9 dicembre forconi: fegato
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giovedì 3 gennaio 2019

LO SFOGO DI UN CHIRURGO DI PISA AL LAVORO DURANTE LA NOTTE DI CAPODANNO: “SONO FIERO DI CIÒ CHE FACCIO MA STANCO DI VEDERE LA SANITÀ GESTITA DA POLITICI INCOMPETENTI CHE MI SPREMONO COME UN LIMONE”


LA RABBIA È DOVUTA AL POSSIBILE DEPOTENZIAMENTO DELL’OSPEDALE A FAVORE DI FIRENZE, MA L’ASSESSORE REGIONALE SACCARDI SMENTISCE E S’INALBERA: “CHIUNQUE SUSCITI ALLARME DOVRÀ RISPONDERNE PERSONALMENTE”


IL TEAM DI DANIELE PEZZATIIL TEAM DI DANIELE PEZZATI
Forse intendeva solo difendere la professionalità sua e di colleghi del Centro trapianti di Pisa ma lo 'sfogò affidato a un post su facebook da Daniele Pezzati, chirurgo dell'Azienda ospedaliera-universitaria di Pisa, specializzato in trapianto di fegato, non poteva passare inosservato visto che se la prende con chi, certa politica, cerca «disperatamente una scusa per depotenziarci ed aprire un (inutile) ulteriore centro a Firenze».

giulia grilloGIULIA GRILLO
Il post di Pezzati, costretto agli «straordinari» proprio nel giorno di fine anno, quando tutti gli altri sono a festeggiare, per il 161/mo trapianto del 2018 a Pisa (il 160/mo era terminato poco prima), potrebbe aprire una nuova battaglia tra Firenze e Pisa, con il ministro della Salute Giulia Grillo che difende comunque la professionalità del medico, dicendo che «questa è la sanità che dobbiamo difendere: grande professionalità e tanta umanità. Un pensiero affettuoso a tutti i medici e agli operatori sanitari al lavoro anche in questi giorni di festa. Tutta l'Italia è orgogliosa del suo Servizio sanitario nazionale. Grazie eroi di ogni giorno!», dice il ministro.

STEFANIA SACCARDISTEFANIA SACCARDI
«Sono fiero di ciò che faccio ma stanco di vedere la sanità gestita da politici incompetenti che mi spremono come un limone non riconoscendo il sacrificio che costa fare ciò che faccio», aveva scritto lui. Al post, che ha raggiunto quasi 13 mila condivisioni e oltre 34mila "mi piace" e nel quale il chirurgo spiega pure le difficoltà di un padre («costretto» a spiegare al figlio, comunque fiero di lui, perchè non festeggerà il capodanno), ha risposto l'assessore alla salute della Toscana, Stefania Saccardi, smentendo l'ipotesi di un depotenziamento del Centro di Pisa: «è un'eccellenza nazionale, la sua attività non è messa in discussione da nessuno».

Ma l'assessore non nasconde le sue critiche: «Chiunque si renda responsabile di dichiarazioni totalmente infondate, tali da suscitare allarme nei cittadini, sarà chiamato a risponderne personalmente, anche attraverso l'adozione di provvedimenti disciplinari laddove ne ricorrano gli estremi».

E la stessa Azienda definisce le critiche «inopportune e superficiali». Di certo, l'ipotesi di un nuovo centro a Firenze, non è ben vista dal sindaco di Pisa, Michele Conti pronto a scatenare una battaglia contro i cugini del capoluogo. Il primo cittadino ringrazia infatti il dottor Pezzati, «pronto a fare tutto quello che è in mio potere affinché le eccellenze nate a Pisa restino qui: in passato abbiamo pagato troppo spesso le ingerenze fiorentinocentriche in Regione».

