9 dicembre forconi: aggressione
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sabato 9 novembre 2019

SCENE DI ORDINARIA FOLLIA A MONTE MARIO: I CINGHIALI SI LITIGANO I RIFIUTI IN STRADA. UNA DONNA CARICATA DAGLI ANIMALI SALVA PER CASO – I RESIDENTI ANNUNCIANO UNA MAXI CLASS ACTION PER CHIEDERE IL RIMBORSO DELLA TARI


ODISSEA SULLA METRO A: SCALE ROTTE IN 12 STAZIONI, MANZONI ALLAGATA: CHIUSA 14 ORE. MA I PROBLEMI SONO SU TUTTA LA LINEA, DA ALMENO UNA SETTIMANA 

E QUESTA SAREBBE UNA CAPITALE EUROPEA?

Stefania Piras per il Messaggero

I DISAGI
cinghiali romaCINGHIALI ROMA
La stazione della metro A Manzoni è rimasta chiusa 14 ore filate per colpa di un temporale. Inaccessibile dalle sei del mattino fino alle venti e quattordici di sera quando è stata riaperta ma con le scale mobili in discesa più una in salita fuori servizio. Condizioni disastrose del trasporto pubblico che non vanno certo di pari passo con l'idea di prorogare la Ztl. Perché Manzoni ha rischiato per tutta la giornata di essere la terza stazione della linea centrale della metropolitana fuori servizio insieme a Baldo degli Ubaldi, e a Barberini che è chiusa ormai dal 23 marzo (sono quasi otto mesi).
cinghiali romaCINGHIALI ROMA
Ancora problemi alle scale mobili perché il nubifragio di domenica ha inondato buona parte degli impianti della stazione Manzoni. Il necrologio della fermata è apparso ieri mattina all'alba, verso le sei, su Twitter: «Metro A: chiusa stazione Manzoni, i treni transitano senza fermarsi (guasto tecnico) utilizzare stazioni Vittorio Emanuele e San Giovanni». Oltre a questo tweet non si è avuta alcuna comunicazione per tutta la giornata. In breve: la fermata durante il nubifragio di domenica ha subito un allagamento che ha sommerso buona parte delle scale mobili finite quindi sott'acqua. I circuiti elettrici sono stati danneggiati in modo pesante perché una volta asciugati gli impianti le prove di funzionamento non sono andate bene. Perciò, la stazione è stata chiusa.

TRANSITI GIORNALIERI
Conseguenza: gli utenti, qui transitano ottomila utenti al giorno, arrivavano alla fermata convinti di poter scendere e prendere la metro come sempre e invece nulla. Hanno trovato il cancello sbarrato e l'avviso sul pannello elettronico. Un anziano non ci voleva credere. Ha fatto tutte le scale, si è fermato per leggere il pannello elettronico e non ha potuto far altro che sospirare: «Non si capisce più niente». Ed è tornato in superficie in mezzo a studenti e lavoratori che non sapevano come orientarsi, quali percorsi alternativi prediligere e soprattutto se il guasto tecnico era talmente grave da organizzarsi senza più tenere conto di questa fermata. Un ragazzo racconta l'esperienza mattutina: «Eravamo tutti pronti per scendere ma il treno è passato dritto senza fermarsi».

CINGHIALI ROMACINGHIALI ROMA
«Quando riaprirà la fermata Manzoni?» chiedevano gli utenti. La risposta sui social a tutti gli utenti era sempre la stessa e non lasciava presagire nulla di buono. «Appena abbiamo info sulla riapertura, condividiamo qui e sul sito Atac», questa la replica. Dall'Atac infatti parlavano di un allagamento importante che ha danneggiato il circuito elettrico. Raggiungendo la vicina stazione di Vittorio Emanuele, gli addetti Atac hanno confermato i problemi parlando di «infiltrazioni alle scale mobili». I tecnici al lavoro sul circuito elettrico delle scale mobili erano molto pessimisti: «Ci sono problemi grossi».
Ma i problemi sono su tutta la linea, da giorni. La metro A sta subendo rallentamenti da almeno una settimana.
IL BLOCCO
CINGHIALI ROMACINGHIALI ROMA
A San Giovanni (dove una delle due scale mobili è ferma, rotta da tempo immemore) sta succedendo sempre più spesso che si creino lunghissime file ai tornelli di entrata. Poi, una volta dentro gli utenti vengono bloccati prima di poter scendere sulla banchina per prendere la metro. E i tempi di attesa si allungano lasciando presupporre che i treni saltino le corse. Le ricadute sul servizio sono micidiali. Capita infatti che nell'ora di punta, alle otto del mattino a Termini direzione Anagnina, ci siano 5 minuti di attesa e gente condannata a stare sulla banchina perché il treno che si ferma è già pieno come un uovo. Ma dopo gli interventi tecnici andrà meglio, si dirà. Ieri una scala mobile a Repubblica, fermata rimasta fuori servizio per otto mesi a causa degli impianti inagibili, era chiusa. Atac aveva detto che gli impianti erano stati rifatti. Buon viaggio.

