9 dicembre forconi: risparmio
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giovedì 10 ottobre 2019

SAPETE QUANTO SI RISPARMIA CON IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI VOLUTO DA LUIGINO DI MAIO? LO 0,007% DEL PIL, 57 MILIONI ALL’ANNO (MENO DI UN EURO A TESTA)


NEL FRATTEMPO PALAZZO CHIGI NEL FRATTEMPO SPENDE 170 MILIONI PER RIFARE LE AUTO BLU. ALLA FACCIA DEI TAGLI

QUANTO SI RISPARMIA DAVVERO CON IL TAGLIO DEL NUMERO DEI PARLAMENTARI?
Edoardo Frattola per osservatoriocpi.unicatt.it

m5s taglio parlamentariM5S TAGLIO PARLAMENTARI
È in dirittura d’arrivo l’iter della legge costituzionale che riduce il numero dei parlamentari di 345 unità (230 deputati e 115 senatori). Alcuni esponenti governativi del M5S hanno sostenuto che questo taglio garantirà risparmi per 500 milioni a legislatura. In realtà, il risparmio netto generato dall’approvazione di questa riforma sarà molto più basso (285 milioni a legislatura o 57 milioni annui) e pari soltanto allo 0,007 per cento della spesa pubblica italiana.

* * *
Dal Piano di Rinascita Democratica(Nazionale) di Licio Gelli(Loggia P2):
Riduzione del numero dei parlamentari[7].

luigi di maio strappa le poltrone in piazza montecitorio flash mob m5s per il taglio dei parlamentariLUIGI DI MAIO STRAPPA LE POLTRONE IN PIAZZA MONTECITORIO FLASH MOB M5S PER IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI
L'11 luglio scorso il Senato ha approvato in seconda lettura il disegno di legge costituzionale n. 214-515-805-B, che a partire dalla prossima legislatura riduce il numero di deputati da 630 a 400 e il numero di senatori da 315 a 200.[1] Il via libera definitivo da parte della Camera è atteso a settembre. Al di là delle possibili considerazioni sull’impatto di questa riforma sul funzionamento del Parlamento, è utile chiedersi a quanto ammonterebbe l’eventuale risparmio per le casse dello Stato derivante dal taglio di 345 parlamentari.
DI MAIO FRACCARODI MAIO FRACCARO

Il vicepremier Di Maio e il ministro Fraccaro hanno più volte sostenuto che il taglio dei parlamentari garantirà un risparmio di circa 500 milioni di euro a legislatura, ovvero 100 milioni annui.[2] In realtà, il risparmio sembra essere molto più contenuto.

m5s taglio parlamentariM5S TAGLIO PARLAMENTARI
Lo “stipendio” di un parlamentare è dato dalla somma di due componenti: l’indennità parlamentare, soggetta a ritenute fiscali, previdenziali e assistenziali, e una serie di rimborsi spese esentasse. L’indennità lorda mensile ammonta a circa 10.400 euro, ma al netto delle varie ritenute si attesta attorno ai 5.000 euro. La somma dei rimborsi spese per l’esercizio del mandato (diaria, collaboratori, consulenze, convegni, spese accessorie di viaggio e telefoniche ecc.) è invece pari a 8.500-9.000 euro al mese.[3] Ogni parlamentare ha quindi un costo di circa 230-240 mila euro annui al lordo delle tasse, per un totale di circa 222 milioni. Queste cifre trovano conferma nei bilanci di previsione delle due camere: la spesa prevista per il 2019 per i compensi dei parlamentari è infatti di 225 milioni.
GIUSEPPE CONTE E IL MASSAGGIO CARDIACOGIUSEPPE CONTE E IL MASSAGGIO CARDIACO

flash mob m5s per il taglio dei parlamentari 2FLASH MOB M5S PER IL TAGLIO DEI PARLAMENTARI 















Il risparmio lordo annuo che si otterrebbe riducendo il numero di parlamentari di 345 unità ammonta quindi a 53 milioni per le casse della Camera e a 29 milioni per quelle del Senato, per un totale di 82 milioni. Il risparmio sull’intera legislatura (410 milioni) si avvicinerebbe, ma sarebbe comunque inferiore, a quanto dichiarato dagli esponenti del M5S. Tuttavia, il vero risparmio per lo Stato deve essere calcolato al netto e non al lordo delle imposte e dei contributi pagati dai parlamentari allo Stato stesso.
LA CRINIERA AL VENTO DI GIUSEPPE CONTELA CRINIERA AL VENTO DI GIUSEPPE CONTE

