9 dicembre forconi: maltrattamenti
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lunedì 30 settembre 2019

IL 45ENNE BOSNIACO DI ETNIA ROM CHE, A PISA, AVEVA COSTRETTO LE FIGLIE A SPOSARE DUE CUGINI, VENDENDOLE PER 12 MILA EURO, HA CHIAMATO LA POLIZIA QUANDO LE RAGAZZE SONO FUGGITE SOSTENENDO CHE DUE RUMENI LE AVESSERO RAPITE


PER CONVINCERE LE DUE RAGAZZE A RIENTRARE E SPOSARE I CUGINI HA ANCHE MINACCIATO DI VENDICARSI SUI FRATELLINI PIÙ PICCOLI RIMASTI NEL CAMPO ROM…

Grazia Longo per “la Stampa”
Matrimonio combinato a suon di botte, umiliazioni e vendita al miglior offerente.
PISA - UNA RAGAZZA ROM VENDUTA DAL PADRE - IL FURGONE IN CUI ERA TENUTA PRIGIONIERAPISA - UNA RAGAZZA ROM VENDUTA DAL PADRE - IL FURGONE IN CUI ERA TENUTA PRIGIONIERA
A Pisa, un bosniaco di etnia rom di 45 anni non solo ha costretto le due figlie maggiori a sposare due cugini a cui le aveva proposte a 12 mila euro l' una, ma poiché le ragazze sono fuggite per evitare le nozze, ha sequestrato in roulotte la figlia minore di appena 8 anni e ha denunciato alla polizia il rapimento di tutte e tre.
Un passo falso che ha fatto scattare le indagini culminate con l' arresto del padre-padrone per «induzione e costrizione al matrimonio», per effetto del nuovo Codice rosso.
PISA - UNA RAGAZZA ROM VENDUTA DAL PADREPISA - UNA RAGAZZA ROM VENDUTA DAL PADRE
E' il primo caso eclatante in Italia e ha scritto la parola fine a una storia dal sapore medievale. Due sorelle di 19 e 21 anni, sono state picchiate e vessate dal padre per anni - ad una sono stati anche rasati i lunghi capelli neri perché aveva osato ribellarsi - e lo scorso agosto, quanto il padre ha imposto il matrimonio con due cugini sono fuggite nel Nord Italia. Il padre allora, non riuscendo a rintracciarle, ha segregato la piccola di casa nella roulotte e si è presentato dalla polizia sostenendo che tutte e tre erano state rapite da due rumeni.
Ma i poliziotti della squadra mobile di Pisa non gli hanno creduto, i cellulari dell' uomo e delle figlie sono stati intercettati ed è emersa la verità. Dalla perquisizione nella roulotte è stato inoltre scoperto il nascondiglio della bambina. L' orecchio investigativo ha inoltre fatto emergere uno spaccato di violenza psicologica inaudito: il padre per convincere le due ventenni a rientrare a Pisa e sposare i cugini ha anche minacciato di vendicarsi sui fratellini più piccoli rimasti nel campo rom. Tanto che la ventunenne, più fragile rispetto alla sorella, ha ceduto al ricatto ed è tornata per sposare il cugino.
PISA - UNA RAGAZZA ROM VENDUTA DAL PADREPISA - UNA RAGAZZA ROM VENDUTA DAL PADRE
Le immagini della vendita della sposa e delle nozze combinate sono state postate su Facebook e monitorate dalla polizia: al centro del tavolo nuziale una bottiglia di whisky con attorno al collo un massiccio bracciale d' oro in segno di opulenza, poi lo scambio dei 12 mila euro. Il banchetto era stato organizzato nel parcheggio del campo rom dove stazionano le roulotte delle due famiglie. L' altra figlia diciannovenne, invece, si trova nel Nord Italia e convive con il fidanzato e ha definitivamente cambiato vita interrompendo qualunque rapporto con la famiglia e l' ambiente di origine.
Ma questo di Pisa non è un caso isolato di applicazione del Codice rosso. A Loiano, sull' Appennino bolognese, un giardiniere moldavo di 44 anni è stato arrestato dai carabinieri per aver preso a calci, ubriaco, la porta e la portafinestra del balcone dell' ex fidanzata, costringendo la donna a barricarsi all' interno, terrorizzata.
PISA - UNA RAGAZZA ROM VENDUTA DAL PADREPISA - UNA RAGAZZA ROM VENDUTA DAL PADRE
L' uomo non si rassegnava alla fine della relazione.
A Lecce un cinquantasettenne è stato arrestato dai militari dell' Arma perché è arrivato sotto casa dell' ex moglie nonostante il divieto di avvicinamento a meno di 200 metri dai luoghi frequentati dalla donna, essendo ritenuto responsabile dei reati di atti persecutori e lesioni personali nei suoi confronti. Il Codice rosso, infatti, tutela le vittime di violenza domestica, madri, mogli, figlie che quotidianamente sono minacciate, perseguitate, stalkerizzate, sottoposte a violenze fisiche o psicologiche da ex compagni, padri o da conoscenti.
A PISA UN BOSNIACO DI ETNIA ROM VENDE LE FIGLIE PER DARLE IN SPOSE AI CUGINI 
L’UOMO LE PICCHIAVA E LE SOTTOPONEVA A PRATICHE UMILIANTI, COME QUELLA DEL TAGLIO DEI CAPELLI 
INOLTRE LE COSTRINGEVA A LUNGHI PERIODI DI PRIGIONIA NELLE ROULOTTE, DOVE VENIVANO TENUTE A PANE E ACQUA 
L’OBIETTIVO ERA TENERLE LONTANE DAI FIDANZATI, DIVERSI DA QUELLI CHE LUI AVEVA SCELTO PER LORO…
PISA - UNA RAGAZZA ROM VENDUTA DAL PADREPISA - UNA RAGAZZA ROM VENDUTA DAL PADRE
Vende le figlie per il matrimonio con i cugini e le picchia e segrega per farle lasciare i fidanzatini: primo arresto per codice rosso. L'uomo, un bosniaco di etnia rom, è stato arrestato dalla polizia di Pisa in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere perché avrebbe picchiato, maltrattato e segregato le due figlie fidanzate con uomini diversi dai cugini da lui prescelti e a cui le aveva già vendute in cambio di denaro. Per il reato di induzione al matrimonio, introdotto dal cosiddetto codice rosso, si tratta - è stato spiegato dagli inquirenti - della prima ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita in Italia.
PISA - UNA RAGAZZA ROM VENDUTA DAL PADREPISA - UNA RAGAZZA ROM VENDUTA DAL PADRE

