9 dicembre forconi: pressioni
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mercoledì 3 aprile 2019

LE PRESSIONI DI DE VITO SUL M5S PER PILOTARE GLI APPALTI DI ROMA

NEI VERBALI DELL'INCHIESTA SU TOR DI VALLE ANCHE L'ITER "FACILITATO" PER I MERCATI GENERALI 

DALLE CARTE EMERGE IL RAPPORTO PROFESSIONALE TRA PARNASI E BERDINI 

SECONDO IL COSTRUTTORE UNA PARCELLA PAGATA A META’ HA SCATENATO L’AVVERSIONE DEL FUTURO ASSESSORE ALLO STADIO DELLA ROMA...

Valentina Errante per “il Messaggero”

MARCELLO DE VITOMARCELLO DE VITO
Pressioni, ingerenze. Nel groviglio che si era creato in Campidoglio è difficile distinguere tra gli interessi privati delle figure istituzionali e quelli pubblici. Le consulenze e gli incarichi da parte degli imprenditori avrebbero creato corridoi speciali per i progetti facendoli passare per scelte politiche. Così Marcello De Vito lavorava ai fianchi i suoi compagni di partito, per convincerli della bontà dei progetti.

E a sorpresa, dalle carte di due inchieste che inevitabilmente si intrecciano, emerge anche un vecchio rapporto professionale, tra un' azienda della famiglia Parnasi e l' ex assessore all' Urbanistica Paolo Berdini, nemico acerrimo del progetto Tor di Valle. Circostanze che confondono gli affari personali e l' interesse pubblico, almeno secondo Parnasi che sostiene che una parcella pagata a metà abbia scatenato l' avversione del futuro assessore.
MARCELLO DE VITO A REGINA COELIMARCELLO DE VITO A REGINA COELI

Non emerge con chiarezza, invece, come sia stato possibile che il progetto degli Ex Mercati generali, business dei fratelli Toti, non sia passato all' esame del Consiglio comunale, ma abbia ottenuto direttamente l' approvazione della giunta.

Non lo chiarisce neppure l' assessore all' Urbanistica, Luca Montuori, sentito subito dopo gli arresti, così come gli altri testi, interrogati dai pm Barbara Zuin e Luigia Spinelli dopo l' ennesimo terremoto nel pianeta Cinquestelle. Così come un doppio ruolo lo avrebbe svolto Luca Lanzalone, imputato per corruzione, al quale la sindaca suggeriva di mandare «tutto il materiale sui Mercati generali», almeno secondo il verbale della presidente della commissione Urbanistica.

MARCELLO DE VITO E VIRGINIA RAGGIMARCELLO DE VITO E VIRGINIA RAGGI
LE PRESSIONI 

È Alessandra Agnello, presidente della Commissione capitolina Lavori pubblici, sentita come testimone il 22 marzo, a raccontare alle pm Barbara Zuin e Luigia Spinelli delle pressioni di De Vito: «Con riferimento alla realizzazione del Nuovo stadio della Roma io ho avvertito un certo pressing da parte di De Vito. Notai che era particolarmente eccitato e sollecitava tutti ad andare avanti a votare favorevolmente». La consigliera del M5S ha aggiunto che, in occasione di una riunione di maggioranza preliminare alla delibera per la dichiarazione di pubblica utilità dell' opera, votò contro, «ma in sede consiliare mi sono adeguata alla maggioranza come da codice etico del Movimento. Nella riunione di maggioranza, effettivamente, De Vito era il più attivo per trascinare tutti a votare a favore. Rimasi colpita da questo atteggiamento, non mi vengono in mente altre riunioni nelle quali si fosse mostrato così determinato».
quando di battista raggi taverna di maio lombardi frongia e de vito chiedevano il carcere per marino con le arance in campidoglioQUANDO DI BATTISTA RAGGI TAVERNA DI MAIO LOMBARDI FRONGIA E DE VITO CHIEDEVANO IL CARCERE PER MARINO CON LE ARANCE IN CAMPIDOGLIOPARNASIPARNASI





CONSULENZE A BERDINI 

Nel groviglio di rapporti intrecciati è stato lo stesso Luca Parnasi a riferire ai pm di una vecchia ruggine tra lui e l' ex assessore all' Urbanistica Paolo Berdini, nemico numero uno del progetto stadio. Spiegando così - fatture alla mano - la netta opposizione dell' assessore, poi sostituito da Montuori, al progetto Tor di Valle. L' incarico di progettazione per una convenzione edilizia in via Laurentina tra Parsitalia e la Regione risaliva al 2005. Berdini, allora vicino a Rifondazione comunista, nel 2008 avrebbe percepito solo il 50 per cento dell' incarico, che ammontava a oltre 78mila euro, per il mancato conseguimento degli obiettivi.
MARCELLO DE VITO ROBERTA LOMBARDIMARCELLO DE VITO ROBERTA LOMBARDI

