9 dicembre forconi: medici
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mercoledì 7 agosto 2019

IN ATTESA DA ORE PER UNA VISITA PESTANO I MEDICI DEL PRONTO SOCCORSO: E’ SUCCESSO ALL’UMBERTO I DI ROMA DOVE UN 35ENNE SENZA FISSA DIMORA E UNA RAGAZZA HANNO ASSALITO DUE DOTTORI IN SERVIZIO

NEL 2017 LE AGGRESSIONI IN ITALIA SONO STATE 1.200…
Tiziana Lapelosa per “Libero quotidiano”

aggressione pronto soccorsoAGGRESSIONE PRONTO SOCCORSO
Lui un senza fissa dimora di 36 anni in sedia a rotelle, lei una 23enne di Genzano, alle porte di Roma. Lui ha spinto con violenza un medico, che ne avrà per dieci giorni. Lei ha spintonato una dottoressa con violenza. I due, domenica scorsa, nel giro di quattro ore, complice forse il caldo insopportabile, hanno pensato di risolvere così l' annoso problema delle lunghe attese nei Pronto soccorso italiani. Risultato: l' arrivo dei carabinieri e tanto di denunce per lesioni personali, interruzione di pubblico servizio e violenza a incaricato di pubblico servizio.

È successo al Policlinico Umberto I di Roma, ma poteva avvenire ovunque, visto che ormai le aggressioni contro i camici bianchi sono all' ordine del giorno. Violenze che si autoalimentano con l' afa di agosto e parte del personale in ferie. Un mix che rende più suscettibili quanti si ritrovano in una sala d' attesa, doloranti, a condividere con altri pazienti interminabili attese con la stessa amarezza e la stessa rabbia. Anche dieci ore, come è successo a Napoli, lo scorso maggio, dove una donna è morta dopo due giorni di agonia e un' attesa di 10 ore al P.s., o a Pistoia, con l' artista statunitense di 74 anni deceduta dopo sette senza l' ombra di un medico. Facile esplodere.


PRONTO SOCCORSOPRONTO SOCCORSO

I numeri 

Nessuna regione è risparmiata da potenziali aggressori, anche se è al Sud e nelle isole che, secondo una indagine Anaao Assomed (il sindacato dei medici), si concentra il 72% delle aggressioni a medici di famiglia e negli ambulatori e l' 80% a danno degli operatori nei Pronto soccorso e del 118. Ma, a spiegare il clima di "terrore" in cui sono costretti ad operare quanti ci salvano la vita è l' Ordine dei medici (Fnomceo).

aggressione pronto soccorsoAGGRESSIONE PRONTO SOCCORSO
Da uno studio sulle aggressioni ai camici bianchi è emerso che nel 2017 un operatore su due di quelli che hanno partecipato al sondaggio, e parliamo di 5mila professionisti della sanità, è stato aggredito. Di questi, il 4% ha subito violenza fisica, il 96% aggressioni verbali. Lo studio rivela, inoltre, che il 38% di quanti hanno a che fare con le nostre vite in difficoltà non si sente affatto sicuro e che il 46% si dice molto, ma molto preoccupato.

Nel 2017, per esempio, le aggressioni in Italia sono state 1.200, di cui poco meno della metà, 456, hanno riguardato gli addetti al Pronto soccorso, 400 si sono verificati in corsia, 320 negli ambulatori. E delle aggressioni fisiche (dati Anaao Assomed) i più bersagliati sono i medici dei reparti di Psichiatria/Sert (34,12%), seguiti dai medici di Pronto soccorso/118 (20,26% ). Per i camici bianchi, le cause sono da attribuire per il 37,2% a fattori socio-culturali, per il 23,4% al definanziamento del Servizio sanitario nazionale, al 20% a carenze organizzative, per l' 8,5% ad una cattiva comunicazione tra personale e paziente. Insomma, la tranquillità è un optional. «Chi lavora al Pronto soccorso lavora in una famiglia, un microcosmo che non va tutelato», osserva Giovanni Leone, una vita nel reparto di prima emergenza e ora vicepresidente Fnomceo.

aggressione pronto soccorsoAGGRESSIONE PRONTO SOCCORSO
«Il violento lo trovi ovunque, al bar, allo stadio... e serve una guardia giurata che lo faccia ragionare», aggiunge, «altro discorso per un soggetto tranquillo che si trova in una situazione di nervosismo che potrebbe farlo esplodere». Quindi, anche gli operatori devono «essere messi in una condizione organizzativa adeguata» per poter svolgere il proprio lavoro ed evitare il peggio.

Bene ha fatto il ministro Matteo Salvini ad invitare al Viminale Federico Anelli, presidente Fnomceo, che da tempo si batte per avere presìdi di polizia nei Pronto soccorso.
Anelli è in buona compagnia perché della stessa idea è sia Alessio D' Amato, assessore alla Sanità della Regione Lazio (giunta guidata da Nicola Zingaretti), che Forza Italia attraverso il consigliere regionale Giuseppe Simeone. Non male in un clima politico affatto sereno.

