9 dicembre forconi: assolto
Visualizzazione post con etichetta assolto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta assolto. Mostra tutti i post

domenica 27 ottobre 2019

ACCUSATO DI STUPRO, STA IN CELLA UN ANNO. POI LA VITTIMA CI RIPENSA E SVELA DI ESSERSI INVENTATA TUTTO. LA PM, CHE AVEVA CHIESTO 7 ANNI DI PENA, NON HA MAI SENTITO LA TESTIMONE CHIAVE.

CHE HA PARLATO SOLO DAVANTI AL GIUDICE DEL DIBATTIMENTO, CONFERMANDO LA VERSIONE DEL PRESUNTO STUPRATORE. 

A QUEL PUNTO…

Filippo Facci per ''Libero Quotidiano''

La sintesi è questa: lui è stato in galera per oltre un anno con l' accusa di stupro, per rinchiuderlo era bastata l' accusa di una connazionale peruviana che si era inventata tutto, il pubblico ministero aveva chiesto sette anni di carcere e aveva indagato così bene che l' interrogatorio alla testimone chiave (mai sentita dall' accusa) ha dovuto farlo in extremis il giudice del dibattimento, che poi ha anche interrogato la connazionale peruviana (la vittima) che infine ha confessato, e ha detto: mi sono inventata tutto; notare che il pubblico ministero che aveva chiesto la condanna, nel giorno in cui la falsa vittima è crollata e ha confessato, non era neppure presente in aula e si era fatta sostituire, dopodiché la sostituta, forse imbarazzata, ha chiesto ugualmente una condanna a sette anni nonostante la confessione.

stuproSTUPRO
Risultato: lui assolto e scarcerato, questo grazie al giudice e nonostante il pubblico ministero. Morale: noi gli pagheremo l' ingiusta detenzione, il giudice ha fatto le verifiche che doveva fare il pm, il pm non si capisce che cosa abbia fatto se non incarcerare un innocente in base alla sola parola di una mitomane, e chiedere poi, indirettamente, che fosse condannato anche dopo che era stata dimostrata la sua innocenza. Dopodiché facciamo i nomi dei giudici, anche se in genere tendiamo a evitarli per non sovraesporre una professione sin troppo delicata che corrisponde al giudicare, disporre della libertà personale altrui, rubare un anno di vita che non tornerà, marchiare per sempre la vita di una persona.

Il nome 
Il pubblico ministero si chiama Monia Di Marco, che in passato - unica notizia trovata in rete - aveva firmato un appello in difesa di Laura Boldrini in cui esprimeva «profonda indignazione e grande preoccupazione per le offese volgari e sessiste ricevute da donne che rivestono cariche istituzionali anche di massima importanza». Siamo certi che questo pm saprà fornire delle spiegazioni - che ovviamente non è tenuta a fornire - senza le quali il suo comportamento parrebbe inspiegabile. Il giudice invece ha una certa esperienza e si chiama Ambrogio Moccia: se non fosse stato per lui la vita di un uomo sarebbe stata sequestrata per sette anni con un marchio infamante.

Ma raccontiamola da capo: magari l' abbiamo capita male. Nell' ottobre 2018 una peruviana di 40 anni sporge denuncia e racconta che una decina di giorni prima era stata violentata in un parco della zona Lorenteggio dove spesso si riuniscono gruppi di peruviani; il pubblico ministero manda ad arrestare l' uomo il 17 ottobre del 2018 con l' accusa di stupro di gruppo: ma la posizione di un altro peruviano sarà stralciata perché non sarà mai trovato. Non sappiamo quali indagini (e di che qualità) siano state fatte nel frattempo, sta di fatto che l' uomo viene lasciato in carcere per tutto il tempo e anche per tutta la durata del processo.

La difesa nega tutto, spiega che la presunta vittima e il presunto stupratore si conoscevano bene e produce anche alcune chat tra i due, ma poi lui aveva denunciato lei per un' aggressione e da questa denuncia era scaturita una rissa tra lui, lei e alcuni amici di lei. Dopodiché era spuntata la denuncia della peruviana per violenza sessuale e, di passaggio, furto della sua borsa.
tribunale milanoTRIBUNALE MILANO

IL PROCESSO
Ripetiamo: non conosciamo molti dettagli, sta di fatto che il processo giunge alla requisitoria dell' accusa e all' arringa della difesa (con lui dentro) ma il quadro generale non sembra chiaro per niente: ed è qui che i giudici (Moccia-Messina-Papagno) su richiesta della difesa decidono di convocare una testimone che era presente quella sera al parco e che tuttavia l' accusa non aveva neppure mai convocato. Morale: la testimone racconta tutta un' altra storia che combacia con la versione che l' accusato aveva dato subito dopo l' arresto: ma quale stupro, c' era stata solo una mezza rissa tra lui, lei e un' altra donna per via di alcune storie vecchie.

