9 dicembre forconi: CDP
Visualizzazione post con etichetta CDP. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta CDP. Mostra tutti i post

giovedì 6 dicembre 2018

LA CDP GIALLOVERDE: ''UN PIANO DA 200 MILIARDI PER SPINGERE PMI E TERRITORI''.

PALERMO E TONONI APPROVANO IL PIANO 2019-21, CON 30% DI IMPIEGHI IN PIÙ MA L'AVVERTIMENTO DI GUZZETTI: ''PRUDENTE AMMINISTRAZIONE DEL RISPARMIO POSTALE'' 
DI MAIO: ''SPORTELLI IN TUTTA ITALIA PER IL CREDITO ALLE AZIENDE'' 
SU TIM LA CASSA APRE SULLA RETE, MA NON FARÀ IL PRIMO PASSO: PRIMA VUOLE VEDERE COME FINISCE LO SCONTRO ALL'ULTIMA AZIONE TRA ELLIOTT E VIVENDI
CDP: DI MAIO, SPORTELLI IN TUTTA ITALIA PER CREDITO AZIENDE
 (ANSA) - Il nuovo piano strategico di Cdp, presentato ieri, prevede una "rete su tutto il territorio che assisterà le imprese e aiuterà gli imprenditori e i piccoli risparmiatori quando le banche private non saranno disponibili a erogare crediti e strumenti di aiuto e agevolazione". Così, in una diretta Facebook, il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha commentato la presentazione del piano di Cassa.

LUIGI DI MAIO GIOVANNI TRIA GIUSEPPE CONTELUIGI DI MAIO GIOVANNI TRIA GIUSEPPE CONTE
Per Di Maio si tratta di "una grande occasione", con la quale sarà possibile "dare una grande mano con strumenti dello Stato alle imprese". Insomma,ha concluso, "del modello francese abbiamo parlato per anni e adesso si sta materializzando con gli sportelli in tutta Italia che aiuteranno le imprese a stare meglio".


CDP, PIANO DA 200 MILIARDI PER SPINGERE PMI E TERRITORI
Celestina Dominelli per “il Sole 24 Ore”

Una rifocalizzazione forte sul core business in un' ottica di sostenibilità e senza alcuno spazio per operazioni ardite. Con il piano industriale 2019-2021 approvato ieri, i vertici di Cdp, l' ad Fabrizio Palermo e il presidente Massimo Tononi, consegnano un messaggio inequivocabile a quanti, dalle parti della politica, ne hanno evocato in questi mesi l' intervento a ogni pie' sospinto.

E, davanti al ministro dell' Economia, Giovanni Tria, che parla «di un impulso importante al rilancio dell' economia italiana», si dicono pronti ad attivare oltre 200 miliardi tra il 2019 e il 2021 (il 32% in più del triennio precedente), di cui 111 miliardi assicurati direttamente (+23%) e 92 miliardi (+47%) garantiti, attraverso l' effetto leva, da investitori privati e istituzionali.
fabrizio palermoFABRIZIO PALERMO

Uno sforzo imponente, dunque, avendo però come «bussola molto chiara», è la linea scandita dal presidente dell' Acri, Giuseppe Guzzetti, «l' equilibrio economico-finanziario degli investimenti» e «l' imperativo categorico della prudente amministrazione del risparmio postale, valore non negoziabile».

Nessuna apertura, dunque, a investimenti in perdita, ma «un piano dall' Italia per l' Italia con un obiettivo sfidante» (copyright di Palermo) e con un focus crescente sulle imprese - e, in particolare, sulle pmi e sul loro accesso al credito -, che assorbiranno gran parte dello sforzo (83 miliardi). L' obiettivo, come anticipato ieri dal Sole24ore.com, è di arrivare, da qui al 2021, a 60mila aziende supportate.

Sostenendo, per cominciare, l' innovazione con l' ampliamento di finanziamenti a medio-lungo termine (in tandem con le banche) e con interventi più incisivi nel venture capital (anche grazie alla sponda di modifiche normative ad hoc). Mentre, per spingere la crescita, si farà perno soprattutto sul rafforzamento del supporto all' export (polo Sace-Simest) e sul lancio, tra l' altro, di fondi di filiera in tre settori (meccanica, agro-alimentare e white economy). Con una missione di fondo: creare un accesso unico a tutte le soluzioni del gruppo non prima, ça va sans dire, di aver rafforzato, con almeno un presidio in ogni regione, la presenza sul territorio.
fabrizio palermoFABRIZIO PALERMO

Un approdo, quest' ultimo, irrinunciabile per la Cdp targata Palermo-Tononi. Ecco perché il piano prosegue mobilitando 25 miliardi in tre anni a favore di enti locali e territorio per accelerare la realizzazione delle infrastrutture (mettendo in campo un' unità dedicata, Cdp Infrastrutture, che dovrà affiancare le amministrazioni nella progettazione delle opere), per rafforzare la collaborazione con la Pa (anche attraverso anticipazioni per il pagamento dei debiti alle imprese) e per sostenere i servizi di pubblica utilità (dalla salute all' istruzione).

Poi c' è il capitolo, di recente acquisizione, della cooperazione allo sviluppo. Le risorse stanziate sono 3 miliardi che saranno destinati a progetti nei paesi in via di sviluppo e nei mercati emergenti. Con la Cassa che punta a ritagliarsi, non solo qui, un approccio più proattivo anche attraverso un cambio del suo modello operativo.