Considerando un’indennità netta di 5 mila euro mensili per ciascun parlamentare (a cui sommare tutti i rimborsi esentasse), il risparmio annuo che si otterrebbe con la riforma in questione si riduce a 37 milioni per la Camera e a 20 milioni per il Senato. Il risparmio netto complessivo sarebbe quindi pari a 57 milioni all’anno e a 285 milioni a legislatura, una cifra significativamente più bassa di quella enfatizzata dai sostenitori della riforma e pari appena allo 0,007 per cento della spesa pubblica italiana.[4] Questo non significa necessariamente che i risparmi non siano giustificati, ma occorre metterli in proporzione anche rispetto a dichiarazioni, come quelle del vicepremier Di Maio, secondo cui con questa legge “si tagliano privilegi ai politici e si restituisce al popolo”.

auto bluAUTO BLU
"IL PARLAMENTO TAGLIA I PARLAMENTARI, CONTE SPENDE 17 MILIONI IN AUTO BLU"
Gianni Carotenuto per www.ilgiornale.it

"Un miliardo di motivi" per votare il ddl taglia-poltrone. È l'espressione usata su Facebook da Luigi Di Maio per annunciare la riduzione del numero dei parlamentari, al vaglio della Camera dopo il via libera espresso dal Senato lo scorso 11 luglio. Secondo i calcoli del Movimento 5 Stelle, passando da 945 a 600 tra deputati e senatori si otterrà un risparmio di 500 milioni a legislatura.

Una stima giudicata troppo ottimistica dall'Osservatorio sui conti pubblici diretto da Carlo Cottarelli, che parla di minori spese per 47 milioni l'anno e un risparmio allo Stato dello 0,007% della spesa pubblica. Tanto che lo stesso Cottarelli, su Twitter, si è divertito a scrivere: "Qual è il numero che unisce il taglio dei parlamentari e James Bond? 007". Scettici anche alcuni deputati che, nonostante le indicazioni di voto dei loro partiti, si sono astenuti. Come Angela Schirò (Pd), per la quale la riforma voluta dai 5 Stelle comporta un "taglio lineare" che "acuisce uno squilibrio di rappresentatività nella circoscrizione estero, rispetto alle altre, portando a una rappresentanza simbolica". Anche Forza Italia, pur votando a favore, ha criticato il ddl taglia-poltrone. Il senatore Franco Dal Mas lo ha definito "una misura demagogica varata con spirito anticasta" che "non produrrà grandi benefici".

Ancora più feroce il commento del deputato di Fratelli d'Italia, Emanuele Prisco. Durante le dichiarazioni di voto sul taglio dei parlamentari, Prisco ha rivendicato che "Fdi è l'unico partito di opposizione che nelle tre precedenti letture ha espresso voto favorevole senza essere legato né da accordi programmatici né da contratti di governo". Poi il carico da novanta contro il governo: "Mentre noi stiamo discutendo del taglio dei parlamentari che produce un risparmio di circa 60 milioni di euro, Palazzo Chigi - ha accusato Prisco - spende 170 milioni per rifare il parco auto. Alla faccia dei tagli che ci propone il Movimento 5 Stelle, alla faccia dei privilegi dei politici: ai suoi ministri il M5S le auto blu le compra e le compra care".
auto bluAUTO BLU

Anche Fdi, come tutti gli altri partiti a eccezione di +Europa, ha votato a favore della riduzione dei parlamentari. "Siamo l'unico partito di opposizione - ha aggiunto il deputato - che nelle tre precedenti letture ha espresso voto favorevole senza essere legato né da accordi programmatici né da contratti di governo, coerente con la propria storia". Quindi l'affondo contro Di Maio: "Si impegni a dire subito che si va a casa se dovessero mancare i voti al Pd", ha concluso l'onorevole.

