9 dicembre forconi: processi
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domenica 4 novembre 2018

LA BONGIORNO STRONCA LA RIFORMA DELLA PRESCRIZIONE, MA BONAFEDE NON ARRETRA: ''CAMBIEREMO I PROCESSI, NESSUNO SI SALVERÀ GRAZIE AI CAVILLI. ASSUMEREMO NUOVO PERSONALE''


BONGIORNO, PRESCRIZIONE È BOMBA NUCLEARE SU PROCESSI
giulia bongiornoGIULIA BONGIORNO
 (ANSA) - "La sospensione della prescrizione" al primo grado di giudizio "è una bomba nucleare sul processo. Sono molto preoccupata" . Così il ministro della P.A. Giulia Buongiorno a SkyTg24 sull'emendamento al ddl anticorruzione.

BONGIORNO, CON BONAFEDE TUTTO BENE, SU PRESCRIZIONE RIFORMA
 (ANSA) - "Con Bonafede i rapporti sono ottimi" e "credo che sulla prescrizione, il governo troverà un accordo". Così Giulia Bongiorno intervistata da Maria Latella su Sky Tg24 aggiungendo che a suo giudizio "sulla prescrizione serve una riforma. Come è scritto oggi l'emendamento non posso accettarlo. Così come ai tempi di Berlusconi mi sono battuta contro la prescrizione breve, ora sono contraria a quella che è la cancellazione prescrizione. La prescrizione ha un'etica non si può tenere in ostaggio un imputato tutta la vita".

GIUSTIZIA: BONAFEDE, PIANO ASSUNZIONI E CAMBIO IL PROCESSO
giulia bongiorno giovanni tria matteo salviniGIULIA BONGIORNO GIOVANNI TRIA MATTEO SALVINI
 (ANSA) - "Voglio un sistema giudiziario con le spalle larghe. Capace cioè di reagire in tempi rapidi. Se un cittadino chiede giustizia lo Stato deve dare una risposta celere. E su questo dobbiamo essere tutti d'accordo". Lo dice il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, intervistato dalla Stampa. Bonafede annuncia un piano record di assunzioni e l'intenzione di cambiare il processo penale. E sulla prescrizione, davanti ai dubbi della Lega, tira dritto. E' importante fermarla dopo il primo grado "perché il sistema deve recuperare credibilità agli occhi dei cittadini.

 Non possiamo pensare che un processo passato attraverso spese, indagini e sentenze, si risolva a tarallucci e vino prima del giudizio definitivo. E poi la prescrizione esiste solo in Italia", occorre "farla finita con il grande equivoco italiano che consente ad alcune categorie protette di salvarsi grazie ai cavilli". I 500 milioni previsti in manovra "basteranno": "Visito i tribunali a sorpresa quasi ogni giorno. E tutti mi dicono la stessa cosa: ci manca personale. Faremo un ampliamento della pianta organica che questo paese non ha mai visto".

ALFONSO BONAFEDE MATTEO SALVINIALFONSO BONAFEDE MATTEO SALVINI
Per vedere i benefici serviranno "un paio di anni. La riforma sulla prescrizione entrerà in vigore con la nuova legge e non sarà retroattiva. Ma stiamo anche preparando una riforma chirurgica del processo penale", della quale però il ministro non anticipa i contenuti. "Questo governo - assicura - ha rimesso la giustizia in testa alle priorità. E non si fa tirare per la giacchetta da nessuno. Basta con i dibattiti politici". Lo ha spiegato alla Lega? "Non ce n'era bisogno. È tutto scritto sul contratto".

ANTICORRUZIONE, EMENDAMENTO LEGA: “VIA LA NORMA SU TRASPARENZA FONDI AI PARTITI”. MA BONAFEDE: “NESSUN PASSO INDIETRO”

