9 dicembre forconi: intervento
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lunedì 18 febbraio 2019

GUERRIGLIA URBANA NELLA CITTÀ EMILIANA: DECINE DI NIGERIANI HANNO SCATENATO IL PUTIFERIO, ROVESCIANDO I CASSONETTI E OBBLIGANDO L’ESERCITO A INTERVENIRE –

LA RAPPRESAGLIA È PARTITA DOPO CHE LA POLIZIA HA INVESTITO PER ERRORE UN IMMIGRATO NELLA ZONA DEGLI SPACCIATORI. IL RAGAZZO STA BENE, MA SI SPARGE LA VOCE CHE È MORTO E…


ferrara bande di nigeriani scatenano la guerriglia 6FERRARA BANDE DI NIGERIANI SCATENANO LA GUERRIGLIA 
La rivolta dei nigeriani sconvolge Ferrara. Scene di guerriglia urbana nella notte, dopo che intorno alle 21 un immigrato è stato investito in via Po, la famigerata zona Gad in mano agli spacciatori africani, viene investito da una volante delle forze dell'ordine. Trasportato in ospedale di Cona, si sparge la voce che sia morto e qui scatta la rappresaglia.

ferrara bande di nigeriani scatenano la guerriglia 5FERRARA BANDE DI NIGERIANI SCATENANO LA GUERRIGLIA 
Bande di decine di nigeriani rovesciano i cassonetti in strada, obbligando l'esercito a intervenire per ripristinare l'ordine pubblico. Nonostante si comunichi che il ferito non è in pericolo di vita, i disordini proseguono. "Ci siamo trovati faccia a faccia con circa 100 nigeriani, non è stato facile - spiega Nicola Lodi, esponente della Lega ferrarese -. Ci hanno accerchiato e minacciato e il messaggio è questo: se il ragazzo investito è morto, domani succederà la guerra a Ferrara. Farete una brutta fine". "Roba da matti - ha commentato il ministro degli Interni Matteo Salvini -. Grazie alle Forze dell’Ordine. Sarò presto in città per mettere un po’ di cose a posto". Fonte: qui

A FERRARA LA FALSA NOTIZIA DI UN PUSHER INVESTITO SCATENA LA GUERRIGLIA DEI NIGERIANI: AUTO DANNEGGIATE E PANICO TRA I PASSANTI 
A GALLIPOLI UN 33ENNE NIGERIANO SVENTA UNA RAPINA E FA ARRESTARE IL BANDITO: IL TITOLARE DEL SUPERMERCATO LO ASSUME

ferrara guerriglia nigerianiFERRARA GUERRIGLIA NIGERIANI
Bidoni rovesciati, vetri rotti, auto danneggiate, panico tra i passanti. Scene di guerriglia urbana a Ferrara: protagonisti un gruppo di immigrati nigeriani convinti di farsi giustizia da soli.

Siamo in viale Costituzione, nella zona Gad, l' area vicino alla stazione e al grattacielo al centro di episodi di violenza, spaccio e polemiche. A scatenare la rissa l' errata voce di un 28enne nigeriano investito (da un' auto privata) mentre era inseguito da una gazzella dei carabinieri. L' immigrato, trasportato in ospedale in condizioni di media gravità, se la cava con qualche cerotto, ma il passaparola secondo cui era deceduto travolto dai carabinieri, scatena il putiferio. Così una cinquantina di nigeriani si riversano in strada rovesciando cassonetti e urlando. Intervengono le forze dell' ordine con pattuglie dell' Esercito in servizio in stazione.

Viene anche chiamato un mediatore culturale che spiega al gruppo che il giovane è solo ferito. A quel punto la tensione si abbassa. Il 28enne viene denunciato per detenzione ai fini di spaccio perché trovato in possesso di una piccola quantità di droga. «Ci siamo trovati faccia a faccia con i nigeriani e non è stato facile - spiega Nicola Lodi, esponente della Lega ferrarese -.
MATTEO SALVINI IN SARDEGNAMATTEO SALVINI IN SARDEGNA

Ci hanno accerchiato e minacciato e il messaggio è questo: se il ragazzo investito è morto, domani succederà la guerra a Ferrara. Farete una brutta fine».
«Roba da matti, - commenta il ministro dell' Interno Matteo Salvini -. Nigeriani che accerchiano i carabinieri.