L'INCONTRO 

L' assessore Luca Montuori, invece ha ricordato come nel Consiglio comunale De Vito spingesse perché il progetto Mercati generali andasse avanti. «La prima volta in cui lui mi chiese di incontrare gli investitori nel progetto dei Mercati Generali - ha detto a verbale - io restai perplesso».

berdini.BERDINI.






L' assessore cerca poi di spiegare come la delibera venne votata in giunta: «Mi sono confrontato con il mio staff in merito alla competenza della Giunta o del Consiglio per l' approvazione del progetto. Mi sono confrontato soprattutto con il direttore del Dipartimento, Roberto Botta, i funzionari che si occupano delle concessioni, altri funzionari interni all' amministrazione esperti di convenzioni, con l' Avvocatura capitolina e poi, in particolare, con il Segretario Generale, Pietro Paolo Mileti e il Vice Segretario Maria Rosa Turchi». Mileti, interpellato sul punto dai pm, dice di non ricordare.

Fonte: qui

sabato 8 settembre 2018

PRENDONO IN GIRO TONINELLI PERCHÉ L'AISCAT SCRISSE A GENNAIO AL MINISTERO PER IMPEDIRE LA PUBBLICAZIONE DELLA CONCESSIONE, E LUI NON C'ERA: ''HA, HA, PRESSIONI A SUA INSAPUTA''

MA POVERI STOLTI, LO CAPITE CHE I DIRIGENTI E I TECNICI SONO GLI STESSI, E SOPRATTUTTO CHE LE PRESSIONI EBBERO SUCCESSO VISTO CHE DELRIO TENNE SECRETATE LE CLAUSOLE PIU' IMBARAZZANTI (PER IL GOVERNO PD) DEGLI ACCORDI CON BENETTON, GAVIO E COMPAGNI?

PRENDONO IN GIRO TONINELLI, MA SONO SCARSI SUL PIANO GIURIDICO (E LOGICO)
DANILO TONINELLIDANILO TONINELLI
Dagonota - L'opposizione in Italia certe volte i vaffanc*lo te li strappa dalle mani. Non c'è solo la questione di Conte e i suoi colloqui: ieri il 100% dei Twittaroli/Facebookoni gongolava linkando la risposta di Aiscat alle affermazioni di Toninelli: ''Le lettere al ministero sulle autostrade risalgono a gennaio e marzo 2018''. E tutti giù a ridere del fesso Danilo che subisce pressioni a sua insaputa.

Solo che i suddetti geni del retweet non si rendono conto di una cosa: un ministero non nasce e muore col ministro, ma è fatto di tecnici e dirigenti che c'erano prima e ci sono dopo il passaggio del singolo politico. L'ente con personalità giuridica è il Ministero, non il ministro. E questi tecnici e dirigenti potrebbero aver detto a Toninelli, nei giorni dopo il crollo di Genova: occhio, quelli delle autostrade ci diffidarono dal pubblicare i dati più rilevanti delle concessioni, minacciando l'ipotesi del reato di aggiotaggio.

PALENZONAPALENZONA
E, poveri stolti dell'opposizione, la prova sta nel fatto che Delrio, ministro all'epoca, pubblicò le convenzioni MANTENENDO SECRETATE TUTTE LE CLAUSOLE PIÙ IMPORTANTI. Dunque non solo le pressioni ci furono – e già questo è gravissimo – ma ebbero anche successo, visto che il ministro del Pd si fece scrupoli di diffondere i dettagli davvero rilevanti.


