9 dicembre forconi: ergastolo
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giovedì 30 maggio 2019

Pamela Mastropietro, Oseghale condannato all'ergastolo e a 18 mesi di isolamento


© enrico.polselli Innocent Oseghale, 30enne pusher nigeriano (LaPresse) 

Ergastolo con isolamento diurno per 18 mesi per Innocent Oseghale, il 30enne pusher nigeriano condannato per omicidio, occultamento di cadavere - mentre la violenza sessuale è stata assorbita dalle aggravanti - per la morte di Pamela Mastropietro, 18 anni, romana, il cui cadavere fatto a pezzi fu trovato in due trolley sul ciglio della strada a Pollenza il 31 gennaio 2018. E' la sentenza emessa dai giudici della Corte d'Assise di Macerata dopo oltre cinque ore di camera di consiglio.
La madre di Pamela Mastropietro: "Mia figlia non si è mai bucata e odiava le siringhe" (Corriere TV)
Lettore video di: Corriere Tv (Informativa sulla privacy)
Alla lettura della sentenza, tra il pubblico dei parenti e degli amici della ragazza è partito un applauso. Il presidente della Corte ha subito richiamato al  silenzio i presenti per proseguire la lettura del dispositivo. I genitori di Pamela si sono abbracciati.
"Giustizia è stata fatta, intanto fuori uno, ora tocca agli altri". Così la mamma di Pamela Mastropietro ha commentato la condanna. Secondo la madre della 18enne infatti Oseghale non ha fatto tutto da solo.

Come conseguenza dell'ergastolo per l'omicidio di Pamela Mastropietro, la Corte d'assise di Macerata ha dichiarato per Innocent Oseghale, padre di due bimbi piccoli avuti da una compagna italiana, come pene accessorie la decadenza dalla potestà genitoriale e l'interdizione da pubblici uffici. Fonte: qui

martedì 26 marzo 2019

IGOR IL RUSSO È STATO CONDANNATO ALL'ERGASTOLO

IL CRIMINALE E’ STATO PROCESSATO A BOLOGNA PER GLI OMICIDI DEL BARISTA DAVIDE FABBRI E DEL VOLONTARIO VALERIO VERRI (E PER UNA SERIE DI ALTRI REATI) 

DOPO UNA LATITANZA DI OTTO MESI, IL KILLER (ALL’ANAGRAFE NORBERT FEHER) È STATO ARRESTATO IN SPAGNA A DICEMBRE 2017 E DA ALLORA È IN CARCERE A SARAGOZZA…

IGOR IL RUSSO CONDANNATO ALL'ERGASTOLO
(ANSA) - Igor il russo è stato condannato all'ergastolo. Il gup Alberto Ziroldi ha deciso il massimo della pena per il killer serbo, al secolo Norbert Feher, processato a Bologna in abbreviato per gli omicidi del barista Davide Fabbri e del volontario Valerio Verri e per altri reati. Feher, dopo una latitanza di otto mesi, è stato arrestato in Spagna a dicembre 2017 e da allora è in carcere a Saragozza.

IGOR: VEDOVA FABBRI, MIO MARITO UCCISO DALLO STATO
igor il russoIGOR IL RUSSO
(ANSA) - "Chi lo ha ammazzato non è stato Igor, ma è stato lo Stato, perché questa persona non doveva essere qui in Italia". Sono le parole di Maria Sirica, vedova di Davide Fabbri, oggi per la prima volta in aula nel processo all'uomo accusato dell'omicidio del marito, il killer Norbert Feher alias Igor Vaclavic. Il riferimento è al fatto che il serbo in precedenza aveva avuto un'espulsione.

"Non è giusto che una persona viene nel locale e può ammazzare le persone. Non è giusto. Mi ha lasciato un trauma. Io non ce la faccio più", ha aggiunto Sirica, affiancata dal suo avvocato Giorgio Bacchelli. Che effetto le ha fatto vedere per la prima volta, dopo l'assalto nel suo bar di Budrio, l'imputato collegato in video? "Lo volevo vedere da vicino per dirgli un po' delle mie cose che ho dentro. Perché non è giusto che una persona viene a fare una rapina e deve ammazzare le persone. Qui siamo in Italia e tutto è permesso", ha detto la vedova al termine dell'udienza in tribunale a Bologna.
IGOR IL RUSSOIGOR IL RUSSO

