9 dicembre forconi: specializzazione
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giovedì 18 ottobre 2018

IL NUMERO CHIUSO A MEDICINA SERVE O NO?


IL DOTTOR MASSIMO FINZI: “LE UNIVERSITÀ ITALIANE LICENZIANO OGNI ANNO 8000 LAUREATI IN MEDICINA MA CIRCA MILLE RESTANO FUORI DALLE SCUOLE DI SPECIALIZZAZIONE A CAUSA DELL’ESAURIMENTO DEL NUMERO DI BORSE DI STUDIO 

PER FORMARE QUESTI MEDICI SAREBBE NECESSARIO INCREMENTARE IL NUMERO DELLE BORSE DI STUDIO, AUMENTARE IL NUMERO DEI DOCENTI, DEI LABORATORI, DELLE STRUTTURE SANITARIE E..."

Massimo Finzi per Dagospia

Il balletto delle dichiarazioni sul numero chiuso alla facoltà di medicina rappresenta un ulteriore termometro della attuale situazione politica italiana dove i due partiti al governo in realtà sono in perenne competizione elettorale e in tale situazione rimarranno probabilmente fino alle prossime elezioni europee. Purtroppo il momento elettorale rappresenta la condizione peggiore per un governo di una nazione perché i partiti, più che al bene comune, sono interessati a riscuotere il consenso popolare.

ABOLIZIONE NUMERO CHIUSO TEST MEDICINAABOLIZIONE NUMERO CHIUSO TEST MEDICINA
Che cosa è successo a proposito del numero chiuso alla facoltà di medicina? E’ vero che a breve mancheranno nella sanità molte figure professionali? Ha ragione Salvini a dichiarare la propria contrarietà al numero chiuso? Nei prossimi 5 anni è prevista una carenza di 45.000 medici quindi apparentemente sembrerebbe logico spalancare le porte dell’università a tutti gli aspiranti medici, e invece così facendo si aggraverebbe un problema che già oggi crea gravi disagi.

La moderna medicina esige una lunga e specifica preparazione che pone il neolaureato davanti a due strade: il percorso formativo per la medicina di famiglia o l’accesso alle scuole di specializzazione. Le Università italiane licenziano ogni anno 8000 laureati in medicina ma circa mille restano fuori dalle scuole di specializzazione a causa dell’esaurimento del numero di borse di studio.
sistema sanitario nazionaleSISTEMA SANITARIO NAZIONALE

Ad oggi sono 18.000 i laureati in medicina che non hanno trovato posto né per la specializzazione né per la medicina di famiglia e la situazione si aggrava di anno in anno.
Per formare questi medici sarebbe necessario incrementare il numero delle borse di studio, aumentare il numero dei docenti, dei laboratori, delle strutture sanitarie, e fornire il materiale didattico necessario.  Ma questo si scontra con la limitatezza delle risorse disponibili.

Il governo, nella nota n°22 pubblicata alla fine del Consiglio dei Ministri, aveva annunciato “Si abolisce il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, permettendo così a tutti di poter accedere agli studi”. Un annuncio dal significato demagogico frutto della scarsa conoscenza del problema e infatti dopo poche ore è arrivata la rettifica: “Si tratta di un obiettivo politico di medio periodo per il quale si avvierà un confronto tecnico con i ministeri competenti e la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, che potrà prevedere un percorso graduale di aumento dei posti disponibili, fino al superamento del numero chiuso”.
Massimo FinziMASSIMO FINZI

Una rettifica che evidentemente ignora che già da tempo il ministro del Miur è al lavoro su questo tema proprio con la Conferenza dei Rettori delle Università. Forse una maggiore collaborazione e un migliore scambio di informazioni tra i vari ministeri non guasterebbe.

martedì 1 maggio 2018

IN ITALIA LA DISOCCUPAZIONE GIOVANILE È A LIVELLI RECORD, MA I DISTRETTI INDUSTRIALI FATICANO A TROVARE PERSONALE

MANCANO PERITI, INGEGNERI, ARTIGIANI E OPERAI SPECIALIZZATI 

AD APRILE SU 143MILA POSIZIONI OFFERTE AGLI UNDER 30, IL 30% È "DI DIFFICILE REPERIMENTO"…

Alessandra Zompatori per www.tg24.sky.it

donne lavoroDONNE LAVORO
Macchinari fermi, la polvere che si accumula, gli ordini bloccati, gli investimenti per ampliare la produzione al palo.

Sembrerebbe un paradosso in un'Italia che ingrana di nuovo la marcia della ripresa, dopo dieci anni di crisi e che combatte ancora con una disoccupazione giovanile a livelli record.

Invece è la realtà di tanti distretti industriali, i motori della ripresa del nostro paese, che sono tornati ad assumere, ma faticano a trovare personale, perché non ci sono i profili professionali giusti o, ancora più incredibile, non ne trovano a sufficienza. 

in cerca di lavoro 1930IN CERCA DI LAVORO 1930
Secondo gli ultimi dati di Unioncamere e Anpal, che mensilmente monitorano le opportunità di lavoro, ad aprile su 143mila posizioni offerte agli under30, il 30 per cento è "di difficile reperimento", cioè le imprese fanno fatica a trovare il candidato giusto.