PRONTO SOCCORSOPRONTO SOCCORSO
Dal ministro 

Tutti, fra qualche giorno, potranno confidare su Anelli che al ministro Salvini chiederà di accelerare il licenziamento del «Disegno di Legge d' iniziativa governativa numero 867, sulla Sicurezza degli operatori esercenti le professioni sanitarie», perché «la disciplina di tale materia non può infatti più attendere». E, seppur da apprezzare, a nulla serve il nuovo modello organizzativo nel Pronto soccorso elaborato dal ministro della Salute Giulia Grillo. Un «cambiamento necessario e urgente», ma che non «può prescindere dall' aumento dell' organico». Aumento che la Grillo ha sbloccato, ma che spetta alle Regioni mettere in pratica. E per farlo servono i soldi.

In Italia da tempo è stato lanciato l' allarme sul numero carente di camici bianchi: ne mancano 56mila su tutto il territorio. Troppi, per non parlare del fatto che molti dei professionisti che si formano in Italia poi se ne vanno all' estero perché trattati con i "guanti bianchi". A cercare di arginare l' ammanco, per ora, è il Veneto. Il governatore Luca Zaia ha infatti annunciato una delibera per l' assunzione. Nella sua Regione ne mancano 1.300.

Fonte: qui

sabato 9 marzo 2019

QUOTA 100 PRENDE QUOTA: STATALI IN FUGA, RESTERANNO SCOPERTI FINO A CENTOMILA POSTI VISTO CHE LE ASSUNZIONI SONO FERME

ALLARME DEI MEDICI: FINO A 52MILA ANDRANNO IN PENSIONE NEI PROSSIMI 5 ANNI, CAOS PER PEDIATRIA E ANESTESIA
STATALI IN FUGA, SCOPERTI FINO A CENTOMILA POSTI ASSUNZIONI FERME AL PALO
Luca Cifoni per “il Messaggero

INPS QUOTA 100INPS QUOTA 100
Al momento dell' approvazione di Quota 100, il governo aveva stimato che entro fine 2019 circa 290 mila italiani avrebbero approfittato della possibilità di lasciare il lavoro in anticipo grazie al nuovo canale. Di queste uscite aggiuntive circa un terzo, 100 mila, si riferivano a dipendenti pubblici.

Una cifra che si aggiunge a quella dei pensionamenti che scattano comunque con le regole previdenziali già in vigore. Questo vuol dire che a fine anno ci potrebbero essere decine di migliaia di posti potenzialmente scoperti in vari settori della pubblica amministrazione, inclusi quelli che sono a diretto contatto con i cittadini. Nel corso di un' audizione sul decretone (il provvedimento che contiene le novità previdenziali e quelle relative al reddito di cittadinanza), Cgil, Cisl e Uil hanno parlato del rischio che sia compromessa «la garanzia di servizi essenziali».

Anche se in questa fase è difficile dare numeri precisi, l' allarme esiste ed è ben noto, non solo ai sindacati. Lo stesso governo nelle fasi preparatorie del provvedimento aveva inserito una norma specifica, il preavviso di sei mesi che i dipendenti pubblici devono dare (a differenza dei privati) se vogliono sfruttare il canale di Quota 100.

Un lasso di tempo che dovrebbe servire allo Stato proprio per organizzare la sostituzione di chi ha lasciato il servizio, ed evitare di trovarsi in situazione di scopertura. L' esecutivo inoltre ha confermato - sul piano finanziario - il ripristino del turn over pieno, ovvero della possibilità riconosciuta a partire dal 2019 di rimpiazzare il 100 per cento dei lavoratori in uscita (dopo che per anni la percentuale era stata tagliata per garantire risparmi al bilancio dello Stato).

giulia bongiorno claudio durigon matteo salvini massimo caravaglia conferenza stampa quota 100GIULIA BONGIORNO CLAUDIO DURIGON MATTEO SALVINI MASSIMO CARAVAGLIA CONFERENZA STAMPA QUOTA 100
Sulla carta, questo meccanismo dovrebbe garantire una gestione non traumatica della situazione; nella realtà però ci sono alcuni fattori importanti di cui tener conto. Il primo è il principio generale - inserito nella Costituzione - per cui nella pubblica amministrazione si entra per concorso; e i concorsi hanno bisogno di tempo per essere organizzati e portati a termine. Il secondo è l' inevitabile sfasamento temporale con cui si potrà procedere al rimpiazzo: il turn over totale di quest' anno si riferisce alle uscite del 2018, che naturalmente non comprendevano

Quota 100. Infine, tra le norme concordate lo scorso dicembre con l' Unione europea c' è anche il rinvio al 15 novembre di tutte le assunzioni previste per quest' anno nello Stato centrale, cosa che garantisce allo Stato un risparmio quantificato in circa 200 milioni.