IGOR: LE VITTIME CHIEDONO DANNI PER OLTRE 4,5 MILIONI
(ANSA) - Le vittime di Igor il russo hanno chiesto risarcimenti danni per circa 4,7 milioni complessivi, nelle loro arringhe durante il processo in abbreviato al killer serbo. Il difensore dei familiari di Davide Fabbri, avvocato Giorgio Bacchelli, ha chiesto infatti un milione per la vedova di Davide Fabbri, e cinquecentomila euro per il padre della vittima, Franco Fabbri, ucciso l'1 aprile 2017 nel bar 'Il Gallo' di Riccardina di Budrio.
igor vaclavic prima dell arrestoIGOR VACLAVIC PRIMA DELL ARRESTO

L'avvocato Fabio Anselmo ha chiesto 2,1 milioni per la famiglia di Valerio Verri, mentre l'avvocato Denis Lovison ha chiesto un milione per Marco Ravaglia, agente provinciale ferito nell'agguato in cui morì Verri, l'8 aprile 2017 a Portomaggiore. E' infine di 50mila euro la richiesta della provincia di Ferrara, rappresentata dall'avvocato Alberto Bova. Il difensore di Norbert Feher, avvocato Gianluca Belluomini, ha chiesto l'assoluzione da alcuni capi di imputazione, l'esclusione delle aggravanti e una pena che non sia l'ergastolo. Sentenza prevista intorno alle 14.30.

Fonte: qui

mercoledì 30 gennaio 2019

GIUSEPPE GULOTTA CHIEDE 66 MILIONI DI EURO PER AVER PASSATO 22 ANNI IN CARCERE DA INNOCENTE


CONDANNATO ALL’ERGASTOLO PER L’OMICIDIO DI DUE CARABINIERI QUANDO AVEVA 18 ANNI, VENNE ASSOLTO DOPO UNA LUNGA E TRAVAGLIATA VICENDA GIUDIZIARIA 

GLI È GIÀ STATO RICONOSCIUTO UN RISARCIMENTO DI 6,5 MILIONI, MA…

Chiara Moretti per www.adnkronos.com

Giuseppe GulottaGIUSEPPE GULOTTA
Oltre 66 milioni di euro per aver scontato anni di carcere da innocente. E' il risarcimento, chiesto da Giuseppe Gulotta, vittima di un errore giudiziario per l'omicidio di due giovani carabinieri della caserma di Alcamo Marina del 26 gennaio del 1976. Arrestato e condannato all'ergastolo, quando aveva 18 anni, venne assolto dalla Corte d'Appello di Reggio Calabria, dopo una lunga serie di processi e 22 anni passati dietro le sbarre.
CARMINE APUZZO E SALVATORE FALCETTA - IL CASO DI GIUSEPPE GULOTTACARMINE APUZZO E SALVATORE FALCETTA - IL CASO DI GIUSEPPE GULOTTA

"I giudici stabilirono che la confessione venne estorta e gli venne riconosciuto un risarcimento di sei milioni e mezzo di euro" dice all'Adnkronos l'avvocato Baldassare Lauria, spiegando che il ragionamento della Corte è che "possono liquidare soltanto l'indennizzo per i giorni che Gulotta ha espiato in maniera indebita".

"A ben vedere il giudice se gli portano un verbale falso sbaglia ma non è colpa sua. Compie un errore solo perché altri hanno fatto qualcosa che non dovevano". "Per quanto riguarda l'atto illecito, compiuto dai carabinieri, sosteneva la Corte di Reggio - spiega il legale -, non può essere la magistratura: il loro errore è legato a condotte illecite di altri".
Giuseppe GulottaGIUSEPPE GULOTTA

C'è, poi, un secondo pilastro che è l'azione risarcitoria. "L'Italia nel 1984 firmò la convenzione di New York per la prevenzione della tortura in cui si impegnava a codificare il reato e, quindi, a predisporre una serie di strumenti per prevenirla.

Giuseppe GulottaGIUSEPPE GULOTTA
Ma è stato codificato soltanto nel 2016, cioè, a una distanza siderale rispetto all'84 - denuncia l'avvocato -. Nelle more è intervenuta anche la Corte europea dei diritti dell'uomo in merito ai fatti di Genova, condannando l'Italia per non aver previsto strumenti di prevenzione e il reato di tortura".
Giuseppe GulottaGIUSEPPE GULOTTA

L'azione ha, quindi, due destinatari. Da un lato, conclude l'avvocato, "l'Arma e dall'altro la Presidenza del Consiglio dei Ministri in quanto rappresentante dello Stato che ha omesso di adempiere agli ordini internazionali".