Fonte: qui

mercoledì 15 maggio 2019

IL PATRIMONIO DELLE FAMIGLIE ITALIANE E’ SUPERIORE A QUELLO DI TEDESCHI, INGLESI E CANADESI

LA RICCHEZZA NETTA E’ DI 9743 MILIARDI DI EURO, 8,4 VOLTE IL REDDITO DISPONIBILE 
TRA LE ATTIVITÀ FINANZIARIE EMERGE LA PREPONDERANZA DEI DEPOSITI, (13%) A SCAPITO DI AZIONI E ALTRE PARTECIPAZIONI (PASSATE DAL 12 AL 10%) E SOPRATTUTTO DEI TITOLI, PIÙ CHE DIMEZZATI (DALL'8 AL 3%)…
Rosaria Amato per “la Repubblica”

BANKITALIA 3BANKITALIA 3
Le famiglie italiane più ricche di quelle tedesche, le imprese italiane meno indebitate di quelle francesi. A pochi giorni dal severo giudizio della Ue sui conti pubblici, arrivano i dati molto più confortanti di Istat e Bankitalia sulla ricchezza delle famiglie e delle società non finanziarie. A fine 2017 la ricchezza netta delle famiglie italiane (la differenza tra la ricchezza lorda e i debiti) è stata pari a 9.743 miliardi di euro, 8,4 volte il reddito disponibile.

Una situazione frutto più delle scelte e dei vantaggi dei decenni passati, anche se, dopo un periodo di ripiegamento tra fine 2016 e fine 2017 la ricchezza netta è tornata ad aumentare, 98 miliardi di euro, l' 1% in più. Anche adesso le famiglie italiane risultano più ricche di quelle francesi, inglesi e canadesi.

LA RICCHEZZA DELLE FAMIGLIE ITALIANELA RICCHEZZA DELLE FAMIGLIE ITALIANE
Ma negli ultimi anni, osservano Istat e Bankitalia, «il divario si è notevolmente ridotto» , a causa del « ristagno ventennale dei redditi delle famiglie italiane». Il super-risparmio delle famiglie non controbilancia direttamente il debito pubblico abnorme, ma è sicuramente una risorsa importante, anche se le scelte degli italiani sono molto prudenti, quasi conservative: le abitazioni costituiscono circa la metà della ricchezza lorda delle famiglie, e tra le attività finanziarie emerge la preponderanza dei depositi, il cui peso è cresciuto dal 10 al 13%, a scapito di azioni e altre partecipazioni (passate dal 12 al 10%) e soprattutto dei titoli, più che dimezzati (dall' 8 al 3%).

La fiducia degli italiani nel mattone è storica: nel 1950 le attività reali, certificava Bankitalia in uno studio pubblicato a novembre, avevano un valore 6 volte superiore al reddito disponibile, adesso siamo un po' oltre il 5, con le abitazioni che contano per 4,6 volte: tutto sommato in quasi 70 anni le cose non sono cambiate moltissimo. E questo non è detto che sia un male: la diffusione della proprietà dell' abitazione in Italia ha permesso il mantenimento di un certo livello di uguaglianza, rispetto a Paesi come la Germania.
Casa in venditaCASA IN VENDITA

Del resto non è che gli italiani siano contrari per principio agli investimenti mobiliari. I depositi, certo, sono sempre stati molto importanti, costituiscono circa il 30% della ricchezza finanziaria. A partire dagli anni Novanta sono aumentati gradualmente gli acquisti di titoli: quelli del debito pubblico però oggi sono poco convenienti, per via dei tassi d' interesse bassi, mentre quelli bancari fanno paura, dopo l' entrata in vigore delle norme sul bail- in, che impongono la condivisione del rischio ad azionisti e obbligazionisti in caso di fallimento della banca.

A crescere con una certa energia negli ultimissimi anni ci sono solo i fondi pensione, mentre si stanno riprendendo gli acquisti di azioni, partecipazioni e fondi comuni. Le società finanziarie, oltre che un basso indebitamento, mostrano un certo dinamismo: a fine 2017 la ricchezza netta era di 1.053 miliardi di euro, con il totale delle attività del settore, 4.943 miliardi, costituito per il 63% da attività non finanziarie. L' aumento della ricchezza lorda del 3,7% dipende proprio dall' incremento della componente finanziaria ( più 11,9%), rispetto alla contrazione delle attività reali. In particolare cresce il valore di impianti e macchinari e soprattutto dei prodotti di proprietà intellettuale (più 6,1%). Fonte: qui

COTTARELLI RIPRENDE IL MANO IL FORBICIONE E INDICA LA VIA PER UNA MASSICCIA SPENDING REVIEW: “CI SONO STATI 30 CASI DI RIDUZIONE DEL DEBITO PUBBLICO PER IMPORTI SUPERIORI (O VICINO) A 25 PUNTI PERCENTUALI DI PIL. QUESTE RIDUZIONI DI DEBITO SONO STATE OTTENUTE IN TRE MODI. IL PRIMO È UN'ONDATA INFLAZIONISTICA E POI IL SECONDO E IL TERZO…
Carlo Cottarelli per “la Stampa”

cottarelliCOTTARELLI
Oggi a Torino si terrà un convegno sulla riduzione del debito pubblico organizzato dal Collegio Carlo Alberto e dall' Osservatorio sui conti pubblici dell' Università Cattolica (Ocpi). Il tema è importante: il nostro debito pubblico è alto rispetto al resto dell' area dell' euro (rispetto al Pil è il secondo più alto dopo quello greco) e non accenna a diminuire. Anzi ha ripreso a crescere negli ultimi due anni.

