9 dicembre forconi: Spada
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venerdì 2 agosto 2019

SCENDE DA UNA SMART, COLPISCE RIPETUTAMENTE UN UOMO CON UN MACHETE DOPO UN DIVERBIO E SCAPPA IN BICICLETTA: A STOCCARDA UN 36ENNE È MORTO DOPO L’AGGRESSIONE

SECONDO ALCUNI MEDIA IL KILLER SAREBBE UN PROFUGO SIRIANO, MA NON CI SONO ANCORA CONFERME UFFICIALI 
LE IMMAGINI ARRIVANO SU TWITTER


"Arricchimento culturale" per le strade della Germania. Dopo una lite, omicidio con machete a Stoccarda. Inizialmente identificato come siriano, l'assassino sarebbe palestinese. La polizia indaga. Ma il verdetto sul multiculturalismo può essere già emesso. Manca la parola giusta






uomo ucciso a colpi di machete a stoccarda 7UOMO UCCISO A COLPI DI MACHETE A STOCCARDA
Dopo il diverbio, la violenza. Così un 36enne tedesco ha perso la vita in strada, in un quartiere residenziale a Stoccarda, dopo che un altro uomo lo ha aggredito con «un oggetto simile a una spada», conferma il portavoce della polizia.

L'uomo, rimasto al suolo con ferite gravi è spirato mentre i soccorsi tentavano di stabilizzarne le condizioni. Stando ai media locali più che una spada vera e propria si tratterebbe «piuttosto di un machete». Le foto diffuse via social non sono però sufficienti per fare chiarezza.

uomo ucciso a colpi di machete a stoccarda 4UOMO UCCISO A COLPI DI MACHETE A STOCCARDA 
Dopo il delitto, l'aggressore si è dato alla fuga in sella a una bici. Per rintracciarlo sono stati utilizzati, invano, gli elicotteri. La svolta è arrivata in serata quando gli agenti hanno identificato il sospetto e lo hanno ammanettato.

Gli interrogatori avranno luogo verosimilmente oggi e potranno fare chiarezza sulla dinamica dei fatti. Fonte: qui






SIRIANO SQUARTA UN TEDESCO A STOCCARDA CON UNA KATANA
Fabio Amendolara per “la Verità”

uomo ucciso a colpi di machete a stoccarda 7UOMO UCCISO A COLPI DI MACHETE A STOCCARDA
Ci sono due video, da due prospettive differenti, che riprendono l' interminabile sequenza horror che è finita prima su tutti i media tedeschi e poi ha fatto il giro del mondo: in pieno giorno e a centro strada un immigrato con indosso una maglietta nera, impugnando una spada orientale tipo katana, colpisce più volte al collo e al torace e con incredibile violenza la sua vittima, un cittadino tedesco che stava cercando di fuggire con la sua Smart.

uomo ucciso a colpi di machete a stoccarda 4UOMO UCCISO A COLPI DI MACHETE A STOCCARDA
Nel filmato si vede la spada, impugnata con due mani, alzarsi e abbassarsi più volte. La lama è sempre più insanguinata. Finché la vittima non resta a terra, senza vita, pancia all' aria, in una pozza di sangue. L' aggressore, Mohammed Issa, un siriano con precedenti penali per piccoli furti e taccheggio, arrivato in Germania nel 2015 come rifugiato, tenta una fuga in bici, ma viene fermato poco dopo dalla polizia. La caccia all' uomo, con l' intervento anche di un elicottero, scattata immediatanente dopo l' omicidio (la polizia è stata avvertita da un passante) è durata poco.

uomo ucciso a colpi di machete a stoccarda 6UOMO UCCISO A COLPI DI MACHETE A STOCCARDA
L' hanno fermato a poca distanza e rinchiuso in una cella di sicurezza in attesa dell' interrogatorio.
Dalle prime notizie filtrate, si apprende che il siriano è rimasto in silenzio per tutto il tempo.
Il feroce delitto si è consumato nel pomeriggio di giovedì, a Stoccarda, nel quartiere Fasanenhof. Sotto gli occhi di numerosi passanti e della figlia della vittima. Ferma, insieme a un' altra donna, a neanche due metri di distanza. A rimetterci la pelle è Wilhelm L., un tedesco di origini kazake di 36 anni, residente nel capoluogo del Baden Württemberg. È cominciato tutto alle 18.