Colpo di scena, destinato ad accrescersi più tardi, quando viene chiamata sul banco dei testimoni anche la presunta vittima dello stupro: la quale, in aula - non sottoposta, cioè, a particolare pressione - crolla e confessa dopo una serie di domande del presidente del collegio, Ambrogio Moccia.

La vittima non è una vittima e ammette di non esser mai stata violentata. A questo punto le parti richiedono la parola per le repliche, ma la Procura (non la pm Monia Di Marco, che non c' era) chiede lo stesso la condanna a sette anni. No comment. I giudici assolvono l' imputato disponendo che sia scarcerato subito. Amici come prima, fine della storia. Anzi no.
Qualcuno ci spieghi, per favore. La pm Monia Di Marco ci spieghi.

Fonte: qui

venerdì 19 luglio 2019

NEL 2009 I CARABINIERI SEQUESTRARONO AL SUPER CONSULENTE GIACCHINO GENCHI DELLE PROCURE I DATI DELLE INCHIESTE “POSEIDONE” E “WHY NOT” (REVOCATE A DE MAGISTRIS ILLEGALMENTE)

IERI IL TRIBUNALE DI PALERMO HA STABILITO CHE L’ARCHIVIO DI GIOACCHINO GENCHI ERA LEGITTIMO 
SMENTITO IL GARANTE DELLA PRIVACY CHE, NEL 2016, CHIESE LA CONDANNA AL PAGAMENTO DI 192 MILA EURO…

Antonio Massari per il “Fatto quotidiano”

GENCHIGENCHI
Era il 2009. Silvio Berlusconi lo definì "il più grande scandalo della Repubblica". Per Francesco Rutelli si trattò di una "questione molto rilevante per la nostra libertà e la nostra democrazia". Alcuni giornali titolarono: "L'orecchio che ascoltava tutto il potere".
Sette anni dopo, nel 2016, il Garante della Privacy chiede la condanna al pagamento di 192 mila euro. E invece ieri il Tribunale di Palermo - prima sezione civile - ha stabilito che Gioacchino Genchi, per il suo archivio, non deve pagare neanche un centesimo: era tutto in regola.
Luigi De MagistrisLUIGI DE MAGISTRIS

Tutto comincia quando Genchi - stimato consulente di decine di Procure italiane, nonché collaboratore di Giovanni Falcone, del quale analizzò l'agenda elettronica estrapolandone i dati dopo il suo omicidio - s'affianca all' allora pm di Catanzaro, Luigi de Magistris, nelle inchieste Poseidone e Why Not. Il 13 marzo 2009, il Ros dei carabinieri gli sequestra l' archivio e acquisisce i dati delle due inchieste in questione.

Inizia così "il più grande scandalo della Repubblica" perché "l'orecchio che ascoltava tutto il potere" vantava nei suoi hard disk ben 351.991.031 comunicazioni telefoniche e 13.684.937 utenze telefoniche. A De Magistris furono invece revocate le inchieste Why Not e Poseidone: pochi mesi fa, nel novembre scorso, la Corte d'appello di Salerno ha sancito che gli furono sottratte illegalmente. Ieri invece il Tribunale di Palermo ha stabilito che l' attività di Genchi era assolutamente regolare. Uno scandalo, insomma, c' è stato.
Ma al contrario.

GENCHI 1GENCHI
E pensare che per l'archivio Genchi si muove persino il Copasir e, nel marzo 2016, il Garante della Privacy, che lo sanziona con 192 mila euro di multa anche perché "la successiva duplicazione di tali dati e la conservazione degli stessi nel database non risultano essere ricomprese tra le operazioni di trattamento previste negli stessi incarichi che avevano un termine di 60 giorni e a tale termine si deve far riferimento per stabilire il limite di conservazione dei dati".

In sostanza, secondo il Garante, Genchi "ha costituito un database in assenza di specifico incarico" e ne ha utilizzato il "patrimonio informativo" per "finalità ulteriori" violando "il principio di liceità della conservazione dei dati personali". Il punto è che, giusto per iniziare, il termine da considerare non è quello indicato dal Garante, ma il "momento della scadenza dei termini per le indagini preliminari". "Tutta la documentazione prodotta in questo giudizio - continua ancora il tribunale - dimostra che la gran parte degli incarichi peritali erano ancora non esauriti". Il Garante non produce tutti i 351 incarichi di Genchi, ma si focalizza solo su alcuni.
LUIGI DE MAGISTRIS CON GLI ORECCHINI ROSSI PER IL GAY PRIDE DI GIUGNOLUIGI DE MAGISTRIS CON GLI ORECCHINI ROSSI PER IL GAY PRIDE DI GIUGNO

Ne consegue che la "relativa attività di trattamento dei dati personali ivi contenuti era legittimamente esercitata 'nel- l' ambito giudiziario'". Un dato - quello dell' ambito giudiziario - che è valorizzato da nuove norme delle quali, però, a quanto pare Genchi avrebbe anche potuto fare a meno anche per l' ampio mandato conferitogli da tutti i pubblici ministeri.

