A Torino 45 imputati. Teste, situazione incandescente
(ANSA) - TORINO, 20 SET - A quasi sei anni dai fatti contestati è cominciato a Torino un maxi-processo per le manifestazioni di protesta popolare organizzate dal movimento dei Forconi nel dicembre del 2013. La causa si riferisce, in particolare, i blocchi stradali che per tre giorni si susseguirono a Pinerolo e nel circondario. Gli imputati sono 45 e rispondono di interruzione di pubblico servizio (per gli stop imposti agli autobus di linea) in relazione alla violenza privata. Il primo dei testimoni ascoltati dai giudici, un automobilista, ha comunque precisato che i dimostranti non gli fecero perdere più di cinque minuti e che il ritardo non ebbe gravi conseguenze perché stava tornando a casa dal lavoro.
Le manifestazioni dei Forconi si tennero in diverse località italiane. A Torino ci furono incidenti in piazza Castello, davanti al palazzo della Regione Piemonte.
"Dal punto di vista dell'ordine pubblico era una situazione abbastanza incandescente". Così un maresciallo dei carabinieri, Mauro Paletto, ha illustrato al tribunale di Torino il clima vissuto durante i giorni delle proteste dei Forconi tra il 9 e l'11 dicembre 2013 nella zona di Pinerolo. Il sottufficiale ha testimoniato oggi all'apertura del maxi-processo a 45 persone imputate per i blocchi stradali che mandarono in tilt la circolazione. La comandante dei vigili urbani di Pinerolo, Ermenegilda Aloi, ha raccontato che, insieme al sindaco, tentò di convincere uno dei promotori a desistere. Il comandante della stazione dei carabinieri di Luserna San Giovanni, Nunzio Raia, ha riferito dei problemi subiti dai camionisti che dovevano entrare o uscire dall'area industriale del paese e un suo collega, l'ex comandante di Fenestrelle Filippo Ferraioli, ha aggiunto: "Tutte le persone della vallata avevano difficoltà a scendere. Una donna presentò una querela perché la sua automobile fu presa a calci".
Da Matteo Salvini una granata gettata sull'alleanza tra Pd e M5s, e una mossa che potrebbe favorire la scalata della candidata leghista Lucia Borgonzoni alla Regione Emilia Romagna. La Lega infatti chiederà la convocazione urgente in Commissione Antimafia (presieduta dal grillino Nicola Morra) di Graziano Delrio e il governatore dem Stefano Bonaccini (che molto probabilmente troverà un'alleanza, diretta o indiretta, coi 5 Stelle alle prossime regionali) per riferire sull'inchiesta Aemilia che ha messo in luce l'infiltrazione della 'ndrangheta nella storia roccaforte rossa.
GRAZIANO DELRIO RIPASSA DESTRA E SINISTRA DI BOBBIO PRIMA DELL'INCONTRO CON CONTE
"Chiederemo la convocazione urgente in commissione Antimafia per Graziano Delrio e Stefano Bonaccini", ha annunciato il capogruppo della Lega in Commissione Antimafia Gianluca Cantalamessa. "Abbiamo letto le motivazioni della sentenza di primo grado del processo Aemilia e che colpisce i clan in Emilia Romagna. In particolare, i giudici sostengono che i candidati sindaci di Reggio Emilia che nel 2009 andarono a Cutro a caccia di voti hanno rafforzato i boss.
ZINGARETTI BONACCINI
Tra i candidati andati in Calabria c'era Delrio, attuale esponente di spicco di un partito di governo, presidente del gruppo Pd alla Camera, ex ministro ed ex sindaco di Reggio Emilia. Delrio è d'accordo col giudizio dei magistrati? Quali iniziative parlamentari ha messo in campo per contrastare la mafia? Il 4 gennaio 2019 (parlando a partitodemocratico.it) aveva criticato duramente il Decreto sicurezza, giudicandolo folle.
Pensa che sia folle anche il rafforzamento dell'Agenzia per i Beni confiscati e sequestrati ai mafiosi, tra i punti qualificanti di quel Decreto? Pensa che sia folle confiscare i beni ai mafiosi per restituirli alla collettività? E ancora: pensa che sia folle punire duramente i trafficanti di esseri umani, anche grazie a nuovi strumenti di indagine, come prevedono i Decreti sicurezza? Può escludere che dietro al traffico di esseri umani ci sia anche la mafia?".