Quasi tutte le forze politiche sono d'accordo che l'alto debito pubblico deve scendere: ci espone al rischio di una perdita di fiducia da parte di chi compra titoli di stato, a un aumento dello spread e, al limite, a una crisi tipo quella del 2011-2012. Anche il contratto di governo gialloverde dice che «l'azione del governo sarà mirata a un programma di riduzione del debito pubblico...». Quindi non si discute sulla necessità di ridurre il debito, ma sul come ridurlo.

ESPERIENZE RIUSCITE
Per facilitare la discussione su come ridurre il debito pubblico, l'Ocpi è andato a vedere quello che hanno fatto gli altri Paesi avanzati che sono riusciti a ridurre il debito pubblico negli ultimi 70 anni. Cosa abbiamo trovato? Ci sono stati 30 casi di riduzione del debito pubblico per importi superiori (o vicino) a 25 punti percentuali di Pil. Queste riduzioni di debito sono state ottenute in tre modi.

DEBITO PUBBLICODEBITO PUBBLICO
Il primo è un'ondata inflazionistica. Questo avvenne in diversi Paesi, compresa l'Italia, nell'immediato dopoguerra con livelli di inflazione anche superiori al 50 per cento durante la media del periodo di riduzione del debito. Il rimedio è rapido: l'ondata inflazionistica spazza via il debito in termini di potere d'acquisto tassando, attraverso l' inflazione, chi ha comprato titoli di Stato.

RICETTE CON PIÙ INGREDIENTI
Il secondo è un misto di crescita, inflazione moderata e repressione finanziaria. Questo è il metodo seguito da diversi Paesi (compresi Stati Uniti e Regno Unito) negli anni '50 e '60. Il debito cala più gradualmente, ma comunque per importi elevati. Occorre anche «mettere a posto i conti»: i Paesi che hanno seguito questa strategia hanno mantenuto avanzi primari (la differenza tra entrate dello Stato e spesa pubblica al netto degli interessi) positivi, ma su livelli non troppo elevati (in media l' 1,5 per cento del Pil). Il grosso l'ha fatto la repressione finanziaria: un insieme di restrizioni all' investimento (compreso vincoli ai movimenti di capitale) che hanno compresso i tassi di interesse sui titoli di Stato.

DEBITO PUBBLICODEBITO PUBBLICO
Anche qui, come nel caso dell' inflazione, si tratta di una tassa su chi comprava titoli di Stato: i tassi di interesse venivano tenuti artificialmente più bassi di quelli che gli investitori avrebbero richiesto in assenza di repressione finanziaria. Il terzo modo di riduzione del debito è stato portare l' avanzo primario a livelli sufficientemente alti. Questo ha caratterizzato la riduzione del rapporto tra debito pubblico e Pil in 11 Paesi tra la fine degli anni '80 e la metà del decennio scorso.

Questi Paesi hanno mantenuto un avanzo primario medio di oltre il 4 per cento del Pil. Il Belgio, per esempio ha mantenuto tra il 1994 e il 2007 un avanzo primario del 4,9 per cento. Anche l' Italia si era avviata su questa strada, raggiungendo avanzi primari dell' ordine del 5 per cento sul finire degli anni '90. Ma, una volta entrati nell' euro, abbiamo invertito la rotta.

IL TENTATIVO ITALIANO
DEBITO PUBBLICO ITALIANODEBITO PUBBLICO ITALIANO
Forse, però, il risultato più interessante del lavoro è quello che Sherlock Holmes avrebbe chiamato «il cane che non ha abbaiato». Eppure è un cane di cui si parla molto in Italia: l' idea che il rapporto tra debito pubblico e Pil possa essere ridotto attraverso l' aumento del Pil stimolato da misure espansive di finanza pubblica. Insomma, aumentiamo il deficit per ridurre il debito. Questo è quello che il governo gialloverde ha cercato di fare a fine 2018 (prima di far marchia indietro per l'aumento dello spread) e che, forse, cercherà di fare con la nuova legge di bilancio.

sergio mattarella carlo cottarelliSERGIO MATTARELLA CARLO COTTARELLI
Del resto lo stesso contratto di governo ci dice che la strategia di riduzione del rapporto fra debito pubblico e prodotto interno lordo sarà basata sulla «crescita del Pil, da ottenersi con un rilancio sia della domanda interna dal lato degli investimenti ad alto moltiplicatore e politiche di sostengo del potere di acquisto delle famiglie, sia della domanda estera...».

