9 dicembre forconi: Benetton
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giovedì 6 settembre 2018

LE ''PRESSIONI'' SUBITE DA TONINELLI? HANNO UN NOME E COGNOME: FABRIZIO PALENZONA



L'EX CAMIONISTA POI BANCHIERE È ORA IL PRESIDENTE DI AISCAT, L'ASSOCIAZIONE CHE RIUNISCE I CONCESSIONARI DELLE AUTOSTRADE 

È STATA AISCAT A DIFFIDARE IL MINISTRO: PUBBLICARE IL TESTO DELLE RICCHE CONVENZIONI POTEVA FAR SCATTARE PER TONINELLI E I SUOI TECNICI IL REATO DI AGGIOTAGGIO. DELLA SERIE: CI HANNO PROVATO…

Andrea Pasqualetto per il Corriere della Sera

PALENZONAPALENZONA
La concessione, il segreto di Stato, il mistero. «Ho subito pressioni interne ed esterne perché non fosse pubblicata, quella concessione», aveva detto martedì a Montecitorio il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli sollevando un polverone. Le parole sono rimbalzate da Roma a Genova, dove la procura sta indagando sul crollo del ponte Morandi. Fra i documenti cardine dell' inchiesta c' è infatti proprio la Convenzione che stabilisce diritti e doveri delle parti, definendo canoni, formule di calcolo delle tariffe, garanzie patrimoniali, un complesso di regole considerate «segreti di Stato» che lo scorso mese la stessa Autostrade ha pubblicato, giocando d' anticipo.

DANILO TONINELLIDANILO TONINELLI
I pm la stanno studiando per capire se lì dentro si nasconde la ragione di certe scelte fatte dal concessionario rispetto al ponte Morandi e riguardanti in particolare il progetto di potenziamento strutturale degli stralli approvato dal cda e mai realizzato. «Potremmo sentire il ministro ma anche no, lo decideranno i pm», ha detto il procuratore capo Francesco Cozzi.

La domanda è naturalmente quella: chi c' era dietro alle «pressioni» di cui parla Toninelli? «Sulla mia scrivania sono arrivati documenti da parte di Aiscat (l' associazione italiana società concessionarie autostrade e trafori, ndr) - ha spiegato il ministro durante la trasmissione In onda su La7 -. Dicevano che se pubblicavo potevo incorrere nel reato di aggiotaggio... I dirigenti del ministero avevano paura».

gilberto benettonGILBERTO BENETTON
I toni danno l' idea dello scontro in atto fra Ministero e Autostrade, due colossi accomunati in queste ore dall' apprensione per la lista consegnata nei giorni scorsi in procura dalla Guardia di Finanza, dove figurano una trentina fra dirigenti, manager, funzionari e tecnici. Gli inquirenti stanno valutando chi, fra questi nomi, iscrivere nel registro degli indagati in vista dell' incidente probatorio.

Nel contempo cercano tracce di eventuali allarmi inascoltati sulla possibilità di cedimento strutturale del ponte. Nei documenti ufficiali nessuno ha mai scritto chiaramente di rischio crollo, né di pericolosità del Morandi. Per questa ragione gli investigatori hanno iniziato a passare al setaccio quelli non ufficiali, scambi di messaggi e chat. Ed è da questa indagine che sono spuntati alcuni messaggi WhatsApp giudicati molto interessanti. Si parla delle criticità del ponte e sono stati inviati da dipendenti del gruppo Autostrade, ai quali la Guardia di Finanza aveva sequestrato le memorie dei telefonini.

gian maria gros pietro beniamino gavioGIAN MARIA GROS PIETRO BENIAMINO GAVIO
Di sicurezza parlò anche l' amministratore delegato Giovanni Castellucci, nel cda del 12 ottobre 2017 che votò l' intervento di retrofitting strutturale sul Morandi. La sintesi di quel consiglio è in un verbale al vaglio dei magistrati. Castellucci ricordò a tutti che la sicurezza «ha la necessità e priorità assoluta sulla viabilità». Qualcuno, evidentemente, aveva sollevato il problema, in quella stanza dei bottoni.

Per Autostrade non c' è solo la grana di Genova. Anche ad Avellino, nell' ambito del processo sulla tragedia del bus precipitato da un viadotto dell' A16 (40 morti) il 28 luglio del 2013, si punta il dito contro una presunta mancata manutenzione da parte del concessionario.

