9 dicembre forconi: concessione
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sabato 4 maggio 2019

TONINELLI APRE AI BENETTON IN ALITALIA: ''NON VA MISCHIATA CON IL PONTE MORANDI''

DI MAIO: ''ATLANTIA NON C'È SE NON VEDO LE CARTE, CIOÈ FINCHÉ NON MANDANO UNA RICHIESTA FORMALE DI ENTRARE NELLA PARTITA''. 

IERI CASTELLUCCI HA FATTO IL PREZIOSO, MA LA TRATTATIVA VA AVANTI: OVVIAMENTE IN BALLO C'È LA CONCESSIONE DI AUTOSTRADE. 

SE IL GOVERNO SMETTE DI FARE LA GUERRA (MEDIATICA) AI BENETTON, LORO APRONO IL PORTAFOGLIO PER IL CARROZZONE 

ALITALIA: TONINELLI,NON VA MISCHIATA CON PONTE MORANDI
 (ANSA) - "Dire che abbiamo cambiato atteggiamento su Atlantia non sta né in cielo nè in terra". Lo afferma il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, parlando a Radio 24 del possibile coinvolgimento della società della famiglia Benetton in Alitalia. "Abbiamo un vantaggio quello di non mischiare le cose: quando lo fai - sottolinea - sei ricattabile o devi fare compromessi al ribasso. La questione Alitalia è gestita dai Commissari e da Fs. Altro ambito è il Ponte Morandi, con la Commissione ad hoc al Mit. Sono due cose diverse, due dossier che vengono valutati singolarmente".
DANILO TONINELLI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINIDANILO TONINELLI LUIGI DI MAIO GIUSEPPE CONTE MATTEO SALVINI


"Gli investitori e i finanziatori ci sono, ne manca uno", ha proseguito il ministro, confermando le parole di Luigi Di Maio, secondo cui all'appello per il controllo della newco Alitalia mancherebbe un ultimo 15%, ancora da assegnare. "I Commissari e le Ferrovie ci stanno lavorando. Dateci tempo fiducia per chiudere un dossier che non è affatto semplice. Ci sono interlocuzioni e trattative importanti", ha insistito, ribadendo che al centro dell'attenzione del governo ci sono i dipendenti e l'immagine di Alitalia.
Alitalia, sì del Carroccio all' ingresso di Atlantia 
I soci coperti di Di Maio
Giorgetti: «C' è una coerenza industriale» Ma Castellucci frena: «Troppi fronti aperti» Il ministro in tv annuncia che all' appello mancherebbe soltanto il 15% del capitale.

ALITALIA:DI MAIO, ATLANTIA NON C'È SE NON VEDO CARTE 
(ANSA) - "Ho letto anche io le dichiarazioni di Castellucci (l'a.d. di Atlantia, ndr) che diceva che non se lo potevano permettere, finché non leggo le carte, cioè finché non inviano i soggetti interessati una richiesta formale per me non sono a bordo. Poi leggeremo le carte. La situazione è complessa". Così il vicepremier Luigi Di Maio, intervenendo a Zapping, ha commentato la posizione dell'holding dei Benetton sulla partita per Alitalia.

toninelli renzi di maio air force renziTONINELLI RENZI DI MAIO AIR FORCE RENZI
Di Maio ha poi smentito che vengano ancora utilizzati soldi dei contribuenti per il salvataggio della compagnia aerea perché, ha spiegato "il Mef ce li aveva messi negli ultimi due anni, quindi converte i prestiti in azioni". Per il ministro, in ogni caso, "il personale va tutelato, per questo ho voluto che lo Stato ci fosse dentro senza soldi degli italiani".


ALITALIA, IL CARROCCIO DICE SÌ AI BENETTON
Rosario Dimito per “il Messaggero”

La Lega rompe gli indugi su Alitalia ed apre ad Atlantia.
Si profila così un nuovo scenario politico più favorevole all' intervento del gruppo autostradale. Che però, dal canto suo, ieri ha ribadito la posizione già espressa durante l' ultima assemblea di «non voler aprire un altro fronte dopo i tanti già aperti». Molti però pensano che si tratti di una mossa tattica.

di maio e toninelli davanti all air force renziDI MAIO E TONINELLI DAVANTI ALL AIR FORCE RENZI
Tutto accade mentre filtra l' ipotesi che i commissari siano stati autorizzati dal Mise ad allungare al 15 (o al 31 maggio) il termine concesso alle Ferrovie per fare l' offerta. A complicare tutto ci ha pensato poi Luigi Di Maio che, intervistato su La7, ha delineato un nuovo scenario: «Ci sono Fs, Delta e ci sarà il Mef, ci sono tre soggetti, ne manca uno, ma non manca il 40%, bensì il 15%». Parole che hanno lasciato di stucco tutti i soggetti coinvolti. Siccome Mef e Delta hanno già deciso di rilevare un 15% a testa, l' unica chiave di lettura possibile è che Di Maio pensi a un portage di Fs o Tesoro: aumentare le loro quote salvo trovare un altro partner in seguito.

Una fonte ministeriale autorevole, interpellata dopo le parole di Di Maio, spiega: «Siamo ancora in una fase interlocutoria».

IL BUIO SULLE MOSSE
I commissari sono all' oscuro di tutto, compresa la nuova proroga, e questo contribuisce da un lato ad alimentare la tensione specie da parte sindacale per il timore possa rifarsi avanti Lufthansa, e dall' altra suona come ulteriore insipienza politica perché al di là delle enunciazioni, mancano i fatti concreti, benché Giuseppe Conte due settimane fa, avesse promesso l' apertura di un tavolo a Palazzo Chigi. Non se ne è saputo più nulla. Chi invece è venuto allo scoperto, come detto, è stato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il leghista Giancarlo Giorgetti. «Atlantia», ha detto il primo maggio, «in quanto concessionario autostradale secondo me non dovrebbe entrare in Alitalia, ma Atlantia come proprietaria di Aeroporti di Roma ha un interesse concreto di tipo industriale».
CASTELLUCCICASTELLUCCI

Giorgetti ha rimarcato come, sulle vicende di Atlantia, anche dopo la tragedia di Genova, la Lega abbia sempre avuto un atteggiamento «presente e razionale», differenziandosi da M5S che invece ha preso di punta la società autostradale con una polemica che alla fine si sta rivelando deleteria anche per il rilancio della compagnia. L' esponente di governo ha ricordato che chi entra in Alitalia lo deve fare «con un obiettivo preciso non per barcamenarsi o permettere ad Alitalia di proseguire due anni soltanto.