I PRECARI
matteo salvini conferenza stampa quota 100MATTEO SALVINI CONFERENZA STAMPA QUOTA 100
Così durante l' esame del decretone in Senato il governo ha provato a correre ai ripari, facendo approvare sotto forma di emendamenti una serie di deroghe e corsie preferenziali. La prima riguarda la scuola: viene stabilito che nel prossimo concorso utile siano valorizzati i periodi di servizio già svolti negli istituti scolastici, che varranno il 50 per cento del punteggio attribuito ai titoli. Un modo per favorire chi già insegna. Nel settore della giustizia sono accelerate le procedure di reclutamento - anche in questo caso con un occhio di riguardo per i precari - ed è inoltre prevista la possibilità di assumere 1.300 persone già al 15 luglio (in anticipo quindi rispetto alla scadenza di novembre).

Per Regioni ed enti locali la possibilità di sostituzione dei dipendenti in uscita diventa più concreta, perché le amministrazioni interessate avranno la facoltà di includere nei propri fabbisogni anche chi lascia il servizio quest' anno e non solo i pensionati del 2018.

E c' è anche una norma specifica sull' utilizzo delle graduatorie concorsuali per l' accesso al pubblico impiego: relativamente ai concorsi banditi a partire da quest' anno, le graduatorie potranno essere usate non solo per la copertura dei posti messi a concorso ma anche per quelli che si rendono disponibili perché i vincitori non si presentano o cessano successivamente il rapporto di lavoro.
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I CORRETTIVI
Sono meccanismi correttivi che potranno dare una mano, ma a detta degli stessi sindacati non saranno sufficienti a scongiurare una paralisi delle assunzioni.
La situazione si farà un po' più chiara verso l' estate: è fissata ad agosto la prima finestra di uscita per i dipendenti pubblici, quelli che avevano già maturato i requisiti al momento dell' entrata in vigore del decretone.


SANITÀ IN CODICE ROSSO: UN MEDICO SU DUE È PRONTO AD ANDARSENE
Nino Materi per "il Giornale"

Questa storia che «tra pochi anni rimarremo senza medici», ricorda l' allarme sul buco dell' ozono e il riscaldamento globale: un po' di verità c' è, ma da qui al catastrofismo ce ne passa. Ciclicamente lo spauracchio «dottori in fuga» viene sbandierata dai sindacati di categoria per tirare un po' di acqua al proprio mulino.
Ma ridurre il caso della progressiva riduzione dei camici bianchi a una mera questione di bottega non sarebbe giusto.

Le proiezioni parlano chiaro: «Tra il 2019 e il 2022 andranno in pensione tra i 6 e i 7mila dottori ospedalieri ogni anno, entro il 2025 usciranno dal Servizio sanitario nazionale 52.000 medici (vale a dire il 50% degli specialisti)».

medico fiscaleMEDICO FISCALE
La sigla di categoria della dirigenza medica e sanitaria, Anaao Assomed, parla addirittura di «esodo»: «Ingressi insufficienti nel pubblico e disfunzioni nel settore privato provocheranno nel giro di sette anni una carenza di 16.500 specialisti», spiega lo studio condotto dal sindacato; prospettando un orizzonte nerissimo: «Una vera emergenza nazionale, a cui vanno posti correttivi rapidi per evitare il collasso del sistema stesso». Già, i «correttivi», ma finché al ministero della Sanità si alterneranno figure inadeguate e gran parte della classe medica rimarrà arroccata in difesa dei privilegi, c' è ben poco da sperare.

Ma cosa rende ora (rispetto al passato) l' sos dei medici più credibile? «La fuoriuscita legata al pensionamento di personale medico dalle strutture del Ssn - sottolinea Anaao Assomed - si prospetta in netto peggioramento nei prossimi anni per il superamento dello scalone previdenziale introdotto dalla riforma Fornero e rischia di subire un' ulteriore brusca accelerazione per la cosiddetta quota 100». I settori più colpiti? «Medicina d' emergenza (4.180 medici), pediatria (3.323), medicina interna (1.828) e anestesia (1.395)».

Idem per gli infermieri: con l' attuazione di quota 100, per il pensionamento 2019 si rischia di portare i buchi d' organico dagli attuali 53mila a oltre 90mila.

bambino pediatraBAMBINO PEDIATRA
«A questo va aggiunto - spiega il sindacato - che si laureeranno circa 10 mila medici ogni anno, ma il numero di contratti di formazione post-laurea, che solo nel 2018 è arrivato a 7 mila, è da tempo insufficiente a coprire la richiesta di specialisti e di percorsi formativi rispetto al numero di laureati».

Il Contratto di governo include il «dossier specializzandi», ma il via libera alle nuove assunzioni che poteva essere incluso nel «Dl Semplificazioni» è saltato. Alla faccia della «semplificazione».

