9 dicembre forconi: dirigenti
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giovedì 7 febbraio 2019

MENTRE LA BANCA LIGURE CONTINUAVA A INABISSARSI, ANNO SU ANNO, I VERTICI POST-BERNESCHI CHIAMATI A RESUSCITARE L’ISTITUTO (PROPOSITO FALLITO) INCASSAVANO EMOLUMENTI MILIONARI

CDA, SINDACI E AD SI SONO SPARTITI UN BOTTINO DI 46 MILIONI CON CARIGE CHE ACCUMULAVA 2,9 MILIARDI DI PERDITE…
Estratto dell’articolo di Fabio Pavesi per “Il Fatto quotidiano”

Mentre Carige, ferita dalla dissennata gestione del suo ex dominus Giovanni Berneschi, si inabissava, anno dopo anno, i vertici della banca pare ballassero sul Titanic. Immuni dalle perdite miliardarie che si cumulavano senza sosta dal 2013 in poi, consiglieri d’amministrazione, sindaci e top manager della Cassa di risparmio di Genova non badavano a spese. Per se stessi ovviamente […]

vittorio malacalzaVITTORIO MALACALZA
[…] Solo nel 2017 i membri del Cda e i primi top manager hanno incassato 5,8 milioni di euro di emolumenti. La banca chiuse i conti con un buco di 388 milioni. L’anno prima nel 2016 le remunerazioni del Cda, del collegio sindacale e dell’alta dirigenza erano state di complessivi 6,1 milioni a fronte di una perdita della banca (l’ennesima) di 291 milioni […]

[…] Ma il clou è stato nel biennio 2014-2015, quello del nuovo corso post Berneschi, quando in entrambi gli anni la pletora di nuovi consiglieri chiamati a risollevare l’istituto e amministratori delegati e direttori generali si sono portati a casa oltre 7 milioni l’anno. Eppure Carige continuava a imbarcare acqua. Il 2014 chiuse con un rosso di 543 milioni e il 2015 per “soli” 127 milioni.

Giovanni BerneschiGIOVANNI BERNESCHI





[…] Certo nulla a che vedere con il pesante passivo del 2013,quello che raccoglieva i primi cocci della gestione Berneschi, da 1,76 miliardi. Ma anche in quell’occasione l’ex ponte di comando della banca ligure si premiò con oltre 6 milioni di emolumenti…. E sono in sostanza gli stipendi fissi, di variabile e stock option c’era ormai ben poca cosa […]

guido alpaGUIDO ALPA
Tanto per dare un’idea dal 2011 (anno in cui il regolamento Consob impone la disclosure sui compensi) al 2017 i vertici della banca sono costati oltre 46 milioni di euro. Meritati? Dite voi. La banca da allora ha cumulato perdite per 2,9 miliardi e azzerato di fatto la sua capitalizzazione di borsa prima del commissariamento bruciando ogni aumento di capitale effettuato […]

[…] Non solo Carige da allora ha perso la metà dei suoi ricavi e ha visto l’attivo di bilancio dimagrire di ben 20 miliardi […]

PAOLO FIORENTINOPAOLO FIORENTINO
[…] Tra i munifici di sempre in quel di Genova come non mettere al primo posto nel Cda Giovanni Berneschi, da sempre abituato al suo 1,2 milioni di stipendio fisso. E che dire del vicepresidente storico, prima del ribaltone, Alessandro Scajola? Per lui nel 2011 uno stipendio da 367 mila euro. Il giurista, mentore del premier Giuseppe Conte, Guido Alpa incassa nel 2011 94mila euro, il consigliere Luca Bonsignore 95mila euro e il futuro presidente Castelbarco Albani è quell’anno in Cda a 96mila euro. Alpa se ne andrà ad aprile del 2013 dopo aver incassato per quei mesi 201mila euro. Il colpo grosso lo fa Cesare Castelbarco Albani che da semplice consigliere si ritrova nel 2014 presidente. Il suo emolumento schizza quell’anno a 719mila euro. Anche il neo-vicepresidente Alessandro Repetto debutta con una remunerazione di 346mila euro […]