La Lega chiede poi la convocazione di Bonaccini, attuale presidente della Regione, "per capire quali iniziative ha messo in campo contro i clan e quale è la sua percezione, anche in vista della campagna elettorale regionale ormai alle porte. Per esempio, anche lui pensa che sia folle confiscare i beni ai mafiosi?
LUCIA BORGONZONI E MATTEO SALVINI
LUCIA BORGONZONI MATTEO SALVINI
Qualcuno gli ha mai chiesto di andare a Cutro per fare campagna elettorale? Le famiglie in odore di mafia potranno condizionare le prossime elezioni regionali?". "Siamo sicuri - conclude Cantalamessa - che la nostra richiesta sarà condivisa con entusiasmo anche dal presidente Morra, che giorni fa su Twitter ha scritto che le omissioni sono spesso gravi quanto, se non più, delle azioni. Non si va a Cutro per cercare i voti per divenire sindaco di Reggio Emilia. Siamo d’accordo con Morra e siamo curiosi di ascoltare Bonaccini e Delrio e le domande degli altri colleghi a partire dal Movimento 5 Stelle". Fonte: qui
A GIUDIZIO OLTRE A PARASI ANCHE L'EX VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO DELLA REGIONE LAZIO, ADRIANO PALOZZI DI FORZA ITALIA, L'EX ASSESSORE REGIONALE, MICHELE CIVITA DEL PD E IL SOPRINTENDENTE AI BENI CULTURALI, FRANCESCO PROSPERETTI
Andranno a processo in 12, tra cui l'imprenditore Luca Parnasi, mentre per tre è stato accordato il patteggiamento. Questa la decisione del gup della Capitale nell'ambito del filone principale dell'inchiesta sul nuovo Stadio della Roma calcio.
PALOZZI
A giudizio, oltre a Parnasi, vanno l'ex vicepresidente del Consiglio della Regione Lazio, Adriano Palozzi di Forza Italia, l'ex assessore regionale, Michele Civita del Pd e il soprintendente ai beni culturali, Francesco Prosperetti.
CENA DI FINANZIAMENTO DEL PD A ROMA MICHELE CIVITA
Vanno a processo poi Daniele Leoni, funzionario del Dipartimento Urbanistica del Comune di Roma, Giampaolo Gola, l'ex assessore allo sport del X Municipio, l'architetto Paolo Desideri, e Claudio Santini, ex capo di Gabinetto al Mibact. Le accuse sono a vario a titolo di associazione per delinquere, corruzione e finanziamento illecito.
FRANCESCO PROSPERETTI
I pm capitolini in particolare ipotizzano una presunta corruzione nell'ambito della variante del progetto per lo stadio che dovrebbe sorgere nella zona di Tor di Valle,á approvato poi col taglio del 50% delle cubature rispetto al progetto iniziale. Per questa vicenda Campidoglio e Regione Lazio hanno chiesto di costituirsi parti civili.
I patteggiamenti a due anni riguardano invece alcuni ex collaboratori del costruttore romano. La prima udienza del processo in tribunale è stata fissata per il 5 novembre 2019. Fonte: qui
È scoraggiante notare come gli Stati Uniti abbiano assunto le caratteristiche di uno stato di polizia dall'11 settembre. Le notizie di incursioni della polizia nelle case della gente sbagliate sono spesso nelle notizie. In un recente incidente, una squadra SWAT pesantemente armata è stata mandata in una casa della contea di St. Louis . Gli agenti armati entrarono nell'edificio senza bussare, spararono al cane di famiglia e costrinsero i membri della famiglia a inginocchiarsi sul pavimento dove furono in grado di osservare la lotta dell'animale domestico e poi la sua morte. I poliziotti hanno poi informato la famiglia che erano lì per non aver pagato la bolletta del gas. I gruppi per i diritti degli animali riferiscono che la sparatoria di animali domestici da parte della polizia è diventata di routine in molte giurisdizioni perché gli agenti affermano di sentirsi minacciati.
In effetti, qualsiasi incontro con qualsiasi polizia a qualsiasi livello è diventato pericoloso. C'era una volta la possibilità di discutere con un ufficiale sulla giustificazione di un biglietto del traffico, ma non è più così. Devi sedere con le mani chiaramente visibili sul volante mentre rispondi "Sì, signore!" A qualsiasi cosa il poliziotto dica. Ci sono stati numerosi incidenti in cui all'autista non cooperativo è stato ordinato di scendere dall'auto e finire per essere taserato o colpito da una pallottola.