L'uomo, da quanto spiegato, è accusato di reiterate violenze, lesioni, segregazioni nei confronti delle due figlie, una delle quali da poco maggiorenne. Le violenze, che risalirebbero sin dalla minore età per una delle due, non si sarebbero limitate a calci, pugni e pratiche umilianti, come quella del taglio dei capelli, ma spesso consistevano in veri propri periodi di segregazione nelle roulotte, dove le ragazze venivano cibate a pane e acqua. Fonte:  qui

domenica 16 giugno 2019

UN UOMO PICCHIA LA MOGLIE NEL PERIODO DELLA SEPARAZIONE MA IL GIUDICE LO ASSOLVE VISTO CHE UN PERITO LO HA DICHIARATO INCAPACE DI INTENDERE E DI VOLERE

SECONDO IL MEDICO, ERA AFFETTO DA UN FORTE STATO DEPRESSIVO E L’EPISODIO È STATO GIUDICATO UN CASO ISOLATO E NON RICONDUCIBILE A FUTURE AZIONI DELLO STESSO TIPO
Chiara Ammendola per milano.fanpage.it
uomo picchia la moglieUOMO PICCHIA LA MOGLIE

È stato assolto dalle accuse di maltrattamenti nei confronti della moglie perché, secondo un perito psichiatrico, l'uomo era affetta da una depressione causata dalla separazione in corso proprio dalla donna. E dunque le botte che la moglie avrebbe subito in quel periodo sarebbero frutto di un caso isolato, dovuto alla situazione psicologica dell'uomo in quel momento ritenuto incapace di intendere e di volere.