Fonte: qui

GIUSTIZIATO DALLA GIUSTIZIA 


PARLA GIUSEPPE GULOTTA, L’UOMO CHE HA SCONTATO IN CARCERE 22 ANNI DA INNOCENTE: “NON SO QUANTO VALGA UNA VITA ROVINATA DA 18 A 55 ANNI. SE ARRIVERÀ DEVOLVERÒ IL RISARCIMENTO ALLA FONDAZIONE CHE HO COSTITUITO” 
“FIDUCIA NELLA GIUSTIZIA? LA FERITA È SEMPRE APERTA. PURTROPPO SOTTO TORTURA HO DETTO CHE SONO STATO IO, POI LA SVOLTA È ARRIVATA NEL 2007”

Giuseppe GulottaGIUSEPPE GULOTTA
Ha scontato in carcere 22 anni da innocente. Adesso chiede allo Stato un risarcimento di oltre 66 milioni di euro. Protagonista della storia è Giuseppe Gulotta, ex muratore di Certaldo (Firenze), vittima di un errore giudiziario. Venne arrestato nel gennaio del 1976 per l’omicidio di due carabinieri della stazione di Alcamo Marina (Trapani), Salvatore Falcetta e Carmine Apuzzo. Allora diciottenne, venne condannato all’ergastolo, ma dopo nove processi e 22 anni di carcere ingiusto, nel marzo 2012 fu assolto dalla corte d’appello di Reggio Calabria che stabilì come la confessione venne estorta con sevizie e torture da parte dei militari dell’Arma dei carabinieri.

Giuseppe Gulotta è intervenuto ai microfoni de “L’Italia s’è desta” condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

“Qualcuno ancora è convinto della mia colpevolezza, malgrado ci sia una sentenza che parla chiaro: un’assoluzione per non aver commesso il fatto –ha affermato Gulotta-. Purtroppo sono stato condannato per una dichiarazione falsa rilasciata ai carabinieri sotto tortura. La condanna si è basata solo sulla confessione.

Purtroppo sotto tortura ho detto che sono stato io. La svolta è arrivata nel 2007 in una trasmissione televisiva, è stato detto che i presunti colpevoli erano stati tutti assolti, quando in realtà io ero ancora in carcere. Una persona, tramite internet, ha scritto che era disposto a dire la verità. Era un ex carabiniere, che fu interrogato dalla procura di Trapani e raccontò le stesse cose che raccontai io su quella vicenda. La speranza non si era mai spenta, avevo attorno a me la mia famiglia, avevo la fede e mi reggevo sulla consapevolezza della mia innocenza. Le sentenze purtroppo, giuste o sbagliate, bisogna accettarle, io ho scelto la via del carcere, altri invece se ne sono andati e sono rimasti latitanti.
Giuseppe GulottaGIUSEPPE GULOTTA

Adesso ho 61 anni. Ho una famiglia che ho ritrovato quando sono uscito dal carcere. Io sono stato dichiarato innocente quando ormai la pena l’avevo scontata tutta, perché mi era stata concessa la libertà condizionata, ma io lotto comunque per la giustizia perché voglio che vengano trovati i responsabili di questo omicidio.

Risarcimento di 66 milioni? La richiesta sicuramente verrà fatta. Io non so quanto valga una vita rovinata da 18 a 55 anni. Io ho ricevuto una somma dallo Stato per ingiustizia detenzione, il risarcimento è un’altra cosa. Se arriverà lo devolverò alla fondazione che ho costituito con i miei legali che ha l’obiettivo di aiutare chi è rimasto vittima di casi di malagiustizia. Fiducia nella giustizia? La ferita è sempre aperta, però mi consola il fatto che se dei giudici hanno condannato indotti dagli errori nelle indagini, altri giudici mi hanno assolto. Non ce l’ho con le istituzioni e con le forze dell’ordine”.

Fonte: qui

martedì 16 ottobre 2018

FELTRI IN DIFESA DI BOSSETTI.



''NON SI PUÒ ESSERE CONDANNATI A VITA PER UNA PROVA DEL DNA CHE LA DIFESA NON HA POTUTO VERIFICARE. BOSSETTI È STATO UN CAPRONE ESPIATORIO PERFETTO, UN MURATORE SPROVVEDUTO. I SUOI FIGLI HANNO APPRESO DAGLI ATTI GIUDIZIARI PUBBLICATI DALLA STAMPA E RIBADITI IN TV, CHE IL LORO PADRE È UN ASSASSINO, CHE LA LORO MADRE ERA LEGGEROTTA, CHE LA NONNA...E IL NONNO CORNUTO. TUTTO CIÒ È INDEGNO E SPAVENTA''

Vittorio Feltri per ''Libero Quotidiano''