Le corti si schierano costantemente con gli ufficiali di polizia e con il governo quando vengono violati i diritti individuali mentre la stessa Costituzione degli Stati Uniti è stata descritta pubblicamente dal presidente come "arcaica" e "una brutta cosa per il paese". L'Agenzia per la sicurezza nazionale ( NSA) raccoglie regolarmente e illegalmente le e-mail e le telefonate fatte dai cittadini che non hanno fatto nulla di sbagliato e il governo nega anche agli americani il diritto di recarsi in paesi che disapprova, ultimamente a Cuba.
E viaggiare da solo è diventato un'esperienza spiacevole ancor prima di sedersi nello spazio di 17 pollici offerto dalle maggiori compagnie aeree, con i branchi della Transportation Security Administration (TSA) che agiscono come giudice, giuria e boia per i viaggiatori che si sono confusi dalle regole in continua evoluzione su ciò che possono fare e portare con sé. La TSA sta ora regolarmente "esaminando" i telefoni e i laptop dei viaggiatori e persino scaricando le informazioni su di essi, il tutto senza un mandato o una causa probabile. E la TSA ha persino una "piccola lista" che identifica i viaggiatori che non collaborano e li contrassegna per molestie speciali.
Il Congresso sta prendendo in considerazione le fatture che renderanno le critiche a Israele un crimine, stabilendo un precedente che metterà fine alla libertà di parola, e l'imminente processo e la detenzione di Julian Assange per spionaggio sarà la morte di una stampa veramente libera. Gli americani non sono più garantiti da un processo con giuria e possono essere trattenuti indefinitamente dai tribunali militari senza accuse.Sotto George W. Bush le torture e le consegne sono state istituzionalizzate mentre Barack Obama ha iniziato la pratica di giustiziare cittadini statunitensi all'estero con un drone se fossero considerati una "minaccia".Non c'era nessun processo legale coinvolto e le liste di "uccisioni" venivano aggiornate ogni martedì mattina. E forse i più grandi crimini di tutti, sia Obama che George W. Bush non hanno esitato a bombardare gli stranieri, a provocare cambiamenti di regime e a iniziare illegalmente guerre in Asia e in Africa.
L'ultimo attacco alle libertà civili si riferisce a ciò che veniva chiamato privacy. In effetti, il governo degli Stati Uniti non riconosce che i cittadini hanno il diritto alla privacy. Funzionari della sicurezza nazionale e agenzie di intelligence si sono preoccupati che alcuni nuovi sistemi di crittografia utilizzati per il traffico e-mail e per i telefoni abbiano impedito il monitoraggio da parte del governo di quali informazioni vengono scambiate. Come spesso accade, il "terrorismo" è la ragione principale che viene citata per la necessità di leggere e ascoltare le comunicazioni dei cittadini comuni, ma si dovrebbe osservare che più persone negli Stati Uniti vengono uccise ogni anno da una caduta di mobili piuttosto che da atti di terrore. Va anche notato che i governi federale, statale e locale e le società private spendono ben oltre un trilione di dollari ogni anno per combattere la minaccia del terrorismo, la maggior parte dei quali è del tutto inutile o addirittura controproducente.
Alla fine di giugno alti funzionari dell'Amministrazione Trump collegati al Consiglio di sicurezza nazionale si sono incontrati per discutere cosa fare riguardo al crescente uso dei sistemi di crittografia efficaci sia dal pubblico sia da alcuni fornitori di servizi Internet, tra cui Apple, Google e Facebook. Particolare preoccupazione è stata espressa in merito ai sistemi che non possono essere infranti dall'NSA, anche se le risorse massime che utilizzano i computer dell'Agenzia sono impegnate nell'attività. È una condizione indicata dagli enti governativi come "oscurità".