Deve dare prospettive a lungo termine e una linea di galleggiamento per quanto riguarda reddito e utili e non perdite». E poi: «Dobbiamo essere ottimisti. Il lavoro va avanti, anche se parliamo di un business complicato - ha proseguito Giorgetti - Non credo che quello delle compagnie aeree sia un mondo dove si facciano utili. Ci sono tante difficoltà che influiscono sulla tipologia di business. L' Italia è un Paese che per il turismo, una sua compagnia aerea dovrebbe essere in grado di mantenerla».

Fin qui una parte della politica che con maggiore senso di realtà prova ad accelerare i tempi per il rilancio. Finora lo schema di lavoro prevede che Fs, Delta e Mef sottoscrivano fino al 60-65% della Newco, manca la quota residua ma non è facile trovare un soggetto idoneo. E Atlantia, che sarebbe pronta, deve tenere il punto anche rispetto alla legittimazione incassata dalla Lega. «Abbiamo tanti fronti aperti al momento che non possiamo pensare di impegnarci su un altro fronte così complesso come Alitalia», ha sottolineato sempre ieri l' ad Giovanni Castellucci. Il manager ha anche sottolineato che «Adr ha un appeal a livello globale e quindi il suo futuro non è cosi determinato dalle vicende di Alitalia».
castellucciCASTELLUCCI

Eppure continuano i contatti tra Atlantia, Fs e Mediobanca per rientrare nella gara regolata da una procedura tecnicamente interrotta martedì 30 aprile. Dal Mise ieri sera sarebbe trapelata l' indicazione si spostare i termini a metà o anche a fine maggio. Sembra che lo studio Laghi abbia predisposto la bozza di lettera da inviare a Fs con la quarta proroga. Prima però va sottoposta a Di Maio: due pagine in cui si dice è stato raggiunto l' accordo con Delta e sono in corso colloqui con investitori. Fs comunque continua a lavorare al progetto: ieri pomeriggio a Roma vertice con gli emissari legali di Delta arrivati da Atlanta, Mediobanca, Credit Suisse, EY, Kpmg, studi Cleary Gottlieb, BonelliErede.

Fonte: qui

domenica 23 dicembre 2018

SUL PONTE DI GENOVA STOP ALLA REVOCA DELLA CONCESSIONE AD ‘AUTOSTRADE’


L’ESECUTIVO HA SCOPERTO DI NON AVERE, AL MOMENTO, LE ARMI GIURIDICHE, IL MINISTERO PRENDE TEMPO DOPO I PROCLAMI 

I GIURISTI INTERPELLATI: "NON CI SONO I PRESUPPOSTI"

Matteo Indice e Giuseppe Salvaggiulo per la Stampa

ponte morandi genovaPONTE MORANDI GENOVA
«Non possiamo attendere i tempi della giustizia penale: disporremo la revoca della concessione ad Autostrade per l' Italia», aveva annunciato il premier Giuseppe Conte all' indomani del crollo del ponte Morandi. Ma a dispetto dei proclami di quei giorni (Di Maio: «Chi non vuole revocare le concessioni deve passare sul mio cadavere. C' è la volontà politica del governo»; Salvini: «La revoca delle concessioni è il minimo che ci si possa aspettare»), la realtà è che la procedura è impantanata. L' esecutivo ha scoperto di non avere, al momento, le armi giuridiche.

danilo toninelliDANILO TONINELLI
Quello che qualificate fonti hanno spiegato a «La Stampa» è confermato da quanto accaduto l' altro ieri. Il ministero ha inviato un' ulteriore richiesta di delucidazioni all' azienda, in particolare sui sistemi di controllo usati prima del disastro. Si tratta in teoria d' un passo nell' ambito della «procedura di caducazione per gravi inadempienze» avviata a con una contestazione cui Autostrade aveva risposto a fine settembre. Erano seguiti tre mesi di silenzio, nei quali il dicastero dei Trasporti ha raccolto pareri sia dentro (il capo di gabinetto Gino Scaccia e il capo dell' ufficio legislativo Alfredo Storto sono due fini giuristi) sia fuori, sondando avvocati di fiducia.

castellucciCASTELLUCCI
Danilo Toninelli e i suoi hanno realizzato che estromettere Aspi dalla gestione della rete è allo stato impossibile, in tutte le forme fin qui profilate dai grillini: da quella amministrativa a quella legislativa della nazionalizzazione. Un tentativo in tal senso era stato compiuto con un blitz nel decreto Genova, bloccato dal sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti per evitare uno stop dal Quirinale.

Il termine concesso ad Autostrade per rispondere alla nuova lettera è lungo: quattro mesi, fino alle elezioni europee non se ne farà niente. È la dinamica d' una stanca partita a tennis, con un agonico batti e ribatti che produce il nulla di fatto. «In effetti - confermano fonti della società vicine all' amministratore delegato Giovanni Castellucci - il nuovo intervento si è rivelato molto leggero.

danilo toninelli 1DANILO TONINELLI
Ci pronunceremo una volta raccolto con attenzione il materiale». Sulla stessa lunghezza d' onda, ed è quasi paradossale, i più stretti collaboratori di Toninelli: «La convinzione delle gravissime omissioni resta, per parlare di norme o procedura di revoca occorre ancora qualche passaggio propedeutico». Senza dimenticare che nel recente incartamento indirizzato ad Aspi, il Mit chiede al concessionario privato «una propria valutazione circa le possibili cause del crollo», sebbene una commissione ministeriale le avesse già scandagliate giungendo a conclusioni che forse vacillano un po'.

