9 dicembre forconi: buco nero
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sabato 7 marzo 2020

Gli astronomi rilevano la più grande esplosione della storia dell'Universo sin dal Big Bang stesso

Gli astronomi a Perth, in Australia, hanno recentemente scoperto e osservato la più grande esplosione mai riscontrata nell'universo dal Big Bang, secondo  uno studio  pubblicato  sull'Astrophysics Journal.
" Abbiamo già visto esplosioni nei centri delle galassie, ma questa è davvero enorme ", ha  detto la  professoressa della Curtin University Melanie Johnston-Hollitt.
“ E non sappiamo perché sia ​​così grande. Ma è successo molto lentamente, come un'esplosione al rallentatore che ha avuto luogo per centinaia di milioni di anni . "
I ricercatori del Centro Internazionale di Radioastronomia dell'Università di Curtin stavano osservando il lontano ammasso di galassie Ofiuco quando rilevarono una grande esplosione al centro di un buco nero supermassiccio, a circa 390 milioni di anni luce dalla Terra. Secondo gli scienziati, l'esplosione ha rilasciato cinque volte più energia rispetto al big bang,  secondo quanto riportato da Science Daily  .


In effetti, l'esplosione è stata così grande che ha fatto esplodere un buco nel plasma del cluster (gas surriscaldato) che circonda il buco nero supermassiccio e ha anche rotto il precedente detentore del record - un cluster noto con la designazione MS 0735 + 74 .
Un'autrice dello studio, la dott.ssa Simona Giacintucci, che lavora presso il laboratorio di ricerca navale negli Stati Uniti, ha confrontato l'esplosione con l'eruzione del Monte Sant'Elena nel 1980, in cui la cima della montagna è stata completamente spazzata via.
" La differenza è che potresti inserire 15 galassie della Via Lattea di seguito nel cratere questa eruzione ha colpito il gas caldo del cluster ", ha detto.
I telescopi a raggi X avevano precedentemente rilevato un buco nel plasma a grappolo del buco nero, ma gli astronomi in origine avevano scartato la teoria secondo cui avrebbe potuto essere causato da un'esplosione energetica perché si riteneva che lo sfogo fosse troppo massiccio.
"La gente era scettica a causa delle dimensioni dello sfogo ", ha dichiarato Johnston-Hollitt. “ Ma è davvero quello. L'universo è un posto strano . "
" Questo oggetto è stato effettivamente osservato con il telescopio a raggi X Chandra da una squadra precedente e hanno visto questa bolla nel plasma a raggi X caldo al centro di questo ammasso di galassie, e hanno detto:" Beh, questo non può essere una di queste uscite energetiche perché sarebbe enorme; la scala sarebbe impensabile '. Quindi, hanno respinto questa possibilità ", ha spiegato il prof. Johnston-Hollitt, che dirige il MWA. " Ma siamo tornati indietro e abbiamo osservato con radiotelescopi a bassa frequenza e abbiamo scoperto che questa cavità è piena di plasma radio ."
Gli scienziati hanno realizzato ciò che hanno scoperto osservando l'ammasso di Ofiuco con i radiotelescopi. Quindi hanno visto che i dati radio corrispondevano ai dati radiografici, confermando una gigantesca espulsione di energia dal cluster.
In totale, sono stati utilizzati quattro telescopi per rilevare e confermare l'eruzione. Tali strumenti erano l'Osservatorio ai raggi X della NASA, l'XMM-Newton dell'ESA, il Murchison Widefield Array (MWA) nell'Australia occidentale e il Giant Metrewave Radio Telescope (GMRT) in India.
Johnston-Hollitt, che dirige il MWA, ha paragonato la loro scoperta agli archeologi scoprendo le prime ossa di dinosauro. Ha inoltre affermato che con nuovi strumenti come i radiotelescopi a bassa frequenza, gli astronomi possono "scavare" più a fondo nello spazio e scoprire scoperte insolite come questa che ci insegnano l'universo e la sua storia.
Johnston-Hollitt ha anche sottolineato che lo studio dell'universo a diverse lunghezze d'onda continuerà a scoprire fenomeni mai visti prima come questo.
" Abbiamo fatto questa scoperta con la Fase 1 del MWA, quando il telescopio aveva 2048 antenne puntate verso il cielo " , ha detto.
" Presto raccoglieremo osservazioni con 4096 antenne, che dovrebbero essere dieci volte più sensibili. Penso che sia piuttosto eccitante . "
Autore di Aaron Kesel tramite TheMindUnleashed.com