CINGHIALI, LITE TRA I CASSONETTI DONNA CARICATA: SALVA PER CASO
Laura Bogliolo per il Messaggero

L'EMERGENZA
cinghialiCINGHIALI
L'emergenza cinghiali che si litigano i rifiuti in strada non arretra. Ieri mattina una donna è stata caricata da un branco di animali mentre portava a spasso il suo cagnolino in via Giuseppe Allievo, a Monte Mario. Giorni fa un'altra residente, ha ripreso in un video la battaglia tra due ungulati adulti per accaparrarsi un sacchetto dell'immondizia in via Giovanni Taverna. «Non si può continuare a vivere con il terrore, i cinghiali sono sotto casa, ormai non hanno più paura di nulla, assaltano i cassonetti e si litigano i sacchi dell'immondizia non ritirata» racconta Giorgia.

«Quella signora si è salvata per miracolo, siamo prigionieri in casa, vengono attirati dai rifiuti» spiega Gianluca Gaeta, residente e promotore di due esposti già depositati contro Ama e Comune sulla mancata raccolta dei rifiuti. Gaeta sta organizzando anche una maxi class action per presentare ricorso alla Commissione tributaria provinciale e chiedere il rimborso della Tari. «In mille hanno aderito» spiega. Giorgia ha rischiato di essere travolta dalla lite tra due cinghiali che giorni fa si contendevano sacchetti dell'immondizia, e li ha ripresi in un video. Siamo in una via trafficata, non lontani da una scuola, l'Istituto Comprensivo Stefanelli.
metro a manzoniMETRO A MANZONI

L'ASSEDIO
Nel video due cinghiali adulti si contendono un sacchetto dell'immondizia preso arrampicandosi su un secchione. Insieme ai due adulti ci sono quattro cuccioli. Scene di ordinaria follia a Roma Nord, vicino alla riserva Naturale dell'Insugherata. Eppure il 27 settembre nella delibera numero 190 la giunta ha autorizzata la sindaca Virginia Raggi a firmare lo schema di Protocollo d'Intesa tra Regione Lazio, Città Metropolitana di Roma Capitale e Campidoglio Per la gestione del cinghiale nel territorio di Roma Capitale. La firma però ancora non c'è stata e il piano di contenimento non è partito.

LA PROCEDURA
Il protocollo dopotutto stabilisce una procedura complessa che prevede tempi molto ampi prima dell'intervento. Il Campidoglio deve istituire una e-mail e un numero di telefono dedicati alle segnalazioni. Segue un sopralluogo da parte dei vigili e delle guardie dei parchi regionali. Poi il Comune dovrà convocare un tavolo operativo. L'organizzazione dell'intervento spetta a vigili, guardia parchi e personale delle Asl. È chiaro che i tempi tecnici della procedura sono ampi e difficilmente consentiranno di individuare l'animale appena viene avvistato.
metro a manzoniMETRO A MANZONI

Il cinghiale preso con le trappole fino al 30 giugno verrà abbattuto, nel testo si parla di eutanasia. Dal primo luglio verrà portato in macelli, istituti faunistici o allevamenti a scopo alimentare: le aziende individuate sono due, una a Viterbo e l'altra di Cerveteri. La Regione si impegna a trovare, entro giugno, una struttura dove portare vivi gli animali catturati. Qui, probabilmente, potrebbe nascere la famosa pensione per i cinghiali dove resteranno fino a morte naturale. Giorgio Polesi, presidente del Parco di Vejo, solleva un altro problema: «È stata autorizzata la Città metropolitana a firmare il protocollo di intesa? Il nostro parco confina con 8 Comuni che continuano ad avere problemi: la Forestale di Monterotondo ha inviato una lettera di diffida al comune di Castel Nuovo di Porto che ha le mani legate».
5 Novembre 2019
Fonte: qui
cinghiali a roma 4CINGHIALI A ROMA cinghiali a roma 3CINGHIALI A ROMA cinghiali a roma 1CINGHIALI A ROMA cinghiali a roma 2CINGHIALI A ROMA cinghiali a roma 5CINGHIALI A ROMA 

