9 dicembre forconi: Manlio Cerroni
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giovedì 8 novembre 2018

“ER MONNEZZA” ASSOLTO DALL’ACCUSA DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE- PER MANLIO CERRONI, L' EX RAS DEI RIFIUTI, IL PM AVEVA CHIESTO 6 ANNI DI CARCERE



IL RE DI MALAGROTTA IN LACRIME DOPO LA SENTENZA: "NON CHIEDEVO UN PREMIO, MA IL CASTIGO NO DOPO TUTTO QUELLO CHE HO FATTO PER ROMA"

Adelaide Pierucci per “il Messaggero”

MANLIO CERRONIMANLIO CERRONI
L' associazione a delinquere «non sussiste». La truffa e la frode in pubbliche forniture ai danni di una ventina di Comuni «non sono mai esistite». Il traffico illecito di rifiuti derubricato in una contravvenzione «va considerato prescritto». Una sentenza inaspettata del Tribunale di Roma cancella il maxiprocesso al sistema monopolistico - e per l' accusa, illecito - del gruppo di Manlio Cerroni, l' ex ras dei rifiuti. Sbriciolati dieci anni di indagini: tutti assolti.

La lettura del dispositivo arriva nella tarda serata di ieri, dopo otto ore di camera di consiglio.
Cerroni si appoggia al difensore Alessandro Diddi e piange: lacrime di gioia, in realtà. «Non chiedevo un premio, ma il castigo no», si sfoga. Il sollievo si espande tra i coimputati, mentre una ventina di Comuni che si ritenevano danneggiati, la Regione Lazio, il ministero dell' Ambiente, le associazioni, si interrogano.

MANLIO CERRONIMANLIO CERRONI
Assolti pure i collaboratori più stretti del Supremo, a partire dal fidatissimo e plurindagato Francesco Rando e, a seguire, Piero Giovi, l' ex presidente della Regione Lazio Bruno Landi, Giuseppe Sicignano, già supervisore delle attività operative svolte presso gli impianti di Cecchina.

Ed ancora Luca Fegatelli, ex dirigente dell' area rifiuti della Regione Lazio e Raniero De Filippis, all' epoca dei fatti responsabile del Dipartimento del territorio della Regione Lazio. Per l' ex patron di Malagrotta il pm Alberto Galanti a marzo aveva chiesto una condanna a 6 anni, uno in meno per Landi e per Rando, 4 anni per Sicignano, 2 per Fegatelli e De Filippis.

manlio cerroniMANLIO CERRONI
LA REQUISITORIA «Siamo in presenza di un sistema che sta con un piede e mezzo nel 416 bis, l' associazione di stampo mafioso - aveva detto il magistrato a conclusione della terza giornata di requisitoria - A Roma e nel Lazio c' è stata una gestione da anni 60 nel settore dello smaltimento dei rifiuti. Per anni si è buttato tutto in discarica senza effettuare alcun tipo di differenziata». Non solo. «Fino a due anni fa alla Regione Lazio non c' è mai stata una gara pubblica per affidare la gestione dei rifiuti. La parola gara non è mai comparsa in questo processo». Sostituita, secondo il pm, da «emergenza», «allo scopo di creare e autorizzare una situazione di monopolio assoluto nella gestione dei rifiuti in tutta la Regione Lazio».

DICHIARAZIONI SPONTANEE
Ieri prima che il giudice si ritirasse, Cerroni, novantenne e in forze, ha voluto fare dichiarazioni spontanee. «È sotto gli occhi di tutti che Roma è diventata una discarica a cielo aperto e l' Ama è prossima a una Caporetto - si è inalberato - Sono sconvolto e la mia mente e il mio spirito sono travagliati da cattivi pensieri di ribellione e di proteste clamorose per fare prendere coscienza ai più alti livelli del misfatto compiuto e dei tanti danni arrecati. Non solo a me. Ho cercato in tutti i modi di proporre alle autorità soluzioni al degrado per tenere Roma pulita».
MANLIO CERRONIMANLIO CERRONI

Le motivazioni che hanno spinto il giudice Giuseppe Mezzofiore a decidere di emettere solo assoluzioni e prescrizioni si conosceranno a breve. E sono attese, soprattutto dalla procura.