Fonte: qui

mercoledì 10 luglio 2019

A UNA SETTIMANA DALLA NOMINA DI CHRISTINE LAGARDE ALLA BCE, VIENE ASSOLTO BERNARD TAPIE, IL MANAGER CHE AVEVA INCASSATO 403 MILIONI DI EURO DALLO STATO GRAZIE A UN ARBITRATO

NEL CASO ERA COINVOLTO ANCHE STEPHANE RICHARD, ALL'EPOCA CAPO DI GABINETTO DELLA LAGARDE (MINISTRO DELL'ECONOMIA E ''SERVA'' DI SARKOZY), CONDANNATA PER NEGLIGENZA
FRANCIA: ARBITRATO SU VENDITA ADIDAS, ASSOLTO BERNARD TAPIE
 (ANSA) - Assolto Bernard Tapie. La giustizia francese ha scagionato oggi l'ex manager francese finito alla sbarra per truffa nel controverso arbitrato sulla vendita di Adidas, che gli attribuì 403 milioni di euro nel 2018 prima di venire annullato per "frode". Il tribunale di Parigi ha ritenuto che "nessun elemento del dossier" permette di provare che quell'arbitrato fosse macchiato da "frode". Il primo aprile scorso, l'accusa aveva richiesto cinque anni di prigione per Tapie, 76 anni, attualmente in gravi condizioni di salute, affetto da cancro all'esofago e allo stomaco. Assolto anche il numero uno di Orange, Stéphane Richard, anch'egli alla sbarra per "complicità" e quattro altri indagati nel processo.

FRANCIA:TAPIE ESULTA PER ASSOLUZIONE, 'MIA PIÙ BELLA CHEMIO'
 (ANSA) - "E' la mia più bella chemio": l'ex tycoon francese nonché ministro ai tempi di Francois Mitterrand, Bernard Tapie, ha esultato così dopo la decisione dei giudici di assolverlo nel processo che lo vedeva sul banco degli imputati per "truffa" sul controverso arbitrato Adidas/Crédit Lyonnais.

LAGARDE SARKO ipadLAGARDE SARKO IPAD
Noto per il suo carattere vulcanico e le battute fulminanti, l'ex presidente dell'Olympique Marsiglia, 76 anni, si trova in gravi condizioni di salute, affetto da due tumori all'esofago e allo stomaco. Intervistata da BFM-TV, la moglie, Dominique Tapie, ha dichiarato che oggi "è il piu bel giorno della sua vita. Siamo tutti molto commossi e colpiti". Parlando dei magistrati che a sorpresa hanno deciso di assolverlo, ha aggiunto: "Finalmente gente che non ha paura".

Secondo la testimonianza di un parente, Tapie - sottoposto attualmente a pesanti cure per combattere la malattia - avrebbe commentato "E' la mia più bella chemio". Un'uscita che il Paperone francese già pronunciò in passato, in omaggio ai tifosi del Marsiglia che lo incoraggiavano ad andare avanti e dopo la vittoria dei Bleus alla Coppa del Mondo.


"NEGLIGENZA" DA 400 MILIONI: IL CASO TAPIE PESA SU LAGARDE
Nicola Borzi per ''il Fatto Quotidiano'' del 4 luglio 2019

lagarde sarkozy tapie locandinaLAGARDE SARKOZY TAPIE LOCANDINA
Martedì prossimo, 9 luglio, sarà un giorno decisivo per l' ascesa di Christine Lagarde da direttrice generale del Fondo monetario internazionale a presidente della Banca centrale europea. I giudici di Parigi decideranno se condannare a tre anni (metà pena sospesa) Stéphane Richard, amministratore delegato del gigante delle tlc francesi Orange, per il suo ruolo nello scandalo Tapie. Richard era il capo dello staff di Lagarde quando la futura presidente della Bce era ministro delle Finanze d' Oltralpe e decise un arbitraggio che versò al controverso finanziere un risarcimento pubblico da 404 milioni. Per Tapie l' accusa chiede cinque anni.