MASSIMO TONONIMASSIMO TONONI
Infine, il dossier caldo delle grandi partecipazioni strategiche. Su cui ieri il management si è limitato a fornire l' indirizzo generale: il riassetto sarà portato avanti sulla base di una logica industriale e per settori attività. Il grosso del copione, insomma, è ancora di là da venire.


TIM, CDP APRE A GOVERNO SU RETE. IN CDA NODO ASSEMBLEA
 (ANSA) - Cdp è entrata in Tim per "sostenere lo sviluppo dell'azienda" e la "finalità dell'investimento non è cambiata". Così come "al momento" la Cassa custode del risparmio postale non ha "allo studio" un incremento della sua quota nel gruppo di tlc, che resta ferma al 4,9%. Il presidente Massimo Tononi dedica pochi cenni a Tim, riservando per ora alla Cassa il ruolo di "osservatore esterno" sul progetto di rete unica, che pure non potrà non coinvolgere la Cdp, che con l'Enel controlla Open Fiber.

Ma sono parole di apertura: la duplicazione della rete "può rappresentare uno spreco di risorse" mentre l'azione del governo che, facendo leva sulla sete di plusvalenze del fondo Elliott, spinge per le nozze con Open Fiber, è "ragionevole". E gli auspici del governo sono chiari. "Quello che abbiamo fatto getterà le basi per avere un player unico per la connettività e la rete" ha detto il vice premier Luigi Di Maio, riferendosi agli incentivi per la rete unica.
bollore de puyfontaineBOLLORE DE PUYFONTAINE

"Nell'epoca delle autostrade digitali come quelle materiali, lo Stato deve essere protagonista, se si può avere un player unico per tutti i cittadini siamo ancora più contenti, ma deciderà Tim". In ogni caso la rete unica "può aiutare i livelli occupazionali di Tim e può aiutarla a uscire da questa impasse", dice ancora Di Maio: "vogliamo salvaguardare i livelli occupazionali, ma ancor prima viene la strategicità della rete".

Se la politica fa un tifo sfegatato e la Cdp aspetta una chiamata in panchina, chi dovrà fare il primo passo è Tim, che dopo il cambio di cavallo voluto da Elliott - i cui consiglieri hanno sostituito il ceo Amos Genish con Luigi Gubitosi - può portare avanti le istanze pro-scorporo che tanto piacciono al fondo americano e al governo ma che, invece, non sono per niente gradite a Vivendi, primo azionista di Tim.

GUZZETTIGUZZETTI
Per ora i francesi alzano la voce, criticando continuamente la gestione di Elliott e opponendosi a uno 'spezzatino', ma non giocano l'asso della convocazione dell'assemblea per procedere a un rimpasto del cda. Sulla stampa si scrive di una pattuglia di fondi al 5% che potrebbero chiedere un'assemblea per nominare i revisori, con Vivendi che potrebbe poi chiedere l'integrazione dell'odg per giocarsi la rivincita con Elliott.

Di certo c'è una 'raccomandazione' dei sindaci affinché si proceda in tal senso. E di certo ci sono le richieste di Vivendi per la convocazione di un'assemblea sui revisori "in tempi molto rapidi" e che domani farà certamente sentire la sua voce in cda, dove ha cinque rappresentanti. Oggi intanto si è svolto lo strategy day di Tim, con il consiglio di amministrazione che ha incontrato le prime linee manageriali per fare il punto sull'andamento e le prospettive delle varie aree di attività del gruppo.

Fonte: qui

giovedì 11 ottobre 2018

CONTE HA CONVOCATO I VERTICI DELLE AZIENDE PARTECIPATE PER CONCERTARE LA LORO AZIONE IN VISTA DEGLI INVESTIMENTI PUBBLICI CONTENUTI NELLA MANOVRA


IL GOVERNO CONTINUA A TRATTARE QUESTE SOCIETÀ PRIVATIZZATE COME PEDINE DI UN DISEGNO POLITICO. 

MA ORA È ARRIVATA LA LETTERA DI EUROSTAT CHE AVVERTE SU CASSA DEPOSITI E PRESTITI. SE DOVESSE ESSERE CONSIDERATA NEL PERIMETRO PUBBLICO, ALTRO CHE MANOVRA: SALTANO TUTTI I CONTI

DAGONEWS

Scriveva oggi Ilario Lombardo su ''La Stampa'':

conte e triaCONTE E TRIA
(…) Oggi, invece, al terzo piano di Palazzo Chigi si vedranno gli amministratori delegati di Terna, Cdp, Leonardo, Snam, Eni, Enel, Saipem, Ansaldo Energia, Poste, Fincantieri, Italgas, Ferrovie, Open Fiber.

Tutti convocati da Giuseppe Conte. Una richiesta d' aiuto inviata in una lettera su carta intestata, per chiedere la partecipazione attiva alla cabina di regia sugli investimenti. Sul tavolo ci sono 38 miliardi, stanziati nelle legislature precedenti, per i prossimi quindici anni. E 15 miliardi per il prossimo triennio.

