9 dicembre forconi: PRESIDENTE
Visualizzazione post con etichetta PRESIDENTE. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta PRESIDENTE. Mostra tutti i post

martedì 17 dicembre 2019

“SE I MINISTRI SONO COLPEVOLI DI CORRUZIONE VANNO TORTURATI”

IL PRESIDENTE DEL BRASILE, JAIR BOLSONARO, HA LA SUA RICETTA PER TENERE LE “MANI PULITE” ALL’ESECUTIVO: “DOVE VI È GOVERNO VI PUÒ ESSERE CORRUZIONE. IN QUESTO CASO APPENDEREMO IL COLPEVOLE AL 'PAU DE ARARA'” 
COS’E’? UN METODO DI TORTURA USATO DURANTE LA DITTATURA MILITARE PER APPENDERE A TESTA IN GIÙ I PRIGIONIERI E SOTTOPORLI A SCARICHE ELETTRICHE…

jair bolsonaroJAIR BOLSONARO
Il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, ha suggerito che i ministri del suo governo vengano torturati nel caso si rendano colpevoli di corruzione. "Il Brasile sta cambiando, ma è possibile che ci sia corruzione. Dove vi è governo vi può essere corruzione. In questo caso appenderemo il ministro al 'pau de arara', sempre se avrà qualche responsabilità, ovviamente", ha detto Bolsonaro, riferendosi ad un metodo di tortura usato durante la dittatura militare per appendere a testa in giù i prigionieri e sottoporli a scariche elettriche.
Bolsonaro non ha fatto nomi ma le sue parole sono arrivate dopo che è stata aperta una indagine per corruzione contro il suo ministro del Turismo, Alvaro Antonio. Fonte: qui

lunedì 25 novembre 2019

“DOBBIAMO SOLO SCEGLIERE SE ESSERE SPIATI DAGLI STATUNITENSI O DAI CINESI”

IN AUDIZIONE ALLA CAMERA IL PRESIDENTE DI AGCOM ANGELO MARCELLO CARDANI HA DEFINITO LA SICUREZZA DEL 5G COME “UN PROBLEMA INSOLUBILE” 
MA FARE DI CINA E STATI UNITI UN UNICO FASCIO QUANDO SI PARLA DI INFRASTRUTTURE SENSIBILI È UN AZZARDO. SOPRATTUTTO PERCHÉ PECHINO È UN REGIME AUTORITARIO E GLI USA SONO UNA DEMOCRAZIA. 
Mattia Soldi per www.formiche.net

Angelo Marcello CardaniANGELO MARCELLO CARDANI
“Dobbiamo solo scegliere se essere spiati dagli statunitensi o dai cinesi”. A dirlo è il presidente di Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) Angelo Marcello Cardani. In un’audizione alla commissione Trasporti della Camera, l’ex braccio destro di Mario Monti alla Commissione Ue, ormai in scadenza di mandato alla guida dell’autorità, ha risposto così ai parlamentari che gli chiedevano come risolvere il problema della sicurezza della rete 5G. “Credo che sia un problema sostanzialmente insolubile” ha chiosato. Dopotutto, è la sua tesi, meglio rassegnarsi all’idea di essere spiati. Che sia la Cina o gli Stati Uniti cambia poco, in fondo, “questo è un mercato internazionale e il nostro Paese non ha le capacità di farsi isola e operare da solo”.
huawei a shenzhen 1HUAWEI A SHENZHEN 

Parole che sorprendono soprattutto perché provengono da un’autorità pubblica. Fare di Cina e Stati Uniti un unico fascio quando si parla di infrastrutture sensibili è un azzardo. L’invito ad accettare pacificamente di venire controllati dall’estero da chi ricopre il ruolo di “garante delle comunicazioni” è poi il colmo.
LA GUERRA DI DONALD TRUMP A HUAWEILA GUERRA DI DONALD TRUMP A HUAWEI

L’Agcom è membro di primo piano dell’Erga (European Regulators Group for Audiovisual Media Services), il gruppo che consiglia la Commissione Ue sulle direttive in materia. La quale Commissione ha da poco pubblicato un esaustivo rapporto su sicurezza e 5G sottoscritto da 28 Paesi Ue in cui la differenza fra “essere spiati dagli statunitensi o dai cinesi” è spiegata alla perfezione, col tono diplomatico che conviene a un simile documento.
zte huaweiZTE HUAWEI

luigi di maio xi jinpingLUIGI DI MAIO XI JINPING
Rompendo mesi di indugi, l’organo esecutivo dell’Ue ha messo in guardia gli Stati membri dall’affidare la rete 5G ad aziende che presentino “un forte legame” con Stati “dove non ci sono controlli legislativi o democratici né altri equilibri”, perché il rischio, tanto più se si mette in mano la banda larga a un singolo fornitore, è quello di finire sotto “una prolungata pressione di mercato, che sia dovuta a un fallimento commerciale, o a una fusione o acquisizione forzata o alla sottoposizione a sanzioni”. Riferimenti, hanno concluso schiere di analisti che hanno visionato il documento, certamente indirizzati al governo cinese, il cui modus operandi coincide in pieno con quello descritto.
xi jinpingXI JINPING

angelo maria cardaniANGELO MARIA CARDANI
“I servizi inglesi ritengono di potersi fidare” ha aggiunto Cardani in audizione, con un rimando non velato al via libera del Regno Unito alla partecipazione di Huawei e altre aziende cinesi ai bandi per costruire la rete 5G. Peccato che Londra si occupi da dieci anni del dossier, tanto che oltremanica Huawei è stata costretta a mettere in piedi il Cyber Security Evaluation Center dove lavora a stretto giro con tecnici del governo e con gli stessi Servizi.

conte xi jinpingCONTE XI JINPING
I Servizi italiani, invece, l’allerta cinese sulla sicurezza del 5G l’hanno lanciata da anni. E, a giudicare dai rapporti del Dis (Dipartimento per l’informazione e la sicurezza) susseguitesi nell’ultimo decennio, essere “spiati dai cinesi o dagli statunitensi” non è esattamente la stessa cosa. Tant’è che i campanelli d’allarme degli 007 italiani sono sempre suonati nei confronti di Huawei, azienda ritenuta alle dipendenze del governo comunista cinese e accusata da decine di report dei servizi di intelligence occidentali di spionaggio industriale. Quando l’Agcom mette sullo stesso piano Cina e Stati Uniti è bene ricordare che è un’autorità indipendente, dalla Commissione Ue, e anche dal Dis. Ma non dal buonsenso.