uomo ucciso a colpi di machete a stoccarda 5UOMO UCCISO A COLPI DI MACHETE A STOCCARDA 
Mohammed si è presentato sotto casa della vittima e ha aspettato che rientrasse. L' uomo è arrivato con la figloletta di undici anni e ha parcheggiato a poca distanza dalla sua abitazione. Ma neanche la presenza della ragazzina ha fatto desistere il siriano dal portare a compimento il suo progetto sanguinario.

Davanti al portone di casa è iniziata la lite. Poi la situazione è degenerata. Prima è volato qualche urlo. Poi Mohammed ha estratto la spada dal fodero tentando di colpire una prima volta il suo avversario. La spada era affilatissima e già dopo il primo colpo Wilhelm ha iniziato a perdere molto sangue. Cercando però una via di fuga, aprendo lo sportello della sua auto per scappare. Ma Mohammed lo ha subito raggiunto, lo ha tirato fuori dall' auto, lo ha spinto a terra e lo ha pugnalato una prima volta allo stomaco.

Un testimone, sentito dal quotidiano tedesco Bild, racconta che la vittima ha gridato: «Perché l' hai fatto?». In uno dei filmati Mohammed, appena coperto dalla Smart, colpisce più volte il corpo a terra, con una forza brutale. Poi, prima di allontanarsi dal luogo del delitto, stacca un braccio alla vittima.

uomo ucciso a colpi di machete a stoccarda 3UOMO UCCISO A COLPI DI MACHETE A STOCCARDA 
Nell' altro filmato, un po' più da lontano, la scena dell' omicidio, invece, è più nitida. L' uomo che ha ripreso è riuscito a documentare completamente l' accaduto. Si vedono due donne affacciarsi accanto alla Smart per capire cosa stesse accadendo e poi scappare urlando. Forse pensavano a un incidente o a un malore di un passante. E invece era un atroce omicidio. Forse tra i più splatter mai commessi a Stoccarda.

Stando a una prima ricostruzione dei fatti fornita dai quotidiani online tedeschi, pare che i due protagonisti di questa assurda vicenda si conoscessero già e che avessero avuto una discussione molto animata nelle ore precedenti. La polizia ha ricostruito che in passato i due avevano avuto a che fare. Pare che il siriano fosse un inquilino di un appartamento che la vittima affittava a rifugiati in un grattacielo della periferia di Stoccarda.

uomo ucciso a colpi di machete a stoccarda 11UOMO UCCISO A COLPI DI MACHETE A STOCCARDA uomo ucciso a colpi di machete a stoccarda 13UOMO UCCISO A COLPI DI MACHETE A STOCCARDA 














Un portavoce della polizia ha descritto il crimine come «straordinario e orribile». Uno dei video, infatti, in parte censurato, è stato diffuso in rete dalla Frankfurter allgemeine zeitung ed è restato a disposizione, nella versione integrale, dell' autorità giudiziaria. È considerato dalla polizia la prova regina che incastra Mohammed. Grazie al video resta ancora poco da ricostruire. Gli investigatori stanno ora scavando nella vita dei due uomini per accertare il movente. Dalla Procura hanno subito fatto sapere che l' unica pista attualmente presa in considerazione è legata a questioni personali.
 
Un conto da regolare, insomma. Forse legato all' appartamento in cui aveva vissuto il siriano. A poche ore dall' orribile delitto sembra l' unico punto in comune tra la vittima e l' aggressore.
È stato il procuratore Hainer Romhild in persona a dire in tv che dietro all' atroce delitto non si nascondono «motivi religiosi o politici».

uomo ucciso a colpi di machete a stoccarda 8UOMO UCCISO A COLPI DI MACHETE A STOCCARDA 
Ed è per questo motivo che l' ipotesi più accreditata è legata a vecchi rancori probabilmente mai sopiti. Certo è che il siriano, considerato dalle forze dell' ordine non particolarmente pericoloso, era in Germania da ormai quattro anni e aveva già collezionato diverse piccole condanne. Tutte di poco conto e per reati non allarmanti. E per questo non era stato espulso. Nessuno poteva immaginare che potesse trasformarsi in un feroce assassino.

