5 per cento del Pil). Il grosso l'ha fatto la repressione finanziaria: un insieme di restrizioni all' investimento (compreso vincoli ai movimenti di capitale) che hanno compresso i tassi di interesse sui titoli di Stato.

DEBITO PUBBLICODEBITO PUBBLICO
Anche qui, come nel caso dell' inflazione, si tratta di una tassa su chi comprava titoli di Stato: i tassi di interesse venivano tenuti artificialmente più bassi di quelli che gli investitori avrebbero richiesto in assenza di repressione finanziaria. Il terzo modo di riduzione del debito è stato portare l' avanzo primario a livelli sufficientemente alti. Questo ha caratterizzato la riduzione del rapporto tra debito pubblico e Pil in 11 Paesi tra la fine degli anni '80 e la metà del decennio scorso.

Questi Paesi hanno mantenuto un avanzo primario medio di oltre il 4 per cento del Pil. Il Belgio, per esempio ha mantenuto tra il 1994 e il 2007 un avanzo primario del 4,9 per cento. Anche l' Italia si era avviata su questa strada, raggiungendo avanzi primari dell' ordine del 5 per cento sul finire degli anni '90. Ma, una volta entrati nell' euro, abbiamo invertito la rotta.

IL TENTATIVO ITALIANO
DEBITO PUBBLICO ITALIANODEBITO PUBBLICO ITALIANO
Forse, però, il risultato più interessante del lavoro è quello che Sherlock Holmes avrebbe chiamato «il cane che non ha abbaiato». Eppure è un cane di cui si parla molto in Italia: l' idea che il rapporto tra debito pubblico e Pil possa essere ridotto attraverso l' aumento del Pil stimolato da misure espansive di finanza pubblica. Insomma, aumentiamo il deficit per ridurre il debito. Questo è quello che il governo gialloverde ha cercato di fare a fine 2018 (prima di far marchia indietro per l'aumento dello spread) e che, forse, cercherà di fare con la nuova legge di bilancio.

sergio mattarella carlo cottarelliSERGIO MATTARELLA CARLO COTTARELLI
Del resto lo stesso contratto di governo ci dice che la strategia di riduzione del rapporto fra debito pubblico e prodotto interno lordo sarà basata sulla «crescita del Pil, da ottenersi con un rilancio sia della domanda interna dal lato degli investimenti ad alto moltiplicatore e politiche di sostengo del potere di acquisto delle famiglie, sia della domanda estera...».

Quindi, più soldi in tasca agli italiani, più crescita, meno debito. Non entro nei motivi teorici per cui questo non funziona. Dico solo che i Paesi che hanno ridotto il debito negli ultimi 70 anni non hanno mai seguito questo approccio. Che non ci abbia pensato nessuno?
Una strada molto stretta Certo, se il Pil cresce è più facile ridurre il rapporto tra debito e Pil. E non solo perché aumenta il denominatore, ma anche perché, se si risparmiano le maggiori entrate che lo stato incassa quando il Pil aumenta, l' avanzo primario sale.

Ma, e questo è il punto: occorre migliorare l' avanzo primario se si vuole che il debito scenda a una velocità adeguata. Il nostro avanzo primario quest' anno è previsto dal governo all' 1,2 per cento del Pil, e, in assenza di aumenti dell' Iva o misure di compensazione, scenderebbe quasi a zero nel 2020.
CARLO COTTARELLICARLO COTTARELLI

Quindi, servono riforme per far ripartire l' economia, ma riforme vere (una semplificazione burocratica massiccia, un miglioramento nell' efficienza dei servizi pubblici, una riduzione delle aliquote di tassazione finanziata da minore evasione fiscale e risparmi sulla spesa pubblica), non elargizioni di denaro pubblico che fanno solo aumentare il deficit. E occorre risparmiare le entrate da maggiore crescita. A meno di non voler seguire strade meno ortodosse (uscita dall' euro e inflazione o qualche bella forma di repressione finanziaria come l' obbligo di acquisto di titoli di Stato da parte delle famiglie italiane, una misura simile a una patrimoniale). Fonte: qui

venerdì 11 gennaio 2019

SAPETE CHE FINE HA FATTO IL “TESORO DI POGGIOLINI”?

