9 dicembre forconi: Fasciani
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venerdì 11 gennaio 2019

SAPETE CHE FINE HA FATTO IL “TESORO DI POGGIOLINI”?

STIMATO IN 125 MILIONI DI EURO, IL PATRIMONIO DELL'EX DIRETTORE DEL SERVIZIO FARMACEUTICO DEL MINISTERO DELLA SANITÀ, TRAVOLTO DA TANGENTOPOLI, NON È ANCORA A DISPOSIZIONE DELLO STATO A CAUSA DI BUROCRAZIA E PROCESSI
Roberto Faben per “la Verità”
DUILIO POGGIOLINIDUILIO POGGIOLINI

Un patrimonio valutato dalla magistratura in 125 milioni di euro, quello confiscato a Duilio Poggiolini, ex direttore del servizio farmaceutico del ministero della Sanità, condannato in via definitiva da Cassazione e Corte dei conti, a titolo di risarcimento per corruzione, concussione e danno d' immagine alla pubblica amministrazione, giace ancora, sminuzzato in un labirinto di sentenze e incartamenti, nei beni in dotazione allo Stato.

Ci volle un profluvio di provvedimenti per confermare inderogabilmente l' espropriazione dei capitali appartenuti a colui che fu definito «re Mida della sanità». E ora, a 25 anni dalla bufera di Tangentopoli, mentre l' avvocatura dello Stato si sta confrontando con le difficoltà di convertire in moneta vari immobili pignorati soprattutto a Roma, è in corso un altro annoso processo, al Tribunale di Napoli, a carico dello stesso Poggiolini, accusato di epidemia colposa per la vicenda degli emoderivati killer, che si concluderà forse in primavera con ulteriore richiesta di danni.
DUILIO POGGIOLINIDUILIO POGGIOLINI

L'Avvocato dello Stato Sergio Fiorentino sottolinea che una legge - la numero 20 del 14 gennaio 1994 - ha complicato le possibilità di incasso dagli eredi dei debitori, «dato che è necessario dimostrare che essi si siano indebitamente arricchiti con i proventi illeciti del trasgressore». Il legale precisa: «Varie aste sono andate deserte e le verifiche necessarie per valutare la presenza di complicanze legali allungano i procedimenti».

La corsa contro il tempo è soltanto apparente dunque, e ostacolata dalla macchinosa comunicazione tra gli uffici delle istituzioni interessate. Poggiolini, romano, classe 1929, oggi ha 89 anni e seri problemi di salute. «Percepisce una modesta e decurtata pensione» spiega Luigi Ferrante, suo avvocato storico, che lo difende gratuitamente nel dibattimento. «Non lo sento da tempo», aggiunge, «e non saprei dove inviare le parcelle, ma continuare ad assisterlo è per me questione d'onore professionale».
DUILIO POGGIOLINIDUILIO POGGIOLINI

L'ex alto dirigente della sanità - che risulta ancora residente nella capitale - nell' ottobre 2015 fu trovato, avvolto in un liso trench cammello, tra gli ospiti di una casa di riposo abusiva nella periferia nord di Roma, segnalata agli agenti del commissariato di Primavalle per le condizioni precarie in cui versavano i degenti.

La gestione e l'amministrazione di quelle che furono le sue proprietà non è curata soltanto dall' avvocatura dello Stato, che convoglia le eventuali risorse recuperate alla presidenza del Consiglio, ma anche da altri enti istituzionali. La Banca d'Italia è custode giudiziario di lingotti d'oro da mezzo chilo ciascuno e dipinti d' autore («fra cui un De Chirico e altre tele frutto di regalie di industriali del farmaco», ricorda Nunzio Fragliasso, pm nella requisitoria nel processo di primo grado) sequestrati nella villa all' Eur, a Roma, dopo l'arresto dell'alto dirigente avvenuto il 20 settembre 1993 in una clinica di Losanna, in Svizzera.