Fonte: qui

mercoledì 5 settembre 2018

GLI INVESTIMENTI SUI 3 MILA CHILOMETRI DELLA RETE DI AUTOSTRADE PER L’ITALIA RISULTANO SOVRASTIMATI AD ARTE DI CIRCA IL 20%


LA CONSEGUENZA È UNA SPESA MAGGIORATA DI OLTRE 2 MILIARDI DI EURO DAL 2013 AL 2038, ANNO DI SCADENZA DELLA STESSA CONCESSIONE 

NEL FRATTEMPO IN 17 ANNI, DAL 1999 AL 2016, DA QUANDO I BENETTON SONO SUBENTRATI ALL'IRI (STATO), I PEDAGGI SONO AUMENTATI DEL 72,9%(il doppio dell'inflazione)

La domanda era

Abbiamo speso nel 1999 un importo pari a 100 per acquistare alcuni prodotti o servizi. Di quanto avremmo avuto bisogno nel 2016 per acquistare la stessa quantità di beni o servizi?

In definitiva dall'anno 1999 all'anno 2016

La variazione è stata uguale a 36,5%. Il prodotto che costava 100 costerebbe 136,48. L'aumento dell'inflazione monetaria in Italia è stato di 36,48. Rif.(Istat) qui

Daniele Martini per il Fatto Quotidiano

Gli investimenti effettuati e quelli in programma sui 3 mila chilometri della rete Benetton risultano sovrastimati ad arte di circa il 20 per cento rispetto al dovuto. È questa la conclusione a cui sono arrivati i tecnici che per conto del ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli, hanno spulciato la concessione che lega lo Stato alla società Autostrade.

luciano giuliana gilberto benettonLUCIANO GIULIANA GILBERTO BENETTON
La conseguenza è che gli utenti-contribuenti devono sopportare una spesa maggiorata di oltre 2 miliardi di euro dal 2013 al 2038, anno di scadenza della stessa concessione.
Sempre che tale termine non sia spostato di altri 4 anni, così come aveva concordato con l' Europa il ministro Graziano Delrio.

Nel frattempo in 17 anni, dal 1999 al 2016, da quando i Benetton sono subentrati all' Iri (Stato), i pedaggi sono aumentati del 72,9 per cento.

CHRISTIAN BENETTONCHRISTIAN BENETTON





Alla base del calcolo per la variazione delle tariffe c' è una formula complicata fissata nella Convenzione unica del 2007 e perfezionata nell' Atto aggiuntivo del 2013. Tre sono gli elementi usati per il calcolo: il recupero del 70 per cento dell' inflazione reale più il valore X e il valore K. Dove per X si intende la remunerazione degli investimenti effettuati calcolata sulla base del tasso di remunerazione attualizzato (Wacc) al 7,18 per cento.

impero della famiglia benettonIMPERO DELLA FAMIGLIA BENETTON
E con K si indica la variazione percentuale della tariffa per la remunerazione degli investimenti realizzati l' anno precedente considerati anche gli ammortamenti e la remunerazione del capitale. Accettata per anni come un indiscutibile atto di fede da tutti, a cominciare dai ministri, la formula e in particolare i parametri per i calcoli ora vengono messi in discussione dai tecnici di Toninelli secondo i quali si riscontrano "alcune criticità evidenti nell' analisi economico-finanziaria degli indici adottati". A partire da quelli per il calcolo della percentuale di inflazione per passare ai ribassi, gli accordi bonari, gli imprevisti, le spese generali, il costo medio del capitale investito.

renzi e benettonRENZI E BENETTON
In pratica secondo i tecnici che hanno consegnato al ministro le conclusioni dell' indagine, la concessione è un affare ottimo per i Benetton, ma pessimo per lo Stato. In considerazione di ciò il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, nei giorni scorsi ha annunciato l' invio di un esposto alla Corte dei conti del Lazio, competente in materia, in cui ipotizza che possa esserci un danno erariale

La variazione della tariffa con il calcolo dell' inflazione al 70 per cento è una pratica copiata dal modello autostradale francese.

i meme sui benetton e il crollo del ponte di genovaI MEME SUI BENETTON E IL CROLLO DEL PONTE DI GENOVA
Peccato, però, che proprio in Francia dove il sistema è stato inventato, sia poi stato dichiarato incongruo dalla Corte dei conti. I magistrati contabili francesi lo hanno stabilito in una sentenza del 2008 in cui hanno definito quel modello "economicamente incoerente e falsamente rigoroso". In Italia tutti hanno fatto finta di non accorgersene e il sistema alla francese è restato in vigore.

