9 dicembre forconi: amministratore delegato
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martedì 12 marzo 2019

TERMINI IMERESE - ARRESTATI I VERTICI DI BLUTEC, CHE DOVEVANO RILANCIARE LA FABBRICA EX-FIAT E INVECE SONO ACCUSATI DI AVER PRESO I FONDI PUBBLICI SENZA INVESTIRLI. AI DOMICILIARI C'È ANCHE ROBERTO GINATTA, SOCIO DI ANDREA AGNELLI.

SEQUESTRATO ANCHE LO STABILIMENTO DI RIVOLI (TO) 

FIOM: ''IL GRANDE BLUFF È STATO SVELATO''. MA L'AZIENDA PRECISA: ''RESTIAMO OPERATIVI'' 

DI MAIO: ''NON ABBANDONEREMO I LAVORATORI'', CHE SONO OLTRE MILLE

BLUTEC: ARRESTATI PRESIDENTE E AD PER TERMINI IMERESE
roberto ginattaROBERTO GINATTA
 (ANSA) - Roberto Ginatta e Cosimo di Cursi, rispettivamente presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato della Blutec, la società che ha rilevato l'ex stabilimento Fiat di Termini Imerese, sono stati posti agli arresti domiciliari dalla Guardia di Finanza con l'accusa di malversazione ai danni dello Stato. Contestualmente, è stato emesso un decreto di sequestro preventivo dell'intero complesso aziendale e delle relative quote sociali, nonché delle disponibilità finanziarie, immobiliari e mobiliari riconducibili agli indagati fino all'importo di 16 milioni e 516 mila euro.

L'attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica di Termini Imerese e condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Palermo, riguarderebbe i finanziamenti statali, attraverso Invitalia, per la riapertura dello stabilimento, dove Blutec avrebbe dovuto produrre auto elettriche. A Roberto Ginetta e Cosimo Di Cursi è stata notificata anche una misura interdittiva, per la durata di 12 mesi, che riguarda il divieto di esercitare imprese e uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese.

BLUTEC: FIOM, GRANDE BLUFF È STATO SVELATO
operai blutecOPERAI BLUTEC
 (ANSA) - "Il grande bluff è stato svelato, il quadro si è chiuso". Così la Fiom siciliana commenta gli arresti del management di Blutec, proprietaria della fabbrica di Termini Imerese, accusato dalla Procura di malversazione ai danni dello Stato.

BLUTEC: GDF ESEGUE SEQUESTRO STABILIMENTO RIVOLI
 (ANSA) - Lo stabilimento di Rivoli (Torino) della Blutec è stato messo sotto sequestro dalla Guardia di Finanza. L'ambito è quello dell'inchiesta - coordinata dalla procura di Termini Imerese - che ha portato agli arresti domiciliari Roberto Ginatta e Cosimo di Cursi, rispettivamente presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato. L'intervento dei finanzieri è ancora in corso.

BLUTEC, AZIENDA È E CONTINUA AD ESSERE OPERATIVA
blutec termini imereseBLUTEC TERMINI IMERESE
 (ANSA) - "L'azienda è e continua ad essere operativa". Lo precisa una nota di Blutec, in amministrazione giudiziaria per effetto di un provvedimento di sequestro del Tribunale di Termini Imerese. "Sono attualmente in corso le attività di immissione in possesso della società e nelle prossime ore sarà cura dell'amministratore nominato prendere contatti con tutti gli stakeholders interessati, clienti, partner commerciali, fornitori, per garantire continuità del ciclo produttivo e tutela dei posti di lavoro".

DI MAIO, NON ABBANDONEREMO LAVORATORI
 (ANSA) - "Gli arresti del management della Blutec (rpt Blutec) di Termini Imerese confermano alcune perplessità delle parti sui piani d' investimento. Non abbandoniamo i lavoratori che sono le vittime di questa storia. Dobbiamo prima di tutto metterli in sicurezza. Ho già dato mandato agli uffici del Ministero di contattare l'amministratore giudiziario per salvaguardare i livelli occupazionali". Così il Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio, in una nota, ribadisce l'impegno del Ministero sulla vertenza Blutec.


