9 dicembre forconi: chiuso
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giovedì 31 gennaio 2019

“CONTROLLI TRUCCATI SU 5 VIADOTTI AUTOSTRADALI”

DODICI INDAGATI TRA CUI UN DIRIGENTE DI “AUTOSTRADE PER L'ITALIA” E 11 FRA MANAGER E TECNICI DI “SPEA ENGINEEERING”, SOCIETÀ CONTROLLATA DA ASPI E DELEGATA ALLE MANUTENZIONI 
PER INCASTRARLI DECISIVO IL RACCONTO DEI COLLEGHI
Tommaso Fregatti e Matteo Indice per “la Stampa”

ponte morandi genovaPONTE MORANDI GENOVA
Il voto a cinque viadotti presenti in Liguria, Abruzzo e Puglia era sempre altissimo, anche se la realtà raccontava una storia differente, con cadute di calcinacci e tracce di degrado. E i dati, è il sospetto della Procura di Genova, potrebbero essere stati truccati in primis per evitare contraccolpi commerciali, tra i quali lo stop al transito dei trasporti eccezionali.
C' è soprattutto questo alla base della nuova inchiesta che ha fatto scattare dodici avvisi di garanzia, con accusa di falso, a carico d' un dirigente di Autostrade per l' Italia e di 11 fra manager e tecnici di Spea Engineeering, società controllata da Aspi e delegata alle manutenzioni .

reperto 132 dell'indagine sul crollo del ponte morandi di genovaREPERTO 132 DELL'INDAGINE SUL CROLLO DEL PONTE MORANDI DI GENOVA
Per nessuno dei ponti è stato profilato al momento il sequestro o la chiusura, e Autostrade ribadisce che non ci sono pericoli per la sicurezza degli utenti. E però tutti sono stati sottoposti a recenti e sostanziosi interventi di ripristino, i pubblici ministeri non escludono di chiedere comunque perizie per testarne la stabilità in futuro ed è oggettivamente impossibile stabilire oggi se, negli ultimi anni, ci siano stati momenti nei quali hanno rischiato cedimenti.

L'ipotesi dei pm genovesi, che hanno aperto un filone autonomo dall' indagine sulla strage del Morandi (43 vittime nel crollo del 14 agosto scorso), è netta: a partire dal 2000, sostiene l' accusa, l' esito dei monitoraggi su alcune infrastrutture della rete autostradale italiana è stato dolosamente e sistematicamente sovrastimato in positivo. In altri frangenti, fronte da approfondire nelle prossime settimane, potrebbero invece essere stati certificati come eseguiti controlli in realtà avvenuti solo sulla carta.
ponte morandi genovaPONTE MORANDI GENOVA

I manufatti sotto indagine sono distribuiti fra il tronco ligure, quello di Pescara e quello di Bari, e ieri i finanzieri del Primo gruppo agli ordini dei colonnelli Ivan Bixio e Giampaolo Lo Turco hanno compiuto una serie di perquisizioni in più regioni. Sotto la lente ci sono il viadotto Sei Luci, breve segmento nella parte terminale dell' A7 verso Genova, a ridosso del Morandi; il Pecetti sull' A26 Genova-Gravellona Toce nel comune di Mele (Genova); il Gargassa, sempre sull' A26 ma a Rossiglione (Genova); il Moro, sull' A14 Bologna-Taranto a Ortona (Chieti); il Paolillo, piccolo ponte che sovrasta l' omonimo torrente, sull' A16 Napoli-Canosa a Canosa di Puglia (Barletta-Andria-Trapani).

ponte morandi genova 7PONTE MORANDI GENOVA 
Tutti erano già finiti nel mirino: sul Sei Luci sono stati eseguiti lavori di consolidamento tra il 23 e il 27 dicembre, sul Pecetti si era intervenuti in precedenza, dopo il distacco di detriti. Il Moro e il Paolillo erano stati ispezionati da una commissione incaricata dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. E il pool, dopo le ricognizioni di novembre, aveva raccomandato lo stop parziale al traffico sul primo e il blocco del secondo. Una nota diffusa ieri pomeriggio da Autostrade per l' Italia sottolinea come anche, e specificamente, su questi due allo stato non vi siano pericoli, mentre Spea rimarca la bontà del suo operato.