mercoledì 18 settembre 2019

“SPERAVO DI MORIRE, VOLEVO RAGGIUNGERE IL PARADISO DI ALLAH”, ALLA STAZIONE DI MILANO UN 23ENNE YEMENITA CLANDESTINO COLPISCE AL COLLO E ALLA SCHIENA CON UNA FORBICE UN CAPORALE DELL' ESERCITO E POI GRIDA “ALLAH E’ GRANDE”


I PM INDAGANO PER TERRORISMO 

LORENZO GOTTARDO per Libero QUotidiano

aggressione stazione milanoAGGRESSIONE STAZIONE MILANO
Lo ha aggredito alle spalle approfittando della confusione all' esterno della stazione Centrale di Milano. Il militare ha fatto appena in tempo a sentirsi bloccare da dietro, poi in rapida successione i due fendenti sferrati con un paio di forbici affilate mirando alla gola della vittima. Uno ha effettivamente raggiunto il bersaglio, fortunatamente non provocando lesioni gravi, l' altro si è fermato sulla spalla. Poi, quando carabinieri e commilitoni del soldato ferito sono riusciti a bloccare l' aggressore, quel grido arrivato a gelare il sangue.

«Allah akbar», ripetuto pare più di una volta. Una rivendicazione, come a testimoniare che dietro quell' aggressione non c' era l' azione di un singolo squilibrato, ma un disegno più grande ispirato dall' odio religioso.
Questi i momenti salienti dell' attentato terroristico compiuto ieri nel cuore di Milano, tra turisti e passanti, puntando un obiettivo non casuale. Un soldato dell' Esercito italiano, ma anche un simbolo che in sé rappresenta lo Stato italiano tutto.

L' aggressore, catturato dai militari dei carabinieri e subito condotto in caserma per un lungo interrogatorio, si è scoperto essere un 23enne yemenita di nome Mahamad Fathe.
L' uomo è in stato di arresto con l' accusa di attentato per finalità terroristiche o eversione, tentato omicidio e violenza. «Speravo di morire dopo l' aggressione, volevo raggiungere il paradiso di Allah», ha detto l' uomo agli inquirenti.

aggressione stazione milanoAGGRESSIONE STAZIONE MILANO
VITA DA SBANDATO 
L' attentatore era giunto in Italia dalla Libia nel 2017 come richiedente protezione internazionale. L' iter, però, non era mai stato completato perché l' uomo si era allontanato dal Paese verso la Germania. Salvo fare poi ritorno lo scorso luglio dopo essere stato espulso in base al trattato di Dublino. Il 23 agosto la questura di Mantova gli aveva anche riconosciuto un permesso di soggiorno provvisorio e l' ospitalità presso l' ex hotel California di Ortiglia.
Ma da lì Fathe aveva raggiunto Milano per vivere come uno sbandato senzatetto. Fino alla giornata di ieri.

Ieri, verso le 10,45 circa, Mahamad Fathe si è incamminato verso la stazione Centrale e, giunto in piazza Duca d' Aosta con in tasca un paio di forbici, ha individuato la vittima "perfetta" per il suo folle gesto terroristico. Un caporal maggiore 34enne dell' Esercito italiano che stava risalendo a bordo del mezzo blindato in dotazione.

Fathe lo ha aggredito alle spalle colpendolo due volte alla gola e alla schiena. Per bloccare l' aggressore è stato necessario l' intervento non solo dei commilitoni di pattuglia, ma anche dei carabinieri in servizio presso la piazza. Nell' azione le Forze dell' ordine sono state assistite anche da un cittadino senegalese di 52 anni intervenuto in loro aiuto.