BLUTEC: DE PALMA, A RISCHIO OLTRE MILLE POSTI LAVORO
blutec termini imereseBLUTEC TERMINI IMERESE
 (ANSA) - "L'arresto dei vertici di Blutec mette a rischio l'occupazione di oltre un migliaio di lavoratori complessivamente coinvolti negli stabilimenti, da Termini Imerese a quelli del Piemonte, dell'Abruzzo e della Basilicata. E' urgente la convocazione di un tavolo al Mise per trovare tutti gli strumenti utili a mettere in sicurezza le lavoratrici e i lavoratori". Lo afferma, in una nota, Michele De Palma, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile automotive.

"Era già fortissima - aggiunge - la preoccupazione in tutti gli stabilimenti, in particolare a Termini Imerese, visto che nell'ultimo incontro al Mise la proprietà ha presentato quello che abbiamo definito un piano industriale di 'carta'. Nelle prossime ore decideremo con le lavoratrici e lavoratori le iniziative da intraprendere utili a salvaguardare l'occupazione".

blutec termini imereseBLUTEC TERMINI IMERESE

EX FIAT DI TERMINI IMERESE, LA PROCURA INDAGA SULLA BLUTEC
Nino Amadore per ''Il Sole 24 Ore'' del 19 ottobre 2018

La Blutec, l’azienda che ha rilevato lo stabilimento ex Fiat di Termini Imerese con l’obiettivo di rilanciarlo, finisce nel mirino della magistratura. La scorsa settimana, su disposizione della Procura di termini Imerese che ha aperto un’inchiesta, i finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria sono entrati in fabbrica nella zona industriale del palermitano e hanno sequestrato alcuni documenti e i file dei computer. L'indagine della Procura guidata da Ambrogio Cartosio ha l’obiettivo di fare luce sulla parte del finanziamento da 21 milioni incassata da Blutec per il rilancio dello stabilimento: i magistrati vogliono capire dove sono finiti quei soldi e come sono stati utilizzati.


Blutec, un altro anno per rilanciare Termini
Bersani e gli operai di Termini Imerese con le maschere di MarchionneBERSANI E GLI OPERAI DI TERMINI IMERESE CON LE MASCHERE DI MARCHIONNE
Gli investigatori stanno ricostruendo i movimenti di denaro della società che per fare ripartire la produzione aveva ottenuto il finanziamento da Invitalia, l’agenzia per l'attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa partecipata al 100% dal ministero dell'Economia. Per Invitalia, Blutec avrebbe utilizzato i fondi non rispettando il perimetro dell'accordo di programma. Ad aprile l’Agenzia che fa capo al Mise ha inviato all'azienda una contestazione sulla rendicontazione: alcune spese non sono state ritenute ammissibili perché fuori dal contesto progettuale e altre sarebbero risultate non documentate. L’agenzia ha anche avviato la procedura di recupero del finanziamento erogato. Tra le parti è stata definita una bozza di accordo per la restituzione del finanziamento ma non è ancora stata sottoscritta, come è emerso nell'ultimo vertice che si è tenuto al Mise, lo scorso 4 ottobre.
Alcuni lavoratori di Termini Imerese durante la manifestazione di ieri a PalermoALCUNI LAVORATORI DI TERMINI IMERESE DURANTE LA MANIFESTAZIONE DI IERI A PALERMO

In questi anni un centinaio di metalmeccanici, sui 700 ex Fiat, è rientrato al lavoro da quando Blutec, due anni fa, ha riaperto lo stabilimento. Le aziende dell’indotto hanno chiuso, i dipendenti licenziati e rimasti senza sussidio. Erano due i progetti 'ipotizzati' da Blutec per l’area industriale: uno da 95 milioni di euro riguardava la produzione di componentistica per auto; l’altro da 190 mln di euro la produzione di auto ibride. Il primo aveva ricevuto il vaglio di Invitalia, il secondo no.

 L'accordo di programma quadro, siglato quattro anni fa, destinava 360 milioni di euro tra fondi statali e regionali per la riqualificazione dell'area. Progetti sui quali i sindacati hanno manifestato tante perplessità al Mise. La Fiom e il sindaco di Termini Imerese hanno chiesto al governo di avviare la ricerca di nuovi investitori industriali e altre aziende che possano realizzare il piano di reindustrializzazione e rioccupazione dei lavoratori.
Fiat TERMINI IMERESEFIAT TERMINI IMERESE