Bernard Tapie, classe '43, è un imprenditore da sempre legato alla politica: prima socialista, parlamentare e ministro con François Mitterrand, poi amico e sostenitore del presidente di destra Nicolas Sarkozy. Presidente del club calcistico Olympique Marsiglia che ha portato sulla vetta d' Europa nel 1993, Tapie s' è fatto otto mesi di carcere per aver comprato una partita.

Ma adesso rischia ben più grosso e, con lui, molti altri.
lagarde e sarkozy su un tapie in fiammeLAGARDE E SARKOZY SU UN TAPIE IN FIAMME
Nel '90 Tapie compra l' 80% della tedesca Adidas, tra i leader mondiali negli articoli sportivi, grazie a fondi erogati dalle banche, tra cui l' istituto pubblico Crédit Lyonnais. Ma nel 1993, alle strette per i troppi debiti, Tapie chiede al Lyonnais di vendere Adidas. Poi contesta la vendita, sostenendo che gli è stato riconosciuto un prezzo troppo basso. Nel 1994 la sua holding non ripaga i debiti e il Lyonnais escute i pegni sulle sue attività. Nel 1995 Tapie fallisce.

Il finanziere sembra finito, ma nel 2007 riprende quota quando appoggia Nicolas Sarkozy, candidato della destra, alle elezioni presidenziali.

Con Sarkozy presidente, la Lagarde è ministro delle Finanze (aveva già fatto parte dei governi de Villepin da giugno 2005, sotto la presidenza Chirac, al commercio estero e poi all' agricoltura) e istituisce un collegio arbitrale "indipendente" sul caso Tapie. Nel 2008 gli arbitri stabiliscono che il finanziere deve essere risarcito dal governo, perché nel frattempo il Crédit Lyonnais è scomparso. Lagarde spiega che lo Stato pagherà a Tapie tra 30 e 50 milioni. Ma a settembre 2010 emerge che il risarcimento pagato è stato molto più alto, 403 milioni, di cui una quarantina per "danni morali".

BERNARD TAPIEBERNARD TAPIE
Nel 2013 Tapie viene arrestato per 96 ore con l' accusa di "truffa in associazione a delinquere": emerge che uno degli arbitri ha avuto quattro rapporti di lavoro con il suo avvocato e che un altro è stato dirigente dello stesso partito in cui militava il finanziere. La Lagarde, interrogata come "testimone assistita", cerca di difendersi sostenendo che la sua firma su alcuni documenti sia stata falsificata ma c' è un suo biglietto indirizzato a "Nicolas" con scritto "usami come vuoi".

Il 5 luglio 2011 Lagarde viene nominata undicesimo direttore generale del Fondo monetario internazionale, ma ad agosto 2014 è sotto inchiesta a Parigi per il caso Tapie. A dicembre 2015 una sentenza d' appello stabilisce che il finanziere deve rimborsare i 404 milioni. Esattamente un anno dopo Lagarde, riconfermata a capo del Fmi, viene condannata dal tribunale dei ministri per "negligenza" per non aver impedito il pagamento. A far insospettire la Corte è il fatto che da ministro, ed esperta legale di controversie finanziarie, non tentò alcun ricorso dopo l' assegnazione dei fondi. Non viene però punita, evitando un anno di carcere e 15mila euro di multa.

ario Draghi e Christine Lagardee cf fc e df c a dARIO DRAGHI E CHRISTINE LAGARDE
A maggio 2017 Tapie perde definitivamente la guerra legale quando la Cassazione francese stabilisce che deve rimborsare i 403 milioni non essendo stato frodato dal Lyonnais. Ad aprile scorso, infine, l' accusa chiede le condanne di Richard e Tapie per lo scandalo Adidas. Come tante paia di sneakers, i grand commis di Parigi e il futuro capo della Bce sono ai piedi dei giudici.

Fonte: qui

domenica 16 giugno 2019

UN UOMO PICCHIA LA MOGLIE NEL PERIODO DELLA SEPARAZIONE MA IL GIUDICE LO ASSOLVE VISTO CHE UN PERITO LO HA DICHIARATO INCAPACE DI INTENDERE E DI VOLERE

SECONDO IL MEDICO, ERA AFFETTO DA UN FORTE STATO DEPRESSIVO E L’EPISODIO È STATO GIUDICATO UN CASO ISOLATO E NON RICONDUCIBILE A FUTURE AZIONI DELLO STESSO TIPO
Chiara Ammendola per milano.fanpage.it
uomo picchia la moglieUOMO PICCHIA LA MOGLIE

È stato assolto dalle accuse di maltrattamenti nei confronti della moglie perché, secondo un perito psichiatrico, l'uomo era affetta da una depressione causata dalla separazione in corso proprio dalla donna. E dunque le botte che la moglie avrebbe subito in quel periodo sarebbero frutto di un caso isolato, dovuto alla situazione psicologica dell'uomo in quel momento ritenuto incapace di intendere e di volere.