ponte morandi genova 2PONTE MORANDI GENOVA
L' unico dipendente Aspi indagato nel nuovo filone è finora Gianni Marrone. È il direttore del tronco pugliese, già condannato in primo grado a 5 anni (omicidio colposo plurimo) per i 40 morti sul bus precipitato da un viadotto insicuro, l' Acqualonga, a Monteforte Irpino nel 2013. Per Spea l' addebito di falso viene mosso a Massimiliano Giacobbi, Alessandro Costa, Andrea Indovino, Lucio Ferretti Torricelli, Marco Vezil, Antonino Valenti, Maurizio Ceneri, Gaetano Di Mundo e Francesco Paolo D' Antona: hanno ricoperto o ricoprono ruoli di responsabilità in materia di collaudi e verifica della compatibilità dei trasporti eccezionali alla rete, e sono stati impegnati appunto fra Liguria, Abruzzo e Puglia.
IL MONCONE CROLLATO DEL PONTE MORANDIIL MONCONE CROLLATO DEL PONTE MORANDI
Indagato pure il consulente Angelo Salcuni, della società Alhambra.

Decisive per lo sviluppo degli accertamenti le dichiarazioni di alcuni colleghi degli inquisiti, rese nel fascicolo sul disastro del 14 agosto: hanno ribadito come Maurizio Ceneri pianificasse o ritoccasse «a tavolino» l' esito dei report, e in generale come spesso le risultanze dei test fossero addomesticate.

Alcuni sospettati hanno per lungo tempo fatto parte del team che si è curato di prevenzione rischi sul Morandi e sulla vicenda ieri è intervenuto il deputato Pd ed ex ministro della Giustizia Andrea Orlando, che con un' interrogazione urgente chiede a Toninelli «se sia a conoscenza di altre criticità». Replica del ministro: «Ho già fatto ispezionare le opere al centro dell' indagine, ribadisco che le concessioni in passato erano troppo sbilanciate, ma finalmente faremo in modo che i controlli siano reali».

Fonte: qui

LA PERIZIA SVIZZERA ASSOLVE GLI STRALLI DEL PONTE MORANDI, MA ALLORA PERCHÉ IL VIADOTTO È CROLLATO? 
ECCO TUTTI I DUBBI ANCORA IRRISOLTI SULLA TRAGEDIA DI GENOVA: L’ORIENTAMENTO DEI CAVI DEL TIRANTE, CHE HA TENUTO DOVE ERA PIÙ CORROSO, LO SPESSORE E LA POSSIBILE FORZA ANOMALA 
IN UNO DEI VIDEO DIFFUSI DALLA GUARDIA DI FINANZA SI VEDE CHE LA PRIMA PARTE A MUOVERSI È STATA… 
IL SINDACO BUCCI: "DEMOLIREMO IL PRIMO MONCONE TRA IL 6 E L'8 FEBBRAIO"

IL CROLLO DEL PONTE MORANDI RIPRESO DA TERRA



GENOVA, IL MOMENTO DEL CROLLO DI PONTE MORANDI, LE URLA: OH MIO DIO


I soccorsi dopo il crollo del ponte Morandi a Genova



BUCCI: DEMOLIZIONE TRA 6 E 8 FEBBRAIO

giovanni toti marco bucci ponte morandiGIOVANNI TOTI MARCO BUCCI PONTE MORANDI
(ANSA) - "Siamo pronti a tirare giù il moncone e il primo pezzo dovrebbe scendere tra il 6 e il 8 febbraio, anche se dobbiamo ancora vedere con precisione quando sarà". Il sindaco di Genova, Marco Bucci, commissario per la ricostruzione anticipa, a margine della cerimonia per il 'Giorno della memoria', una data per la demolizione del moncone ovest del Morandi.

"Stiamo facendo un lavoro che non è preparatorio ma è già di demolizione degli altri pezzi - spiega - e la demolizione è già praticamente iniziata". "I pezzi - ha detto Bucci - stanno già venendo giù dal ponte, solo che magari sono più piccoli e fanno meno notizia. Quel giorno, però - ha detto alludendo ai primi elementi che saranno staccati dal moncone ovest -, penso che ci sarà tutta la città a vedere l'evento. Sarà un bel momento e sarà anche l'occasione per dire che le cose stanno andando avanti".
PONTE MORANDI GENOVAPONTE MORANDI GENOVA

PONTE GENOVA, ECCO COM’È CROLLATO SECONDO LE PRIME PERIZIE
Maurizio Caprino per www.ilsole24ore.com

Gli stralli del Ponte Morandi erano corrosi, ma si sono rotti nella loro parte più “sana”. Lo documentano alcune foto (si vedono scorrendo la pagina) contenute nel rapporto dell’Empa, il laboratorio svizzero incaricato dal gip di esaminare i materiali dei reperti selezionati dagli esperti italiani, nominato dall’autorità giudiziaria. Se ne deduce che probabilmente la causa del crollo (su cui la Procura ha chiesto un secondo incidente probatorio oltre quello in corso) non è negli stralli, ma in un’altra componente. Ma non è detto che ciò sposti di molto le responsabilità della tragedia.