AUTOSTRADE PER L ITALIAAUTOSTRADE PER L ITALIA


Il secondo tempo dello scontro fra governo e concessionario potrebbe insomma rivelarsi molto diverso dal primo, concluso con il gruppo fuori dalla ricostruzione su diktat di Luigi Di Maio. Sul punto Autostrade ha depositato il 14 dicembre al Tar Liguria un ricorso, anticipato con una telefonata al sindaco di Genova Marco Bucci in cui si precisava che non c' era nulla di personale e non sarebbero state chieste sospensive cautelari, per non frenare i lavori. L' azienda rimarca che contro di loro è stato cucito un provvedimento su misura, incostituzionale e in violazione di norme europee invalicabili. Se vincessero, caso tutt' altro che remoto, il risarcimento risulterebbe assai oneroso per le casse pubbliche.

Fonte: qui

giovedì 6 settembre 2018

LE ''PRESSIONI'' SUBITE DA TONINELLI? HANNO UN NOME E COGNOME: FABRIZIO PALENZONA



L'EX CAMIONISTA POI BANCHIERE È ORA IL PRESIDENTE DI AISCAT, L'ASSOCIAZIONE CHE RIUNISCE I CONCESSIONARI DELLE AUTOSTRADE 

È STATA AISCAT A DIFFIDARE IL MINISTRO: PUBBLICARE IL TESTO DELLE RICCHE CONVENZIONI POTEVA FAR SCATTARE PER TONINELLI E I SUOI TECNICI IL REATO DI AGGIOTAGGIO. DELLA SERIE: CI HANNO PROVATO…

Andrea Pasqualetto per il Corriere della Sera

PALENZONAPALENZONA
La concessione, il segreto di Stato, il mistero. «Ho subito pressioni interne ed esterne perché non fosse pubblicata, quella concessione», aveva detto martedì a Montecitorio il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli sollevando un polverone. Le parole sono rimbalzate da Roma a Genova, dove la procura sta indagando sul crollo del ponte Morandi. Fra i documenti cardine dell' inchiesta c' è infatti proprio la Convenzione che stabilisce diritti e doveri delle parti, definendo canoni, formule di calcolo delle tariffe, garanzie patrimoniali, un complesso di regole considerate «segreti di Stato» che lo scorso mese la stessa Autostrade ha pubblicato, giocando d' anticipo.

DANILO TONINELLIDANILO TONINELLI
I pm la stanno studiando per capire se lì dentro si nasconde la ragione di certe scelte fatte dal concessionario rispetto al ponte Morandi e riguardanti in particolare il progetto di potenziamento strutturale degli stralli approvato dal cda e mai realizzato. «Potremmo sentire il ministro ma anche no, lo decideranno i pm», ha detto il procuratore capo Francesco Cozzi.

La domanda è naturalmente quella: chi c' era dietro alle «pressioni» di cui parla Toninelli? «Sulla mia scrivania sono arrivati documenti da parte di Aiscat (l' associazione italiana società concessionarie autostrade e trafori, ndr) - ha spiegato il ministro durante la trasmissione In onda su La7 -. Dicevano che se pubblicavo potevo incorrere nel reato di aggiotaggio... I dirigenti del ministero avevano paura».

gilberto benettonGILBERTO BENETTON
I toni danno l' idea dello scontro in atto fra Ministero e Autostrade, due colossi accomunati in queste ore dall' apprensione per la lista consegnata nei giorni scorsi in procura dalla Guardia di Finanza, dove figurano una trentina fra dirigenti, manager, funzionari e tecnici. Gli inquirenti stanno valutando chi, fra questi nomi, iscrivere nel registro degli indagati in vista dell' incidente probatorio.

Nel contempo cercano tracce di eventuali allarmi inascoltati sulla possibilità di cedimento strutturale del ponte. Nei documenti ufficiali nessuno ha mai scritto chiaramente di rischio crollo, né di pericolosità del Morandi. Per questa ragione gli investigatori hanno iniziato a passare al setaccio quelli non ufficiali, scambi di messaggi e chat. Ed è da questa indagine che sono spuntati alcuni messaggi WhatsApp giudicati molto interessanti. Si parla delle criticità del ponte e sono stati inviati da dipendenti del gruppo Autostrade, ai quali la Guardia di Finanza aveva sequestrato le memorie dei telefonini.

gian maria gros pietro beniamino gavioGIAN MARIA GROS PIETRO BENIAMINO GAVIO
Di sicurezza parlò anche l' amministratore delegato Giovanni Castellucci, nel cda del 12 ottobre 2017 che votò l' intervento di retrofitting strutturale sul Morandi. La sintesi di quel consiglio è in un verbale al vaglio dei magistrati. Castellucci ricordò a tutti che la sicurezza «ha la necessità e priorità assoluta sulla viabilità». Qualcuno, evidentemente, aveva sollevato il problema, in quella stanza dei bottoni.

Per Autostrade non c' è solo la grana di Genova. Anche ad Avellino, nell' ambito del processo sulla tragedia del bus precipitato da un viadotto dell' A16 (40 morti) il 28 luglio del 2013, si punta il dito contro una presunta mancata manutenzione da parte del concessionario.

