9 dicembre forconi: Pisa
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sabato 17 agosto 2019

Nuovo segnale di un'onda gravitazionale, forse è il più atteso

Ansa - Una stella di neutroni divorata in un sol boccone da un buco nero: potrebbe essere questa catastrofe cosmica mai vista prima d'ora, ad aver generato l'onda gravitazionale che ha attraversato la Terra la sera del 14 agosto. Il suo segnale, che gli astrofisici inseguivano come il ricercato numero uno, è stato catturato dai tre strumenti della collaborazione internazionale Ligo-Virgo, ma serviranno mesi di analisi dei dati per confermarlo, come spiega Giovanni Prodi, dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).
Il nuovo segnale, chiamato S190814bv, "è stato intercettato il 14 agosto quando in Italia erano le 23:11", spiega Prodi. "Quella notte abbiamo festeggiato il Ferragosto con due ore di teleconferenza; avevamo subito capito che si trattava di una cosa grossa". I dati, infatti, provenivano da tutti e tre i rivelatori di onde gravitazionali posti sulle due sponde dell'oceano Atlantico: Virgo, l'interferometro alle porte di Pisa dell'Osservatorio Gravitazionale Europeo Ego (a cui l'Italia partecipa con l'Infn), e le due macchine del rivelatore statunitense Ligo della National Science Foundation, una nello Stato di Washington e l'altra in Louisiana.
Insieme hanno permesso di fare una sorta di triangolazione per inquadrare con maggior precisione la zona di cielo dalla quale è arrivato il segnale: localizzato a quasi 900 milioni di anni luce da noi, è talmente pulito che "la probabilità che si tratti di un'onda gravitazionale genuina è superiore al 99%", sottolinea Prodi con voce euforica. "Le analisi condotte nelle prime 12 ore fanno intendere che ci troviamo davanti a una stella di neutroni ingoiata da un buco nero: se confermato, questo sarebbe il segnale che inseguiamo da tempo come il ricercato numero uno della nuova astronomia multimessaggera, perché finora avevamo registrato solo segnali della fusione di due buchi neri o di due stelle di neutroni. Questa sarebbe la prima 'coppia mista' e potrebbe rivelarci quanto sono frequenti questi sistemi binari buco nero-stella di neutroni, fornendo anche informazioni preziose sulla materia e il comportamento delle stelle di neutroni, che sono oggetti estremamente densi e compatti".

giovedì 31 gennaio 2019

“CONTROLLI TRUCCATI SU 5 VIADOTTI AUTOSTRADALI”

DODICI INDAGATI TRA CUI UN DIRIGENTE DI “AUTOSTRADE PER L'ITALIA” E 11 FRA MANAGER E TECNICI DI “SPEA ENGINEEERING”, SOCIETÀ CONTROLLATA DA ASPI E DELEGATA ALLE MANUTENZIONI 
PER INCASTRARLI DECISIVO IL RACCONTO DEI COLLEGHI
Tommaso Fregatti e Matteo Indice per “la Stampa”

ponte morandi genovaPONTE MORANDI GENOVA
Il voto a cinque viadotti presenti in Liguria, Abruzzo e Puglia era sempre altissimo, anche se la realtà raccontava una storia differente, con cadute di calcinacci e tracce di degrado. E i dati, è il sospetto della Procura di Genova, potrebbero essere stati truccati in primis per evitare contraccolpi commerciali, tra i quali lo stop al transito dei trasporti eccezionali.
C' è soprattutto questo alla base della nuova inchiesta che ha fatto scattare dodici avvisi di garanzia, con accusa di falso, a carico d' un dirigente di Autostrade per l' Italia e di 11 fra manager e tecnici di Spea Engineeering, società controllata da Aspi e delegata alle manutenzioni .

reperto 132 dell'indagine sul crollo del ponte morandi di genovaREPERTO 132 DELL'INDAGINE SUL CROLLO DEL PONTE MORANDI DI GENOVA
Per nessuno dei ponti è stato profilato al momento il sequestro o la chiusura, e Autostrade ribadisce che non ci sono pericoli per la sicurezza degli utenti. E però tutti sono stati sottoposti a recenti e sostanziosi interventi di ripristino, i pubblici ministeri non escludono di chiedere comunque perizie per testarne la stabilità in futuro ed è oggettivamente impossibile stabilire oggi se, negli ultimi anni, ci siano stati momenti nei quali hanno rischiato cedimenti.