In discussione c'era una proposta per andare al Congresso e chiedere una legge che proibisse la cosiddetta crittografia end-to-end o richiedesse una soluzione tecnologica che consentisse al governo di eluderla.La crittografia end-to-end, che codifica un messaggio in modo che sia leggibile solo dal mittente e dal destinatario, è stata sviluppata originariamente come funzionalità di sicurezza per gli iPhone in seguito all'esposizione di Edward Snowden sull'entità in cui la NSA stava sorvegliando gli Stati Uniti cittadini. L'end-to-end rende impossibile intercettare la maggior parte delle comunicazioni.Dal punto di vista delle forze dell'ordine, l'alternativa a una nuova legge che vieta o richiede l'elusione della caratteristica sarebbe uno sforzo importante e prolungato per consentire alle agenzie governative di rompere la crittografia, qualcosa che potrebbe non essere nemmeno possibile.
In passato, lo snooping governativo era abilitato da alcuni degli stessi provider di comunicazioni, con aziende come la AT & T engineering nel cosiddetto accesso "backdoor" ai loro server e centri di distribuzione, dove i messaggi potevano essere letti direttamente e le chiamate telefoniche registrate.Ma la crittografia end-to-end nega questa opzione inviando un messaggio su Ethernet che è illeggibile.
La sicurezza del telefono è stata l'ultima notizia dopo l'attacco terroristico di San Bernardino, California del 2015, che ne ha uccisi 14, quando il Dipartimento di Giustizia portò Apple in tribunale per accedere a un iPhone bloccato appartenente a uno degli uomini armati. Apple ha rifiutato di creare un software per aprire il telefono, ma l'FBI è stato in grado di trovare un tecnico che potesse farlo e il caso è stato abbandonato, con conseguente nessun precedente legale definitivo sulla capacità del governo di costringere una società privata a soddisfare le sue richieste.
C'è apparentemente poco desiderio al Congresso di occuparsi della questione della crittografia, anche se il Consiglio di sicurezza nazionale, guidato da John Bolton, vorrebbe chiaramente potenziare le forze dell'ordine e le agenzie di intelligence vietando completamente la crittografia indistruttibile. È, tuttavia, possibilmente qualcosa che può essere raggiunto attraverso un ordine esecutivo del presidente. Se verrà in questo modo, FBI, CIA e NSA saranno soddisfatti e avranno un facile accesso a tutte le e-mail e telefonate. Ma il prezzo da pagare è che una volta abbassati gli standard di sicurezza, chiunque altro con risorse tecniche minime sarà in grado di fare lo stesso, siano essi hacker o criminali. Come al solito, un governo sconnesso e sordomuto ha la necessità di "tenerti al sicuro" e si tradurrà in una perdita di libertà fondamentale che, una volta eliminata, non sarà mai recuperata.
Erano accusati di interruzione di pubblico servizio
L’ultimo, e lungo, procedimento penale a carico dei cosiddetti «Forconi» che nel dicembre 2013 avevano manifestato a Savona come in tutta Italia si è concluso questa mattinata con un’assoluzione con formula piena (giudice. Dott.ssa Bianchi) per i 4 imputati C.P., A.R., L.T. e S.S. per non aver commesso il fatto (il capo di imputazione era di interruzione di pubblico servizio).
Il difensore di S.S., Alessandro Parino, dichiara «Sono molto soddisfatto per l’esito del processo: è stato riconosciuto che il mio assistito, in quei giorni del dicembre 2013, aveva posto in essere comportamenti in piena osservanza dei dettami Costituzionali sulla libertà di manifestazione del proprio pensiero, non soltanto senza avere mai causato alcuna interruzione di pubblico servizio ma anche senza mai arrecare danno o minacce a qualcuno, né a comuni cittadini né alle forze dell’ordine. Era nostra intenzione ottenere un’assoluzione piena, infatti sebbene la prescrizione fosse vicina vi avremmo comunque rinunciato». Fonte: LaStampa.it
LA PROCURA GENERALE AVEVA CHIESTO 15 ANNI E 6 MESI: ANCHE IN PRIMO GRADO MORETTI VENNE CONDANNATO A 7 ANNI
IL MANAGER, CHE NON ERA IN AULA, ERA IMPUTATO DI DISASTRO, OMICIDIO PLURIMO COLPOSO, LESIONI COLPOSE, INCENDIO...
In secondo grado confermata pena a 7 anni carcere
(ANSA) - La corte di appello di Firenze ha condannato a 7 anni Mauro Moretti al processo per la strage di Viareggio. La procura generale aveva chiesto 15 anni e 6 mesi: anche in primo grado Moretti venne condannato a 7 anni in qualità di ex ad di Rfi. Moretti, che non era in aula, era imputato di disastro, omicidio plurimo colposo, lesioni colpose, incendio. L'11 febbraio Moretti disse in udienza di rinunciare alla prescrizione. La pg poi ha detto che c'è prescrizione da maggio 2018 per incendio e lesioni colpose.