CROLLO PONTE: AISCAT, A MINISTERO RISPOSTE A GENNAIO
 (ANSA) - Aiscat ha risposto lo scorso gennaio (quando al ministero c'era Graziano Delrio ndr) "a seguito di richiesta di parere ricevuta dalla direzione del ministero illustrando la propria posizione" in merito alla pubblicazioni degli atti delle concessioni autostradali. E' quanto scrive l'associazione in una nota allegando le due lettere (del Mit e la propria) ribadendo quindi di non aver "mai esercitato pressioni nè sul ministro nè sul ministero".

oliviero toscani luciano benettonOLIVIERO TOSCANI LUCIANO BENETTON
Nella lettera (datata 11 gennaio 2018 mentre la richiesta del Mit era del 15 dicembre 2017) Aiscat rispondeva che dovevano essere pubblicati "unicamente i contratti di concessione e non anche i relativi allegati nel rispetto della normativa in materia di riservatezza, segreto commerciale e industriale". L'associazione richiamava esperienze di paesi europei "Francia, Grecia e Portogallo (diversamente da altri come Irlanda, Spagna, Polonia, Austria, Croazia e Slovenia). La pubblicazione degli allegati, affermava, "rischia di determinare danni all'attività imprenditoriale" mentre rimanevano "impregiudicate le autonome considerazioni di società" magari quotate in Borsa.
gilberto benettonGILBERTO BENETTON

Aiscat nella missiva firmata dal dg Massimo Schintu rilevava come il ministero "non sia tenuto alla pubblicazione della convenzione di concessione, degli atti aggiuntivi e relativi allegati in quanto non obbligato dalla normativa". Aiscat annunciava comunque la "disponibilità del comparto autostradale ad approfondire la questione assicurando la più completa collaborazione con l'amministrazione per garantire livelli di massima trasparenza" chiedendo quindi un incontro. L'associazione paventava il rischio di "danni anche rilevanti" all'attività imprenditoriale dalla diffusione al pubblico degli allegati e "rispetto a tale eventualità, le società concessionarie manifestano, tramite l'associazione, una ferma opposizione".

beniamino gavioBENIAMINO GAVIO
"Rimangono ovviamente impregiudicate - aggiungeva Aiscat - con particolare riferimento agli allegati, le eventuali ulteriori autonome considerazioni di ciascuna singola società anche in considerazione delle specificità dei relativi contenuti e delle differenti peculiarità societarie, con particolare riferimento, tra l'altro, alla natura pubblica o provata o all'essere o meno quotate in Borsa". Infine l'associazione sottolineava come "eventuali istanze di accesso civico qualora ricevute dal ministero, siano prontamente inoltrate alle singole società concessionarie al fine di consentire alle stesse di controdedurre nel pieno rispetto dei termini di legge e del diritto di difesa".


giovedì 6 settembre 2018

LE ''PRESSIONI'' SUBITE DA TONINELLI? HANNO UN NOME E COGNOME: FABRIZIO PALENZONA



L'EX CAMIONISTA POI BANCHIERE È ORA IL PRESIDENTE DI AISCAT, L'ASSOCIAZIONE CHE RIUNISCE I CONCESSIONARI DELLE AUTOSTRADE 

È STATA AISCAT A DIFFIDARE IL MINISTRO: PUBBLICARE IL TESTO DELLE RICCHE CONVENZIONI POTEVA FAR SCATTARE PER TONINELLI E I SUOI TECNICI IL REATO DI AGGIOTAGGIO. DELLA SERIE: CI HANNO PROVATO…

Andrea Pasqualetto per il Corriere della Sera

PALENZONAPALENZONA
La concessione, il segreto di Stato, il mistero. «Ho subito pressioni interne ed esterne perché non fosse pubblicata, quella concessione», aveva detto martedì a Montecitorio il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli sollevando un polverone. Le parole sono rimbalzate da Roma a Genova, dove la procura sta indagando sul crollo del ponte Morandi. Fra i documenti cardine dell' inchiesta c' è infatti proprio la Convenzione che stabilisce diritti e doveri delle parti, definendo canoni, formule di calcolo delle tariffe, garanzie patrimoniali, un complesso di regole considerate «segreti di Stato» che lo scorso mese la stessa Autostrade ha pubblicato, giocando d' anticipo.

DANILO TONINELLIDANILO TONINELLI
I pm la stanno studiando per capire se lì dentro si nasconde la ragione di certe scelte fatte dal concessionario rispetto al ponte Morandi e riguardanti in particolare il progetto di potenziamento strutturale degli stralli approvato dal cda e mai realizzato. «Potremmo sentire il ministro ma anche no, lo decideranno i pm», ha detto il procuratore capo Francesco Cozzi.