L'ipotesi dei pm genovesi, che hanno aperto un filone autonomo dall' indagine sulla strage del Morandi (43 vittime nel crollo del 14 agosto scorso), è netta: a partire dal 2000, sostiene l' accusa, l' esito dei monitoraggi su alcune infrastrutture della rete autostradale italiana è stato dolosamente e sistematicamente sovrastimato in positivo. In altri frangenti, fronte da approfondire nelle prossime settimane, potrebbero invece essere stati certificati come eseguiti controlli in realtà avvenuti solo sulla carta.
ponte morandi genovaPONTE MORANDI GENOVA

I manufatti sotto indagine sono distribuiti fra il tronco ligure, quello di Pescara e quello di Bari, e ieri i finanzieri del Primo gruppo agli ordini dei colonnelli Ivan Bixio e Giampaolo Lo Turco hanno compiuto una serie di perquisizioni in più regioni. Sotto la lente ci sono il viadotto Sei Luci, breve segmento nella parte terminale dell' A7 verso Genova, a ridosso del Morandi; il Pecetti sull' A26 Genova-Gravellona Toce nel comune di Mele (Genova); il Gargassa, sempre sull' A26 ma a Rossiglione (Genova); il Moro, sull' A14 Bologna-Taranto a Ortona (Chieti); il Paolillo, piccolo ponte che sovrasta l' omonimo torrente, sull' A16 Napoli-Canosa a Canosa di Puglia (Barletta-Andria-Trapani).

ponte morandi genova 7PONTE MORANDI GENOVA 
Tutti erano già finiti nel mirino: sul Sei Luci sono stati eseguiti lavori di consolidamento tra il 23 e il 27 dicembre, sul Pecetti si era intervenuti in precedenza, dopo il distacco di detriti. Il Moro e il Paolillo erano stati ispezionati da una commissione incaricata dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. E il pool, dopo le ricognizioni di novembre, aveva raccomandato lo stop parziale al traffico sul primo e il blocco del secondo. Una nota diffusa ieri pomeriggio da Autostrade per l' Italia sottolinea come anche, e specificamente, su questi due allo stato non vi siano pericoli, mentre Spea rimarca la bontà del suo operato.

ponte morandi genova 2PONTE MORANDI GENOVA
L' unico dipendente Aspi indagato nel nuovo filone è finora Gianni Marrone. È il direttore del tronco pugliese, già condannato in primo grado a 5 anni (omicidio colposo plurimo) per i 40 morti sul bus precipitato da un viadotto insicuro, l' Acqualonga, a Monteforte Irpino nel 2013. Per Spea l' addebito di falso viene mosso a Massimiliano Giacobbi, Alessandro Costa, Andrea Indovino, Lucio Ferretti Torricelli, Marco Vezil, Antonino Valenti, Maurizio Ceneri, Gaetano Di Mundo e Francesco Paolo D' Antona: hanno ricoperto o ricoprono ruoli di responsabilità in materia di collaudi e verifica della compatibilità dei trasporti eccezionali alla rete, e sono stati impegnati appunto fra Liguria, Abruzzo e Puglia.
IL MONCONE CROLLATO DEL PONTE MORANDIIL MONCONE CROLLATO DEL PONTE MORANDI
Indagato pure il consulente Angelo Salcuni, della società Alhambra.

Decisive per lo sviluppo degli accertamenti le dichiarazioni di alcuni colleghi degli inquisiti, rese nel fascicolo sul disastro del 14 agosto: hanno ribadito come Maurizio Ceneri pianificasse o ritoccasse «a tavolino» l' esito dei report, e in generale come spesso le risultanze dei test fossero addomesticate.

Alcuni sospettati hanno per lungo tempo fatto parte del team che si è curato di prevenzione rischi sul Morandi e sulla vicenda ieri è intervenuto il deputato Pd ed ex ministro della Giustizia Andrea Orlando, che con un' interrogazione urgente chiede a Toninelli «se sia a conoscenza di altre criticità». Replica del ministro: «Ho già fatto ispezionare le opere al centro dell' indagine, ribadisco che le concessioni in passato erano troppo sbilanciate, ma finalmente faremo in modo che i controlli siano reali».