LA CASA DI CURA ABUSIVA DOVE ERA RICOVERATO DUILIO POGGIOLINILA CASA DI CURA ABUSIVA DOVE ERA RICOVERATO DUILIO POGGIOLINI
Sono parcheggiati nel caveau della filiale di Napoli. Quanto alla loro destinazione ultima, non esistono decisioni. Ma i conti correnti confiscati? E i Bot e Cct cuciti nel celeberrimo pouf, le cui ricevute, insieme a un baule di vecchie lire ormai andate in prescrizione, furono rinvenute nell' agosto 2013 in un sotterraneo dello Stato? Bankitalia li ha trasferiti al Fondo unico giustizia, gestito da Equitalia Giustizia, organismo che distribuisce gli introiti riscossi dei crediti giudiziari ai ministeri della Giustizia e dell'Interno e al bilancio dello Stato. Nessun altro particolare è comunicato dalle istituzioni.

ARRESTO DI POGGIOLINIARRESTO DI POGGIOLINI
Nel 1993 Poggiolini, durante il periodo di detenzione preventiva di 7 mesi nel carcere di Poggio Reale - dove fu interrogato da Antonio Di Pietro - scrisse un libro, Niente altro che la verità. I farmaci in Italia, le mie lotte, i miei errori (L' Airone, Roma), mandato al macero per insuccesso editoriale e di cui si conserva una copia alla biblioteca civica di Varese.

Accanto alla ricerca di giustificazioni («Non ho mai cambiato il mio tenore di vita che è sempre stato modesto, quello di un uomo senza esigenze, indifferente ai beni materiali»), il monarca dei farmaci detronizzato scriveva: «Oggi non ho più alcun patrimonio, sequestrato da più parti () e ciò che da parte dell' autorità giudiziaria sarà riconosciuto indebito, verrà destinato, se possibile e se recuperabile dai gravami imposti, ad opere umanitarie». È ancora lecito auspicare che il suo desiderio di espiazione sia esaudito.

Fonte: qui


CONFISCATI BENI PER OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO ALL’IMPRENDITORE MAURO BALINI, ARRESTATO NEL 2015, PER ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE FINALIZZATA ALLA BANCAROTTA FRAUDOLENTA, RICICLAGGIO, IMPIEGO DI DENARO DI PROVENIENZA ILLECITA E INTESTAZIONE FITTIZIA DI BENI, IL CUI PRINCIPALE CENTRO DI AFFARI ERA IL PORTO TURISTICO DI OSTIA 
I SUOI RAPPORTI CON I CLAN FASCIANI E SPADA

Ivan Cimmarusti per https://www.ilsole24ore.com

MAURO BALINIMAURO BALINI
Mezzo miliardo di euro. Tanto ammonta la confisca disposta dal tribunale di Roma per l’imprenditore Mauro Balini già tratto in arresto dalle Fiamme Gialle, nel 2015, per associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, riciclaggio, impiego di denaro di provenienza illecita e intestazione fittizia di beni, il cui principale centro di affari era il porto turistico di Ostia.

L’operazione “Ultima spiaggia” costituisce l’epilogo di indagini patrimoniali, delegate dalla Direzione Distrettuale Antimafia capitolina al Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, che hanno consentito di documentare come Balini avesse accumulato un ingentissimo patrimonio in mancanza di fonti di reddito lecite tali da giustificare le proprie operazioni mobiliari e immobiliari, talora compiute avvalendosi di componenti del proprio nucleo familiare o di compiacenti “prestanome”. Inoltre, le attività investigative hanno permesso di accertare i rapporti tra Balini ed esponenti di organizzazioni malavitose egemoni sul litorale romano, come i clan Fasciani e Spada.

MAURO BALINIMAURO BALINI
Tali relazioni sono emerse, in particolare, con riguardo alla figura di Cleto Di Maria, narcotrafficante di elevato spessore criminale al quale Balini aveva concesso a un prezzo irrisorio, attraverso una società assegnataria della relativa concessione demaniale, la gestione di un bar all’interno dello stabilimento balneare “Hakuna Matata” e che, per suo conto, curava i servizi di sicurezza e vigilanza all'interno del porto turistico. Balini si era, inoltre, fatto carico di sostenere economicamente la famiglia del pregiudicato Roberto Giordani, meglio noto come “Cappottone”, durante la detenzione conseguente al tentato omicidio di Vito TRiassi, commesso nel 2007, elargendo alla moglie di Giordabi la somma di 5mila euro mensili.