In mancanza di personale sono sempre di più i medici chiamati a gettone: si tratta o di neolaureati senza esperienza oppure medici di lungo corso richiamati in servizio anche se in pensione. Secondo i dati forniti dall' Enpam (l' ente della previdenza per i medici)sono almeno 35mila i precari retribuiti a chiamata: almeno 10mila di questi sono esterni alle strutture e pagati anche 90 euro all' ora, mentre gli altri sono già dipendenti degli ospedali e retribuiti (oltre lo stipendio) 60 euro all' ora per il «servizio extra».

«Servono risposte rapide - denuncia Il Sole 24 Ore -: Regioni come il Veneto denunciano solo per i medici un gap di 1.300 unità. L' assurdità dell'«imbuto formativo» è che i concorsi vanno deserti, tanto che si pensa anche a importare professionisti da altri Paesi europei. Una beffa, per una realtà come l' Italia, che per formare un medico spende 150-200mila euro».
È l' ennesimo paradosso del pianeta malasanità. Dove entrare in ospedale, e uscirne vivi, non sempre è un percorso garantito.

Fonte: qui

mercoledì 23 gennaio 2019

ECCO I MEDICI "FINANZIATI" DALLE CASE FARMACEUTICHE


IL CODACONS DECIDE DI RENDERE PUBBLICI GLI ELENCHI DEI DOTTORI CHE PRENDONO I SOLDI DALLE AZIENDE E SCOPPIA IL PUTIFERIO 

“È DOVEROSO CHE UN PAZIENTE CONOSCA I RAPPORTI TRA IL MEDICO CURANTE E LE DITTE PRODUTTRICI DEI MEDICINALI CHE LUI PRESCRIVE” 

L’ORDINE DEI MEDICI: “SI RISCHIA DI ROVINARE IL RAPPORTO DI FIDUCIA CON I MALATI. SONO LE CASE FARMACEUTICHE A FINANZIARE LA RICERCA

CATERINA MANIACI per Libero Quotidiano

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"Finanziati" dalle case farmaceutiche: un lungo elenco di medici, ospedalieri e di famiglia, che hanno contatti appunto con i colossi del settore. Un modo per rendere ancora più trasparenti questi rapporti?

Oppure un' iniziativa che rischia di trasformarsi in una gogna mediatica, come rilanciano gli stessi medici, che potrebbe mettere in crisi il rapporto di fiducia con i pazienti?

Succede infatti che il Codacons ha pubblicato sul proprio sito un elenco che comprende decine di migliaia di nomi, tra specialisti, primari, medici di base di tutte le province italiane. Si va dalla singola azienda ospedaliera fino all' Istituto superiore di sanità (125.660,00 nel 2016, 93.940,00 euro nel 2017 per "servizi e consulenze"). In Veneto, ieri, è scoppiato un putiferio dopo la pubblicazione dei nomi.

PER I PAZIENTI 

L' iniziativa è nata, secondo quanto dichiara Carlo Rienzi, presidente del Codacons, «per aiutare i pazienti, in questo caso quelli veneti, per verificare se il proprio medico ha ricevuto finanziamenti dalle case farmaceutiche, potrebbero essere legittimi, ma devono essere dichiarati.

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È doveroso che un paziente conosca i rapporti tra il medico curante e le ditte produttrici dei medicinali che lui prescrive». In effetti, dal 2016 esiste un accordo stipulato tra Farmindustria e i medici stessi proprio per garantire la trasparenza di questi rapporti, un codice di condotta, che tra l' altro prevede che siano pubblicati tutti i contributi erogati dalle aziende a medici, società scientifiche e associazioni di pazienti.

In ogni caso, il Codacons, con l' assistenza di un pool di legali, ha già diffidato i 7 Ordini dei medici del Veneto e i 4 del Friuli Venezia Giulia affinché impongano gli iscritti l' obbligo di esporre in ambulatorio cartelli che ne illustrino gli eventuali legami con le multinazionali dei farmaci.
Inoltre, come spiega Rienzi, si vuole chiedere l' intervento della Guardia di Finanzia se queste entrate eventuali, vengano dichiarate al fisco. E l' elenco sarà inoltrato all' Anac, l' autorità anticorruzione. Chi vuole leggere il documento frutto delle ricerche dell' associazione deve comunque iscriversi alla Codacons.

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I CONVEGNI 

Sotto accusa, in modo particolare, le partecipazioni ai grandi convegni organizzati proprio dalle aziende. Risponde la categoria dei camici bianchi, puntando il dito e a sua volta accusando di aver dato vita ad una inutile caccia alle streghe. «Si rischia di rovinare il rapporto di fiducia con i malati», spiega Francesco Noce, presidente regionale veneto della Federazione degli Ordini dei Medici (Fnomceo), e poi sottolinea il fatto che «sono le case farmaceutiche a finanziare la ricerca».