Grazie alle Forze dell' Ordine. Sarò presto in città per mettere un po' di cose a posto». Da parte sua il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli fa la conta dei danni settimanali dell' immigrazione nigeriana: «Quanto successo questa notte a Ferrara ricorda i disordini di quindici anni fa nelle banlieue parigine, solo che lì a rivoltarsi erano ragazzi africani ma di nazionalità francese, qui a scatenare l' inferno sono stati immigrati nigeriani che i governi della sinistra hanno voluto accogliere, con la favoletta che scappavano da chissà quale guerra immaginaria. Ma la notte di follia di Ferrara è solo la punta di un iceberg di continui crimini quotidiani, in tutta Italia».
ferrara guerriglia nigerianiFERRARA GUERRIGLIA NIGERIANI

«Per restare solo a venerdì - aggiunge Calderoli- a Teramo un nigeriano si è scagliato contro agenti di Polizia, ferendoli a morsi; a Torino un suo connazionale ubriaco e drogato ha aggredito i vigili urbani; a Olbia hanno arrestato un pusher nigeriano con 25 ovuli di eroina nello stomaco; a Palermo un nigeriano ha rapinato una donna per strada. Vogliamo andare avanti, anzi a ritroso, fino al brutale omicidio di Pamela a Macerata commesso da una gang nigeriana? Sono stati i governi della sinistra negli scorsi anni a far entrare decine di migliaia di nigeriani, nonostante il loro presidente dicesse che non c' erano ragioni per emigrare: la responsabilità di questi crimini è di chi sconsideratamente ha aperto le porte di casa nostra a questi delinquenti».

NIGERIANO SVENTA UNA RAPINA E FA ARRESTARE IL LADRO ASSUNTO DAL COMMERCIANTE
Valeria D’Autilia per “la Stampa”

gallipoli supermercatoGALLIPOLI SUPERMERCATO
Blocca il ladro, recupera il bottino e il titolare del supermercato lo assume. A sventare la rapina un nigeriano di 33 anni che- come ogni giorno- era a Gallipoli, all' ingresso dell' attività commerciale dove abitualmente chiedeva l' elemosina. Richard riusciva a guadagnare qualcosa accompagnando i clienti a portare la spesa in auto. Un aiuto in cambio di pochi spiccioli. Adesso avrà un lavoro e una targa al valore.

«Lui uomo cattivo, lui uomo cattivo». Poche parole per spiegare al responsabile del negozio quello che era successo. Questo ragazzo africano non parla bene l' italiano, è ancora incredulo per quello che gli sta succedendo. Alla notizia della ricompensa, si è commosso. E adesso non vede l' ora di iniziare.
ferrara guerriglia nigerianiFERRARA GUERRIGLIA NIGERIANI

«Stazionava qui fuori da circa un anno, lo conoscevamo tutti. Sempre discreto e mai invadente. Ha difeso qualcosa che ha sentito come sua, anche se non lo era.
Questo mi ha molto colpito».

Mauro Gaetani è tra i proprietari del punto vendita in provincia di Lecce. Insieme ai fratelli Davide e Stefano opera nella grande distribuzione organizzata con una catena di supermercati e un centinaio di dipendenti. È stato il primo ad arrivare sul posto, negli attimi concitati dopo il tentativo di fuga da parte del rapinatore. «Ha messo a repentaglio la sua vita, mentre avrebbe potuto fare finta di niente. È stato coraggioso, se lo merita ed è una decisione presa con il cuore. Sarà uno di noi».

L' arrestato, un uomo del posto e con precedenti specifici, aveva fatto irruzione nel supermercato Sisa di via Alfieri, minacciando con una pistola - poi rivelatasi caricata a salve - la cassiera e facendosi consegnare circa 500 euro.

