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martedì 8 ottobre 2019
venerdì 19 ottobre 2018
UNA 21ENNE DI CITTÀ DEL CAPO È STATA STUPRATA PER ORE E UCCISA A SASSATE DA QUATTRO UOMINI
LA RAGAZZA STAVA VIAGGIANDO A BORDO DELLA SUA AUTO QUANDO HA VISTO UN SUO AMICO IN DIFFICOLTA', CIRCONDATO E MINACCIATO DA UNA GANG.
LEI SI È FERMATA PER AIUTARLO FINENDO PER DIVENTARE LA PREDA
Alessia Strinati per "www.leggo.it"
Voleva aiutare un amico in difficoltà, ma ha pagato la sua generosità con la vita. Hannah Cornelius, 21enne di Città del Capo è stata violentata per ore e poi uccisa a sassate da una gang che stava dando fastidio a un suo amico.
La ragazza aveva notato il giovane in difficoltà e si è avvicinata cercando di allontanare i suoi aguzzini, ma a quel punto è diventata lei il loro bersaglio.
La studentessa si era fermata con la sua auto per aiutare il compagno di studi in difficoltà: aveva visto che la gang lo stava prendendo in giro e lo provocava, ma il suo gesto ha scatenato la loro ira e la conseguente barbara violenza
I due ragazzi sono stati sequestrati, portati in periferia dove la ragazza è stata prima violentata e poi uccisa. Prima di lei il suo amico è stato picchiato brutalmente e poi lasciato agonizzante in terra perché creduto morto, come riporta anche la stampa locale.
A lanciare l'allarme è stato proprio il ragazzo che, dopo l'allontanamento della banda, è riuscito a mettersi in piedi e ad allertare i soccorsi. La polizia ha individuato quattro uomini tra i 27 e i 30 anni che sono stati messi in galera, pare che la loro intenzione fosse di derubare il ragazzo, l'intervento della 21enne avrebbe innescato la loro follia. Il giovane aggredito è in fase di guarigione, mentre per la sua amica non c'è stato nulla da fare.
Fonte: qui
venerdì 13 luglio 2018
IN CINA UN RAGAZZINA DI 15 ANNI PARTORISCE IN STRADA E LA MADRE LA COSTRINGE AD ABBANDONARLO SU ALCUNI STRACCI E SOTTO UN OMBRELLO
I PASSANTI IMPLORANO LA DONNA AFFINCHÉ SE NE PRENDA CURA, MA LA NEO NONNA È IRREMOVIBILE: “NON LO VOGLIAMO”
ALLA FINE IL PICCOLO… (VIDEO)
Alessia Strinati per "www.leggo.it"
Una 15enne partorisce in strada in modo inaspettato, ma quello che fa la madre, nonna del neonato, lascia i passanti senza parole.
La donna, dopo aver lasciato che la figlia mettesse al mondo il nipote in strada sotto la pioggia, ha abbandonato il bambino sul marciapiede, lasciandolo in strada avvolto da alcuni stracci e riparato sotto un ombrello.
I passanti hanno ripreso la scena, e hanno implorato la donna di prendersi cura del piccolo, ma la signora sarebbe stata irremovibile: «No no, non vogliamo questo bambino».
Secondo quanto riporta il Daily Mail, la 15enne sarebbe rimasta incinta durante un periodo di studio fuori casa, al ritorno nella sua città natale, Jiangsu, in Cina, per una visita, ha avuto le prime contrazioni.
Sembra che la madre non sapesse della gravidanza: ha lasciato che la figlia partorisse nel tragitto verso l'ospedale e ha poi abbandonato in strada il piccolo.
Il bambino è stato portato all'interno del Taixing People's Hospital e accudito dai medici che hanno riscontrato il suo perfetto stato di salute. La giovane madre del neonato è stata trasportata in ospedale poco dopo e ha subito un intervento per un problema di placenta ritenuta.