Fonte: qui

domenica 8 aprile 2018

OSTIA - LICENZA REVOCATA AL BAR DI ROBERTO SPADA

A POCHI PASSI DAL CAFFÈ SORGEVA ANCHE LA PALESTRA DOVE IL 43ENNE, LO SCORSO NOVEMBRE, HA AGGREDITO A TESTATE E BASTONATE GLI INVIATI DELLA RAI 

DETENUTO NEL CARCERE DI MASSIMA SICUREZZA DI TOLMEZZO, SPADA DEVE RISPONDERE DI LESIONI E ASSOCIAZIONE A DELINQUERE

Valeria Costantini per il “Corriere della Sera – Roma”

Licenza revocata, chiude il bar di Roberto Spada. Serrande abbassate a Nuova Ostia per il locale di via Francesco Storelli, nel cuore del quartiere feudo del clan. A pochi passi dal caffè sorgeva anche la palestra gestita dal 43enne, il luogo davanti al quale lo scorso novembre ha aggredito a testate e bastonate gli inviati della Rai.

roberto spada di silvio triassiROBERTO SPADA DI SILVIO TRIASSI
Spada è oggi detenuto nel carcere di massima sicurezza di Tolmezzo, in provincia di Udine. Il fratello del boss Carmine deve rispondere di due diverse accuse: da un lato per lesioni e violenza aggravate dal metodo mafioso, dall' altro per associazione per delinquere (sempre con il 416bis) per la gestione degli affari criminali a Ostia. Droga, minacce, estorsioni, fino all' omicidio, la famiglia di origine sinti, imparentata con i Casamonica, per la procura di Roma dominava con violenza e senza scrupoli su ampie fette sociali ed economiche del litorale della Capitale.
ROBERTO SPADAROBERTO SPADA

«Mina l' ordine e la sicurezza pubblica»: questa la motivazione del provvedimento con cui il questore Guido Marino ha ordinato la revoca della licenza e quindi la chiusura del «Bar Music». Ieri gli agenti della divisione di polizia amministrativa e sociale, insieme ai colleghi del commissariato Lido, hanno apposto i sigilli. Il locale, dopo l' aggressione ai giornalisti, era già stato oggetto a dicembre di un' ordinanza di sospensione dell' attività per 45 giorni perché frequentato da pregiudicati, tra i quali anche un sorvegliato speciale.

Per di più durante l' ispezione erano stati trovati fori di proiettile sullo stipite della porta di ingresso, nascosti da nastro adesivo; dietro il bancone invece erano custoditi una spada, un' accetta e un bastone. Scaduti i termini della misura il bar aveva poi riaperto, ma la polizia non aveva mai interrotto i controlli.
ROBERTO SPADA PICCHIA DANIELE PIERVINCENZIROBERTO SPADA PICCHIA DANIELE PIERVINCENZI

L' area di Nuova Ostia del resto è stata costantemente monitorata da un vasto dispiegamento di forze: i blitz e i posti di blocco hanno permesso negli ultimi mesi ulteriori arresti e sono proseguite le indagini per scoprire i nuovi equilibri criminali dopo la decapitazione dei clan più importanti, Spada ma anche Fasciani. Gli agenti hanno quindi accertato come il bar continuasse a essere frequentato da pregiudicati, ma non solo: di fatto chi lo gestiva era privo di autorizzazioni e anche di un regolare contratto di lavoro, pur affermando di essere alle dipendenze degli Spada.

Il provvedimento è stato ritenuto urgente dalla Questura, visto «il delicato contesto ambientale, connotato da una particolare incidenza criminale, in cui è inserito il locale che ha generato ad oggi una situazione di gravissimo disagio per la collettività».
palestra roberto spadaPALESTRA ROBERTO SPADA

Un allarme sociale legato, in particolare, proprio alla figura di Roberto Spada, che con il bar poteva vantare ancora un presidio di potere: per due anni di seguito gli erano state chiuse due palestre a Nuova Ostia - per abusi e illeciti vari - poi puntualmente riaperte. Inoltre è di pochi giorni fa la conferma in Cassazione della custodia cautelare in carcere (oltre a quella dell' aggravante mafiosa): un provvedimento che, ai sensi del vigente codice antimafia, rende Spada comunque incompatibile con licenze o autorizzazioni in campo commerciale.