Tanto che gli stessi medici sono coinvolti negli studi clinici che tentano l' efficacia di determinati prodotti. E sono anche relatori ai famosi convegni organizzati dalle aziende, che comunque «consentono ai medici di accumulare i punti Ecm (educazione continua in medicina) di aggiornamento, considerando che è obbligatorio raggiungerne 150 in tre anni».
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A questo punto, non si può non pensare ad una inchiesta che anni fa fece molto scalpore, che coinvolse il colosso farmaceutico della Glaxo. La procura di Verona dopo sei anni di indagini e 4.713 indagati arrivò nel 2009 a sei condanne, a una sanzione e un patteggiamento. Tutti gli altri, medici, dipendenti Glaxo, informatori farmaceutici, farmacisti, dirigenti, assolti o usciti dall' inchiesta.

In Parlamento è stata depositata una proposta di legge, la C.491, da parte di Massimo Enrico Baroni del Movimento Cinque Stelle, per rendere trasparente «i rapporti tra le imprese produttrici, i soggetti che operano nel settore della salute e le organizzazioni sanitarie», il cosiddetto Sunshine Act. E nell' ottobre scorso il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, ha presenziato all' audizione su questa proposta di legge presso la Commissione Affari Sociali della Camera.

Fonte: qui

giovedì 3 gennaio 2019

LO SFOGO DI UN CHIRURGO DI PISA AL LAVORO DURANTE LA NOTTE DI CAPODANNO: “SONO FIERO DI CIÒ CHE FACCIO MA STANCO DI VEDERE LA SANITÀ GESTITA DA POLITICI INCOMPETENTI CHE MI SPREMONO COME UN LIMONE”


LA RABBIA È DOVUTA AL POSSIBILE DEPOTENZIAMENTO DELL’OSPEDALE A FAVORE DI FIRENZE, MA L’ASSESSORE REGIONALE SACCARDI SMENTISCE E S’INALBERA: “CHIUNQUE SUSCITI ALLARME DOVRÀ RISPONDERNE PERSONALMENTE”


IL TEAM DI DANIELE PEZZATIIL TEAM DI DANIELE PEZZATI
Forse intendeva solo difendere la professionalità sua e di colleghi del Centro trapianti di Pisa ma lo 'sfogò affidato a un post su facebook da Daniele Pezzati, chirurgo dell'Azienda ospedaliera-universitaria di Pisa, specializzato in trapianto di fegato, non poteva passare inosservato visto che se la prende con chi, certa politica, cerca «disperatamente una scusa per depotenziarci ed aprire un (inutile) ulteriore centro a Firenze».

giulia grilloGIULIA GRILLO
Il post di Pezzati, costretto agli «straordinari» proprio nel giorno di fine anno, quando tutti gli altri sono a festeggiare, per il 161/mo trapianto del 2018 a Pisa (il 160/mo era terminato poco prima), potrebbe aprire una nuova battaglia tra Firenze e Pisa, con il ministro della Salute Giulia Grillo che difende comunque la professionalità del medico, dicendo che «questa è la sanità che dobbiamo difendere: grande professionalità e tanta umanità. Un pensiero affettuoso a tutti i medici e agli operatori sanitari al lavoro anche in questi giorni di festa. Tutta l'Italia è orgogliosa del suo Servizio sanitario nazionale. Grazie eroi di ogni giorno!», dice il ministro.

STEFANIA SACCARDISTEFANIA SACCARDI
«Sono fiero di ciò che faccio ma stanco di vedere la sanità gestita da politici incompetenti che mi spremono come un limone non riconoscendo il sacrificio che costa fare ciò che faccio», aveva scritto lui. Al post, che ha raggiunto quasi 13 mila condivisioni e oltre 34mila "mi piace" e nel quale il chirurgo spiega pure le difficoltà di un padre («costretto» a spiegare al figlio, comunque fiero di lui, perchè non festeggerà il capodanno), ha risposto l'assessore alla salute della Toscana, Stefania Saccardi, smentendo l'ipotesi di un depotenziamento del Centro di Pisa: «è un'eccellenza nazionale, la sua attività non è messa in discussione da nessuno».

Ma l'assessore non nasconde le sue critiche: «Chiunque si renda responsabile di dichiarazioni totalmente infondate, tali da suscitare allarme nei cittadini, sarà chiamato a risponderne personalmente, anche attraverso l'adozione di provvedimenti disciplinari laddove ne ricorrano gli estremi».

E la stessa Azienda definisce le critiche «inopportune e superficiali». Di certo, l'ipotesi di un nuovo centro a Firenze, non è ben vista dal sindaco di Pisa, Michele Conti pronto a scatenare una battaglia contro i cugini del capoluogo. Il primo cittadino ringrazia infatti il dottor Pezzati, «pronto a fare tutto quello che è in mio potere affinché le eccellenze nate a Pisa restino qui: in passato abbiamo pagato troppo spesso le ingerenze fiorentinocentriche in Regione».