In quel momento, Mahamad Fathe, circondato e ormai immobilizzato, ha urlato la rivendicazione «Allah akbar». Il 23enne è stato arrestato con le accuse di lesioni e violenza a pubblico ufficiale, ma ulteriori indagini sono in atto per verificare la "radicalizzazione" dell' attentatore ad opera del pool antiterrorismo di Milano guidato dal pm Alberto Nobili.

beppe sala luciana lamorgese matteo salvini attilio fontanaBEPPE SALA LUCIANA LAMORGESE MATTEO SALVINI ATTILIO FONTANA
Il caporal maggiore è stato ricoverato all' ospedale Fatenebefratelli in codice verde e successivamente dimesso con una prognosi di 12 giorni.

Ovviamente, nel corso della giornata, sono arrivate numerose le attestazioni di solidarietà nei confronti del militare ferito provenienti da esponenti di diversi partiti politici che si sono poi anche fermati ad analizzare la vicenda.

«GUARDIA RESTI ALTA» 
«Possiamo dire che questa volta è andata bene!», ha spiegato il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana.

«Si tratta dell' ennesimo episodio di violenza che ci induce a non abbassare la guardia. Un segnale che deve giungere forte e chiaro, soprattutto al nuovo governo». Su Facebook Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d' Italia, ha puntato il dito contro le pene troppo «leggere» per chi commette simili reati. «Continuiamo a chiedere condanne più severe per i farabutti che aggrediscono i nostri uomini e donne in divisa. Difendiamo chi ci difende».

Il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Mariastella Gelmini, ha invece parlato di «massima attenzione perché il degrado non diventi uno strumento del pericoloso radicalismo religioso». Fonte: qui

mercoledì 7 agosto 2019

IN ATTESA DA ORE PER UNA VISITA PESTANO I MEDICI DEL PRONTO SOCCORSO: E’ SUCCESSO ALL’UMBERTO I DI ROMA DOVE UN 35ENNE SENZA FISSA DIMORA E UNA RAGAZZA HANNO ASSALITO DUE DOTTORI IN SERVIZIO

NEL 2017 LE AGGRESSIONI IN ITALIA SONO STATE 1.200…
Tiziana Lapelosa per “Libero quotidiano”

aggressione pronto soccorsoAGGRESSIONE PRONTO SOCCORSO
Lui un senza fissa dimora di 36 anni in sedia a rotelle, lei una 23enne di Genzano, alle porte di Roma. Lui ha spinto con violenza un medico, che ne avrà per dieci giorni. Lei ha spintonato una dottoressa con violenza. I due, domenica scorsa, nel giro di quattro ore, complice forse il caldo insopportabile, hanno pensato di risolvere così l' annoso problema delle lunghe attese nei Pronto soccorso italiani. Risultato: l' arrivo dei carabinieri e tanto di denunce per lesioni personali, interruzione di pubblico servizio e violenza a incaricato di pubblico servizio.

È successo al Policlinico Umberto I di Roma, ma poteva avvenire ovunque, visto che ormai le aggressioni contro i camici bianchi sono all' ordine del giorno. Violenze che si autoalimentano con l' afa di agosto e parte del personale in ferie. Un mix che rende più suscettibili quanti si ritrovano in una sala d' attesa, doloranti, a condividere con altri pazienti interminabili attese con la stessa amarezza e la stessa rabbia. Anche dieci ore, come è successo a Napoli, lo scorso maggio, dove una donna è morta dopo due giorni di agonia e un' attesa di 10 ore al P.s., o a Pistoia, con l' artista statunitense di 74 anni deceduta dopo sette senza l' ombra di un medico. Facile esplodere.


PRONTO SOCCORSOPRONTO SOCCORSO

I numeri 

Nessuna regione è risparmiata da potenziali aggressori, anche se è al Sud e nelle isole che, secondo una indagine Anaao Assomed (il sindacato dei medici), si concentra il 72% delle aggressioni a medici di famiglia e negli ambulatori e l' 80% a danno degli operatori nei Pronto soccorso e del 118. Ma, a spiegare il clima di "terrore" in cui sono costretti ad operare quanti ci salvano la vita è l' Ordine dei medici (Fnomceo).

aggressione pronto soccorsoAGGRESSIONE PRONTO SOCCORSO
Da uno studio sulle aggressioni ai camici bianchi è emerso che nel 2017 un operatore su due di quelli che hanno partecipato al sondaggio, e parliamo di 5mila professionisti della sanità, è stato aggredito. Di questi, il 4% ha subito violenza fisica, il 96% aggressioni verbali. Lo studio rivela, inoltre, che il 38% di quanti hanno a che fare con le nostre vite in difficoltà non si sente affatto sicuro e che il 46% si dice molto, ma molto preoccupato.