Per Cerroni il processo chiuso a suo favore era stato il più difficile, perché lo aveva portato per mesi ai domiciliari, e poi alle misure interdittive antimafia che lo avevano estromesso dal mercato. Anche se non è l' unico giudizio, visto che ne ha tre ancora in corso. In Corte d' assise risponde del disastro ambientale permanente di Malagrotta, pagato intanto con un sequestro preventivo di 190 milioni e 656 euro, ossia il tesoro risparmiato per la mancata bonifica.

cerroniCERRONI
L' ultimo aperto riguarda, invece, una maxi evasione fiscale di 5milioni e 547mila euro. Per i magistrati un altro gruzzolo accantonato. È in corso anche il procedimento Cerroni bis che vede coimputati big dell' amministrazione e della politica che avrebbero avallato l' espansione delle sue società.

Fonte: qui

giovedì 28 settembre 2017

IMMONDIZIA CAPITALE: ROMA E LA COLARI

È IL GIORNO IN CUI LA RAGGI FESTEGGIA PER AVER AFFIDATO A CERRONI I RIFIUTI DI ROMA. ‘UN GIORNO STORICO’. E PERCHÉ MAI? ‘PERCHÉ GLI ABBIAMO FATTO FIRMARE UN CONTRATTO, PRIMA ERANO SOLO STRETTE DI MANO’. 

AHHH…

RILEGGETE COSA DICEVA ‘BEPPEGRILLO.IT’ SULLA ‘GESTIONE CRIMINALE DI CERRONI’

1. ECCO COSA DICEVANO I GRILLINI DI CERRONI: ‘LA GESTIONE CRIMINALE DELLE DISCARICHE ROMANE’
Sul blog di Beppe Grillo, 13 gennaio 2015

MANLIO CERRONIMANLIO CERRONI
"Il mondo dei rifiuti romani puzza di marcio. Lo denunciamo da anni: è sotto procedura di infrazione europea e oggetto di vari filoni d'inchiesta della Magistratura. Il processo al monopolista Cerroni che secondo l'ordinanza del GIP nel Lazio gestiva un ''sodalizio criminale in grado di condizionare l'attività dei vari enti pubblici coinvolti nella gestione del ciclo dei rifiuti "è iniziato lo scorso anno. Ora la puzza si mescola a quella di Mafia Capitale.

In un "sistema corruttivo ramificato" bastano un imprenditore, un avvocato, un funzionario distratto o un politico compiacente e il gioco è fatto. Nelle inchieste romane spesso i personaggi e le tecniche si intrecciano. Anche il mondo dei rifiuti è più proficuo della droga: soldi facili e basse possibilità per i colpevoli di venir accusati o condannati. Si gioca al confine tra ciò che è legale o meno.

Ora scopriamo che Cerroni sta chiedendo alla società di gestione integrata dei servizi ambientali del comune di Roma, AMA SpA, ben 900 MILIONI di euro come risarcimento danni per un mancato accordo tra AMA e Colari, il suo consorzio, vera multinazionale della gestione della "monnezza" di Roma.
MANLIO CERRONIMANLIO CERRONI

Cerroni per ottenerlo si basa su un contratto stipulato con AMA e firmato con Panzironi, attualmente in carcere per Mafia Capitale. Inoltre - da alcune intercettazioni in nostro possesso - risulta che altri due personaggi coinvolti nell'inchiesta parlino con grande ilarità del contratto in questione. Possibile che un contratto sottoscritto da due persone arrestate e sotto processo per reati gravissimi rischi di farci pagare 900 milioni di euro il che comporterebbe il fallimento di AMA e del Comune di Roma?