giuseppe tesauroGIUSEPPE TESAURO
[…] Ma l’ingaggio monstre è del nuovo ad, Piero Luigi Montani che si aggiudica 2,36 milioni tra fisso, variabile e azioni della banca. Certo parte di quelle azioni finiranno bruciate, ma lo stipendio è da ad di una grande banca e fa lievitare il costo complessivo dei nuovi vertici nel 2014. Lo stipendio complessivo di Montani scenderà a 1,73 milioni nel 2015 per poi cessare nel 2016 con una coda di 313mila euro. L’ad successivo Guido Bastianini entra in campo nella primavera del 2016 con un compenso di 542mila euro. Cesserà l’anno portandosi a casa altri 392mila euro […]

[…] È la volta di Paolo Fiorentino, nel tourbillon di capi della banca innescato da Malacalza. Per i sei mesi del 2017 la sua nomina vale 723mila euro. Non si sa con quanto è stato liquidato, per ora. Anche Giuseppe Tesauro, il presidente scelto da Malacalza dopo Castelbarco parte con il piede giusto. Nel 2016 incassa 425mila euro di compensi che saliranno a 570mila nel 2017.
CARIGECARIGE

In un anno la sua remunerazione aumenta di oltre il 30%. La banca cumula nel biennio oltre 670 milioni di perdite. Anche Vittorio Malacalza si aumenta lo stipendio da vicepresidente, portandolo da 155mila euro del 2016 a 209mila nel 2017, ma per uno che ha perso quasi 400 milioni per diventare il primo azionista, sa solo di amarissima beffa. Anche Fiorentino alla fine ci ha rimesso buona parte dei 723mila euro di stipendio. Comprò azioni Carige per 300mila euro a metà del 2017. Bruciati […]

[…] Al di là delle storie personali, resta il tema di fondo. Gli stipendi dei banchieri sono immuni ai risultati. Che si vinca o si perda a loro va sempre bene. Un po’ meno bene ai lavoratori bancari. Loro quando le cose vanno male vengono mandati a casa. Carige aveva 5.400 dipendenti nel 2013 oggi sono solo 4.200. Per loro la spending review è stata massiva. Non certo per i banchieri che non hanno pagato nessun dazio. Anzi.

Fonte: qui

giovedì 31 gennaio 2019

“CONTROLLI TRUCCATI SU 5 VIADOTTI AUTOSTRADALI”

DODICI INDAGATI TRA CUI UN DIRIGENTE DI “AUTOSTRADE PER L'ITALIA” E 11 FRA MANAGER E TECNICI DI “SPEA ENGINEEERING”, SOCIETÀ CONTROLLATA DA ASPI E DELEGATA ALLE MANUTENZIONI 
PER INCASTRARLI DECISIVO IL RACCONTO DEI COLLEGHI
Tommaso Fregatti e Matteo Indice per “la Stampa”

ponte morandi genovaPONTE MORANDI GENOVA
Il voto a cinque viadotti presenti in Liguria, Abruzzo e Puglia era sempre altissimo, anche se la realtà raccontava una storia differente, con cadute di calcinacci e tracce di degrado. E i dati, è il sospetto della Procura di Genova, potrebbero essere stati truccati in primis per evitare contraccolpi commerciali, tra i quali lo stop al transito dei trasporti eccezionali.
C' è soprattutto questo alla base della nuova inchiesta che ha fatto scattare dodici avvisi di garanzia, con accusa di falso, a carico d' un dirigente di Autostrade per l' Italia e di 11 fra manager e tecnici di Spea Engineeering, società controllata da Aspi e delegata alle manutenzioni .