Fonte: qui

domenica 26 novembre 2017

NUOVA SPARATORIA A OSTIA: AGGUATO NEL CUORE DEL POTERE DEGLI SPADA DOPO LA GAMBIZZAZIONE DEL NIPOTE DI FASCIANI

SUL LITORALE È INIZIATA LA SECONDA STAGIONE DI ‘SUBURRA’, QUELLA VERA. LA GUERRA DEI CLAN SI ALLARGA DALLE PERIFERIE ALLE ZONE BORGHESI DI OSTIA 

‘VIVIAMO COME NEL BRONX, QUESTA GENTE DEVE SPARIRE’

1. NUOVA SPARATORIA A OSTIA: AGGUATO NEL CUORE DEL POTERE DEGLI SPADA

Federica Angeli e Salvatore Giuffrida per www.repubblica.it

Ancora una sparatoria a Ostia. A meno di tre giorni dalla gambizzazione del nipote di Fasciani in una pizzeria del centro, intorno alle 22 di ieri sono stati esplosi almeno cinque colpi di pistola in via Forni, quartier generale del clan Spada, dove il fratello del boss, Roberto (ora nel carcere di massima sicurezza di Tolmezzo dopo la testata al cronista di Nemo) gestiva una palestra. Non risultano comunque feriti.
ostia far westOSTIA FAR WEST

Gli spari sono stati esplosi contro la porta dell'abitazione di un membro della famiglia Spada, Silvano, che abita nei pressi del bar dove nel novembre del 2011 furono uccisi due pregiudicati della zona, Giovanni Galleoni e Francesco Antonini, conosciuti negli ambienti della mala come Baficchio e Sorcanera, entrati in conflitto con la famiglia Spada. Poco dopo è stata presa a calci e pugni anche la porta di casa di un altro membro della famiglia che abita poco distante, in via Baffigo.

Pochi giorni prima del ballottaggio a Ostia di domenica scorsa, che ha visto la vittoria dei 5Stelle, Silvano Spada si era guadagnato gli onori della cronaca per una foto pubblicata su Facebook che lo ritrae con il leader di Fdi Giorgia Meloni e la candidata del centrodestra Monica Picca. Immediata la ridda di polemiche con il 5stelle ma lo stesso Silvano aveva poi chiarito che “erano sotto casa mia e ho chiesto di fare un foto”.

ostia far westOSTIA FAR WEST
Gli agenti del Commissariato Lido sono intervenuti subito con una grossa operazione che si è protratta almeno fino alle 24 con numerose volanti: le sirene sono state sentite anche dai residenti di via Costanzo Casana e via Stiepovich e corso Duca di Genova, le principali direttrici che portano a Ostia Nuova, che ora deve fare i conti con una sparatoria i cui motivi rimangono tutti da chiarire ma che assume contorni e scenari inquietanti visto la distanza ravvicinata, meno di tre giorni, con la gambizzazione di Alessio Ferreri, nipote di Fasciani, avvenuta nella pizzeria di via delle Canarie intorno alle 22, proprio nello stesso orario degli spari di questa notte.

Una cosa è certa: la geografia della mala sul litorale romano si sta ridisegnando in queste ore. In una sfida sfrontata allo Stato come nelle terre mafia negli anni caldi.


2. LA NUOVA FAIDA DI OSTIA I PM: UNA GUERRA TRA CLAN
Mauro Evangelisti per il ‘Messaggero

OSTIA SUBURRAOSTIA SUBURRA
A Ostia è cominciata la seconda stagione di Suburra. Si torna a sparare quattro giorni dopo il voto del ballottaggio in cui il X Municipio sperava di avere scritto la parola fine all'epoca buia del commissariamento per mafia e il giorno dopo l'addio di Domenico Vulpiani (il commissario che aveva previsto «i clan sono pronti a riprendersi il territorio»). E a indagare per tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso sono, non a caso, i pm della direzione distrettuale antimafia della procura di Roma (Ilaria Calò e Barbara Zuin, coordinati dal procuratore aggiunto Michele Prestipino).

A finire in ospedale, in gravi condizioni, è il nipote di una delle famiglie criminali che nella geopolitica di Ostia viene indicata come la più potente, i Fasciani. Non solo: il fratello dell'uomo fu arrestato per una storia di un grande traffico di droga proveniente dalla Catalogna. In questo dedalo di supposizioni, per capire perché a Ostia si spara di nuovo, emerge anche la suggestione di una banda emergente di cileni che vorrebbe mettere le mani sullo spaccio.