Fonte: qui

martedì 28 agosto 2018

PER IL CROLLO DEL PONTE MORANDI LA PROCURA DI GENOVA SI STA CONCENTRANDO SU TRE MANAGER DI AUTOSTRADE

DALLE LORO SCRIVANIE SONO PASSATI I DOCUMENTI SULLO STATO DEL VIADOTTO CROLLATO: ECCO CHI SONO, C’È ANCHE IL NUMERO 3 DELLA SOCIETÀ 
INTANTO FERRAZZA, L’EX PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE VOLUTA DA TONINELLI SI È PRESENTATO VOLONTARIAMENTE IN PROCURA
Giuseppe Filetto e Marco Preve per “la Repubblica”

roberto ferrazzaROBERTO FERRAZZA
È il primo a rilasciare " dichiarazioni spontanee" agli inquirenti nell' inchiesta sul crollo del ponte Morandi. Venerdì pomeriggio, quando già aveva fiutato che da Roma stava per arrivare la revoca ( legata a possibili misure di sicurezza per alleggerire il traffico sul viadotto) del suo incarico di presidente della Commissione ispettiva del Mit, il Provveditore di Piemonte e Liguria Roberto Ferrazza si è presentato in Procura e ha chiesto di essere ricevuto da uno dei pm titolari del fascicolo, Massimo Terrile. Al magistrato ha portato anche diversi documenti.
ROBERTO FERRAZZA 1ROBERTO FERRAZZA



Non è l' unica novità nell' inchiesta. Gli investigatori stanno concentrando la loro attenzione su tre nomi, tre manager che rappresentano i crocevia attraverso i quali sono passate informazioni, atti, richieste e comunicazioni sullo stato del viadotto crollato.

Si tratta del numero tre di Autostrade, il direttore delle Operazioni centrali Paolo Berti, poi di Stefano Marigliani direttore del Tronco di Genova e di Michele Donferri Mitelli, capo della Direzione manutenzione investimenti in esercizio che durante le perquisizioni era stato sentito come persona informata sui fatti.

stefano mariglianiSTEFANO MARIGLIANI




Gli accertamenti affidati al Primo Gruppo della Guardia di Finanza di Genova andranno a ritroso nel tempo per diverse ragioni. Prima di tutto per recuperare documenti ufficiali - note, circolari, delibere - e ufficiose - mail, sms, chat interne - riguardanti la vita del viadotto.
QUEL CHE RESTA DEL PONTE MORANDI VISTO DAL QUARTIERE DEL CAMPASSO A GENOVAQUEL CHE RESTA DEL PONTE MORANDI VISTO DAL QUARTIERE DEL CAMPASSO A GENOVA

Poi per capire chi avesse compiti di controllo e intervento e chi dovesse invece autorizzare eventuali spese richieste. Si verificherà l' intera catena gerarchica fino ai massimi livelli per capire se chi doveva prendere delle decisioni, non solo tecniche ma anche finanziarie, fosse stato correttamente informato delle condizioni del ponte.

paolo bertiPAOLO BERTI




Un altro fronte è quello temporale. La Procura vuole capire a quando risalgano le prime consapevolezze, se non del rischio di crollo, perlomeno dello stato di avanzato deterioramento - sottolineato da diversi studi - sia del calcestruzzo che dei cavi di acciaio in esso inglobati.

i meme sui benetton e il crollo del ponte di genovaI MEME SUI BENETTON E IL CROLLO DEL PONTE DI GENOVA




Molto importante, in questo senso è la figura di Donferri, che nel 1993, in occasione dei lavori di rinforzo ai tiranti della pila 11, nella sua qualità di ingegnere di Autostrade segue non solo i lavori ma addirittura cofirma uno studio che verrà presentato nel 1994 in un convegno sui ponti a Shangai. All' epoca Donferri fissava al 2030 " la condizione limite di degrado", ossia il fine vita del ponte Morandi.

paolo berti 1PAOLO BERTI








Ieri, intanto, la Commissione del Mit, con il nuovo presidente Alfredo Mortellaro, nominato dopo la revoca di Ferrazza, ha incontrato il procuratore capo Francesco Cozzi e l' aggiunto Paolo D' Ovidio e dopo ha effettuato un' ispezione sul luogo del crollo. Fonte: qui

CADE IL SEGRETO SULLA CONVENZIONE CON AUTOSTRADE. MA DI MAIO RIBADISCE: ''UNICA VIA È LA NAZIONALIZZAZIONE'' 
ECCO I NUMERI: RICAVI DA 6 MILIARDI MA SOLO 2-300 MILIONI DI INVESTIMENTI IN MANUTENZIONE. RENDIMENTO DEL CAPITALE AL 10%, PERCENUTALE ALTISSIMA. TONINELLI: ''AVREBBERO DOVUTO ABBASSARE I PEDAGGI, INVECE LI HANNO AUMENTATI''
DI MAIO, DI AUTOSTRADE NON CI SI PUÒ FIDARE
 (ANSA) - "Oggi Autostrade, con un ritardo di dieci anni, si vanta di aver dato il via libera alla pubblicazione della convenzione con il Ministero dei Trasporti. Bella forza! Nel giro di un pochi giorni sarebbe stata comunque pubblicata da Danilo Toninelli, nonostante la diffida a farlo che era arrivata proprio da parte del gruppo controllato dai Benetton. Non so cosa abbia pubblicato Autostrade so che di quelli che dicevano che il ponte Morandi era sicuro e che non hanno adempiuto alle manutenzioni che dovevano fare non ci si può fidare". Lo scrive Luigi Di Maio su facebook. 
luigi di maioLUIGI DI MAIO
AUTOSTRADE: DI MAIO, UNICA SOLUZIONE NAZIONALIZZAZIONE
(ANSA) - "L'unica soluzione è la nazionalizzazione. Non possiamo infatti lasciarle ad Autostrade: non siamo affetti dalla sindrome di Stoccolma. Le altre opzioni sono due. O darle a uno degli altri due concessionari autostradali, ossia passare dalla padella alla brace. O darle agli stranieri, ma non possiamo mettere un'altra infrastruttura strategica in mani straniere, come hanno fatto in passato i partiti ad esempio per le telecomunicazioni". Lo scrive il vicepremier Luigi Di Maio su facebook, parlando della rete autostradale italiana.
"E' compito dello Stato - continua Luigi Di Maio nel post su fb - gestire queste infrastrutture e garantire ai cittadini un servizio all'altezza delle attese (e delle spese). Usciremo dalla logica del profitto, faremo pagare meno i pedaggi, faremo molta più manutenzione e introdurremo innovazioni tecnologiche per migliorare la sicurezza e la mobilità. Chi blatera che nazionalizzare è antiliberale, si faccia un giro in Germania dove le autostrade sono pubbliche e gratuite per tutti, tranne che per i camion. Per inciso i soldi dei pedaggi dei mezzi pesanti saranno utilizzati dallo Stato tedesco per investire 7 miliardi di euro nelle infrastrutture stradali, non andranno certo a riempire le tasche di qualche famiglia amica di chi governa".