Fonte: qui

LA PERIZIA SVIZZERA ASSOLVE GLI STRALLI DEL PONTE MORANDI, MA ALLORA PERCHÉ IL VIADOTTO È CROLLATO? 
ECCO TUTTI I DUBBI ANCORA IRRISOLTI SULLA TRAGEDIA DI GENOVA: L’ORIENTAMENTO DEI CAVI DEL TIRANTE, CHE HA TENUTO DOVE ERA PIÙ CORROSO, LO SPESSORE E LA POSSIBILE FORZA ANOMALA 
IN UNO DEI VIDEO DIFFUSI DALLA GUARDIA DI FINANZA SI VEDE CHE LA PRIMA PARTE A MUOVERSI È STATA… 
IL SINDACO BUCCI: "DEMOLIREMO IL PRIMO MONCONE TRA IL 6 E L'8 FEBBRAIO"

IL CROLLO DEL PONTE MORANDI RIPRESO DA TERRA



GENOVA, IL MOMENTO DEL CROLLO DI PONTE MORANDI, LE URLA: OH MIO DIO


I soccorsi dopo il crollo del ponte Morandi a Genova



BUCCI: DEMOLIZIONE TRA 6 E 8 FEBBRAIO

giovanni toti marco bucci ponte morandiGIOVANNI TOTI MARCO BUCCI PONTE MORANDI
(ANSA) - "Siamo pronti a tirare giù il moncone e il primo pezzo dovrebbe scendere tra il 6 e il 8 febbraio, anche se dobbiamo ancora vedere con precisione quando sarà". Il sindaco di Genova, Marco Bucci, commissario per la ricostruzione anticipa, a margine della cerimonia per il 'Giorno della memoria', una data per la demolizione del moncone ovest del Morandi.

"Stiamo facendo un lavoro che non è preparatorio ma è già di demolizione degli altri pezzi - spiega - e la demolizione è già praticamente iniziata". "I pezzi - ha detto Bucci - stanno già venendo giù dal ponte, solo che magari sono più piccoli e fanno meno notizia. Quel giorno, però - ha detto alludendo ai primi elementi che saranno staccati dal moncone ovest -, penso che ci sarà tutta la città a vedere l'evento. Sarà un bel momento e sarà anche l'occasione per dire che le cose stanno andando avanti".
PONTE MORANDI GENOVAPONTE MORANDI GENOVA

PONTE GENOVA, ECCO COM’È CROLLATO SECONDO LE PRIME PERIZIE
Maurizio Caprino per www.ilsole24ore.com

Gli stralli del Ponte Morandi erano corrosi, ma si sono rotti nella loro parte più “sana”. Lo documentano alcune foto (si vedono scorrendo la pagina) contenute nel rapporto dell’Empa, il laboratorio svizzero incaricato dal gip di esaminare i materiali dei reperti selezionati dagli esperti italiani, nominato dall’autorità giudiziaria. Se ne deduce che probabilmente la causa del crollo (su cui la Procura ha chiesto un secondo incidente probatorio oltre quello in corso) non è negli stralli, ma in un’altra componente. Ma non è detto che ciò sposti di molto le responsabilità della tragedia.

Il rapporto per ora è stato depositato solo in tedesco. In attesa della traduzione ufficiale, emerge che sulla parte di strallo che si è rotta ci sono «evidenti differenze» rispetto al caso in cui avesse avuto un cedimento strutturale.
IL MONCONE CROLLATO DEL PONTE MORANDIIL MONCONE CROLLATO DEL PONTE MORANDI

La conclusione che se ne potrebbe ragionevolmente trarre è che la rottura sia dovuta al cedimento in un altro componente del viadotto, che avrebbe poi forzato lo strallo. La parte di esso che si è rotta è quella più vicina all’antenna, cioè la sommità del pilone 9, che infatti è andato distrutto nel crollo. Ma probabilmente ciò non significa che la causa della tragedia sia stata la pila: era una delle parti della struttura meno sollecitate e - tra i tanti problemi emersi nei cinquant’anni di vita del Ponte Morandi - nessuno ha riguardato le fondamenta dei pilastri.

Il fascio di cavi. L’orientamento
reperto 132 dell'indagine sul crollo del ponte morandi di genovaREPERTO 132 DELL'INDAGINE SUL CROLLO DEL PONTE MORANDI DI GENOVA
Queste foto riguardano il «reperto 132», a ottobre ritenuto decisivo per dimostrare il cedimento di uno strallo. La foto a fianco mostra che i cavi dello strallo sono piegati leggermente a spirale, cosa che dimostrerebbe una rottura anche per piegatura, torsione o cesoiamento e non solo per trazione.