Fonte: qui

venerdì 11 gennaio 2019

SAPETE CHE FINE HA FATTO IL “TESORO DI POGGIOLINI”?

STIMATO IN 125 MILIONI DI EURO, IL PATRIMONIO DELL'EX DIRETTORE DEL SERVIZIO FARMACEUTICO DEL MINISTERO DELLA SANITÀ, TRAVOLTO DA TANGENTOPOLI, NON È ANCORA A DISPOSIZIONE DELLO STATO A CAUSA DI BUROCRAZIA E PROCESSI
Roberto Faben per “la Verità”
DUILIO POGGIOLINIDUILIO POGGIOLINI

Un patrimonio valutato dalla magistratura in 125 milioni di euro, quello confiscato a Duilio Poggiolini, ex direttore del servizio farmaceutico del ministero della Sanità, condannato in via definitiva da Cassazione e Corte dei conti, a titolo di risarcimento per corruzione, concussione e danno d' immagine alla pubblica amministrazione, giace ancora, sminuzzato in un labirinto di sentenze e incartamenti, nei beni in dotazione allo Stato.

Ci volle un profluvio di provvedimenti per confermare inderogabilmente l' espropriazione dei capitali appartenuti a colui che fu definito «re Mida della sanità». E ora, a 25 anni dalla bufera di Tangentopoli, mentre l' avvocatura dello Stato si sta confrontando con le difficoltà di convertire in moneta vari immobili pignorati soprattutto a Roma, è in corso un altro annoso processo, al Tribunale di Napoli, a carico dello stesso Poggiolini, accusato di epidemia colposa per la vicenda degli emoderivati killer, che si concluderà forse in primavera con ulteriore richiesta di danni.
DUILIO POGGIOLINIDUILIO POGGIOLINI

L'Avvocato dello Stato Sergio Fiorentino sottolinea che una legge - la numero 20 del 14 gennaio 1994 - ha complicato le possibilità di incasso dagli eredi dei debitori, «dato che è necessario dimostrare che essi si siano indebitamente arricchiti con i proventi illeciti del trasgressore». Il legale precisa: «Varie aste sono andate deserte e le verifiche necessarie per valutare la presenza di complicanze legali allungano i procedimenti».

La corsa contro il tempo è soltanto apparente dunque, e ostacolata dalla macchinosa comunicazione tra gli uffici delle istituzioni interessate. Poggiolini, romano, classe 1929, oggi ha 89 anni e seri problemi di salute. «Percepisce una modesta e decurtata pensione» spiega Luigi Ferrante, suo avvocato storico, che lo difende gratuitamente nel dibattimento. «Non lo sento da tempo», aggiunge, «e non saprei dove inviare le parcelle, ma continuare ad assisterlo è per me questione d'onore professionale».
DUILIO POGGIOLINIDUILIO POGGIOLINI

L'ex alto dirigente della sanità - che risulta ancora residente nella capitale - nell' ottobre 2015 fu trovato, avvolto in un liso trench cammello, tra gli ospiti di una casa di riposo abusiva nella periferia nord di Roma, segnalata agli agenti del commissariato di Primavalle per le condizioni precarie in cui versavano i degenti.

La gestione e l'amministrazione di quelle che furono le sue proprietà non è curata soltanto dall' avvocatura dello Stato, che convoglia le eventuali risorse recuperate alla presidenza del Consiglio, ma anche da altri enti istituzionali. La Banca d'Italia è custode giudiziario di lingotti d'oro da mezzo chilo ciascuno e dipinti d' autore («fra cui un De Chirico e altre tele frutto di regalie di industriali del farmaco», ricorda Nunzio Fragliasso, pm nella requisitoria nel processo di primo grado) sequestrati nella villa all' Eur, a Roma, dopo l'arresto dell'alto dirigente avvenuto il 20 settembre 1993 in una clinica di Losanna, in Svizzera.