Come riportato da IlGiorno, è accaduto a Pavia, dove il giudice ha così deciso di accogliere la richiesta dell'avvocato difensore dell'uomo e assolverlo dal reato contestato, ovvero quello di maltrattamenti e lesioni, così come previsto all’articolo 572 del codice penale e all’articolo 582. La vicenda era partita dalla denuncia della moglie dell'uomo che aveva raccontato alle forze dell'ordine di essere stata picchiata dal marito dal quale si stava separando: botte che le avrebbero provocato anche lesioni serie, al volto e al naso.

uomo picchia la moglieUOMO PICCHIA LA MOGLIE
E così è iniziato dopo mesi il processo durante il quale è stata effettuata una perizia psichiatrica all'uomo: ed è stato proprio il medico a scrivere nel suo rapporto che l'uomo, residente a Pavia con i due figli e quella che al tempo era la moglie, nel periodo della separazione stava vivendo un forte stato depressivo. E per questo il giudice, così come spiegato dal difensore dell'uomo, ha deciso di assolverlo da tutte le accuse. "Il mio assistito è stato dichiarato non socialmente pericoloso – ha spiegato il legale Antonio Salvio – in quanto lo stato depressivo era strettamente legato solo a quel periodo. Il perito è stato attento a valutare la situazione umana". Per questo non è stata applicata nessuna misura di sicurezza. Le motivazioni della sentenza verranno comunque depositate più avanti.

Fonte: qui

venerdì 5 aprile 2019

IL KILLER DEI MURAZZI ERA GIÀ STATO ARRESTATO DUE VOLTE, CONDANNATO PER AVER PERCOSSO E MINACCIATO LA FIDANZATA.

ERA LIBERO IN ATTESA DELL'APPELLO, PUR ESSENDO ''UN VIOLENTO, UNO CHE AVEVA RIDOTTO LA EX COMPAGNA IN UNO STATO DI SUCCUBANZA''. 

MA QUEL PROCEDIMENTO ERA FERMO DA DUE ANNI E MEZZO. 

NELL'ATTESA, HA UCCISO UN INNOCENTE

Giuseppe Legato per ''La Stampa''
SAID MACHAOUATSAID MACHAOUAT

Violenza fisica psicologica, ingiurie, minacce, danneggiamenti. In una sola parola: maltrattamenti in famiglia. E lesioni aggravate. La condanna di primo grado - a 1 anno e 6 mesi di carcere senza sospensione condizionale della pena - è firmata dal giudice Giulia Casalegno. Data: 20 giugno 2016. In 10 pagine c' è il volto oscuro di Said Mechaquat, 27 anni, l' assassino dei Murazzi, l' uomo che ha ucciso Stefano Leo il 23 febbraio scorso. Che non è solo un' anima in pena perché non vede il figlio da tempo.

Ma è «un violento», uno «che aveva ridotto la ex compagna in uno stato di succubanza, costretta a subire percosse e minacce «con frequenza costante. Per sua stessa ammissione almeno tre volte al mese». Calci, pugni, nasi sanguinanti, fughe da casa e temporanee riappacificazioni. Poi di nuovo, daccapo.
Un inferno.

Quel procedimento penale che nel caso di pronuncia definitiva avrebbe condotto dritto in carcere Said - nonostante la condanna inferiore ai due anni - è fermo da due anni e mezzo.
Said MachaouatSAID MACHAOUAT
Pende l' appello e - si apprende dal legale di parte civile - non è stata ancora fissata la data.

E pensare che in aula, la prima volta, la ex compagna Ambra B. vittima di violenze e soprusi costanti, ci era entrata il 19 febbraio 2015. Fu un dibattimento relativamente veloce: un anno e 2 mesi di condanna per l' uomo. Nelle motivazioni della sentenza c' è l' indole fin qui nascosta dell' assassino dei Murazzi. Della convivenza con la donna che gli ha dato un figlio e poi lo ha lasciato. Oggi si capisce perché.

Per 3 anni Said e Ambra hanno abitato in via Principessa Clotilde a Torino. Si erano conosciuti a novembre del 2011 ai corsi professionali dell' istituto professionale Boselli: «Eravamo innamorati, ma tantissimo» ha detto in aula. «Siamo partiti per Ibiza dove lui aveva trovato un lavoro. Quando siamo tornati, nel 2012, abbiamo deciso di andare a vivere insieme in un appartamento in affitto. La mia famiglia ci aveva aiutato a metter su casa.