Una tragedia per noi cittadini costretti a pagare con le nostre tasse la gestione criminale delle discariche romane. Scoprite qui tutta la cronistoria dei fatti, ricostruiti grazie alle richieste di accesso agli atti ed al lavoro dei parlamentari, consiglieri comunali e regionali M5S."
Stefano Vignaroli, M5S Camera
raggi cantoneRAGGI CANTONE


2. OGGI LA RAGGI FESTEGGIA: ‘ABBIAMO FIRMATO IL CONTRATTO CON CERRONI, MOMENTO STORICO’

Firmato il contratto ponte di 18 mesi tra Ama SpA e l'amministratore straordinario del Consorzio Co.La.Ri. e della E.Giovi srl, per la gestione del servizio di trattamento meccanico biologico (Tmb) dei rifiuti indifferenziati prodotti da Roma. La decisione, anticipata dal Messaggero, è stata presa al termine di un incontro svoltosi nella sede della Prefettura di Roma alla presenza del Presidente dell'Anac con la partecipazione, tra gli altri, della sindaca di Roma Capitale, del Segretario generale della Regione Lazio e dei competenti assessori regionale e comunale.

«Tale accordo - si spiega in una nota della Prefettura - giunto all'esito di un percorso condiviso tra tutti gli attori istituzionali coinvolti, riconduce in una cornice di regolarità contrattuale un rapporto 'di fatto protrattosi negli anni, assicurando la continuità del servizio pubblico in vista dell'espletamento della procedura di gara europea».

cerroniCERRONI
«È un momento importante per il ripristino della legalità. Non solo perché finora a Roma non esisteva alcun accordo scritto che regolasse lo smaltimento rifiuti, ma soprattutto perché al termine del periodo previsto il servizio verrà finalmente assegnato, in maniera trasparente, tramite una gara pubblica. Esprimo dunque tutta la mia personale soddisfazione per il risultato raggiunto», ha commentato il presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone.

«Oggi è una giornata storica per Roma. Per la prima volta il Comune è riuscito a far firmare un contratto alle aziende di Manlio Cerroni. E questo ha dell'incredibile perché fino ad ora per gestire il trattamento dei rifiuti nella Capitale ci sono state solo strette di mano. Mai una gara o un appalto». Così in una nota la Sindaca di Roma Virginia Raggi in merito al contratto firmato questa mattina in Prefettura tra Ama e Colari, il consorzio, ora commissariato perché raggiunto da un'interdittiva antimafia, che gestisce gli impianti di Tmb di Malagrotta.


«Grazie ad un lavoro in sinergia con la Prefettura e l'Autorità nazionale Anticorruzione portiamo a casa un risultato storico: finalmente ripristiniamo la legalità nella nostra città», dice Raggi.

Fonte: qui
RAGGI RIFIUTIRAGGI RIFIUTI

venerdì 25 novembre 2016

MURARO E IL COSI' FAN TUTTI!


NELL'INCHIESTA SULL’ASSESSORE PAOLA MURARO CI SONO ANCHE LE RICOSTRUZIONI DI MARCELLO MINENNA SECONDO CUI ALCUNI VERBALI SEGRETI SULL’AMA SAREBBERO STATI TRASMESSI “IN TEMPO REALE” AI REFERENTI DI CERRONI NELL'AZIENDA IN MODO DA EVITARE CONSEGUENZE NEGATIVE PER LE SUE IMPRESE


Fiorenza Sarzanini per “il Corriere della Sera”

muraroMURARO
Ci sono anche alcuni atti firmati della sindaca Virginia Raggi nell'inchiesta della Procura di Roma sull'operato dell'assessore all' Ambiente Paola Muraro. Decisioni prese quando in Campidoglio c'erano l'assessore al Bilancio Marcello Minenna e il capo di gabinetto Carla Raineri, entrambi dimissionari agli inizi di settembre, nemmeno tre mesi dopo il loro insediamento. Sono stati proprio loro - ma anche l'ex ad di Ama Alessandro Solidoro e il direttore generale Stefano Bina - a ricostruire davanti ai magistrati quanto accaduto sulle nomine dello staff, ma anche i rapporti con le municipalizzate.