LA CASA DI CURA ABUSIVA DOVE ERA RICOVERATO DUILIO POGGIOLINILA CASA DI CURA ABUSIVA DOVE ERA RICOVERATO DUILIO POGGIOLINI
Sono parcheggiati nel caveau della filiale di Napoli. Quanto alla loro destinazione ultima, non esistono decisioni. Ma i conti correnti confiscati? E i Bot e Cct cuciti nel celeberrimo pouf, le cui ricevute, insieme a un baule di vecchie lire ormai andate in prescrizione, furono rinvenute nell' agosto 2013 in un sotterraneo dello Stato? Bankitalia li ha trasferiti al Fondo unico giustizia, gestito da Equitalia Giustizia, organismo che distribuisce gli introiti riscossi dei crediti giudiziari ai ministeri della Giustizia e dell'Interno e al bilancio dello Stato. Nessun altro particolare è comunicato dalle istituzioni.

ARRESTO DI POGGIOLINIARRESTO DI POGGIOLINI
Nel 1993 Poggiolini, durante il periodo di detenzione preventiva di 7 mesi nel carcere di Poggio Reale - dove fu interrogato da Antonio Di Pietro - scrisse un libro, Niente altro che la verità. I farmaci in Italia, le mie lotte, i miei errori (L' Airone, Roma), mandato al macero per insuccesso editoriale e di cui si conserva una copia alla biblioteca civica di Varese.

Accanto alla ricerca di giustificazioni («Non ho mai cambiato il mio tenore di vita che è sempre stato modesto, quello di un uomo senza esigenze, indifferente ai beni materiali»), il monarca dei farmaci detronizzato scriveva: «Oggi non ho più alcun patrimonio, sequestrato da più parti () e ciò che da parte dell' autorità giudiziaria sarà riconosciuto indebito, verrà destinato, se possibile e se recuperabile dai gravami imposti, ad opere umanitarie». È ancora lecito auspicare che il suo desiderio di espiazione sia esaudito.

Fonte: qui


CONFISCATI BENI PER OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO ALL’IMPRENDITORE MAURO BALINI, ARRESTATO NEL 2015, PER ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE FINALIZZATA ALLA BANCAROTTA FRAUDOLENTA, RICICLAGGIO, IMPIEGO DI DENARO DI PROVENIENZA ILLECITA E INTESTAZIONE FITTIZIA DI BENI, IL CUI PRINCIPALE CENTRO DI AFFARI ERA IL PORTO TURISTICO DI OSTIA 
I SUOI RAPPORTI CON I CLAN FASCIANI E SPADA

Ivan Cimmarusti per https://www.ilsole24ore.com

MAURO BALINIMAURO BALINI
Mezzo miliardo di euro. Tanto ammonta la confisca disposta dal tribunale di Roma per l’imprenditore Mauro Balini già tratto in arresto dalle Fiamme Gialle, nel 2015, per associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, riciclaggio, impiego di denaro di provenienza illecita e intestazione fittizia di beni, il cui principale centro di affari era il porto turistico di Ostia.

L’operazione “Ultima spiaggia” costituisce l’epilogo di indagini patrimoniali, delegate dalla Direzione Distrettuale Antimafia capitolina al Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, che hanno consentito di documentare come Balini avesse accumulato un ingentissimo patrimonio in mancanza di fonti di reddito lecite tali da giustificare le proprie operazioni mobiliari e immobiliari, talora compiute avvalendosi di componenti del proprio nucleo familiare o di compiacenti “prestanome”. Inoltre, le attività investigative hanno permesso di accertare i rapporti tra Balini ed esponenti di organizzazioni malavitose egemoni sul litorale romano, come i clan Fasciani e Spada.