Fonte: qui

mercoledì 26 giugno 2019

NUOVO COLPO ALLA 'NDRANGHETA IN EMILIA, ARRESTATO IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI PIACENZA GIUSEPPE CARUSO (FRATELLI D'ITALIA)

16 LE MISURE CAUTELARI EMESSE NEI CONFRONTI DI PRESUNTI APPARTENENTI ALLA FAMIGLIA GRANDE ARACRI DI CUTRO: SALVINI: "AVANTI TUTTA CONTRO I CLAN"
Da ansa.it

giuseppe carusoGIUSEPPE CARUSO
Nuovo colpo alla 'ndrangheta in Emilia Romagna: la polizia sta eseguendo una serie di misure cautelari nei confronti di presunti appartenenti alle cosche che da tempo operano nella regione e storicamente legate ai Grande Aracri di Cutro. Sono anche in corso un centinaio di perquisizione in tutta Italia nei confronti di soggetti che, pur non essendo destinatari della misura cautelare, sono comunque risultati collegati alla cosca. 
giuseppe carusoGIUSEPPE CARUSO
Le indagini nei confronti dei presunti appartenenti alle famiglie di 'ndrangheta sono state coordinate dal Servizio centrale operativo (Sco) della Polizia e condotte dalla Squadra mobile di Bologna in collaborazione con quelle di Parma, Reggio Emilia e Piacenza. Gli arrestati sono accusati di associazione di stampo mafioso, estorsione, tentata estorsione, trasferimento fraudolento di valori, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, danneggiamento e truffa aggravata. Per eseguire le misure cautelari sono impegnati oltre 300 agenti.
Tra i destinatari delle misure, anche il presidente del Consiglio comunale di Piacenza, Giuseppe Caruso. Secondo gli investigatori della Polizia, sarebbe parte integrante dell'organizzazione criminale che operava tra le province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza e che aveva ai vertici soggetti considerati di primo piano come Salvatore Grande Aracri, Francesco Grande Aracri e Paolo Grande Aracri, anche'essi arrestati a Brescello, nel Reggiano. 

sabato 13 aprile 2019

ARRESTI NEL PD, TREMA LA GIUNTA UMBRA!

AI DOMICILIARI IL SEGRETARIO REGIONALE GIAMPIERO BOCCI E L’ASSESSORE ALLA SANITÀ LUCA BARBERINI 
INDAGATA LA PRESIDENTE CATIUSCIA MARINI 
L’ACCUSA? AVER CREATO UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE PER TRUCCARE E CONDIZIONARE LE ASSUNZIONI NEGLI OSPEDALI 
ALMENO 8 I CONCORSI TAROCCATI 
LE INTERCETTAZIONI: "QUELLI CHE MI HAI DATO TE LI HO DATI TUTTI IL MASSIMO..." 
ZINGARETTI HA SUBITO COMMISSARIATO LA FEDERAZIONE LOCALE…
Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera”

Un'associazione a delinquere per truccare e condizionare le assunzioni negli ospedali, piegandole alle richieste dei politici locali. L'avevano messa in piedi, secondo l'accusa della Procura di Perugia, il direttore generale della Azienda ospedaliera umbra Emilio Duca, il direttore amministrativo Maurizio Valorosi e altri complici.
CATIUSCIA MARINI E GIANPIERO BOCCICATIUSCIA MARINI E GIANPIERO BOCCI

Ma dietro ci sarebbero state le pressioni della presidente della Regione Catiuscia Marini, dell' assessore alla Salute Luca Barberini e del segretario del Partito democratico umbro (nonché ex deputato e sottosegretario al ministero dell' Interno) Giampiero Bocci. Barberini e Bocci sono ora agli arresti domiciliari come Duca e Valorosi, mentre la presidente Marini è indagata per concorso in abuso d' ufficio, rivelazione di segreto e falso.

LUCA BARBERINILUCA BARBERINI

Un terremoto giudiziario che fa tremare il governo della Regione e la politica del Pd in Umbria. Ieri gli ufficiali della Guardia di finanza hanno perquisito gli uffici della presidente Marini che si è detta «tranquilla e fiduciosa nell' operato della magistratura».

Il neo-segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha già commissariato la federazione locale.
In attesa delle versioni degli inquisiti, le carte dell' accusa raccontano di un «efficiente e solido sistema clientelare», fondato su una «prolungata e abituale attività illecita» per pilotare i concorsi dell' azienda ospedaliera. Almeno 8 sono i concorsi manipolati individuati dagli investigatori delle Fiamme gialle e dai pm guidati dal procuratore Luigi De Ficchy, che grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali hanno seguito quasi in diretta le assegnazioni dei posti ai candidati indicati dai politici Bocci, Barberini e Marini. Grazie ai dirigenti ospedalieri che li informavano prima sul contenuto delle prove d' esame e poi aggiustavano i punteggi a loro favore.

«Gli porto su le domande, sennò come fa?», diceva, prima di andare in consiglio regionale, il direttore Duca. Al quale una componente della commissione d' esame confidava: «Quelli che mi hai dato te (i nomi dei candidati, ndr ) li ho dati tutti il massimo...».
nicola zingarettiNICOLA ZINGARETTI

Dopodiché si giustificava con un primario dispiaciuto per il piazzamento di due infermiere: «Ma non te sto a dire... erano tanti da sistema'». Per l' assunzione di quattro assistenti contabili, Duca e Valorosi si sono trovati a dover assecondare le raccomandazioni dell' assessore Barberini e di Bocci, ma anche della nipote di un dirigente regionale del Pd e della presidente Marini.