Lui lavorava e pagava il canone. Ci amavamo molto anche se litigavamo spesso. Le prime volte che è capitato mi aveva dato uno spintone, poi..». Poi lui diventa ancora più aggressivo. La colpisce con schiaffi e pugni. E calci. Anche mentre è incinta. Lei che tace. I vicini di casa sentono tutto. Chiamano la polizia.
Said MachaouatSAID MACHAOUAT

In 3 anni e mezzo le volanti faranno visita sei volte a quell' alloggio ormai ostaggio della violenza di un uomo fuori controllo. Said viene arrestato in due occasioni: a novembre 2013 Ambra viene trovata dai poliziotti in strada. E' seminuda e ha il piccolo figlio in braccio. Lui intanto sta sfasciando i mobili. «Era in lacrime e veniva soccorsa dai passanti» scrive il giudice. Verrà accompagnata all' ospedale: «Distorsioni multiple». Prognosi: 10 giorni.

Torna a casa, lui viene scarcerato. E lei lo perdona. Ricapita: di nuovo violenze inaccettabili. A Said viene imposto il divieto di avvicinamento. Lei lo accoglie di nuovo a casa.
Non cambia nulla. «Cerca anche di convincerlo a rivolgersi a una psicologa. Ma l ui non conclude il percorso».

Emerge sempre di più il profilo dell' uomo che non governa le sue pulsioni aggressive. Altre botte a fine 2013: «Ambra aveva visto in un carabiniere una figura paterna e lui l' aveva spronata a denunciare» si legge in sentenza. Non segue querela in caserma. Il giudice motiva: «Ambra, al tempo era una giovanissima donna diventata mamma inaspettatamente non capace di affrontare una situazione del genere. Di certo non era in grado per costituzione e per carattere di fronteggiare l' aggressività di Said che prevedeva sistematicamente la risoluzione delle discussioni attraverso l' uso della violenza a senso unico».
Said Machaouat stefano leoSAID MACHAOUAT STEFANO LEO

E poi «si è innamorata e in uno stato di succubanza che si manifesta attraverso l' assenza totale di denunce». Si lasciano nel 2014. La condanna arriva un anno dopo. Quaranta giorni fa il terribile omicidio di Stefano Leo. Ambra è sullo sfondo, si è rifatta una vita con un altro uomo. E forse Said voleva uccidere lui.

Fonte: qui

domenica 16 dicembre 2018

LICENZIATE IN TRONCO 5 MAESTRE DI UN ASILO NIDO DI ROMA: SCHIAFFEGGIAVANO I BAMBINI, LI TRASCINAVANO PER I CAPELLI E LI RINCHIUDEVANO AL BUIO IN UNA STANZA SE SI COMPORTAVANO MALE



LE PROVE CONTRO DI LORO ERANO “GRANITICHE”, SCRIVEVA IL GIP A SETTEMBRE, E ORA È INTERVENUTO PURE IL CAMPIDOGLIO 

Lorenzo De Cicco per www.ilmessaggero.it

asilo nido papero giallo 1ASILO NIDO PAPERO GIALLO
Licenziate in tronco, «senza preavviso», come si legge nelle lettere appena spedite dal Campidoglio, e soprattutto senza aspettare la sentenza definitiva. L'amministrazione di Roma ha messo alla porta cinque insegnanti comunali. Lavoravano tutte nell'asilo nido Papero Giallo, al Torrino, periferia Sud della Capitale, e da settembre erano indagate per maltrattamenti pluriaggravati nei confronti dei loro piccoli alunni. Bimbi tra i 19 e i 32 mesi «trascinati per i capelli», schiaffeggiati, «rinchiusi per ore in una stanza» al buio, come hanno ricostruito gli investigatori, che hanno incastrato le maestre grazie alle telecamere nascoste nelle aule.

I PROVVEDIMENTI
asilo nidoASILO NIDO


Condotte «gravissime» che hanno convinto il Comune a chiudere il procedimento disciplinare il prima possibile. Le lettere di licenziamento sono state recapitate a inizio settimana. Sono stati contestati i comportamenti «diseducativi, improntati all'aggressività fisica e alla scurrilità verbale».

