9 dicembre forconi: Isernia
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lunedì 17 settembre 2018

CHIUDE PER RISCHIO CROLLO IN MOLISE IL “ SENTE”, IL PONTE STRADALE PIÙ ALTO D’ITALIA

"UN PILONE È MANTENUTO IN EQUILIBRIO DA UN APPOGGIO DI 20 CM SU UNA BASE DI ACCIAIO SOGGETTO ALLE DILATAZIONI TERMICHE. 

COL CALO DELLE TEMPERATURE L’ACCIAIO SI RITRARRÀ E..."

Giuseppe Lanese per notizie.tiscali.it

Il viadotto “Sente” è il ponte stradale più alto d’Italia (per altezza del pilone): 185 metri. Si trova sulla ex statale 86 Istonia, al confine tra Abruzzo e Molise. Un colosso di acciaio e calcestruzzo, costruito tra il ‘74 e il ‘77, e lungo più di un chilometro che non è sicuro. Anzi, è a rischio crollo e forse da anni. Solo adesso, però, è stato accertato in maniera inequivocabile grazie ai controlli approfonditi messi in atto dalle autorità dopo i fatti di Genova e in seguito al terremoto di magnitudo 5.1 che ha colpito il Molise lo scorso 16 agosto. 

Venti cm tra la vita è la morte

Durante una riunione al Comune di Agnone (Isernia), il presidente della Provincia di Isernia, Lorenzo Coia, è stato chiaro: “Il ponte va chiuso”. E così avverrà a partire da martedì prossimo. Tutta colpa della “pilone” numero 3 del ponte che è “ruotato” negli anni e che ora sostiene la parte superiore del viadotto con un appoggio di soli 20 cm. Proprio così. A spiegarlo è stato il consigliere provinciale di Isernia, con delega alla viabilità, Mike Matticoli. Le ultime ispezioni (con una tecnica chiamata “by bridge”) e le successive relazioni tecniche, ha detto, “hanno evidenziato una serie di criticità non visibili dall’esterno ma solo scendendo sotto l’impalcato che non consentono di tenere aperto il viadotto Sente”.
senteSENTE

Tutta questione di equilibrio

Il pilone n. 3, dunque, è mantenuto in equilibrio da un appoggio di soli 20 cm su una base di acciaio che “è soggetto alle dilatazioni termiche”, ha aggiunto Matticoli. “Con il calo delle temperature l’acciaio si ritrarrà e quindi i 20 cm si ridurranno e l’appoggio residuo potrebbe non reggere”, ha messo in guardia. Nell’immediato sarà riaperta la vecchia Strada statale 86 Istonia, che comunque necessità di essere messa ugualmente in sicurezza. Tutte le ordinanze di chiusura del ponte e di ripristino della vecchia strada saranno presentate ai prefetti di Isernia e Chieti. I disagi per gli automobilisti della zona, per gli studenti pendolari e per i pazienti che dall’Abruzzo raggiungono l’ospedale di Agnone saranno notevoli. Ma sempre meglio che attraversare il ponte e affidarsi alla buona sorte.

I viadotti più alti d’Italia

Il viadotto "Sente Longo": 185 metri di altezza e 1200 metri di lunghezza e con campate di 200 metri. Realizzato tra il 1974 e il 1977, in acciaio e calcestruzzo, sull'omonimo fiume. Collega Abruzzo e Molise tra i comuni di Castiglione Messer Marino, in provincia di Chieti, e Belmonte del Sannio, in provincia di Isernia sulla SS86. Il 2 maggio 2011 è stato intitolato a Francesco Paolo Longo, l'operaio che ha perso la vita il 4 maggio 1974 durante i primi lavori di scavo del ponte.

senteSENTE
Dopo il viadotto Sente (in termini di altezza per quanto riguarda le strade statali) c'è il ponte Cadore, sulla strada statale 51 di Alemagna. Tra i due c'è solo un metro di differenza. Il primato di ponte autostradale più alto della penisola, invece, appartiene al viadotto Italia (il secondo più alto d'Europa', sulla A3, tra i comuni di Laino Borgo e Laino Castello, entrambi nella provincia di Cosenza. Trai viadotti più lunghi ci sono quelli di Coltano (9,6 km sull'Autostrada A12) e il torrente Fichera (sull'Autostrada A19, lungo più di 7 km). Il viadotto stradale più alto del mondo è il viadotto di Millau e si trova in Francia. La sommità dei pilastri raggiunge i 341 metri d'altezza.