reperto 132 dell'indagine sul crollo del ponte morandi di genovaREPERTO 132 DELL'INDAGINE SUL CROLLO DEL PONTE MORANDI DI GENOVA
Per nessuno dei ponti è stato profilato al momento il sequestro o la chiusura, e Autostrade ribadisce che non ci sono pericoli per la sicurezza degli utenti. E però tutti sono stati sottoposti a recenti e sostanziosi interventi di ripristino, i pubblici ministeri non escludono di chiedere comunque perizie per testarne la stabilità in futuro ed è oggettivamente impossibile stabilire oggi se, negli ultimi anni, ci siano stati momenti nei quali hanno rischiato cedimenti.

L'ipotesi dei pm genovesi, che hanno aperto un filone autonomo dall' indagine sulla strage del Morandi (43 vittime nel crollo del 14 agosto scorso), è netta: a partire dal 2000, sostiene l' accusa, l' esito dei monitoraggi su alcune infrastrutture della rete autostradale italiana è stato dolosamente e sistematicamente sovrastimato in positivo. In altri frangenti, fronte da approfondire nelle prossime settimane, potrebbero invece essere stati certificati come eseguiti controlli in realtà avvenuti solo sulla carta.
ponte morandi genovaPONTE MORANDI GENOVA

I manufatti sotto indagine sono distribuiti fra il tronco ligure, quello di Pescara e quello di Bari, e ieri i finanzieri del Primo gruppo agli ordini dei colonnelli Ivan Bixio e Giampaolo Lo Turco hanno compiuto una serie di perquisizioni in più regioni. Sotto la lente ci sono il viadotto Sei Luci, breve segmento nella parte terminale dell' A7 verso Genova, a ridosso del Morandi; il Pecetti sull' A26 Genova-Gravellona Toce nel comune di Mele (Genova); il Gargassa, sempre sull' A26 ma a Rossiglione (Genova); il Moro, sull' A14 Bologna-Taranto a Ortona (Chieti); il Paolillo, piccolo ponte che sovrasta l' omonimo torrente, sull' A16 Napoli-Canosa a Canosa di Puglia (Barletta-Andria-Trapani).

ponte morandi genova 7PONTE MORANDI GENOVA 
Tutti erano già finiti nel mirino: sul Sei Luci sono stati eseguiti lavori di consolidamento tra il 23 e il 27 dicembre, sul Pecetti si era intervenuti in precedenza, dopo il distacco di detriti. Il Moro e il Paolillo erano stati ispezionati da una commissione incaricata dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. E il pool, dopo le ricognizioni di novembre, aveva raccomandato lo stop parziale al traffico sul primo e il blocco del secondo. Una nota diffusa ieri pomeriggio da Autostrade per l' Italia sottolinea come anche, e specificamente, su questi due allo stato non vi siano pericoli, mentre Spea rimarca la bontà del suo operato.

ponte morandi genova 2PONTE MORANDI GENOVA
L' unico dipendente Aspi indagato nel nuovo filone è finora Gianni Marrone. È il direttore del tronco pugliese, già condannato in primo grado a 5 anni (omicidio colposo plurimo) per i 40 morti sul bus precipitato da un viadotto insicuro, l' Acqualonga, a Monteforte Irpino nel 2013. Per Spea l' addebito di falso viene mosso a Massimiliano Giacobbi, Alessandro Costa, Andrea Indovino, Lucio Ferretti Torricelli, Marco Vezil, Antonino Valenti, Maurizio Ceneri, Gaetano Di Mundo e Francesco Paolo D' Antona: hanno ricoperto o ricoprono ruoli di responsabilità in materia di collaudi e verifica della compatibilità dei trasporti eccezionali alla rete, e sono stati impegnati appunto fra Liguria, Abruzzo e Puglia.
IL MONCONE CROLLATO DEL PONTE MORANDIIL MONCONE CROLLATO DEL PONTE MORANDI
Indagato pure il consulente Angelo Salcuni, della società Alhambra.