Quindi, più soldi in tasca agli italiani, più crescita, meno debito. Non entro nei motivi teorici per cui questo non funziona. Dico solo che i Paesi che hanno ridotto il debito negli ultimi 70 anni non hanno mai seguito questo approccio. Che non ci abbia pensato nessuno?
Una strada molto stretta Certo, se il Pil cresce è più facile ridurre il rapporto tra debito e Pil. E non solo perché aumenta il denominatore, ma anche perché, se si risparmiano le maggiori entrate che lo stato incassa quando il Pil aumenta, l' avanzo primario sale.

Ma, e questo è il punto: occorre migliorare l' avanzo primario se si vuole che il debito scenda a una velocità adeguata. Il nostro avanzo primario quest' anno è previsto dal governo all' 1,2 per cento del Pil, e, in assenza di aumenti dell' Iva o misure di compensazione, scenderebbe quasi a zero nel 2020.
CARLO COTTARELLICARLO COTTARELLI

Quindi, servono riforme per far ripartire l' economia, ma riforme vere (una semplificazione burocratica massiccia, un miglioramento nell' efficienza dei servizi pubblici, una riduzione delle aliquote di tassazione finanziata da minore evasione fiscale e risparmi sulla spesa pubblica), non elargizioni di denaro pubblico che fanno solo aumentare il deficit. E occorre risparmiare le entrate da maggiore crescita. A meno di non voler seguire strade meno ortodosse (uscita dall' euro e inflazione o qualche bella forma di repressione finanziaria come l' obbligo di acquisto di titoli di Stato da parte delle famiglie italiane, una misura simile a una patrimoniale). Fonte: qui

giovedì 6 dicembre 2018

LA CDP GIALLOVERDE: ''UN PIANO DA 200 MILIARDI PER SPINGERE PMI E TERRITORI''.

PALERMO E TONONI APPROVANO IL PIANO 2019-21, CON 30% DI IMPIEGHI IN PIÙ MA L'AVVERTIMENTO DI GUZZETTI: ''PRUDENTE AMMINISTRAZIONE DEL RISPARMIO POSTALE'' 
DI MAIO: ''SPORTELLI IN TUTTA ITALIA PER IL CREDITO ALLE AZIENDE'' 
SU TIM LA CASSA APRE SULLA RETE, MA NON FARÀ IL PRIMO PASSO: PRIMA VUOLE VEDERE COME FINISCE LO SCONTRO ALL'ULTIMA AZIONE TRA ELLIOTT E VIVENDI
CDP: DI MAIO, SPORTELLI IN TUTTA ITALIA PER CREDITO AZIENDE
 (ANSA) - Il nuovo piano strategico di Cdp, presentato ieri, prevede una "rete su tutto il territorio che assisterà le imprese e aiuterà gli imprenditori e i piccoli risparmiatori quando le banche private non saranno disponibili a erogare crediti e strumenti di aiuto e agevolazione". Così, in una diretta Facebook, il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha commentato la presentazione del piano di Cassa.

LUIGI DI MAIO GIOVANNI TRIA GIUSEPPE CONTELUIGI DI MAIO GIOVANNI TRIA GIUSEPPE CONTE
Per Di Maio si tratta di "una grande occasione", con la quale sarà possibile "dare una grande mano con strumenti dello Stato alle imprese". Insomma,ha concluso, "del modello francese abbiamo parlato per anni e adesso si sta materializzando con gli sportelli in tutta Italia che aiuteranno le imprese a stare meglio".


CDP, PIANO DA 200 MILIARDI PER SPINGERE PMI E TERRITORI
Celestina Dominelli per “il Sole 24 Ore

Una rifocalizzazione forte sul core business in un' ottica di sostenibilità e senza alcuno spazio per operazioni ardite. Con il piano industriale 2019-2021 approvato ieri, i vertici di Cdp, l' ad Fabrizio Palermo e il presidente Massimo Tononi, consegnano un messaggio inequivocabile a quanti, dalle parti della politica, ne hanno evocato in questi mesi l' intervento a ogni pie' sospinto.