Come riportato da IlGiorno, è accaduto a Pavia, dove il giudice ha così deciso di accogliere la richiesta dell'avvocato difensore dell'uomo e assolverlo dal reato contestato, ovvero quello di maltrattamenti e lesioni, così come previsto all’articolo 572 del codice penale e all’articolo 582. La vicenda era partita dalla denuncia della moglie dell'uomo che aveva raccontato alle forze dell'ordine di essere stata picchiata dal marito dal quale si stava separando: botte che le avrebbero provocato anche lesioni serie, al volto e al naso.

uomo picchia la moglieUOMO PICCHIA LA MOGLIE
E così è iniziato dopo mesi il processo durante il quale è stata effettuata una perizia psichiatrica all'uomo: ed è stato proprio il medico a scrivere nel suo rapporto che l'uomo, residente a Pavia con i due figli e quella che al tempo era la moglie, nel periodo della separazione stava vivendo un forte stato depressivo. E per questo il giudice, così come spiegato dal difensore dell'uomo, ha deciso di assolverlo da tutte le accuse. "Il mio assistito è stato dichiarato non socialmente pericoloso – ha spiegato il legale Antonio Salvio – in quanto lo stato depressivo era strettamente legato solo a quel periodo. Il perito è stato attento a valutare la situazione umana". Per questo non è stata applicata nessuna misura di sicurezza. Le motivazioni della sentenza verranno comunque depositate più avanti.

Fonte: qui

sabato 25 maggio 2019

GIUSTIZIA ALL’ITALIANA

CROSETTO: 
"VI RICORDATE ANTONIO BASSOLINO? 
ERA SOTTO PROCESSO PER PECULATO DAL 2001. 
NEL 2016 IL REATO CADDE IN PRESCRIZIONE, MA LUI LA RIFIUTÒ PERCHÉ VOLEVA UN GIUDIZIO. 
ORA L'HANNO ASSOLTO CON FORMULA PIENA. NEL 2019! CHE VOLETE CHE SIANO 18 ANNI DI VITA DI UN POLITICO PER UN MAGISTRATO?"

crosettoCROSETTO
"Vi ricordate Antonio Bassolino?". Guido Crosetto, con un post su Twitter, attacca i magistrati per il caso dell'ex governatore della Campania. "Era sotto processo per peculato dal 2001. Nel 2016 il reato cadde in prescrizione, ma lui la rifiutò perché voleva un giudizio. Ora l'hanno assolto con formula piena. Nel 2019", sottolinea il "fratello d'Italia". Che con amarezza conclude: "Che volete che siano 18 anni di vita di un politico per un magistrato?".

Bassolino 5e66c5BASSOLINO



Bassolino, ex sindaco di Napoli, infatti è stato definitivamente prosciolto dal processo che lo ha visto imputato per irregolarità nella gestione dei rifiuti durante le emergenze nello smaltimento vissute a Napoli tra 2003 e 2005. I reati ipotizzati erano ormai prescritti, ma i giudici del tribunale di Napoli si erano espressi nel merito con una sentenza di piena assoluzione;
bassolino con berlinguerBASSOLINO CON BERLINGUER


la Procura aveva presentato appello per trasformare l'assoluzione di merito in assoluzione per prescrizione, nei confronti di Bassolino e di altri 26 indagati. La Corte di Appello ha dichiarato però inammissibile l'impugnazione del pm e ha confermato la sentenza di primo grado.

Fonte: qui

mercoledì 30 gennaio 2019

GIUSEPPE GULOTTA CHIEDE 66 MILIONI DI EURO PER AVER PASSATO 22 ANNI IN CARCERE DA INNOCENTE


CONDANNATO ALL’ERGASTOLO PER L’OMICIDIO DI DUE CARABINIERI QUANDO AVEVA 18 ANNI, VENNE ASSOLTO DOPO UNA LUNGA E TRAVAGLIATA VICENDA GIUDIZIARIA 

GLI È GIÀ STATO RICONOSCIUTO UN RISARCIMENTO DI 6,5 MILIONI, MA…

Chiara Moretti per www.adnkronos.com

Giuseppe GulottaGIUSEPPE GULOTTA
Oltre 66 milioni di euro per aver scontato anni di carcere da innocente. E' il risarcimento, chiesto da Giuseppe Gulotta, vittima di un errore giudiziario per l'omicidio di due giovani carabinieri della caserma di Alcamo Marina del 26 gennaio del 1976. Arrestato e condannato all'ergastolo, quando aveva 18 anni, venne assolto dalla Corte d'Appello di Reggio Calabria, dopo una lunga serie di processi e 22 anni passati dietro le sbarre.
CARMINE APUZZO E SALVATORE FALCETTA - IL CASO DI GIUSEPPE GULOTTACARMINE APUZZO E SALVATORE FALCETTA - IL CASO DI GIUSEPPE GULOTTA