La domanda è naturalmente quella: chi c' era dietro alle «pressioni» di cui parla Toninelli? «Sulla mia scrivania sono arrivati documenti da parte di Aiscat (l' associazione italiana società concessionarie autostrade e trafori, ndr) - ha spiegato il ministro durante la trasmissione In onda su La7 -. Dicevano che se pubblicavo potevo incorrere nel reato di aggiotaggio... I dirigenti del ministero avevano paura».

gilberto benettonGILBERTO BENETTON
I toni danno l' idea dello scontro in atto fra Ministero e Autostrade, due colossi accomunati in queste ore dall' apprensione per la lista consegnata nei giorni scorsi in procura dalla Guardia di Finanza, dove figurano una trentina fra dirigenti, manager, funzionari e tecnici. Gli inquirenti stanno valutando chi, fra questi nomi, iscrivere nel registro degli indagati in vista dell' incidente probatorio.

Nel contempo cercano tracce di eventuali allarmi inascoltati sulla possibilità di cedimento strutturale del ponte. Nei documenti ufficiali nessuno ha mai scritto chiaramente di rischio crollo, né di pericolosità del Morandi. Per questa ragione gli investigatori hanno iniziato a passare al setaccio quelli non ufficiali, scambi di messaggi e chat. Ed è da questa indagine che sono spuntati alcuni messaggi WhatsApp giudicati molto interessanti. Si parla delle criticità del ponte e sono stati inviati da dipendenti del gruppo Autostrade, ai quali la Guardia di Finanza aveva sequestrato le memorie dei telefonini.

gian maria gros pietro beniamino gavioGIAN MARIA GROS PIETRO BENIAMINO GAVIO
Di sicurezza parlò anche l' amministratore delegato Giovanni Castellucci, nel cda del 12 ottobre 2017 che votò l' intervento di retrofitting strutturale sul Morandi. La sintesi di quel consiglio è in un verbale al vaglio dei magistrati. Castellucci ricordò a tutti che la sicurezza «ha la necessità e priorità assoluta sulla viabilità». Qualcuno, evidentemente, aveva sollevato il problema, in quella stanza dei bottoni.

Per Autostrade non c' è solo la grana di Genova. Anche ad Avellino, nell' ambito del processo sulla tragedia del bus precipitato da un viadotto dell' A16 (40 morti) il 28 luglio del 2013, si punta il dito contro una presunta mancata manutenzione da parte del concessionario.

Fonte: qui

TRAVAGLIO CONTRO I 5STELLE! - “QUESTA VOLTA HA RAGIONE IL PD: IL MINISTRO TONINELLI NON PUÒ PARLARE DI "PRESSIONI INTERNE ED ESTERNE" CONTRO LA SACROSANTA REVOCA DELLA CONCESSIONE AD AUTOSTRADE, E POI TACERE”

“DI QUELLE PRESSIONI DEVE ANZITUTTO INDICARE GLI AUTORI E IL CONTENUTO. SE SI È TRATTATO DI AMOREVOLI CONSIGLI VERBALI PER DISSUADERLO. SE INVECE SI È TRATTATO DI PRESSIONI VERE E PROPRIE…”

MARCO TRAVAGLIOMARCO TRAVAGLIO
Da Repubblica - Il ministro Danilo Toninelli la butta lì: un'accusa tra le altre. Dice di avere desecretato gli atti sulle concessioni a Autostrade dopo il crollo del Ponte sul Polcevera a Genova, "nonostante le pressioni interne ed esterne" subite. Parole che non possono scorrere via nel rumore della polemica politica. Le pressioni, forse le minacce, comunque gli avvertimenti sono un reato e come tale il ministro dovrebbe denunciarlo ai magistrati.

Marco Travaglio per il Fatto Quotidiano -ESTRATTO
toninelliTONINELLI
Questa volta ha ragione il Pd: il ministro delle Infrastrutture e Trasporti Danilo Toninelli (5Stelle) non può parlare di "pressioni interne ed esterne", cioè dal suo stesso ministero e dalla società Autostrade per l' Italia, contro la sacrosanta revoca della concessione, e poi tacere.

Di quelle pressioni deve anzitutto indicare gli autori e il contenuto. Se si è trattato di amorevoli consigli verbali per dissuaderlo dal proposito assunto dall' intero governo, premier Conte in primis, chi glieli ha rivolti dal suo dicastero dev' essere immediatamente rimosso, mentre per Autostrade il problema non dovrebbe porsi, visto che come concessionaria ha i mesi contati.

toninelli ai funerali per le vittime del crollo del ponte a genovaTONINELLI AI FUNERALI PER LE VITTIME DEL CROLLO DEL PONTE A GENOVA
Se invece si è trattato di pressioni vere e proprie, magari accompagnate da minacce di ritorsioni, il Codice penale le punisce con precise fattispecie di reato fino alla "violenza o minaccia a corpo politico" (art. 338 Cp, lo stesso che è appena costato pesanti condanne in primo grado agli imputati del processo sulla trattativa Stato-mafia): in questo caso, dopo la doverosa denuncia in Parlamento, Toninelli dovrebbe precipitarsi alla Procura della Repubblica con un esposto corredato di nomi e i cognomi.