Anche per quanto riguarda i ribassi i tecnici del ministero hanno constatato vistose incoerenze.
Nell' atto aggiuntivo del 2013 il tasso applicato per i ribassi d' asta per le opere nuove e di manutenzione da eseguire sui tratti in concessione è fissato al 15 per cento.
Ma gli esperti fanno notare che è un valore non congruo, la media dei ribassi nel quinquennio precedente al 2013 per le opere di categoria OG3 , cioè strade, autostrade, ponti, viadotti, etc. è stata molto più alta, pari al 24,86 per cento.
i meme sui benetton e il crollo del ponte di genovaI MEME SUI BENETTON E IL CROLLO DEL PONTE DI GENOVA

Con ribassi minori il valore degli investimenti risulta sovrastimato di circa il 10 per cento, 9,68 per la precisione. Siccome gli investimenti previsti dal piano Autostrade 2013-2038 ammontano a 10,34 miliardi di euro, la sovrastima si traduce in un incremento di circa 1 miliardo di euro della tariffa a carico degli utenti.

La concessione per Autostrade è così vantaggiosa per i Benetton che al confronto un' altra concessione degli stessi Benetton, quella di per sé generosa per Adr-Aeroporti di Roma (Fiumicino e Ciampino), ci fa la figura della parente povera. Nella concessione per Adr non è previsto né il fondo accordi bonari, pari al 3 per cento del valore a base d' asta, né gli imprevisti pari al 5 per cento.

gilberto benettonGILBERTO BENETTON

Anche queste voci determinano una sovrastima del valore degli investimenti di Autostrade pari all' 8 per cento, che nel periodo 2013-2038 implica un ulteriore incremento tariffario non giustificato di circa 800 milioni di euro. Poi ci sono le spese generali. Nel contratto di Autostrade sono fissate al 9 per cento degli investimenti, ma dopo aver spulciato un dossier del Consiglio nazionale degli ingegneri e un report del servizio studi dell' Oice (Organizzazione di ingegneria e consulenza), gli esperti del ministero stimano che la percentuale congrua avrebbe dovuto essere inferiore al 6 per cento. Tre punti in meno rispetto a quelli regalati ai Benetton. 

Fonte: qui

martedì 4 settembre 2018

ATLANTIA È SOCIO SOSTENITORE DELL’ASPEN E DELLA FONDAZIONE SYMBOLA DI REALACCI, GAVIO INVECE HA FINANZIATO LA “OPEN”, QUELLA CHE ORGANIZZAVA LE LEOPOLDE

DALL’ISPI ALL’ISTITUTO BRUNO LEONI, TUTTI I PENSATOI FORAGGIATI DAI CONCESSIONARI DELLE AUTOSTRADE PER TENERE SALDA LA PRESA SU AFFARI E PRIVILEGI

Stefano Sansonetti per www.lanotiziagiornale.it

fratelli benettonFRATELLI BENETTON
Le vie dei Benetton e dei Gavio sono infinite, soprattutto quelle funzionali a mantenere ben salda la presa su affari e privilegi. Alcune di queste vie, per dire, portano dritte alle casse di fondazioni, associazioni, think tank, pensatoi e istituti legati a doppio filo alla politica.

A quella politica, neanche a dirlo, a cui bisogna pur dare qualche segnale per restare i signori incontrastati del casello. In questo campo i Benetton, ora a dir poco in crisi dopo il crollo del Ponte Morandi sulla A10, col suo pesantissimo bilancio di 43 vittime, sono dei veri maestri.
AUTOSTRADE GRUPPO SIAS GAVIOAUTOSTRADE GRUPPO SIAS GAVIO

Tanto per fornire qualche esempio Atlantia, la holding di famiglia che controlla Autostrade per l’Italia, e Aeroporti di Roma, anch’essa facente capo alla medesima holding, risultano tutt’ora soci sostenitori dell’Aspen, think tank filoamericano, in particolare sponda liberal, con dentro tanti ministri ed ex ministri italiani (il presidente è Giulio Tremonti).

ermete realacciERMETE REALACCI






La lista – Autostrade per l’Italia, a sua volta, compare nella lista dei soci sostenitori di Fondazione Symbola, guidata dall’ex Pd ed ex presidente di Legambiente Ermete Realacci, e nell’elenco dei soci ordinari della Fondazione Italiadecide, lanciata all’epoca dall’ex presidente della Camera Luciano Violante.