Il tipo di rottura. Dove c’é più corrosione ha tenuto
Una rottura avvenuta esclusivamente per trazione indicherebbe un cedimento strutturale dei cavi di acciaio che compongono i singoli rìtrefoli che costituiscono l’«anima» degli stralli. Nella foto a fianco, la freccia evidenzia il punto di massima corrosione di uno dei cavi, che però non ha ceduto.
a sinistra della freccia si nota che lo spessore del cavo aumenta reperto ponte morandi genovaA SINISTRA DELLA FRECCIA SI NOTA CHE LO SPESSORE DEL CAVO AUMENTA REPERTO PONTE MORANDI GENOVA

Dove lo spessore è massimo. La possibile forza anomala
In questa foto la freccia indica il punto in cui un cavo era maggiormente corroso. Spostando lo sguardo a sinistra si va verso il punto di rottura e si nota che lo spessore del cavo aumenta. Un'incongruenza, forse spiegata dal fatto che la rottura è dovuta a una forza anomala che ha piegato il cavo.
La freccia indica il punto di massima corrosione di uno dei cavi, che pero' non ha ceduto – reperto ponte morandi di genovaLA FRECCIA INDICA IL PUNTO DI MASSIMA CORROSIONE DI UNO DEI CAVI, CHE PERO' NON HA CEDUTO – REPERTO PONTE MORANDI DI GENOVA

Si può quindi sospettare che la pila 9 abbia ceduto perché sbilanciata a sua volta dalla rottura di un altro elemento della struttura, che sarebbe l’origine del crollo. Stando alle ipotesi formulate a settembre dalla commissione ispettiva del ministero delle Infrastrutture, le maggiori attenzioni dovrebbero convergere sull’impalcato a cassone, cioè la parte che sosteneva la carreggiata proprio in corrispondenza dei piloni con stralli. Ciò verrebbe confermato da una attenta analisi di uno dei video resi pubblici dalla Guardia di Finanza: osservando l’immagine dell’impalcato riflessa su una pozza d’acqua, si scopre che la prima parte a muoversi è stata, appunto, l’impalcato, e solo dopo appare il tirante (o strallo).
frame del video della guardia di finanza sul crollo del ponte morandi di genovaFRAME DEL VIDEO DELLA GUARDIA DI FINANZA SUL CROLLO DEL PONTE MORANDI DI GENOVA

Una ricostruzione non solo compatibile dal punto di vista cinematico con quanto emerso finora, ma anche spiegabile, almeno in astratto: la commissione ha rilevato «deficienze manutentive documentate nel materiale fornito da Aspi (il gestore, ndr)» e ricordato che già nel 1981 il progettista Riccardo Morandi aveva rilevato difetti di costruzione e problemi nello smaltimento dell’acqua piovana (poi risolti rifacendo l’asfalto, dal 1996 anche evitando di appesantirlo). Inoltre, la sicurezza del sistema pile-impalcato-stralli non era mai stata oggetto della valutazione imposta dall’ordinanza antisismica della Protezione civile 3274/2003. Ciò riporta sempre a responsabilità di Aspi.

ponte morandi genovaPONTE MORANDI GENOVA






L’impalcato a cassone potrebbe essere stato il primo a cedere, magari a causa o col concorso di un fattore esterno non dipendente da Aspi. Si era parlato di un autoarticolato passato al momento del crollo, che trasportava una pesante bobina metallica caduta sull’asfalto (guarda il video). Non si sa se sia caduta prima del crollo o a causa di esso e finora non sembrano esistere immagini in grado di appurarlo. Facile prevedere che su questo ci sarà molta battaglia tra accusa e difesa.

Fonte: qui



CHIUSO UN CAVALCAVIA A PISA PER CEDIMENTI STRUTTURALI: SI TRATTA DI UN VIADOTTO CHE SOVRASTA LA SUPERSTRADA FI-PI-LI 
IL COMUNE HA DECISO DI INTERDIRE IL TRAFFICO DOPO AVER EFFETTUATO ALCUNI CONTROLLI SUL PONTE, DAI QUALI SONO EMERSI…
CEDIMENTI STRUTTURALI, CHIUSO CAVALCAVIA A PISA
(ANSA) - Il Comune di Pisa ha disposto l'immediata chiusura di un cavalcavia sulla superstrada Firenze-Pisa-Livorno in un quartiere alla periferia sud est della città in seguito ad alcuni cedimenti strutturali sulla parte laterale dell'infrastruttura. Lo ha reso noto l'Amministrazione comunale.
cavalcavia via dei vignoli sulla firenze pisa livorno 4CAVALCAVIA VIA DEI VIGNOLI SULLA FIRENZE PISA LIVORNO 

cavalcavia via dei vignoli sulla firenze pisa livorno 6CAVALCAVIA VIA DEI VIGNOLI SULLA FIRENZE PISA LIVORNO 