Dalle intercettazioni del 9 maggio 2018, infatti, risulta che il direttore abbia promesso di consegnare le tracce della prova scritta al vicepresidente del consiglio regionale Alvaro Mirabassi e a Bocci, dopodiché incontra la presidente della Regione: «Qui ce so le domande, tra quelle lì... sta tranquilla», le dice, e secondo gli inquirenti «consegna un foglio al di lei segretario, Valentino Valentini, al quale viene affidato il compito di portarlo a una donna».

Era la favorita della governatrice, che assieme ai nomi dei segnalati dagli altri politici figurerà nelle prime quattro posizioni. Gli stessi aiuti vengono garantiti anche per le prove pratiche e orali, in particolari alla candidata di Bocci. «Era andato da Bocci per scrivergli un po' d' appunti per 'sta ragazza», dice Duca, mentre Valorosi riferisce: «Messaggio da Bocci: vuole gli orali, le domande orali». Alla presidente della commissione Duca raccomanda di «portare avanti le persone raccomandate da Bocci, Barberini e Marini, e dunque di "gonfiare" in particolare la valutazione di una delle candidate».

LUCA BARBERINILUCA BARBERINI
Per un candidato meritevole ma «non segnalato» si riserva un posto futuro, mentre per la nomina del direttore della Struttura di anestesia vengono abbassati i punteggi di un «esterno» sperando che non si presenti (come avverrà), e alzati quelli del favorito da Bocci: «Ci puoi anche mettere mezzo punto in più per avvicinarlo a questo, che tanto non ci sarà, e dopo lo porti a 39!». Conclusione del giudice: «L' intera procedura verrà svuotata di ogni valenza in quanto gli indagati ne decideranno le sorti in maniera del tutto indipendente da ogni valutazione di merito».

Fonte: qui

ECCO COME VENIVANO TRUCCATI I CONCORSI NELLA SANITA’ IN UMBRIA 
UN SISTEMA DI PRESSIONI DI CURIA, MASSONI, POLITICI 
LO SCONTRO TRA LE DUE ANIME DEL PD LOCALE, IL TRUCCO DELLE COMMISSIONI “PILOTATE”, GLI AIUTINI AI SEGNALATI E ALLE AMANTI 
LA RITORSIONE CONTRO LA PEDIATRA CHE VOLEVA VEDERCI CHIARO: “A QUELLA DOBBIAMO DARE UNA BASTONATA…”
PERUGIA, LO SFOGO NELLE INTERCETTAZIONI: GIUNTA, CURIA E MASSONI NON MI MOLLANO
Giovanni Bianconi per il “Corriere della Sera”

Nel sistema delle assunzioni pilotate, anche chi alla prova d'esame faceva «scena muta» poteva avere delle chance . Il direttore amministrativo dell' Azienda ospedaliera perugina Maurizio Valorosi s'era messo a disposizione del politico che aveva raccomandato la candidata da respingere, Gianpiero Bocci.
CATIUSCIA MARINICATIUSCIA MARINI

«Gli ho detto "Gianpiero, io se tu dici che è una questione vitale... da quanto vedo c'ha delle difficoltà"», raccontava al direttore generale Emilio Duca. Ma Bocci non insisté: «Non è una questione di vita o di morte... Ho capito, insomma, che sì, interessava, però fino a un certo punto... e allora meglio prendere due buoni».

Ora che sono tutti agli arresti domiciliari (Duca, Valorosi, l'ormai ex segretario regionale del Pd Bocci e l' altrettanto ex assessore regionale alla Sanità Luca Barberini), emergono i retroscena delle trame per truccare i concorsi raccontati dagli stessi protagonisti. Che si arrabattavano per «contemperare l' onestà intellettuale, l' attenzione ai nostri amministratori, ma anche il funzionamento dell' azienda», confidava Duca.

LUCA BARBERINILUCA BARBERINI
Per il giudice che ha ordinato gli arresti è la dimostrazione di un «meccanismo clientelare diffusissimo», alimentato con «prassi illecite ben tollerate da tutto l' ambiente», del quale «gli stessi indagati sembrano essere dei semplici ingranaggi». Al punto che Duca quasi si lamentava di non riuscire a scrollarsi di dosso «le sollecitazioni dei massimi vertici di questa regione a tutti i livelli... ecclesiastici - omissis - ecumenici, politici, tecnici... Tra la massoneria, la giunta e la curia - omissis - non me danno tregua».

Secondo la Procura dietro il «sistema» c' era una vera e propria associazione a delinquere, ma il giudice delle indagini preliminari non la vede allo stesso modo. Perché, sostiene, «dovrebbe ricomprendere i referenti politici, che incidono pesantemente nelle procedure di selezione sia del personale infermieristico che medico». I pubblici ministeri, invece, per ora li hanno lasciati fuori dalla presunta «consorteria criminale».

Ma al di là dei reati contestati, l'indagine che scuote alle fondamenta la Giunta e il Partito democratico dell' Umbria ha scoperchiato un sistema di potere dentro il quale si specchiano due fazioni interne al Pd e al governo regionale, da sempre in lotta tra loro. Nel corso di Perugia se ne parla nei crocchi e ai tavolini dei bar. È come se la magistratura avesse gridato alla città che il re è nudo, e in questo caso la verità conosciuta da tutti ma da tutti taciuta è lo scontro intestino tra l'anima ex democristiana della Margherita (rappresentata da Bocci e Barberini) e quella ex comunista dei ds, di cui è espressione la presidente della Regione Catiuscia Marini.
CATIUSCIA MARINI E GIANPIERO BOCCICATIUSCIA MARINI E GIANPIERO BOCCI

Con Bocci si scontrò alle primarie, lo sconfitto si trasferì alla Camera e al sottogoverno nazionale (sottosegretario all' Interno), ma qui è rimasto saldamente agganciato a un pezzo di governo e di amministrazione del consenso. Quando nel 2016 la presidente nominò Duca alla guida dell'Azienda ospedaliera di Perugia, il suo fedelissimo Barberini si dimise dall' assessorato: lui e Bocci sponsorizzavano Valorosi, rimasto nella carica di direttore amministrativo. Poi la protesta rientrò, e dalle intercettazioni sembrerebbe che la convivenza proseguì grazie alla gestione clientelare delle assunzioni, con la spartizione dei posti da assegnare grazie ai concorsi truccati.