Il rapporto per ora è stato depositato solo in tedesco. In attesa della traduzione ufficiale, emerge che sulla parte di strallo che si è rotta ci sono «evidenti differenze» rispetto al caso in cui avesse avuto un cedimento strutturale.
IL MONCONE CROLLATO DEL PONTE MORANDIIL MONCONE CROLLATO DEL PONTE MORANDI

La conclusione che se ne potrebbe ragionevolmente trarre è che la rottura sia dovuta al cedimento in un altro componente del viadotto, che avrebbe poi forzato lo strallo. La parte di esso che si è rotta è quella più vicina all’antenna, cioè la sommità del pilone 9, che infatti è andato distrutto nel crollo. Ma probabilmente ciò non significa che la causa della tragedia sia stata la pila: era una delle parti della struttura meno sollecitate e - tra i tanti problemi emersi nei cinquant’anni di vita del Ponte Morandi - nessuno ha riguardato le fondamenta dei pilastri.

Il fascio di cavi. L’orientamento
reperto 132 dell'indagine sul crollo del ponte morandi di genovaREPERTO 132 DELL'INDAGINE SUL CROLLO DEL PONTE MORANDI DI GENOVA
Queste foto riguardano il «reperto 132», a ottobre ritenuto decisivo per dimostrare il cedimento di uno strallo. La foto a fianco mostra che i cavi dello strallo sono piegati leggermente a spirale, cosa che dimostrerebbe una rottura anche per piegatura, torsione o cesoiamento e non solo per trazione.

Il tipo di rottura. Dove c’é più corrosione ha tenuto
Una rottura avvenuta esclusivamente per trazione indicherebbe un cedimento strutturale dei cavi di acciaio che compongono i singoli rìtrefoli che costituiscono l’«anima» degli stralli. Nella foto a fianco, la freccia evidenzia il punto di massima corrosione di uno dei cavi, che però non ha ceduto.
a sinistra della freccia si nota che lo spessore del cavo aumenta reperto ponte morandi genovaA SINISTRA DELLA FRECCIA SI NOTA CHE LO SPESSORE DEL CAVO AUMENTA REPERTO PONTE MORANDI GENOVA

Dove lo spessore è massimo. La possibile forza anomala
In questa foto la freccia indica il punto in cui un cavo era maggiormente corroso. Spostando lo sguardo a sinistra si va verso il punto di rottura e si nota che lo spessore del cavo aumenta. Un'incongruenza, forse spiegata dal fatto che la rottura è dovuta a una forza anomala che ha piegato il cavo.
La freccia indica il punto di massima corrosione di uno dei cavi, che pero' non ha ceduto – reperto ponte morandi di genovaLA FRECCIA INDICA IL PUNTO DI MASSIMA CORROSIONE DI UNO DEI CAVI, CHE PERO' NON HA CEDUTO – REPERTO PONTE MORANDI DI GENOVA

Si può quindi sospettare che la pila 9 abbia ceduto perché sbilanciata a sua volta dalla rottura di un altro elemento della struttura, che sarebbe l’origine del crollo. Stando alle ipotesi formulate a settembre dalla commissione ispettiva del ministero delle Infrastrutture, le maggiori attenzioni dovrebbero convergere sull’impalcato a cassone, cioè la parte che sosteneva la carreggiata proprio in corrispondenza dei piloni con stralli. Ciò verrebbe confermato da una attenta analisi di uno dei video resi pubblici dalla Guardia di Finanza: osservando l’immagine dell’impalcato riflessa su una pozza d’acqua, si scopre che la prima parte a muoversi è stata, appunto, l’impalcato, e solo dopo appare il tirante (o strallo).
frame del video della guardia di finanza sul crollo del ponte morandi di genovaFRAME DEL VIDEO DELLA GUARDIA DI FINANZA SUL CROLLO DEL PONTE MORANDI DI GENOVA