La Lega ha presentato un emendamento al ddl Anticorruzione che propone di eliminare l’articolo 9, ovvero quello che introduce norme in materia di trasparenza dei finanziamenti a partiti e fondazioni. Non c’è solo la prescrizione a creare tensioni tra Carroccio e Movimento 5 stelle. Se nelle scorse ore Matteo Salvini e i suoi hanno chiesto più tempo per analizzare la norma che prevede il “blocco dei tempi del processo dopo la sentenza di primo grado”, ora viene messa in discussione anche la misura che vorrebbe rendere pubblici i nomi dei donatori delle formazioni politiche. La richiesta di stralcio è spuntata in queste ore e porta la prima firma del capogruppo leghista in commissione Igor Iezzi.
ALFONSO BONAFEDE NEGLI ANNI '90 QUANDO FACEVA IL VOCALIST ALL'EXTASYALFONSO BONAFEDE NEGLI ANNI '90 QUANDO FACEVA IL VOCALIST ALL'EXTASY

Il primo a darne notizia era stato lo stesso Luigi Di Maio: “Se la Lega ha dei problemi interni non mi interessa”, ha detto in una diretta Facebook a metà giornata, “ho visto che sono stati presentati addirittura emendamenti soppressivi alla trasparenza dei partiti e delle fondazioni che è nella legge ‘spazza-corrotti”. E a dimostrazione che l’ipotesi è sul tavolo, è intervenuto poco dopo lo stesso ministro della Giustizia M5s Alfondo Bonafede per dare garanzie che sul tema non intendono mediare: “Sulla trasparenza ai partiti nessun passo indietro”, ha detto.

“Qualcuno forse pensava scherzassimo, che fosse un vuoto annuncio come nelle migliori tradizioni della vecchia politica e quindi ecco spuntare emendamenti soppressivi laddove si dispone la pubblicazione obbligatoria di ogni contributo ricevuto dai partiti e il divieto di riceverne dall’estero”. Ma “su questo non faremo alcun passo indietro, neanche di un millimetro”. Un avvertimento chiaro ai soci di governo, alla vigilia di una settimana in cui la maggioranza dovrà affrontare, tra le altre cose, anche il voto sul decreto Sicurezza che tanti malumori sta creando dentro il Movimento 5 stelle.


alfonso bonafede giovanni legniniALFONSO BONAFEDE GIOVANNI LEGNINI
Mentre i riflettori erano puntati sulla manovra e sui provvedimento leghisti che meno piacciono a una parte del Movimento, un altro fronte si è aperto per quanto riguarda il decreto Anticorruzione. In particolare la Lega (con un emendamento a firma Iezzi, Bordonali, De Angelis, Giglio Vigna, Invernizzi, Maturi, Stefani, Tonelli, Vinci), ora vorrebbe che fosse tolto l’articolo 9 del ddl voluto dal ministro Bonafede. E in particolare quindi che si stralciasse la parte dove si prevede che “i contributi, le prestazioni gratuite o altre forme di sostegno elargite” a partiti e movimenti politici “debbano ricevere la più ampia pubblicità, quanto all’identità dell’erogante, all’entità del contributo o al valore della prestazione o di altra forma di sostegno nonché alla data dell’erogazione”.

Non solo. I medesimi deputati del Carroccio propongono anche un colpo di spugna dell’articolo 10, che prevede sanzioni per chi, appunto, non dichiara le donazioni destinate a partiti e fondazioni. Un modo, per la Lega, anche per mantenere vivo l’asse con Forza Italia, fortemente critica nei confronti del ddl Bonafede. Fonti M5s alla Camera, interpellate da ilfattoquotidiano.it, ribadiscono: “Sia la prescrizione che la norma sulla trasparenza dei finanziamenti ai partiti sono nel contratto di governo Lega-M5s, quindi non sono in discussione”.

SALVINI DI MAIOSALVINI DI MAIO
 Il concetto è che sul punto i 5 stelle non intendono accettare compromessi e, soprattutto dopo le tensioni degli ultimi giorni, il clima di sospetto è cresciuto da entrambe le parti: “Vogliamo garantire ai cittadini la massima trasparenza su tutto quello che riguarda la cosa pubblica e l’attività politica”, ha detto Francesco Forciniti, deputato M5s tra i relatori del ddl Anticorruzione. “La norma in questione è contenuta nel contratto di governo ed è il coronamento di una battaglia che il Movimento porta avanti da sempre. Per questo la riteniamo intoccabile”.