LUCA BARBERINILUCA BARBERINI
Quando s' è trattato di eleggere il segretario regionale, dopo la sconfitta alle elezioni politiche che ha contribuito a scolorire l'Umbria rendendola sempre meno rossa, Bocci s' è candidato alle primarie contro Walter Verini, il deputato scelto da Zingaretti per commissariare il partito dopo gli arresti.

«Io e Bocci non siamo la stessa cosa - dichiarò Verini all' epoca -, io non ho mai avuto un candidato per una Asl, e quando sento dire "i miei" penso ai familiari, non alle truppe nel partito». Nei gazebo vinse Bocci, quattro mesi dopo è lui a guidare il Pd, ma ancora una volta sono arrivati prima i magistrati.

«L' inchiesta farà il suo corso, però è chiaro che un sistema di governo che pure ha prodotto risultati positivi e importanti si mostra logoro, chiuso e autoreferenziale - dice Verini nella sede del partito dopo aver diretto la prima riunione di ciò che resta della segreteria -. Io credo che abbiamo gli anticorpi per risollevarci, ma se non lo facciamo in fretta lasceremo campo libero alla Lega, oltre che alla magistratura».

Catiuscia MariniCATIUSCIA MARINI
Salvini ha già chiesto elezioni anticipate per la Regione, ma la ministra 5 Stelle Giulia Grillo lo ha stoppato: «Nessun sciacallaggio». Il 26 maggio qui si voterà per il Parlamento europeo ma anche per il sindaco. Per provare a riprendersi la città ceduta cinque anni fa al candidato di Forza Italia Andrea Romizi, il Partito democratico ha evitato di dilaniarsi alle primarie scegliendo il giornalista tv Giuliano Giubilei, che ora per provare ad arrivare al ballottaggio dovrà saltare anche l' ostacolo di questa inchiesta giudiziaria.

Che rischia di avere conseguenze pure su altri confronti e conflitti di potere e sottopotere, dove gli sfidanti fanno capo sempre agli stessi schieramenti. Come nella imminente scelta del rettore dell' università; i due candidati con maggiori possibilità si portano addosso le rispettive sponsorizzazioni di Bocci e Marini. Anche se c' entrano nulla con l' indagine, entrambi temono di uscirne azzoppati. Perché a prescindere dai reati, è un sistema di potere a ritrovarsi sotto accusa.
GIANPIERO BOCCIGIANPIERO BOCCI

COSÌ SILURARONO LA PEDIATRA ONESTA «A QUELLA DAREMO UNA BASTONATA»
Luca Benedetti Michele Milletti per “il Messaggero”

Nell' inchiesta su sanità e favori che ha messo in ginocchio il Pd umbro e fatto vacillare la giunta regionale con arresti e indagati, c' erano i favoriti e i nemici. E i nemici sono quelli che si opponevano a quel sistema che per la Procura si basava su un «muro di omertà».
«Una bastonata, di quelle forti, che si fa male», è l'indicazione che il direttore amministrativo dell' azienda ospedaliera perugina, Maurizio Valorosi (ai domiciliari) chiede di dare alla professoressa Susanna Esposito, primario di Clinica Pediatrica. Lo chiede a Diamante Pacchiarini (direttore sanitario, indagato).

La Esposito nel maggio dell'anno scorso ha presentato un esposto in Procura per segnalare criticità e anomalie. L'anomalia era la presenza a reparto di un professore di geriatria medica parcheggiato a Pediatria dal 2015. Due anni dopo la scheda di valutazione firmata dalla Esposito è stata positiva, ma la professoressa ha spiegato in Procura che lo aveva fatto «solo perché pressata (anche con minacce di conseguenti provvedimenti disciplinari in caso contrario) dalla dirigenza amministrativa....».
Catiuscia MariniCATIUSCIA MARINI

In effetti l'Esposito viene bastonata: sospesa per quattro mesi e multata di 350 euro. «Tu controlla i tabulati orari...Diamà, fatti mandare i tabulati orari dell' ultimo anno e mezzo», dice il direttore generale Emilio Duca (da venerdì mattina ai domiciliari) perché la Esposito viene inchiodata alla sospensione e alla multa controllando al millimetro le presenze a reparto. Ma, scrive il gip, facendo anche scadere i termini perentori di 30 giorni per iniziare il provvedimento disciplinare.

IL TRUCCO DELLE COMMISSIONI
Il sistema prevedeva l' aiutino ai segnalati, agli amici e anche alle amanti. Per farlo funzionare c' era un passaggio chiave: la formazione delle commissioni dei concorsi. Per esempio per il concorso di dirigente sanitario biologico un primario segnala un membro «affidabile». Il dg Duca spiega che il terzo membro della commissione va sorteggiato. E l' unica strada per mettere un amico è fare in modo che al sorteggio pubblico non si presenti nessuno.

LUCA BARBERINILUCA BARBERINI
Ecco cosa ascolta da Duca la Finanza: «É stato detto che il giorno ultimo quando scade, presso i locali della Direzione del personale verrà praticato il sorteggio...di norma non viene nessuno...se non c' è nessuno e l'Ufficio personale se la sente dice: abbiamo sorteggiato...guarda caso è passato...». Anche un altro primario spinge per un membro di commissione amico. E Duca spiega: «Vediamo se io riesco, detto tra noi, a trovare una soluzione qua con l' estrattore».