Una ricostruzione non solo compatibile dal punto di vista cinematico con quanto emerso finora, ma anche spiegabile, almeno in astratto: la commissione ha rilevato «deficienze manutentive documentate nel materiale fornito da Aspi (il gestore, ndr)» e ricordato che già nel 1981 il progettista Riccardo Morandi aveva rilevato difetti di costruzione e problemi nello smaltimento dell’acqua piovana (poi risolti rifacendo l’asfalto, dal 1996 anche evitando di appesantirlo). Inoltre, la sicurezza del sistema pile-impalcato-stralli non era mai stata oggetto della valutazione imposta dall’ordinanza antisismica della Protezione civile 3274/2003. Ciò riporta sempre a responsabilità di Aspi.

ponte morandi genovaPONTE MORANDI GENOVA






L’impalcato a cassone potrebbe essere stato il primo a cedere, magari a causa o col concorso di un fattore esterno non dipendente da Aspi. Si era parlato di un autoarticolato passato al momento del crollo, che trasportava una pesante bobina metallica caduta sull’asfalto (guarda il video). Non si sa se sia caduta prima del crollo o a causa di esso e finora non sembrano esistere immagini in grado di appurarlo. Facile prevedere che su questo ci sarà molta battaglia tra accusa e difesa.

Fonte: qui



CHIUSO UN CAVALCAVIA A PISA PER CEDIMENTI STRUTTURALI: SI TRATTA DI UN VIADOTTO CHE SOVRASTA LA SUPERSTRADA FI-PI-LI 
IL COMUNE HA DECISO DI INTERDIRE IL TRAFFICO DOPO AVER EFFETTUATO ALCUNI CONTROLLI SUL PONTE, DAI QUALI SONO EMERSI…
CEDIMENTI STRUTTURALI, CHIUSO CAVALCAVIA A PISA
(ANSA) - Il Comune di Pisa ha disposto l'immediata chiusura di un cavalcavia sulla superstrada Firenze-Pisa-Livorno in un quartiere alla periferia sud est della città in seguito ad alcuni cedimenti strutturali sulla parte laterale dell'infrastruttura. Lo ha reso noto l'Amministrazione comunale.
cavalcavia via dei vignoli sulla firenze pisa livorno 4CAVALCAVIA VIA DEI VIGNOLI SULLA FIRENZE PISA LIVORNO 

cavalcavia via dei vignoli sulla firenze pisa livorno 6CAVALCAVIA VIA DEI VIGNOLI SULLA FIRENZE PISA LIVORNO 













"A seguito - è spiegato in una nota - di sopralluoghi effettuati sul cavalcavia della Fi-Pi-Li di via Vicinale dei Vignoli, richiesto da Global Service Strade nell'ambito dell'attività di monitoraggio, sono emersi cedimenti laterali alla struttura del ponte, tali da rendere necessaria la chiusura totale a tutti i veicoli per ulteriori accertamenti ed eventuali interventi di messa in sicurezza da parte di Città metropolitane, gestore della strada di grande comunicazione.
cavalcavia via dei vignoli sulla firenze pisa livorno 7CAVALCAVIA VIA DEI VIGNOLI SULLA FIRENZE PISA LIVORNO 

La polizia municipale di Pisa ha quindi disposto la chiusura del cavalcavia al traffico veicolare, con il posizionamento di barriere di cemento inamovibili, corredate da apposita illuminazione e segnaletica".

Fonte: qui

giovedì 17 gennaio 2019

SEQUESTRATO E CHIUSO UN VIADOTTO DELLA E45 IN PROVINCIA DI AREZZO

SECONDO UNA COMMISSIONE DI TECNICI ERA A RISCHIO COLLASSO 

L’INCHIESTA È PARTITA DOPO IL CROLLO DI UNA PIAZZOLA 

VIDEO: ECCO COME SONO RIDOTTI I PILONI DELLA SUPERSTRADA E45 (SPOILER: MALE, MOLTO MALE)







viadotto puleto e45 3VIADOTTO PULETO E45
Il gip di Arezzo ha disposto il sequestro e la chiusura del viadotto Puleto dell’E45, nei pressi di Valsavignone, in provincia di Arezzo, al confine fra Toscana e Romagna. Il provvedimento è stato richiesto dal procuratore di Arezzo, Roberto Rossi, nell’ambito dell’inchiesta sul cedimento di una piazzola della superstrada avvenuto l’11 febbraio dell’anno scorso: secondo una commissione di tecnici incaricata dal pm, il viadotto sarebbe a rischio collasso. Il sequestro è stato notificato dai carabinieri. Il viadotto sarà chiuso al traffico nel pomeriggio. Anas sta predisponendo la chiusura del tratto e l’individuazione di una viabilità alternativa per il traffico. A tal proposito è in corso una riunione in prefettura di Arezzo del Comitato operativo per la viabilità (Cov) con tutti gli enti interessati.