OSTIA SUBURRAOSTIA SUBURRA
ALLARME

Ce ne è abbastanza per fare dire ad Alessio, un ingegnere che passeggia in centro: «Gli agenti mandati durante le elezioni devono restare qua. Ormai le forze dell'ordine non controllano più il territorio». Un dipendente del Municipio scuote la testa: «Sembra che abbiano aspettato, anche simbolicamente, la fine del commissariamento per dire che qui continuano a comandare loro».

Torna la guerra dei clan, ripetono a Ostia. Sì, ma quali clan? Riavvolgiamo indietro il nastro a giovedì sera, alle 21.50, poche ore dopo l'accensione delle luminarie di Natale nella centralissima piazza Anco Marzio, salotto buono, dove i commercianti si sono auto tassati per dimostrare che c'è un'altra Ostia, elegante e tranquilla. A due chilometri circa, in via delle Canarie, uno scooter si ferma davanti a una pizzeria, Nuova Discogiro.

Da sapere: è un quartiere residenziale, con bei palazzi, dimenticate certe brutte periferie romane. Vicino c'è una pineta dove vanno a giocare i bambini. Chi guida lo scooter resta lì, il passeggero scende. E' ben vestito, entra nel lato in cui c'è la cucina della pizzeria. Indossa il casco, ma alza la visiera, vuole farsi riconoscere.
OSTIA SUBURRAOSTIA SUBURRA

Tutto plateale, ormai non sai più se le fiction seguono la realtà o è la realtà che si adatta al linguaggio delle fiction. L'uomo ha una pistola e la punta contro il proprietario, Alessandro Bruno, 50 anni, e il pizzaiolo, Alessio Ferreri, 41. Spara un primo colpo verso il pavimento, quasi per sfregio, poi un secondo, che raggiunge Bruno al polpaccio; infine altri due, diretti a Ferreri, ferito al gluteo e a una coscia.

ostia fascistaOSTIA FASCISTA
L'uomo esce, risale sullo scooter guidato dal complice, e si allontana. Poco dopo, in via delle Baleniere, i due scompaiono, resta solo la moto, a cui viene dato fuoco.

Possibile dunque che fosse un'azione ben organizzata, con qualcuno pronto a dare un passaggio in macchina alla coppia che ha agito e un altro che ha incendiato la moto. Subito dopo scatta la caccia all'uomo, cinque o sei pattuglie si dirigono a Nuova Ostia (un paio di chilometri dalla pizzeria): case popolari, la maggioranza dei cittadini è onesta, qui prima delle elezioni Casapound distribuiva pacchi di generi alimentari; qui c'è la palestra di Roberto Spada, arrestato per avere colpito con una testata un giornalista della Rai, attirando così l'attenzione dei media di tutta Italia sul «mare di Roma», che pure già due anni fa aveva subito una umiliazione ben più grave, l'arresto del presidente e lo scioglimento del X Municipio per infiltrazioni mafiose.

REGOLE

enrico spada 2ENRICO SPADA 2
Ecco, ieri gli investigatori della Dda stavano cercando di ricostruire la trama di questa nuova storia di sangue a Ostia, che un tempo non sarebbe finita sui tg nazionali, ma che sorprende perché di solito la grande criminalità per garantirsi il business non ama i riflettori. Sparare pochi giorni dopo le elezioni, con il Viminale che si è occupato di Ostia, può volere dire solo due cose: o i clan si sentono talmente potenti da colpire anche guardando (metaforicamente) in camera, o al contrario stanno agendo sbandati che non seguono le regole.

Gli investigatori del commissariato di Ostia, della squadra mobile e della Dda stanno valutando la biografia dei due feriti. La figlia del titolare, Sara Bruno, 21 anni, ripete: «Avrebbero dovuto lasciarci un bigliettino di spiegazioni, proprio non si capisce perché siano venuti a sparare nella nostra pizzeria». A differenza di quanto si pensava all'inizio, il vero obiettivo sembra essere Ferreri, il pizzaiolo: è nipote di Carmine Fasciani e cognato di Ottavio Spada. 