Termini, Blutec e poi il deserto
Preoccupato per l’evolversi della vicenda si dice il sindaco di Termini Imerese Francesco Giunta: «L'amministratore delegato di Blutec, in maniera molto trasparente e corretta, già nel corso del tavolo ministeriale del 4 ottobre al Mise, aveva spiegato che c'era stato in blitz della guardia di finanza nello stabilimento di Termini Imerese - racconta il primo cittadino -. Questa notizia non ha fatto altro che aggravare le nostre grandi preoccupazioni, visto che la Blutec dovrà restituire i 21 milioni di euro a Invitalia con sei rate trimestrali, dovrà contestualmente riproporre un piano industriale alternativo e dovrà battersi su altri fronti come la vicenda dell'inchiesta giudiziaria.
Protesta Termini Imerese MAschera di Marchionne Dal GiornalePROTESTA TERMINI IMERESE MASCHERA DI MARCHIONNE DAL GIORNALE

Tutto ciò crea fortissima preoccupazione a noi, ai sindacati e ai lavoratori. Ho chiesto al governo che vengano acquisite nuove manifestazioni di interesse per valutare altre opportunità rispetto a Blutec - aggiunge il sindaco - Riteniamo che Blutec non sia in questo momento in grado, almeno da sola, di sostenere la reindustrializzazione e il sostegno occupazionale che la nostra città merita».

Fonte: qui









NEL 2015 ROBERTO GINATTA DICEVA: “NON MI SOGNO CERTO DI INVESTIRE TUTTI QUEI SOLDI NELLO STABILIMENTO DI TERMINI IMERESE”. PECCATO CHE LO STATO GLI DAVA TUTTI QUEI SOLDI, 21 MILIONI DI EURO, PROPRIO PER RILEVARE LO STABILIMENTO EX FIAT 

INVECE I SOLDI SONO STATI INVESTITI IN FONDI E TITOLI E…

Fabrizio Massaro per il “Corriere della Sera”

roberto ginattaROBERTO GINATTA
«Non mi sogno certo di investire tutti quei soldi nello stabilimento di Termini Imerese»: così aveva detto a inizio 2015 Roberto Ginatta, presidente di Blutec, al suo consulente Giorgio Bocca. «Tutti quei soldi» erano i 21 milioni di euro che Blutec, una società neocostituita a fine dicembre 2014, stava per ricevere da Invitalia - l' agenzia del ministero dell' Economia - per rilevare lo stabilimento ex Fiat e iniziare a rilanciarlo con la produzione di auto ibride e la componentistica, assorbendo a regime circa 700 dipendenti.

operai blutecOPERAI BLUTEC







Una volta arrivati, però, 16,5 milioni non sarebbero stati usati per l' impianto ma investiti in fondi e titoli e girati per almeno 8 milioni alla controllante Metec e, per 1,4 milioni, alla Due G Holding srl dei figli di Ginatta, Mario e Matteo, in gran parte senza giustificativi. Era stata la stessa Invitalia, mesi fa, a contestare il non rispetto del progetto e la mancata rendicontazione delle spese. Ieri Ginatta, 72 anni, torinese, costruttore di un gruppo di componentistica per auto cresciuto nell' ambito della Fiat e socio di Andrea Agnelli in una holding di investimenti, è stato posto agli arresti domiciliari, disposti dal gip Stefania Gallì.
blutec termini imereseBLUTEC TERMINI IMERESE

Domiciliari anche per l' amministratore delegato di Blutec, Cosimo Di Cursi, 49 anni, che si trova però in Brasile. L' inchiesta, per l' ipotesi di malversazione (di evidenza «cristallina», per gli inquirenti), è condotta dal nucleo economico-finanziario della Guardia di Finanza di Palermo guidato dal colonnello Cosmo Virgilio, dal procuratore Ambrogio Cartosio e dal pm Guido Schininà. Disposti anche il sequestro di 16 milioni e delle quote Blutec e Metec e l' interdizione a incarichi in società.

blutec termini imereseBLUTEC TERMINI IMERESE







Quei 21 milioni erano un acconto dei 97 milioni del «programma di sviluppo» siglato a fine 2014, quando stavano per scadere gli ammortizzatori sociali e i circa 800 dipendenti rimasti in capo a Fca rischiavano il licenziamento collettivo. Ginatta era intervenuto a sorpresa dopo che la precedente assegnataria Grifa, gestita da ex manager Fiat, si era eclissata insieme con i 100 milioni promessi dai suoi azionisti brasiliani.
blutec termini imereseBLUTEC TERMINI IMERESE