Evidenziando come alcuni verbali riservati della Giunta siano stati trasmessi in tempo reale a funzionari Ama. «Obiettivo - questo è il sospetto - prendere le contromisure adeguate in modo da favorire le aziende di Manlio Cerroni», il ras dei rifiuti anche lui indagato. Nel fascicolo giudiziario sono così finiti relazioni ufficiali e appunti personali che adesso vengono approfonditi proprio per valutare se siano stati commessi abusi d'ufficio o altri reati.
paola muraro giovanni fisconPAOLA MURARO GIOVANNI FISCON

IL RUOLO DI ROMEO
Tra i documenti consegnati c'è il parere richiesto dal Campidoglio all'avvocato Aristide Police sul ruolo e lo stipendio di Salvatore Romeo il dipendente comunale nominato capo della segreteria e passato da una retribuzione di 39 mila euro a 120 mila euro, poi ridotti a 97 mila quando anche l'Anac di Cantone fece rilievi alla delibera. In realtà il 19 agosto il professionista l'aveva giudicata «illegittima» evidenziando che non c' è «alcuna ragione che possa giustificare il mutamento del rapporto di servizio di un proprio dipendente o meglio, la duplicazione di tale rapporto».

Ma Raggi aveva evidentemente deciso di ignorare i suggerimenti dell' esperto di diritto amministrativo da lei stessa interpellato. E dunque bisognerà valutare i motivi della scelta, visto che poi - di fronte a un giudizio analogo dell' Anticorruzione - decise di modificare l'entità dello stipendio ma lasciare immutato il ruolo.

I VERBALI ALL'AMA
MINENNAMINENNA
Minenna e Alessandro Solidoro - entrambi già interrogati dal pubblico ministero Alberto Galanti - hanno ricostruito che cosa è accaduto quando sono state prese decisioni relative all'Ama, la municipalizzata di cui Muraro è stata consulente per 12 anni prima di arrivare in Campidoglio.

Dimostrando che alcuni verbali segreti sarebbero stati trasmessi «in tempo reale» a chi era in qualche modo referente di Cerroni nell' azienda pubblica in modo da poter evitare conseguenze negative per le sue imprese. L' indagine dei pubblici ministeri della Capitale nasce proprio per verificare la natura del rapporto tra Muraro e Cerroni ben prima della nomina ad assessore e sfocia nella contestazione di illeciti ambientali per la gestione da parte della donna degli impianti privati e pubblici.

MANLIO CERRONIMANLIO CERRONI
In particolare è accusata di aver favorito Cerroni facendo lavorare a basso regime i macchinari Ama. E per questo le verifiche si sono allargate anche ai poteri a lei assegnati prima da Franco Panzironi e poi da Giovanni Fiscon, entrambi al vertice e poi travolti dall'inchiesta Mafia Capitale.

IL MONITO DI MARRA
Tra gli episodi raccontati ai magistrati c'è la lite tra Marra e la responsabile del Personale Laura Benente che gli aveva negato l'autorizzazione per una missione a Bruxelles spiegando che in precedenza gli aveva già consentito di partecipare a un master a Salerno a spese del Campidoglio.

Secondo quanto raccontato ai magistrati Marra avrebbe reagito minacciando la dirigente: «Mi farò dare gli atti da lei firmati da quando è qui e troverò qualcosa per denunciarla». In realtà non c'è stato bisogno perché pochi giorni dopo Raggi ha deciso di sospendere il «distacco» di Benente e l'ha mandata nuovamente a Torino. E poche settimane dopo ha messo al suo posto proprio Marra. I magistrati dovranno ora valutare se questa procedura sia stata regolare.

Fonte: qui

giovedì 15 settembre 2016

MONNEZZA CAPITALE - I RIFIUTI DI ROMA COSTANO DUECENTO EURO A TONNELLATA: UN RECORD EUROPEO!

ROMA RIFIUTI

ROMA RIFIUTI

UNA SPESA DI DUE MILIARDI IN DIECI ANNI E 6 IMPIANTI CHE NESSUNO VUOLE 

CHE FINE HA FATTO IL PROGETTO DI MARINO DI UN IMPIANTO DI COMPOSTAGGIO A ROCCA CENCIA?