"A seguito - è spiegato in una nota - di sopralluoghi effettuati sul cavalcavia della Fi-Pi-Li di via Vicinale dei Vignoli, richiesto da Global Service Strade nell'ambito dell'attività di monitoraggio, sono emersi cedimenti laterali alla struttura del ponte, tali da rendere necessaria la chiusura totale a tutti i veicoli per ulteriori accertamenti ed eventuali interventi di messa in sicurezza da parte di Città metropolitane, gestore della strada di grande comunicazione.
cavalcavia via dei vignoli sulla firenze pisa livorno 7CAVALCAVIA VIA DEI VIGNOLI SULLA FIRENZE PISA LIVORNO 

La polizia municipale di Pisa ha quindi disposto la chiusura del cavalcavia al traffico veicolare, con il posizionamento di barriere di cemento inamovibili, corredate da apposita illuminazione e segnaletica".

Fonte: qui

giovedì 3 gennaio 2019

LO SFOGO DI UN CHIRURGO DI PISA AL LAVORO DURANTE LA NOTTE DI CAPODANNO: “SONO FIERO DI CIÒ CHE FACCIO MA STANCO DI VEDERE LA SANITÀ GESTITA DA POLITICI INCOMPETENTI CHE MI SPREMONO COME UN LIMONE”


LA RABBIA È DOVUTA AL POSSIBILE DEPOTENZIAMENTO DELL’OSPEDALE A FAVORE DI FIRENZE, MA L’ASSESSORE REGIONALE SACCARDI SMENTISCE E S’INALBERA: “CHIUNQUE SUSCITI ALLARME DOVRÀ RISPONDERNE PERSONALMENTE”


IL TEAM DI DANIELE PEZZATIIL TEAM DI DANIELE PEZZATI
Forse intendeva solo difendere la professionalità sua e di colleghi del Centro trapianti di Pisa ma lo 'sfogò affidato a un post su facebook da Daniele Pezzati, chirurgo dell'Azienda ospedaliera-universitaria di Pisa, specializzato in trapianto di fegato, non poteva passare inosservato visto che se la prende con chi, certa politica, cerca «disperatamente una scusa per depotenziarci ed aprire un (inutile) ulteriore centro a Firenze».

giulia grilloGIULIA GRILLO
Il post di Pezzati, costretto agli «straordinari» proprio nel giorno di fine anno, quando tutti gli altri sono a festeggiare, per il 161/mo trapianto del 2018 a Pisa (il 160/mo era terminato poco prima), potrebbe aprire una nuova battaglia tra Firenze e Pisa, con il ministro della Salute Giulia Grillo che difende comunque la professionalità del medico, dicendo che «questa è la sanità che dobbiamo difendere: grande professionalità e tanta umanità. Un pensiero affettuoso a tutti i medici e agli operatori sanitari al lavoro anche in questi giorni di festa. Tutta l'Italia è orgogliosa del suo Servizio sanitario nazionale. Grazie eroi di ogni giorno!», dice il ministro.

STEFANIA SACCARDISTEFANIA SACCARDI
«Sono fiero di ciò che faccio ma stanco di vedere la sanità gestita da politici incompetenti che mi spremono come un limone non riconoscendo il sacrificio che costa fare ciò che faccio», aveva scritto lui. Al post, che ha raggiunto quasi 13 mila condivisioni e oltre 34mila "mi piace" e nel quale il chirurgo spiega pure le difficoltà di un padre («costretto» a spiegare al figlio, comunque fiero di lui, perchè non festeggerà il capodanno), ha risposto l'assessore alla salute della Toscana, Stefania Saccardi, smentendo l'ipotesi di un depotenziamento del Centro di Pisa: «è un'eccellenza nazionale, la sua attività non è messa in discussione da nessuno».

Ma l'assessore non nasconde le sue critiche: «Chiunque si renda responsabile di dichiarazioni totalmente infondate, tali da suscitare allarme nei cittadini, sarà chiamato a risponderne personalmente, anche attraverso l'adozione di provvedimenti disciplinari laddove ne ricorrano gli estremi».

E la stessa Azienda definisce le critiche «inopportune e superficiali». Di certo, l'ipotesi di un nuovo centro a Firenze, non è ben vista dal sindaco di Pisa, Michele Conti pronto a scatenare una battaglia contro i cugini del capoluogo. Il primo cittadino ringrazia infatti il dottor Pezzati, «pronto a fare tutto quello che è in mio potere affinché le eccellenze nate a Pisa restino qui: in passato abbiamo pagato troppo spesso le ingerenze fiorentinocentriche in Regione».