«Non è una questione di campanilismo - assicura Conti - ma di riconoscere i meriti a chi li ha e li può mettere a disposizione del mondo. Ma rimanendo all'ombra della Torre pendente». Sorpreso forse da tanto clamore Pezzati in serata ha preferito evitare di gettare altra benzina sul fuoco: «In quanto dipendente dell'Azienda non posso fare dichiarazioni ai media se non preventivamente autorizzato», ha detto a chi lo ha contattato, senza voler neppure dire se era pentito del post: «Non ho dichiarazioni da fare», ha risposto.

Fonte: qui


MEGLIO NON AMMALARSI IN GERMANIA 
SORPRESA: I MEDICI TEDESCHI SONO FANCAZZISTI. PER AVERE UN APPUNTAMENTO CI VUOLE ALMENO UN MESE, NON LAVORANO NEI FINE SETTIMANA NÉ DOPO LE 18 E NON FANNO VISITE A DOMICILIO 
LA DENUNCIA DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE DELLE MUTUE: “NON CI SI AMMALA RISPETTANDO L’ORARIO DI CHIUSURA DEI NEGOZI…”
Roberto Giardina per “Italia Oggi”

medicoMEDICO
Meglio non ammalarsi nel week-end, ed è sconsigliato anche di mercoledì. I medici tedeschi non lavorano abbastanza, secondo l' Associazione nazionale delle mutue. La settimana corta per molti dottori comincia già il venerdì pomeriggio. Quasi tutti chiudono la Praxis, lo studio, il mercoledì dopo pranzo, e molti per tutta la giornata, e nessuno, almeno in città, visita a domicilio. Gli unici a andare a casa sono i medici condotti in campagna.

I loro pazienti sono anziani e non sempre in grado di muoversi. Per questo mancano i giovani dottori disposti a lavorare nei paesi. E' faticoso e non conviene: il sistema sanitario a punti calcolati su base trimestrale valuta troppo le visite a domicilio e così il dottore finisce per sforare presto il suo tetto massimo di impegno e, dopo, dovrebbe lavorare gratis.

Magnus von Stackelberg, vicepresidente dell' Associazione, ha denunciato: «Non ci si ammala rispettando l' orario di chiusura dei negozi, i medici devono garantire la loro disponibilità notte e giorno e sette giorni su sette». Magari mettendosi d' accordo con i colleghi, e stabilendo un turno. Anche dopo le 18 è impossibile andare dal proprio medico.

Secondo un sondaggio condotto su iniziativa dell' Associazione tra 1.400 medici, dai pediatri ai ginecologici, solo la metà riceve dopo l' orario di chiusura, ma per un' ora appena, dopo le 19 rimane in studio uno su dieci. La percentuale crolla durante il fine settimana: appena l' 1-2% è disposto a visitare. In caso di necessità, trovi di rado un medico disponibile neppure se paghi privatamente. A chi si ammala fuori orario o nel giorno sbagliato non resta che andare al pronto soccorso che, come in Italia, è troppo affollato.

In diverse facoltà di medicina hanno istituito dei corsi appositi per medici di pronto intervento negli ospedali, generalisti in grado di capire rapidamente di che si tratta e, nel caso, ordinare il ricovero o spedire il paziente da uno specialista. Ci vorranno anni prima che i dottori da pronto soccorso entrino in servizio e, comunque, si eviteranno diagnosi sbagliate ma non si ridurrà il tempo d' attesa.

I tempi per ottenere un appuntamento dal tuo medico della mutua si sono allungati, prima lo ottenevo entro una settimana, oggi attendo uno o due mesi. Io sono fortunato perché la mia Frau Doktor, caso raro, ogni giorno tranne il mercoledì, riceve senza appuntamento dalle 8 alle 10. Un' eccezione riservata ai casi urgenti. Ma poi riceve gli altri sempre in ritardo.

medico fiscaleMEDICO FISCALE
Herr Magnus ha ragione, ma i medici si ribellano, e anche loro non hanno torto.  Lavoriamo già al limite», hanno risposto i 172mila dottori della mutua. Secondo contratto dovrebbero ricevere per 20 ore alla settimana; il ministro della Sanità Jens Spahn vorrebbe portarle a 25, ma in media di fatto sono già 32. Al mercoledì i medici e le loro infermiere e segretarie non riposano: sono impegnati a svolgere il lavoro burocratico che diventa sempre più pesante. Il sistema a punti non vieta di sforare il tetto ma, se lo fa, il Doktor deve spiegare il perché, e se non si giustifica paga di tasca sua.

liste d'attesa all'ospedaleLISTE D'ATTESA ALL'OSPEDALE
Un mio amico medico in pensione mi ha raccontato: «Quando ero giovane mi raccomandavano di parlare con i pazienti, la conversazione fa parte della terapia, soprattutto per le persone anziane che spesso vivono da sole. Ma questo tempo si è andato riducendo, ed oggi è sparito». Il sistema, mi ha spiegato, è rigidamente burocratico, stabilisce quanti minuti si devono impiegare per un elettrocardiogramma, e quanti per misurare la pressione. Neanche un secondo per le chiacchiere terapeutiche.