Dall' esterno, Richard aveva assistito alla scena, mantenendo freddezza e lucidità, pronto ad intervenire non appena il ladro fosse uscito. E così è stato. Nonostante fosse armato, gli si è immediatamente scagliato contro: ne è nata una colluttazione e alla fine è riuscito a immobilizzarlo, sino all' arrivo dei poliziotti diretti dal vice questore Marta De Bellis. Tecnicamente si tratta di un caso insolito: un arresto effettuato da un privato cittadino e preso in consegna dalle forze dell' ordine.
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Il malvivente, che ha riportato una prognosi di trenta giorni, ora si trova in carcere, mentre Richard avrà una nuova vita. L' iter burocratico per l' assunzione, infatti, sarà avviato già oggi. È in programma un corso di formazione e, probabilmente, inizierà come magazziniere. Ma non si esclude successivamente anche un lavoro in reparto in uno dei supermercati del gruppo.

Lui ha un regolare permesso di soggiorno e vive nel vicino paese di Nardò. Ha lasciato la famiglia in Nigeria: una moglie e tre figli che cerca di mantenere a distanza, con quel poco che riesce a racimolare. Era arrivato in Italia qualche anno fa, a bordo di uno dei tanti barconi, in cerca di futuro.

«Siamo di fronte a una vicenda - commenta il sindaco di Gallipoli, Stefano Minerva - che capovolge tutti gli stereotipi. Questa è una storia bellissima. Siamo diventati una nazione che tende al razzismo, in cui il diverso colore della pelle è sinonimo di delinquente o di chi deve tornarsene a casa sua. Invece qui è successo che un nostro concittadino ha commesso una rapina e un ragazzo straniero ha sventato il colpo, mettendo in sicurezza la gente che era nel negozio in quel momento». Già annunciati un riconoscimento e una cerimonia a palazzo di Città.

«Ho avuto modo di incontrare Richard, è una persona molto timida che non vuole risonanza per l' accaduto. Mi ha detto solo che ha agito d' istinto e per lui è stato un gesto normalissimo. Tutta la comunità gli è grata». Fonte: qui

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venerdì 15 febbraio 2019

Il leader dei gilet gialli: "I paramilitari ora sono pronti per far cadere il governo"

La tensione in Francia continua a salire e un fuori onda mostrato da Piazza Pulita di uno dei leader dei gilet gialli spiega bene qual è la situazione nel Paese transalpino


"Abbiamo paramilitari pronti ad intervenire". La tensione in Francia continua a salire e un fuori onda mostrato da Piazza Pulita di uno dei leader dei gilet gialli spiega bene qual è la situazione nel Paese transalpino.
"Abbiamo dei paramilitari pronti a intervenire perché anche loro vogliono far cadere il governo. Oggi è tutto calmo, ma siamo sull'orlo della guerra civile. Quindi si trovino delle soluzioni politiche molto rapidamente, perché dietro ci sono delle persone pronte a intervenire da ovunque. Delle persone che si sono ritirate dall'esercito e che sono contro il potere", ha affermato Christophe Chalençon, uno dei leader dei gilet gialli incontrato da Di Maio Di Battista in Francia, in un fuori-onda realizzato a margine dell'intervista trasmessa da Piazzapulita.
Parole forti che fanno capire quanto il movimento dei gilet gialli sia determinato nella sua battaglia contro il governo guidato da Emmanuel Macron. Nelle ultime settimane per le strade di Parigi si sono susseguite manifestazioni e scontri tra la polizia e gli stessi gilet gialli. La scorsa settimana una delegazione ha "sconfinato" a Sanremo per portare la voce della protesta anche in Italia. Il braccio di ferro con Macron dunque non è finito e lo scontro è destinato a durare ancora a lungo. Fonte: IlGiornale



venerdì 14 settembre 2018

INTERVENTO RIVOLUZIONARIO ALL’OSPEDALE MAURIZIANO DI TORINO CHE HA VINTO IL PRIMO PREMIO MONDIALE PER IL MIGLIOR INTERVENTO CHIRURGICO EPATICO