"I giudici stabilirono che la confessione venne estorta e gli venne riconosciuto un risarcimento di sei milioni e mezzo di euro" dice all'Adnkronos l'avvocato Baldassare Lauria, spiegando che il ragionamento della Corte è che "possono liquidare soltanto l'indennizzo per i giorni che Gulotta ha espiato in maniera indebita".

"A ben vedere il giudice se gli portano un verbale falso sbaglia ma non è colpa sua. Compie un errore solo perché altri hanno fatto qualcosa che non dovevano". "Per quanto riguarda l'atto illecito, compiuto dai carabinieri, sosteneva la Corte di Reggio - spiega il legale -, non può essere la magistratura: il loro errore è legato a condotte illecite di altri".
Giuseppe GulottaGIUSEPPE GULOTTA

C'è, poi, un secondo pilastro che è l'azione risarcitoria. "L'Italia nel 1984 firmò la convenzione di New York per la prevenzione della tortura in cui si impegnava a codificare il reato e, quindi, a predisporre una serie di strumenti per prevenirla.

Giuseppe GulottaGIUSEPPE GULOTTA
Ma è stato codificato soltanto nel 2016, cioè, a una distanza siderale rispetto all'84 - denuncia l'avvocato -. Nelle more è intervenuta anche la Corte europea dei diritti dell'uomo in merito ai fatti di Genova, condannando l'Italia per non aver previsto strumenti di prevenzione e il reato di tortura".
Giuseppe GulottaGIUSEPPE GULOTTA

L'azione ha, quindi, due destinatari. Da un lato, conclude l'avvocato, "l'Arma e dall'altro la Presidenza del Consiglio dei Ministri in quanto rappresentante dello Stato che ha omesso di adempiere agli ordini internazionali".

Fonte: qui

GIUSTIZIATO DALLA GIUSTIZIA 


PARLA GIUSEPPE GULOTTA, L’UOMO CHE HA SCONTATO IN CARCERE 22 ANNI DA INNOCENTE: “NON SO QUANTO VALGA UNA VITA ROVINATA DA 18 A 55 ANNI. SE ARRIVERÀ DEVOLVERÒ IL RISARCIMENTO ALLA FONDAZIONE CHE HO COSTITUITO” 
“FIDUCIA NELLA GIUSTIZIA? LA FERITA È SEMPRE APERTA. PURTROPPO SOTTO TORTURA HO DETTO CHE SONO STATO IO, POI LA SVOLTA È ARRIVATA NEL 2007”

Giuseppe GulottaGIUSEPPE GULOTTA
Ha scontato in carcere 22 anni da innocente. Adesso chiede allo Stato un risarcimento di oltre 66 milioni di euro. Protagonista della storia è Giuseppe Gulotta, ex muratore di Certaldo (Firenze), vittima di un errore giudiziario. Venne arrestato nel gennaio del 1976 per l’omicidio di due carabinieri della stazione di Alcamo Marina (Trapani), Salvatore Falcetta e Carmine Apuzzo. Allora diciottenne, venne condannato all’ergastolo, ma dopo nove processi e 22 anni di carcere ingiusto, nel marzo 2012 fu assolto dalla corte d’appello di Reggio Calabria che stabilì come la confessione venne estorta con sevizie e torture da parte dei militari dell’Arma dei carabinieri.

Giuseppe Gulotta è intervenuto ai microfoni de “L’Italia s’è desta” condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

“Qualcuno ancora è convinto della mia colpevolezza, malgrado ci sia una sentenza che parla chiaro: un’assoluzione per non aver commesso il fatto –ha affermato Gulotta-. Purtroppo sono stato condannato per una dichiarazione falsa rilasciata ai carabinieri sotto tortura. La condanna si è basata solo sulla confessione.