PONTE MORANDI, CADE IL "SEGRETO" SULLA CONVENZIONE CON AUTOSTRADE
Gabriella Colarusso e Luca Pagni per www.repubblica.it
luigi di maio 3LUIGI DI MAIO 3
Ponte Morandi: cade il velo sugli atti "secretati" delle concessioni autostradale. Da quella sottoscritta tra la società Autostrade e il ministero dei trasporti nel 2007 emerge, tra le altre cose, come al gestore venisse riconosciuta una remunerazione fino al 10 per cento lordo per gli investimenti e gli interventi sulla rete, come si evince dall'allegato E al piano finanziario aggiornato al 2013. Una corsa alla "trasparenza", in cui Autostrade per l'Italia, società controllata dalla famiglia Benetton, ha cercato di anticipare la mossa del ministro per le Infrastrutture Danilo Toninelli pubblicando sul suo sito tutti gli allegati della convenzione già in mattinata, alcune ore prima che il Ministro leggesse la sua relazione in Commissione alla Camera. E mettesse on line, rendendo "pubblico e accessibile a tutti i cittadini", il testo della convezione con il Ministero delle infrastrutture e trasporti, con tutti gli allegati.
La società concessionaria - al centro delle polemiche per la tragedia del crollo del Ponte Morandi di Genova - dice in una nota di aver dato il via libera alla de-secretazione degli atti "per rispondere alle polemiche e alle strumentalizzazioni che dominano il dibattito pubblico sul tema" e dopo l'avvio da parte del governo dell'iter per la revoca della concessione.
GIOVANNI CASTELLUCCIGIOVANNI CASTELLUCCI
IL DOSSIER
La manutenzione
Il velo si alza dunque sulla concessione autostradale sottoscritta nel 2007, ma soprattutto sul piano finanziario aggiornato al 2013 e sull'allegato E che dettaglia la remunerazione e gli investimenti previsti dal contratto. Nel documento si stima che la spesa per la manutenzione ordinaria della rete ammonti a 290 milioni l'anno, tra il 2013 e il 2038.
Di quella straordinaria non si dà conto perché gli interventi straordinari vengono autorizzati dal ministero delle Infrasttutture e rendicontati nella relazione annuale che pubblica l'autorità responsabile dei controlli. L'ultima disponibile è datata 2016.
La gran parte dei lavori di manutenzione ordinaria annuale, 262 milioni, è realizzato "attraverso imprese esterne", si legge negli atti pubblicati oggi, ma si tratta in gran parte di affidamenti in house, cioè a società di proprietà della stessa Autostrade come Pavimental.
GIOVANNI CASTELLUCCI E FABIO CERCHIAIGIOVANNI CASTELLUCCI E FABIO CERCHIAI
L'Unione Europea ha più volte richiamato l'Italia sull'assenza di concorrenza nelle concessioni. Nella proroga che l'ex ministro Delrio aveva negoziato con Bruxelles per estendere la concessione ad Autostrade dal 2038 al 2042 in cambio di tariffe calmierate e nuovi investimenti, tra cui la Gronda ligure, la Commissione aveva imposto che l'80% dei lavori a valle fosse messo a gara.
La remunerazione del capitale
L'altro dato sensibile riguarda la remunerazione del capitale: per fare gli investimenti sulla rete il gestore può chiedere finanziamenti esterni per esempio alle banche pagando un interesse per i prestiti ottenuti. La remunerazione del capitale investito serve a ripagare i costi per gli interessi passivi che vengono pagati sul debito che si è contratto, oltre ai costi per le tasse sul reddito.
oliviero toscani luciano benettonOLIVIERO TOSCANI LUCIANO BENETTON
Quello che resta dopo gli oneri finanziari e le imposte costituisce il profitto. Dai documenti emerge che la percentuale per la remunerazione del capitale è stata fissata al 10,21% lordo, che equivale al 6,85% al netto delle tasse. Una percentuale molto conveniente. Per dare un'idea: dal 2000 a oggi il rendimento dei titoli di stato italiani non ha mai superato il 4,79%.
La percentuale di remunerazione era considerata evidentemente troppo alta anche dall'Europa. Nell'accordo che Delrio aveva negoziato con Bruxelles per la proroga al 2042 della concessione ad Autostrade, la commissione aveva accordato una percentuale di remunerazione del capitale per tutti i "nuovi investimenti programmati dal 2017 e fino alal fine del periodo regolatorio (fino al 2022 incluso), circa 2,49 miliardi" una percentuale tra il 4 e il 6% lordo, "inclusi i lavori realizzati nel 2022 e remunerati nel 2023".
Stessa percentuale per gli investimenti pianificati dal 2023 in poi.
Il testo dell'accordo con Bruxelles prevede anche che le tariffe dei pedaggi non possano essere aumentate più dello 0,5% oltre l'inflazione, nel testo pubblicato oggi invece si evince che gli aumenti non sono mai stati inferiori all'1,5% oltre l'inflazione.
Ora l'accordo raggiunto con la commissione europea dall'ex ministro Delrio è sul tavolo del ministro Toninelli che dovrà decidere se renderlo operativo oppure no.
Gli atti secretati e la concorrenza che non c'è
La decisione di Autostrade di pubblicare gli atti secretati ha rotto un silenzio decennale. La questione è stata dibattutta da anni: le concessionarie hanno sempre chiesto - e ottenuto - che non venissero resi pubblici gli accordi che riguardano gli investimenti per la ristrutturazione della rete e delle infrastrutture. Il Motivo? Sono dati sensibili, sostengono i gestori, che potrebbero favorire la concorrenza:  "Per assicurare parità di condizioni sul mercato tra i vari operatori del settore, anche per il caso di nuove procedure di affidamento", si legge nel comunicato di Autostrade. Il punto però è che non c'è mai stata nessuna gara per l'affidamento della concessione, e anche i lavori a valle vengono fatti in gran parte da società di proprietà della stessa Autostrade.
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Il gruppo delle infrastrutture controllato dalla famiglia Benetton, ha ricordato nella sua nota come gran parte di questi documenti fosse stata già pubblicata sul sito web del Mit a inizio febbraio, e che la totalità dei documenti era stata già resa disponibile nella scorsa legislatura (maggio 2017) ai membri dell a commissione lavori pubblici del Senato per consultazione, che dunque avevano contezza già da un anno di quali fossero le condizioni economiche del contratto con Autostrade e degli investimenti sulla manutenzione.
I limiti dell'Authority
L'Authority dei Trasporti, invece, che pure dovrebbe vigilare sul settore, non ha mai potuto avere in visione le parti secretate. Il che ha reso di fatto impossibile svolgere le funzioni di controllo e di garante del mercato. Gli unici che hanno avuto accesso - in questi anni - a tutti i dati finanziari delle convenzioni sono stati i funzionari del ministero dei Trasporti, preposti per verificare che gli impegni presi dai concessionari venissero rispettati. Verifica fondamentale perché è alla base della revisione delle tariffe che entrano in vigore a inizio anno.