TUTTI CHIEDEVANO PIACERI
Il dg Duca è l'uomo chiave dell' inchiesta. Per la Procura l'uomo del sistema e l'uomo che non può dire no al sistema. C'è da scegliere il primario di Gastroenterologia e lui, al telefono, si sfoga così per una impasse ancora irrisolta: «La gastro va chiusa...vanno rinchiusi in galera tutti (omissis)...non riesco a togliermi le sollecitazioni dei massimi vertici di questa regione a tutti i livelli...ecclesiastici(omissis) ecumenici, politici, tecnici. Se no a st' ora c' avevo messo le mani sulla gastro altro che disposizioni di servizio dell' altra volta; tra la massoneria, la curia e la giunta-omissis-non me danno tregua. E la Calabria Unita...(omissis)».

GIANPIERO BOCCI - LUCA BARBERINIGIANPIERO BOCCI - LUCA BARBERINI
Duca si sfoga, ma dice di aver capito quando Valorosi lo richiama all' ordine per far ricapitare le domande per gli orali di un concorso. Valorosi: «Messaggio da Bocci...vuole gli orali, le domande orali. Duca: «Ho capito». Gianpiero Bocci al momento dell' intercettazione, maggio 2018, sta passando le ultime ore al Viminale come sottosegretario all' Interno del governo Gentiloni. Ai domiciliari finirà da segretario regionale del Pd.

Fonte: qui

NELL’INCHIESTA SULLA SANITÀ IN UMBRIA SPUNTANO ANCHE RAPPORTI SESSUALI IN UFFICIO CON UNA CANDIDATA POI SELEZIONATA PER IL POSTO DA DIRIGENTE A TEMPO DETERMINATO PER IL SERVIZIO PROGRAMMAZIONE ECONOMICA-FINANZIARIA 
LA CONTESTAZIONE A EMILIO DUCA: “I DUE INTERLOCUTORI SI SCAMBIANO EFFUSIONI E HANNO UN RAPPORTO SESSUALE”

EMILIO DUCAEMILIO DUCA
«Il problema è che dico all’assessore. gli dico “guarda noi, io so’ riuscito a fa tutto sabato perché in verità mi sono dovuto anche prostituire perché, capisci anche l’imbarazzo visto dalla Mecocci (Patrizia, docente e direttore della Scuola di specializzazione in Geriatria, indagata) le ho detto “guarda è una persona dell’assessore… questa è quella che non è venuta gliè da da’ na mano».

Le raccomandazioni di “Concorsopoli” viaggiavano sempre sulla direttrice politico-amministrativa. Quando era l’assessore Luca Barberini, quando l’ex sottosegretario Gianpiero Bocci, quando, ancora la presidente della Regione, Catiuscia Marini a segnalare i nominativi e a chiedere le tracce delle prove d’esame. Tutti interessati – ma non solo loro – a piazzare i propri candidati ai primi posti dei concorsi pubblici dell’Umbria. Un “sistema” ormai collaudato, secondo la procura.

GIANPIERO BOCCI - LUCA BARBERINIGIANPIERO BOCCI - LUCA BARBERINI
È l’aprile del 2018 – nel pieno di un’indagine ancora top secret –: Emilio Duca, parlando con Maurizio Valorosi chiarisce di aver avuto i temi dalla dottoressa Mecocci «la quale gestiva personalmente e direttamente il concorso con il consenso del dottor Dottorini (Maurizio, presidente della Commissione di uno dei concorsi, anche lui indagato, ndr)».

Duca e Valorosi discutono addirittura – annota sempre il gip Valerio D’Andria – dell’esito della procedura, programmando quale debba essere l’ordine in modo da soddisfare tutte le esigenze in gioco: quelle della direttrice del Reparto, quelle dei medici interni che ambiscono a stabilizzare il loro rapporto di lavoro e quelle dei “raccomandati” dal politico”.
CATIUSCIA MARINICATIUSCIA MARINI

In particolare l’assessore alla sanità ha condizionato quattro procedure concorsuali, l’allora onorevole, nonché sottosegrerario del Pd, Bocci è intervenuto illecitamente in tre procedure. Un «abile sfruttamento di un efficiente e solido sistema clientelare».

Ma nell’inchiesta che ha provocato un terremoto politico senza precedenti spuntano anche rapporti sessuali in ufficio con una candidata poi selezionata per il posto da Dirigente a tempo determinato per il servizio programmazione Economica-finanziaria.

È il capo di imputazione 28: l’unico in cui la procura contesta a Emilio Duca il reato di corruzione per aver «compiuto atti contrari ai propri doveri d’ufficio in cambio di utilità consistite in diversi rapporti sessuali. A fronte di questi ultimi Duca poneva in essere – è sempre il capo di imputazione – un’attività di intermediazione e di influenza presso i componenti della Commissione esaminatrice».

LUCA BARBERINILUCA BARBERINI
Il riferimento è al caso di uno degli indagati che «incontra la candidata e le dà suggerimenti sia sul curriculum che sulle condotte da assumere dopo la nomina della commissione esaminatrice. Alla fine del secondo colloquio – scrive il gip – inoltre i due interlocutori si scambiano effusioni e hanno un rapporto sessuale». La circostanza si ripete anche in successive occasioni, riporta l’ordinanza: «Anche dopo la procedura i due si incontrano presso l’ufficio (...) consumando in ogni occasione un rapporto sessuale».