«Non è una questione di campanilismo - assicura Conti - ma di riconoscere i meriti a chi li ha e li può mettere a disposizione del mondo. Ma rimanendo all'ombra della Torre pendente». Sorpreso forse da tanto clamore Pezzati in serata ha preferito evitare di gettare altra benzina sul fuoco: «In quanto dipendente dell'Azienda non posso fare dichiarazioni ai media se non preventivamente autorizzato», ha detto a chi lo ha contattato, senza voler neppure dire se era pentito del post: «Non ho dichiarazioni da fare», ha risposto.

Fonte: qui


MEGLIO NON AMMALARSI IN GERMANIA 
SORPRESA: I MEDICI TEDESCHI SONO FANCAZZISTI. PER AVERE UN APPUNTAMENTO CI VUOLE ALMENO UN MESE, NON LAVORANO NEI FINE SETTIMANA NÉ DOPO LE 18 E NON FANNO VISITE A DOMICILIO 
LA DENUNCIA DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE DELLE MUTUE: “NON CI SI AMMALA RISPETTANDO L’ORARIO DI CHIUSURA DEI NEGOZI…”
Roberto Giardina per “Italia Oggi”

medicoMEDICO
Meglio non ammalarsi nel week-end, ed è sconsigliato anche di mercoledì. I medici tedeschi non lavorano abbastanza, secondo l' Associazione nazionale delle mutue. La settimana corta per molti dottori comincia già il venerdì pomeriggio. Quasi tutti chiudono la Praxis, lo studio, il mercoledì dopo pranzo, e molti per tutta la giornata, e nessuno, almeno in città, visita a domicilio. Gli unici a andare a casa sono i medici condotti in campagna.

I loro pazienti sono anziani e non sempre in grado di muoversi. Per questo mancano i giovani dottori disposti a lavorare nei paesi. E' faticoso e non conviene: il sistema sanitario a punti calcolati su base trimestrale valuta troppo le visite a domicilio e così il dottore finisce per sforare presto il suo tetto massimo di impegno e, dopo, dovrebbe lavorare gratis.

Magnus von Stackelberg, vicepresidente dell' Associazione, ha denunciato: «Non ci si ammala rispettando l' orario di chiusura dei negozi, i medici devono garantire la loro disponibilità notte e giorno e sette giorni su sette». Magari mettendosi d' accordo con i colleghi, e stabilendo un turno. Anche dopo le 18 è impossibile andare dal proprio medico.

Secondo un sondaggio condotto su iniziativa dell' Associazione tra 1.400 medici, dai pediatri ai ginecologici, solo la metà riceve dopo l' orario di chiusura, ma per un' ora appena, dopo le 19 rimane in studio uno su dieci. La percentuale crolla durante il fine settimana: appena l' 1-2% è disposto a visitare. In caso di necessità, trovi di rado un medico disponibile neppure se paghi privatamente. A chi si ammala fuori orario o nel giorno sbagliato non resta che andare al pronto soccorso che, come in Italia, è troppo affollato.

In diverse facoltà di medicina hanno istituito dei corsi appositi per medici di pronto intervento negli ospedali, generalisti in grado di capire rapidamente di che si tratta e, nel caso, ordinare il ricovero o spedire il paziente da uno specialista. Ci vorranno anni prima che i dottori da pronto soccorso entrino in servizio e, comunque, si eviteranno diagnosi sbagliate ma non si ridurrà il tempo d' attesa.

I tempi per ottenere un appuntamento dal tuo medico della mutua si sono allungati, prima lo ottenevo entro una settimana, oggi attendo uno o due mesi. Io sono fortunato perché la mia Frau Doktor, caso raro, ogni giorno tranne il mercoledì, riceve senza appuntamento dalle 8 alle 10. Un' eccezione riservata ai casi urgenti. Ma poi riceve gli altri sempre in ritardo.

medico fiscaleMEDICO FISCALE
Herr Magnus ha ragione, ma i medici si ribellano, e anche loro non hanno torto.  Lavoriamo già al limite», hanno risposto i 172mila dottori della mutua. Secondo contratto dovrebbero ricevere per 20 ore alla settimana; il ministro della Sanità Jens Spahn vorrebbe portarle a 25, ma in media di fatto sono già 32. Al mercoledì i medici e le loro infermiere e segretarie non riposano: sono impegnati a svolgere il lavoro burocratico che diventa sempre più pesante. Il sistema a punti non vieta di sforare il tetto ma, se lo fa, il Doktor deve spiegare il perché, e se non si giustifica paga di tasca sua.

liste d'attesa all'ospedaleLISTE D'ATTESA ALL'OSPEDALE
Un mio amico medico in pensione mi ha raccontato: «Quando ero giovane mi raccomandavano di parlare con i pazienti, la conversazione fa parte della terapia, soprattutto per le persone anziane che spesso vivono da sole. Ma questo tempo si è andato riducendo, ed oggi è sparito». Il sistema, mi ha spiegato, è rigidamente burocratico, stabilisce quanti minuti si devono impiegare per un elettrocardiogramma, e quanti per misurare la pressione. Neanche un secondo per le chiacchiere terapeutiche.