PONTE MORANDI, TONINELLI: “INVESTIMENTO DI AUTOSTRADE RIPAGATO, PEDAGGI DOVEVANO CALARE. RIVEDREMO SISTEMA CONCESSIONI”
gilberto benettonGILBERTO BENETTON
L’investimento è già stato “ampiamente ammortizzato e remunerato” e quindi le tariffe “avrebbero quantomeno potuto essere drasticamente ridotte“. Invece i costi sono aumentati generando “extraprofitti” dei quali “hanno beneficiato totalmente le società concessionarie, a discapito dei cittadini che hanno visto e vedono di volta in volta aumentare il costo dei pedaggi” mentre lo Stato ha intascato solo 841 milioni di euro. E negli anni in cui i profitti aumentavano non sono stati effettuati tutti gli investimenti previsti. Davanti alle commissioni Ambiente di Camera e Senato, il ministro Danilo Toninelli, dopo aver assicurato “vicinanza alle vittime e alle loro famiglie”, attacca Autostrade, le altre concessionarie e i precedenti governi durante l’informativa sul cedimento del Ponte Morandi sulla A10.
“Stop emergenze, si ricominci a programmare”
Un intervento lungo e articolato, che spazia dalle responsabilità delle concessionarie a quelle degli esecutivi che si sono succeduti durante il “banchetto dei privati”, lo chiama così, iniziato con il governo D’Alema nel 1999 mentre in alcuni Paesi europei “esistono altri modelli che funzionano meglio del nostro”.
Con una certezza: “Il crollo di Genova non è dovuto a una tragica casualità, ma conferma drammaticamente quello che questo governo e questo ministero hanno sostenuto fin dal loro insediamento. La prima vera grande opera di cui ha bisogno questo Paese è un imponente e organico piano di manutenzione ordinaria e straordinaria”. Mentre gli ultimi dati disponibili riferiti al 2016, spiega Toninelli, hanno fatto registrare un calo del 7% rispetto all’anno precedente. “Bisogna smettere di inseguire le emergenze e ricominciare a programmare gli interventi per evitare che eventi di questo genere vengano a determinarsi”, dice.
“Investimenti ridotti nel tempo. Sistema malato”
autostrade benettonAUTOSTRADE BENETTON
Anche sugli investimenti, il ministro precisa che i dati a disposizione evidenziano nel corso degli anni “una progressiva riduzione di spesa, la quale è passata da un importo medio di 2 miliardi degli anni 2000 a 950 milioni del 2017″ e nel periodo 2008-2017 “risulta inferiore rispetto alle previsioni riportate dai Piani Finanziari nel medesimo periodo” con una percentuale di attuazione del 64,87%. “Questo dimostra – sottolinea – ancora una volta l’esigenza di intervenire su un sistema malato, che non ha giustificazioni né corrispondenze negli altri Paesi europei”.
L’annuncio: “Concessionari dettaglieranno interventi”
Per questo, annuncia, a partire da settembre, “convocherò tutti i concessionari delle infrastrutture, chiedendo un programma dettagliato degli interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione” nel quale devono essere indicate le “risorse destinate a realizzare un programma di riammodernamento delle infrastrutture” le cui risorse dovranno essere bilanciate agli utili le concessionarie ricavano dalla gestione. “Dobbiamo ribaltare il sistema“, insiste. L’idea? Una valutazione caso per caso: “Questo governo farà di tutto per rivedere integralmente il sistema delle concessioni e degli obblighi convenzionali, valutando di volta in volta se l’interesse pubblico sia meglio tutelato da forme di nazionalizzazione – dice – oppure dalla rinegoziazione dei contratti in essere in modo che siano meno sbilanciati a favore dei concessionari”.
“Concessioni squilibrate? Responsabilità è politica”
Uno squilibrio che Toninelli imputa a chi quelle convenzioni le ha approvate per legge tra il 2007 e il 2008 con una procedura che “ha di fatto escluso la valutazione da parte degli Uffici amministrativi preposti all’epoca”, ovvero Anas, Mit e Mef: “Quindi sullo stato attuale delle Convenzioni, essendo state escluse le amministrazioni, la responsabilità è unicamente politica“. Non l’unica responsabilità sostiene il ministro. Da quando le convenzioni “sono state consolidate nelle mani dei privati con enormi vantaggi“, accusa, le dotazioni in capo al ministero per assolvere alle funzioni di vigilanza e di controllo dei concessionari sono state limitate a 16 milioni di euro e “nel 2017 sono state addirittura più che dimezzate“.
La promessa: “Potenzierò servizio ispettivo”
toninelliTONINELLI
La scarsità delle risorse, rincara, è confermata da un organico previsto di 250 persone con adeguati titoli professionali ma nel 2008 “il personale in servizio risultava pari a 148 unità e ad oggi “la Direzione è composta da sole 110 unità di cui oltre la metà ricopre funzioni di addetti ed assistenti, tra tutti gli uffici centrali e periferici”. E oltretutto, conclude, “si è trasferito un monopolio da mano pubblica a quella privata, senza creare una vera authority con prerogative sanzionatorie vere”. Quindi ora, promette, “disporrò il potenziamento del servizio ispettivo” valutando anche il ripristino di quella Agenzia che avrebbe avuto una maggiore autonomia e che i governi precedenti non hanno voluto istituire, in modo da assicurare una rigorosa e puntuale vigilanza sull’operato dei concessionari e sul rispetto dei vincoli che la legge e le convenzioni pongono a loro carico”.
Fonte: qui