sabato 29 febbraio 2020

Scoperta la più grande esplosione dopo il Big Bang

Immagine composita della regione dell’esplosione. In rosa, il gas caldo diffuso rivelato da Xmm-Newton. In blu i dati radio ottenuti del radiotelescopio Gmrt. In bianco dati i nell’infrarosso della survey 2Mass. Il riquadro in basso a destra mostra un ingrandimento basato sui dati in X ottenuti con Chandra (anch’essi rappresentati in rosa), mentre punti luminosi sparsi nel resto dell’immagine riflettono la distribuzione di stelle e galassie in primo piano. Crediti: X-Ray: Nasa/Cxc/Naval Research Lab/Giacintucci, S.; Xmm: Esa/Xmm; Radio: Ncra/Tifr/Gmrtn; Infrared: 2Mass/Umass/Ipac-Caltech/Nasa/Nsf[/caption]

È avvenuta nell’ammasso dell’Ofiuco, a 390 milioni di anni luce dalla Terra. E ha rilasciato cinque volte più energia rispetto al precedente detentore del record, creando una cavità grande 15 volte la nostra galassia. A guidare la scoperta, in uscita su ApJ, è stata un’astrofisica italiana oggi al Naval Research Laboratory statunitense, Simona Giacintucci

È la più grande esplosione che sia mai avvenuta nell’universo dopo il Big Bang – per quanto ne sappiamo. E a scoprirla è stato un team di astronomi guidato da Simona Giacintucci, un’astrofisica italiana – laurea e dottorato a Bologna – oggi a Washington, negli Stati Uniti, in forze al Naval Research Laboratory. L’esplosione ha avuto origine da un buco nero supermassiccio al centro di una galassia a centinaia di milioni di anni luce di distanza, e ha rilasciato cinque volte più energia rispetto al precedente detentore del record.
Il botto da Guinness è stato rilevato nell’ammasso di Ofiuco, un enorme conglomerato cosmico a circa 390 milioni di anni luce da noi, formato da migliaia di galassie, gas caldo e materia oscura tenuti insieme dalla gravità. Al centro dell’ammasso c’è una grande galassia, contenente a sua volta un buco nero supermassiccio: i ricercatori pensano che la fonte dell’eruzione sia proprio questo buco nero, che si nutre attivamente del gas circostante, espellendo occasionalmente grandi quantità di materia ed energia a velocità relativistiche.
La scoperta è avvenuta analizzando i dati in banda X raccolti con i telescopi spaziali Chandra della Nasa e Xmm-Newton dell’Esa, e i dati radio del Murchison Widefield Array (Mwa), in Australia, e del Giant Metrewave Radio Telescope (Gmrt), in India.
Già osservazioni di Chandra del 2016, condotte da Norbert Werner e colleghi, avevano rivelato, per la prima volta, un indizio di questa immensa esplosione: un insolito “bordo curvo” nell’immagine X dell’ammasso. Presero in considerazione la possibilità che potesse trattarsi di una cavità nel gas caldo circostante, scavata dai getti provenienti dal buco nero supermassiccio. Ma alla fine abbandonarono l’ipotesi, anche perché sarebbe stata necessaria una quantità di energia enorme per dare luogo a una cavità così grande.
E invece, a quanto pare, era proprio così: un’esplosione talmente devastante da scavare una cavità nel plasma dell’ammasso – il gas incandescente che circonda il buco nero. Una dinamica simile a quella dell’eruzione del monte Sant’Elena del 1980, che strappò via la cima della montagna, dice Giacintucci. «La differenza è che, nel cratere prodotto da questa eruzione nel gas caldo dell’ammasso, ci si potrebbero far stare 15 galassie grandi come la Via Lattea una accanto all’altra».
Lo studio, in uscita su The Astrophysical Journal, riporta che il bordo curvo della cavità osservata in precedenza da Chandra è in seguito stato rilevato anche da Xmm-Newton, confermando così l’osservazione. Cruciali sono stati inoltre i nuovi dati radio del radiotelescopio Mwa, e quelli di archivio di Gmrt, per dimostrare che il bordo curvo, circondando una regione densa d’emissione radio, fa effettivamente parte della parete di una cavità. Emissione radio, spiegano gli autori, che proviene da elettroni accelerati – probabilmente dal buco nero supermassiccio – quasi alla velocità della luce. Fonte: qui
Per saperne di più:
Guarda il servizio video di MediaInaf Tv:

domenica 18 agosto 2019

Il super buco nero della Via Lattea "si sveglia", inizia a lampeggiare "75 volte più luminoso che mai"