STIMATO IN 125 MILIONI DI EURO, IL PATRIMONIO DELL'EX DIRETTORE DEL SERVIZIO FARMACEUTICO DEL MINISTERO DELLA SANITÀ, TRAVOLTO DA TANGENTOPOLI, NON È ANCORA A DISPOSIZIONE DELLO STATO A CAUSA DI BUROCRAZIA E PROCESSI
Roberto Faben per “la Verità”
DUILIO POGGIOLINIDUILIO POGGIOLINI

Un patrimonio valutato dalla magistratura in 125 milioni di euro, quello confiscato a Duilio Poggiolini, ex direttore del servizio farmaceutico del ministero della Sanità, condannato in via definitiva da Cassazione e Corte dei conti, a titolo di risarcimento per corruzione, concussione e danno d' immagine alla pubblica amministrazione, giace ancora, sminuzzato in un labirinto di sentenze e incartamenti, nei beni in dotazione allo Stato.

Ci volle un profluvio di provvedimenti per confermare inderogabilmente l' espropriazione dei capitali appartenuti a colui che fu definito «re Mida della sanità». E ora, a 25 anni dalla bufera di Tangentopoli, mentre l' avvocatura dello Stato si sta confrontando con le difficoltà di convertire in moneta vari immobili pignorati soprattutto a Roma, è in corso un altro annoso processo, al Tribunale di Napoli, a carico dello stesso Poggiolini, accusato di epidemia colposa per la vicenda degli emoderivati killer, che si concluderà forse in primavera con ulteriore richiesta di danni.
DUILIO POGGIOLINIDUILIO POGGIOLINI

L'Avvocato dello Stato Sergio Fiorentino sottolinea che una legge - la numero 20 del 14 gennaio 1994 - ha complicato le possibilità di incasso dagli eredi dei debitori, «dato che è necessario dimostrare che essi si siano indebitamente arricchiti con i proventi illeciti del trasgressore». Il legale precisa: «Varie aste sono andate deserte e le verifiche necessarie per valutare la presenza di complicanze legali allungano i procedimenti».

La corsa contro il tempo è soltanto apparente dunque, e ostacolata dalla macchinosa comunicazione tra gli uffici delle istituzioni interessate. Poggiolini, romano, classe 1929, oggi ha 89 anni e seri problemi di salute. «Percepisce una modesta e decurtata pensione» spiega Luigi Ferrante, suo avvocato storico, che lo difende gratuitamente nel dibattimento. «Non lo sento da tempo», aggiunge, «e non saprei dove inviare le parcelle, ma continuare ad assisterlo è per me questione d'onore professionale».
DUILIO POGGIOLINIDUILIO POGGIOLINI

L'ex alto dirigente della sanità - che risulta ancora residente nella capitale - nell' ottobre 2015 fu trovato, avvolto in un liso trench cammello, tra gli ospiti di una casa di riposo abusiva nella periferia nord di Roma, segnalata agli agenti del commissariato di Primavalle per le condizioni precarie in cui versavano i degenti.

La gestione e l'amministrazione di quelle che furono le sue proprietà non è curata soltanto dall' avvocatura dello Stato, che convoglia le eventuali risorse recuperate alla presidenza del Consiglio, ma anche da altri enti istituzionali. La Banca d'Italia è custode giudiziario di lingotti d'oro da mezzo chilo ciascuno e dipinti d' autore («fra cui un De Chirico e altre tele frutto di regalie di industriali del farmaco», ricorda Nunzio Fragliasso, pm nella requisitoria nel processo di primo grado) sequestrati nella villa all' Eur, a Roma, dopo l'arresto dell'alto dirigente avvenuto il 20 settembre 1993 in una clinica di Losanna, in Svizzera.