lunedì 27 agosto 2018

UNITED COLORS OF BENETTON OFFSHORE

I BENETTON PAGANO LE TASSE IN ITALIA? 
SOLO DAL 2012, QUANDO PATTEGGIARONO CON IL FISCO DI BEFERA, POI STIPENDIATO DAL GRUPPO, IL TRASFERIMENTO DELLA SEDE DELLA HOLDING “SINTONIA” DAL LUSSEMBURGO IN ITALIA 
LA FAMIGLIA HA PAGATO 12 MILIONI IN CAMBIO DELLA RINUNCIA DELLO STATO A CONTESTARE GLI UTILI TENUTI ALL'ESTERO 
IL MISTERO DELLE SOCIETÀ CON IL MARCHIO TRA PANAMA E CARAIBI
Paolo Biondani e Leo Sisti per “l’Espresso”
autostrade benettonAUTOSTRADE BENETTON
Le società offshore con il marchio di famiglia tra Panama e Caraibi. E un' inchiesta fiscale, tenuta riservata, sui profitti autostradali spostati per dieci anni dall' Italia in Lussemburgo.
Sono i segreti esteri del gruppo Benetton, ora rivelati da una serie di documenti scoperti dall' Espresso.
TOSCANI BENETTON 4TOSCANI BENETTON
Dopo il tragico crollo del ponte di Genova, quando il vicepremier Luigi Di Maio ha accusato gli imprenditori veneti di arricchirsi con i pedaggi e portare i soldi all' estero, il gruppo Benetton ha risposto che è falso: la piramide societaria con cui controlla Autostrade per l' Italia, infatti, è tutta tricolore e paga le tasse nel nostro Paese.
QUEL CHE RESTA DEL PONTE MORANDI VISTO DAL QUARTIERE DEL CAMPASSO A GENOVAQUEL CHE RESTA DEL PONTE MORANDI VISTO DAL QUARTIERE DEL CAMPASSO A GENOVA
Fino al 2012 però la catena di comando portava all' estero, a una società-capogruppo lussemburghese, la holding Sintonia. Il suo trasloco in Italia fu spiegato dall' azienda con motivazioni puramente economiche: «La decisione è maturata a seguito della recessione globale iniziata nel 2008 che non ha consentito alla società di raggiungere l' obiettivo iniziale di attrarre nuovi investitori esteri».
fratelli benettonFRATELLI BENETTON
Ora però emerge che il rimpatrio di Sintonia è stato provocato da un' indagine fiscale. La Guardia di Finanza di Milano ha ipotizzato, come per altri grandi gruppi, un caso di "estero-vestizione" per il decennio 2001-2011: la holding lussemburghese, secondo l' accusa, era una società di comodo creata per minimizzare le tasse sugli utili prodotti in Italia. 
BENETTON TOSCANIBENETTON TOSCANI
L' indagine si è chiusa nel 2012 con una sorta di patteggiamento: l' Agenzia delle entrate ha rinunciato a contestare i conteggi degli utili dichiarati in Lussemburgo, quantificati da Sintonia in 50 milioni di euro; in cambio, il gruppo Benetton ha pagato 12 milioni e ha trasferito la holding dal Lussemburgo a Milano.
i meme sui benetton e il crollo del ponte di genovaI MEME SUI BENETTON E IL CROLLO DEL PONTE DI GENOVA
In quegli anni, peraltro, ad abbattere gli utili tassabili era soprattutto il peccato originale delle privatizzazioni all' italiana: anche Autostrade, come Telecom, è stata comprata a debito, attraverso una società-veicolo poi assorbita, con tutto il suo passivo, nella stessa azienda ceduta dallo Stato.
Dal 2001 al 2017, quindi, la società italiana ha incassato pedaggi per oltre 43 miliardi di euro, ma ha bruciato più di 7 miliardi (un sesto di tutti i redditi lordi) per ripagare i debiti bancari degli acquirenti privati. Dal 2012 comunque il gruppo Benetton, che oggi ha come capofila la società di famiglia Edizione srl di Ponzano Veneto, ha sempre pagato tutte le tasse in Italia.
il ponte di genova e le case sottostantiIL PONTE DI GENOVA E LE CASE SOTTOSTANTI
Nelle carte riservate dei paradisi fiscali, rivelate dal consorzio giornalistico Icij di cui fa parte l' Espresso, compaiono però altre società estere con il marchio Benetton. Ad Aruba, un' isola dei Caraibi sotto sovranità olandese, c' è una costellazione di offshore con la stessa denominazione del gruppo italiano e delle sue più celebri linee di abbigliamento.
ponte morandi a genovaPONTE MORANDI A GENOVA
"United Colors of Aruba NV Benetton" e "United Colors of Aruba" risultano attive fin dal 1990. Gli atti registrati ai Caraibi non rivelano i nomi degli azionisti, ma solo l' amministratore, Victor Nataf, che gestisce anche la "Undercolours Aruba" e altre compagnie con sigla italiana, come "Farfalla Nv". Il marchio veneto spunta anche in altre società di Aruba, gestite da un dirigente diverso, John Gerard Eman. Si chiamano "Keshet Alliance Nv Benetton" e "Keshet Alliance Nv Benetton Kids", sono state create nel 2012 e risultano anch' esse tuttora attive.
Il gruppo Benetton ha risposto alle domande dell' Espresso spiegando che tutte quelle offshore anonime sono dei rivenditori esterni. «Nessuna delle società elencate appartiene al gruppo Benetton. Si tratta di società costituite in loco dagli agenti o clienti che nei vari paesi acquistano e rivendono la merce con il marchio United Colors of Benetton.
Il modello Benetton si è sempre basato su una rete di agenti indipendenti e autonomi che lavorano in 120 paesi. La maggior parte dei clienti, rivenditori o agenti utilizza per le proprie società nomi che includono in un modo o nell' altro un riferimento a Benetton».