«Non è una questione di campanilismo - assicura Conti - ma di riconoscere i meriti a chi li ha e li può mettere a disposizione del mondo. Ma rimanendo all'ombra della Torre pendente». Sorpreso forse da tanto clamore Pezzati in serata ha preferito evitare di gettare altra benzina sul fuoco: «In quanto dipendente dell'Azienda non posso fare dichiarazioni ai media se non preventivamente autorizzato», ha detto a chi lo ha contattato, senza voler neppure dire se era pentito del post: «Non ho dichiarazioni da fare», ha risposto.

Fonte: qui


MEGLIO NON AMMALARSI IN GERMANIA 
SORPRESA: I MEDICI TEDESCHI SONO FANCAZZISTI. PER AVERE UN APPUNTAMENTO CI VUOLE ALMENO UN MESE, NON LAVORANO NEI FINE SETTIMANA NÉ DOPO LE 18 E NON FANNO VISITE A DOMICILIO 
LA DENUNCIA DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE DELLE MUTUE: “NON CI SI AMMALA RISPETTANDO L’ORARIO DI CHIUSURA DEI NEGOZI…”
Roberto Giardina per “Italia Oggi”

medicoMEDICO
Meglio non ammalarsi nel week-end, ed è sconsigliato anche di mercoledì. I medici tedeschi non lavorano abbastanza, secondo l' Associazione nazionale delle mutue. La settimana corta per molti dottori comincia già il venerdì pomeriggio. Quasi tutti chiudono la Praxis, lo studio, il mercoledì dopo pranzo, e molti per tutta la giornata, e nessuno, almeno in città, visita a domicilio. Gli unici a andare a casa sono i medici condotti in campagna.

I loro pazienti sono anziani e non sempre in grado di muoversi. Per questo mancano i giovani dottori disposti a lavorare nei paesi. E' faticoso e non conviene: il sistema sanitario a punti calcolati su base trimestrale valuta troppo le visite a domicilio e così il dottore finisce per sforare presto il suo tetto massimo di impegno e, dopo, dovrebbe lavorare gratis.

Magnus von Stackelberg, vicepresidente dell' Associazione, ha denunciato: «Non ci si ammala rispettando l' orario di chiusura dei negozi, i medici devono garantire la loro disponibilità notte e giorno e sette giorni su sette». Magari mettendosi d' accordo con i colleghi, e stabilendo un turno. Anche dopo le 18 è impossibile andare dal proprio medico.

Secondo un sondaggio condotto su iniziativa dell' Associazione tra 1.400 medici, dai pediatri ai ginecologici, solo la metà riceve dopo l' orario di chiusura, ma per un' ora appena, dopo le 19 rimane in studio uno su dieci. La percentuale crolla durante il fine settimana: appena l' 1-2% è disposto a visitare. In caso di necessità, trovi di rado un medico disponibile neppure se paghi privatamente. A chi si ammala fuori orario o nel giorno sbagliato non resta che andare al pronto soccorso che, come in Italia, è troppo affollato.

In diverse facoltà di medicina hanno istituito dei corsi appositi per medici di pronto intervento negli ospedali, generalisti in grado di capire rapidamente di che si tratta e, nel caso, ordinare il ricovero o spedire il paziente da uno specialista. Ci vorranno anni prima che i dottori da pronto soccorso entrino in servizio e, comunque, si eviteranno diagnosi sbagliate ma non si ridurrà il tempo d' attesa.

I tempi per ottenere un appuntamento dal tuo medico della mutua si sono allungati, prima lo ottenevo entro una settimana, oggi attendo uno o due mesi. Io sono fortunato perché la mia Frau Doktor, caso raro, ogni giorno tranne il mercoledì, riceve senza appuntamento dalle 8 alle 10. Un' eccezione riservata ai casi urgenti. Ma poi riceve gli altri sempre in ritardo.