La commissione di ingegneri
viadotto puleto e45 5VIADOTTO PULETO E45
Il provvedimento di sequestro preventivo, notificato dai carabinieri della pg della procura e da quelli forestali, è stato disposto dal gip di Arezzo Piergiorgio Ponticelli. Ora è in corso di esecuzione, con l’individuazione di una viabilità alternativa per il traffico: sul posto un centinaio di operai dell’Anas addetti alle operazioni di traffico e i dirigenti del compartimento di Firenze.

viadotto puleto e45 4VIADOTTO PULETO E45
La richiesta del procuratore capo di Arezzo Roberto Rossi si basa sulle valutazioni della commissione di tecnici - composta dagli ingegneri Fabio Cane’ e Antonio Turco - sullo stato di logoramento di un pilone del viadotto, con possibili rischi sulla tenuta legati a un eventuale sovraccarico di traffico, in particolare di quello pesante.

viadotto puleto e45 2VIADOTTO PULETO E45
La verifica è stata disposta nell’ambito dell’inchiesta partita dalla frana che aveva interessato la piazzola di sosta a Pieve Santo Stefano e dopo che un ex poliziotto segnalò, con foto postate anche su Facebook, l’usura del pilone in cemento armato del viadotto, con il ferro a vista. La procura decise di inviare i carabinieri per un sopralluogo e poi di affidare una consulenza a Cane’ e Turco, gli ingegneri che avevano già certificato il cattivo stato di manutenzione nella zona del crollo della piazzola dell’E45 nel territorio di Pieve Santo Stefano.

Il procuratore
viadotto puleto e45 6VIADOTTO PULETO E45
L’esito dell’accertamento tecnico disposto dalla procura di Arezzo sul viadotto Puleto dell’E45 ha portato ad «accertare una situazione critica sotto molti aspetti, situazione che a detta consulenti poteva comportare un rischio collasso dell’intera struttura. Sulla base di questa informativa abbiamo chiesto al gip un sequestro preventivo del viadotto».

viadotto puleto e45 1VIADOTTO PULETO E45
Lo ha detto il procuratore capo di Arezzo Roberto Rossi. «Ci rendiamo assolutamente conto del gravissimo disagio che questo provvedimento comporterà a cittadini e automobilisti - ha aggiunto -, non di meno abbiamo ritenuto che esigenze di tutela della sicurezza e dell’incolumità dovessero prevalere su ogni altra considerazione». «Confidiamo - ha concluso Rossi - che la situazione possa essere ricondotta in termini di sicurezza quanto prima», che quindi «quanto prima possa essere riattivata la circolazione su quel tratto di strada», ma «questo ovviamente non dipende da questo ufficio.

Doppia inchiesta
viadotto puleto e45 7VIADOTTO PULETO E45
È ancora contro ignoti il procedimento, autonomo, avviato dalla procura di Arezzo sul viadotto dell’E45, nel territorio di Pieve Santo Stefano (Arezzo). Lo ha spiegato lo stesso procuratore capo della città toscana. L’ipotesi di reato per cui si procede è l’articolo 677 del codice penale, ovvero omissione di lavori in edifici o costruzioni che minacciano rovina.

viadotto puleto e45 17VIADOTTO PULETO E45
Per il crollo della piazzola invece, la Procura di Arezzo a dicembre ha notificato gli avvisi di chiusura delle indagini a tre dirigenti Anas con l’ipotesi di reato di disastro doloso: i tre sono accusati di «aver omesso di effettuare i necessari ed urgenti interventi strutturali finalizzati ad ovviare alla situazione di pericolo che si era manifestata con riferimento alla piazzola di sosta della strada E45 e nonostante si fossero manifestati evidenti segnali di un rischio di crollo consistiti in palesi fessurazioni del manto stradale».