le macerie dopo il crollo del ponte morandi a genovaLE MACERIE DOPO IL CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA
La stessa risposta vale per la Mediterranean Fashiontrade Limited, creata nel 2009, attraverso lo studio Mossack Fonseca di Panama, per gestire «tutte le vendite di prodotti Benetton in Grecia e a Cipro». Questa offshore ha sede nell' isola di Man, ma fa capo a una tesoreria anonima, Figesta, collocata nelle isole Seychelles.
gilberto benettonGILBERTO BENETTON
Anche qui il titolare è misterioso: a rappresentarlo è un avvocato greco. Tocca quindi al gruppo italiano chiarire che la offshore di Man «appartiene all' ex agente Benetton per la Grecia, Sgombopoulos, ed è il veicolo da lui utilizzato per la gestione del proprio business: su questo soggetto il gruppo ha già subito una indagine penale, conclusasi con l' archiviazione». Risultato: «il gruppo Benetton da anni non ha più un agente in Grecia».
luciano benettonLUCIANO BENETTON
Diverso è il caso della Bristol Consulting Corp, creata il 25 settembre 2001 alle Isole Vergini Britanniche dalla filiale svizzera di Mossack Fonseca: come primo e unico amministratore è registrato Mauro Benetton.

La Bristol è stata chiusa tra novembre 2002 e aprile 2003, negli stessi mesi del famoso scudo fiscale di Berlusconi e Tremonti. L' azienda di Treviso oggi conferma che la Bristol faceva capo a quell' esponente della famiglia, ma precisa che era una sua società personale, che «non ha mai avuto alcun rapporto con il gruppo Benetton».
Fonte: qui

BENETTON, C'È UN DOSSIER SEGRETO DELLE BANCHE. DA USARE IN CASO DI REVOCA DELLA CONCESSIONE 

LA FAMIGLIA CADRÀ COMUNQUE IN PIEDI: PERDERE LE AUTOSTRADE NON PORTEREBBE AL DEFAULT DI ATLANTIA. 

E IL POSSIBILE INGRESSO DELLA CASSA DEPOSITI E PRESTITI SAREBBE PERFETTO: PACE COL GOVERNO E GARANZIA PER IL FUTURO. LO STATO NON AVREBBE NESSUN INCENTIVO A DANNEGGIARE UNA SOCIETÀ PARTECIPATA DAL TESORO…

Marco Antonellis per Dagospia

Ufficialmente non si può dire, ca va sans dire, ma i soliti bene informati giurano che nella capitale economica d'Italia, Milano, giri più di qualche dossier tra le principali banche d'affari, ovviamente in forma strettamente riservata, riguardante la possibile fuoriuscita dei Benetton dalla gestione delle autostrade italiane (se dovesse continuare lo scontro frontale con il Governo Conte e, soprattutto, se dovesse andare in porto la revoca della concessione).

Insomma, la famiglia Benetton starebbe valutando attentamente tutti i possibili scenari per capire quanto sarebbe possibile reggere ancora all'attacco del governo ma soprattutto come poter continuare, nello scenario peggiore, in caso di revoca della concessione sulla rete autostradale italiana.

E tutto sommato, spiegano fonti bancarie vicine al dossier, anche senza le autostrade del Belpaese "Atlantia potrebbe viaggiare a gonfie vele, comunque il gruppo non sarebbe a rischio default". Anche perché, si fa notare, oltre ai ricavi se ne andrebbero anche un bel po’ di debiti (che pesano parecchio su Autostrade per l'Italia).

Insomma, il gruppo di Ponzano Veneto potrebbe continuare a crescere e prosperare senza troppi problemi grazie alle numerose partecipazioni azionarie in aziende e società di mezzo mondo: aeroporti (Fiumicino, Ciampino e Nizza in Francia), concessioni autostradali (Cile, Brasile, Polonia, India, Polonia), la società di gestione dei Telepass, Pavimental, la società che gestisce il tunnel sotto la Manica 'EuroLink' e, ultima ma non ultima, la conquista della spagnola Abertis che gestisce autostrade nel cuore dell’Europa, Spagna e Francia. Insomma, sull'impero dei Benetton il sole sembra non tramontare mai.

E anche il possibile ingresso della Cassa Depositi e Prestiti in Atlantia è visto di buon occhio dalle parti di Ponzano Veneto tanto che c'è chi lo caldeggia apertamente. In una fase così delicata, spiegano fonti bancarie di alto rango, l'ingresso di Cdp sarebbe ossigeno puro per Atlantia, soprattutto dal punto di vista politico perché consentirebbe di mediare e migliorare i rapporti con il governo proprio ora, tra l'altro, che stanno per iniziare i processi.

Tutto ciò creerebbe i presupposti anche per trovare un accordo su tutte le altre spinose questioni aperte, dai rimborsi alla ricostruzione e la possibilità, in futuro, di disinnescare la revoca della concessione (sarebbe ben strano che lo Stato togliesse la concessione a se stesso, ovvero ad un’azienda partecipata dalla Cassa Depositi e Prestiti).

Insomma, per i Benetton l'ingresso di Cdp in Atlantia rappresenterebbe la fine dello scontro, l'uovo di Colombo, la soluzione a tutti i problemi. Per il governo significherebbe invece la ricerca di un compromesso. Il rischio, per entrambe le parti ma soprattutto per Di Maio e Salvini, è che sia la solita soluzione gattopardesca all'italiana: cambiare tutto per non cambiare niente.
LOGO ATLANTIALOGO ATLANTIA