Nessun provvedimento è stato preso da parte della polizia verso la nonna, ma non si conosce ancora il destino del bambino.
Fonte: qui
venerdì 4 maggio 2018
STUDENTESSA MILANESE IN GITA SCOLASTICA FUMA UNO SPINELLO E CADE DALLA FINESTRA: DENUNCIATE DUE COMPAGNE PER CESSIONE DI STUPEFACENTI
UNO DEGLI ACCOMPAGNATORI SCOLASTICI: "QUALCUNO DEI RAGAZZI HA COMPRATO DELL'ERBA PER STRADA"
Tragedia sfiorata durante la gita scolastica organizzata a Napoli dalla scuola di odontotecnica dell'istituto Ipsia Vasco Mainardi di Corbetta (Milano). E' successo a fine aprile ma la notizia è filtrata soltanto oggi. Una ragazza di 17 anni, studentessa di terza, si è sentita male ed è precipitata dalla finestra al primo piano dell'hotel Diamond di piazza Guglielmo Pepe, zona Mercato, nel quale soggiornava insieme con la sua classe, fratturandosi il bacino.
Inizialmente ricoverata all'ospedale Cardarelli, la giovane è stata poi trasferita al Niguarda dove è stata sottoposta a un intervento chirurgico. Le sue condizioni sono in via di miglioramento, la prognosi è di 40 giorni. Secondo il racconto di alcuni compagni, la ragazza aveva bevuto e fumato uno spinello e in stato confusionale si sarebbe sporta dalla finestra perdendo l'equilibrio ed è precipitata atterrando di schiena, fortunatamente il volo è stato di cinque metri. Sempre secondo la ricostruzione fatta dagli amici, avrebbe scambiato la finestra con la porta.
"Hanno fatto una stupidata", ha commentato Maurizio Salvati, collaboratore del dirigente scolastico dell'istituto. "Qualcuno dei ragazzi ha comprato dell'erba per strada, durante la gita a Napoli, e l'ultima sera prima del ritorno a Milano se la sono fumata in compagnia, hanno fatto branco. La 17enne si è sentita male e ha aperto la finestra per prendere aria, ha perso l'equilibrio ed è caduta giù".
"Voglio precisare - ha aggiunto- che la ragazza è una studentessa modello, che sono tutti bravi ragazzi e che gli accompagnatori sono tre docenti esperti che avevano fatto un controllo nelle stanze proprio poco prima dell'accaduto. I carabinieri di Napoli hanno sentito i ragazzi e poi hanno dato loro il permesso di tornare a casa a Milano". A seguito delle testimonianze raccolte, i carabinieri hanno denunciato due coetanee della vittima per cessione di stupefacenti e lesioni in conseguenza di altro reato.
Fonte: qui
martedì 10 aprile 2018
LAUREA CON SUICIDIO – LA FINZIONE COSTRUITA DA UNA 25ENNE DI ISERNIA, CHE HA INVITATO PARENTI, AMICI E FIDANZATO ALLA TESI MA AVEVA ABBANDONATO L’UNIVERSITÀ. CHIAMATI SOLO PER ASSISTERE AL GESTO FINALE
IL GRANDE SEGRETO TENUTO NASCOSTO E POI IL LANCIO NEL VUOTO DA VENTI METRI
Bianca De Fazio per “la Repubblica”
Arrancava dietro a esami che non riusciva a sostenere. Si disperava, in silenzio e in solitudine, per gli insuccessi; uno dopo l'altro. Esame dopo esame. Senza mai riuscire a superarne uno, senza decidersi a confessare alla famiglia, né al fidanzato, quel segreto che le pesava sulla coscienza e che ieri l'ha portata al suicidio, nel giorno in cui, secondo la finzione sostenuta con parenti e amici, avrebbe dovuto laurearsi.
G., 25enne di Sesto Campano, in provincia di Isernia, era iscritta al corso di laurea in Scienze nutraceutiche del dipartimento di Farmacia della Federico II di Napoli.