Nel 2017, per esempio, le aggressioni in Italia sono state 1.200, di cui poco meno della metà, 456, hanno riguardato gli addetti al Pronto soccorso, 400 si sono verificati in corsia, 320 negli ambulatori. E delle aggressioni fisiche (dati Anaao Assomed) i più bersagliati sono i medici dei reparti di Psichiatria/Sert (34,12%), seguiti dai medici di Pronto soccorso/118 (20,26% ). Per i camici bianchi, le cause sono da attribuire per il 37,2% a fattori socio-culturali, per il 23,4% al definanziamento del Servizio sanitario nazionale, al 20% a carenze organizzative, per l' 8,5% ad una cattiva comunicazione tra personale e paziente. Insomma, la tranquillità è un optional. «Chi lavora al Pronto soccorso lavora in una famiglia, un microcosmo che non va tutelato», osserva Giovanni Leone, una vita nel reparto di prima emergenza e ora vicepresidente Fnomceo.

aggressione pronto soccorsoAGGRESSIONE PRONTO SOCCORSO
«Il violento lo trovi ovunque, al bar, allo stadio... e serve una guardia giurata che lo faccia ragionare», aggiunge, «altro discorso per un soggetto tranquillo che si trova in una situazione di nervosismo che potrebbe farlo esplodere». Quindi, anche gli operatori devono «essere messi in una condizione organizzativa adeguata» per poter svolgere il proprio lavoro ed evitare il peggio.

Bene ha fatto il ministro Matteo Salvini ad invitare al Viminale Federico Anelli, presidente Fnomceo, che da tempo si batte per avere presìdi di polizia nei Pronto soccorso.
Anelli è in buona compagnia perché della stessa idea è sia Alessio D' Amato, assessore alla Sanità della Regione Lazio (giunta guidata da Nicola Zingaretti), che Forza Italia attraverso il consigliere regionale Giuseppe Simeone. Non male in un clima politico affatto sereno.

PRONTO SOCCORSOPRONTO SOCCORSO
Dal ministro 

Tutti, fra qualche giorno, potranno confidare su Anelli che al ministro Salvini chiederà di accelerare il licenziamento del «Disegno di Legge d' iniziativa governativa numero 867, sulla Sicurezza degli operatori esercenti le professioni sanitarie», perché «la disciplina di tale materia non può infatti più attendere». E, seppur da apprezzare, a nulla serve il nuovo modello organizzativo nel Pronto soccorso elaborato dal ministro della Salute Giulia Grillo. Un «cambiamento necessario e urgente», ma che non «può prescindere dall' aumento dell' organico». Aumento che la Grillo ha sbloccato, ma che spetta alle Regioni mettere in pratica. E per farlo servono i soldi.

In Italia da tempo è stato lanciato l' allarme sul numero carente di camici bianchi: ne mancano 56mila su tutto il territorio. Troppi, per non parlare del fatto che molti dei professionisti che si formano in Italia poi se ne vanno all' estero perché trattati con i "guanti bianchi". A cercare di arginare l' ammanco, per ora, è il Veneto. Il governatore Luca Zaia ha infatti annunciato una delibera per l' assunzione. Nella sua Regione ne mancano 1.300.

Fonte: qui

domenica 14 luglio 2019

A NAPOLI UN PITBULL AZZANNA UN POLIZIOTTO E IL COLLEGA APRE IL FUOCO: UN’OPERAZIONE DI ROUTINE IN PIENO CENTRO FINISCE NEL CAOS