Sono stati condannati anche i vertici Rfi Michele Mario Elia (ex ad) e Vincenzo Soprano (ex ad Trenitalia) a 6 anni: sono accusati a vario titolo, di omicidio plurimo colposo e disastro ferroviario. Il tribunale di Lucca li aveva tutti condannati il 31 gennaio 2017.
I SETTE ANNI INFLITTI IN APPELLO A MAURO MORETTI PER LA STRAGE DI VIAREGGIO SONO ARRIVATI CON DUE NOVITÀ RISPETTO AL PRIMO GRADO: IL MANAGER È STATO CONDANNATO NON SOLO COME EX AD DI RFI, LA CONTROLLATA CHE GESTISCE I BINARI, MA ANCHE COME EX AD DI FS, CIOÈ LA CAPOGRUPPO CHE CONTROLLA RFI E TRENITALIA (LA SOCIETÀ CHE FA CIRCOLARE I TRENI).
DALL'ALTRA PARTE, LA CORTE HA ASSOLTO IL GRUPPO DI DIREZIONE TECNICA DI RFI CHE IN PRIMO GRADO AVEVA RIPORTATO MOLTE CONDANNE…
«Amareggiato». «Scosso». Mauro Moretti, 65 anni, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e prima di Rete ferroviaria italiana (infine di Leonardo fino al 2017), ha saputo dal suo avvocato Armando D'Apote della conferma della sua condanna a sette anni da parte della Corte di appello di Firenze nel processo sulla strage ferroviaria di Viareggio.
Quell' aula in cui i parenti delle vittime hanno coperto 32 sedie con altrettante magliette, ciascuna con l'effigie di ognuno dei congiunti scomparsi il 29 giugno di dieci anni fa; quell'aula in cui pure si è seduto durante il dibattimento per protestare la propria innocenza e «per questo» rinunciare alla prescrizione, ieri Moretti non l'ha voluta vedere. Così non ha assistito neppure ai pianti e agli abbracci dei parenti delle vittime quando il verdetto è stato pronunciato.
Sette anni per Mauro Moretti, imputato per disastro, omicidio plurimo colposo, lesioni colpose e incendio. Con due novità rispetto alla sentenza di primo grado del Tribunale di Lucca: da una parte il manager è stato condannato non solo come ex amministratore delegato di Rfi, la controllata che gestisce i binari, ma ora anche come ex ad di Fs, cioè la capogruppo che controlla Rfi e Trenitalia (la società che fa circolare i treni). Dall' altra parte, la Corte d'appello ha assolto il gruppo di direzione tecnica di Rfi che in primo grado aveva riportato molte condanne.
Così, nei primissimi ragionamenti fatti con i suoi collaboratori, seguiti allo choc iniziale, dopo aver messo da parte l'irritazione per certi commenti sulla sentenza, come quelli trionfalistici di alcuni membri del M5S, si sono cominciate a fare strada alcune perplessità. La domanda che circolava fra il manager e le persone a lui più vicine è come sia possibile «condannare il vertice di un'azienda che ha preso delle decisioni organizzative di carattere generale» e assolvere invece i tecnici, cioè chi materialmente ha agito, decidendo di volta in volta come applicare al caso specifico tali decisioni necessariamente generiche?
MAURO MORETTI
E ancora: se questi tecnici invece sono stati assolti perché quel carrello maledetto che provocò l'esplosione era stato fornito fallato da una ditta straniera, che aveva presentato un certificato di revisione truffaldino, cosa avrebbe potuto fare di più il vertice dell'azienda?
STRAGE VIAREGGIO
Domande che reggeranno probabilmente il prossimo e ultimo ricorso, quello in Cassazione. Intanto qualcuno ieri, nell'entourage vicino a Moretti, si sarebbe spinto fino al punto di definire «politica» la sentenza. Politica perché non tecnica, in quanto prescinderebbe dal fatto in sé, basandosi invece su «una sorta di automatismo», previsto da una norma del 2001, per cui, se avviene un disastro in un'azienda, questo va riportato per forza a una «responsabilità oggettiva» dei suoi vertici apicali. A meno che i vertici non dimostrino di aver assunto «modelli organizzativi» idonei a evitare quel danno. Una norma che garantisce a chi la applica l'individuazione certa di un «capro espiatorio».