Si è lanciata nel vuoto dall' ultimo piano dell'edificio di Scienze della terra, in uno dei campus universitari della città. Si è lanciata lasciandosi alle spalle la famiglia giunta al completo per festeggiare la sua laurea. I vestiti della festa e i fiori. L' euforia e poi lo strazio. Il padre pensionato, la madre, i fratelli, il fidanzato, il suocero. Tutti stretti attorno a lei, tutti convinti che stesse per raggiungere il traguardo.
Nessuno sospettava la finzione.
Nessuno era riuscito a far breccia nella fragilità che le aveva impedito, per anni, di confessare la verità su quegli esami mai superati. Secondo indiscrezioni che giungono dagli uffici amministrativi dell'ateneo, la studentessa aveva smesso da oltre un anno di pagare le tasse universitarie. Dal punto di vista formale, dunque, aveva del tutto abbandonato l'università.
«Ai miei lo dirò domani», si ripeteva. Ma quel domani non è mai arrivato. È arrivato invece il gesto disperato: il lancio nel vuoto. G. ha portato la sua finzione fino alle estreme conseguenze. Forse travolta dalle aspettative dei familiari, ha raccontato loro che la seduta di laurea era fissata, finalmente. E li ha condotti lì, in una sede universitaria che, tra l'altro, non era la sua: Farmacia è in tutt' altra zona della città, ed è possibile che la ragazza avesse scelto il campus di Monte Sant'Angelo per evitare di incontrare colleghi che avrebbero potuto svelare la sua bugia.
Agli amici e ai familiari che si aspettavano di vivere un giorno di festa ha detto che la laurea si sarebbe tenuta proprio lì. Poi si è allontanata con la scusa di cercare l'aula giusta. G. tardava a riapparire, così il fidanzato le ha telefonato, in apprensione per il suo ritardo, e lei gli ha chiesto di raggiungerla sul terrazzo. Ma appena il giovane ha salito le scale, lei si è lanciata: venti metri di vuoto. Poi solo lo strazio.
L'ateneo si è fermato, colpito dal lutto. Il rettore Gaetano Manfredi, subito arrivato sul posto, ha proclamato per oggi una giornata di lutto per l'intera università. Sospese o rinviate tutte le attività non strettamente didattiche.
Su richiesta unanime delle associazioni studentesche, sono state rinviate anche le elezioni che dovevano prendere il via proprio oggi per scegliere i rappresentanti degli studenti negli organi di governo dell'ateneo.
G. aveva forse programmato il suo suicidio. Ieri pomeriggio, gli agenti del commissariato hanno ascoltato i genitori e il fidanzato, mentre il pm De Simone disponeva l'esame esterno sul corpo della ragazza, che si prevede potrà essere portato a casa già oggi.
«Un gesto così proprio da lei, sempre solare e sorridente, nessuno se lo sarebbe aspettato», dice Luigi Paolone, sindaco di Sesto Campano, che ha proclamato il lutto cittadino per il giorno dei funerali.
Fonte: qui
NESSUNO AVEVA CAPITO IL TORMENTO DI GIADA DE FILIPPO, CHE SI E’ SUICIDATA NEL GIORNO DELLA SUA (FINTA) LAUREA. IN QUATTRO ANNI, LA RAGAZZA NON AVEVA DATO ESAMI MA AVEVA DETTO A TUTTI CHE STAVA PER CONCLUDERE GLI STUDI E AVEVA SCELTO ANCHE LE BOMBONIERE
L'UNICA VERITÀ L'HA DETTA AL FIDANZATO UN ATTIMO PRIMA DI LANCIARSI DAL TERRAZZO DELLA FACOLTÀ DI SCIENZE NATURALI NELLA CITTADELLA DI MONTE SANT'ANGELO.