Altro spazio si trova all’interno dell’Ispi, Istituto di studi di politica internazionale. Qui, tra i soci, spunta fuori Autogrill, altro gioiello che ancora oggi, attraverso la società Schematrentaquattro, fa capo per il 50,1% alla Edizione della famiglia di Ponzano Veneto.

FABIO CERCHIAI E GIOVANNI CASTELLUCCIFABIO CERCHIAI E GIOVANNI CASTELLUCCI
Poi naturalmente ci sono i pezzi grossi dell’organigramma del gruppo, che mostrano la loro vicinanza ottenendo posti in altri enti. Fabio Cerchiai, presidente di Atlantia e Aeroporti di Roma, siede nel Consiglio della Fondazione Magna Carta, pensatoio presieduto dall’ex ministro di centrodestra Gaetano Quagliariello.

beniamino gavioBENIAMINO GAVIO






Lo stesso Cerchiai vanta uno scranno anche nel Consiglio di indirizzo dell’Istituto Bruno Leoni, pensatoio di ispirazione liberale che lo scorso 20 agosto, a pochi giorni dalla tragedia di Genova, ha rilanciato sul suo sito un articolo di Forbes in cui si metteva in guardia dalla tentazione di nazionalizzare le concessioni, con sottotitolo-domanda sin troppo eloquente: “Uno Stato che non ha saputo vigilare in modo efficiente potrebbe sobbarcarsi la gestione e la manutenzione delle autostrade?”. Tutto molto chiaro.
matteo renzi leopolda 2017MATTEO RENZI LEOPOLDA 2017

Gli altri – A livello di sostegno a think tank vari, i Gavio sono un po’ meno vistosi. Ma non al punto di non apparire in bella mostra nella lista dei vecchi finanziatori della fu renzianissima Fondazione Open, quella che organizzava le Leopolde. Nell’elenco spuntano fuori i contributi di due società della famiglia di Castelnuovo Scrivia: uno della holding del gruppo, la Aurelia, che ha versato 25mila euro, e uno della Sinelec, che ne ha versati 30mila. Ma si tratta solo di una delle tante vie attraverso le quali i signori del casello hanno goduto di inattaccabili rendite di posizione. Almeno finora. Fonte: qui
ponte morandi spinoza genovaPONTE MORANDI SPINOZA GENOVA