Il fratello di Ferreri è stato arrestato nel corso di una indagine sul traffico internazionale di cocaina.

spadaSPADA
Può essere un regolamento di conti all'interno dello stesso clan, può essere invece che la pace Fasciani-Spada stia vacillando. Altre tracce: già in passato era stata lanciata una molotov contro la serranda del locale; poco tempo fa, invece, qualcuno ha bruciato la macchina della madre di Ferreri. Ora c'è chi come il parlamentare di Fdi, Fabio Rampelli, propone addirittura di «mandare al confino i capi clan».

Ripassiamo in piazza Anco Marzio, sotto le luminarie di Natale. Giorgio Gastaldi, dell'associazione dei commercianti, sorride amaro: «Mi chiamano i miei fornitori da Torre del Greco e chiedono ma che cosa sta succedendo a Ostia? Questa è una cittadina bella e tranquilla, ma si parla solo di fatti negativi. Commercianti e ristoratori che investono, rischiano di pagare caro l'immagine deformata, perché ormai da Roma vengono sempre meno qui nel Litorale».
roberto spada di silvio triassiROBERTO SPADA DI SILVIO TRIASSI


3. «VIVIAMO COME NEL BRONX QUESTA GENTE DEVE SPARIRE»
Mirko Polisano per il ‘Messaggero

«Ormai qui è davvero il Bronx proprio come lo descrivono». I residenti di via delle Canarie, zona residenziale di Ostia, stentano a crederci. Eppure i colpi di pistola si sono sentiti. Uno dietro l'altro. «Finché si sparano tra di loro va bene - dice Giorgio R., un abitante della vicina e più nota via delle Baleniere - Questa gente deve sparire da qui».

«Non abbiamo udito nulla - dice Maria Grazia C., insegnante di lettere in pensione che abita proprio davanti il locale dove giovedì sera si è consumato l'agguato - stavamo ancora cenando. Ho visto però la gente uscire dal locale senza pantaloni e con il sangue che scorreva lungo le gambe. Sembrava una fiction. Una volta queste cose succedevano solo a piazza Gasparri a Nuova Ostia».

I PARENTI
post di armando spada su facebookPOST DI ARMANDO SPADA SU FACEBOOK
La gente è quella che ha sparato ma è anche quella che lavora e fa affari con i Fasciani. C'è anche l'indignazione di un intero quartiere dietro gli spari di giovedì notte nella pizzeria di Ostia. «Noi non abbiamo paura di nessuno». Sara ha appena 20 anni ed è la figlia di Alessandro Bruno, il 50enne gestore della pizzeria di Ostia raggiunto dai colpi di pistola. È lei la titolare del locale dove è stato aperto il fuoco. Anche se i suoi sogni da 20enne la vorrebbero modella a sfilare sui red carpet dell'alta moda. Il suo profilo Instagram è scandito da pose e sorrisi ammiccanti. «Come quelle di tutti i ragazzi della mia età», afferma mentre fuori dall'ospedale Grassi attende di vedere il papà ferito da un proiettile a una gamba.

«Se questa cosa fosse accaduta al Tufello - dice - nessuno ne avrebbe parlato. E invece è avvenuta a Ostia e in questo momento. Ed eccoci la solita storia della mafia. La pizzeria è il mio futuro e adesso che sarà di noi? Chi ci ripaga dei danni?».
palestra roberto spadaPALESTRA ROBERTO SPADA

LA PUBBLICITÀ

«Tutta questa pubblicità ci fa solo male. Io ieri sera neanche c'ero - prosegue - non so come siano andate le cose. Ma di sicuro non è come è stato scritto. L'attività è frutto di tanti sacrifici. Per noi queste non sono cose all'ordine del giorno, ci inorridiscono e ci fanno male. Un fulmine a ciel sereno, bizzarro e inspiegabile». Ma tra i tanti dubbi apparenti, c'è una certezza. Quella di Alessio Ferreri, 41enne pizzaiolo raggiunto anche lui dai proiettili.