«Sul piano del rafforzamento delle capacità tecniche - scrive Conte - stiamo per varare una società di servizi che sia di supporto alle amministrazioni nella fase di progettazione e di selezione tramite i bandi pubblici». Si vogliono superare i vincoli del codice degli appalti che bloccano molti lavori. E, allo stesso tempo, Conte intende chiedere alle aziende una valutazione degli effetti del superamento della Fornero sulle assunzioni.
fabrizio palermoFABRIZIO PALERMO


Ma allora è un vizio! Questo governo non ha capito che trattare le società partecipate dallo Stato come pedine del proprio disegno politico vuol dire mettersi nei pasticci con le istituzioni internazionali, con gli azionisti di minoranza, con i fondi che investono nel loro capitale e con i detentori delle loro obbligazioni. Lo ha fatto bloccando le campagne pubblicitarie sui giornali, lo ha fatto minacciando l'ingresso di FS in Alitalia (che ora è un'azienda privata).  

Come Dagospia ha scritto più volte, l'esecutivo è nel mirino di Eurostat, l'ente comunitario che stabilisce i parametri economici per tutta l'Unione, per come gestisce aziende che in teoria sono fuori dal perimetro pubblico.

la sede di eurostatLA SEDE DI EUROSTAT
La novità delle ultime ore è che proprio Eurostat ha scritto una lettera indirizzata a Roma sul tema di Cdp. La Cassa depositi e prestiti è stata ''privatizzata'' anche per non farla contabilizzare insieme al debito pubblico italiano. L'avvertimento dell'ente che ha sede a Lussemburgo è un segnale molto pericoloso per un Paese che balla sui decimali e non può certo permettersi una bomba sui conti come il ''ritorno a casa'' della Cdp.

Fonte: qui

mercoledì 29 agosto 2018

IL DUO TRIA-GERACI È A PECHINO A PROMUOVERE LA CAUSA ITALIANA. CON LORO C'È PURE FABRIZIO PALERMO DELLA CDP, CHE HA FIRMATO ACCORDI CON LA BANK OF CHINA SULL'EXPORT E CON LA SOCIETÀ DELLA RETE ELETTRICA CINESE

SNAM E TERNA SONO PER IL 35% IN MANO AL DRAGONE 
ECCO SU COSA PUNTERANNO IL MINISTRO DEL TESORO E IL SOTTOSEGRETARIO ALLO SVILUPPO ECONOMICO
TRIA, SPREAD NON RISPECCHIA SOLIDITÀ ITALIA
giovanni triaGIOVANNI TRIA
 (ANSA) - "Lo spread attuale non risponde ai fondamentali e alla solidità dell'Italia. Ricordo che l'Italia ha un surplus primario da vent'anni. Ritengo che l'andamento sia anche dovuto ad una fase di incertezza tipica del periodo estivo. Ma nelle sue linee generali è già stato definito il rispetto delle regole di finanza pubblica''. E' quanto ha affermato il ministro dell'Economia, Giovanni Tria parlando con i giornalisti durante la sua missione in Cina.

CDP: ACCORDO CON BANK OF CHINA SU EXPORT IMPRESE ITALIANE
 (ANSA) - Cassa depositi e prestiti e Bank of China hanno siglato un accordo preliminare di collaborazione su export e internazionalizzazione delle imprese italiane in Cina. L'intesa, siglata alla presenza del ministro dell'Economia e delle Finanze Giovanni Tria in visita a Pechino, è finalizzata a favorire "un'attiva collaborazione" tra le due istituzioni in ambiti quali il sostegno alle esportazioni, il finanziamento di progetti infrastrutturali e di sostenibilità ambientale, le attività sui mercati dei capitali e la condivisione di esperienze e competenze, guardando - si legge in una nota - a una maggiore conoscenza dei rispettivi modelli operativi.
fabrizio palermoFABRIZIO PALERMO

SNAM: MEMORANDUM CON SOCIETÀ RETE CINA SU TECNOLOGIE 'GREEN'
 (ANSA) - Snam ha sottoscritto oggi con State Grid International Development (SGID), controllata al 100% da State Grid Corporation of China, la più grande utility energetica al mondo, un memorandum of understanding per valutare una serie di possibili opportunità di collaborazione in Cina e a livello internazionale, in particolare in relazione agli utilizzi delle nuove tecnologie per ridurre le emissioni di CO2.

Il memorandum è stato firmato all'Ambasciata d'Italia a Pechino dall'ad di Snam, Marco Alverà, e dal presidente di SGID, Hu Yuhai, nell'ambito della missione del Ministero dell'Economia e delle Finanze in Cina, alla presenza del ministro Giovanni Tria e dell'amministratore delegato della Cdp, Fabrizio Palermo. Tra le iniziative allo studio, si legge nella nota, figurano "la realizzazione di impianti di biogas e biometano finalizzati alla produzione di elettricità da fonti rinnovabili nelle zone rurali della Cina", a cui Snam contribuirà "mettendo a disposizione il proprio know how".

Il memorandum prevede inoltre di valutare "eventuali opportunità di partnership nella ricerca e sviluppo sul gas rinnovabile, nella mobilità sostenibile e in progetti congiunti elettricità-gas" nonché "possibili collaborazioni in altri due paesi nei quali opera SGID, Australia e Portogallo, nell'ambito della manutenzione e ottimizzazione delle reti di trasporto e dei siti di stoccaggio del gas naturale".

conte e triaCONTE E TRIA
"Questa iniziativa - commenta Alverà - conferma la leadership di Snam e dell'Italia nel settore energetico e in particolare nello sviluppo di nuove fonti rinnovabili come il biometano e nell'innovazione per la sostenibilità ambientale. Siamo molto contenti di poter lavorare con un'azienda leader come SGID. Snam è pronta a mettere a disposizione la sua esperienza, le sue competenze e le sue persone per dare un contributo alla transizione energetica della Cina, che sta puntando con decisione a una maggiore sostenibilità ambientale aumentando la quota del gas nel proprio mix energetico".