Non è la prima polemica che riguarda il disegno di legge. Nelle scorse ore è stata diffusa la notizia che la misura del carcere per gli evasori, già annunciata da Luigi Di Maio durante la discussione della manovra, è stata inserita come emendamento al provvedimento. Secondo i capigruppo delle opposizioni in commissione Affari costituzionali, nessuno ne era a conoscenza e sarebbe l’ennesimo segnale di rottura interna all’esecutivo.

Fonti M5s però garantiscono che “la richiesta di modifica è stata consegnata insieme alle altre”. Tra i primi a intervenire c’è stato il capogruppo Pd in commissione Alfredo Bazoli: “Oggi attraverso i mezzi d’informazione abbiamo appreso che di emendamento al testo anticorruzione che sarebbe stato presentato alla chetichella dai relatori, che rivoluzionerebbe il trattamento sanzionatorio dei reati fiscali.

Un emendamento descritto nel dettaglio dalla stampa, e che pure al momento non risulta nel fascicolo a nostra disposizione, e che rappresenterebbe, dopo il grave episodio sulla prescrizione, un ulteriore inaccettabile oltraggio alle prerogative della commissione Giustizia e del parlamento. Anche in questo caso, infatti, si tratterebbe di argomento del tutto estraneo all’Anticorruzione e mai trattato in commissione, e l’ennesimo episodio di un malcostume della maggioranza che attraverso questi emendamenti scritti da strane ‘manine’ scarica le proprie tensioni interne sul buon funzionamento del parlamento”.
francesca businaroloFRANCESCA BUSINAROLO

Una versione smentita dai 5 stelle che invece assicurano che l’emendamento è nella lista insieme agli altri già depositati. “Facciamo un po’ di chiarezza”, ha detto in serata la prima firmataria dell’emendamento Francesca Businarolo (M5s). “L’emendamento al ddl Anticorruzione in materia di reati tributari esiste, l’ho firmato io come relatrice e prevede un inasprimento delle pene per alcuni reati tributari ed altre modifiche in materia. Non so se possa essere successo qualcosa nella trasmissione materiale del fascicolo.

Tra l’altro, il contenuto dell’emendamento era già nella disponibilità degli organi di stampa. Verificherò di persona con i funzionari addetti che tutto sia andato a buon fine”. Chi rimane fermo sulla linea dell’opposizione totale alla misura è Forza Italia: “Si metta l’anima in pace Luigi Di Maio. Non ci sarà alcuno stop alla prescrizione così come sognato dal Movimento 5 stelle”, ha scritto su Twitter Mariastella Gelmini. “Logiche manettare e giustizialiste non avranno la meglio sul garantismo”.

Fonte: qui

domenica 1 luglio 2018

FILIPPO FACCI: “IL MINISTRO INSEGUE L'ASSOCIAZIONE MAGISTRATI E DICE SÌ AL BLOCCO DELLA PRESCRIZIONE DOPO LA SENTENZA DI PRIMO GRADO. COSÌ I TEMPI DEI PROCESSI SI ALLUNGHEREBBERO ANCORA

MA IL 70 PER CENTO DELLE PRESCRIZIONI MATURA DURANTE LE INDAGINI PRELIMINARI, E LA RESPONSABILITÀ È DEI MAGISTRATI CHE SE LA DORMONO E CHE ALLA SENTENZA DI PRIMO GRADO SEMPLICAMENTE MANCO CI ARRIVANO”

Filippo Facci per “Libero quotidiano”

Forse Alfonso Bonafede l'hanno già estratto a sorte: il progetto di Beppe Grillo di far governare della gente scelta completamente a caso potrebbe già avere un suo cavallo di Troia: che è appunto lui, l'attuale e sventurato Guardasigilli. Il primo sospetto era venuto la settimana scorsa, quando il ministro ha scambiato per vittoria dei "cittadini" l' aver praticamente abrogato la giustizia a Bari sino al 30 settembre: il tutto per evitare l' ignobile tendopoli che ha sostituito il Tribunale, certo, ma col sostanziale risultato di fermare la giustizia intesa come diritto dei cittadini anche innocenti, anche vittime, anche in attesa di giustizia, appunto.

giovanni legnini alfonso bonafedeGIOVANNI LEGNINI ALFONSO BONAFEDE
La seconda puntata è andata in onda l' altro giorno, quando Bonafede ha incontrato una delegazione dell' Associazione nazionale magistrati (Anm) col risultato di figurarne quasi come l'addetto stampa: sì, sì e stra-sì a qualsiasi strampalata proposta corporativa sia uscita dalla bocca dei togati, tra queste la perla della «prescrizione bloccata dopo la sentenza di primo grado» che non occorre essere dei tecnici per comprendere nella sua portata devastante.