medico fiscaleMEDICO FISCALE
Herr Magnus ha ragione, ma i medici si ribellano, e anche loro non hanno torto.  Lavoriamo già al limite», hanno risposto i 172mila dottori della mutua. Secondo contratto dovrebbero ricevere per 20 ore alla settimana; il ministro della Sanità Jens Spahn vorrebbe portarle a 25, ma in media di fatto sono già 32. Al mercoledì i medici e le loro infermiere e segretarie non riposano: sono impegnati a svolgere il lavoro burocratico che diventa sempre più pesante. Il sistema a punti non vieta di sforare il tetto ma, se lo fa, il Doktor deve spiegare il perché, e se non si giustifica paga di tasca sua.

liste d'attesa all'ospedaleLISTE D'ATTESA ALL'OSPEDALE
Un mio amico medico in pensione mi ha raccontato: «Quando ero giovane mi raccomandavano di parlare con i pazienti, la conversazione fa parte della terapia, soprattutto per le persone anziane che spesso vivono da sole. Ma questo tempo si è andato riducendo, ed oggi è sparito». Il sistema, mi ha spiegato, è rigidamente burocratico, stabilisce quanti minuti si devono impiegare per un elettrocardiogramma, e quanti per misurare la pressione. Neanche un secondo per le chiacchiere terapeutiche.

SCIOPERO MEDICISCIOPERO MEDICI




Fino a qualche anno fa le mutue facevano pagare un ticket da 10 euro se si andava dal medico in un trimestre, poi le visite successive erano gratuite. L' intenzione era di impedire che i pazienti andassero ogni giorno alla Praxis per conversare con il loro dottore. Ma non è servito: i pazienti erano disposti a pagare 10 euro per combattere la solitudine. Oggi, la burocrazia prescrive il silenzio ai malati e ai dottori. Ma le mutue non risparmiano: chi resta solo a casa finisce per ammalarsi sul serio, o crede di ammalarsi, chiama l' ambulanza e si fa ricoverare in ospedale.

Fonte: qui

venerdì 14 settembre 2018

INTERVENTO RIVOLUZIONARIO ALL’OSPEDALE MAURIZIANO DI TORINO CHE HA VINTO IL PRIMO PREMIO MONDIALE PER IL MIGLIOR INTERVENTO CHIRURGICO EPATICO

I MEDICI HANNO ASPORTATO UN TUMORE AL FEGATO DI UN PAZIENTE SENZA APRIRE L’ADDOME, MA ESEGUENDO SOLO DEI PICCOLE INCISIONI 

Simone Pierini per “www.leggo.it”
ospedale mauriziano torinoOSPEDALE MAURIZIANO TORINO

Immaginate l'asportazione del 70% del fegato senza aprire l'addome. È questo l'intervento rivoluzionario, che riduce il dolore post operatorio e migliora la fase di degenza dei pazienti. La Chirurgia generale e oncologica dell'ospedale Mauriziano di Torino ha vinto il primo premio mondiale per il miglior intervento chirurgico epatico presentato come video. 
tumore fegatoTUMORE FEGATO





Il riconoscimento all'equipe diretta dal dottor Alessandro Ferrero, al 13/o Congresso mondiale dell'IHPBA, a Ginevra. Il caso proposto era relativo a una paziente di 77 anni con numerose metastasi epatiche da tumore intestinale di voluminose dimensioni (fino a 7 centimetri), sottoposta all'asportazione di circa il 70% del fegato mediante tecnica laparoscopica.
interventoINTERVENTO

Questo tipo di intervento, eseguito mediante ampie incisioni addominali, rappresenta una procedura innovativa eseguita in pochi centri ad alta specializzazione, che consiste nell'asportazione del fegato malato mediante piccole incisioni attraverso le quali passano strumenti di dimensioni ridotte, con importanti vantaggi per i pazienti in termini di riduzione del dolore e della degenza e una più rapida ripresa post operatoria.

Fonte: qui

giovedì 26 luglio 2018

SEMPRE PIÙ CASI DI TUMORE AL FEGATO: IL TASSO DI MORTALITÀ È AUMENTATO DEL 43% IN 15 ANNI.