lunedì 27 agosto 2018

UNITED COLORS OF BENETTON OFFSHORE

I BENETTON PAGANO LE TASSE IN ITALIA? 
SOLO DAL 2012, QUANDO PATTEGGIARONO CON IL FISCO DI BEFERA, POI STIPENDIATO DAL GRUPPO, IL TRASFERIMENTO DELLA SEDE DELLA HOLDING “SINTONIA” DAL LUSSEMBURGO IN ITALIA 
LA FAMIGLIA HA PAGATO 12 MILIONI IN CAMBIO DELLA RINUNCIA DELLO STATO A CONTESTARE GLI UTILI TENUTI ALL'ESTERO 
IL MISTERO DELLE SOCIETÀ CON IL MARCHIO TRA PANAMA E CARAIBI
Paolo Biondani e Leo Sisti per “l’Espresso”
autostrade benettonAUTOSTRADE BENETTON
Le società offshore con il marchio di famiglia tra Panama e Caraibi. E un' inchiesta fiscale, tenuta riservata, sui profitti autostradali spostati per dieci anni dall' Italia in Lussemburgo.
Sono i segreti esteri del gruppo Benetton, ora rivelati da una serie di documenti scoperti dall' Espresso.
TOSCANI BENETTON 4TOSCANI BENETTON
Dopo il tragico crollo del ponte di Genova, quando il vicepremier Luigi Di Maio ha accusato gli imprenditori veneti di arricchirsi con i pedaggi e portare i soldi all' estero, il gruppo Benetton ha risposto che è falso: la piramide societaria con cui controlla Autostrade per l' Italia, infatti, è tutta tricolore e paga le tasse nel nostro Paese.
QUEL CHE RESTA DEL PONTE MORANDI VISTO DAL QUARTIERE DEL CAMPASSO A GENOVAQUEL CHE RESTA DEL PONTE MORANDI VISTO DAL QUARTIERE DEL CAMPASSO A GENOVA
Fino al 2012 però la catena di comando portava all' estero, a una società-capogruppo lussemburghese, la holding Sintonia. Il suo trasloco in Italia fu spiegato dall' azienda con motivazioni puramente economiche: «La decisione è maturata a seguito della recessione globale iniziata nel 2008 che non ha consentito alla società di raggiungere l' obiettivo iniziale di attrarre nuovi investitori esteri».
fratelli benettonFRATELLI BENETTON
Ora però emerge che il rimpatrio di Sintonia è stato provocato da un' indagine fiscale. La Guardia di Finanza di Milano ha ipotizzato, come per altri grandi gruppi, un caso di "estero-vestizione" per il decennio 2001-2011: la holding lussemburghese, secondo l' accusa, era una società di comodo creata per minimizzare le tasse sugli utili prodotti in Italia. 
BENETTON TOSCANIBENETTON TOSCANI
L' indagine si è chiusa nel 2012 con una sorta di patteggiamento: l' Agenzia delle entrate ha rinunciato a contestare i conteggi degli utili dichiarati in Lussemburgo, quantificati da Sintonia in 50 milioni di euro; in cambio, il gruppo Benetton ha pagato 12 milioni e ha trasferito la holding dal Lussemburgo a Milano.
i meme sui benetton e il crollo del ponte di genovaI MEME SUI BENETTON E IL CROLLO DEL PONTE DI GENOVA
In quegli anni, peraltro, ad abbattere gli utili tassabili era soprattutto il peccato originale delle privatizzazioni all' italiana: anche Autostrade, come Telecom, è stata comprata a debito, attraverso una società-veicolo poi assorbita, con tutto il suo passivo, nella stessa azienda ceduta dallo Stato.
Dal 2001 al 2017, quindi, la società italiana ha incassato pedaggi per oltre 43 miliardi di euro, ma ha bruciato più di 7 miliardi (un sesto di tutti i redditi lordi) per ripagare i debiti bancari degli acquirenti privati. Dal 2012 comunque il gruppo Benetton, che oggi ha come capofila la società di famiglia Edizione srl di Ponzano Veneto, ha sempre pagato tutte le tasse in Italia.
il ponte di genova e le case sottostantiIL PONTE DI GENOVA E LE CASE SOTTOSTANTI
Nelle carte riservate dei paradisi fiscali, rivelate dal consorzio giornalistico Icij di cui fa parte l' Espresso, compaiono però altre società estere con il marchio Benetton. Ad Aruba, un' isola dei Caraibi sotto sovranità olandese, c' è una costellazione di offshore con la stessa denominazione del gruppo italiano e delle sue più celebri linee di abbigliamento.
ponte morandi a genovaPONTE MORANDI A GENOVA
"United Colors of Aruba NV Benetton" e "United Colors of Aruba" risultano attive fin dal 1990. Gli atti registrati ai Caraibi non rivelano i nomi degli azionisti, ma solo l' amministratore, Victor Nataf, che gestisce anche la "Undercolours Aruba" e altre compagnie con sigla italiana, come "Farfalla Nv". Il marchio veneto spunta anche in altre società di Aruba, gestite da un dirigente diverso, John Gerard Eman. Si chiamano "Keshet Alliance Nv Benetton" e "Keshet Alliance Nv Benetton Kids", sono state create nel 2012 e risultano anch' esse tuttora attive.
Il gruppo Benetton ha risposto alle domande dell' Espresso spiegando che tutte quelle offshore anonime sono dei rivenditori esterni. «Nessuna delle società elencate appartiene al gruppo Benetton. Si tratta di società costituite in loco dagli agenti o clienti che nei vari paesi acquistano e rivendono la merce con il marchio United Colors of Benetton.
Il modello Benetton si è sempre basato su una rete di agenti indipendenti e autonomi che lavorano in 120 paesi. La maggior parte dei clienti, rivenditori o agenti utilizza per le proprie società nomi che includono in un modo o nell' altro un riferimento a Benetton».