Lasciamo perdere le solite lagne sulla carenza di personale amministrativo (non c'è settore pubblico che non intoni il ritornello) e sforziamoci persino di dimenticare la proposta di aumentare la pena per l'imputato che proponga appello, altra perla dell' Anm che però non andrebbe affiancata - non sia mai - con l'impossibilità del pm di proporre appello qualora l' imputato esca assolto in primo grado.

alfonso bonafede giovanni legniniALFONSO BONAFEDE GIOVANNI LEGNINI
Lasciamo perdere, appunto. Soffermiamoci su una prescrizione che si congelasse davvero dopo la sentenza di primo grado, il che beninteso, è già un miglioramento rispetto al vecchio proposito grillino di interrompere la prescrizione all'atto del rinvio a giudizio. Quale sarebbe la prima conseguenza? Lo capisce chiunque: i problema dei tempi della giustizia, in pratica, si affronterebbe allungando i tempi ancora di più, col primato di scontentare tutti.

LA SELEZIONE
Interrompere la prescrizione dopo il primo grado significa interrompere la corsa (corsa: in realtà è una lenta gimkana) a cui si è costretti nei tre gradi che percorrono il processo: quel percorso a ostacoli che il grillismo e il giustizialismo ha sempre teso ad attribuire ai colletti bianchi i quali possono assoldare avvocati esperti nel prendere tempo: ma, se anche fosse vero, è ancor più vero che il 70 per cento delle prescrizioni matura durante le indagini preliminari, e che la responsabilità perciò è dei magistrati che se la dormono e che alla sentenza di primo grado semplicemente manco ci arrivano.
giovanni legnini, sergio mattarella, paola piraccini, alfonso bonafedeGIOVANNI LEGNINI, SERGIO MATTARELLA, PAOLA PIRACCINI, ALFONSO BONAFEDE

Colpa loro, forse? Macchè: colpa dei politici - hanno sempre accusato - o meglio della legge ex Cirielli che diminuì i termini di prescrizione e aumentò le pene per i recidivi. Di fatto fu una legge, datata 2005, che fece calare i prescritti da 210mila a 113mila, ma questo a giustizialisti e grillini non interessa. Sono ragionamenti troppo elaborati: figuriamoci se gl' interessa che la magistratura in questo modo continuerà a lamentare eccessivi carichi di lavoro (quasi sempre mal organizzato dai procuratori capo) e faranno selezione tra i fascicoli che preferiscono o che giudicheranno più spendibili: altro che obbligatorietà dell' azione penale.

ALFONSO BONAFEDEALFONSO BONAFEDE
Perché se è vero che le toghe sono costrette a fascicolare anche una spaventosa quantità di notizie di reato farlocche (destinate all' oblio o alla prescrizione) è anche vero che alla fine saranno loro a decidere quali fascicoli prenderanno la polvere e quali, invece, passeranno in corsia di sorpasso. Il che spiega perché certi processi corrano come lepri e perché altri si avviino alla prescrizione a passo di bradipo.

VECCHIE CORNACCHIE
La cosa più comica è dover considerare il proposito di Bonafede-nel-paese-delle-meraviglie addirittura un progresso rispetto ai desiderata degli stessi grillini sino a poco tempo fa, ovviamente accodati ai Davigo-boys del Fatto Quotidiano che appunto proponevano di abolire la prescrizione direttamente all' inizio delle indagini preliminari: una bella pedata alla Costituzione e alla ragionevole durata del processo, nonché un espediente perfetto per lasciare un imputato in eterna balia del tritacarne giudiziario. Beh, sino a poco tempo fa l' idea (si fa per dire) di Bonafede era questa: sospendere la prescrizione da quando inizia il processo.
DI MAIO BONAFEDEDI MAIO BONAFEDE

A Radio Radicale, tempo fa, Bonafede riuscì a sostenere che la prescrizione privava la parte lesa del diritto a una sentenza: senza neppure contemplare che questa sentenza potesse essere di assoluzione.