E, davanti al ministro dell' Economia, Giovanni Tria, che parla «di un impulso importante al rilancio dell' economia italiana», si dicono pronti ad attivare oltre 200 miliardi tra il 2019 e il 2021 (il 32% in più del triennio precedente), di cui 111 miliardi assicurati direttamente (+23%) e 92 miliardi (+47%) garantiti, attraverso l' effetto leva, da investitori privati e istituzionali.
fabrizio palermoFABRIZIO PALERMO

Uno sforzo imponente, dunque, avendo però come «bussola molto chiara», è la linea scandita dal presidente dell' Acri, Giuseppe Guzzetti, «l' equilibrio economico-finanziario degli investimenti» e «l' imperativo categorico della prudente amministrazione del risparmio postale, valore non negoziabile».

Nessuna apertura, dunque, a investimenti in perdita, ma «un piano dall' Italia per l' Italia con un obiettivo sfidante» (copyright di Palermo) e con un focus crescente sulle imprese - e, in particolare, sulle pmi e sul loro accesso al credito -, che assorbiranno gran parte dello sforzo (83 miliardi). L' obiettivo, come anticipato ieri dal Sole24ore.com, è di arrivare, da qui al 2021, a 60mila aziende supportate.

Sostenendo, per cominciare, l' innovazione con l' ampliamento di finanziamenti a medio-lungo termine (in tandem con le banche) e con interventi più incisivi nel venture capital (anche grazie alla sponda di modifiche normative ad hoc). Mentre, per spingere la crescita, si farà perno soprattutto sul rafforzamento del supporto all' export (polo Sace-Simest) e sul lancio, tra l' altro, di fondi di filiera in tre settori (meccanica, agro-alimentare e white economy). Con una missione di fondo: creare un accesso unico a tutte le soluzioni del gruppo non prima, ça va sans dire, di aver rafforzato, con almeno un presidio in ogni regione, la presenza sul territorio.
fabrizio palermoFABRIZIO PALERMO

Un approdo, quest' ultimo, irrinunciabile per la Cdp targata Palermo-Tononi. Ecco perché il piano prosegue mobilitando 25 miliardi in tre anni a favore di enti locali e territorio per accelerare la realizzazione delle infrastrutture (mettendo in campo un' unità dedicata, Cdp Infrastrutture, che dovrà affiancare le amministrazioni nella progettazione delle opere), per rafforzare la collaborazione con la Pa (anche attraverso anticipazioni per il pagamento dei debiti alle imprese) e per sostenere i servizi di pubblica utilità (dalla salute all' istruzione).

Poi c' è il capitolo, di recente acquisizione, della cooperazione allo sviluppo. Le risorse stanziate sono 3 miliardi che saranno destinati a progetti nei paesi in via di sviluppo e nei mercati emergenti. Con la Cassa che punta a ritagliarsi, non solo qui, un approccio più proattivo anche attraverso un cambio del suo modello operativo.

MASSIMO TONONIMASSIMO TONONI
Infine, il dossier caldo delle grandi partecipazioni strategiche. Su cui ieri il management si è limitato a fornire l' indirizzo generale: il riassetto sarà portato avanti sulla base di una logica industriale e per settori attività. Il grosso del copione, insomma, è ancora di là da venire.


TIM, CDP APRE A GOVERNO SU RETE. IN CDA NODO ASSEMBLEA
 (ANSA) - Cdp è entrata in Tim per "sostenere lo sviluppo dell'azienda" e la "finalità dell'investimento non è cambiata". Così come "al momento" la Cassa custode del risparmio postale non ha "allo studio" un incremento della sua quota nel gruppo di tlc, che resta ferma al 4,9%. Il presidente Massimo Tononi dedica pochi cenni a Tim, riservando per ora alla Cassa il ruolo di "osservatore esterno" sul progetto di rete unica, che pure non potrà non coinvolgere la Cdp, che con l'Enel controlla Open Fiber.