SCIOPERO MEDICISCIOPERO MEDICI




Fino a qualche anno fa le mutue facevano pagare un ticket da 10 euro se si andava dal medico in un trimestre, poi le visite successive erano gratuite. L' intenzione era di impedire che i pazienti andassero ogni giorno alla Praxis per conversare con il loro dottore. Ma non è servito: i pazienti erano disposti a pagare 10 euro per combattere la solitudine. Oggi, la burocrazia prescrive il silenzio ai malati e ai dottori. Ma le mutue non risparmiano: chi resta solo a casa finisce per ammalarsi sul serio, o crede di ammalarsi, chiama l' ambulanza e si fa ricoverare in ospedale.

Fonte: qui

martedì 11 dicembre 2018

ASTORI POTEVA ESSERE SALVATO? DUE MEDICI INDAGATI PER LA MORTE DEL CAPITANO DELLA FIORENTINA



UNO DI LORO E’ IL FRATELLO DI TITO STAGNO 

L’IPOTESI DI REATO E’ OMICIDIO COLPOSO 

SI INDAGA SULLE IDONEITÀ RILASCIATE TRA IL 2015 E IL 2017 

PIOLI: L’INCHIESTA? UNA SOFFERENZA ULTERIORE PER NOI E PER LA SUA FAMIGLIA


astori-fiorentina10ASTORI-FIORENTINA
Sono le idoneità per l'attività agonistica rilasciate tra il 2015 e il 2017 a finire sotto la lente d'ingrandimento della Procura di Firenze che sta indagando sulle cause della morte del capitano della Fiorentina, Davide Astori, scomparso il 4 marzo scorso, a causa di una patologia cardiaca, una tachiaritmia degenerata in fibrillazione ventricolare.

I MEDICI — I due medici indagati per omicidio colposo lavorano in strutture pubbliche di Firenze e Cagliari e sono il professor Giorgio Galanti, direttore del centro di riferimento regionale di Medicina dello sport all'ospedale fiorentino di Careggi, e Francesco Stagno, direttore sanitario dell'Istituto di Medicina dello Sport di Cagliari.

astori franchiASTORI FRANCHI
Nella giornata di giovedì il professor Galanti dovrebbe comparire davanti ai magistrati che conducono l'inchiesta: il procuratore Giuseppe Creazzo e il sostituto procuratore Antonino Nastasi. Ai pm Galanti dovrà spiegare perché non vennero effettuati approfondimenti ulteriori malgrado nel referto del tracciato dell'elettrocardiogramma sotto sforzo del luglio 2017 fosse stata sottolineata dagli stessi cardiologi un'extrasistolia a due morfologie.

astori compagni di squadraASTORI COMPAGNI DI SQUADRA
LA PATOLOGIA — Astori soffriva di una forma iniziale di cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro, patologia evidenziata nella perizia consegnata alla procura di Udine dal professore emerito Gaetano Thiene, di Anatomia patologica all'Università di Padova, e Carlo Moreschi, patologo, professore dell'Università di Udine.

Questa forma di cardiomiopatia, detta anche displasia aritmogena del ventricolo destro, è una malattia che uccide progressivamente le cellule del miocardio, sostituendole con cellule di grasso e fibrose che possono ostacolare il funzionamento elettrico del cuore, risultando anche fatale. Il giocatore infatti, era arrivato in prestito alla Fiorentina nel 2015 con il certificato di idoneità già ottenuto dal centro di Medicina dello sport di Cagliari. A Roma, dove pure il difensore aveva giocato in prestito ai giallorossi la stagione 2014-2015, non dovette effettuare alcuna prova di idoneità in quanto arrivato in agosto, con la prova già fatta a Cagliari. Nel giugno successivo rientrò in Sardegna e lì un mese dopo effettuò i nuovi test a luglio.
astoriASTORI


ASTORI
Estratto dell’articolo di Marco Gasperetti per il Corriere della Sera

Davide Astori poteva essere salvato? Da quasi un anno ci s' interroga sulla morte del capitano della Fiorentina stroncato da una crisi cardiaca, il 4 marzo scorso, in un albergo di Udine. E adesso, dopo indagini, perizie e consulenze, arriva una svolta. La Procura di Firenze ha indagato per omicidio colposo l' ex direttore di Medicina dello Sport dell' ospedale di Careggi, docente universitario e già consulente medico della squadra viola, Giorgio Galanti. Nel registro degli indagati, con la stessa accusa, è finito anche Francesco Stagno, medico di Cagliari (Astori ha anche giocato nella squadra del capoluogo sardo), anche lui direttore del centro di medicina sportiva del Sant' Elia e fratello di Tito Stagno, il famoso giornalista dell' allunaggio (...)