E UNA DELLE CAUSE PRINCIPALI È LA DISOCCUPAZIONE, CHE HA FATTO CRESCERE GLI ALCOLISTI 

DAL 2009 A OGGI LE MORTI LEGATE A CIRROSI EPATICA SONO AUMENTATE DEL 10,9%


tumore al fegato 3TUMORE AL FEGATO
Il cancro al fegato sta diventando una delle cause di morte più diffuse nell'ambito dei tumori. Secondo un rapporto pubblicato dall'ente statunitense dei Centers for Disease Control and Prevention, il tasso di mortalità legata a questa malattia è aumentato del 43% dal 2000 al 2016. Una delle cause potrebbe essere l'aumento progressivo del tasso di alcolismo collegato anche alla crisi economica che dal 2008 ha colpito il mondo occidentale.

tumore al fegato 1TUMORE AL FEGATO 1




TUMORE AL FEGATO IN AUMENTO
La ricerca ha raccolto dati sugli adulti americani dal 2000 al 2016. I numeri parlano chiaro: durante questo periodo, il cancro del fegato è passato dalla nona principale causa di morte per tumori (nel 2000) alla sesta causa (2016). Si tratta di un'impennata molto significativa.

Altre statistiche rivelano che le zone più colpite sono le grandi città (Washington in testa), che gli uomini hanno un tasso di mortalità più alto di 2-2,5 volte quello delle donne. E che la fascia d'età in cui i tassi di morte per cancro sono più aumentati è quella degli adulti da 55 a 64 anni: si nota come fra 2000 e 2013 sia salito del 109 per cento, per poi rimanere stabile fra 2013 e 2016.
tumore al fegato 2TUMORE AL FEGATO

L'ALCOL CAUSA DI MORTE
Secondo lo studio, i fattori di rischio per il cancro del fegato comprendono l'infezione cronica a causa del virus dell'epatite B o dell'epatite C, così come la cirrosi, le malattie epatiche ereditarie, l'obesità e l'eccessivo consumo di alcol.

tumore al fegatoTUMORE AL FEGATO




Lo studio mette sorprendentemente in collegamento il tumore al fegato alla crisi economica, citando un'analisi condotta dalla University of Michigan e dall'Ann Arbor Healthcare System e pubblicato sul British Medical Journal.

Qui i ricercatori hanno analizzato un database dei certificati di morte in Usa fra 2009 e 2016, scoprendo un aumento del 65% di morti provocate direttamente da cirrosi epatica e un raddoppio dei numeri nelle morti per tumore al fegato.

COSA C'ENTRA LA CRISI FINANZIARIA
dolore al fegatoDOLORE AL FEGATO



Una delle cause principali sarebbe la crisi finanziaria che è scoppiata negli Usa nel 2008. In sostanza lo scoppio della bolla dei mutui subprime aveva portato a ondate di licenziamenti in diversi settori (finanza, economia, edilizia fra gli altri) e conseguente disoccupazione, che ha fatto crescere i tassi di alcolismo.

Dal 2009 si è registrata una crescita media del 10.9% annuo di morti legate a cirrosi fra la popolazione giovane (25-34 anni). Questi decessi erano dovuti ai danni provocati dall'alcol al fegato.

Fonte: qui
trapianto di fegato 1TRAPIANTO DI FEGATO

giovedì 5 luglio 2018

GIALLO A BARCELLONA: “ABIDAL SALVATO DA UN FEGATO COMPRATO DA TRAFFICANTI DI ORGANI”?