Il pm evidenzia come «i convegni amorosi si tengano proprio nel periodo in cui si svolge la procedura e senza che vi siano indici apparenti di una relazione sentimentale tra i due indagati» e ciò - sostiene - «indurrebbe a ritenere presente un vero e proprio accordo corruttivo fondato su uno scambio tra le prestazioni sessuali e la nomina». Fonte: qui

giovedì 11 aprile 2019

SUDAN: L'ESERCITO SUDANESE HA CIRCONDATO IL PALAZZO PRESIDENZIALE CON UOMINI E MEZZI PER UN COLPO DI STATO

I MILITARI SONO ENTRATO NELL'EDIFICIO CHE OSPITA L'EMITTENTE RADIOTELEVISIVA NAZIONALE E HANNO CHIESTO DI PREDISPORRE LA TRASMISSIONE A RETI UNIFICATE PER DIFFONDERE UN MESSAGGIO ALLA NAZIONE

Al Bashir lascia dopo 30 anni di potere

SUDAN: ESERCITO IN SEDE RADIO, ANNUNCIATO DISCORSO
 (ANSA) - Un gruppo di militari dell'Esercito sudanese è entrato nell'edificio che ospita l'emittente radiotelevisiva di Stato e ha chiesto di predisporre la trasmissione a reti unificate per diffondere a breve un messaggio alla nazione. Lo riferiscono vari media africani su twitter. Al momento l'emittente trasmette no stop musiche militari.

SUDAN: IN ATTO COLPO DI STATO, CIRCONDATA PRESIDENZA 
SOLDATI IN SUDANSOLDATI IN SUDAN
(ANSA) - Colpo di stato in Sudan. 

Al potere da 30 anni, si è dimesso il presidente Omar Al Bashir, mentre l'esercito, che aveva circondato il palazzo presidenziale, ha annunciato la formazione di un governo di transizione. Arrestati funzionari di governo. Nella capitale Khartum, al quinto giorno di un sit in di protesta di migliaia di persone che invocavano la rinuncia di Bashir, ora la gente festeggia la sua uscita di scena. L'esercito sudanese ha circondato il palazzo presidenziale con uomini e mezzi. Militari sono anche entrati nella sede dell'emittente radiotelevisiva di Stato che trasmette da alcune ore marce militari, interrotte a più riprese solo per annunciare un imminente discorso a reti unificate. L' esercito è entrato all'alba nella sede dell'emittente, dopo mesi di proteste e al sesto giorno di un sit in di protesta davanti al loro quartier generale di Khartum da parte di migliaia di persone che invocano la rinuncia del presidente Omar Al Bashir, al potere da 30 anni.

mercoledì 10 aprile 2019

CADE IL CONSIGLIO DELL'XI MUNICIPIO DI ROMA.

DALL'INIZIO DELL'ERA A 5 STELLE, E' IL TERZO PERSO DAL MOVIMENTO, POI PASSATI AL CENTROSINISTRA CON IL VOTO SUCCESSIVO 
E DALLA PROCURA DI ROMA SONO ATTESE ALTRE RIVELAZIONE BOMBA SUL SISTEMA LANZALONE 
RIUSCIRA' VIRGINIA AD ARRIVARE ALL'ESTATE?
(ANSA) - Il consiglio dell'XI Municipio di Roma ha approvato la mozione di sfiducia al presidente pentastellato Mario Torelli, che già aveva di fatto perso la maggioranza. Nella Capitale, dall'inizio dell'era a 5 Stelle, si tratta del terzo municipio perso dal Movimento, che ha visto cadere già i municipi VIII e III, poi passati al centrosinistra con il voto successivo. La mozione si sfiducia quest'oggi è passata con 13 voti a favore e 12 contro. Fonte: qui

martedì 12 marzo 2019

TERMINI IMERESE - ARRESTATI I VERTICI DI BLUTEC, CHE DOVEVANO RILANCIARE LA FABBRICA EX-FIAT E INVECE SONO ACCUSATI DI AVER PRESO I FONDI PUBBLICI SENZA INVESTIRLI. AI DOMICILIARI C'È ANCHE ROBERTO GINATTA, SOCIO DI ANDREA AGNELLI.

SEQUESTRATO ANCHE LO STABILIMENTO DI RIVOLI (TO) 

FIOM: ''IL GRANDE BLUFF È STATO SVELATO''. MA L'AZIENDA PRECISA: ''RESTIAMO OPERATIVI'' 

DI MAIO: ''NON ABBANDONEREMO I LAVORATORI'', CHE SONO OLTRE MILLE

BLUTEC: ARRESTATI PRESIDENTE E AD PER TERMINI IMERESE
roberto ginattaROBERTO GINATTA
 (ANSA) - Roberto Ginatta e Cosimo di Cursi, rispettivamente presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato della Blutec, la società che ha rilevato l'ex stabilimento Fiat di Termini Imerese, sono stati posti agli arresti domiciliari dalla Guardia di Finanza con l'accusa di malversazione ai danni dello Stato. Contestualmente, è stato emesso un decreto di sequestro preventivo dell'intero complesso aziendale e delle relative quote sociali, nonché delle disponibilità finanziarie, immobiliari e mobiliari riconducibili agli indagati fino all'importo di 16 milioni e 516 mila euro.

L'attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Termini Imerese e condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Palermo, riguarderebbe i finanziamenti statali, attraverso Invitalia, per la riapertura dello stabilimento, dove Blutec avrebbe dovuto produrre auto elettriche. A Roberto Ginetta e Cosimo Di Cursi è stata notificata anche una misura interdittiva, per la durata di 12 mesi, che riguarda il divieto di esercitare imprese e uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese.

BLUTEC: FIOM, GRANDE BLUFF È STATO SVELATO
operai blutecOPERAI BLUTEC
 (ANSA) - "Il grande bluff è stato svelato, il quadro si è chiuso". Così la Fiom siciliana commenta gli arresti del management di Blutec, proprietaria della fabbrica di Termini Imerese, accusato dalla Procura di malversazione ai danni dello Stato.