Decisive per lo sviluppo degli accertamenti le dichiarazioni di alcuni colleghi degli inquisiti, rese nel fascicolo sul disastro del 14 agosto: hanno ribadito come Maurizio Ceneri pianificasse o ritoccasse «a tavolino» l' esito dei report, e in generale come spesso le risultanze dei test fossero addomesticate.

Alcuni sospettati hanno per lungo tempo fatto parte del team che si è curato di prevenzione rischi sul Morandi e sulla vicenda ieri è intervenuto il deputato Pd ed ex ministro della Giustizia Andrea Orlando, che con un' interrogazione urgente chiede a Toninelli «se sia a conoscenza di altre criticità». Replica del ministro: «Ho già fatto ispezionare le opere al centro dell' indagine, ribadisco che le concessioni in passato erano troppo sbilanciate, ma finalmente faremo in modo che i controlli siano reali».

Fonte: qui

LA PERIZIA SVIZZERA ASSOLVE GLI STRALLI DEL PONTE MORANDI, MA ALLORA PERCHÉ IL VIADOTTO È CROLLATO? 
ECCO TUTTI I DUBBI ANCORA IRRISOLTI SULLA TRAGEDIA DI GENOVA: L’ORIENTAMENTO DEI CAVI DEL TIRANTE, CHE HA TENUTO DOVE ERA PIÙ CORROSO, LO SPESSORE E LA POSSIBILE FORZA ANOMALA 
IN UNO DEI VIDEO DIFFUSI DALLA GUARDIA DI FINANZA SI VEDE CHE LA PRIMA PARTE A MUOVERSI È STATA… 
IL SINDACO BUCCI: "DEMOLIREMO IL PRIMO MONCONE TRA IL 6 E L'8 FEBBRAIO"

IL CROLLO DEL PONTE MORANDI RIPRESO DA TERRA



GENOVA, IL MOMENTO DEL CROLLO DI PONTE MORANDI, LE URLA: OH MIO DIO


I soccorsi dopo il crollo del ponte Morandi a Genova



BUCCI: DEMOLIZIONE TRA 6 E 8 FEBBRAIO

giovanni toti marco bucci ponte morandiGIOVANNI TOTI MARCO BUCCI PONTE MORANDI
(ANSA) - "Siamo pronti a tirare giù il moncone e il primo pezzo dovrebbe scendere tra il 6 e il 8 febbraio, anche se dobbiamo ancora vedere con precisione quando sarà". Il sindaco di Genova, Marco Bucci, commissario per la ricostruzione anticipa, a margine della cerimonia per il 'Giorno della memoria', una data per la demolizione del moncone ovest del Morandi.

"Stiamo facendo un lavoro che non è preparatorio ma è già di demolizione degli altri pezzi - spiega - e la demolizione è già praticamente iniziata". "I pezzi - ha detto Bucci - stanno già venendo giù dal ponte, solo che magari sono più piccoli e fanno meno notizia. Quel giorno, però - ha detto alludendo ai primi elementi che saranno staccati dal moncone ovest -, penso che ci sarà tutta la città a vedere l'evento. Sarà un bel momento e sarà anche l'occasione per dire che le cose stanno andando avanti".
PONTE MORANDI GENOVAPONTE MORANDI GENOVA

PONTE GENOVA, ECCO COM’È CROLLATO SECONDO LE PRIME PERIZIE
Maurizio Caprino per www.ilsole24ore.com

Gli stralli del Ponte Morandi erano corrosi, ma si sono rotti nella loro parte più “sana”. Lo documentano alcune foto (si vedono scorrendo la pagina) contenute nel rapporto dell’Empa, il laboratorio svizzero incaricato dal gip di esaminare i materiali dei reperti selezionati dagli esperti italiani, nominato dall’autorità giudiziaria. Se ne deduce che probabilmente la causa del crollo (su cui la Procura ha chiesto un secondo incidente probatorio oltre quello in corso) non è negli stralli, ma in un’altra componente. Ma non è detto che ciò sposti di molto le responsabilità della tragedia.