Non è colpa nostra se giustizia fa rima con immondizia.
E certe assonanze spesso riflettono la realtà. Il caso di Massimo Bossetti, condannato in via definitiva all' ergastolo per l' omicidio di Yara Gambirasio, 13 anni, è o sembra emblematico. Questi dovrà stare in galera vita natural durante poiché i Ris hanno prelevato il suo Dna dalle mutandine della ragazza.

yara gambirasio massimo bossettiYARA GAMBIRASIO MASSIMO BOSSETTI
Le prove scientifiche sono una cosa seria, vanno prese per buone a una condizione: che esse siano state ricavate correttamente. Ma siamo sicuri che nella circostanza siano stati rispettati tutti i canoni previsti dal protocollo? Non credo.
Mi risulta che la difesa abbia chiesto invano la ripetizione degli accertamenti di laboratorio. Il motivo di tale rifiuto?

Quanto non è stato verificato non può essere ritenuto prova. Non dubitiamo della perizia dei carabinieri, che stimiamo, senza però giudicarli infallibili.
MARITA COMI E MASSIMO BOSSETTIMARITA COMI E MASSIMO BOSSETTI
Perfino tra i valenti rappresentanti dell' Arma ci sarà qualche cretino, come ne esistono tra i geometri e i giornalisti e gli avvocati. Pertanto il processo a Bossetti è viziato dal fatto che costui non ha usufruito di un controllo definitivo circa il proprio patrimonio genetico.

E questo è grave. Non si capisce perché neppure la Cassazione, che dovrebbe essere prudente, non abbia concesso all' imputato la facoltà di ottenere un appello scientifico. Nulla. Il detenuto deve attenersi agli accertamenti di parte svolti dalla pubblica accusa. Un perito al di sopra delle parti non ha potuto mettere il naso nelle analisi, sulla cui fondatezza non è lecito giurare. Cosicché Bossetti è stato ingabbiato da qui al termine della propria vita con una leggerezza che ci allarma e disgusta. Trattare un uomo come uno straccio indegno fa orrore. E noi, benché non contiamo nulla, ci ribelliamo.

Ogni processo indiziario è difficile, tuttavia diventa difficilissimo se prescinde dalla logica e prosegue alla carlona. Un esempio o due clamorosi. I pm affermano che Massimo ha caricato sul camioncino la ragazzina davanti alla palestra. Però nessuno l' ha vista uscire da quel luogo.
ESTER ARZUFFI MADRE DI MASSIMO BOSSETTIESTER ARZUFFI MADRE DI MASSIMO BOSSETTI

Diamo lo stesso per buona l' ipotesi - non la certezza - che l' adescamento sia avvenuto sul piazzale della struttura ginnica. Come ha fatto Bossetti che non conosceva la vittima a caricarla sul proprio mezzo, un furgone, non una Mercedes? L' ha sedotta grazie al suo fascino di operaio edile, vestito da carpentiere? Oppure l' ha tramortita a cazzotti? Egli poi avrebbe percorso una decina di chilometri, con la fanciulla a bordo, senza che ella si sia ribellata e abbia tentato, magari a un semaforo, di fuggire? Uno non è in grado di guidare e nel contempo di tenere a bada una adolescente spaventata. Dovrebbe avere quattro mani, due non bastano.
la casa di bossettiLA CASA DI BOSSETTI

Su queste osservazioni elementari il tribunale ha sempre sorvolato, eppure sono basilari quanto il sospetto che i maneggiamenti del Dna siano stati incauti e quindi errati. A nostro parere Bossetti ha assunto suo malgrado il ruolo di caprone espiatorio. Serviva un colpevole? Eccolo, uno migliore di uno sprovveduto quale il muratore non era reperibile. I suoi figli, che vivono in un piccolo paese, hanno appreso dagli atti giudiziari pubblicati dalla stampa e ribaditi in tv, che il loro padre è un assassino, che la loro madre era leggerotta, che la nonna era un po' mignotta e il nonno un cornuto.

Una operazione di siffatto tipo grida vendetta.
La giustizia di ciò se ne fotte, noi no. E diamo a Bossetti la nostra inutile solidarietà. Segnalo, per concludere, che i carcerati compagni di Massimo venerdì sera, appresa la notizia del "fine pena mai", hanno protestato a lungo reclamando la innocenza del loro "amico": urla e fischi prolungati.
furgone davanti la palestra di yara che non era di bossettiFURGONE DAVANTI LA PALESTRA DI YARA CHE NON ERA DI BOSSETTI



Chi sta in galera ha più sensibilità di tanti magistrati, questo è noto.