le macerie dopo il crollo del ponte morandi a genovaLE MACERIE DOPO IL CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA
La stessa risposta vale per la Mediterranean Fashiontrade Limited, creata nel 2009, attraverso lo studio Mossack Fonseca di Panama, per gestire «tutte le vendite di prodotti Benetton in Grecia e a Cipro». Questa offshore ha sede nell' isola di Man, ma fa capo a una tesoreria anonima, Figesta, collocata nelle isole Seychelles.
gilberto benettonGILBERTO BENETTON
Anche qui il titolare è misterioso: a rappresentarlo è un avvocato greco. Tocca quindi al gruppo italiano chiarire che la offshore di Man «appartiene all' ex agente Benetton per la Grecia, Sgombopoulos, ed è il veicolo da lui utilizzato per la gestione del proprio business: su questo soggetto il gruppo ha già subito una indagine penale, conclusasi con l' archiviazione». Risultato: «il gruppo Benetton da anni non ha più un agente in Grecia».
luciano benettonLUCIANO BENETTON
Diverso è il caso della Bristol Consulting Corp, creata il 25 settembre 2001 alle Isole Vergini Britanniche dalla filiale svizzera di Mossack Fonseca: come primo e unico amministratore è registrato Mauro Benetton.

La Bristol è stata chiusa tra novembre 2002 e aprile 2003, negli stessi mesi del famoso scudo fiscale di Berlusconi e Tremonti. L' azienda di Treviso oggi conferma che la Bristol faceva capo a quell' esponente della famiglia, ma precisa che era una sua società personale, che «non ha mai avuto alcun rapporto con il gruppo Benetton».
Fonte: qui

BENETTON, C'È UN DOSSIER SEGRETO DELLE BANCHE. DA USARE IN CASO DI REVOCA DELLA CONCESSIONE 

LA FAMIGLIA CADRÀ COMUNQUE IN PIEDI: PERDERE LE AUTOSTRADE NON PORTEREBBE AL DEFAULT DI ATLANTIA. 

E IL POSSIBILE INGRESSO DELLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI SAREBBE PERFETTO: PACE COL GOVERNO E GARANZIA PER IL FUTURO. LO STATO NON AVREBBE NESSUN INCENTIVO A DANNEGGIARE UNA SOCIETÀ PARTECIPATA DAL TESORO…

Marco Antonellis per Dagospia

Ufficialmente non si può dire, ca va sans dire, ma i soliti bene informati giurano che nella capitale economica d'Italia, Milano, giri più di qualche dossier tra le principali banche d'affari, ovviamente in forma strettamente riservata, riguardante la possibile fuoriuscita dei Benetton dalla gestione delle autostrade italiane (se dovesse continuare lo scontro frontale con il Governo Conte e, soprattutto, se dovesse andare in porto la revoca della concessione).

Insomma, la famiglia Benetton starebbe valutando attentamente tutti i possibili scenari per capire quanto sarebbe possibile reggere ancora all'attacco del governo ma soprattutto come poter continuare, nello scenario peggiore, in caso di revoca della concessione sulla rete autostradale italiana.

E tutto sommato, spiegano fonti bancarie vicine al dossier, anche senza le autostrade del Belpaese "Atlantia potrebbe viaggiare a gonfie vele, comunque il gruppo non sarebbe a rischio default". Anche perché, si fa notare, oltre ai ricavi se ne andrebbero anche un bel po’ di debiti (che pesano parecchio su Autostrade per l'Italia).

Insomma, il gruppo di Ponzano Veneto potrebbe continuare a crescere e prosperare senza troppi problemi grazie alle numerose partecipazioni azionarie in aziende e società di mezzo mondo: aeroporti (Fiumicino, Ciampino e Nizza in Francia), concessioni autostradali (Cile, Brasile, Polonia, India, Polonia), la società di gestione dei Telepass, Pavimental, la società che gestisce il tunnel sotto la Manica 'EuroLink' e, ultima ma non ultima, la conquista della spagnola Abertis che gestisce autostrade nel cuore dell’Europa, Spagna e Francia. Insomma, sull'impero dei Benetton il sole sembra non tramontare mai.