Alessandro Barbera e Giacomo Galeazzi per “www.lastampa.it”
Iniziamo questo viaggio da via Salaria 981, sede di uno dei «Tmb» della Capitale. «Tmb» significa «trattamento meccanico-biologico». A Roma ce ne sono quattro: due sono di proprietà dell’Ama, due appartengono a Manlio Cerroni.
Dovevano essere la soluzione tampone per ovviare alla giusta e necessaria chiusura della discarica di Malagrotta e invece, nella migliore delle tradizioni italiane, si sono trasformati nella più definitiva delle emergenze. 
A pochi metri dall’impianto di via Salaria ci sono la sede di Condotte e di Sky Italia, l’archivio della Rai e - giusto sull’altro lato della strada - un asilo, «I colori del mondo». Quando tira il vento, l’aria è irrespirabile nel raggio di centinaia di metri.
Quell’impianto - così come quello di Rocca Cencia - ha sempre fatto gola a interessi non propriamente legali: nell’audizione del 2 agosto di fronte alla commissione Ecomafie l’ex presidente dell’Ama Daniele Fortini ha raccontato che dal 2010 al 2015 la Pmr Service del gruppo Politi, sequestrata dalla Dda di Reggio Calabria in un’operazione contro le cosche della ’ndrangheta, ha gestito senza gara la movimentazione dei rifiuti nei due «Tmb». L’impianto di via Salaria avrebbe dovuto tornare a essere una rimessa di mezzi dell’Ama, e invece da cinque anni è una discarica a cielo aperto. Il nuovo assessore Paola Muraro promette di chiuderla al più presto, e in nome di questo ha ordinato la (contestata) riapertura del tritovagliatore di Rocca Cencia di Manlio Cerroni.

Sugli impianti di Cerroni torneremo dopo. 
AMA RIFIUTI
AMA RIFIUTI
Per ora restiamo in via Salaria. Finora a nulla sono valse petizioni e proteste degli abitanti del quadrante per la chiusura del «Tmb»: senza di esso, il fragile ingranaggio della raccolta si incepperebbe e un pezzo di città sarebbe ricoperto di rifiuti. Lo si è intuito ad agosto, quando un guasto all’impianto ha costretto l’Ama a far marcire l’immondizia nei cassonetti di Roma Nord per una settimana. Nei Tmb di Roma vengono pre-trattati più della metà dei rifiuti della Capitale: del milione e settecentomila tonnellate di immondizia prodotto ogni anno dai romani, solo settecentomila viene raccolto nei cassonetti differenziati e trasportato direttamente negli impianti di riciclo.

Quando i camion pieni di indifferenziata arrivano al Tmb di via Salaria la spazzatura viene divisa alla meno peggio in tre gruppi: il trenta per cento sono rifiuti combustibili, il quaranta - soprattutto laterizi - viene destinato alle discariche, il restante trenta è massa biologica. 

La parte combustibile finisce nei due inceneritori laziali, a Colleferro e San Vittore. 

L’umido, cioè la parte organica dei rifiuti da compostaggio, viene trasportata in vari impianti, ma soprattutto a settecento chilometri di distanza da ottanta autoarticolati, a Pordenone. 

Ogni anno ciò avviene per più della metà di 230mila tonnellate di rifiuti dei romani.  

Il caso Rocca Cencia  

Dice Angelo Bonelli, storico esponente dei Verdi: «Con la chiusura della maxi discarica da 240 ettari di Malagrotta, Ignazio Marino ha posto fine ad un serio problema ambientale, ma mancano gli impianti necessari a gestire le cinquemila tonnellate prodotte ogni giorno». 
Risultato: costi più alti e tariffe di smaltimento alle stelle. «Senza impianti alternativi si continuerà a nascondere i rifiuti a centinaia di chilometri. Gli impianti vanno fatti sul territorio, a partire da quelli per il compostaggio».
In effetti Marino aveva deciso così, con il sì della sua giunta ad un impianto di compostaggio a Rocca Cencia. Ora però il progetto è inabissato, fra i ritardi della Regione e le incertezze della nuova amministrazione Raggi, che a quel progetto ha detto no. Di fronte alla Commissione ecomafie questa settimana è stata Muraro a bocciare l’impianto, parte integrante del piano industriale elaborato dall’ex presidente dell’Ama Daniele Fortini.
MALAGROTTAMALAGROTTA
«Un progetto irrealizzabile: va ripreso in mano secondo un diverso iter» dice Muraro. Un dettaglio poi lascia perplessi: la società friulana che tratta ogni giorno i rifiuti biologici dei romani - la Bioman - è la stessa di cui l’assessore è stata consulente fra il 2010 e il 2012. Prima ancora delle ragioni che hanno spinto i vertici alle dimissioni - il presidente Fortini prima, l’amministratore unico Alessandro Solidoro poi - ciò che non torna all’Ama sono i numeri. Il ciclo dei rifiuti di Roma è costoso, inefficiente e inquinante.
Se altrove i rifiuti sono una risorsa da sfruttare, i sei impianti di Trattamento meccanico biologico della Capitale servono solo a risolvere l’emergenza causata dalla chiusura di Malagrotta. 