LUI L'HA CHIAMATA AL CELLULARE PERCHÉ NON RIUSCIVA PIÙ A TROVARLA E LEI GLI HA RISPOSTO. “SONO QUI, ALZA LA TESTA, MI VEDI?”. E L'HA VISTA PROPRIO MENTRE SI LASCIAVA CADERE NEL VUOTO...
Fulvio Bufi per il “Corriere della Sera”
Il mondo di Giada non esisteva. Il mondo che lei assicurava ai genitori di frequentare, quello che raccontava agli amici, quello che fingeva di condividere con il fidanzato. Niente era vero. Non solo non esisteva la laurea, non esisteva nemmeno qualche esame superato, perfino l'università non esisteva.
Tutto costruito da lei nella rappresentazione di una realtà alla quale evidentemente si sentiva obbligata pur se non le apparteneva. L'unica verità Giada De Filippo l'ha detta lunedì al fidanzato un attimo prima di lanciarsi dal terrazzo della facoltà di Scienze naturali nella cittadella universitaria di Monte Sant' Angelo.
Lui l'ha chiamata al cellulare perché non riusciva più a trovarla e lei gli ha risposto. «Sono qui, alza la testa, mi vedi?». E l'ha vista. L'ha vista lasciarsi cadere nel vuoto, l'ha vista morire.
Fino all'ultimo Giada non ha chiesto aiuto. Il motivo per il quale ha scelto di rispondere al cellulare pure se ormai era a cinquanta centimetri dalla fine non lo saprà mai nessuno, come nessuno saprà mai il perché di quella recita costruita nei dettagli. Non solo aveva raccontato ai genitori, al fratello, al fidanzato e a parenti e amici che stava per laurearsi, ma aveva voluto che tutto, proprio tutto, fosse come quando ci si laurea davvero.
Anzi di più, perché le bomboniere ormai non sempre si fanno, e invece lei era andata a sceglierle; pure il pranzo al ristorante non è una abitudine proprio irrinunciabile, ma lei diceva di tenerci, e il papà aveva già prenotato e gli invitati erano stati avvertiti. E poi il tailleur, il parrucchiere e tutte quelle cose che ci si porta dietro per festeggiare dopo la proclamazione.
Nella finzione che Giada aveva messo in piedi, nemmeno il luogo dove tutto è avvenuto aveva un legame con la sua storia di non studentessa universitaria e quindi di non laureanda. Giada era stata iscritta alla facoltà di Farmacia per tre anni di seguito, pur senza dare esami. E però quest'estate aveva deciso di non andarci neppure in segreteria a presentare i documenti e pagare le tasse inutilmente per la quarta volta.
Negli elenchi degli studenti della Federico II per l'anno accademico 2017-2018 il nome di Giada De Filippo non c'è. E comunque lì a Monte Sant' Angelo, dove lunedì c'erano effettivamente le sedute di laurea, non aveva mai messo piede, perché la facoltà di Farmacia è altrove. I ragazzi che avrebbero dovuto discutere la tesi l'altro giorno (qualcuno lo ha anche fatto, ma poi tutto è stato sospeso e ovviamente non c'è stata nessuna proclamazione), sarebbero diventati dottori in Scienze naturali.
Ma anche la cittadella universitaria faceva parte della sceneggiatura che questa ragazza di 25 anni della provincia di Isernia ha scritto dentro di sé per andarsene dal mondo. Le aule e i corridoi di Scienze, e poi le scale e il terrazzo ne erano la location.
Giada aveva pianificato ogni dettaglio. Forse solo la telefonata del fidanzato era fuori copione. O magari no. Tanto che cambia? Quello che veramente lei coltivava nella sua mente non potrà saperlo mai nessuno. Il papà, un maresciallo dei carabinieri in pensione, si tormenta e si accusa di non aver capito, ma nessuno ha capito, nemmeno il fidanzato, che faceva progetti di matrimonio e lunedì aveva fatto venire da Roma pure il suo papà, perché insomma erano tutti una famiglia.