«È il nipote di Fasciani e allora? - ribatte Miriam Negri, mamma di Sara e moglie di Sandro Bruno- Non so se era lui l'obiettivo, ma ha sempre lavorato onestamente. Mai un problema. Mio marito lo conosce da quando aveva 15 anni. Per noi è Alessietto, facevano i fornai insieme, poi Sandro si è messo in proprio e lo ha chiamato. Alessio era il piccoletto del forno. Avrà fatto qualche errore in passato, ma forse a causa delle persone che aveva intorno, chissà».

Miriam lavora come collaboratrice scolastica in un istituto superiore di Ostia. E ancora non si spiega perché la loro pizzeria si è macchiata di sangue. «Quello non ha detto nulla prima di sparare - racconta la donna - io ero lì».

FASCIANIFASCIANI
«Quando questo è entrato - prova a ricostruire - mi ha fatto una buona impressione: un ragazzo distinto, vestito bene. Alessio stava preparando la pancetta, mio marito stava decidendo cosa prendere dal fornitore. Poi abbiamo sentito la porta, il campanello e gli spari. Prima uno verso il basso, Alessio e Alessandro si sono accasciati, poi il sangue. Ma che ci hanno preso?, ha detto mio marito, non se ne erano neanche accorti. Noi siamo le vittime, non i carnefici. Io non ho avuto paura e stanotte ho dormito tranquillamente».


FASCIANI OSTIAFASCIANI OSTIA
Fonte: qui
CARMINE FASCIANICARMINE FASCIANI

sabato 25 novembre 2017

FAR WEST AD OSTIA. SPARI E TERRORE, DUE GAMBIZZATI DENTRO UNA PIZZERIA

L’IPOTESI DI UN REGOLAMENTO DI CONTI 

UNA DELLE DUE VITTIME GESTIVA PRIMA UN ALTRO ESERCIZIO SOTTO IL CONTROLLO DEL CLAN FASCIANI 

INTANTO DOPO L’ARRESTO DI SPADA, E’ FINITA LA TREGUA ARMATA NELLA ZONA… 

Alessia Marani e Mirko Polisano per il Messaggero

ostia far westOSTIA FAR WES
A Ostia tornano a parlare le pistole. Una storia già vista. Come accadeva fin dal settembre 95 quando due malviventi aprirono il fuoco all'impazzata in via delle Canarie, lo stradone delle case popolari e delle bische, a due chilometri dalla Nuova Ostia, in pieno centro. Quella volta non ci furono feriti. Invece ieri sera, in via delle Canarie, sono rimasti a terra due uomini, Alessandro Bruno, 55 anni, incensurato, padre di Sara, la titolare della pizzeria Nuova Disco Giro Pizza, e un pizzaiolo di 40, gambizzati da due sicari arrivati a bordo di uno scooter. L'agguato intorno alle 22. Uno dei due giovani, casco integrale sul volto, scende veloce, entra nella cucina che dà sul marciapiede, mira alle gambe di Bruno e spara almeno quattro colpi. Uno colpisce anche il pizzaiolo. Poi i due si dileguano. 

PROVE CANCELLATE 

Lo scooter verrà ritrovato più tardi dalla polizia, dato alle fiamme in via Melanesia. Segno che il piano era stato studiato da tempo nei minimi particolari e che, forse, un terzo uomo aspettava il commando su un'auto, pronto a ingranare la marcia per sparire nel nulla. In via delle Canarie, in pochi minuti, sono piombate le volanti di polizia, le gazzelle dei carabinieri e le ambulanze. I feriti sono stati portati al pronto soccorso dell'ospedale G. B. Grassi, uno in codice rosso, l'altro giallo. Nella strada si sono riversati i residenti dei caseggiati delle case Ater e dei palazzi-bene che hanno le finestre su via delle Baleniere.

ostia far westOSTIA FAR WEST
Con l'aiuto delle fotocellule dei vigili del fuoco i poliziotti hanno scandagliato cassonetti e strade fin nella pineta delle Acque Rosse alla ricerca dell'arma che forse i due hanno gettato via durante la fuga. Almeno fino a tarda nottata, senza esito. Ma chi e perché ha voluto lanciare l'ennesimo avvertimento sul mare di Roma? Un rebus per gli investigatori che sul litorale hanno a che fare con più livelli di malavita, dalle bande di strada alle famiglie con la F maiuscola, quelle che stringono patti direttamente con i grossisti del narcotraffico mondiale.

