9 dicembre forconi: Ispi
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martedì 4 settembre 2018

ATLANTIA È SOCIO SOSTENITORE DELL’ASPEN E DELLA FONDAZIONE SYMBOLA DI REALACCI, GAVIO INVECE HA FINANZIATO LA “OPEN”, QUELLA CHE ORGANIZZAVA LE LEOPOLDE

DALL’ISPI ALL’ISTITUTO BRUNO LEONI, TUTTI I PENSATOI FORAGGIATI DAI CONCESSIONARI DELLE AUTOSTRADE PER TENERE SALDA LA PRESA SU AFFARI E PRIVILEGI

Stefano Sansonetti per www.lanotiziagiornale.it

fratelli benettonFRATELLI BENETTON
Le vie dei Benetton e dei Gavio sono infinite, soprattutto quelle funzionali a mantenere ben salda la presa su affari e privilegi. Alcune di queste vie, per dire, portano dritte alle casse di fondazioni, associazioni, think tank, pensatoi e istituti legati a doppio filo alla politica.

A quella politica, neanche a dirlo, a cui bisogna pur dare qualche segnale per restare i signori incontrastati del casello. In questo campo i Benetton, ora a dir poco in crisi dopo il crollo del Ponte Morandi sulla A10, col suo pesantissimo bilancio di 43 vittime, sono dei veri maestri.
AUTOSTRADE GRUPPO SIAS GAVIOAUTOSTRADE GRUPPO SIAS GAVIO

Tanto per fornire qualche esempio Atlantia, la holding di famiglia che controlla Autostrade per l’Italia, e Aeroporti di Roma, anch’essa facente capo alla medesima holding, risultano tutt’ora soci sostenitori dell’Aspen, think tank filoamericano, in particolare sponda liberal, con dentro tanti ministri ed ex ministri italiani (il presidente è Giulio Tremonti).

ermete realacciERMETE REALACCI






La lista – Autostrade per l’Italia, a sua volta, compare nella lista dei soci sostenitori di Fondazione Symbola, guidata dall’ex Pd ed ex presidente di Legambiente Ermete Realacci, e nell’elenco dei soci ordinari della Fondazione Italiadecide, lanciata all’epoca dall’ex presidente della Camera Luciano Violante.

Altro spazio si trova all’interno dell’Ispi, Istituto di studi di politica internazionale. Qui, tra i soci, spunta fuori Autogrill, altro gioiello che ancora oggi, attraverso la società Schematrentaquattro, fa capo per il 50,1% alla Edizione della famiglia di Ponzano Veneto.

FABIO CERCHIAI E GIOVANNI CASTELLUCCIFABIO CERCHIAI E GIOVANNI CASTELLUCCI
Poi naturalmente ci sono i pezzi grossi dell’organigramma del gruppo, che mostrano la loro vicinanza ottenendo posti in altri enti. Fabio Cerchiai, presidente di Atlantia e Aeroporti di Roma, siede nel Consiglio della Fondazione Magna Carta, pensatoio presieduto dall’ex ministro di centrodestra Gaetano Quagliariello.

beniamino gavioBENIAMINO GAVIO






Lo stesso Cerchiai vanta uno scranno anche nel Consiglio di indirizzo dell’Istituto Bruno Leoni, pensatoio di ispirazione liberale che lo scorso 20 agosto, a pochi giorni dalla tragedia di Genova, ha rilanciato sul suo sito un articolo di Forbes in cui si metteva in guardia dalla tentazione di nazionalizzare le concessioni, con sottotitolo-domanda sin troppo eloquente: “Uno Stato che non ha saputo vigilare in modo efficiente potrebbe sobbarcarsi la gestione e la manutenzione delle autostrade?”. Tutto molto chiaro.
matteo renzi leopolda 2017MATTEO RENZI LEOPOLDA 2017

Gli altri – A livello di sostegno a think tank vari, i Gavio sono un po’ meno vistosi. Ma non al punto di non apparire in bella mostra nella lista dei vecchi finanziatori della fu renzianissima Fondazione Open, quella che organizzava le Leopolde. Nell’elenco spuntano fuori i contributi di due società della famiglia di Castelnuovo Scrivia: uno della holding del gruppo, la Aurelia, che ha versato 25mila euro, e uno della Sinelec, che ne ha versati 30mila. Ma si tratta solo di una delle tante vie attraverso le quali i signori del casello hanno goduto di inattaccabili rendite di posizione. Almeno finora. Fonte: qui
ponte morandi spinoza genovaPONTE MORANDI SPINOZA GENOVA

domenica 1 gennaio 2017

Grillismo: fallimento

Chi aveva pronosticato solo sei mesi di vita alla giunta di Virginia Raggi mai aveva pensato che la profezia si sarebbe realizzata. Invece sono bastati proprio sei mesi per certificare il totale fallimento del governo capitolino affidato alle mani inesperte ed incerte della giovane avvocatessa grillina.