PIOLI: «SOFFERENZA ULTERIORE PER NOI E LA FAMIGLIA»
astori ricordo tifosiASTORI RICORDO TIFOSI

«L'indagine sulla morte di Astori? Ancora non ne sappiamo molto, quindi è difficile dare dei giudizi ed entrare dentro certe situazioni. Sicuramente è una sofferenza ulteriore per l'ambiente viola e in particolare per la famiglia di Davide». Così il tecnico della Fiorentina, Stefano Pioli, sulle notizie che vedono indagati per omicidio colposo due medici per la morte di Davide Astori. Il tecnico dei viola, affiancato da Federico Chiesa, ha parlato a margine della consegna del Premio 'Andrea Fortunatò al Coni: «Un premio - spiega Pioli - che condivido con tutti i giocatori che ho avuto la scorsa stagione, con tutta la gente viola con cui abbiamo condiviso questa immensa tragedia ma con grande unione e grande sostegno».

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giovedì 18 ottobre 2018

IL NUMERO CHIUSO A MEDICINA SERVE O NO?


IL DOTTOR MASSIMO FINZI: “LE UNIVERSITÀ ITALIANE LICENZIANO OGNI ANNO 8000 LAUREATI IN MEDICINA MA CIRCA MILLE RESTANO FUORI DALLE SCUOLE DI SPECIALIZZAZIONE A CAUSA DELL’ESAURIMENTO DEL NUMERO DI BORSE DI STUDIO 

PER FORMARE QUESTI MEDICI SAREBBE NECESSARIO INCREMENTARE IL NUMERO DELLE BORSE DI STUDIO, AUMENTARE IL NUMERO DEI DOCENTI, DEI LABORATORI, DELLE STRUTTURE SANITARIE E..."

Massimo Finzi per Dagospia

Il balletto delle dichiarazioni sul numero chiuso alla facoltà di medicina rappresenta un ulteriore termometro della attuale situazione politica italiana dove i due partiti al governo in realtà sono in perenne competizione elettorale e in tale situazione rimarranno probabilmente fino alle prossime elezioni europee. Purtroppo il momento elettorale rappresenta la condizione peggiore per un governo di una nazione perché i partiti, più che al bene comune, sono interessati a riscuotere il consenso popolare.

ABOLIZIONE NUMERO CHIUSO TEST MEDICINAABOLIZIONE NUMERO CHIUSO TEST MEDICINA
Che cosa è successo a proposito del numero chiuso alla facoltà di medicina? E’ vero che a breve mancheranno nella sanità molte figure professionali? Ha ragione Salvini a dichiarare la propria contrarietà al numero chiuso? Nei prossimi 5 anni è prevista una carenza di 45.000 medici quindi apparentemente sembrerebbe logico spalancare le porte dell’università a tutti gli aspiranti medici, e invece così facendo si aggraverebbe un problema che già oggi crea gravi disagi.

La moderna medicina esige una lunga e specifica preparazione che pone il neolaureato davanti a due strade: il percorso formativo per la medicina di famiglia o l’accesso alle scuole di specializzazione. Le Università italiane licenziano ogni anno 8000 laureati in medicina ma circa mille restano fuori dalle scuole di specializzazione a causa dell’esaurimento del numero di borse di studio.
sistema sanitario nazionaleSISTEMA SANITARIO NAZIONALE

Ad oggi sono 18.000 i laureati in medicina che non hanno trovato posto né per la specializzazione né per la medicina di famiglia e la situazione si aggrava di anno in anno.
Per formare questi medici sarebbe necessario incrementare il numero delle borse di studio, aumentare il numero dei docenti, dei laboratori, delle strutture sanitarie, e fornire il materiale didattico necessario.  Ma questo si scontra con la limitatezza delle risorse disponibili.

Il governo, nella nota n°22 pubblicata alla fine del Consiglio dei Ministri, aveva annunciato “Si abolisce il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, permettendo così a tutti di poter accedere agli studi”. Un annuncio dal significato demagogico frutto della scarsa conoscenza del problema e infatti dopo poche ore è arrivata la rettifica: “Si tratta di un obiettivo politico di medio periodo per il quale si avvierà un confronto tecnico con i ministeri competenti e la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, che potrà prevedere un percorso graduale di aumento dei posti disponibili, fino al superamento del numero chiuso”.
Massimo FinziMASSIMO FINZI

Una rettifica che evidentemente ignora che già da tempo il ministro del Miur è al lavoro su questo tema proprio con la Conferenza dei Rettori delle Università. Forse una maggiore collaborazione e un migliore scambio di informazioni tra i vari ministeri non guasterebbe.