MAURO BALINIMAURO BALINI
Tali relazioni sono emerse, in particolare, con riguardo alla figura di Cleto Di Maria, narcotrafficante di elevato spessore criminale al quale Balini aveva concesso a un prezzo irrisorio, attraverso una società assegnataria della relativa concessione demaniale, la gestione di un bar all’interno dello stabilimento balneare “Hakuna Matata” e che, per suo conto, curava i servizi di sicurezza e vigilanza all'interno del porto turistico. Balini si era, inoltre, fatto carico di sostenere economicamente la famiglia del pregiudicato Roberto Giordani, meglio noto come “Cappottone”, durante la detenzione conseguente al tentato omicidio di Vito TRiassi, commesso nel 2007, elargendo alla moglie di Giordabi la somma di 5mila euro mensili.

Fonte: qui

domenica 14 ottobre 2018

NUOVO BLITZ DELLA FINANZA CONTRO IL CLAN DI OSTIA: SEQUESTRATI BENI PER 19 MILIONI DI EURO A CINQUE COMPONENTI DELLA FAMIGLIA DOPO I DECRETI EMESSI DAL TRIBUNALE

L’OPERAZIONE SEGUE LO SGOMBERO DELLA CASA POPOLARE OCCUPATA DA MOGLI E FIGLI DI SILVANO SPADA…

Nuovo colpo al clan Spada. La Guardia di Finanza di Roma in queste ore sta sequestrando i beni di cinque componenti della famiglia per un valore complessivo di 19 milioni di euro. A dare il via all’operazione, coordinata dalla direzione distrettuale antimafia della Capitale, i decreti di sequestro di beni emessi dal Tribunale. “Grazie. Notizie come questa fanno cominciare bene la giornata” ha commentato il ministro dell’Interno Matteo Salvini.
ottavio spada 6OTTAVIO SPADA 
Anche la sindaca Virginia Raggi ha commentato l’operazione su Twitter, ribadendo l’impegno per la legalità. Pochi giorni fa la polizia di Roma aveva sgomberato una casa popolare occupata da mogli e figli di Silvano Spada, un esponente del clan mafioso arrestato nell’operazione “Eclissi” che nel gennaio scorso ha messo in manette 32 membri della cosca. 
11 ottobre 2018
Fonte: qui
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sabato 6 ottobre 2018

CONFERMATE IN APPELLO LE CONDANNE AD ANGELO (8 ANNI) E DOMENICO SPADA (7) PER USURA ED ESTORSIONE


LE DENUNCE DI UN COMMERCIANTE E UN IMPRENDITORE CHE AVEVANO RICEVUTO UN PRESTITO DAL CLAN E POI ERANO STATI COSTRETTI DALL’EX CAMPIONE DEL MONDO DI PUGILATO E DAL PADRE A…


MALAGO DELRIO E DOMENICO SPADAMALAGO DELRIO E DOMENICO SPADA
Condanne confermate in appello per Angelo e Domenico Spada, padre e figlio sotto processo per l'accusa di usura ed estorsione. La II Corte d'appello di Roma, presieduta da Mario Frigenti, ha inflitto 8 anni di reclusione ad Angelo Spada e 7 anni al figlio Domenico, conosciuto come Vulcano ed ex campione del mondo di pugilato nella categoria Silver Wbc, confermando così la sentenza emessa nell'ottobre 2016 dal tribunale penale.

Condanne confermate anche per Antonietta Casamonica ed Antonietta Spinelli - rispettivamente a cinque anni (la prima) e tre anni e quattro mesi (la seconda) - imputate per un altro episodio specifico.
SPADA ARRESTISPADA ARRESTI





I fatti contestati erano due episodi di usura ed estorsione commessi tra il 2009 e il 2012.
Il primo episodio emerse dalle dichiarazioni di Fabio Del Gaudio, un commerciante che nel 2013 denunciò il pugile (poi arrestato l'anno dopo) per avere lo stesso preteso da lui l'intestazione di un immobile del valore di 400 mila euro, a fronte di un prestito di 140 mila.