Sarebbe però un grave errore scaricare le colpe di questo fallimento sulla sola sindaca. La Raggi ha sicuramente sbagliato nella scelta di collaboratori che, dopo essere risultati solo “chiacchierati”, si sono rivelati anche implicati fino al collo in quei rapporti illeciti con il mondo dei palazzinari romani la cui denuncia era stata uno dei cavalli di battaglia nella campagna elettorale romana del Movimento Cinque Stelle. E ha ancora di più sbagliato quando ha insistito testardamente nella difesa delle sue scelte. Da Paola Muraro a Raffaele Marra. Ma dato a Virginia ciò che è di Virginia, va denunciato con forza che a fallire non è stata solo la sindaca ma l’intero Movimento di Beppe Grillo. Si è detto più volte che Roma sarebbe stata il banco di prova della credibilità politica dei grillini, la cartina di tornasole della loro capacità di amministrare, l’occasione storica per dimostrare agli italiani di poter concorrere a governare l’intero Paese.
Ora il banco di prova ha messo in evidenza l’inaffidabilità del M5S, la cartina di tornasole la sua incapacità di governare e l’occasione storica si è trasformata nella dimostrazione lampante e drammatica che mettere il governo del Paese nelle mani di Beppe Grillo e compagni sarebbe una iattura irreparabile.
In sei mesi la giunta grillina e l’incredibile pletora di dirigenti di livello nazionale Cinque Stelle che si sono occupati delle vicende romane, dai rampanti Di Maio e Di Battista alle erinni Taverna e Lombardi fino agli stessi Grillo e Casaleggio, è riuscita ad offrire ai romani ed agli italiani uno spettacolo fatto di inerzia amministrativa e di devastante confusione politica, segnata da una conflittualità interna addirittura peggiore di quella tanto contestata dei partiti tradizionali.

Grazie a questo spettacolo la Capitale ha perso l’occasione delle Olimpiadi ed in cambio ha avuto solo l’aggravamento delle condizioni disperate in cui l’avevano lasciata le precedenti amministrazioni e la dimostrazione che una volta portati dall’opposizione al governo i grillini sono capaci solo a provocare disastri. Chi sosteneva che a Roma si sarebbe dovuto toccare il fondo prima di poter ripartire è stato accontentato. Il fondo è stato toccato. Ma per la ripartenza c’è ancora da aspettare!

18 Dicembre 2016

Fonte: qui

Di Maio a pranzo con la Trilateral 3 giorno dopo l’attacco del blog di Grillo alla Boschi per lo stesso motivo


Il vicedirettore del “Fatto Quotidiano” Stefano Feltri riferisce del pranzo di Luigi Di Maio con i membri italiani della commissione Trilateral svoltosi presso l’istituto Ispi di Milano (dove ho studiato anche io, nda). Il sito dell’Ispi, il più prestigioso think tank di politica internazionale del nostro Paese, diretto dal prof. Paolo Magri e che ha come presidente onorario Giorgio Napolitano, ha diffuso ieri una foto che ritrae Di Maio insieme a Carlo Secchi, ex rettore della Bocconi e presidente della sezione italiana della Trilateral Commission. L’evento all’Ispi è stato infatti organizzato insieme a questa associazione fondata negli anni ’70 da David Rockefeller che riunisce vertici economici, politici e accademici, e che da ormai diversi anni è uno degli obiettivi preferiti dei complottisti insieme al gruppo Bilderberg. Ecco come il sito dell’istituto ha descritto l’evento.
Europa, terrorismo e immigrazioni sono stati i temi al centro del Lunch Talk tenutosi venerdì 22 aprile 2016 con i membri del Consiglio dell’ISPI e i vertici di di aziende e istituzioni tra i quali Pirelli, Intesa Sanpaolo, A2A, ENI, Dalmine, il direttore del Corriere della Sera Fontana e il senatore Mario Monti”. Mario Monti è presidente onorario della Trilateral Europa, ed era stato duramente criticato dai 5 Stelle per questi rapporti con l’establishment mondiale ai tempi della sua nomina a presidente del Consiglio. Il pranzo di Di Maio è una notizia piuttosto curiosa non solo per la nota ostilità del mondo M5S a queste associazioni “simbolo” dei cosiddetti poteri forti. Solo tre giorni prima il pranzo milanese del vicepresidente della Camera il membro del direttorio pentastellato Roberto Fico aveva duramente criticato sul blog di Grillo il ministro Maria Elena Boschi per lo stesso motivo, ovvero un suo intervento presso la Trilateral.

Nel 2012 era il Bilderberg, oggi è la Trilaterale, riunita per tre giorni a Roma sotto la protezione di un imponente apparato di sicurezza. Forse è il caso di ricordare cosa sia la Trilaterale, quanto questa organizzazione delle élite economiche abbia influito sulle politiche dei Paesi occidentali. La dottrina della Trilaterale è riassunta nel Rapporto del 1975: la democrazia entra in crisi quando ci sono troppi cittadini coinvolti e attivi; i cittadini non hanno gli strumenti per governare la cosa pubblica; troppa domanda politica e partecipazione ostacolano il funzionamento del sistema

Il Ministro Boschi convocato alla riunione dei potenti non è che il simbolo di un Governo senza autonomia, una misera pedina al servizio di interessi altri, non della volontà popolare. Tutto questo con il beneplacito di un Presidente della Repubblica che ha accolto serenamente una riunione della quale non ci è dato sapere nulla, perché non c’è uno straccio di giornalista che possa o voglia (come il Presidente della Rai) raccontare nulla. Questa vicenda non può essere chiusa sotto silenzio, utilizzeremo ogni strumento per vederci più chiaro.