BLUTEC: GDF ESEGUE SEQUESTRO STABILIMENTO RIVOLI
 (ANSA) - Lo stabilimento di Rivoli (Torino) della Blutec è stato messo sotto sequestro dalla Guardia di Finanza. L'ambito è quello dell'inchiesta - coordinata dalla procura di Termini Imerese - che ha portato agli arresti domiciliari Roberto Ginatta e Cosimo di Cursi, rispettivamente presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato. L'intervento dei finanzieri è ancora in corso.

BLUTEC, AZIENDA È E CONTINUA AD ESSERE OPERATIVA
blutec termini imereseBLUTEC TERMINI IMERESE
 (ANSA) - "L'azienda è e continua ad essere operativa". Lo precisa una nota di Blutec, in amministrazione giudiziaria per effetto di un provvedimento di sequestro del Tribunale di Termini Imerese. "Sono attualmente in corso le attività di immissione in possesso della società e nelle prossime ore sarà cura dell'amministratore nominato prendere contatti con tutti gli stakeholders interessati, clienti, partner commerciali, fornitori, per garantire continuità del ciclo produttivo e tutela dei posti di lavoro".

DI MAIO, NON ABBANDONEREMO LAVORATORI
 (ANSA) - "Gli arresti del management della Blutec (rpt Blutec) di Termini Imerese confermano alcune perplessità delle parti sui piani d' investimento. Non abbandoniamo i lavoratori che sono le vittime di questa storia. Dobbiamo prima di tutto metterli in sicurezza. Ho già dato mandato agli uffici del Ministero di contattare l'amministratore giudiziario per salvaguardare i livelli occupazionali". Così il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, in una nota, ribadisce l'impegno del Ministero sulla vertenza Blutec.


BLUTEC: DE PALMA, A RISCHIO OLTRE MILLE POSTI LAVORO
blutec termini imereseBLUTEC TERMINI IMERESE
 (ANSA) - "L'arresto dei vertici di Blutec mette a rischio l'occupazione di oltre un migliaio di lavoratori complessivamente coinvolti negli stabilimenti, da Termini Imerese a quelli del Piemonte, dell'Abruzzo e della Basilicata. E' urgente la convocazione di un tavolo al Mise per trovare tutti gli strumenti utili a mettere in sicurezza le lavoratrici e i lavoratori". Lo afferma, in una nota, Michele De Palma, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile automotive.

"Era già fortissima - aggiunge - la preoccupazione in tutti gli stabilimenti, in particolare a Termini Imerese, visto che nell'ultimo incontro al Mise la proprietà ha presentato quello che abbiamo definito un piano industriale di 'carta'. Nelle prossime ore decideremo con le lavoratrici e lavoratori le iniziative da intraprendere utili a salvaguardare l'occupazione".

blutec termini imereseBLUTEC TERMINI IMERESE

EX FIAT DI TERMINI IMERESE, LA PROCURA INDAGA SULLA BLUTEC
Nino Amadore per ''Il Sole 24 Ore'' del 19 ottobre 2018

La Blutec, l’azienda che ha rilevato lo stabilimento ex Fiat di Termini Imerese con l’obiettivo di rilanciarlo, finisce nel mirino della magistratura. La scorsa settimana, su disposizione della Procura di termini Imerese che ha aperto un’inchiesta, i finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria sono entrati in fabbrica nella zona industriale del palermitano e hanno sequestrato alcuni documenti e i file dei computer. L'indagine della Procura guidata da Ambrogio Cartosio ha l’obiettivo di fare luce sulla parte del finanziamento da 21 milioni incassata da Blutec per il rilancio dello stabilimento: i magistrati vogliono capire dove sono finiti quei soldi e come sono stati utilizzati.


Blutec, un altro anno per rilanciare Termini
Bersani e gli operai di Termini Imerese con le maschere di MarchionneBERSANI E GLI OPERAI DI TERMINI IMERESE CON LE MASCHERE DI MARCHIONNE
Gli investigatori stanno ricostruendo i movimenti di denaro della società che per fare ripartire la produzione aveva ottenuto il finanziamento da Invitalia, l’agenzia per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa partecipata al 100% dal ministero dell'Economia. Per Invitalia, Blutec avrebbe utilizzato i fondi non rispettando il perimetro dell'accordo di programma. Ad aprile l’Agenzia che fa capo al Mise ha inviato all'azienda una contestazione sulla rendicontazione: alcune spese non sono state ritenute ammissibili perché fuori dal contesto progettuale e altre sarebbero risultate non documentate. L’agenzia ha anche avviato la procedura di recupero del finanziamento erogato. Tra le parti è stata definita una bozza di accordo per la restituzione del finanziamento ma non è ancora stata sottoscritta, come è emerso nell'ultimo vertice che si è tenuto al Mise, lo scorso 4 ottobre.
Alcuni lavoratori di Termini Imerese durante la manifestazione di ieri a PalermoALCUNI LAVORATORI DI TERMINI IMERESE DURANTE LA MANIFESTAZIONE DI IERI A PALERMO

In questi anni un centinaio di metalmeccanici, sui 700 ex Fiat, è rientrato al lavoro da quando Blutec, due anni fa, ha riaperto lo stabilimento. Le aziende dell’indotto hanno chiuso, i dipendenti licenziati e rimasti senza sussidio. Erano due i progetti 'ipotizzati' da Blutec per l’area industriale: uno da 95 milioni di euro riguardava la produzione di componentistica per auto; l’altro da 190 mln di euro la produzione di auto ibride. Il primo aveva ricevuto il vaglio di Invitalia, il secondo no.