Alessandro Bruno aveva da poco chiuso un altro ristorante in via Capo Spartivento, a Ostia Levante, dall'altra parte della ferrovia. Un locale che stando alle indagini avrebbe gravitato nell'orbita del clan Fasciani. Forse Bruno si è ribellato. A novembre, il ristoratore cambia intestazione alla società, passandola alla figlia, che fa anche la modella e che già lavorava nella pizzeria di via delle Canarie.

Quello di ieri, dunque, sarebbe un regolamento di conti vecchio stile, arrivato come una sfida in una Ostia blindata come non mai dopo la testata di Roberto Spada al giornalista Rai Daniele Piervincenzi e il voto per il rinnovo del X Municipio. Non un buongiorno per la nuova era targata Giuliana Di Pillo, dopo due anni di commissariamento per mafia. Non è la prima volta che il passaggio di gestione di un locale viene salutato con il fuoco. A marzo alcuni proiettili colpirono la Range Rover di un giovane imprenditore con un passato nelle file di Casapoud che aveva appena rilevato una pizzeria in via Namaziano. Forse allora come ieri sono stati compiuti passi senza chiedere il dovuto «permesso». 
ostia far westOSTIA FAR WEST

2. L'OMBRA DEL CLAN FASCIANI

M.Pol. e M.D.R. per il Messaggero

Spunta l'ombra del racket dietro la gambizzazione di ieri notte a Ostia. Gli investigatori sembrano non avere dubbi, visto il modus operandi utilizzato per la gambizzazione. Un agguato, quello teso al titolare della pizzeria di via delle Canarie e al suo dipendente, che ha tutto il sapore dell'avvertimento mafioso. Alessandro Bruno, il 55 enne di Ostia gambizzato nel suo locale era da anni nel mondo del commercio. Fino a qualche mese fa gestiva un'altra pizzeria a qualche chilometro di distanza dal negozio dove ieri sera lo hanno raggiunto i due sicari. Ed è proprio dalle prime indagini che emerge un risvolto ancora più inquietante alla vicenda. Da quanto stanno ricostruendo le forze dell'ordine, sembrerebbe che la precedente pizzeria della vittima fosse in qualche modo sotto il «controllo» dei Fasciani.

OSTIA DANIELE PIERVINCENZIOSTIA DANIELE PIERVINCENZI
Ci sarebbero alcune testimonianze di clienti che avrebbero visto personaggi legati al clan di «Don» Carmine Fasciani stazionare stabilmente all'interno della pizzeria. «È capitato molte volte - avrebbe rivelato una testimone agli investigatori - sembravano avventori abituali, poi la loro presenza è diventata nel tempo sempre più insistente». Eppure il core business del clan Fasciani è proprio il commercio.

Le carte giudiziarie narrano episodi di strangolamento economico dei titolari di esercizi commerciali. Si indaga adesso per capire quali fossero i rapporti di Alessandro Bruno con il clan. Dalle carte giudiziarie, sembra un ristoratore come tanti. Una pizzeria avviata, una moglie collaboratrice scolastica in un istituto superiore di Ostia e una figlia che sogna di fare la modella. Eppure cambia giro. Lascia la vecchia pizzeria per aprirne una nuova e intestarla alla figlia, appena ventenne. Forse a farsi sentire è la pressione dei clan.
spadaSPADA

D'altronde il boss Fasciani, l'abruzzese di Capistrello, deve le sue fortune proprio «all'acqua e alla farina» delle sue panetterie (la prima la apre a Ostia negli anni 70, in via dei Traghetti). Negli anni della Banda della Magliana, presta i soldi a strozzo. Poi, entra nel grande gioco di Ostia diventa il sindaco ombra, i suoi affiliati ancora adesso prendono per il collo gli imprenditori del mare di Roma. Oggi, gran parte del suo sodalizio criminale è in carcere. Come quello degli Spada, poi. Gli equilibri nel X Municipio, dove domenica si è svolto il ballottaggio dopo lo scioglimento dell'amministrazione per mafia, sono di nuovo in bilico. È finita la tregua della pace armata di Ostia. Forse c'è qualcun altro che vuole emergere o forse che chi ha voluto mettere a tacere chi ha provato a ribellarsi e a non rispettare gli ordini del boss.

Fonte: qui