E anche il possibile ingresso della Cassa Depositi e Prestiti in Atlantia è visto di buon occhio dalle parti di Ponzano Veneto tanto che c'è chi lo caldeggia apertamente. In una fase così delicata, spiegano fonti bancarie di alto rango, l'ingresso di Cdp sarebbe ossigeno puro per Atlantia, soprattutto dal punto di vista politico perché consentirebbe di mediare e migliorare i rapporti con il governo proprio ora, tra l'altro, che stanno per iniziare i processi.

Tutto ciò creerebbe i presupposti anche per trovare un accordo su tutte le altre spinose questioni aperte, dai rimborsi alla ricostruzione e la possibilità, in futuro, di disinnescare la revoca della concessione (sarebbe ben strano che lo Stato togliesse la concessione a se stesso, ovvero ad un’azienda partecipata dalla Cassa Depositi e Prestiti).

Insomma, per i Benetton l'ingresso di Cdp in Atlantia rappresenterebbe la fine dello scontro, l'uovo di Colombo, la soluzione a tutti i problemi. Per il governo significherebbe invece la ricerca di un compromesso. Il rischio, per entrambe le parti ma soprattutto per Di Maio e Salvini, è che sia la solita soluzione gattopardesca all'italiana: cambiare tutto per non cambiare niente.
LOGO ATLANTIALOGO ATLANTIA

sabato 25 agosto 2018

DA IMPRENDITORI A PARASS***: I MAGLIONI SBIADITI DEI BENETTON.

MAGLIERIA E MODA LOW COST SONO DIVENTATE ATTIVITÀ MARGINALI PER LA FAMIGLIA: CONTANO SOLO IL 5% DEL PATRIMONIO E SONO IN COSTANTE PERDITA (144 MILIONI SOLO NEL 2017) 

PERCHÉ PREOCCUPARSI DI FARE QUALCHE MILIONE IN UN SETTORE AD ALTA COMPETIZIONE (ZARA, H&M…) QUANDO SI POSSONO FARE I MILIARDI SENZA CONCORRENZA E VIVERE A SBAFO, NEL LUSSO, SULLE SPALLE DELLA COLLETTIVITA' CON AUTOSTRADE E AEROPORTI...

Marco Maroni per “il Fatto Quotidiano”
FAMIGLIA BENETTONFAMIGLIA BENETTON
Una grande famiglia di imprenditori, mecenati, sponsor di squadre sportive e celebrati dai media. Una notorietà guadagnata anche grazie all' immagine anticonformista del marchio, costruita con campagne pubblicitarie che sui quei media riversano decine di milioni di euro l' anno.
TOSCANI BENETTONTOSCANI BENETTON
Ma la realtà industriale del gruppo Benetton da diversi anni è meno colorata e fantasiosa di quel che l' immagine suggerisce. Il business della maglieria e della moda low cost, che ha fatto la fortuna della famiglia negli anni 70 del secolo scorso, è diventata un' attività marginale, conta per il 5% del patrimonio (net asset value) del gruppo e, soprattutto, è in costante perdita. Gli affari che finanziano i fasti della famiglia trevigiana si fanno con le attività in concessione, dove non c' è concorrenza: autostrade e aeroporti.
imam Ahmed Al Tayyeb e ratzinger nella campagna benettonIMAM AHMED AL TAYYEB E RATZINGER NELLA CAMPAGNA BENETTON
Edizione holding
La società di famiglia che controlla tutto l' impero nel 2017 ha registrato 12 miliardi di ricavi consolidati. Quasi la metà (5,9) vengono dal comparto "Infrastrutture e servizi per la mobilità" (Autostrade per l' Italia, le autostrade gestite in Sudamerica, Aeroporti di Roma e i tre scali di Nizza, Cannes e Saint Tropez), che fa capo ad Atlantia, di cui Edizione possiede il 30,25% attraverso la sub holding Sintonia.
Crolla il ponte Morandi a GenovaCROLLA IL PONTE MORANDI A GENOVA
Il settore "Ristorazione autostradale e aeroportuale" (Autogrill e gli altri marchi di ristorazione controllati), altro business semi protetto, fa il 41% dei ricavi: 4,9 miliardi di euro.