LA CASA DI CURA ABUSIVA DOVE ERA RICOVERATO DUILIO POGGIOLINILA CASA DI CURA ABUSIVA DOVE ERA RICOVERATO DUILIO POGGIOLINI
Sono parcheggiati nel caveau della filiale di Napoli. Quanto alla loro destinazione ultima, non esistono decisioni. Ma i conti correnti confiscati? E i Bot e Cct cuciti nel celeberrimo pouf, le cui ricevute, insieme a un baule di vecchie lire ormai andate in prescrizione, furono rinvenute nell' agosto 2013 in un sotterraneo dello Stato? Bankitalia li ha trasferiti al Fondo unico giustizia, gestito da Equitalia Giustizia, organismo che distribuisce gli introiti riscossi dei crediti giudiziari ai ministeri della Giustizia e dell'Interno e al bilancio dello Stato. Nessun altro particolare è comunicato dalle istituzioni.

ARRESTO DI POGGIOLINIARRESTO DI POGGIOLINI
Nel 1993 Poggiolini, durante il periodo di detenzione preventiva di 7 mesi nel carcere di Poggio Reale - dove fu interrogato da Antonio Di Pietro - scrisse un libro, Niente altro che la verità. I farmaci in Italia, le mie lotte, i miei errori (L' Airone, Roma), mandato al macero per insuccesso editoriale e di cui si conserva una copia alla biblioteca civica di Varese.

Accanto alla ricerca di giustificazioni («Non ho mai cambiato il mio tenore di vita che è sempre stato modesto, quello di un uomo senza esigenze, indifferente ai beni materiali»), il monarca dei farmaci detronizzato scriveva: «Oggi non ho più alcun patrimonio, sequestrato da più parti () e ciò che da parte dell' autorità giudiziaria sarà riconosciuto indebito, verrà destinato, se possibile e se recuperabile dai gravami imposti, ad opere umanitarie». È ancora lecito auspicare che il suo desiderio di espiazione sia esaudito.

Fonte: qui


CONFISCATI BENI PER OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO ALL’IMPRENDITORE MAURO BALINI, ARRESTATO NEL 2015, PER ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE FINALIZZATA ALLA BANCAROTTA FRAUDOLENTA, RICICLAGGIO, IMPIEGO DI DENARO DI PROVENIENZA ILLECITA E INTESTAZIONE FITTIZIA DI BENI, IL CUI PRINCIPALE CENTRO DI AFFARI ERA IL PORTO TURISTICO DI OSTIA 
I SUOI RAPPORTI CON I CLAN FASCIANI E SPADA

Ivan Cimmarusti per https://www.ilsole24ore.com

MAURO BALINIMAURO BALINI
Mezzo miliardo di euro. Tanto ammonta la confisca disposta dal tribunale di Roma per l’imprenditore Mauro Balini già tratto in arresto dalle Fiamme Gialle, nel 2015, per associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, riciclaggio, impiego di denaro di provenienza illecita e intestazione fittizia di beni, il cui principale centro di affari era il porto turistico di Ostia.

L’operazione “Ultima spiaggia” costituisce l’epilogo di indagini patrimoniali, delegate dalla Direzione Distrettuale Antimafia capitolina al Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, che hanno consentito di documentare come Balini avesse accumulato un ingentissimo patrimonio in mancanza di fonti di reddito lecite tali da giustificare le proprie operazioni mobiliari e immobiliari, talora compiute avvalendosi di componenti del proprio nucleo familiare o di compiacenti “prestanome”. Inoltre, le attività investigative hanno permesso di accertare i rapporti tra Balini ed esponenti di organizzazioni malavitose egemoni sul litorale romano, come i clan Fasciani e Spada.

MAURO BALINIMAURO BALINI
Tali relazioni sono emerse, in particolare, con riguardo alla figura di Cleto Di Maria, narcotrafficante di elevato spessore criminale al quale Balini aveva concesso a un prezzo irrisorio, attraverso una società assegnataria della relativa concessione demaniale, la gestione di un bar all’interno dello stabilimento balneare “Hakuna Matata” e che, per suo conto, curava i servizi di sicurezza e vigilanza all'interno del porto turistico. Balini si era, inoltre, fatto carico di sostenere economicamente la famiglia del pregiudicato Roberto Giordani, meglio noto come “Cappottone”, durante la detenzione conseguente al tentato omicidio di Vito TRiassi, commesso nel 2007, elargendo alla moglie di Giordabi la somma di 5mila euro mensili.

Fonte: qui