Fonte: qui

martedì 10 aprile 2018

LAUREA CON SUICIDIO – LA FINZIONE COSTRUITA DA UNA 25ENNE DI ISERNIA, CHE HA INVITATO PARENTI, AMICI E FIDANZATO ALLA TESI MA AVEVA ABBANDONATO L’UNIVERSITÀ. CHIAMATI SOLO PER ASSISTERE AL GESTO FINALE

IL GRANDE SEGRETO TENUTO NASCOSTO E POI IL LANCIO NEL VUOTO DA VENTI METRI

Bianca De Fazio per “la Repubblica

POLIZIA SULLA SCENA DEL SUICIDIO 1POLIZIA SULLA SCENA DEL SUICIDIO 1
Arrancava dietro a esami che non riusciva a sostenere. Si disperava, in silenzio e in solitudine, per gli insuccessi; uno dopo l'altro. Esame dopo esame. Senza mai riuscire a superarne uno, senza decidersi a confessare alla famiglia, né al fidanzato, quel segreto che le pesava sulla coscienza e che ieri l'ha portata al suicidio, nel giorno in cui, secondo la finzione sostenuta con parenti e amici, avrebbe dovuto laurearsi.

G., 25enne di Sesto Campano, in provincia di Isernia, era iscritta al corso di laurea in Scienze nutraceutiche del dipartimento di Farmacia della Federico II di Napoli.

Si è lanciata nel vuoto dall' ultimo piano dell'edificio di Scienze della terra, in uno dei campus universitari della città. Si è lanciata lasciandosi alle spalle la famiglia giunta al completo per festeggiare la sua laurea. I vestiti della festa e i fiori. L' euforia e poi lo strazio. Il padre pensionato, la madre, i fratelli, il fidanzato, il suocero. Tutti stretti attorno a lei, tutti convinti che stesse per raggiungere il traguardo.

Nessuno sospettava la finzione.

LA POLIZIA SULLA SCENA DEL SUICIDIOLA POLIZIA SULLA SCENA DEL SUICIDIO
Nessuno era riuscito a far breccia nella fragilità che le aveva impedito, per anni, di confessare la verità su quegli esami mai superati. Secondo indiscrezioni che giungono dagli uffici amministrativi dell'ateneo, la studentessa aveva smesso da oltre un anno di pagare le tasse universitarie. Dal punto di vista formale, dunque, aveva del tutto abbandonato l'università.

FACOLTA' FARMACIA NAPOLI 1FACOLTA' FARMACIA NAPOLI 1
«Ai miei lo dirò domani», si ripeteva. Ma quel domani non è mai arrivato. È arrivato invece il gesto disperato: il lancio nel vuoto. G. ha portato la sua finzione fino alle estreme conseguenze. Forse travolta dalle aspettative dei familiari, ha raccontato loro che la seduta di laurea era fissata, finalmente. E li ha condotti lì, in una sede universitaria che, tra l'altro, non era la sua: Farmacia è in tutt' altra zona della città, ed è possibile che la ragazza avesse scelto il campus di Monte Sant'Angelo per evitare di incontrare colleghi che avrebbero potuto svelare la sua bugia.

Agli amici e ai familiari che si aspettavano di vivere un giorno di festa ha detto che la laurea si sarebbe tenuta proprio lì. Poi si è allontanata con la scusa di cercare l'aula giusta. G. tardava a riapparire, così il fidanzato le ha telefonato, in apprensione per il suo ritardo, e lei gli ha chiesto di raggiungerla sul terrazzo. Ma appena il giovane ha salito le scale, lei si è lanciata: venti metri di vuoto. Poi solo lo strazio.

L'ateneo si è fermato, colpito dal lutto. Il rettore Gaetano Manfredi, subito arrivato sul posto, ha proclamato per oggi una giornata di lutto per l'intera università. Sospese o rinviate tutte le attività non strettamente didattiche.

Su richiesta unanime delle associazioni studentesche, sono state rinviate anche le elezioni che dovevano prendere il via proprio oggi per scegliere i rappresentanti degli studenti negli organi di governo dell'ateneo.
FACOLTA' FARMACIA NAPOLIFACOLTA' FARMACIA NAPOLI

G. aveva forse programmato il suo suicidio. Ieri pomeriggio, gli agenti del commissariato hanno ascoltato i genitori e il fidanzato, mentre il pm De Simone disponeva l'esame esterno sul corpo della ragazza, che si prevede potrà essere portato a casa già oggi.

«Un gesto così proprio da lei, sempre solare e sorridente, nessuno se lo sarebbe aspettato», dice Luigi Paolone, sindaco di Sesto Campano, che ha proclamato il lutto cittadino per il giorno dei funerali.

Fonte: qui

NESSUNO AVEVA CAPITO IL TORMENTO DI GIADA DE FILIPPO, CHE SI E’ SUICIDATA NEL GIORNO DELLA SUA (FINTA) LAUREA. IN QUATTRO ANNI, LA RAGAZZA NON AVEVA DATO ESAMI MA AVEVA DETTO A TUTTI CHE STAVA PER CONCLUDERE GLI STUDI E AVEVA SCELTO ANCHE LE BOMBONIERE

L'UNICA VERITÀ L'HA DETTA AL FIDANZATO UN ATTIMO PRIMA DI LANCIARSI DAL TERRAZZO DELLA FACOLTÀ DI SCIENZE NATURALI NELLA CITTADELLA DI MONTE SANT'ANGELO. 