Una famiglia distrutta che oggi riporterà Giada a casa (il magistrato ha scelto di non far fare l'autopsia) e domani le dirà addio nella chiesa del paese. Ci saranno tutti perché è un paese dove tutti si conoscono, e dove nessuno giudica l'atto disperato di una ragazza, dice il sindaco, «di cui conoscevamo il sorriso dolcissimo ma non immaginavamo la fragilità».
Fonte: qui
Fulvio Bufi per il “Corriere della Sera”
Il mondo di Giada non esisteva. Il mondo che lei assicurava ai genitori di frequentare, quello che raccontava agli amici, quello che fingeva di condividere con il fidanzato. Niente era vero. Non solo non esisteva la laurea, non esisteva nemmeno qualche esame superato, perfino l'università non esisteva.
Tutto costruito da lei nella rappresentazione di una realtà alla quale evidentemente si sentiva obbligata pur se non le apparteneva. L'unica verità Giada De Filippo l'ha detta lunedì al fidanzato un attimo prima di lanciarsi dal terrazzo della facoltà di Scienze naturali nella cittadella universitaria di Monte Sant' Angelo.
Lui l'ha chiamata al cellulare perché non riusciva più a trovarla e lei gli ha risposto. «Sono qui, alza la testa, mi vedi?». E l'ha vista. L'ha vista lasciarsi cadere nel vuoto, l'ha vista morire.
Fino all'ultimo Giada non ha chiesto aiuto. Il motivo per il quale ha scelto di rispondere al cellulare pure se ormai era a cinquanta centimetri dalla fine non lo saprà mai nessuno, come nessuno saprà mai il perché di quella recita costruita nei dettagli. Non solo aveva raccontato ai genitori, al fratello, al fidanzato e a parenti e amici che stava per laurearsi, ma aveva voluto che tutto, proprio tutto, fosse come quando ci si laurea davvero.
Anzi di più, perché le bomboniere ormai non sempre si fanno, e invece lei era andata a sceglierle; pure il pranzo al ristorante non è una abitudine proprio irrinunciabile, ma lei diceva di tenerci, e il papà aveva già prenotato e gli invitati erano stati avvertiti. E poi il tailleur, il parrucchiere e tutte quelle cose che ci si porta dietro per festeggiare dopo la proclamazione.
Nella finzione che Giada aveva messo in piedi, nemmeno il luogo dove tutto è avvenuto aveva un legame con la sua storia di non studentessa universitaria e quindi di non laureanda. Giada era stata iscritta alla facoltà di Farmacia per tre anni di seguito, pur senza dare esami. E però quest'estate aveva deciso di non andarci neppure in segreteria a presentare i documenti e pagare le tasse inutilmente per la quarta volta.
Negli elenchi degli studenti della Federico II per l'anno accademico 2017-2018 il nome di Giada De Filippo non c'è. E comunque lì a Monte Sant' Angelo, dove lunedì c'erano effettivamente le sedute di laurea, non aveva mai messo piede, perché la facoltà di Farmacia è altrove. I ragazzi che avrebbero dovuto discutere la tesi l'altro giorno (qualcuno lo ha anche fatto, ma poi tutto è stato sospeso e ovviamente non c'è stata nessuna proclamazione), sarebbero diventati dottori in Scienze naturali.
Ma anche la cittadella universitaria faceva parte della sceneggiatura che questa ragazza di 25 anni della provincia di Isernia ha scritto dentro di sé per andarsene dal mondo. Le aule e i corridoi di Scienze, e poi le scale e il terrazzo ne erano la location.
Giada aveva pianificato ogni dettaglio. Forse solo la telefonata del fidanzato era fuori copione. O magari no. Tanto che cambia? Quello che veramente lei coltivava nella sua mente non potrà saperlo mai nessuno. Il papà, un maresciallo dei carabinieri in pensione, si tormenta e si accusa di non aver capito, ma nessuno ha capito, nemmeno il fidanzato, che faceva progetti di matrimonio e lunedì aveva fatto venire da Roma pure il suo papà, perché insomma erano tutti una famiglia.