GILBERTO BENETTONGILBERTO BENETTON
Maglioni e negozi, in capo al Benetton Group, ancora controllato al 100%, conta per l' 11% del fatturato (1,3 miliardi). Il settore immobiliare e quello agricolo (la tenuta agricola di Maccarese e quelle in Argentina, dove con 900 mila ettari Benetton è il primo proprietario terriero privato) contano per lo 0,4% degli affari: 53 milioni di euro in tutto.
Ma un quadro più chiaro del peso dei business protetti viene dall' analisi della redditività. Su 4,1 miliardi di margine operativo lordo dell' intero gruppo, quello generato dalla sola Atlantia è di 3,6 miliardi, l' 88%. La marginalità lorda di Atlantia e pari al 61% del fatturato, una profittabilità da primato.
Crolla il ponte Morandi a GenovaCROLLA IL PONTE MORANDI A GENOVA
Tolti ammortamenti, oneri finanziari e imposte, l' utile netto consolidato è di 1,4 miliardi.
Più risicati i margini della ristorazione: Autogrill, controllata al 50%, ha un ebitda di 399 milioni, l' 8% del fatturato, un andamento in linea con la media del settore ristorazione, e che porta a un utile netto di 113 milioni.
 Le attività storiche
luciano benettonLUCIANO BENETTON
A partire dal 2013 Benetton nell' abbigliamento ha invece inanellato una perdita via l' altra, con gli ultimi tre anni disastrosi: fatturato in calo e il rosso per l' azionista che è praticamente raddoppiata ogni anno.
Nel 2015 la perdita operativa è stata di 19 milioni, e il risultato dopo le imposte negativo per 47 milioni; nel 2016 la perdita operativa di 38 e il risultato netto a meno 81, nel 2017, la perdita operativa di 144 milioni e quella netta a meno 181.
Nel bilancio questo andamento è spiegato così: "Il settore sta affrontando una fase delicata di trasformazione ed evoluzione, quale risposta ai sostanziali cambiamenti nelle abitudini di consumo che si vanno affermando, anche a seguito della rivoluzione digitale in atto".
autostrade benettonAUTOSTRADE BENETTON
Più semplice sarebbe stato dire che, quando si guadagnano miliardi senza doversi confrontare col mercato, non vale la pena preoccuparsi troppo di un settore in cui competere è difficile, con la velocità e l' efficienza operativa che hanno fatto la fortuna di colossi come Zara e H&M.
fratelli benettonFRATELLI BENETTON
Il grano di Maccarese
Ma c' è un altro business marginale, quello agricolo, dal quale il gruppo contava di estrarre un bel po' di valore. Almeno fin quando non è crollato il ponte di Genova (Autostrade per l' Italia) ed è cambiato il vento sul tema concessioni.
ponte morandi spinoza genovaPONTE MORANDI SPINOZA GENOVA
Da un decennio Aeroporti di Roma insiste per il raddoppio dello scalo di Fiumicino. Dei 1.300 ettari che dovrebbero essere occupati dalle nuove piste e terminal, 900 sono nella loro tenuta di Maccarese, 3.200 ettari di area protetta nel litorale romano.
Se il raddoppio si facesse, dovrebbero essere espropriati dallo Stato e presumibilmente ben pagati, visto che si tratta di un' opera di interesse nazionale. L' operazione era già bloccata: il nuovo ministro dell' Ambiente, Sergio Costa, appena insediato ha sospeso le nomine per la commissione Via (valutazione d' impatto ambientale) effettuate a febbraio dal suo predecessore Gianluca Galletti. Ora sembra ancora più difficile.
TOSCANI BENETTON 4TOSCANI BENETTON
Partecipazioni
Nel dicembre 2017 il gruppo ha iniziato a investire nelle assicurazioni Generali, a un prezzo di 15,4 euro. A inizio aprile, col titolo che quotava sugli stessi livelli, ha informato la Consob di aver superato la soglia del 3% (3,05%). Generali quota ora 14,6 e la partecipazione vale circa 700 milioni.
fratelli benettonFRATELLI BENETTON
Anche se finora è un affare in perdita, si è investita un po' di liquidità per mettere un piede nella partita finanziaria del controllo del colosso assicurativo triestino. Così come hanno fatto con la partecipazione in Mediobanca (2,1%, 161 milioni a corsi attuali), che di Generali è il primo azionista.
Fonte: qui