Il rapporto per ora è stato depositato solo in tedesco. In attesa della traduzione ufficiale, emerge che sulla parte di strallo che si è rotta ci sono «evidenti differenze» rispetto al caso in cui avesse avuto un cedimento strutturale.
IL MONCONE CROLLATO DEL PONTE MORANDIIL MONCONE CROLLATO DEL PONTE MORANDI

La conclusione che se ne potrebbe ragionevolmente trarre è che la rottura sia dovuta al cedimento in un altro componente del viadotto, che avrebbe poi forzato lo strallo. La parte di esso che si è rotta è quella più vicina all’antenna, cioè la sommità del pilone 9, che infatti è andato distrutto nel crollo. Ma probabilmente ciò non significa che la causa della tragedia sia stata la pila: era una delle parti della struttura meno sollecitate e - tra i tanti problemi emersi nei cinquant’anni di vita del Ponte Morandi - nessuno ha riguardato le fondamenta dei pilastri.

Il fascio di cavi. L’orientamento
reperto 132 dell'indagine sul crollo del ponte morandi di genovaREPERTO 132 DELL'INDAGINE SUL CROLLO DEL PONTE MORANDI DI GENOVA
Queste foto riguardano il «reperto 132», a ottobre ritenuto decisivo per dimostrare il cedimento di uno strallo. La foto a fianco mostra che i cavi dello strallo sono piegati leggermente a spirale, cosa che dimostrerebbe una rottura anche per piegatura, torsione o cesoiamento e non solo per trazione.

Il tipo di rottura. Dove c’é più corrosione ha tenuto
Una rottura avvenuta esclusivamente per trazione indicherebbe un cedimento strutturale dei cavi di acciaio che compongono i singoli rìtrefoli che costituiscono l’«anima» degli stralli. Nella foto a fianco, la freccia evidenzia il punto di massima corrosione di uno dei cavi, che però non ha ceduto.
a sinistra della freccia si nota che lo spessore del cavo aumenta reperto ponte morandi genovaA SINISTRA DELLA FRECCIA SI NOTA CHE LO SPESSORE DEL CAVO AUMENTA REPERTO PONTE MORANDI GENOVA

Dove lo spessore è massimo. La possibile forza anomala
In questa foto la freccia indica il punto in cui un cavo era maggiormente corroso. Spostando lo sguardo a sinistra si va verso il punto di rottura e si nota che lo spessore del cavo aumenta. Un'incongruenza, forse spiegata dal fatto che la rottura è dovuta a una forza anomala che ha piegato il cavo.
La freccia indica il punto di massima corrosione di uno dei cavi, che pero' non ha ceduto – reperto ponte morandi di genovaLA FRECCIA INDICA IL PUNTO DI MASSIMA CORROSIONE DI UNO DEI CAVI, CHE PERO' NON HA CEDUTO – REPERTO PONTE MORANDI DI GENOVA

Si può quindi sospettare che la pila 9 abbia ceduto perché sbilanciata a sua volta dalla rottura di un altro elemento della struttura, che sarebbe l’origine del crollo. Stando alle ipotesi formulate a settembre dalla commissione ispettiva del ministero delle Infrastrutture, le maggiori attenzioni dovrebbero convergere sull’impalcato a cassone, cioè la parte che sosteneva la carreggiata proprio in corrispondenza dei piloni con stralli. Ciò verrebbe confermato da una attenta analisi di uno dei video resi pubblici dalla Guardia di Finanza: osservando l’immagine dell’impalcato riflessa su una pozza d’acqua, si scopre che la prima parte a muoversi è stata, appunto, l’impalcato, e solo dopo appare il tirante (o strallo).
frame del video della guardia di finanza sul crollo del ponte morandi di genovaFRAME DEL VIDEO DELLA GUARDIA DI FINANZA SUL CROLLO DEL PONTE MORANDI DI GENOVA