Purtroppo sotto tortura ho detto che sono stato io. La svolta è arrivata nel 2007 in una trasmissione televisiva, è stato detto che i presunti colpevoli erano stati tutti assolti, quando in realtà io ero ancora in carcere. Una persona, tramite internet, ha scritto che era disposto a dire la verità. Era un ex carabiniere, che fu interrogato dalla procura di Trapani e raccontò le stesse cose che raccontai io su quella vicenda. La speranza non si era mai spenta, avevo attorno a me la mia famiglia, avevo la fede e mi reggevo sulla consapevolezza della mia innocenza. Le sentenze purtroppo, giuste o sbagliate, bisogna accettarle, io ho scelto la via del carcere, altri invece se ne sono andati e sono rimasti latitanti.
Giuseppe GulottaGIUSEPPE GULOTTA

Adesso ho 61 anni. Ho una famiglia che ho ritrovato quando sono uscito dal carcere. Io sono stato dichiarato innocente quando ormai la pena l’avevo scontata tutta, perché mi era stata concessa la libertà condizionata, ma io lotto comunque per la giustizia perché voglio che vengano trovati i responsabili di questo omicidio.

Risarcimento di 66 milioni? La richiesta sicuramente verrà fatta. Io non so quanto valga una vita rovinata da 18 a 55 anni. Io ho ricevuto una somma dallo Stato per ingiustizia detenzione, il risarcimento è un’altra cosa. Se arriverà lo devolverò alla fondazione che ho costituito con i miei legali che ha l’obiettivo di aiutare chi è rimasto vittima di casi di malagiustizia. Fiducia nella giustizia? La ferita è sempre aperta, però mi consola il fatto che se dei giudici hanno condannato indotti dagli errori nelle indagini, altri giudici mi hanno assolto. Non ce l’ho con le istituzioni e con le forze dell’ordine”.

Fonte: qui

sabato 12 gennaio 2019

È STATO ASSOLTO CASTELLUCCI - OTTO CONDANNE E SETTE ASSOLUZIONI PER IL BUS PRECIPITATO DAL VIADOTTO ACQUALONGA SULLA NAPOLI-CANOSA (A16), CHE FECE 40 MORTI. 12 ANNI AL PROPRIETARIO DEL BUS

I FAMILIARI DELLE VITTIME: ''VERGOGNA, NON È GIUSTIZIA, HANNO MESSO FUORI UN ASSASSINO''. URLA CONTRO IL GIUDICE DEL TRIBUNALE DI AVELLINO




BUS IN SCARPATA: ASSOLTO AD AUTOSTRADE PER L'ITALIA
castellucciCASTELLUCCI
 (ANSA) - Giovanni Castellucci, ad di Autostrade per l'Italia, è stato assolto nel processo per il bus caduto nella scarpata della A16. Per lui l'accusa aveva chiesto una condanna a 10 anni di reclusione. La sentenza è stata letta in questi minuti dal giudice monocratico del tribunale di Avellino Luigi Buono.

BUS IN SCARPATA:IRA FAMILIARI VITTIME, NON È GIUSTIZIA
 (ANSA) - "Vergogna, questa non è giustizia". Grida nell'aula del tribunale di Avellino da parte dei familiari delle 40 vittime del bus finito nella scarpata nel 2013, dopo la lettura della sentenza che assolve Giovanni Castellucci, ad di Autostrade per l'Italia. "Castellucci è un assassino, hanno messo fuori un assassino", ha detto uno dei parenti delle vittime presenti in aula, dove poco dopo la lettura del dispositivo della sentenza di primo grado da parte del giudice è scoppiata la rabbia dei parenti, con urla e proteste contro Castellucci.
INCIDENTE VIADOTTO ACQUALONGA AVELLINOINCIDENTE VIADOTTO ACQUALONGA AVELLINO

"Giudice esci", ha gridato uno dei presenti. E' stato anche scandito più volte il numero "ottantatre", ossia il numero delle vittime, 40, sommato a quello dei morti per il crollo del ponte di Genova, che sono stati 43.

BUS IN SCARPATA: OTTO CONDANNE E SETTE ASSOLUZIONI
INCIDENTE VIADOTTO ACQUALONGA AVELLINOINCIDENTE VIADOTTO ACQUALONGA AVELLINO






(ANSA) - Otto condanne e sette assoluzioni per i 15 imputati nel processo per la strage sulla A16 avvenuta nel 2013. Questa la sentenza letta poco fa dal giudice monocratico del tribunale di Avellino, Luigi Buono, tra le urla dei familiari delle vittime. Tra gli assolti l'ad di Autostrade per l'Italia Giovanni Castellucci e l'ex condirettore generale della società Riccardo Mollo. La condanna più severa, 12 anni così come richiesto dall'accusa, è quella per Gennaro Lametta, proprietario del bus: per lui 12 anni di reclusione.