Un dato in crescita rispetto al mese precedente, che fotografa il ritardo accumulato nella formazione di figure lavorative adeguate alle richieste delle imprese.

Scendendo nel dettaglio, spiccano ai primi tre posti dei profili più difficili da collocare, i periti tecnico-informatici, gli ingegneri, gli artigiani e gli operai specializzati.

Solo nel comparto industriale, stima Confindustria, da qui al 2021 le imprese avranno bisogno di 272mila addetti in più da impiegare nei settori chiave della manifattura meccanica, chimica, tessile, alimentare e delle nuove tecnologie. Nel 60% dei casi si tratta di tecnici e laureati in materie scientifiche.
anziani al lavoro 1ANZIANI AL LAVORO 

È il segno che c'è un vuoto da colmare tra i fabbisogni di capitale umano e il sistema della formazione, con il rischio che le aziende rallentino non per mancanza di lavoro, ma di lavoratori.

La scelta del percorso di studi per garantire un futuro ricco di soddisfazioni ai propri figli è un classico dilemma dei genitori.

Questa decisione oggi più che in altri tempi assume un'importanza cruciale per il futuro dei giovani, che vivranno sulla loro pelle un vero e proprio mutamento epocale del mondo del lavoro.

COME SCEGLIERE LE LAUREE CHE FANNO TROVARE LAVORO.....COME SCEGLIERE LE LAUREE CHE FANNO TROVARE LAVORO.....
Tutto questo insomma passa anche da una radicale riforma del nostro sistema di istruzione, il grido di allarme lanciato dagli imprenditori è che la scuola torni a dialogare con il mondo produttivo.

La didattica in aula sembra però lontana dalle necessità delle imprese: secondo uno studio Ocse, i ragazzi italiani fanno pratica su tecnologie ormai obsolete diventando candidati poco appetibili sul mercato del lavoro. 

CERCO LAVOROCERCO LAVORO
E ciò succede nonostante gli ultimi studi attestino che l’80% dei ragazzi che escono dagli istituti professionali trovino un posto in breve tempo.

L'operaio vecchio stampo spesso non esiste più: in molte realtà oggi gli addetti alle macchine indossano un camice bianco e formarli è la vera scommessa. Un freno a mano tirato per lo sviluppo del sistema italiano.

lavoroLAVORO
Per cercare di capire meglio questa realtà, Sky TG24 è nadata con Luigi Casillo nella provincia di Padova, uno dei poli produttivi con Milano e Bologna del nuovo triangolo industriale.

Qui, in questa fetta di Veneto, che corre a velocità doppia rispetto al resto del Paese, si tocca con mano la mancanza di operai specializzati nel settore della meccanica.

Gli ordini piovono dall'Italia e dall'estero, ma non riescono a far andare gli stabilimenti a pieno regime. Nelle campagne venete gli imprenditori vanno a "caccia" di lavoratori, di ragazzi appena usciti dalle scuole, con un minimo di specializzazione, ma sono troppo pochi rispetto alla richiesta di produzione.
MIGRANTI A LAVORO NEI CANTIERIMIGRANTI A LAVORO NEI CANTIERI

Lino Beghin, imprenditore di Castelfranco Veneto, da trent'anni nel settore della meccanica di precisione, è arrivato fino in Romania per cercare operai specializzati. "Nell'area di Padova - racconta la figlia Vanessa - i ragazzi sono già assunti prima di uscire dalle scuole e trovarne con esperienza è ormai impossibile".

AGENZIE LAVOROAGENZIE LAVORO
Sulle scrivanie dei loro uffici accanto a colonne di commesse che non riescono ad evadere per mancanza di forza lavoro, ci sono anche gli elenchi dei giovani della zona che addirittura hanno provato a contattare per offrirgli un posto. Nessuno ha risposto alle loro chiamate.

"Non guardiamo all'età, ma alle capacità di lavorare e, - sottolinea Beghin - se c'è qualcuno alla prima esperienza, alla voglia di imparare. Per noi la risorsa umana è alla base di qualsiasi sviluppo".

DONNE E LAVORO IN FABBRICADONNE E LAVORO IN FABBRICA
Situazione simile alla Peruzzo di Curtarolo, sempre nel tessuto industriale padovano. Produce attrezzature per la cura dei parchi e dei campi sportivi, esporta l’80% nel nord Europa, negli Stati Uniti e in Australia.

L'anno prossimo festeggerà sessant'anni di attività, ma è alla continua ricerca di operai.

Nel panorama frammentato e lacunoso delle scuole professionali, spicca un'eccellenza, l'Enaip di Padova, dove l'alternanza scuola-lavoro è una realtà dagli anni cinquanta, radicata nel territorio e in collegamento stretto con le aziende, di cui cerca di seguire esigenze e cambiamenti. Ma nemmeno questo basta.

Fonte: qui