 Atteggiamenti «contrari ai principi educativi che devono essere attuati negli asili nido e anche alle leggi che regolano i rapporti di lavoro all'interno della pubblica amministrazione», si legge in una delle missive dell'ufficio disciplinare del Campidoglio.

asilo nido papero gialloASILO NIDO PAPERO GIALLO




«Chi tocca i bambini va punito», commentavano ieri le colleghe delle insegnanti licenziate, accanto all'ingresso della scuola, in via del Fiume Giallo. «Il Comune ha fatto bene, per noi questa storiaccia è stata un danno, alcuni alunni hanno cambiato asilo. Ora andiamo avanti».

Le prove contro le maestre violente, che hanno un'età che va dai 52 ai 65 anni, erano «granitiche», aveva scritto a settembre, nell'ordinanza cautelare, il gip Clementina Forleo. Le indagini dei carabinieri della compagnia Eur erano partite dopo la denuncia di quattro genitori insospettiti dai comportamenti dei figli. «Non volevano più andare a scuola, mimavano i gesti delle percosse», hanno raccontato ai militari.
asilo nido 2ASILO NIDO

SCHIAFFI E INSULTI
Le riprese hanno fatto il resto. «E muoviti!», urlava una maestra strattonando una bambina. «Sei proprio un idiota», strillava un'altra. «Sai che somigli alla mamma? Avete la stessa faccetta da c...». E ancora: «Pensa quanto rompe il c... tua nonna». E giù gli schiaffi. L'8 giugno scorso le telecamere hanno ripreso una delle scene più brutali: due bimbi sono stati trascinati in una stanza vuota e senza luci. E lì sono rimasti segregati per oltre un'ora. L'insegnante, sentendo piangere i piccoli, li prendeva a ceffoni. Un'altra intimava invece agli allievi di restare «con le magliette sollevate fin sopra l'ombelico», in modo che prendessero freddo e il giorno dopo, malati, rimanessero a casa. Ora, invece, a casa resteranno loro.

Fonte: qui
pugni e calci ai bambini all'asilo 2PUGNI E CALCI AI BAMBINI ALL'ASILOpugni e calci ai bambini all'asilo 3PUGNI E CALCI AI BAMBINI ALL'ASILO

venerdì 29 giugno 2018

A CASERTA 4 RELIGIOSE CHE GESTIVANO UN ASILO SONO STATE SOSPESE PERCHÉ PICCHIAVANO I BAMBINI E LI RINCHIUDEVANO IN STANZE BUIE SE NON SI SBRIGAVANO A MANGIARE

TRA LORO C’È ANCHE LA MADRE SUPERIORA, CHE NON PARTECIPAVA AI MALTRATTAMENTI, MA…


suoreSUORE
Maltrattamenti su bambini da 3 e 5 anni: è l'accusa che pesa sulle spalle di 4 suore, responsabili della gestione di un asilo nel Casertano. Le religiose - due filippine, una indonesiana, e la madre superiora italiana - sono state sospese per 12 mesi dalle attività didattiche su decisione del Gip del Tribunale di Napoli Nord. Secondo quanto riferito dai Carabinieri, la madre superiora non ha partecipato ai maltrattamenti ma non li ha neanche impediti. 

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A denunciare gli abusi ai militari di San Marcellino la scorsa primavera sono stati i genitori, allarmati perché i bambini a casa manifestavano disagi e problemi. Così è scattata l'inchiesta dei carabinieri, che hanno collocato telecamere nascoste nella scuola paritaria per l'infanzia, documentando le violenze: schiaffoni, strattoni, capelli tirati, alcune delle 'pratiche' messe in atto dalle suore che arrivavano anche a rinchiudere in stanze buie i piccoli se non si sbrigavano a mangiare. 
SUORE SPOSE 4SUORE SPOSE 

La misura cautelare nei confronti delle indagate  - che hanno 34, 47, 54 e 76 anni - è stata eseguita dai carabinieri della locale Stazione, a conclusione delle indagini coordinate dalla procura della Repubblica di Napoli Nord, condotte tra aprile e maggio di quest'anno. 

Fonte: qui