GLI AGENTI ERANO ANDATI A CASA DI UN GIOVANE DI 25 ANNI, SOTTOPOSTO AGLI ARRESTI DOMICILIARI, PER NOTIFICARGLI ALCUNI ATTI, MA QUANDO SONO ENTRATI SONO STATI AGGREDITI E…
Nico Falco per www.fanpage.it
napoli poliziotto spara al pitbull 1NAPOLI POLIZIOTTO SPARA AL PITBULL 
napoli poliziotto spara al pitbull 8NAPOLI POLIZIOTTO SPARA AL PITBULL
Il pitbull è saltato addosso al poliziotto all'improvviso e lo ha azzannato alla gamba, il collega per difenderlo ha aperto il fuoco. E, subito dopo, il padrone del cane ha colpito l'agente con un pugno in faccia. Si chiude con un cane e due agenti feriti quella che doveva essere una operazione di routine, una notifica di atti ad un uomo detenuto agli arresti domiciliari, e che invece ha scatenato il caos: ambulanze sul posto, pattuglie arrivate in soccorso e caos tra i cittadini allertati dalle sirene.
napoli poliziotto spara al pitbull 3NAPOLI POLIZIOTTO SPARA AL PITBULL 
È successo stamattina, 12 luglio, in via Cesare Rosaroll, zona via Foria, nel centro di Napoli. Stando a quanto ricostruito, gli agenti del commissariato Vicaria – Mercato erano andati a casa di un giovane di 25 anni, sottoposto agli arresti domiciliari, con precedenti per truffa e per maltrattamenti in famiglia. Avrebbero dovuto notificargli degli atti.
napoli poliziotto spara al pitbull 2NAPOLI POLIZIOTTO SPARA AL PITBULL 
Ma, quando i poliziotti sono entrati nell'abitazione, sono stati aggrediti. Il cane del ragazzo, un pitbull, ha azzannato uno degli agenti a una gamba; è intervenuto il collega, che ha tirato fuori la pistola e ha sparato. Il cane si è avvicinato anche agli altri poliziotti, a quel punto è stato esploso un secondo colpo. Poco dopo aver sparato, anche l'agente è stato aggredito, questa volta dal 25enne, che gli ha sferrato un pugno al viso.
napoli poliziotto spara al pitbull 6NAPOLI POLIZIOTTO SPARA AL PITBULL 
Il cane, ferito ma vivo, è stato caricato sull'automobile della polizia e trasportato di corsa alla sede dell'Asl del Frullone, dove si trova l'Ospedale Veterinario; non sarebbe in pericolo di vita. I due poliziotti rimasti feriti, uno dal morso e l'altro dal pugno, sono andati in ospedale per farsi refertare. Il 25enne è stato tratto in arresto. Fonte: qui

P.S.Maurizio Corsica Piccolo Puntato , L’App degli Operatori di Polizia

DALLA PAGINA NESSUNO TOCCHI IPPOCRATE.... sagge parole....

Una triste storia dove il protagonista è un padrone scellerato di un cane!

Quello che sta emergendo in queste ore è l’istituzione di un “tribunale social” che sta condannando il poliziotto che ieri ha sparato al pitbull del detenuto arrestato a Via Cesare Rosaroll a Napoli.

Ci preme chiarire che:

1) il cane ha svolto il lavoro per il quale è stato addestrato, ovvero difendere il padrone da chiunque fa irruzione in casa. Addestramento condannabile !
2) il poliziotto , come si vede chiaramente, e ripeto CHIARAMENTE, nel video esplode il primo colpo in difesa della persona con t-shirt bianca e borsello (poliziotto in borghese?) che ha lottato per difendersi a calci con il pitbull per circa 5 secondi. Quindi il primo colpo è stato esploso per “stato di necessità” oppure per più facile comprensione per “emergenza”. Il secondo colpo è stato esploso poiché il cane (ferito non mortalmente alla zona posteriore del corpo) si stava dirigendo verso gli agenti che stavano arrestando il detenuto.
3) il poliziotto si è comportato come se avesse ferito un essere umano in un conflitto a fuoco, ovvero ha preso il cane, lo ha caricato nella volante e lo ha trasportato al pronto soccorso veterinario alla ASL del FRULLONE facendo tutto il possibile per salvare la vita del quadrupede.
4) il personale sanitario non è presente nel video poiché hanno attentamente seguito le linee guida 118, ovvero si sono messi in sicurezza (probabilmente in ambulanza) ma vi assicuriamo che il cane si è avventato anche contro loro solo che sono stati più lesti nella fuga in ambulanza.
5) il detenuto in regime di “arresti domiciliari” non poteva detenere un cane da difesa in casa (e questa è legge)
6) se il detenuto è stato arrestato in tal modo, ovvero con manganellate e spray al peperoncino è stato semplicemente perché un poliziotto ,nell’appartamento (quindi non visibile nel video) , ha ricevuto un pugno in pieno volto. Quindi c’è stato l’oltraggio a pubblico ufficiale, resistenza a pubblico ufficiale e aggressione.

Come associazione siamo dispiaciuti per il cane che ha avuto solo la colpa di essere stato addestrato da un padrone scellerato
E siamo dispiaciuti per il poliziotto azzannato e per l’altro ferito con un pugno.