Il milione di tonnellate di rifiuti indifferenziati prodotti ogni anno nella Capitale viene distribuito così: quattrocentomila si dividono fra via Salaria e Rocca Cencia, altri quattrocentomila finiscono nei due impianti privati di Manlio Cerroni a Malagrotta. Le restanti 200.000 tonnellate vengono trasferite in altri tre impianti: a Latina, Frosinone e Avezzano.
MALAGROTTAMALAGROTTA
Fatta questa complicata operazione di smistamento, solo trecentomila tonnellate vengono incenerite e trasformate in combustibile derivato, meglio noto come Cdr. La gran parte dell’immondizia che esce dai Tmb - ben 700.000 tonnellate di rifiuti pretrattati - viene a sua volta distribuita in altri impianti e discariche in giro per l’Italia e l’Europa. 
Costo medio del processo: 40 euro a tonnellata per il trattamento, 45 per il trasporto, 100 per l’incenerimento. Totale: 195 euro a tonnellata, un record europeo. 
Senza una modifica radicale del sistema di gestione dei rifiuti, Fortini stima che nei prossimi dieci anni «Roma spenderà due miliardi di euro per le attività post raccolta che consistono nel frullare, bruciare e seppellire i rifiuti». 

Al di là della retorica sul «chilometro zero», il «porta a porta» e le «isole biologiche» per risolvere davvero il problema dei rifiuti romani sono necessari investimenti. 

Durante la gestione Fortini l’Ama ha stimato che a Roma servirebbero un ammodernamento e ampliamento dell’impianto di Colleferro, cinque impianti aggiuntivi di selezione della differenziata, due impianti di trattamento dell’organico e due per l’indifferenziata. Per chiudere il ciclo dei rifiuti nei confini della Capitale come avviene in tutte le grandi città d’Europa, Roma avrebbe bisogno di una capacità di gestione dei rifiuti organici di 250mila tonnellate l’anno, di impianti per selezionare la raccolta differenziata da 510mila tonnellate e da 310mila tonnellate l’anno per l’indifferenziata.  

MANLIO CERRONIMANLIO CERRONI

L’ombra lunga di Cerroni  

Ora la giunta Raggi dice di voler riscrivere il piano dell’Ama, ma non ha ancora detto come. Né ha chiarito le sue intenzioni Stefano Bina il quale - in attesa di un concorso per la scelta del management - è stato nominato direttore generale dell’azienda: «Discarica o inceneritore?
Rifiuti zero significa nessun trattamento, quindi occorre un recupero complessivo dei materiali», ha abbozzato nella prima dichiarazione pubblica. In compenso Raggi e Muraro vogliono rimettere in funzione il tritovagliatore di Rocca Cencia, a disposizione del Comune con delibera della giunta regionale, oggetto di un’inchiesta penale e non più utilizzato dall’Ama sin dallo scorso febbraio perché considerato inutile e dannoso.
L’assessore Muraro - per più di dieci anni consulente della municipalizzata - sostiene che in assenza di altre soluzioni è giusto utilizzarlo. Eppure quel tipo di impianto non ha nulla a che vedere con un trattamento avanzato dell’immondizia. Se un Tmb divide i rifiuti indifferenziati in tre tipi di materiali, il tritovagliatore si limita a separare la parte combustibile da portare negli inceneritori e la componente biologica.
Questo significa che l’immondizia trattata nel tritovagliatore è persino più inquinante di quanto prodotto da un Tmb. L’impianto - ça va sans dire - è ancora una volta di Manlio Cerroni, il ribattezzato ottavo re di Roma, sotto processo per traffico illecito di rifiuti, truffa e disastro ambientale.

Fonte: qui