LE MISSIONI DI TRIA E GERACI IN CINA: LA NUOVA POLITICA ITALIANA A PECHINO

Dal 28 agosto al 2 settembre prossimo il ministro dell’Economia Giovanni Tria e il sottosegretario del ministero dello Sviluppo Economico (Mise) Michele Geraci si recheranno in Cina per svolgere due importanti missioni parallele destinate a sviluppare le relazioni tra Roma e Pechino in una fase cruciale per il loro futuro.
MICHELE GERACIMICHELE GERACI

Quella italo-cinese è una relazione consolidata, un ponte tra Occidente e Oriente che negli anni a venire avrà la possibilità di essere rafforzata con importanti puntelli di natura economica: da tempo i Paesi europei mostrano grande cautela nel relazionarsi con i grandi progetti di Pechino, specie la tanto discussa Nuova via della seta, ma nel governo guidato da Giuseppe Conte non mancano le persone giuste a cui affidare il delicato dossier Cina. A Geraci e Tria, ben conosciuti negli ambienti di Pechino e fluenti nel parlare il mandarino, si aggiunge infatti anche Paolo Savona, che da decenni studia il decollo e il consolidamento economico dell’Impero di Mezzo.

La nuova task force del Mise con vista sulla Cina
Il 20 agosto scorso il Mise guidato da Luigi Di Maio ha annunciato la creazione della Task Force Cina, “un meccanismo operativo di lavoro, cooperazione e dialogo fra Governo, associazioni di categoria e società civile, volto all’elaborazione di una nuova strategia nazionale di sistema, destinata a rafforzare le relazioni economiche e commerciali con la Cina”, come si legge sul sito del dicastero.
gianni letta giovanni triaGIANNI LETTA GIOVANNI TRIA

Geraci, che ha insegnato per anni discipline finanziarie in tre diverse università cinesi, sarà il vertice della struttura di coordinamento e ha invocato un approccio sistemico nelle relazioni con Pechino, sottolineando come la Cina, “che ha lanciato il suo ambizioso programma di avanzamento tecnologico Made in China 2025 e che ha un immenso mercato interno sempre più desideroso di beni di qualità, presenta per l’Italia sia dei rischi (in quanto sempre più concorrente diretto nel comparto manifatturiero), ma anche delle imperdibili opportunità, sia sul piano dell’incremento del nostro export sia per quanto riguarda l’attrazione degli investimenti: è giunto il momento per l’Italia di cogliere queste opportunità e cavalcare l’onda cinese, invece di lasciarci travolgere da essa”.

In questo contesto si inserisce il grande obiettivo del viaggio di Geraci nell’Impero di Mezzo: magnetizzare investimenti in Italia, per esempio (e soprattutto) sul settore delle infrastrutture, che necessitano di un’iniezione enorme di capitali come dimostrato dai recenti fatti di Genova. Centrale nelle discussioni sarà sicuramente il tema del porto di Trieste, la cui amministrazione da tempo auspica l’apertura a Pechino che potrebbe trasformare il capoluogo giuliano in un importante hub commerciale di caratura globale. All’importante viaggio di Geraci si sovrapporrà l’altrettanto delicata missione di Tria, che incontrerà le sue controparti ufficiali cinesi per discutere dell’intervento di Pechino a sostegno del debito pubblico italiano.
MICHELE GERACIMICHELE GERACI

Il ruolo della Cina in Italia e la missione di Tria
Primo punto all’ordine del giorno nei colloqui di Tria con i principali esponenti della politica e dell’economia cinese sarà la possibilità che Pechino acquisti quote di debito pubblico italiano dopo la fine del quantitative easing, permettendo che esso rimanga in condizioni stabili e che il sistema Paese non manchi delle risorse volte a impostare politiche espansive.

Come dichiarato da Carlo Pelanda a Formiche, “in questo momento nel mercato globale si sta riducendo la liquidità perché le banche centrali, a parte quella giapponese, stanno man mano riducendo la massa di liquidità che era servita negli anni passati a comprare titoli di debito. In più c’è una fuga dei capitali verso il dollaro e una percezione dei rischi piuttosto elevata per l’Italia. Questo potrebbe portare a ridurre la platea di compratori di debito italiano”, e a rendere auspicabile un intervento cinese che, in ogni caso, Roma dovrebbe monitorare con cautela.

Numerosi Paesi, infatti, stanno precipitando nella cosiddetta “trappola del debito“, faticando a ripagare l’intervento economico cinese. Non dovrebbe essere questo il caso dell’Italia, che però dovrà essere in grado di mediare il suo oggettivo interesse nazionale, che porterebbe ad auspicare un’apertura crescente ai traffici verso Oriente, con i reali rapporti di forza delineati, in particolare, dal recente viaggio di Conte a Washington.
Sempre su Formiche si legge: “L’idea che la Cina possa aumentare l’esposizione verso il nostro debito (creando dunque una domanda che contribuisca a tenere sotto controllo il livello dei tassi) costituisce una prospettiva che risponde a una logica economica condivisibile ma, oltre una certa misura, rischiosa sotto il profilo degli equilibri politici internazionali (specie verso gli Usa), e decisamente non auspicabile per la sicurezza delle nostre infrastrutture strategiche”.