Ruolo cruciale, secondo l'ipotesi accusatoria, l'ebbe anche Angelo Spada, il padre di Domenico, il quale, capendo le difficoltà del negoziante, gli avrebbe imposto di lavorare come garzone nella tabaccheria, di fatto espropriata. Un'imposizione decisa dopo che Del Gaudio aveva già consegnato ai due Spada 72 mila euro in contanti.
spadaSPADA

Nelle vicende di cui si è occupato il processo d'appello c'era anche quella che vedeva coinvolte Antonietta Casamonica e Antonietta Spinelli, ritenute responsabili del reato di usura nei confronti di Del Gaudio per due prestiti precedentemente richiesti, riscossi e in parte ceduti ai due Spada.
Per l'altro episodio, secondo l'ipotesi accusatoria gli Spada «pressarono» un imprenditore, Salvatore Merosi, che aveva ricevuto 40 mila euro in contanti, impegnandosi a restituirne 70 mila.

Per l'accusa, il costruttore, dopo essere stato malmenato, avrebbe eseguito lavori di ristrutturazione gratuiti nella casa che aveva ceduto al pugile a 100 mila euro, nonostante valesse il doppio. Condannati già in primo grado, i quattro imputati si sono visti confermare anche in appello la sentenza pronunciata in tribunale.

Fonte: qui

venerdì 5 ottobre 2018

OSTIA – LA POLIZIA SGOMBERA GLI SPADA DALLE CASE DEL COMUNE E LE DONNE URLANO CONTRO FEDERICA ANGELI DI “REPUBBLICA”: “PAPPONA, BASTARDA, CAROGNA''


L’INQUIETANTE INTERVISTA DEL “TG1” AL PADRE DELLA PENTITA CHE HA FATTO ARRESTARE 32 PERSONE: “SO DUE ANNI CHE NON LA SENTO E NON NE FREGA NIENTE. NON VAI A DENUNCIA' 30 PERSONE. SE QUELLO SPACCIA, QUELLO RUBA, CHE TE FREGA? LA CAPOCCIATA DI SPADA? SE VIENI NEL GIORNO CHE MI GIRA MALE TE DO DU CAZZOTTI E...”

'MA CHE TE FREGA?' – L'INQUIETANTE INTERVISTA DEL PADRE DELLA PENTITA DI OSTIA AL TG1

 

DAGO-TRASCRIZIONE

(…)

mario ianniMARIO IANNI
“È stata fatta così, all’acqua di rose. (…) Mi fija, se sarebbe venuta (sic!) da me, eh, finiva lì. Io so’ du anni che non la sento mi fija Tamara. E sinceramente, manco me ne frega niente (…) No io non lo condivido. Non vai a denuncià 30 persone. Mo’ perché quello lì magari s’arangia a fa un furto, quello s’arangia co lo spaccio, quell’altro fa… ma che te frega! Io Roberto manco so chi è, cioè, io non lo conosco Roberto, no? Ha sbagliato a dà la capocciata a quello, vabbè, ma tocca vedè pure un attimo come uno si trova. Non è che tutti i giorni uno sta bene. Ce sarà pure un giorno che te gira male. E se tu me vieni il giorno che me gira male e ti do du’ cazzotti te le devi tenè, aho”.


OSTIA, VIA GLI SPADA DALLE CASE DEL COMUNE: SGOMBERI A PIAZZA GASPARRI
Mirko Polisano per www.ilmessaggero.it

ostia insulti a federica angeli 1OSTIA INSULTI A FEDERICA ANGELI
Sono partite alle prime luci dell'alba le operazioni di sgombero delle case occupate abusivamente dagli Spada. Il blitz, in una piazza Gasparri super blindata, è stato effettuato dalla polizia locale di Roma Capitale, agli ordini del comandante Antonio Di Maggio.

I caschi bianchi, insieme al personale della polizia in azione con i reparti speciali, sono entrati in un appartamento in via Giovanni Ingrao per mandare via l'inquilino irregolare. Non un nome qualsiasi, ma Vincenzo Spada, detto «Gnocco» appartenete al clan e figlio del boss «Pelè».

LA BOMBA LANCIATA SUL BALCONE DEI GENITORI DI TAMARA IANNILA BOMBA LANCIATA SUL BALCONE DEI GENITORI DI TAMARA IANNI
Un'operazione che avviene all'indomani dell'ordigno rudimentale fatto esplodere sul balcone dei genitori della testimone di giustizia, Tamara Ianni.