L’INTERCETTAZIONE DELL’EX PRESIDENTE ROSELL RILANCIATA DA UNA TESTATA SPAGNOLA: L’ORGANO NON FU DONATO ALL’EX CALCIATORE DAL CUGINO MA ACQUISTATO SUL MERCATO NERO 

IL BARCELLONA SMENTISCE, L’INCHIESTA E’ STATA ARCHIVIATA…

Paola Del Vecchio per il Messaggero

Lo scandalo rischia di essere dirompente nella Spagna da 26 anni leader mondiale dei trapianti di organi. La guardia civile e la polizia nazionale hanno intercettato telefonate in cui l' ex presidente del Barcellona F.C., Sandro Rosell, ammette implicitamente di «aver comprato un fegato illegale» per l' ex calciatore e attuale segretario tecnico del club, Eric Abidal, che nel 2012 fu sottoposto a trapianto dopo una recidiva di cancro epatico in un ospedale pubblico, il Clinic di Barcellona.

La vicenda di Abidal scosse il mondo calcistico, dopo che il difensore annunciò nel 2011 di avere un cancro al fegato. Fu operato e tornò in campo, vinse una Champions, ma dovette affrontare, un anno dopo, il trapianto.
abidalABIDAL

«Dani Alves voleva darmi il suo fegato, ma non poteva essere», ricordava il francese che assicurò che il donante era stato suo cugino Gerard.

BATTAGLIA La sua caparbia battaglia ne ha fatto un simbolo anche se nel 2013 Albidal abbandonò il Barcellona perché non gli era stato rinnovato il contratto.
Le conversazioni, rivelate da El Confidencial, risalgono all' aprile 2017: Rosell al telefono parla con un tale Juanjo, che critica il comportamento di Abidal: «Va contro di noi, a questo qui noi gli abbiamo comprato un fegato illegale». Rosell assente e il suo interlocutore aggiunge: «E abbiamo venduto che era del cugino. Che era del cugino!». L' ex presidente replica: «Sì, sì, sì».

abidal rosellABIDAL ROSELL
Sul caso è stata aperta un' inchiesta dalla Procura di Barcellona, archiviata ad aprile, dopo l' invio di una rogatoria in Francia rimasta senza risposta. Ora l' Organizzazione Nazionale di Trapianti ha avviato un' indagine interna sulla donazione ad Abidal che «è stata concorde con la legislazione vigente e i protocolli clinici abituali». Il Barcellona ha smentito «ogni irregolarità». Il calciatore protestò per non essere stato pagato durante la malattia. A sorpresa Abidal è stato ingaggiato, a giugno, come segretario tecnico blaugrana.

CASO ARCHIVIATO
abidal messiABIDAL MESSI

La giustizia spagnola ha archiviato l'inchiesta su un presunto "acquisto illegale" da parte del Barcellona di un fegato per il calciatore francese Eric Abidal, malato di cancro e operato nel 2012. Il Tribunale Superiore di Giustizia di Catalogna ha spiegato di avere ricevuto un anno fa una segnalazione al riguardo dalla procura ma che dopo una serie di verifiche il 18 aprile del 2018 è stata disposta l'archiviazione dopo che era stata anche avviata una rogatoria in Francia che non ha ravvisato nulla di punibile per come sono stati descritti i fatti".

abidal messiABIDAL MESSI
Il Barcellona ha subito smentito la notizia apparsa sulla stampa spagnola relativa all'acquisto illegale di un fegato per il difensore. "Dopo le informazioni pubblicate oggi in relazione al trapianto effettuato su Eric Abidal, l'FC Barcelona - si legge in una nota - nega categoricamente ogni irregolarità". La dichiarazione poi continua: "L'onore di Abidal e della fondazione che ha creato dopo il suo trapianto non può essere messo in dubbio".