I MEDICI HANNO ASPORTATO UN TUMORE AL FEGATO DI UN PAZIENTE SENZA APRIRE L’ADDOME, MA ESEGUENDO SOLO DEI PICCOLE INCISIONI 

Simone Pierini per “www.leggo.it”
ospedale mauriziano torinoOSPEDALE MAURIZIANO TORINO

Immaginate l'asportazione del 70% del fegato senza aprire l'addome. È questo l'intervento rivoluzionario, che riduce il dolore post operatorio e migliora la fase di degenza dei pazienti. La Chirurgia generale e oncologica dell'ospedale Mauriziano di Torino ha vinto il primo premio mondiale per il miglior intervento chirurgico epatico presentato come video. 
tumore fegatoTUMORE FEGATO





Il riconoscimento all'equipe diretta dal dottor Alessandro Ferrero, al 13/o Congresso mondiale dell'IHPBA, a Ginevra. Il caso proposto era relativo a una paziente di 77 anni con numerose metastasi epatiche da tumore intestinale di voluminose dimensioni (fino a 7 centimetri), sottoposta all'asportazione di circa il 70% del fegato mediante tecnica laparoscopica.
interventoINTERVENTO

Questo tipo di intervento, eseguito mediante ampie incisioni addominali, rappresenta una procedura innovativa eseguita in pochi centri ad alta specializzazione, che consiste nell'asportazione del fegato malato mediante piccole incisioni attraverso le quali passano strumenti di dimensioni ridotte, con importanti vantaggi per i pazienti in termini di riduzione del dolore e della degenza e una più rapida ripresa post operatoria.

Fonte: qui

venerdì 18 maggio 2018

Palermo, muore dopo un intervento di ernia: indagine sull'opedale


© Ansa

E' morta a 54 anni, dopo un intervento chirurgico alla clinica Orestano, a Palermo. La donna è stata operata l'altro ieri per un'ernia ombelicale. Nonostante l'intervento sembrasse essere riuscito, la paziente è stata stroncata da un'emorragia. Portata in sala operatoria, i medici hanno tentato invano di salvarla. Dopo il decesso, il marito ha chiamato la polizia e ha presentato una denuncia al commissariato Politeama. Il medico legale ha poi eseguito l'ispezione sul corpo della donna, mentre il pm ha disposto l'autopsia.
Fonte: qui

giovedì 9 febbraio 2017

IL 20% DEI COMUNI NON HA ANCORA UN PIANO DI EMERGENZA PER TERREMONI E ALLUVIONI

IN CASO DI CALAMITA’ NON CI SONO PROCEDURE DEFINITE NÉ PER LA MESSA IN SICUREZZA DEI CITTADINI NÉ PER PERMETTERE ALLA PROTEZIONE CIVILE DI INTERVENIRE - LA CAMPANIA, AD ALTO RISCHIO SISMICO E VULCANICO, E’ MESSA MALISSIMO


Anticipazione stampa di “OGGI” in edicola domani

Nonostante tutte le parole spese ogni volta che c'è un terremoto o un'alluvione, ben 1.577 Comuni su 7.954 (il 20%) non hanno ancora trasmesso alla Protezione civile un piano di emergenza comunale. In caso di calamità non avranno procedure definite né per mettere in salvo i propri abitanti, né per permettere alla Protezione civile e a chi deve intervenire di conoscere esattamente la situazione del luogo.

Lo rivela il settimanale OGGI in un articolo in edicola domani. Dalla mappa spicca la completa assenza di piani trasmessi alla Protezione civile da parte della provincia di Bolzano (sembrerebbe più una questione di rivendicazione dell’autonomia che una totale assenza di strategie salvavita). Spicca il fatto che le regioni ad alto rischio calamità sono quelle con meno piani di emergenza.
TERREMOTOTERREMOTO

La Campania, che ha il maggior numero dei Comuni d’Italia a rischio sismico e due zone ad alto rischio vulcanico, è il fanalino di coda: solo il 39% ha un piano. È inoltre  un dato basato sulla fiducia, visto che la regione è l’unica che si è limitata a trasmettere solo il numero, non i singoli piani.