Era l' ennesimo buco nell' acqua: negli anni precedenti si erano tentati i piani delle auto elettriche del finanziere Simone Cimino, delle serre di Ciccolella, delle auto della Dr di Massimo Di Risio, tutti attratti dai 250 milioni di finanziamenti pubblici. Ora gli operai temono di nuovo per il loro futuro, a otto anni dall' addio della Fiat di Sergio Marchionne. Ieri è dovuto intervenire lo stesso premier Giuseppe Conte: «Blutec è un problema serio, perché la situazione è già molto delicata: adesso bisognerà lavorare per mettere in sicurezza i lavoratori. Credo che il vicepresidente Luigi Di Maio (che un mese fa è stato a Termini, ndr ) lo abbia già anticipato: bisogna assolutamente intervenire per dare ai lavoratori un minimo di garanzia».

blutec termini imereseBLUTEC TERMINI IMERESE
Intanto c' è ancora cassa integrazione, prolungata con la manovra 2019. Dal 1970 lo stabilimento SicilFiat è stato il motore dell' economia della zona, dando lavoro fino a 3.200 dipendenti. L' ultima Lancia Y prodotta risale al 24 novembre 2011; da allora Termini è un deserto industriale. Che tutti i ministri dello Sviluppo in questi anni hanno promesso di far rifiorire.

Fonte: qui

giovedì 11 ottobre 2018

LA PROCURA DI AVELLINO CHIEDE 10 ANNI DI CARCERE PER L’AD DI "AUTOSTRADE PER L’ITALIA", GIOVANNI CASTELLUCCI, PER LA STRAGE DEL VIADOTTO ACQUALONGA IN CUI MORIRONO 40 PERSONE


CHIESTI DIECI ANNI IN CONCORSO ANCHE PER GLI ALTRI VERTICI DELLA. SOCIETÀ 

SECONDO I PM, GLI ESPONENTI DI AUTOSTRADE SAREBBERO RESPONSABILI PER LA MANCATA MANUTENZIONE DEL VIADOTTO LE CUI BARRIERE CEDETTERO SOTTO L'IMPATTO DEL BUS

BUS IN SCARPATA: PM, 10 ANNI PER VERTICI AUTOSTRADE
 (ANSA) - Dieci anni di reclusione per omicidio colposo plurimo e disastro colposo: questa la condanna richiesta dal Procuratore capo di Avellino, Rosario Cantelmo, per Giovanni Castellucci, attuale amministratore delegato di Autostrade per l'Italia e altri undici dirigenti e dipendenti della società, imputati nel processo per la strage del bus in cui il 28 luglio del 2013 persero la vita 40 persone, precipitate dal viadotto "Acqualonga" dell'A16 Napoli-Canosa.

GIOVANNI CASTELLUCCIGIOVANNI CASTELLUCCI
Secondo la procura di Avellino, gli esponenti di Autostrade sarebbero responsabili per la mancata manutenzione del viadotto le cui barriere cedettero sotto l'impatto del bus, facendo precipitare il veicolo nella scarpata sottostante. Le perizie depositate durante il processo - la cui attendibilità è stata contestata dai legali della società - hanno evidenziato la scarsa manutenzione delle barriere e dei "tirafondi" (i bulloni che bloccano i "New Jersey" alla sede stradale, ndr) che se non fossero risultati usurati avrebbero "derubricato al rango di grave incidente stradale" quello che ha invece causato la morte di 40 persone.

INCIDENTE VIADOTTO ACQUALONGA AVELLINOINCIDENTE VIADOTTO ACQUALONGA AVELLINO
Il cedimento delle barriere è stata una concausa dell'incidente: l'accusa ha puntato anzitutto l'indice, nella prima parte della requisitoria svoltasi il 5 ottobre, pure sulle cattive condizioni del bus, immatricolato nel 1985 e con ben 800mila chilometri percorsi, non sottoposto a regolare revisione. Da qui la richiesta di condanna a 12 anni di reclusione per Gennaro Lametta, il titolare della "Mondo Travel" e proprietario del bus, che nell'incidente ha perso il fratello Ciro che era alla guida del mezzo; 9 anni per Antonietta Ceriola, dipendente della Motorizzazione Civile di Napoli e 6 anni per Vittorio Saulino, anch'egli dipendente della Motorizzazione.
INCIDENTE VIADOTTO ACQUALONGA AVELLINOINCIDENTE VIADOTTO ACQUALONGA AVELLINO

Secondo la Procura, Lametta, accusato di concorso in omicidio, lesioni e disastro colposo, è responsabile non soltanto delle pessime condizioni del bus, immatricolato nel 1985 e con 800 mila chilometri percorsi, ma in primo luogo per non aver sottoposto l'automezzo a revisione: se questo fosse avvenuto, ha sostenuto la pubblica accusa, l'automezzo non avrebbe ottenuto l'autorizzazione a circolare. I due funzionari della Motorizzazione Civile sono invece accusati di non aver assolto alle loro funzioni di controllo che avrebbero impedito la circolazione del bus.