Conte deve incontrare al più presto Xi Jinping
Per approfondire tali sinergie e smussare le problematiche poste in evidenza serve, in ogni caso, un incontro ufficiale ad alti livelli: solo la figura del presidente del Consiglio Giuseppe Conte può avere il peso istituzionale necessario per dare profondità alla nuova politica cinese dell’Italia. E da questo punto di vista c’è da ritenere che  Xi Jinping avrebbe sicuramente interesse a parlare personalmente con il nuovo leader di Roma, dando continuità agli ottimi rapporti interpersonali che l’hanno unito a Sergio Mattarella, Matteo Renzi e Paolo Gentiloni.
Michele GeraciMICHELE GERACI
Allo stato attuale delle cose, il primo vertice in cui Conte e Xi presenzieranno congiuntamente sarà il G20 di Buenos Aires di fine novembre. A quella data, dopo la visita alla Casa Bianca, da ospite di Donald Trump, Conte sarà reduce anche dal viaggio in Russia alla corte di Vladimir Putin, ove giungerà il 24 ottobre prossimo. A tanta sollecitudine verso Stati Uniti e Russia non è corrisposto, per ora, altrettanto zelo in direzione di Pechino. Ma l’Italia può e deve approfondire la dialettica bilaterale con un attore sempre più influente nella geopolitica e nella geoeconomia planetaria. Per dimostrare alla Cina di essere interessata a progetti d’ampio respiro e ribadire la sua autonomia decisionale. Tria e Geraci dovranno sondare il terreno per future, importanti missioni.


QUANTO E DOVE HA INVESTITO LA CINA IN ITALIA

Dal calcio alle quote in gruppi strategici, la Cina è dall'inizio del 2014 sempre più presente nell'industria italiana. È la fotografia che emerge nei giorni della visita a Pechino e Shanghai del ministro dell'Economia, Giovanni Tria, dal 27 agosto al 2 settembre.

Fca, Telecom Italia, Enel, Generali e Terna sono solo alcune delle realtà industriali italiane dove aziende cinesi hanno una partecipazione. Il picco degli investimenti si è verificato soprattutto tra il 2014 e il 2015, anno in cui il gigante della chimica cinese, China National Chemical, ha acquisito una quota di controllo in Pirelli per 7,3 miliardi di euro, l'operazione di acquisizione di un gruppo italiano da parte di un'azienda statale cinese a oggi più nota, se si esclude il mondo del pallone.
xi jinpingXI JINPING

La Cina è entrata nel Milan e nell'Inter, con l'acquisizione di una quota di maggioranza nel club nerazzurro nel 2016 da parte del gruppo Suning, e quella, tra luci e ombre, della totalità del Milan, per 740 milioni di euro, da parte di una cordata guidata dall'imprenditore cinese, Yonghong Li, al vertice del club fino a luglio scorso, e sul quale la Procura della Repubblica di Milano ha aperto un fascicolo per l'ipotesi di reato di false comunicazioni sociali. 

Gli investimenti cinesi hanno riguardato molte aziende italiane, di primo piano, e non solo. Tra questi, per citare i casi più importanti, si può ricordare l'investimento da 400 milioni di euro di Shanghai Electric in Ansaldo Energia e l'acquisizione del 35% di Cdp Reti da parte del colosso dell'energia elettrica di Pechino, China State Grid, per un valore complessivo di 2,81 miliardi di euro.

Interessati dalle mire cinesi sono stati anche i gruppi dell'agroalimentare, come il brand Filippo Berio, controllato da Salov, in cui il gruppo cinese Bright Food ha acquisito una quota di maggioranza; o quelli della moda, con il passaggio di Krizia al gruppo di Shenzhen, Marisfrolg. Tra gli investimenti più recenti, da ricordare, a fine 2017, l'acquisizione del gruppo biomedicale Esaote da parte di un consorzio nel quale figura anche Yufeng Capital, co-fondato dal patron di Alibaba, il gigante dell'e-commerce cinese, Jack Ma.

L'elenco degli investimenti cinesi è ancora lungo e l'aumento dell'interesse della Cina verso l'Italia negli ultimi anni non è sfuggita agli occhi degli osservatori più esperti: secondo uno studio pubblicato a inizio 2017 dal Mercator Institute for China Studies di Berlino e dal gruppo di consulenza Rhodium Group, tra il 2000 e il 2016, l'Italia è stata al terzo posto, tra i Paesi dell'Unione Europea, per le destinazioni degli investimenti cinesi, a quota 12,8 miliardi di euro. Hanno fatto meglio solo la Gran Bretagna, a quota 23,6 miliardi di euro, e la Germania, in seconda posizione, a quota 18,8 miliardi di euro. L'Italia ha surclassato anche la Francia, ferma a quota 11,4 miliardi di euro.