Una famiglia distrutta che oggi riporterà Giada a casa (il magistrato ha scelto di non far fare l'autopsia) e domani le dirà addio nella chiesa del paese. Ci saranno tutti perché è un paese dove tutti si conoscono, e dove nessuno giudica l'atto disperato di una ragazza, dice il sindaco, «di cui conoscevamo il sorriso dolcissimo ma non immaginavamo la fragilità».
Fonte: qui
sabato 6 gennaio 2018
ROMA, SOSPESO IL PROFESSORE DEL LICEO TASSO, LA STUDENTESSA CHE LO HA DENUNCIATO PER MOLESTIE SESSUALI
"CREDO VOLESSE METTERSI CON ME. E' ARRIVATO A SCRIVERMI 200 SMS IN UN GIORNO. SE NON MI FACEVO VIVA IMPAZZIVA: "COSA STAI FACENDO, PERCHÉ NON RISPONDI?"
“NEI MESSAGGI PARLAVA DI SESSO, ORGASMI E VIAGRA”
STUDENTI IN RIVOLTA: NON LO VOGLIAMO PIÙ
Valentina Santarpia per il Corriere della Sera
Messaggi inequivocabili, atteggiamenti inaccettabili, al punto che all' ufficio scolastico regionale nel leggere quelle pagine hanno pensato che il prof fosse «impazzito»: anche la relazione ispettiva del ministero dell' Istruzione non lascerebbe dubbi sul comportamento di Maurizio Gracceva, il professore di filosofia e storia del liceo Tasso di Roma indagato per molestie nei confronti delle sue allieve.
Tant' è vero che il docente è stato sospeso dal servizio: il provvedimento cautelativo, notificato tra ieri e oggi, entro 10 giorni dovrà essere confermato dal dirigente dell' Ufficio scolastico regionale (Usr) del Lazio, Gildo De Angelis. Che anticipa: «Certo che lo confermerò. Andrò avanti, non mi sembra ci siano dubbi su quello che è successo».
Nonostante lo sdegno per le segnalazioni arrivate già a settembre, De Angelis e il suo staff sono stati attenti a seguire la procedura corretta per evitare che un giudice potesse poi ricusare il provvedimento. Così, in attesa dell' ispezione del Miur, il dirigente scolastico Paolo Pedullà ha spostato il prof in un' altra sezione.
A novembre l' ispettrice - è stata scelta una donna per facilitare i contatti con le ragazze coinvolte - ha iniziato a raccogliere testimonianze, e il 20 dicembre ha consegnato una fitta documentazione al direttore dell' Ufficio scolastico regionale. La stessa allegata al provvedimento di sospensione. «Ho letto quello che raccontano le ragazze, le trascrizioni dei messaggi... impossibile credere che una persona così rispettabile, di una certa età, sposato, abbia fatto tutto questo», commenta De Angelis. A lui toccherà portare avanti la delicatissima questione nei prossimi mesi.
Dopo la conferma della sospensione, il professore potrà presentare le sue controdeduzioni e il direttore avrà 120 giorni per stabilire la sanzione disciplinare: si va dal richiamo al licenziamento, ma in questo caso l' iter sembra chiaro. «Se non si dimetterà per andare in pensione dal 1° settembre, come sembra intenzionato a fare, dovrò licenziarlo», annuncia. La strada che preferirebbe seguire l' Usr è quella della moral suasion : evitare clamori, anche per le famiglie coinvolte, e accompagnarlo alla pensione. Nonostante studenti e famiglie non lo vogliano più a scuola, il professore ha anticipato che il 12 gennaio, quando sarà ascoltato dal pm Francesca Passaniti, spiegherà che si è trattato di un «grande equivoco». Preoccupato Mario Rusconi, Associazione presidi: «Serve un codice deontologico per chi opera a scuola».