INCIDENTE VIADOTTO ACQUALONGA AVELLINOINCIDENTE VIADOTTO ACQUALONGA AVELLINO
BUS IN SCARPATA: AUTOSTRADE, RICHIESTE PM SCONCERTANTI
(ANSA) - "Le richieste di condanna appaiono a dir poco sconcertanti, perché non fondate su alcun dato scientifico oggettivo ed in contrasto con quanto emerso in dibattimento". Lo afferma l'avvocato difensore di Autostrade per l'Italia Giorgio Perroni, in relazione alle richieste avanzate oggi dal Procuratore di Avellino nei confronti degli imputati di Autostrade per l'Italia nel processo per l'incidente del bus precipitato dal viadotto Acqualonga.

Fonte: qui

venerdì 18 maggio 2018

Reggio Emilia, imprenditore dei diamanti indagato trovato morto in hotel: si indaga per istigazione al suicidio


L'imprenditore Claudio Giacobazzi, 65 anni, amministratore delegato della Intermarket Diamond business di Milano, società attiva nella vendita delle pietre preziose per investimenti attraverso le banche, è stato trovato morto lunedì pomeriggio in una camera d'hotel a Reggio Emilia, non lontano dal casello dell'A1. 
Lo riportano alcuni giornali locali. Nella stanza, ora sotto sequestro, è stato trovato un biglietto d'addio e la procura di Reggio Emilia ha aperto un'inchiesta per istigazione al suicidio per svolgere accertamenti. 
Giacobazzi aveva un sacchetto di plastica intorno alla testa(suicidio???). 
Residente a Vezzano sul Crostolo nel reggiano, era finito al centro di inchieste sulla vendita di diamanti ad un prezzo superiore a quello reale ed era indagato dalla procura di Milano, come confermano i legali della sua famiglia al Resto del Carlino di Reggio Emilia: «Le vicende giudiziarie lo avevano molto provato, perché si diceva innocente».
Fonte: qui

sabato 9 settembre 2017

ENI - INDAGATI TRE FACCENDIERI: SONO ACCUSATI DI ASSOCIAZIONI A DELINQUERE E DEPISTAGGIO

SI SAREBBERO INVENTATI CON I MAGISTRATI DI TRANI E SIRACUSA UN COMPLOTTO CONTRO DESCALZI 

SECONDO I PM, PER “INTRALCIARE LO SVOLGIMENTO DEI PROCESSI IN CORSO A MILANO CONTRO ENI E I SUOI DIRIGENTI

Luigi Ferrarella per il Corriere della Sera

Procura di MilanoPROCURA DI MILANO
Il «legale esterno di Eni spa» Pietro Amara (avvocato siracusano di processi ambientali del cane a sei zampe in Sicilia), il suo collaboratore Alessandro Ferraro, il tecnico petrolifero Massimo Gaboardi, e «altre persone interne ad Eni spa in corso di identificazione», sono indagate dalla Procura di Milano per l' ipotesi di «associazione a delinquere» per aver «concordato e posto in essere un vero e proprio depistaggio» attraverso «esposti anonimi e denunce» alle Procure di Trani e di Siracusa nel 2015-2016, e «false dichiarazioni al pm di Siracusa» circa l'«esistenza di un complotto contro Eni e in particolare il suo amministratore delegato Claudio Descalzi».

claudio descalziCLAUDIO DESCALZI
Un «depistaggio» (tramite «più delitti di calunnia, diffamazione, false dichiarazioni e favoreggiamento») che il pm Laura Pedio ipotizza compiuto per «intralciare lo svolgimento dei processi in corso a Milano contro Eni e i suoi dirigenti» (come Descalzi e Scaroni). E «per screditare i consiglieri indipendenti di Eni spa, Luigi Zingales e Karina Litvack»: l' uno dimessosi, e l' altra allontanata dal gruppo (per poi essere richiamata su pressione dei fondi stranieri 4 mesi fa nel Comitato Controllo), a cavallo dei fascicoli dei pm di Trani e soprattutto di Siracusa sul supposto complotto anti-Descalzi, che li avevano indagati l' 8 luglio 2016 per l' ipotesi di diffamazione aggravata con l' amministratore delegato di Saipem, Umberto Vergine.