Chiediamo ai followers della pagina prima di giudicare e fare dei “processi social” di analizzare bene le situazioni con video alla mano ma soprattutto con codice penale alla mano.

Grazie a tutti.

giovedì 11 luglio 2019

La politica estera degli Stati Uniti è una guerra alla disobbedienza

In un nuovo eccellente saggio intitolato " We're Not the Good Guys - Perché l'aggressività americana manca in azione? ", Tom Engelhardt critica il modo in cui i media occidentali descrivono coerentemente il comportamento di nazioni disobbedienti come l'Iran come" aggressioni ", ma non usano mai quell'etichetta per le aggressioni (generalmente antecedenti e molto più egregiate) degli Stati Uniti.
"Per quanto riguarda l'infinita guerra al terrore di Washington, penso di poter dire con ragionevole certezza che, nel passato, nel presente e nel futuro, l'unica frase che non si troverà probabilmente in questa copertura mediatica sarà "Aggressione americana", scrive Engelhardt. Quindi fa una domanda molto giusta:



Quindi ecco la cosa strana, su un pianeta sul quale, nel 2017, le forze speciali statunitensi si sono schierate in  149 paesi , o circa il 75% di tutte le nazioni; su cui gli Stati Uniti hanno forse  800 presidi militari  fuori dal proprio territorio; su cui la US Navy pattuglia la maggior parte dei suoi oceani e mari; su cui i droni aerei senza equipaggio degli Stati Uniti conducono attentati in una sorprendente varietà di paesi; e su cui gli Stati Uniti hanno combattuto guerre, oltre a conflitti più lievi, per anni e anni dall'Afghanistan alla Libia, dalla Siria allo Yemen, dall'Iraq al Niger in un secolo in cui ha scelto di lanciare invasioni su vasta scala di due paesi ( Afghanistan e Iraq), è davvero ragionevole non identificare mai gli Stati Uniti come "aggressori" da nessuna parte? "
In altre parole, ha davvero senso che qualsiasi nazione sia in grado di conquistare il mondo e poi guardare in alto con l'innocenza di Bambi che dice "Sono stato aggredito! Completamente fuori dal nulla! "Ogni volta che un governo lo respinge? Se chiedi ai narratori dell'impero, la risposta è un sonoro sì.