SCIOPERO MEDICISCIOPERO MEDICI




Fino a qualche anno fa le mutue facevano pagare un ticket da 10 euro se si andava dal medico in un trimestre, poi le visite successive erano gratuite. L' intenzione era di impedire che i pazienti andassero ogni giorno alla Praxis per conversare con il loro dottore. Ma non è servito: i pazienti erano disposti a pagare 10 euro per combattere la solitudine. Oggi, la burocrazia prescrive il silenzio ai malati e ai dottori. Ma le mutue non risparmiano: chi resta solo a casa finisce per ammalarsi sul serio, o crede di ammalarsi, chiama l' ambulanza e si fa ricoverare in ospedale.

Fonte: qui

domenica 30 settembre 2018

PISA: UN ACCOMPAGNATORE DEGLI SCUOLABUS ARRESTATO PER VIOLENZA SESSUALE


IMPARTIVA LEZIONI DI ITALIANO A UN BAMBINO DI 9 ANNI MA I GENITORI HANNO INIZIATO A NOTARE QUALCOSA DI STRANO. FINCHÉ HANNO SCOPERTO CHE QUANDO RIMANEVANO SOLI LUI LO COSTRINGEVA A…


ABUSI SU BAMBINOABUSI SU BAMBINO
Avrebbe abusato ripetutamente di un bambino di 9 anni: un uomo di 30 anni, che lavorava come accompagnatore sugli scuolabus per conto di un Comune della Valdera e accompagnava gli anziani nelle gite è stato arrestato e messo ai domiciliari su disposizione del tribunale di Pisa con l'accusa di maltrattamenti e violenza sessuale. La notizia è stata pubblicata stamani dal quotidiano Il Tirreno.
SCUOLABUSSCUOLABUS






Da tempo i genitori, stranieri, si erano rivolti a lui per impartire al bambino lezioni di italiano. Le indagini, scaturite dalla segnalazione della madre nei mesi scorsi hanno riscontrato una serie di presunti abusi confermati anche da una serie di testimonianze raccolte dagli inquirenti. Indizi che hanno convinto il tribunale a disporre la misura cautelare.
ABUSI SU BAMBINOABUSI SU BAMBINO

È stata proprio la mamma del piccolo a notare che qualcosa non andava in suo figlio e ad avere forti sospetti sul trentenne: da qui la decisione di rivolgersi ai carabinieri e denunciarlo.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l'uomo una volta rimasto solo in casa con il bambino lo costringeva a compiere atti sessuali. Nel corso degli accertamenti è stato anche ascoltato il bambino in presenza di uno psicologo in veste di consulente tecnico.
SCUOLABUSSCUOLABUS




Da quanto emerso finora il trentenne non avrebbe molestato altri bambini incontrati durante il suo lavoro sugli scuolabus.

Fonte: qui

mercoledì 26 settembre 2018

PISA – INCENDIO AL MONTE SERRA: 700 SFOLLATI, DANNI PER ALMENO 4 MILIONI DI EURO E 600 ETTARI DI BOSCO COMPLETAMENTE DISTRUTTI