Pietro AmaraPIETRO AMARA
Rischia dunque di ridiventare una cosa seria la prospettazione a Trani e Siracusa di un complotto internazionale volto a far dimettere Descalzi per sostituirlo con Vergine, animato da Zingales e Litwak nell' interesse di 007 nigeriani e imprenditori iraniani, con la regia di avvocati Telecom legati all' ex presidente Franco Bernabè quali Antonino Cusimano, Bruno Cova e Luca Santamaria, e con la fumosa partecipazione del petroliere (e ora banchiere di Carige) Gabriele Volpi, dell' ignaro imputato milanese Pietro Varone, e dell' imprenditore Marco Bacci amico del premier Matteo Renzi.

luigi zingalesLUIGI ZINGALES
Rischia di ridiventare una cosa seria non perché lo sia mai stata questa spy-story franata con il passaggio degli atti a Milano e il loro disvelamento nella richiesta il 20 marzo 2017 di archiviare i 3 indagati da Siracusa; ma perché serio - si scopre ora dalla contestazione rivolta a Gaboardi, avvalsosi a Milano della facoltà di non rispondere - affiora un legame di soldi tra Ferraro e Gaboardi.

Il factotum dell' avvocato siracusano esterno dell' Eni (Amara) avrebbe infatti in parte promesso e in parte già versato denaro a Gaboardi (tramite un parente di Gaboardi) per indurlo a rafforzare con le proprie improbabili dichiarazioni al pm di Siracusa sul complotto anti-Descalzi quelle del precedente dichiarante (lo stesso Ferraro). Le une e le altre, guarda caso, sovrapponibili al contenuto di tre scritti anonimi e di un altrettanto anonimo audio su pen drive fatti pervenire tra gennaio e luglio 2015 ai pm di Trani, e di un esposto di Ferraro in agosto ai pm di Siracusa su un confuso tentato suo sequestro da parte di rapitori di pelle nera.
esposti anonimiESPOSTI ANONIMI

Gli anonimi mossero i pm pugliesi Capristo-Savasta-Pesce che il 10 maggio 2015 acquisirono in Eni gli atti sugli interventi di Zingales (e uno degli anonimi mostrò poi di sapere ciò che solo Eni oltre ai pm poteva sapere, e cioè che fossero state acquisite anche mail tra Zingales e la presidente Marcegaglia); mentre l' esposto mosse il pm siracusano Giancarlo Longo (oggi trasferitosi a Napoli come giudice dopo che il Csm per tutt' altre ragioni ha avviato mesi fa una procedura di incompatibilità ambientale), il quale il 22 aprile 2016 ricevette l' intero fascicolo da Trani e il 10 maggio indagò Gaboardi per il tentato condizionamento del vertice Eni, società che con l' allora capo ufficio legale Massimo Mantovani si affrettò per la nomina di persona offesa e una cautelativa querela di parte.
pen drivePEN DRIVE

Amara - 48enne difensore molto attivo anche in Cassazione e Consiglio di Stato, anni fa discusso per la vicinanza a toghe siracusane fra i quali un ex procuratore capo e un ex pm finirono condannati per abuso d' ufficio dalla Cassazione - dopo aver avuto nel 2009 una pena sospesa di 11 mesi per accesso abusivo (tramite un cancelliere di Catania) a notizie segrete, due anni fa è stato archiviato dalla Procura di Cassino (al pari di un vicepresidente Eni) in un' altra indagine: quella nata dal perito chimico del Tribunale di Gela che aveva denunciato (e registrato) un imprenditore frusinate mentre, asseritamente nell' interesse di Eni, offriva soldi per aggiustare la perizia ambientale sulla raffineria di Gela.

PIATTAFORME ENI ADRIATICOPIATTAFORME ENI ADRIATICO
Altre traversie giudiziarie Amara ha attraversato con Ferraro, entrambi archiviati nel 2014 in un filone di indagini sui pm di Siracusa, e nell' aprile 2017 indagati dalla Procura di Roma per l' ipotesi di associazione a delinquere finalizzata a false fatture: qui è emerso (allo stato senza riverberi penali) che l' avvocato è socio di un giudice amministrativo (già presidente ad interim del Consiglio di Stato) in una società maltese che si proponeva di investire in una start-up tecnologica (in parte di Amara e in parte di Bacci) 750.000 euro di un' eredità del magistrato.

Fonte: qui