Una ricostruzione non solo compatibile dal punto di vista cinematico con quanto emerso finora, ma anche spiegabile, almeno in astratto: la commissione ha rilevato «deficienze manutentive documentate nel materiale fornito da Aspi (il gestore, ndr)» e ricordato che già nel 1981 il progettista Riccardo Morandi aveva rilevato difetti di costruzione e problemi nello smaltimento dell’acqua piovana (poi risolti rifacendo l’asfalto, dal 1996 anche evitando di appesantirlo). Inoltre, la sicurezza del sistema pile-impalcato-stralli non era mai stata oggetto della valutazione imposta dall’ordinanza antisismica della Protezione civile 3274/2003. Ciò riporta sempre a responsabilità di Aspi.

ponte morandi genovaPONTE MORANDI GENOVA






L’impalcato a cassone potrebbe essere stato il primo a cedere, magari a causa o col concorso di un fattore esterno non dipendente da Aspi. Si era parlato di un autoarticolato passato al momento del crollo, che trasportava una pesante bobina metallica caduta sull’asfalto (guarda il video). Non si sa se sia caduta prima del crollo o a causa di esso e finora non sembrano esistere immagini in grado di appurarlo. Facile prevedere che su questo ci sarà molta battaglia tra accusa e difesa.

Fonte: qui



CHIUSO UN CAVALCAVIA A PISA PER CEDIMENTI STRUTTURALI: SI TRATTA DI UN VIADOTTO CHE SOVRASTA LA SUPERSTRADA FI-PI-LI 
IL COMUNE HA DECISO DI INTERDIRE IL TRAFFICO DOPO AVER EFFETTUATO ALCUNI CONTROLLI SUL PONTE, DAI QUALI SONO EMERSI…
CEDIMENTI STRUTTURALI, CHIUSO CAVALCAVIA A PISA
(ANSA) - Il Comune di Pisa ha disposto l'immediata chiusura di un cavalcavia sulla superstrada Firenze-Pisa-Livorno in un quartiere alla periferia sud est della città in seguito ad alcuni cedimenti strutturali sulla parte laterale dell'infrastruttura. Lo ha reso noto l'Amministrazione comunale.
cavalcavia via dei vignoli sulla firenze pisa livorno 4CAVALCAVIA VIA DEI VIGNOLI SULLA FIRENZE PISA LIVORNO 

cavalcavia via dei vignoli sulla firenze pisa livorno 6CAVALCAVIA VIA DEI VIGNOLI SULLA FIRENZE PISA LIVORNO 













"A seguito - è spiegato in una nota - di sopralluoghi effettuati sul cavalcavia della Fi-Pi-Li di via Vicinale dei Vignoli, richiesto da Global Service Strade nell'ambito dell'attività di monitoraggio, sono emersi cedimenti laterali alla struttura del ponte, tali da rendere necessaria la chiusura totale a tutti i veicoli per ulteriori accertamenti ed eventuali interventi di messa in sicurezza da parte di Città metropolitane, gestore della strada di grande comunicazione.
cavalcavia via dei vignoli sulla firenze pisa livorno 7CAVALCAVIA VIA DEI VIGNOLI SULLA FIRENZE PISA LIVORNO 

La polizia municipale di Pisa ha quindi disposto la chiusura del cavalcavia al traffico veicolare, con il posizionamento di barriere di cemento inamovibili, corredate da apposita illuminazione e segnaletica".