STRAGE VIAREGGIO
Il manager non avrebbe fatto propria questa definizione ma ne avrebbe sottoscritto in qualche modo il ragionamento sottostante sulla responsabilità oggettiva, su «quella norma così perfetta per un Paese di don Abbondio», un riferimento a quelli che non si assumono le proprie precise e dirette responsabilità.
La stessa norma, del resto, era stata esplicitamente richiamata nella condanna di primo grado in base alla quale Moretti aveva appreso che la sua responsabilità di amministratore di Rfi, cessata tre anni prima del disastro, per i giudici poteva estendersi fino alla data dello stesso. Al manager ora non resta che attendere. E parare i colpi. Il M5S ieri ha chiesto che Moretti rimetta il Cavalierato conferitogli dall' ex presidente Giorgio Napolitano. Fonte: qui
Fabio Serini, a processo nell’ambito del procedimento penale sullo stadio dell’As Roma, è stato riconfermato commissario dell’Ipa, l’istituto di previdenza per i dipendenti del Comune di Roma. La sindaca Virginia Raggi ha firmato l’ordinanza il 13 giugno , dopo un periodo di circa due settimane in cui l’avvocato livornese – nominato il 27 maggio 2017 su consiglio dell’allora super consulente Luca Lanzalone – ha dato continuità al suo mandato (scaduto il 25 maggio) in regime di auto-proroga “per tenere accesi i motori”. La Procura aveva chiesto il giudizio immediato per Serini, Lanzalone e il loro socio Luciano Costantini, nel dicembre scorso. L’incarico, come riporta l’ordinanza, durerà fino al 31 dicembre 2019, sebbene il termine del commissariamento sia fissato al 15 giugno 2020. Dal Comune di Roma assoluto silenzio sulle motivazioni della scelta.
VIRGINIA RAGGI FABIO SERINI
IL COINVOLGIMENTO DI SERINI NELL’INCHIESTA STADIO – Le cronache locali, a fine 2018, riportavano rumors provenienti dal Campidoglio secondo cui già dall’estate dello stesso anno – dunque all’indomani degli arresti dell’imprenditore Luca Parnasi e dell’avvocato Lanzalone – si stava cercando un sostituto per i vertici dell’Ipa “per motivi di opportunità”. Ricerca fin qui non andata a buon fine. Si tratta di un ruolo delicato, infatti, perché la società gode di una liquidità notevole, nonostante negli anni precedenti la Corte dei Conti abbia documentato sperperi e rimborsi facili.
LUCA LANZALONE VIRGINIA RAGGI FOTO LAPRESSE
Serini è finito a processo nell’ambito dell’inchiesta denominata “Rinascimento”, deflagrata a giugno 2018 con gli arresti dell’imprenditore Luca Parnasi e, fra gli altri, dell’allora presidente di Acea Spa, Luca Lanzalone. Per gli inquirenti, Lanzalone sarebbe “intervenuto presso il sindaco Virginia Raggi per la sua (di Serini ndr) nomina quale commissario straordinario e per la proroga di detta nomina alla scadenza annuale”. In cambio Lanzalone e Costantini, “si facevano indebitamente dare da Fabio Serini (…) un vantaggio patrimoniale consistente nell’attribuzione allo studio Lanzalone & Partners di più incarichi professionali”.
FABIO SERINI
Il 2 maggio 2018, ad esempio, Sereni firma una determina: oltre 11 mila e 500 euro per l’affidamento di incarichi “all’avvocato Luciano Costantini, dello Studio Legale ‘Lanzalone & Partners’”. Proprio Serini, tre giorni dopo, “chiama Lanzalone e gli chiede un aiuto perché gli serve un altro anno (evidentemente proroga nell’incarico di Commissario Ipa)”.