Il trend è mutato proprio alla fine del 2016, quando il governo cinese ha dato un taglio allo shopping sfrenato dei gruppi all'estero, per concentrare le attenzioni sui progetti di sviluppo industriale e su quelli che rientrano nell'iniziativa di sviluppo infrastrutturale tra Asia, Europa e Africa Belt and Road, lanciata dal presidente cinese, Xi Jinping, nel 2013.
xi jinpingXI JINPING

Italia Cina investimenti commercio
 Industria economia Cina (Afp)
Boom dell'interscambio nel 2017 a 42 miliardi

Un interscambio in crescita del 9,2% nel 2017, a quota 42 miliardi di euro, e un deficit commerciale italiano in riduzione, sono tra i segnali più positivi nel rapporto tra Italia e Cina. L'Italia è sempre più presente in Cina, secondo gli ultimi numeri, che vedono un record assoluto delle esportazioni nel 2017, a quota 20,33 miliardi di dollari, con una crescita del 22,2% rispetto all'anno precedente, a fronte di un aumento delle importazioni dalla Cina del 10%, a 29,2 miliardi di dollari: il deficit commerciale è sceso per la prima sotto i nove miliardi di dollari e il valore dell'interscambio tra Roma e Pechino ha portato l'Italia a diventare il quarto partner della Cina all'interno dell'Unione Europea.

La tendenza si è confermata anche nel primo trimestre 2018, secondo i dati delle Dogane cinesi. Nei primi tre mesi dell'anno le importazioni della Cina dall'Italia sono cresciute del 18,62% su base annuale (pari a 4,98 miliardi di dollari), mentre le esportazioni cinesi verso l'Italia hanno segnato un balzo del 18,86%, a quota 7,48 miliardi di dollari di valore, per un interscambio complessivo di oltre dodici miliardi di dollari: in molti, però, ritengono che i margini per aumentare gli scambi siano ancora alti, soprattutto nei settori delle tecnologie verdi, dell'agroalimentare, dell'urbanizzazione sostenibile, dei servizi sanitari e del settore aerospaziale, individuati già nel 2014 come priorità nella cooperazione tra i governi dei due Paesi.

trump e xi jinping alla citta proibita piazza tien an menTRUMP E XI JINPING ALLA CITTA PROIBITA PIAZZA TIEN AN MEN
I settori di punta dell'export italiano nel 2017 sono quelli della meccanica strumentale, che lo scorso anno ha segnato un aumento del 24,8% rispetto al 2016, l'automobilistico, con una crescita dell'11,8%, e del farmaceutico, con un aumento del 9,09%. L'appuntamento da non perdere per mettere in mostra l'export italiano è quello del prossimo novembre quando, dal 5 al 10, si terrà a Shanghai la prima China International Import Expo, dove è prevista la partecipazione di circa 140 Paesi, secondo le stime cinesi, e la presenza del presidente cinese, Xi Jinping.

Le due missioni
Il viaggio in Cina del ministro dell'Economia, Giovanni Tria, che sarà a Pechino e Shanghai da domani al 2 settembre prossimi, sarà il primo banco di prova per il governo giallo-verde nell'ex Celeste Impero. La Cina ha mostrato finora fiducia nel nuovo esecutivo. Subito dopo la nascita del governo guidato da Giuseppe Conte, Pechino si è detta "felice di vedere la stabilità politica e sociale" in Italia, tramite la portavoce del Ministero degli Esteri, Hua Chunying, che ha ricordato la "tradizionale amicizia" che lega i due Paesi.

Pochi giorni dopo, in un messaggio di congratulazioni inviato a Conte dal primo ministro cinese, Li Keqiang, Pechino si è detta "pronta a lavorare con il nuovo governo italiano" con il quale c'è "una fiducia politica reciproca in costante crescita". Nel messaggio, il premier cinese non ha dimenticato di citare l'iniziativa Belt and Road, lanciata dal presidente cinese, Xi Jinping, nel 2013, per la connessione infrastrutturale di Asia, Europa e Africa, che ha auspicato di "allineare" alle strategie di sviluppo italiane.

giovanni tria e claudio borghiGIOVANNI TRIA E CLAUDIO BORGHI
L'interesse italiano sulla Cina si è manifestato concretamente con la creazione di una task force dedicata al Paese, nata nei giorni scorsi, su iniziativa del Ministero al Lavoro e allo Sviluppo Economico, e in particolare del vice presidente del Consiglio, Luigi Di Maio, e del sottosegretario Michele Geraci, nome quest'ultimo noto in Cina per la sua attività svolta come economista e direttore del China Economic Research Program presso la Nottingham University Business School China, prima di assumere l'incarico governativo.

Anche Geraci sarà in Cina negli stessi giorni di Tria: il suo sarà un ritorno che coinciderà, in parte, con la visita del ministro dell'Economia: i due saranno a Shanghai negli stessi giorni a cavallo tra fine agosto e l'inizio di settembre, prima dell'arrivo di Geraci a Pechino, per una visita che si concluderà il 7 settembre prossimo.