La Sicilia è penultima, con il 49% dei Comuni dotati di piano d’emergenza. In Calabria, dove tutto il territorio ha il rischio sismico più alto (1 e 2), solo il 54% delle amministrazioni possiede un piano. Tra le sorprese negative emergono anche il Lazio, con il 66%, e la Lombardia, la meno adeguata dell’Italia settentrionale, ferma al 78%.

Fonte: qui
TERREMOTO CENTRO ITALIATERREMOTO CENTRO ITALIA

martedì 11 ottobre 2016

F-18 dipinti come Sukhoi: Preparano un False Flag?

E’ stato un giornalista canadese che lavora in Europa centrale, Christian Borys, a postare su Facebook le foto e la notizia:  “Gli Usa dipingono i loro F/A 18 per somigliare al tipo di colori dei jets russi in Siria.  Addestramento standard, ma interessante”.




The U.S is painting their F/A-18's to match the paint schemes of Russian jets in . Standard training, but interesting nonetheless.
Può anche darsi... L’US Air Force dipinge i suoi aerei dei colori “nemici”  a volte per abituare i suoi piloti durante delle simulazioni. Ma il fatto è che è diffusa una conversazione del ministro degli esteri John Kerry, il primo ottobre,  captata nei locali della delegazione olandese all’Onu, a margine della assemblea plenaria. Kerry parla con non meglio identificati esponenti della “resistenza” siriana, e dice loro esasperato: I’ve lost the argument  per l’uso della forza” militare (americana) contro Assad.