Fonte: qui

giovedì 10 maggio 2018

PATRICK PLUNKET HA TRASCORSO 25 ANNI AL FIANCO DELLA REGINA, ELISABETTA II, AIUTANDOLA A SUPERARE I MOMENTI DIFFICILI DEL MATRIMONIO CON IL PRINCIPE FILIPPO

“ERA LA SUA ROCCIA, ERA L’UNICO CHE POTEVA PARLARLE A PARITÀ DI CONDIZIONI” 

“ERA MAGRO, BELLO E DAL PROFILO ARISTOCRATICO. SUA MAESTÀ GLI ERA AFFEZIONATA, PROBABILMENTE NE ERA INNAMORATA”


terence plunket, la moglie e il figlioTERENCE PLUNKET, LA MOGLIE E IL FIGLIO
È stato uno degli uomini più vicini alla Regina. Era un amico, una spalla che l’ha aiutata a superare i momenti bui del suo matrimonio.

Forse lei provava qualcosa in più di una semplice amicizia, come ha sottolineato il biografo della casa reale inglese Charles Higham, ma questo rimarrà per sempre un mistero.

Patrick Plunket ha trascorso 25 anni al fianco di Elisabetta II e per lei è stato una roccia quando il suo matrimonio ha attraversato momenti difficili. Era stato un amico intimo fin dall'infanzia ed era uno dei suoi più stretti confidenti.
plunket e la principessa margaretPLUNKET E LA PRINCIPESSA MARGARET

Il padre di Patrick, Lord Plunket, era stato amico intimo dei genitori di Elisabetta II, mentre sua madre Dorothé era una ereditiera americana. Entrambi morirono in un incidente aereo nel 1938, quando Patrick aveva solo 15 anni.

Durante la seconda guerra mondiale prestò servizio nelle guardie irlandesi, poi divenne dignitario di corte di re Giorgio VI. Fu nominato “Deputy Master of the Household” e, secondo quanto riporta l'autore reale Christopher Wilson, nessun uomo è stato così vicino alla Regina, a parte il marito, il principe Filippo.
patrick plunketPATRICK PLUNKET

«L'adorava da sempre – ha detto Lady Annabel Goldsmith, cugina di Plunket – Hanno avuto un rapporto speciale. Era l'unico membro del suo staff che le poteva parlare a parità di condizioni. C'era un'apertura, un'onestà e un rapporto basato sul rispetto, sull'amicizia e sul prendersi in giro».

Nel 1956, quando il principe Filippo partecipò a un tour mondiale di quattro mesi, Plunket la aiutò a far fronte alla solitudine. La lunga assenza messa mise a dura prova il matrimonio tra Elisabetta e il marito e sulla stampa si cominciò a vociferare di una possibile frattura nel rapporto.

la regina, eisenhower e plunketLA REGINA, EISENHOWER E PLUNKET




Ma Plunket le fu al fianco per tutto il periodo della crisi e questo la aiutò a superare l’assenza del principe consorte.

Scrivendo su The Sun, Wilson raccontò che la coppia era così vicina che nel 1975, quando Plunket morì di cancro al fegato all'età di 51 anni, fu così sconvolta che ordinò un funerale reale per lui a St James's Palace.
la regina e plunketLA REGINA E PLUNKET


A Windsor Great Park venne costruito un tempio commemorativo e, ancora oggi, lei va a rendergli omaggio.

«Era magro, bello, con capelli scuri e aveva un profilo aristocratico – ha raccontato il biografo reale Charles Higham - La regina gli era molto affezionata, molto probabilmente era innamorata di lui».

giovedì 19 aprile 2018

A PADOVA UN PADRE NE DONA UN PEZZETTO DI FEGATO (IL 25%) AL FIGLIO DI UN ANNO E GLI SALVA LA VITA

NELLO STESSO OSPEDALE 20 ANNI FA PER LO STESSO INTERVENTO FU CHIAMATO UN CHIRURGO GIAPPONESE 

I RISCHI MAGGIORI SONO NEL PRIMO ANNO, POI IL BAMBINO POTRÀ VIVERE NORMALMENTE

Enza Cusmai per il Giornale

Fin dove può arrivare l'amore di un genitore per il proprio figlio? «Darei la vita», qualcuno sostiene. E in effetti, sia pure a malincuore, si potrebbe arrivare fino all'atto estremo pur di salvare il sangue del proprio sangue.