E' rimasto inattivo per oltre 20 anni, presentando pochissime fluttuazioni di luce. Poi un giorno si svegliò, sconcertando gli astronomi di tutto il mondo.
Un buco nero supermassiccio al centro della Via Lattea chiamato Sagittario A * ha appena iniziato a lampeggiare 75 volte più luminoso di quanto non sia mai stato visto prima, dopo un periodo di "decennio" di due decenni, riporta RT .
L'astronomo dell'UCLA Tuan Do e il suo team hanno osservato la trasformazione del buco nero usando il WM Keck Observatory alle Hawaii per quattro notti.
Il team ha osservato un bizzarro lampo il 13 maggio e lo ha catturato in un time-lapse di due ore che ha condensato il fenomeno in pochi secondi.
Dai un'occhiata qui sotto:
Here's a timelapse of images over 2.5 hr from May from @keckobservatory of the supermassive black hole Sgr A*. The black hole is always variable, but this was the brightest we've seen in the infrared so far. It was probably even brighter before we started observing that night!
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Come spiegato da Do, il filmato sopra inizia con il Sagittario nel suo punto più luminoso, o almeno nel punto più luminoso che la squadra ha visto e registrato.
Gli astronomi di tutto il mondo si stanno ora rimescolando per raccogliere dati e capire esattamente cosa ha causato il fenomeno.
Finora ci sono diverse teorie.
"Forse più gas sta cadendo nel buco nero e questo porta a maggiori quantità di accrescimento, il che porta a renderlo più luminoso", ha detto Do a una pubblicazione scientifica.
C'è anche la possibilità che il buco nero abbia consumato una nuvola di gas nelle vicinanze che era stata documentata nelle vicinanze nel 2014.

Ma almeno cinque potenti telescopi di ricerca continueranno ad osservare il buco nero per tutto il tempo in cui è visibile. Fonte: qui

sabato 17 agosto 2019

Nuovo segnale di un'onda gravitazionale, forse è il più atteso

Ansa - Una stella di neutroni divorata in un sol boccone da un buco nero: potrebbe essere questa catastrofe cosmica mai vista prima d'ora, ad aver generato l'onda gravitazionale che ha attraversato la Terra la sera del 14 agosto. Il suo segnale, che gli astrofisici inseguivano come il ricercato numero uno, è stato catturato dai tre strumenti della collaborazione internazionale Ligo-Virgo, ma serviranno mesi di analisi dei dati per confermarlo, come spiega Giovanni Prodi, dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn).
Il nuovo segnale, chiamato S190814bv, "è stato intercettato il 14 agosto quando in Italia erano le 23:11", spiega Prodi. "Quella notte abbiamo festeggiato il Ferragosto con due ore di teleconferenza; avevamo subito capito che si trattava di una cosa grossa". I dati, infatti, provenivano da tutti e tre i rivelatori di onde gravitazionali posti sulle due sponde dell'oceano Atlantico: Virgo, l'interferometro alle porte di Pisa dell'Osservatorio Gravitazionale Europeo Ego (a cui l'Italia partecipa con l'Infn), e le due macchine del rivelatore statunitense Ligo della National Science Foundation, una nello Stato di Washington e l'altra in Louisiana.
Insieme hanno permesso di fare una sorta di triangolazione per inquadrare con maggior precisione la zona di cielo dalla quale è arrivato il segnale: localizzato a quasi 900 milioni di anni luce da noi, è talmente pulito che "la probabilità che si tratti di un'onda gravitazionale genuina è superiore al 99%", sottolinea Prodi con voce euforica. "Le analisi condotte nelle prime 12 ore fanno intendere che ci troviamo davanti a una stella di neutroni ingoiata da un buco nero: se confermato, questo sarebbe il segnale che inseguiamo da tempo come il ricercato numero uno della nuova astronomia multimessaggera, perché finora avevamo registrato solo segnali della fusione di due buchi neri o di due stelle di neutroni. Questa sarebbe la prima 'coppia mista' e potrebbe rivelarci quanto sono frequenti questi sistemi binari buco nero-stella di neutroni, fornendo anche informazioni preziose sulla materia e il comportamento delle stelle di neutroni, che sono oggetti estremamente densi e compatti".