Ma sono parole di apertura: la duplicazione della rete "può rappresentare uno spreco di risorse" mentre l'azione del governo che, facendo leva sulla sete di plusvalenze del fondo Elliott, spinge per le nozze con Open Fiber, è "ragionevole". E gli auspici del governo sono chiari. "Quello che abbiamo fatto getterà le basi per avere un player unico per la connettività e la rete" ha detto il vice premier Luigi Di Maio, riferendosi agli incentivi per la rete unica.
bollore de puyfontaineBOLLORE DE PUYFONTAINE

"Nell'epoca delle autostrade digitali come quelle materiali, lo Stato deve essere protagonista, se si può avere un player unico per tutti i cittadini siamo ancora più contenti, ma deciderà Tim". In ogni caso la rete unica "può aiutare i livelli occupazionali di Tim e può aiutarla a uscire da questa impasse", dice ancora Di Maio: "vogliamo salvaguardare i livelli occupazionali, ma ancor prima viene la strategicità della rete".

Se la politica fa un tifo sfegatato e la Cdp aspetta una chiamata in panchina, chi dovrà fare il primo passo è Tim, che dopo il cambio di cavallo voluto da Elliott - i cui consiglieri hanno sostituito il ceo Amos Genish con Luigi Gubitosi - può portare avanti le istanze pro-scorporo che tanto piacciono al fondo americano e al governo ma che, invece, non sono per niente gradite a Vivendi, primo azionista di Tim.

GUZZETTIGUZZETTI
Per ora i francesi alzano la voce, criticando continuamente la gestione di Elliott e opponendosi a uno 'spezzatino', ma non giocano l'asso della convocazione dell'assemblea per procedere a un rimpasto del cda. Sulla stampa si scrive di una pattuglia di fondi al 5% che potrebbero chiedere un'assemblea per nominare i revisori, con Vivendi che potrebbe poi chiedere l'integrazione dell'odg per giocarsi la rivincita con Elliott.

Di certo c'è una 'raccomandazione' dei sindaci affinché si proceda in tal senso. E di certo ci sono le richieste di Vivendi per la convocazione di un'assemblea sui revisori "in tempi molto rapidi" e che domani farà certamente sentire la sua voce in cda, dove ha cinque rappresentanti. Oggi intanto si è svolto lo strategy day di Tim, con il consiglio di amministrazione che ha incontrato le prime linee manageriali per fare il punto sull'andamento e le prospettive delle varie aree di attività del gruppo.

Fonte: qui

sabato 1 settembre 2018

NUOVE BORDATE DALLE CARTE SEQUESTRATE AL POLITECNICO DI MILANO DALLA FINANZA: IL SISTEMA DI SENSORI DI CONTROLLO DELLA STABILITÀ DI PONTE MORANDI PROGETTATO DALL’UNIVERSITÀ MILANESE FU RIFIUTATO DAI BENETTON, CHE NE PREFERIRONO UNO PIÙ SEMPLICE (E MENO EFFICACE) E RIMANDARONO L’INSTALLAZIONE A…

Giacomo Amadori per “la Verità”

QUEL CHE RESTA DEL PONTE MORANDI VISTO DAL QUARTIERE DEL CAMPASSO A GENOVAQUEL CHE RESTA DEL PONTE MORANDI VISTO DAL QUARTIERE DEL CAMPASSO A GENOVA
Nelle carte sequestrate al Politecnico di Milano dagli uomini del Primo gruppo della Guardia di finanza di Genova arriva un' altra bordata per la società Autostrade per l' Italia.

Nell' autunno 2017 Aspi non commissionò all' università meneghina solo uno studio sullo stato dei tiranti del ponte Morandi, ma anche la progettazione di un sistema di sensori per controllarne la stabilità.

il crollo del ponte morandi a genovaIL CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA




L' università propose un congegno sofisticato che tra strumentazione e gestione sarebbe costato circa 800.000 euro e disse ad Autostrade che andava installato prima, e non solo durante, i lavori di miglioria, previsti per settembre-ottobre 2018.

Ma, secondo quanto sta emergendo dalle indagini, Aspi non solo decise di puntare su un apparato meno complesso di quello proposto dal Politecnico (su commissione di Autostrade), ma rimandò l' installazione al momento dell' inizio degli interventi, con il risultato che tutti conoscono.
il ponte morandi a genovaIL PONTE MORANDI A GENOVA

Una scoperta, quella della Procura di Genova guidata da Francesco Cozzi, che rende ancora più complicata la posizione dei manager di Aspi.