Fonte: qui

sabato 26 gennaio 2019

“LE CLASSI DIRIGENTI ITALIANE HANNO FALLITO”


GALLI DELLA LOGGIA: “FINO A QUALCHE ANNO FA I REDDITI E IL PIL CRESCEVANO. POI SONO VENUTE MENO LE CONDIZIONI CHE HANNO PERMESSO UNO SVILUPPO TRANQUILLO DELLA DEMOCRAZIA. QUEL CHE STAVA SUCCEDENDO ERA CHIARO MA NESSUNO È STATO CAPACE, PER MANCANZA DI IDEE, DI PROGETTI DI VISIONE, E AGGIUNGO DI CORAGGIO, DI CORRERE AI RIPARI…”

Silvia Truzzi per “il Fatto quotidiano”

ernesto galli della loggiaERNESTO GALLI DELLA LOGGIA
Si fa presto a dire élite. Ernesto Galli della Loggia, storico ed editorialista del Corriere della Sera, comincia con una precisazione: "Non possiamo parlare genericamente di élite. Oggi c'è un forte scontro tra élite sociale ed élite politica, intesa come élite di governo. Fino alle ultime elezioni coincidevano: in sostanza l'élite sociale italiana si riconosceva - e continua a farlo - nel centrosinistra".

Cosa che spiega l'attuale disorientamento di molti intellettuali e commentatori.
Si sono ritrovati ad aver a che a fare con una nuova classe politica, dalle idee confuse e nello stesso tempo contraddittorie, per via delle due anime del governo: non soltanto erano nuovi, ma anche nuovi tra di loro diversi. Quest' insieme di fattori ha determinato un forte sconcerto da parte della classe dirigente italiana.

bariccoBARICCO
Secondo Alessandro Baricco invece si è rotto un patto tra chi veniva governato e chi governava. Non ci si affida e non ci si fida più.
Credo che 'rottura di un patto' sia un' espressione più che altro letteraria. Il fatto è che fino a qualche anno fa le economie dei Paesi occidentali segnavano indici positivi, i redditi e il Prodotto interno lordo crescevano: questa è la sostanza del patto keynesiano, cioè la sostanza delle democrazie dell'Europa occidentale fondate sull' idea che ogni anno si stava un po' meglio. Non è più accaduto e con il passare degli anni la situazione si è deteriorata. Io non credo che ci sia stato un venir meno da parte di qualcuno al patto.

È cambiato anche il profilo del capitalismo: basta pensare alla crescita del comparto finanziario al processo di deindustrializzazione che ha subìto il Paese. Sono venute meno le condizioni strutturali di fondo che nel Secondo Novecento hanno permesso uno sviluppo tranquillo della democrazia in Europa.
Ancora contro l establishmentANCORA CONTRO L ESTABLISHMENT

Miopia dei governanti?
Quel che stava succedendo, secondo me, era da tempo abbastanza chiaro se non a tutti almeno a molti. Ma nessuno è stato capace, per mancanza di idee, di progetti di visione, e aggiungo di coraggio, di correre ai ripari. Ma le classi dirigenti avrebbero proprio questo compito: averlo fallito non è cosa da poco. Per questo i cittadini hanno cominciato a interrogarsi sulle capacità e sulla legittimazione della classe dirigente: che ci stanno a fare se non sono in grado di dare risposte e trovare soluzioni? In che senso dirigono?
merkel e macron firmano il trattato di aquisgrana 5MERKEL E MACRON FIRMANO IL TRATTATO DI AQUISGRANA 5

Sul Corriere lei ha scritto: forse è troppo parlare di ribellione delle masse, ma stiamo all'occhio. In Francia invece è esplosa una ribellione che non sembra voler finire.
In Italia il sistema politico è più fragile e instabile. L'elezione presidenziale in Francia dà al capo dello Stato un grandissimo potere e una forte stabilità: è un potere assai poco contendibile. Per questo la protesta imbocca più facilmente la via della rivolta.
Qui invece è possibile in quattro e quattr'otto diventare segretario di un partito - vedi Renzi - o addirittura fondarne uno come Grillo e vincere le elezioni.