2. LA PRIMA A DENUNCIARE
Erica Dellapasqua per il Corriere della Sera
«Le alunne coinvolte sono almeno una decina. Mi mostrava i loro messaggi: già prima del Tasso, in altre scuole, aveva avuto storie, incontri e non solo parole».
È maggiorenne ma, comprensibilmente, vuole restare anonima la ragazza che per prima ha denunciato Maurizio Gracceva, il professore di storia e filosofia dello storico liceo Tasso adesso accusato di molestie.
Al Tasso chi lo sapeva?
«Il mio migliore amico ha stampato tutti gli sms che mi aveva inviato e li ha portati al preside. Lo sapevano anche gli insegnanti: era già stato richiamato anche prima della mia denuncia, gli altri prof lo controllavano».
Perché alunne e professore si scambiano il numero di cellulare?
«Per motivi scolastici, c' era la scusa di condividere un libro. Diceva "ti lascio il mio numero così stasera mi ricordi che domani devo portartelo" e cominciava la conversazione. Lui si è sempre vantato di avere un rapporto amichevole coi suoi alunni, aperto. È convinto che lo adoriamo e per questo anche dopo aver saputo della denuncia, ha avuto la faccia tosta di ripresentarsi a scuola».
Quando hai avvertito che stava superando il confine?
«È un uomo colto, dai modi affascinanti, forse all' inizio io ho sbagliato a dargli corda ma pensavo mi volesse bene, c' era anche la prospettiva di scrivere un libro a quattro mani e non volevo rovinare tutto.
Poi ha cominciato a fare battute pesanti. Nei messaggi parlava di sesso, orgasmi e viagra. E quelli erano i suoi modi. Chiamava le ragazze alla cattedra e le faceva sedere vicine a lui. Se non gli stavi simpatica dava brutti voti: con me è successo, dopo il mio rifiuto raccontava anche agli altri prof che non ero più brava come prima».
Due anni così?
«No, quando è arrivato io e le mie amiche, che adesso sono anche le mie testimoni, eravamo in prima liceo, non capivamo davvero quel genere di atteggiamenti. La situazione cambia tra maggio e luglio (del 2017, ndr ), 2.600 messaggi che adesso sono a disposizione della Procura. E se non mi facevo viva impazziva, alzava i toni: "Cosa stai facendo, perché non rispondi?". Ad agosto, durante la pausa estiva, ha cominciato a tartassare una mia amica perché voleva che tornassi a rispondergli ai messaggi, diceva che l' avevo illuso, credo volesse mettersi con me, era capace di inviare duecento sms in un giorno. Poi a settembre, col rientro a scuola, la situazione è precipitata».
Che cosa è successo?
«Io ho sempre avuto la media del 9 e invece non andava più bene niente. Diceva "quanto sei peggiorata". Ho sostenuto un' interrogazione su Kant di due ore mentre lui continuava a farmi perdere il filo. E fuori dalla classe fissava me e il mio ragazzo in modo inquietante. A quel punto l' ho detto al mio migliore amico e il caso è scoppiato: abbiamo mostrato i messaggi al preside e il 12 ottobre ho presentato denuncia».
Perché parli di un caso non isolato?
«Perché lui stesso mi raccontava delle altre sue ragazze, alunne anche di altre scuole. Le sceglieva fragili, timide, forse per evitare che parlassero. Faceva tanti regali: libri, un disegno, una collana».
Se tornasse a scuola?
«Se prova a mettere piede al Tasso ci saranno le barricate».
Fonte: qui
mercoledì 8 novembre 2017
SI "INFATUA" DI UNA SUA ALLIEVA E LA RICATTA: SESSO E FOTO HARD IN CAMBIO DI UNA LODE SULLA LAUREA
CHIESTI TRE ANNI PER UN DOCENTE DELL'UNIVERSITÀ DI TORINO FINITO IN MANETTE NEL 2016 DOPO LA DENUNCIA DELLA STUDENTESSA
Da www.tio.ch
Si era «infatuato» di una sua studentessa e l'aveva ricattata chiedendole prima di fare sesso con lui e poi di inviarle degli scatti hard in cambio della tanto agognata lode sulla sua laurea di giurisprudenza. Per questo motivo un professore dell'Università di Torino si trova in questi giorni alla sbarra nel capoluogo piemontese.