 L'accordo di programma quadro, siglato quattro anni fa, destinava 360 milioni di euro tra fondi statali e regionali per la riqualificazione dell'area. Progetti sui quali i sindacati hanno manifestato tante perplessità al Mise. La Fiom e il sindaco di Termini Imerese hanno chiesto al governo di avviare la ricerca di nuovi investitori industriali e altre aziende che possano realizzare il piano di reindustrializzazione e rioccupazione dei lavoratori.
Fiat TERMINI IMERESEFIAT TERMINI IMERESE

Termini, Blutec e poi il deserto
Preoccupato per l’evolversi della vicenda si dice il sindaco di Termini Imerese Francesco Giunta: «L'amministratore delegato di Blutec, in maniera molto trasparente e corretta, già nel corso del tavolo ministeriale del 4 ottobre al Mise, aveva spiegato che c'era stato in blitz della guardia di finanza nello stabilimento di Termini Imerese - racconta il primo cittadino -. Questa notizia non ha fatto altro che aggravare le nostre grandi preoccupazioni, visto che la Blutec dovrà restituire i 21 milioni di euro a Invitalia con sei rate trimestrali, dovrà contestualmente riproporre un piano industriale alternativo e dovrà battersi su altri fronti come la vicenda dell'inchiesta giudiziaria.
Protesta Termini Imerese MAschera di Marchionne Dal GiornalePROTESTA TERMINI IMERESE MASCHERA DI MARCHIONNE DAL GIORNALE

Tutto ciò crea fortissima preoccupazione a noi, ai sindacati e ai lavoratori. Ho chiesto al governo che vengano acquisite nuove manifestazioni di interesse per valutare altre opportunità rispetto a Blutec - aggiunge il sindaco - Riteniamo che Blutec non sia in questo momento in grado, almeno da sola, di sostenere la reindustrializzazione e il sostegno occupazionale che la nostra città merita».

Fonte: qui









NEL 2015 ROBERTO GINATTA DICEVA: “NON MI SOGNO CERTO DI INVESTIRE TUTTI QUEI SOLDI NELLO STABILIMENTO DI TERMINI IMERESE”. PECCATO CHE LO STATO GLI DAVA TUTTI QUEI SOLDI, 21 MILIONI DI EURO, PROPRIO PER RILEVARE LO STABILIMENTO EX FIAT 

INVECE I SOLDI SONO STATI INVESTITI IN FONDI E TITOLI E…

Fabrizio Massaro per il “Corriere della Sera”

roberto ginattaROBERTO GINATTA
«Non mi sogno certo di investire tutti quei soldi nello stabilimento di Termini Imerese»: così aveva detto a inizio 2015 Roberto Ginatta, presidente di Blutec, al suo consulente Giorgio Bocca. «Tutti quei soldi» erano i 21 milioni di euro che Blutec, una società neocostituita a fine dicembre 2014, stava per ricevere da Invitalia - l' agenzia del ministero dell' Economia - per rilevare lo stabilimento ex Fiat e iniziare a rilanciarlo con la produzione di auto ibride e la componentistica, assorbendo a regime circa 700 dipendenti.

operai blutecOPERAI BLUTEC







Una volta arrivati, però, 16,5 milioni non sarebbero stati usati per l' impianto ma investiti in fondi e titoli e girati per almeno 8 milioni alla controllante Metec e, per 1,4 milioni, alla Due G Holding srl dei figli di Ginatta, Mario e Matteo, in gran parte senza giustificativi. Era stata la stessa Invitalia, mesi fa, a contestare il non rispetto del progetto e la mancata rendicontazione delle spese. Ieri Ginatta, 72 anni, torinese, costruttore di un gruppo di componentistica per auto cresciuto nell' ambito della Fiat e socio di Andrea Agnelli in una holding di investimenti, è stato posto agli arresti domiciliari, disposti dal gip Stefania Gallì.
blutec termini imereseBLUTEC TERMINI IMERESE

Domiciliari anche per l' amministratore delegato di Blutec, Cosimo Di Cursi, 49 anni, che si trova però in Brasile. L' inchiesta, per l' ipotesi di malversazione (di evidenza «cristallina», per gli inquirenti), è condotta dal nucleo economico-finanziario della Guardia di Finanza di Palermo guidato dal colonnello Cosmo Virgilio, dal procuratore Ambrogio Cartosio e dal pm Guido Schininà. Disposti anche il sequestro di 16 milioni e delle quote Blutec e Metec e l' interdizione a incarichi in società.

blutec termini imereseBLUTEC TERMINI IMERESE







Quei 21 milioni erano un acconto dei 97 milioni del «programma di sviluppo» siglato a fine 2014, quando stavano per scadere gli ammortizzatori sociali e i circa 800 dipendenti rimasti in capo a Fca rischiavano il licenziamento collettivo. Ginatta era intervenuto a sorpresa dopo che la precedente assegnataria Grifa, gestita da ex manager Fiat, si era eclissata insieme con i 100 milioni promessi dai suoi azionisti brasiliani.
blutec termini imereseBLUTEC TERMINI IMERESE

Era l' ennesimo buco nell' acqua: negli anni precedenti si erano tentati i piani delle auto elettriche del finanziere Simone Cimino, delle serre di Ciccolella, delle auto della Dr di Massimo Di Risio, tutti attratti dai 250 milioni di finanziamenti pubblici. Ora gli operai temono di nuovo per il loro futuro, a otto anni dall' addio della Fiat di Sergio Marchionne. Ieri è dovuto intervenire lo stesso premier Giuseppe Conte: «Blutec è un problema serio, perché la situazione è già molto delicata: adesso bisognerà lavorare per mettere in sicurezza i lavoratori. Credo che il vicepresidente Luigi Di Maio (che un mese fa è stato a Termini, ndr ) lo abbia già anticipato: bisogna assolutamente intervenire per dare ai lavoratori un minimo di garanzia».

blutec termini imereseBLUTEC TERMINI IMERESE
Intanto c' è ancora cassa integrazione, prolungata con la manovra 2019. Dal 1970 lo stabilimento SicilFiat è stato il motore dell' economia della zona, dando lavoro fino a 3.200 dipendenti. L' ultima Lancia Y prodotta risale al 24 novembre 2011; da allora Termini è un deserto industriale. Che tutti i ministri dello Sviluppo in questi anni hanno promesso di far rifiorire.

Fonte: qui