Più in generale, siamo di fronte al guardasigilli più ignorante della storia d' Italia in termini di letteratura giuridica e accademica. Forse un giorno gli spiegheranno che, se anche la prescrizione per tutti i reati fosse addirittura abolita, cambierebbe poco o niente: lo dimostra che laddove la prescrizione non è prevista - nei processi civili - abbiamo i processi più lenti di tutti.
alfonso bonafede al csmALFONSO BONAFEDE AL CSM

Quello che si capisce, guardando da tribunale a tribunale, è che la gestione delle prescrizioni è spesso una faccenda di professionalità mancate: servono manager e invece nominano vecchie cornacchie imbolsite per mera lottittazione correntizia. Che poi, ovvio, danno la colpa alla politica. Magari un giorno la daranno a Bonafede.

Fonte: qui

giovedì 19 aprile 2018

LA RIFORMA FRANCESCHINI - LA DIRETTRICE DELLA GALLERIA BORGHESE ANNA COLIVA, APPENA INDAGATA PER ASSENTEISMO DI 41 ORE, È GIÀ SOSPESA PER SEI MESI SENZA NEPPURE L'ESITO DEL PRIMO GRADO


LA SOSPENSIONE FIRMATA DA CARLA DI FRANCESCO, SEGRETARIO GENERALE DEL MIBACT, NEL 2014 A SUA VOLTA INDAGATA PER 18 APPALTI CHE FAVORIRONO LA DITTA DEL SUO COMPAGNO. MA DI FRANCESCO NON È STATA SOSPESA DAL MINISTERO. E LA SUA POSIZIONE È STATA POI ARCHIVIATA DALLA GIUSTIZIA

Carlo Alberto Bucci per la Repubblica - Roma

La superdirettrice della Galleria Borghese accusata di assenteismo rimossa senza neppure l' esito del primo grado.

galleria borghese foto di luciano di baccoGALLERIA BORGHESE FOTO DI LUCIANO DI BACCO
La Galleria Borghese, perla del sistema museale dello Stato, sta per restare senza la sua direttrice, Anna Coliva. La studiosa, l' unica confermata nel ruolo dopo la riforma Franceschini del 2016, sta per essere sospesa per 60 giorni dal ministero Beni culturali. La dirigente è a processo a Roma per truffa aggravata: in 12 giorni del 2014 si sarebbe allontana per 40 ore e 59 minuti senza aver timbrato il cartellino, cosa che era obbligata allora a fare essendo funzionaria con mansioni di direttrice.

Galleria BorgheseGALLERIA BORGHESE



La prima udienza si è tenuta a fine febbraio. E il ministero un mese dopo ha aperto il procedimento di sospensione. Un atto dovuto. Cui spesso segue però la prassi, non scritta, di congelare il provvedimento: in attesa della sentenza.

FRANCO BERNABE MOGLIE ANNA COLIVAFRANCO BERNABE MOGLIE ANNA COLIVA
Questa era la linea presa dal Collegio romano all' indomani dell' uscita della notizia, su Repubblica del 9 febbraio, dell' iscrizione di Coliva nel registro degli indagati. Invece, con largo anticipo sui 60 giorni previsti come tempo massimo per la conclusione di un procedimento disciplinare, l' ufficio del personale ha predisposto la sospensione della direttrice della Borghese: due mesi a casa, senza stipendio.

Coliva, difesa in tribunale dall' avvocato Alessandro Diddi, ha dichiarato più volte la propria innocenza, ricordando che in molte di quelle ore di quattro anni fa che le sono contestate per assenteismo, si trovava invece in ferie. Oppure a un convegno su Bernini, artista- simbolo della casa-museo che la studiosa dirige.