Parla, evidentemente, di una discussione che si è tenuta nella cerchia presidenziale,  dove sostiene di essere stato messo in minoranza: “Io ho sostenuto l’uso della forza. Sono quello che ha annunciato che stavamo per attaccare Assad”, riferisce ai suoi interlocutori siriani.  “Abbiamo un Congresso che non autorizzerebbe  […].  Il problema è che i russi non rispettano   il diritto internazionale come facciamo noi.  Noi non abbiamo base legale, a  meno che non riceviamo una risoluzione del Consiglio di Sicurezza”.
“Loro [i russi]  sono stati invitati, noi no. La sola ragione che ci  è rimasta per volare [sulla Siria]   è che stiamo dando la caccia all’ISIL. Se andassimo a  dar la caccia ad Assad, dovremmo liquidare tutta la difesa  aerea, e non abbiamo la giustificazione legale  per far questo”.  Ne ha parlato anche la CNN.
Ma quel che la CNN ha taciuto, è   che  l’intercettazione continua. Al minuto 11.18. l’interprete traduce dall’arabo all’inglese le frasi di uno dei ribelli, che si ritiene essere Raed Saleh,  il rappresentante dei cosiddetti Elmetti Bianchi – quelli che “documentano”  il “martirio di Aleppo”  a fianco dei jihadisti sul terreno.  “…La Russia bombarda i civili siriani, i mercati, ed anche noi, la  protezione civile (sic). Dall’inizio dell’intervento della Russia, noi abbiamo portato  le prove che 17 membri della protezione civile, nostro personale, sono stati uccisi dai bombardamenti aerei russi”.
Kerry: “Avete dei video degli aerei che attaccano?”
(l’interpreta e il siriano parlottano in arabo)
Kerry: “Possiamo avere i video [inintelleggibile] che i nostri agenti hanno chiesto?”.
(altro parlottare del siriano con l’interprete, e poi sì intromette un’altra voce), che è palesemente
Un membro del personale di Kerry: “Posso permettere di dirvi, riceviamo molti video di vittime egli attacchi, sono terribili, ma non ci servono a niente. Noi abbiamo bisogno di video di bombe e di aerei reali. Ci sono tanti diquesti video sul web, ma noi non sappiamo se sono veri o no. Dei video autentici degli aerei stessi, ecco quel che ci occorre”.
(qui l’audio completo: https://youtu.be/t3grHmI44mg)
Dunque, ricapitoliamo: Kerry si rivolge all’esponente di un gruppo noto per la ricerca di immagini sul terreno che strappino la commozione dell’opinione pubblica occidentale e  giustifichino l’intervento diretto Usa   “per proteggere i civili”.   Il nobile scopo umanitario già usato mille volte (per esempioin Libia), e che fallì nell’agosto 2013,quando il pretesto perfetto  – Assad “ha gassato il suo stesso popolo”  col  Sarin –    fu sventato dall’offerta immediata, da parte di Assad stesso, di consegnare  all’Onu le  sue riserve di armi chimiche.
Tre mesi dopo, l’indagine di Carla del Ponte, la magistrata svizzera incaricata dell’inchiesta dall’ONU, ha  appurato che i gasati (almeno 360 morti) di Goutha presso Damasco, furono dovuti a “ordigni carichi di gas tossico (forniti dai servizi segreti turchi a una delle tante bande di “ribelli” al soldo dell’Occidente e delle Petromonarchie), stipati malamente in un tunnel sotto Goutha, che  si erano rotti accidentalmente uccidendo qualche decina di persone (alcune tra queste raggiunte dal gas fuori del tunnel)”.
Adesso abbiamo sentito che Kerry chiede a questi suoi siriani,  i noti  diffusori di immagini false o fabbricate  Elmetti Bianchi, dei video di aerei  russi “veri  che commettono atrocità.  Magari, chissà,  basterebbero aerei dipinti come quelli russi; chi riesce a distinguerli in un video male a fuoco mentre sfrecciano  e vanno a bombardare un ospedale o un campo profughi, facendo  strage di bambini? 
Così giustificando  l’intervento bellico americano “per diritto di proteggere” i poveri civili?
Che gli occidentali siano alla disperata  ricerca di un pretesto per aiutare i loro terroristi, che stanno cedendo sotto  l’offensiva russo—siriana ed iraniana, ce l’ha mostrato un altro episodio. Il 28 settembre scorso,   la missione di Parigi all’Onu ha  lanciato l’allarme: due ospedali ad Aleppo  Est (decisamente, è piena di ospedali) sono stati bombardati; ed hanno  postato a illustrazione del  tweet una foto di edifici distrutti: una foto di edifici distrutti …a Gaza; subito dopo ritirata, perché se no si doveva fare l’intervento umanitario contro Israele.
La palese menzogna è stata immediatamente ripresa da Kerry, in dichiarazione congiunta con il  collega ministro francese Jean Marc Ayrault:
Last night, the regime attacked yet another hospital, and 20 people were killed and 100 people were wounded. And Russia and the regime owe the world more than an explanation about why they keep hitting hospitals and medical facilities and children and women. These are acts that beg for an appropriate investigation of war crimes. And those who commit these would and should be held accountable for these actions.
Il  guaio è che nessun dei gruppi d’opposizione  (non erano stati istruiti prima)  ha confermato la tragica notizia. Nemmeno il notorio Osservatorio Siriano sui Diritti Umani,  gestito dal Regno Unito da un solo “investigatore”,   un oppositore di Assad che dice di aver contatti telefonici  con i poveri perseguitati da Assad,  e su cui la Rai giura come unica fonte credibile.
Sicchè nella conferenza stampa seguente, il portavoce del Dipartimento di Stato, tempestato da un giornalista non asservito, non ha confermato, anzi ha ammesso che può essersi trattato di “un onesto errore”  (sic) da parte di Kerry.
Concludo:  forse dipingere  i caccia USA coi colori dei bombardieri russi è “standard exercise”. Ma se avviene un bombardamento da parte di aerei azzurrini nelle prossime ore,  su  un bersaglio di civili indifesi, bambini e donne, vi abbiamo documentato i preparativi di un false flag. Uno dei false flag di cui la storia dell’interventismo americano è piena. 
E magari, avvertire in anticipo contribuisce a sventare.

(E qualcuno avverta la Botteri:  ci sono intercettazioni più  scottanti dei discorsi grassocci di Trump sulle donne. Che ne dice di  mandare il servizio di Kerry che parla coi “siriani” e vuole dei video “veri”  di aerei russi che bombardano civili?)