Fonte: qui

lunedì 27 agosto 2018

UNITED COLORS OF BENETTON OFFSHORE

I BENETTON PAGANO LE TASSE IN ITALIA? 
SOLO DAL 2012, QUANDO PATTEGGIARONO CON IL FISCO DI BEFERA, POI STIPENDIATO DAL GRUPPO, IL TRASFERIMENTO DELLA SEDE DELLA HOLDING “SINTONIA” DAL LUSSEMBURGO IN ITALIA 
LA FAMIGLIA HA PAGATO 12 MILIONI IN CAMBIO DELLA RINUNCIA DELLO STATO A CONTESTARE GLI UTILI TENUTI ALL'ESTERO 
IL MISTERO DELLE SOCIETÀ CON IL MARCHIO TRA PANAMA E CARAIBI
Paolo Biondani e Leo Sisti per “l’Espresso”
autostrade benettonAUTOSTRADE BENETTON
Le società offshore con il marchio di famiglia tra Panama e Caraibi. E un' inchiesta fiscale, tenuta riservata, sui profitti autostradali spostati per dieci anni dall' Italia in Lussemburgo.
Sono i segreti esteri del gruppo Benetton, ora rivelati da una serie di documenti scoperti dall' Espresso.
TOSCANI BENETTON 4TOSCANI BENETTON
Dopo il tragico crollo del ponte di Genova, quando il vicepremier Luigi Di Maio ha accusato gli imprenditori veneti di arricchirsi con i pedaggi e portare i soldi all' estero, il gruppo Benetton ha risposto che è falso: la piramide societaria con cui controlla Autostrade per l' Italia, infatti, è tutta tricolore e paga le tasse nel nostro Paese.
QUEL CHE RESTA DEL PONTE MORANDI VISTO DAL QUARTIERE DEL CAMPASSO A GENOVAQUEL CHE RESTA DEL PONTE MORANDI VISTO DAL QUARTIERE DEL CAMPASSO A GENOVA
Fino al 2012 però la catena di comando portava all' estero, a una società-capogruppo lussemburghese, la holding Sintonia. Il suo trasloco in Italia fu spiegato dall' azienda con motivazioni puramente economiche: «La decisione è maturata a seguito della recessione globale iniziata nel 2008 che non ha consentito alla società di raggiungere l' obiettivo iniziale di attrarre nuovi investitori esteri».
fratelli benettonFRATELLI BENETTON
Ora però emerge che il rimpatrio di Sintonia è stato provocato da un' indagine fiscale. La Guardia di Finanza di Milano ha ipotizzato, come per altri grandi gruppi, un caso di "estero-vestizione" per il decennio 2001-2011: la holding lussemburghese, secondo l' accusa, era una società di comodo creata per minimizzare le tasse sugli utili prodotti in Italia. 
BENETTON TOSCANIBENETTON TOSCANI
L' indagine si è chiusa nel 2012 con una sorta di patteggiamento: l' Agenzia delle entrate ha rinunciato a contestare i conteggi degli utili dichiarati in Lussemburgo, quantificati da Sintonia in 50 milioni di euro; in cambio, il gruppo Benetton ha pagato 12 milioni e ha trasferito la holding dal Lussemburgo a Milano.
i meme sui benetton e il crollo del ponte di genovaI MEME SUI BENETTON E IL CROLLO DEL PONTE DI GENOVA
In quegli anni, peraltro, ad abbattere gli utili tassabili era soprattutto il peccato originale delle privatizzazioni all' italiana: anche Autostrade, come Telecom, è stata comprata a debito, attraverso una società-veicolo poi assorbita, con tutto il suo passivo, nella stessa azienda ceduta dallo Stato.
Dal 2001 al 2017, quindi, la società italiana ha incassato pedaggi per oltre 43 miliardi di euro, ma ha bruciato più di 7 miliardi (un sesto di tutti i redditi lordi) per ripagare i debiti bancari degli acquirenti privati. Dal 2012 comunque il gruppo Benetton, che oggi ha come capofila la società di famiglia Edizione srl di Ponzano Veneto, ha sempre pagato tutte le tasse in Italia.
il ponte di genova e le case sottostantiIL PONTE DI GENOVA E LE CASE SOTTOSTANTI
Nelle carte riservate dei paradisi fiscali, rivelate dal consorzio giornalistico Icij di cui fa parte l' Espresso, compaiono però altre società estere con il marchio Benetton. Ad Aruba, un' isola dei Caraibi sotto sovranità olandese, c' è una costellazione di offshore con la stessa denominazione del gruppo italiano e delle sue più celebri linee di abbigliamento.
ponte morandi a genovaPONTE MORANDI A GENOVA
"United Colors of Aruba NV Benetton" e "United Colors of Aruba" risultano attive fin dal 1990. Gli atti registrati ai Caraibi non rivelano i nomi degli azionisti, ma solo l' amministratore, Victor Nataf, che gestisce anche la "Undercolours Aruba" e altre compagnie con sigla italiana, come "Farfalla Nv". Il marchio veneto spunta anche in altre società di Aruba, gestite da un dirigente diverso, John Gerard Eman. Si chiamano "Keshet Alliance Nv Benetton" e "Keshet Alliance Nv Benetton Kids", sono state create nel 2012 e risultano anch' esse tuttora attive.
Il gruppo Benetton ha risposto alle domande dell' Espresso spiegando che tutte quelle offshore anonime sono dei rivenditori esterni. «Nessuna delle società elencate appartiene al gruppo Benetton. Si tratta di società costituite in loco dagli agenti o clienti che nei vari paesi acquistano e rivendono la merce con il marchio United Colors of Benetton.
Il modello Benetton si è sempre basato su una rete di agenti indipendenti e autonomi che lavorano in 120 paesi. La maggior parte dei clienti, rivenditori o agenti utilizza per le proprie società nomi che includono in un modo o nell' altro un riferimento a Benetton».