La raccomandata con la sospensione è stata firmata da Carla Di Francesco, segretario generale del Mibact, nel 2014 a sua volta indagata per 18 appalti che favorirono la ditta del suo compagno, Giuliano Mezzadri, nella ricostruzione post terremoto dell' Emilia Romagna (di cui era allora direttore regionale).
L Ambasciatore Le Roy consegna l Onorificenza a Anna ColivaL AMBASCIATORE LE ROY CONSEGNA L'ONORIFICENZA A ANNA COLIVA

Ma Di Francesco non è stata sospesa dal ministero. E la sua posizione è stata poi archiviata dalla giustizia. Anche Federica Galloni, direttore generale in pole per il posto di segretario generale visto che l' attuale sta per andare in pensione, è rimasta al suo posto quando nel 2009 è stata indagata per l' espatrio di un mobile Luigi XV del valore di 15milioni. E nel 2013 è stata assolta perché il fatto non sussiste. È quanto è certa di dimostrare Coliva in tribunale.

COLIVA FRANCESCHINICOLIVA FRANCESCHINI






Alla direttrice della Borghese il congelamento della sospensione non sarebbe però stato concesso. Sta infatti per essere ufficialmente sospesa. Una decisione che il Mibact ha preso, ad esempio, nel 2017 per Adele Campanelli, direttrice del Parco archeologico dei Campi flegrei: ma, in quel caso, la dirigente era finita agli arresti domiciliari per turbativa d' asta per aver, sostiene l' accusa, favorito aziende vicine al clan dei Casalesi.

federica galloniFEDERICA GALLONI
I collaboratori di Coliva la descrivono tranquilla anche se intimamente provata dall' accusa infamante. La Galleria deve ora approvare il bilancio e mandare avanti la mostra su Picasso scultore prevista per ottobre. Ma senza guida. 

Fonte: qui
Carla Di Francesco, segretario generale del MibactCARLA DI FRANCESCO, SEGRETARIO GENERALE DEL MIBACT

sabato 9 settembre 2017

ENI - INDAGATI TRE FACCENDIERI: SONO ACCUSATI DI ASSOCIAZIONI A DELINQUERE E DEPISTAGGIO

SI SAREBBERO INVENTATI CON I MAGISTRATI DI TRANI E SIRACUSA UN COMPLOTTO CONTRO DESCALZI 

SECONDO I PM, PER “INTRALCIARE LO SVOLGIMENTO DEI PROCESSI IN CORSO A MILANO CONTRO ENI E I SUOI DIRIGENTI

Luigi Ferrarella per il Corriere della Sera

Procura di MilanoPROCURA DI MILANO
Il «legale esterno di Eni spa» Pietro Amara (avvocato siracusano di processi ambientali del cane a sei zampe in Sicilia), il suo collaboratore Alessandro Ferraro, il tecnico petrolifero Massimo Gaboardi, e «altre persone interne ad Eni spa in corso di identificazione», sono indagate dalla Procura di Milano per l' ipotesi di «associazione a delinquere» per aver «concordato e posto in essere un vero e proprio depistaggio» attraverso «esposti anonimi e denunce» alle Procure di Trani e di Siracusa nel 2015-2016, e «false dichiarazioni al pm di Siracusa» circa l'«esistenza di un complotto contro Eni e in particolare il suo amministratore delegato Claudio Descalzi».

claudio descalziCLAUDIO DESCALZI
Un «depistaggio» (tramite «più delitti di calunnia, diffamazione, false dichiarazioni e favoreggiamento») che il pm Laura Pedio ipotizza compiuto per «intralciare lo svolgimento dei processi in corso a Milano contro Eni e i suoi dirigenti» (come Descalzi e Scaroni). E «per screditare i consiglieri indipendenti di Eni spa, Luigi Zingales e Karina Litvack»: l' uno dimessosi, e l' altra allontanata dal gruppo (per poi essere richiamata su pressione dei fondi stranieri 4 mesi fa nel Comitato Controllo), a cavallo dei fascicoli dei pm di Trani e soprattutto di Siracusa sul supposto complotto anti-Descalzi, che li avevano indagati l' 8 luglio 2016 per l' ipotesi di diffamazione aggravata con l' amministratore delegato di Saipem, Umberto Vergine.