lo staff del centro trapianti di padovaLO STAFF DEL CENTRO TRAPIANTI DI PADOVA
Per fortuna in questo caso nessuno è arrivato a tanto. A un bimbo gravemente malato di neanche un anno di vita, una manciata di chili, dieci in tutto, è stato donato un pezzo di fegato da parte del suo papà. E ora tutti e due stanno bene grazie anche all'abilità dell'équipe del Centro di chirurgia epatobiliare e trapianti di fegato dell'Azienda ospedaliera universitaria di Padova, diretta dal professor Umberto Cillo.

Durante l'intervento è stato prelevato il 25% del fegato al padre, precisamente il lobo sinistro, che è poi stato impiantato nel suo bambino. A dire il vero anche la mamma si era resa disponibile ma la scelta dei medici è caduta sul padre visto che in famiglia c'è da accudire anche un altro figlioletto.

UMBERTO CILLOUMBERTO CILLO
Il dramma familiare ha avuto un lieto fine così come il precedente intervento effettuato circa 20 anni fa sempre nello stesso ospedale. Anche allora a Padova si effettuò un trapianto epatico da donatore vivente ma l'équipe era guidata da un chirurgo giapponese.

Era il 1997 quando un ferroviere croato donò parte del suo fegato al figlio, colpito da tumore; un intervento che allora fece talmente tanto positivo scalpore, che il ragazzino venne poi ricevuto dal Papa.

Anche agli Ospedali Riuniti di Bergamo c' è stato però un caso analogo. Gabriel, un bimbo che era in lista d' attesa da quattro mesi, si è salvato grazie al gesto d' amore del padre, di origini cubane, che gli ha donato parte del proprio fegato.

Ma si può crescere senza il timore del futuro con un fegato trapiantato da piccolo? Dipende molto dall' intervento chirurgico e dalla qualità dell'organo trapiantato ma, in generale i bambini, possono condurre una vita pressoché normale.

Significativo è il primo anno post-trapianto: minori le complicanze, maggiori le prospettive per il futuro. Per quello epatico, se non si verificano particolari complicanze e l'organo era perfettamente funzionante, i benefici clinici possono durare 30 anni.

trapianto di fegatoTRAPIANTO DI FEGATO
Inoltre, secondo le statistiche, se i donatori sono genitori il rischio di mortalità e le complicanze post-trapianto sono più bassi. E gli esperti confermano che spesso le cose vanno bene.

Per esempio, un paziente trapiantato negli anni '90, con una porzione di fegato del padre, attualmente studia, fa sport e non prende neppure gli immunosoppressori.

I trapianti tra vivi dunque sono oliati ormai ma non è molto lontano il 2001 quando il primo trapianto di fegato tra viventi adulti ad opera di medici italiani venne effettuato al Niguarda.

trapianto di fegato 1TRAPIANTO DI FEGATO
E questa volta, fu un figlio di 32 anni che donò il lobo destro a suo padre, 60 anni, in lista di attesa da mesi, preceduto però da altre sette persone. L'uomo era stato colpito da cirrosi epatica ormai giunta all' ultimo stadio e i medici gli avevano dato solo un mese di vita. Così il figlio si era rivolto ai medici del reparto chiedendo l'applicazione della legge del 1999 che autorizzava il trapianto da vivente.

A Pisa invece è stata una madre invece a ridare un sorriso a suo figlio. Gli ha donato un rene e ora è un bambino felice che «non salta mai neppure un giorno di scuola». Ma la conquista della sua normalità, per un bambino di 8 anni, è passata attraverso un fatto che di normale ha poco: il donatore aveva una doppia incompatibilità (per gruppo sanguigno e per anticorpi). Ma a distanza di 8 mesi sia il bambino che la madre stanno bene e hanno una funzione renale completamente normale.

17 aprile 2018

Fonte: qui