Anche Macron ha fondato un partito.
Vero, ma la sua ascesa presenta molti punti oscuri. Per due volte i maggiori candidati alla presidenza sono stati eliminati in maniera singolare un anno prima del voto: Strauss-Kahn e Fillon. Come mai questi scandali sono usciti alla vigilia delle elezioni, facendo vincere un candidato che altrimenti non ce l'avrebbe mai fatta?

Macron è un po' The Manchiurian candidate?
STRAUSS KAHNSTRAUSS KAHN
Fin dal primo momento mi è sembrato un candidato costruito, ideologicamente eterodiretto. Lui non era affatto nuovo della politica, è stato ministro tecnico di Hollande, è un uomo della grande finanza. Entrato in gara, il suo obiettivo era arrivare al ballottaggio con Marine Le Pen, perché con quel sistema elettorale chiunque avrebbe vinto contro di lei.

Che pensa delle parole di Juncker sulla Grecia?
Non è solo Juncker a dover fare autocritica: mentre in Grecia la gente era costretta a rovistare nei cassonetti dell' immondizia, i leader dei Paesi europei che facevano? Un popolo intero è stato messo in ginocchio, gli ospedali non avevano i farmaci per i bambini.

junckerJUNCKER
Se una cosa del genere succede ad Haiti per un terremoto l'Europa si mobilita, manda la Croce Rossa. I greci sono stati completamente abbandonati: ma dov' erano i capi di Stato, i capi dei partiti di sinistra? Le colpe di Juncker sono quelle di tutti gli altri.

A proposito di sinistra: Gad Lerner fa risalire la rottura della connessione sentimentale alla crisi Fiat del 1980. Da allora i leader della sinistra si sono occupati più dei padroni che degli operai.
Di operai, per la verità, mi sembra che ne sono rimasti pochini. Il Pd ha perso il Sud, dove amministrava quasi tutte le regioni. Ma lì i voti non li ha persi certo per gli operai, che non ci sono. Ha influito di più l'adesione della sinistra all' ideologia liberista di Bruxelles. Questo è capitato perché non potevano più essere comunisti, non volevano diventare social-democratici e così sono diventati liberali nel modo più acritico.

NAPOLITANO GENTILONI RENZINAPOLITANO GENTILONI RENZI
Molto ispirati, credo, da Giorgio Napolitano, che per anni è stato il capo della delegazione a Bruxelles e aveva un rapporto personale con i rappresentanti delle istituzioni Ue. L'europeismo è diventato egemone a sinistra a causa degli ex comunisti che non potevano più essere tali. Si sono trovati nudi di fronte alla Storia. E convinti del fatto che la socialdemocrazia è il peggio del peggio, il partito è diventato appunto 'democratico'. E per essere democratici nell' Europa della fine del Novecento bisognava aderire alle politiche europeiste e liberiste.

RENZI E NAPOLITANORENZI E NAPOLITANO
Si può accorciare questa distanza tra popolo ed élite?
Se il reddito di cittadinanza si dimostra efficace e non faranno disastri, i 5Stelle governeranno l'Italia per i prossimi 15 anni: e così tutta l' élite diventerà grillina. A quel punto diremo che si è ricomposto il dissidio tra élite e popolo. Anche sul concetto di popolo bisogna essere chiari: il popolo non esiste più.

Ci sono cinque milioni di poveri forse neppure altrettanti operai e sopra di loro una galassia di ceto medio che va dai piccoli artigiani ai grandi professionisti. La maggioranza degli italiani sta in questa forbice. È buffo che si parli di populismo quando manca, e non solo in Italia, il popolo.

troika greciaTROIKA GRECIA
Spieghiamolo meglio.
C' è una crisi della democrazia che significa crisi di fiducia nei meccanismi della democrazia. Una malattia che, tanto per fare un esempio, non si debella abolendo il vincolo di mandato.

Fonte: qui