L'intervento ha visto l'impiego di oltre 100 caschi bianchi romani, supportati da 4 blindati del reparto mobile, diretti dal Commissariato di Ostia. Tale spiegamento di forze, si é reso necessario per la delicatezza dello sgombero, operato nei confronti di Vincenzo Spada, all'interno di una zona dove  l'edilizia popolare appare completamente gestita dalla famiglia di appartenenza. Le operazioni, che hanno visto bloccare le strade di accesso, sono tutt'ora in corso.

ostia insulti a federica angeliOSTIA INSULTI A FEDERICA ANGELI





Il tweet della sindaca «Abbiamo liberato una casa popolare a Ostia, occupata abusivamente da un membro del clan Spada. La Polizia Locale di Roma Capitale è intervenuta questa mattina per restituire un bene pubblico alla città. Prosegue la nostra lotta per ripristinare la legalità». Scrive la sindaca di Roma Virginia Raggi in un tweet accompagnato dall'hashtag #NonAbbassiamoLoSguardo

OSTIA, FEDERICA ANGELI INSULTATA E INSEGUITA DALLA FAMIGLIA SPADA DURANTE LO SGOMBERO

federica angeliFEDERICA ANGELI
Durante lo sgombero dell'appartamento di Vincenzo Spada, uno dei nipoti del boss Carmine, la cronista di Repubblica Federica Angeli, sul posto per il giornale, viene insultata e inseguite da due donne fino a quando è costretta a lasciare il posto con la sua scorta.

Il comandante della polizia municipale le ha identificate e denunciate d'ufficio per minacce nei confronti della giornalista. Sono Desiré e Alessandra Salera, moglie e cognata di Ottavio Spada, in carcere al 41bis per mafia.

LA MAFIA DI OSTIA: “SCOVATO IL RIFUGIO PROTETTO DI MIA FIGLIA"
Estratto dell’articolo di Federica Angeli per "la Repubblica - Roma"
           
spadaSPADA


«Volevano che la rinnegassi, che dicessi che era pazza, ma io ho detto di no. Mia figlia è una donna forte e deve andare avanti per la sua strada. Ha fatto questa scelta e io la rispetto » .

Laura, la madre di Tamara Ianni è sotto shock. La bomba esplosa sul suo balcone che ha stordito il quartiere, è un segnale molto pericoloso. Piange, è sconfortata, sente che lo Stato le ha abbandonate. Eppure la figlia e il compagno Manuel Cardoni hanno affidato la loro vita allo Stato.
ottavio spada 6OTTAVIO SPADA 

(...)

È anche grazie alle loro parole circostanziate che 32 componenti della famiglia sinti sono finiti lo scorso 25 gennaio in arresto per associazione a delinquere di stampo mafioso. E ora, che il processo contro il potente clan di Ostia è entrato nel vivo, tocca a Tamara sedersi al banco dei testimoni per raccontare nell' aula bunker di Rebibbia tutto ciò che sa.

(...)

ottavio spada 5OTTAVIO SPADA






È amareggiata la mamma di Tamara, l' attentato della scorsa notte, con un ordigno rudimentale lanciato sul terrazzo ed esploso a metà ( due candelotti non si sono innescati) non se lo aspettava proprio. Eppure è arrivato, a tre giorni peraltro dal cinquantesimo anniversario dell' associazione nazionale polizia che ha scelto proprio Ostia come luogo simbolo in cui festeggiare alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del capo della polizia Franco Gabrielli.

ottavio spada 4OTTAVIO SPADA



« Non è facile vivere sotto protezione. Avevano messo anche me e mio marito in quel programma all' indomani della denuncia di Tamara. Ma io ho dovuto rinunciare. Ho una madre novantenne malata che ha bisogno di me e uno stipendio con cui vivo dignitosamente. Quando ti affidi allo Stato e cambi località, ti danno ora 50, ora 200 euro ogni tot e le assicuro che così non si può campare. Ora però ho paura a vivere in quella casa, sono sincera ».

Fonte: qui