LUI L'HA CHIAMATA AL CELLULARE PERCHÉ NON RIUSCIVA PIÙ A TROVARLA E LEI GLI HA RISPOSTO. “SONO QUI, ALZA LA TESTA, MI VEDI?”. E L'HA VISTA PROPRIO MENTRE SI LASCIAVA CADERE NEL VUOTO...

Fulvio Bufi per il “Corriere della Sera”

Il mondo di Giada non esisteva. Il mondo che lei assicurava ai genitori di frequentare, quello che raccontava agli amici, quello che fingeva di condividere con il fidanzato. Niente era vero. Non solo non esisteva la laurea, non esisteva nemmeno qualche esame superato, perfino l'università non esisteva.

Tutto costruito da lei nella rappresentazione di una realtà alla quale evidentemente si sentiva obbligata pur se non le apparteneva. L'unica verità Giada De Filippo l'ha detta lunedì al fidanzato un attimo prima di lanciarsi dal terrazzo della facoltà di Scienze naturali nella cittadella universitaria di Monte Sant' Angelo. 

Lui l'ha chiamata al cellulare perché non riusciva più a trovarla e lei gli ha risposto. «Sono qui, alza la testa, mi vedi?». E l'ha vista. L'ha vista lasciarsi cadere nel vuoto, l'ha vista morire.

GIADA DE FILIPPOGIADA DE FILIPPO
Fino all'ultimo Giada non ha chiesto aiuto. Il motivo per il quale ha scelto di rispondere al cellulare pure se ormai era a cinquanta centimetri dalla fine non lo saprà mai nessuno, come nessuno saprà mai il perché di quella recita costruita nei dettagli. Non solo aveva raccontato ai genitori, al fratello, al fidanzato e a parenti e amici che stava per laurearsi, ma aveva voluto che tutto, proprio tutto, fosse come quando ci si laurea davvero.

Anzi di più, perché le bomboniere ormai non sempre si fanno, e invece lei era andata a sceglierle; pure il pranzo al ristorante non è una abitudine proprio irrinunciabile, ma lei diceva di tenerci, e il papà aveva già prenotato e gli invitati erano stati avvertiti. E poi il tailleur, il parrucchiere e tutte quelle cose che ci si porta dietro per festeggiare dopo la proclamazione.

GIADA DE FILIPPOGIADA DE FILIPPO
Nella finzione che Giada aveva messo in piedi, nemmeno il luogo dove tutto è avvenuto aveva un legame con la sua storia di non studentessa universitaria e quindi di non laureanda. Giada era stata iscritta alla facoltà di Farmacia per tre anni di seguito, pur senza dare esami. E però quest'estate aveva deciso di non andarci neppure in segreteria a presentare i documenti e pagare le tasse inutilmente per la quarta volta.

Negli elenchi degli studenti della Federico II per l'anno accademico 2017-2018 il nome di Giada De Filippo non c'è. E comunque lì a Monte Sant' Angelo, dove lunedì c'erano effettivamente le sedute di laurea, non aveva mai messo piede, perché la facoltà di Farmacia è altrove. I ragazzi che avrebbero dovuto discutere la tesi l'altro giorno (qualcuno lo ha anche fatto, ma poi tutto è stato sospeso e ovviamente non c'è stata nessuna proclamazione), sarebbero diventati dottori in Scienze naturali.
IL SUICIDIO DI GIADA DE FILIPPO - CITTADELLA UNIVERSITARIAIL SUICIDIO DI GIADA DE FILIPPO - CITTADELLA UNIVERSITARIA

Ma anche la cittadella universitaria faceva parte della sceneggiatura che questa ragazza di 25 anni della provincia di Isernia ha scritto dentro di sé per andarsene dal mondo. Le aule e i corridoi di Scienze, e poi le scale e il terrazzo ne erano la location.

Giada aveva pianificato ogni dettaglio. Forse solo la telefonata del fidanzato era fuori copione. O magari no. Tanto che cambia? Quello che veramente lei coltivava nella sua mente non potrà saperlo mai nessuno. Il papà, un maresciallo dei carabinieri in pensione, si tormenta e si accusa di non aver capito, ma nessuno ha capito, nemmeno il fidanzato, che faceva progetti di matrimonio e lunedì aveva fatto venire da Roma pure il suo papà, perché insomma erano tutti una famiglia.
IL SUICIDIO DI GIADA DE FILIPPOIL SUICIDIO DI GIADA DE FILIPPO

Una famiglia distrutta che oggi riporterà Giada a casa (il magistrato ha scelto di non far fare l'autopsia) e domani le dirà addio nella chiesa del paese. Ci saranno tutti perché è un paese dove tutti si conoscono, e dove nessuno giudica l'atto disperato di una ragazza, dice il sindaco, «di cui conoscevamo il sorriso dolcissimo ma non immaginavamo la fragilità».

Fonte: qui