Ma se i sequestri documentali stanno dando i primi risultati, altri se ne attendono. Le Fiamme gialle stanno cercando mail e carte in cui qualcuno, chiunque esso sia, proponga un' interruzione del traffico sul ponte Morandi o la sua riduzione, magari in vista degli interventi di ristrutturazione dei tiranti che hanno ceduto il 14 agosto.

i meme sui benetton e il crollo del ponte di genovaI MEME SUI BENETTON E IL CROLLO DEL PONTE DI GENOVA


Ma per ora di segnalazioni in tal senso non c' è traccia. Dunque nessuno sembra aver vaticinato nei mesi scorsi, per iscritto, il crollo, né aver suggerito soluzioni drastiche come il blocco della circolazione. Qualcuno, quasi per provare ad «assolvere» Autostrade, nei giorni scorsi ha estratto una mail del dirigente di Aspi Michele Donferri, il quale, nel febbraio 2018, scriveva al Mit per sollecitare il decreto di approvazione dei lavori, paventando lo slittamento dell' esecuzione delle opere nella seconda metà del 2019 o l' inizio del 2020 e ripercussioni sull'«incremento di sicurezza necessario sul viadotto Polcevera».

Frasi che hanno fatto evidenziare a diversi cronisti la lentezza del Mit. Ma la rappresentazione dei giornali di un dicastero che sapeva e che ha nicchiato, mentre Autostrade segnalava il pericolo, non sembra combaciare con il quadro investigativo che sta emergendo, in particolare dal carteggio tra Aspi e Mit sequestrato dai finanzieri guidati dal colonnello Ivan Bixio.
fratelli benettonFRATELLI BENETTON

Infatti secondo chi indaga questa lettera di sollecito si inserisce in un iter amministrativo normale, rientra nella dialettica abituale tra Stato e privato. In definitiva il classico gioco delle parti.

E quindi? La verità è che se Autostrade aveva la percezione di un concreto pericolo, di fronte a un problema di sicurezza, poteva adottare, oltre ai solleciti, misure urgenti immediate.
genova ponte morandiGENOVA PONTE MORANDI

«Non erano obbligati ad aspettare il decreto di autorizzazione se pensavano di avere questo tipo di problemi» è il ragionamento degli inquirenti. In quest' ottica il carteggio tra Aspi e Mit, viene definito da qualcuno «mascherato», nel senso che i dirigenti di Aspi sembrano aver contezza di una situazione critica e quindi dell' urgenza dell' intervento, ma non lo dicono o non lo possono dire esplicitamente.
genova ponte morandiGENOVA PONTE MORANDI



Aspi avrebbe cercato solamente di forzare i tempi burocratici, rimanendo all' interno della regolare procedura, quando in realtà avrebbero potuto, a fronte di una situazione di criticità, comunque avviare tutta una serie di lavori così come ha indetto la preselezione per la gara senza attendere l' autorizzazione del ministero.

A proposito di questo c' è una lettera, datata 26 marzo 2018, considerata dagli inquirenti molto importante e firmata nuovamente da Donferri. Richiama i pregressi solleciti e ricorda la strategicità dell' opera, ma soprattutto comunica al ministero che Autostrade, al fine di contrarre i tempi, in attesa della conclusione dell' iter approvativo, avrebbe provveduto, a partire dal 16 aprile, all' avvio delle attività preliminari di prequalifica per la gara.

la lettera di febbraio accusa Autostrade e MinisteroLA LETTERA DI FEBBRAIO ACCUSA AUTOSTRADE E MINISTERO
E in effetti il 28 aprile il bando è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, con l' annuncio di un concorso a procedura ristretta (in cui possono presentare un' offerta solo le imprese invitate dalla stazione appaltante) per accelerare ulteriormente i tempi.

Insomma Autostrade, quando ha voluto, ha preso l' iniziativa, senza che il ministero ponesse veti o paletti. Non è finita. Nel bando del 28 aprile, Autostrade aveva previsto una durata dei lavori di 784 giorni a partire dall' aggiudicazione dell' appalto. In sostanza ipotizzava 2 anni di interventi per sistemare la campata che è crollata, mentre oggi si parla di 8 mesi per la ricostruzione dell' intero ponte collassato.

autostrade benettonAUTOSTRADE BENETTON

Dunque sembra che, quattro mesi fa, la fretta e gli allarmi fossero solo sulla carta e servissero probabilmente a snellire le endemiche lungaggini burocratiche. Un' ipotesi che sembrerebbe avvalorata dalla decisione di non installare con urgenza il sistema di sensori proposto dal Politecnico. La settimana prossima sono attese le prime iscrizioni sul registro degli indagati e allora i magistrati potranno chiedere ai manager di Aspi il perché di quella tragica scelta.

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