La 22enne però non ha abboccato e lo ha denunciato al garante degli studenti dell'Ateneo il quale si è poi rivolto alle autorità. Il professore è finito in manette lo scorso 11 novembre, riporta il quotidiano italiano la Stampa.
Secondo l'avvocato difensore dell'uomo il fatto è avvenuto «in un periodo della vita segnato da disagio psicologio e dall'utilizzo di sostanze stupefacenti». Il pubblico ministero ha chiesto tre anni di detenzione con l'accusa di concussione e detenzione di materiale pedopornografico.
Fonte: qui
lunedì 25 settembre 2017
A RIMINI E FIRENZE ALTRE DUE NUOVE DENUNCE PER VIOLENZA SESSUALE
IN RIVIERA UNA STUDENTESSA ERASMUS DI NAZIONALITA’ SPAGNOLA RACCONTA DI ESSERE STATA ABUSATA IN DISCOTECA
IN TOSCANA UNA MINORENNE ACCUSA UN “RAGAZZO DELL'EST SUI 25 ANNI” DI AVERLA VIOLENTATA NEL RIPOSTIGLIO DI UN LOCALE…
G. Fas. per il Corriere della Sera
Le stesse città e lo stesso reato. Parliamo di violenze sessuali, ancora a Rimini e ancora a Firenze, dopo gli stupri delle ultime settimane.
Sabato pomeriggio una studentessa Erasmus ventenne di nazionalità spagnola ha raccontato ai carabinieri di Rimini di essere stata violentata, la notte precedente, ma non ha saputo dare nessun dettaglio sull' episodio. Aveva bevuto molto e quello che ha messo nero su bianco nella denuncia è soltanto il resoconto di flash, come li ha chiamati lei. Dalla sua memoria sarebbero riemersi istanti dello stupro ma la ragazza non ha saputo dire né se il suo aggressore era solo, né dove sarebbe avvenuto l' abuso né quanto e cosa ha bevuto e nemmeno la nazionalità di chi avrebbe abusato di lei.
Dice però di aver preso alcuni drink con degli italiani, a inizio serata.
All' appello dei suoi ricordi mancano più di tre ore durante le quali la studentessa, arrivata in Italia da circa un mese, è rimasta all' interno di una discoteca sul lungomare della città. C' era arrivata verso mezzanotte con la ragazza che divide l' appartamento con lei, sua connazionale. Poi le loro strade si erano divise. Si sono ritrovate alle quattro del mattino e sono rientrate a casa.
Quei flash sullo stupro, ha raccontato poi la studentessa, sono arrivati in mattinata, assieme a dolori e bruciori nelle parti genitali. I medici hanno diagnosticato lievi lesioni esterne che non escludono ma che da sole non bastano a confermare lo stupro. La conferma potrebbe però venire dall' esito di altri esami ancora in corso. I carabinieri stanno cercando di fare chiarezza sentendo le persone presenti nella discoteca, controllando contatti e messaggi sul telefonino della ragazza e visionando le immagini delle telecamere di sicurezza all' esterno del locale.
È invece la squadra mobile a indagare su un altro episodio di presunta violenza sessuale, stavolta a Firenze. Una diciassettenne italiana accusa un «ragazzo dell' Est sui 25 anni» (del quale non conosce l' identità) di averla violentata, sabato sera, nel ripostiglio di un locale notturno del centro città.
Anche in questo caso la ragazza ha detto di aver bevuto e ha rivelato che il suo aggressore (finora introvabile) avrebbe indossato un profilattico. Dagli accertamenti medici nessun riscontro di lesioni.
Fonte: qui
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