le macerie dopo il crollo del ponte morandi a genovaLE MACERIE DOPO IL CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA
La stessa risposta vale per la Mediterranean Fashiontrade Limited, creata nel 2009, attraverso lo studio Mossack Fonseca di Panama, per gestire «tutte le vendite di prodotti Benetton in Grecia e a Cipro». Questa offshore ha sede nell' isola di Man, ma fa capo a una tesoreria anonima, Figesta, collocata nelle isole Seychelles.
gilberto benettonGILBERTO BENETTON
Anche qui il titolare è misterioso: a rappresentarlo è un avvocato greco. Tocca quindi al gruppo italiano chiarire che la offshore di Man «appartiene all' ex agente Benetton per la Grecia, Sgombopoulos, ed è il veicolo da lui utilizzato per la gestione del proprio business: su questo soggetto il gruppo ha già subito una indagine penale, conclusasi con l' archiviazione». Risultato: «il gruppo Benetton da anni non ha più un agente in Grecia».
luciano benettonLUCIANO BENETTON
Diverso è il caso della Bristol Consulting Corp, creata il 25 settembre 2001 alle Isole Vergini Britanniche dalla filiale svizzera di Mossack Fonseca: come primo e unico amministratore è registrato Mauro Benetton.

La Bristol è stata chiusa tra novembre 2002 e aprile 2003, negli stessi mesi del famoso scudo fiscale di Berlusconi e Tremonti. L' azienda di Treviso oggi conferma che la Bristol faceva capo a quell' esponente della famiglia, ma precisa che era una sua società personale, che «non ha mai avuto alcun rapporto con il gruppo Benetton».
Fonte: qui

BENETTON, C'È UN DOSSIER SEGRETO DELLE BANCHE. DA USARE IN CASO DI REVOCA DELLA CONCESSIONE 

LA FAMIGLIA CADRÀ COMUNQUE IN PIEDI: PERDERE LE AUTOSTRADE NON PORTEREBBE AL DEFAULT DI ATLANTIA. 

E IL POSSIBILE INGRESSO DELLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI SAREBBE PERFETTO: PACE COL GOVERNO E GARANZIA PER IL FUTURO. LO STATO NON AVREBBE NESSUN INCENTIVO A DANNEGGIARE UNA SOCIETÀ PARTECIPATA DAL TESORO…

Marco Antonellis per Dagospia

Ufficialmente non si può dire, ca va sans dire, ma i soliti bene informati giurano che nella capitale economica d'Italia, Milano, giri più di qualche dossier tra le principali banche d'affari, ovviamente in forma strettamente riservata, riguardante la possibile fuoriuscita dei Benetton dalla gestione delle autostrade italiane (se dovesse continuare lo scontro frontale con il Governo Conte e, soprattutto, se dovesse andare in porto la revoca della concessione).

Insomma, la famiglia Benetton starebbe valutando attentamente tutti i possibili scenari per capire quanto sarebbe possibile reggere ancora all'attacco del governo ma soprattutto come poter continuare, nello scenario peggiore, in caso di revoca della concessione sulla rete autostradale italiana.

E tutto sommato, spiegano fonti bancarie vicine al dossier, anche senza le autostrade del Belpaese "Atlantia potrebbe viaggiare a gonfie vele, comunque il gruppo non sarebbe a rischio default". Anche perché, si fa notare, oltre ai ricavi se ne andrebbero anche un bel po’ di debiti (che pesano parecchio su Autostrade per l'Italia).

Insomma, il gruppo di Ponzano Veneto potrebbe continuare a crescere e prosperare senza troppi problemi grazie alle numerose partecipazioni azionarie in aziende e società di mezzo mondo: aeroporti (Fiumicino, Ciampino e Nizza in Francia), concessioni autostradali (Cile, Brasile, Polonia, India, Polonia), la società di gestione dei Telepass, Pavimental, la società che gestisce il tunnel sotto la Manica 'EuroLink' e, ultima ma non ultima, la conquista della spagnola Abertis che gestisce autostrade nel cuore dell’Europa, Spagna e Francia. Insomma, sull'impero dei Benetton il sole sembra non tramontare mai.

E anche il possibile ingresso della Cassa Depositi e Prestiti in Atlantia è visto di buon occhio dalle parti di Ponzano Veneto tanto che c'è chi lo caldeggia apertamente. In una fase così delicata, spiegano fonti bancarie di alto rango, l'ingresso di Cdp sarebbe ossigeno puro per Atlantia, soprattutto dal punto di vista politico perché consentirebbe di mediare e migliorare i rapporti con il governo proprio ora, tra l'altro, che stanno per iniziare i processi.

Tutto ciò creerebbe i presupposti anche per trovare un accordo su tutte le altre spinose questioni aperte, dai rimborsi alla ricostruzione e la possibilità, in futuro, di disinnescare la revoca della concessione (sarebbe ben strano che lo Stato togliesse la concessione a se stesso, ovvero ad un’azienda partecipata dalla Cassa Depositi e Prestiti).

Insomma, per i Benetton l'ingresso di Cdp in Atlantia rappresenterebbe la fine dello scontro, l'uovo di Colombo, la soluzione a tutti i problemi. Per il governo significherebbe invece la ricerca di un compromesso. Il rischio, per entrambe le parti ma soprattutto per Di Maio e Salvini, è che sia la solita soluzione gattopardesca all'italiana: cambiare tutto per non cambiare niente.
LOGO ATLANTIALOGO ATLANTIA