Questa importante discrepanza è il più vicino possibile a un'ammissione onesta della classe politica / dei media che considerano la costruzione dell'impero e la guerra infinita come normali, e qualsiasi opposizione ad essa è strana. Tutte le nazioni sono destinate a sottomettersi all'utilizzo da parte dell'America di forze militari ed economiche su di loro, e se non lo fanno, è "aggressione". La posizione ufficiale della classe politica / media è che gli Stati Uniti sono una nazione normale con gli stessi diritti e lo stesso status di altri, ma la posizione non ufficiale è che questo è un impero e le nazioni obbediranno o saranno distrutte.
È una macchina con gli stessi valori di Napoleone o Hitler o Gengis Khan o di qualsiasi altro conquistatore imperialista di epoche passate; l'unica differenza è che finge di non essere la cosa che è Gli Stati Uniti si propongono come promotori di valori democratici liberali basati su regole, anche se infastidiscono costantemente il diritto internazionale, conducono guerre imperialiste di aggressione, imprigionano giornalisti, schiacciano il dissenso e usano la propaganda tanto quanto qualsiasi regime totalitario. L'unica differenza è che lo fa in un modo che consente ai suoi sostenitori di fingere che non è ciò che sta realmente accadendo.
Dimentica la "guerra al terrore". Se la politica estera degli Stati Uniti fosse onesta, unirebbe tutta la sua propaganda di guerra fatta di slogan sotto un'unica bandiera: la guerra alla disobbedienza.
Dopo la fine della prima guerra fredda ci furono molti festaggiamenti. Finalmente! L'URSS non era più una minaccia, quindi l'America potrebbe finalmente smettere di riversare le sue risorse nella corsa agli armamenti nucleari e finalmente rilassarsi e iniziare a comportarsi come un normale paese nel mondo. Ma non passò molto tempo dopo che il muro di Berlino cadde in mano ai  neoconservatori per trovare la loro strada in punti chiave di influenza  e indirizzare la politica estera USA nell'agenda per assicurare che l'America non rischi mai di perdere il suo status di unica superpotenza mondiale. Il che significava necessariamente espandere l'uso della forza militare ed economica ad un livello mai visto prima.
Quindi ora hai questa strana dinamica in cui gli Stati Uniti lavorano costantemente per assicurarsi che nessun altro paese lo superi e ottenga la capacità di trattare l'America nel modo in cui l'America tratta gli altri paesi. In questo momento sono tutti i programmi militari ed economici statunitensi in breve.
La nazione che rappresenta la più grande minaccia per l'egemonia degli Stati Uniti è ovviamente la Cina. La maggior parte delle aggressioni della macchina da guerra americana in questo momento sono in ultima analisi costruite attorno alla garanzia del controllo delle risorse e del dominio geostrategico per impedire alla Cina di superarla senza attaccare la Cina stessa. Ogni volta che vedi gli Stati Uniti aumentare le ostilità verso una data nazione, fai una ricerca per il nome di quella nazione più Cina (o più " Iniziativa Belt and Road "), e di solito troverai una forte connessione.
Così l'URSS fu semplicemente sostituita dalla Cina, e la corsa agli armamenti nucleari fu semplicemente sostituita da un espansionismo militare globale notevolmente aumentato. I media di proprietà plutocratica e la classe politica di proprietà plutocratica sono caduti in linea con questo e hanno normalizzato l'idea dell'imperialismo USA nel mondo. La guerra fredda non è mai finita, ha solo spostato la sua narrativa e il suo focus. Il neoconservatorismo non è mai andato via, è diventato mainstream.
Ma la cosa su neocon e il resto dei sostenitori sempre più indistinguibili dell'imperialismo americano è che la loro tesi di fondo è in realtà fondamentalmente corretta: l'impero degli Stati Uniti  non  dipende da una guerra senza fine al fine di mantenere il proprio dominio sulle altre nazioni. L'America non ha la leva per stare al primo posto usando solo le capacità economiche; richiede sia la carota del sostegno militare degli Stati Uniti sia il bastone delle aggressioni militari statunitensi. La guerra è l'unico adesivo che tiene insieme l'impero centralizzato degli Stati Uniti, e più il suo predominio economico scivola via di fronte all'aumento economico della Cina, più pugno di ferro e disperato il suo guerrafondaio necessariamente otterrà.
Ciò è completamente insostenibile, specialmente in un mondo in cui l'altra importante forza nucleare, la Russia, è dalla parte della nuova dinamica della guerra fredda. Ora ci siamo trovati tutti intrappolati su un pianeta fatto di risorse limitate con due alleanze principali che tentavano di consumare le risorse e controllare le risorse a vicenda, mentre si lanciavano verso un importante confronto militare tra le superpotenze nucleari. Questo ci mette in una traiettoria diretta verso l'annientamento nucleare o il collasso ecosistemico a breve termine. Ciò significa che l'argomento che l'America ha bisogno di mantenere il suo dominio a tutti i costi non è più praticabile, dal momento che quel costo sarà quasi certamente tutto nel mondo.
Quindi abbiamo tutti delle domande importanti da porsi, no? Desideriamo rimanere nell'ordinato ordine mondiale controllato dagli Stati Uniti al prezzo di omicidi ed ecocidio, oppure desideriamo lanciare i dadi e scommettere sull'umanità, invece? Vogliamo continuare il corso perché preserva uno status quo che è tutto ciò che abbiamo mai conosciuto, o facciamo un salto di fiducia sulla possibilità che possiamo ridurre l'inimicizia geopolitica e passare alla collaborazione reciproca e con il nostro ecosistema?
Questa scelta qui è il motivo per cui scrivo così tanto sul bisogno dell'umanità di trascendere i suoi vecchi schemi di condizionamento e passare a qualcosa di selvaggiamente senza precedenti. La nostra attuale mentalità basata sulla paura rende impossibile un salto di fede guidato dal populismo nella trascendenza e ci assicura di rimanere su una traiettoria guidata dall'oligarchia verso l'estinzioneSono fermamente convinto che abbiamo la libertà di passare o fallire questo test, ma non abbiamo la libertà di non farlo. Trascenderemo i nostri vecchi schemi di condizionamento che abbiamo ereditato dai nostri antenati evolutivi che vivevano in un mondo molto diverso da quello che abbiamo creato, o moriremoÈ una scelta A o B, ma la scelta è nostra.
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