Pietro AmaraPIETRO AMARA
Rischia dunque di ridiventare una cosa seria la prospettazione a Trani e Siracusa di un complotto internazionale volto a far dimettere Descalzi per sostituirlo con Vergine, animato da Zingales e Litwak nell' interesse di 007 nigeriani e imprenditori iraniani, con la regia di avvocati Telecom legati all' ex presidente Franco Bernabè quali Antonino Cusimano, Bruno Cova e Luca Santamaria, e con la fumosa partecipazione del petroliere (e ora banchiere di Carige) Gabriele Volpi, dell' ignaro imputato milanese Pietro Varone, e dell' imprenditore Marco Bacci amico del premier Matteo Renzi.

luigi zingalesLUIGI ZINGALES
Rischia di ridiventare una cosa seria non perché lo sia mai stata questa spy-story franata con il passaggio degli atti a Milano e il loro disvelamento nella richiesta il 20 marzo 2017 di archiviare i 3 indagati da Siracusa; ma perché serio - si scopre ora dalla contestazione rivolta a Gaboardi, avvalsosi a Milano della facoltà di non rispondere - affiora un legame di soldi tra Ferraro e Gaboardi.

Il factotum dell' avvocato siracusano esterno dell' Eni (Amara) avrebbe infatti in parte promesso e in parte già versato denaro a Gaboardi (tramite un parente di Gaboardi) per indurlo a rafforzare con le proprie improbabili dichiarazioni al pm di Siracusa sul complotto anti-Descalzi quelle del precedente dichiarante (lo stesso Ferraro). Le une e le altre, guarda caso, sovrapponibili al contenuto di tre scritti anonimi e di un altrettanto anonimo audio su pen drive fatti pervenire tra gennaio e luglio 2015 ai pm di Trani, e di un esposto di Ferraro in agosto ai pm di Siracusa su un confuso tentato suo sequestro da parte di rapitori di pelle nera.
esposti anonimiESPOSTI ANONIMI

Gli anonimi mossero i pm pugliesi Capristo-Savasta-Pesce che il 10 maggio 2015 acquisirono in Eni gli atti sugli interventi di Zingales (e uno degli anonimi mostrò poi di sapere ciò che solo Eni oltre ai pm poteva sapere, e cioè che fossero state acquisite anche mail tra Zingales e la presidente Marcegaglia); mentre l' esposto mosse il pm siracusano Giancarlo Longo (oggi trasferitosi a Napoli come giudice dopo che il Csm per tutt' altre ragioni ha avviato mesi fa una procedura di incompatibilità ambientale), il quale il 22 aprile 2016 ricevette l' intero fascicolo da Trani e il 10 maggio indagò Gaboardi per il tentato condizionamento del vertice Eni, società che con l' allora capo ufficio legale Massimo Mantovani si affrettò per la nomina di persona offesa e una cautelativa querela di parte.
pen drivePEN DRIVE

Amara - 48enne difensore molto attivo anche in Cassazione e Consiglio di Stato, anni fa discusso per la vicinanza a toghe siracusane fra i quali un ex procuratore capo e un ex pm finirono condannati per abuso d' ufficio dalla Cassazione - dopo aver avuto nel 2009 una pena sospesa di 11 mesi per accesso abusivo (tramite un cancelliere di Catania) a notizie segrete, due anni fa è stato archiviato dalla Procura di Cassino (al pari di un vicepresidente Eni) in un' altra indagine: quella nata dal perito chimico del Tribunale di Gela che aveva denunciato (e registrato) un imprenditore frusinate mentre, asseritamente nell' interesse di Eni, offriva soldi per aggiustare la perizia ambientale sulla raffineria di Gela.

PIATTAFORME ENI ADRIATICOPIATTAFORME ENI ADRIATICO
Altre traversie giudiziarie Amara ha attraversato con Ferraro, entrambi archiviati nel 2014 in un filone di indagini sui pm di Siracusa, e nell' aprile 2017 indagati dalla Procura di Roma per l' ipotesi di associazione a delinquere finalizzata a false fatture: qui è emerso (allo stato senza riverberi penali) che l' avvocato è socio di un giudice amministrativo (già presidente ad interim del Consiglio di Stato) in una società maltese che si proponeva di investire in una start-up tecnologica (in parte di Amara e in parte di Bacci) 750.000 euro di un' eredità del magistrato.

Fonte: qui