Fonte: qui

lunedì 17 settembre 2018

CHIUDE PER RISCHIO CROLLO IN MOLISE IL “ SENTE”, IL PONTE STRADALE PIÙ ALTO D’ITALIA

"UN PILONE È MANTENUTO IN EQUILIBRIO DA UN APPOGGIO DI 20 CM SU UNA BASE DI ACCIAIO SOGGETTO ALLE DILATAZIONI TERMICHE. 

COL CALO DELLE TEMPERATURE L’ACCIAIO SI RITRARRÀ E..."

Giuseppe Lanese per notizie.tiscali.it

Il viadotto “Sente” è il ponte stradale più alto d’Italia (per altezza del pilone): 185 metri. Si trova sulla ex statale 86 Istonia, al confine tra Abruzzo e Molise. Un colosso di acciaio e calcestruzzo, costruito tra il ‘74 e il ‘77, e lungo più di un chilometro che non è sicuro. Anzi, è a rischio crollo e forse da anni. Solo adesso, però, è stato accertato in maniera inequivocabile grazie ai controlli approfonditi messi in atto dalle autorità dopo i fatti di Genova e in seguito al terremoto di magnitudo 5.1 che ha colpito il Molise lo scorso 16 agosto. 

Venti cm tra la vita è la morte

Durante una riunione al Comune di Agnone (Isernia), il presidente della Provincia di Isernia, Lorenzo Coia, è stato chiaro: “Il ponte va chiuso”. E così avverrà a partire da martedì prossimo. Tutta colpa della “pilone” numero 3 del ponte che è “ruotato” negli anni e che ora sostiene la parte superiore del viadotto con un appoggio di soli 20 cm. Proprio così. A spiegarlo è stato il consigliere provinciale di Isernia, con delega alla viabilità, Mike Matticoli. Le ultime ispezioni (con una tecnica chiamata “by bridge”) e le successive relazioni tecniche, ha detto, “hanno evidenziato una serie di criticità non visibili dall’esterno ma solo scendendo sotto l’impalcato che non consentono di tenere aperto il viadotto Sente”.
senteSENTE

Tutta questione di equilibrio

Il pilone n. 3, dunque, è mantenuto in equilibrio da un appoggio di soli 20 cm su una base di acciaio che “è soggetto alle dilatazioni termiche”, ha aggiunto Matticoli. “Con il calo delle temperature l’acciaio si ritrarrà e quindi i 20 cm si ridurranno e l’appoggio residuo potrebbe non reggere”, ha messo in guardia. Nell’immediato sarà riaperta la vecchia Strada statale 86 Istonia, che comunque necessità di essere messa ugualmente in sicurezza. Tutte le ordinanze di chiusura del ponte e di ripristino della vecchia strada saranno presentate ai prefetti di Isernia e Chieti. I disagi per gli automobilisti della zona, per gli studenti pendolari e per i pazienti che dall’Abruzzo raggiungono l’ospedale di Agnone saranno notevoli. Ma sempre meglio che attraversare il ponte e affidarsi alla buona sorte.

I viadotti più alti d’Italia

Il viadotto "Sente Longo": 185 metri di altezza e 1200 metri di lunghezza e con campate di 200 metri. Realizzato tra il 1974 e il 1977, in acciaio e calcestruzzo, sull'omonimo fiume. Collega Abruzzo e Molise tra i comuni di Castiglione Messer Marino, in provincia di Chieti, e Belmonte del Sannio, in provincia di Isernia sulla SS86. Il 2 maggio 2011 è stato intitolato a Francesco Paolo Longo, l'operaio che ha perso la vita il 4 maggio 1974 durante i primi lavori di scavo del ponte.

senteSENTE
Dopo il viadotto Sente (in termini di altezza per quanto riguarda le strade statali) c'è il ponte Cadore, sulla strada statale 51 di Alemagna. Tra i due c'è solo un metro di differenza. Il primato di ponte autostradale più alto della penisola, invece, appartiene al viadotto Italia (il secondo più alto d'Europa', sulla A3, tra i comuni di Laino Borgo e Laino Castello, entrambi nella provincia di Cosenza. Trai viadotti più lunghi ci sono quelli di Coltano (9,6 km sull'Autostrada A12) e il torrente Fichera (sull'Autostrada A19, lungo più di 7 km). Il viadotto stradale più alto del mondo è il viadotto di Millau e si trova in Francia. La sommità dei pilastri raggiunge i 341 metri d'altezza.

Fonte: qui