VIRGINIA RAGGI FABIO SERINI
LANZALONE E IL CONTRATTO CHE NON C’E’ – Nel frattempo, emergono nuovi particolari sulla vicenda della consulenza affidata all’avvocato Lanzalone. Consigliato a Virginia Raggi dai vertici del M5S, da fine 2016 e almeno fino alla sua nomina come presidente di Acea Spa, il 3 aprile 2017, il legale genovese aveva seguito per conto del Comune numerosi dossier caldi in Campidoglio: oltre alla difficile trattativa con l’As Roma sul futuro dello stadio, dalla Multiservizi ad Atac, passando per l’individuazione di professionisti che potessero ricoprire alcune caselle vacanti in Campidoglio.
LUCA LANZALONE VIRGINIA RAGGI FOTO LAPRESSE
“Lanzalone ha formalizzato il 10 febbraio una comunicazione con la quale veniva da me incaricato di seguire alcune vicende. In particolare anche quella relativa alla Eurnova srl”, aveva detto Virginia Raggi in Assemblea Capitolina il 7 marzo 2018. In realtà, come anticipato nei giorni scorsi da Repubblica e confermato a IlFattoQuotidiano.it da fonti della Corte dei Conti, la scorsa settimana la Guardia di Finanza si è recata a Palazzo Senatorio e nella sede Acea alla ricerca di un documento che formalizzasse quell’incarico, senza tuttavia trovarne traccia. Gli uffici capitolini si sono presi alcuni giorni per fare delle ricerche. Una storia che ricorda da vicino quella del “giallo” del parere dell’Avvocatura scomparso, su cui in realtà non si mai più fatta luce.
FABIO SERINI
IL JOLLY DI ‘MR. WOLF’ – Secondo fonti inquirenti, per ora la vicenda resterà nell’alveo dell’indagine contabile. Ma la fattispecie potrebbe essere utilizzata per rafforzare la posizione di difesa Lanzalone. Secondo la Procura, il professionista avrebbe ricevuto una serie di utilità e consulenze da Parnasi in cambio di informazioni sullo stato delle pratiche amministrative legate allo stadio in costruzione, progetto poi sbloccato anche se con un taglio del 50% delle cubature rispetto a quello iniziale. Ma se Lanzalone non era un “pubblico ufficiale”, o comunque non aveva ricevuto alcun incarico formale dalla sindaca, chi rappresentava? E se era un “privato cittadino” come poteva essere corrotto? E poteva ‘flirtare’ liberamente con Parnasi? Domande di cui si avrà risposta probabilmente dopo l’estate. Fonte: qui
SECONDO IL MEDICO, ERA AFFETTO DA UN FORTE STATO DEPRESSIVO E L’EPISODIO È STATO GIUDICATO UN CASO ISOLATO E NON RICONDUCIBILE A FUTURE AZIONI DELLO STESSO TIPO
È stato assolto dalle accuse di maltrattamenti nei confronti della moglie perché, secondo un perito psichiatrico, l'uomo era affetta da una depressione causata dalla separazione in corso proprio dalla donna. E dunque le botte che la moglie avrebbe subito in quel periodo sarebbero frutto di un caso isolato, dovuto alla situazione psicologica dell'uomo in quel momento ritenuto incapace di intendere e di volere.
Come riportato da IlGiorno, è accaduto a Pavia, dove il giudice ha così deciso di accogliere la richiesta dell'avvocato difensore dell'uomo e assolverlo dal reato contestato, ovvero quello di maltrattamenti e lesioni, così come previsto all’articolo 572 del codice penale e all’articolo 582. La vicenda era partita dalla denuncia della moglie dell'uomo che aveva raccontato alle forze dell'ordine di essere stata picchiata dal marito dal quale si stava separando: botte che le avrebbero provocato anche lesioni serie, al volto e al naso.
UOMO PICCHIA LA MOGLIE
E così è iniziato dopo mesi il processo durante il quale è stata effettuata una perizia psichiatrica all'uomo: ed è stato proprio il medico a scrivere nel suo rapporto che l'uomo, residente a Pavia con i due figli e quella che al tempo era la moglie, nel periodo della separazione stava vivendo un forte stato depressivo. E per questo il giudice, così come spiegato dal difensore dell'uomo, ha deciso di assolverlo da tutte le accuse. "Il mio assistito è stato dichiarato non socialmente pericoloso – ha spiegato il legale Antonio Salvio – in quanto lo stato depressivo era strettamente legato solo a quel periodo. Il perito è stato attento a valutare la situazione umana". Per questo non è stata applicata nessuna misura di sicurezza. Le motivazioni della sentenza verranno comunque depositate più avanti.