L' unica cosa che non può e non deve accadere è quello che succedeva in passato, prima dell' avvento del cosiddetto "governo del cambiamento": il politico che lancia il sasso e nasconde la mano e il caso che finisce a tarallucci e vino, senza colpevoli né innocenti.

Fonte: qui

martedì 27 marzo 2018

CAPITALISTI COI CAPITALI DEGLI ALTRI - LUIGI ABETE: LA GUARDIA DI FINANZA INDAGA SUL FINANZIAMENTO DA PARTE DI BNL (DI CUI È PRESIDENTE) DEI CINECITTÀ STUDIOS (DI CUI È AZIONISTA)

IN PARTICOLARE, UN PRESTITO DA 15 MILIONI CONCESSO IN SOLE 7 ORE 

UN DIRIGENTE AL TELEFONO: ‘TI RENDI CONTO? HO FATTO DELIBERARE TUTTO IN 7 ORE. CIOÈ, NON ESISTE, DI SOLITO CI VOGLIONO 7 MESI…’


Luigi Abete e le pressioni per far finanziare da BNL, di cui è presidente, l'acquisto di una sua azienda, Cinecittà Studios. A raccontare la vicenda è un'inchiesta della Guardia di Finanza (Abete non è indagato) coordinata dalla Procura di Bari. E' possibile ottenere da una banca un prestito da 15 milioni di euro in 7 ore? Sì, soprattutto se si è i presidenti di quella banca, scrive Repubblica. L'indagine nasce per caso ascoltando al telefono un dirigente della banca Giuseppe Pignataro, ora interdetto dai magistrati pugliesi per il suo comportamento nella questione delle Ferrovie Sud Est.

luigi abete diego della valle alessandro profumo andrea della valleLUIGI ABETE DIEGO DELLA VALLE ALESSANDRO PROFUMO ANDREA DELLA VALLE
Il 30 giugno 2017 Pignataro riceve una telefonata di Luigi Abete: si parla della vendita all'Istituto Luce di un ramo di azienda di Cinecittà Studios, società partecipata da Italian Entertainment Group Spa, riconducibile ad Abete. Per procedere al finanziamento, che è previsto dal decreto milleproroghe, l'Istituto Luce ha chiesto un anticipo alla BNL, proprio la banca che ha in pegno il capitale sociale di Cinecittà Studios. Come spiega ancora Repubblica, la società di Abete, infatti, è in crisi ed è esposta proprio con la banca BNL. In sostanza, quindi, BNL dovrebbe finanziare Istituto Luce per rientrare di un proprio credito con l'azienda del suo presidente.

diego della valle luigi abeteDIEGO DELLA VALLE LUIGI ABETE
Un pasticcio, tanto che fino alla mattina del 30 giugno la burocrazia della banca fa resistenza, non procedendo a deliberare il finanziamento. Si vuole procedere con prudenza per un potenziale conflitto di interessi. Esiste poi anche un secondo problema sulla natura dell'operazione, visto che il finanziamento c'è, ma manca il decreto attuativo che di fatto lo concede. Pignataro inizia però una serie di telefonate con i dirigenti della banca, una trentina almeno, fatte tutte in un pomeriggio, per cercare di sbloccare l'operazione. Cosa che alla fine gli riesce.

"Ti rendi conto? In sette ore ho fatto deliberare tutto", dice la sera al telefono con un amico. "E tu sai cosa significa da noi deliberare in 7 ore, no? cioè, non esiste ci vogliono sette mesi anche per pratiche semplici. Un'operazione da quindici milioni, eh! (...) Praticamente ho smosso mezza banca, per non dire tutta la banca. Se andava a Parigi erano cazzi!". Bnp Paribas ha acquisito la banca nel 2006, spiega Repubblica. Quando l'a.d. di Bnl Andrea Munari viene a conoscenza dell'operazione non la prende bene e chiede una relazione dettagliatissima. "Le procedure interne sono state regolari e sono stati rispettati tutti i nostri protocolli interni", fanno sapere ora da Bnl.

Fonte: qui