Fonte: qui

giovedì 8 novembre 2018

“ER MONNEZZA” ASSOLTO DALL’ACCUSA DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE- PER MANLIO CERRONI, L' EX RAS DEI RIFIUTI, IL PM AVEVA CHIESTO 6 ANNI DI CARCERE



IL RE DI MALAGROTTA IN LACRIME DOPO LA SENTENZA: "NON CHIEDEVO UN PREMIO, MA IL CASTIGO NO DOPO TUTTO QUELLO CHE HO FATTO PER ROMA"

Adelaide Pierucci per “il Messaggero”

MANLIO CERRONIMANLIO CERRONI
L' associazione a delinquere «non sussiste». La truffa e la frode in pubbliche forniture ai danni di una ventina di Comuni «non sono mai esistite». Il traffico illecito di rifiuti derubricato in una contravvenzione «va considerato prescritto». Una sentenza inaspettata del Tribunale di Roma cancella il maxiprocesso al sistema monopolistico - e per l' accusa, illecito - del gruppo di Manlio Cerroni, l' ex ras dei rifiuti. Sbriciolati dieci anni di indagini: tutti assolti.

La lettura del dispositivo arriva nella tarda serata di ieri, dopo otto ore di camera di consiglio.
Cerroni si appoggia al difensore Alessandro Diddi e piange: lacrime di gioia, in realtà. «Non chiedevo un premio, ma il castigo no», si sfoga. Il sollievo si espande tra i coimputati, mentre una ventina di Comuni che si ritenevano danneggiati, la Regione Lazio, il ministero dell' Ambiente, le associazioni, si interrogano.

MANLIO CERRONIMANLIO CERRONI
Assolti pure i collaboratori più stretti del Supremo, a partire dal fidatissimo e plurindagato Francesco Rando e, a seguire, Piero Giovi, l' ex presidente della Regione Lazio Bruno Landi, Giuseppe Sicignano, già supervisore delle attività operative svolte presso gli impianti di Cecchina.

Ed ancora Luca Fegatelli, ex dirigente dell' area rifiuti della Regione Lazio e Raniero De Filippis, all' epoca dei fatti responsabile del Dipartimento del territorio della Regione Lazio. Per l' ex patron di Malagrotta il pm Alberto Galanti a marzo aveva chiesto una condanna a 6 anni, uno in meno per Landi e per Rando, 4 anni per Sicignano, 2 per Fegatelli e De Filippis.

manlio cerroniMANLIO CERRONI
LA REQUISITORIA «Siamo in presenza di un sistema che sta con un piede e mezzo nel 416 bis, l' associazione di stampo mafioso - aveva detto il magistrato a conclusione della terza giornata di requisitoria - A Roma e nel Lazio c' è stata una gestione da anni 60 nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Per anni si è buttato tutto in discarica senza effettuare alcun tipo di differenziata». Non solo. «Fino a due anni fa alla Regione Lazio non c' è mai stata una gara pubblica per affidare la gestione dei rifiuti. La parola gara non è mai comparsa in questo processo». Sostituita, secondo il pm, da «emergenza», «allo scopo di creare e autorizzare una situazione di monopolio assoluto nella gestione dei rifiuti in tutta la Regione Lazio».

DICHIARAZIONI SPONTANEE
Ieri prima che il giudice si ritirasse, Cerroni, novantenne e in forze, ha voluto fare dichiarazioni spontanee. «È sotto gli occhi di tutti che Roma è diventata una discarica a cielo aperto e l' Ama è prossima a una Caporetto - si è inalberato - Sono sconvolto e la mia mente e il mio spirito sono travagliati da cattivi pensieri di ribellione e di proteste clamorose per fare prendere coscienza ai più alti livelli del misfatto compiuto e dei tanti danni arrecati. Non solo a me. Ho cercato in tutti i modi di proporre alle autorità soluzioni al degrado per tenere Roma pulita».
MANLIO CERRONIMANLIO CERRONI

Le motivazioni che hanno spinto il giudice Giuseppe Mezzofiore a decidere di emettere solo assoluzioni e prescrizioni si conosceranno a breve. E sono attese, soprattutto dalla procura.

Per Cerroni il processo chiuso a suo favore era stato il più difficile, perché lo aveva portato per mesi ai domiciliari, e poi alle misure interdittive antimafia che lo avevano estromesso dal mercato. Anche se non è l' unico giudizio, visto che ne ha tre ancora in corso. In Corte d' assise risponde del disastro ambientale permanente di Malagrotta, pagato intanto con un sequestro preventivo di 190 milioni e 656 euro, ossia il tesoro risparmiato per la mancata bonifica.

cerroniCERRONI
L' ultimo aperto riguarda, invece, una maxi evasione fiscale di 5milioni e 547mila euro. Per i magistrati un altro gruzzolo accantonato. È in corso anche il procedimento Cerroni bis che vede coimputati big dell' amministrazione e della politica che avrebbero avallato l' espansione delle sue società.

Fonte: qui