PIÙ DI 500 PERSONE AL LAVORO PER SPEGNERE LE FIAMME, MA IL VENTO RENDE INUTILI LE OPERAZIONI 

LA PROCURA HA APERTO UN’INCHIESTA: SI PENSA CHE L’ORIGINE DELL'INCENDIO SIA DOLOSA

incendio monte serra 8INCENDIO MONTE SERRA 
Il Monte Serra brucia: un inferno di fuoco, un incendio di probabile origine dolosa che ha creato il caos in provincia di Pisa: settecento sfollati, danni per almeno 4 milioni di euro, i boschi del monte completamente distrutti e centinaia di uomini tra vigili del fuoco e volontari al lavoro.
E' stata quella di ieri un'alba tragica per Calci, Vicopisano e diverse frazioni della zona sud ai piedi del monte. L'incendio è iniziato nella serata di lunedì intorno alle 22 e dopo quasi un giorno viene ancora alimentato dal nemico principale in queste situazioni: il vento che spira fortissimo in Toscana.
E' grazie al vento che le fiamme si sono propagate in pochi minuti e hanno ingoiato ettari su ettari, distruggento un polmone verde fatto anche di vigne, oliveti, campi coltivati. E minacciando diverse case. Il presidente della Regione Enrico Rossi ha firmato lo stato di emergenza.
GLI SFOLLATI - Settecento persone hanno dovuto abbandonare le loro abitazioni. La situazione viene gestita dal Comune di Calci, che nella notte tra lunedì e martedì ha aperto le strutture sportive per accogliere le persone che non sapevano dove andare: queste ultime sono una trentina, tutti gli altri sono riusciti a trovare sistemazioni da parenti e amici. La palestra polivalente di Calci è stata attrezzata comunque con letti da campo dalle società di volontariato.
incendio monte serra 6INCENDIO MONTE SERRA 
AEROPORTO CHIUSO - L'aeroporto di Pisa è stato chiuso al traffico passeggeri fino alle 19.40. Questo per permettere ai velivoli antincendio di svolgere il loro lavoro senza intoppi. L'aeroporto fornisce informazioni ai passeggeri rimasti a terra.
CHI E' STATO? SCATTA L'INCHIESTA - La procura di Pisa ha aperto un'inchiesta sul disastro del Monte Serra. La procura lavora "all'ipotesi di reato di incendio doloso sulla base di alcuni indizi che ora dovranno essere confermati eventualmente dal lavoro investigativo". Lo ha spiegato il Procuratore di Pisa, Alessandro Crini. "Primo fra tutti -ha aggiunto Crini- il fatto che le fiamme si siano sviluppate di notte e in una serata sostanzialmente molto fresca".
incendio monte serra 7INCENDIO MONTE SERRA
SEICENTO ETTARI IN FUMO - Una porzione vastissima di bosco del Monte Serra è andata in fumo. Le zone già spente mostrano un paesaggio lunare. Non è rimasto più niente se non qualche arbusto annerito. Il fuoco è iniziato sopra Calci, raggiungendo poi la frazione di Montemagno e "scavallando" verso Vicopisano, dove anche qui circa duecento persone hanno dovuto lasciare le loro abitazioni.
incendio monte serra 44
INCENDIO MONTE SERRA
LE FASI DI SPEGNIMENTO - E' difficilissimo riuscire a spegnere le fiamme in una zona così vasta. Le squadre di volontari e vigili del fuoco stanno sfruttando il calo dell'intensità del vento del pomeriggio di martedì, ma in serata le fiamme dovrebbero riprendere particolare vigore. Sono intervenuti sia elicotteri che Canadari che fanno continuamente la spola con il mare.
GLI UOMINI IN CAMPO - Solo i volontari addetti allo spegnimento dell'incendio sono 250, più i vigili del fuoco arrivati da tutti i comandi della Toscana ma anche dall'Emilia e dalla Lombardia. Ci sono quindi nella zona del Monte Serra non meno di 500 persone.
incendio monte serra 42INCENDIO MONTE SERRA
MANCA L'ACQUA IN ALCUNE ZONE - Acque Spa comunica, in una nota, che "a causa dei danni all'infrastruttura idrica provocati dall'incendio sul Monte Serra martedì 25 settembre, si sono verificati abbassamenti di pressione e mancanze d'acqua a Montemagno nel Comune di Calci". L'interruzione idrica interessa anche le località Ronchi, Spariti e Fontana Diana. "Al momento - si legge ancora nella nota - i nostri tecnici non possono intervenire per ragioni di sicurezza. Non appena l'area tornerà agibile, si recheranno sul posto per verificare l'entità dei guasti e programmare gli interventi di riparazione.
incendio monte serra 5INCENDIO MONTE SERRA 
CONSIGLIO REGIONALE SOSPESO - La seduta del Consiglio regionale ieri è stata sospesa intorno alle 17.10 per consentire ai consiglieri di recarsi a Calci (Pisa) l'incontro con il ministro delle Politiche agricole, Gian Marco Centinaio, e del sottosegretario all'Interno, Stefano Candiani. La proposta, avanzata dal capogruppo Pd, Leonardo Marras, è stata accolta dopo un breve dibattito e il presidente dell'Assemblea Eugenio Giani ha sciolto la seduta. I lavori del Consiglio riprenderanno questa mattina.
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