Fonte: qui

venerdì 27 luglio 2018

DOPO 8 ANNI DI CARCERE DURO, SI È PENTITO NICOLA SCHIAVONE, IL PRIMOGENITO DEL CAPOCLAN DEI CASALESI “SANDOKAN”

STA SCONTANDO L’ERGASTOLO PER TRIPLICE OMICIDIO MA LA SUA FAMIGLIA FA ANCORA AFFARI MILIONARI DA MODENA A MALTA 

L’EX BRACCIO DESTRO VARGAS: “VOLEVA UCCIDERE IL GIUDICE CAFIERO DE RAHO”

Mary Liguori per “il Mattino”

nicola schiavone 4NICOLA SCHIAVONE
Otto anni di carcere duro possono piegare anche il più duro dei rampolli di una dinastia di irriducibili camorristi.

Se hai solo 39 anni, due figli adolescenti e la prospettiva di una vita dietro le sbarre, se ti impediscono anche il solo contatto fisico con i tuoi bambini, se registrano ogni tua parola detta a colloquio con tua moglie e con tua madre, allora puoi decidere di scrivere una lettera di resa.

È partita via posta venti giorni fa la missiva che significa bandiera bianca, volontà di cambiar vita. Firma in calce, quella di Nicola Schiavone, figlio primogenito del capoclan Francesco «Sandokan».

nicola schiavone 2NICOLA SCHIAVONE


Due settimane fa, i magistrati della Dda di Napoli - Vincenzo Ranieri, Arlomede e Fabrizio Vanorio del pool dell' aggiunto Luigi Frunzio - hanno chiuso la partita del casalese contro lo Stato, con il primo dei due verbali finora redatti con le confessioni del giovane capoclan stroncato dall' arresto del 2010, proprio mentre gli dava la caccia nientemeno che Michele Zagaria.
francesco 'sandokan' schiavone e il figlio nicola schiavoneFRANCESCO 'SANDOKAN' SCHIAVONE E IL FIGLIO NICOLA SCHIAVONE





Pentimento di alto livello sotto il profilo simbolico, dall' utilità ancora tutta da verificare. È stato un feroce assassino, Schiavone jr, che in cella al 41bis sta scontando l' ergastolo per un triplice omicidio e che si è preso una condanna in secondo grado al fine pena mai anche per un quarto delitto di camorra.
nicola schiavone 3NICOLA SCHIAVONE



È stato per un breve tempo a capo della fazione di famiglia del clan dei Casalesi, ma non ha mai assurto il ruolo di vertice perché a osteggiarlo ci fu Zagaria in persona che, su imprenditori soci e appalti, pretendeva l' esclusiva.

nicola schiavone 1NICOLA SCHIAVONE





Eppure l' astro nascente della malavita casertana potrebbe riferire di storie interessanti, di contatti economici e interessi in Emilia Romagna e all' estero.

AFFARI DA MODENA A MALTA
Compravendita di auto di grossa cilindrata, la sua passione, e soldi investiti in società intestate a insospettabili. La leggenda narra che siano oltre trecento le ditte nelle quali gli Schiavone hanno mani in pasta.

LA CASA DI NICOLA SCHIAVONE FIGLIO DEL BOSS DEI CASALESILA CASA DI NICOLA SCHIAVONE FIGLIO DEL BOSS DEI CASALESILA CASA DI NICOLA SCHIAVONE FIGLIO DEL BOSS DEI CASALESILA CASA DI NICOLA SCHIAVONE FIGLIO DEL BOSS DEI CASALESI











Da Modena, dove hanno investito nel cemento, fino a Malta, dove gli interessi riguardano il gioco on line. L' impero affidato a terzi avrebbe fruttato, nei due decenni di isolamento del boss Sandokan e negli otto anni di 41 bis del figlio, una montagna di soldi, tanti da garantire a chi è rimasto a Casal di Principe, ovvero madre, sorelle e i due dei quattro fratelli liberi del neo pentito, una vita più che dignitosa.

LA CASA DI NICOLA SCHIAVONE FIGLIO DEL BOSS DEI CASALESILA CASA DI NICOLA SCHIAVONE FIGLIO DEL BOSS DEI CASALESI
C' è da scommetterci che i pm guidati dal procuratore di Napoli, Giovanni Melillo, chiederanno al nuovo collaboratore di parlare degli investimenti di famiglia, di fare i nomi dell' esercito di imprenditori che per conto Schiavone, investe e fa lievitare iil denaro della camorra sia in Italia che all' esterno.

I TERRORISTI
NICOLA SCHIAVONENICOLA SCHIAVONE





Quando si pentì Roberto Vargas, ex braccio destro di Nicola Schiavone, tra le tante furono le dichiarazioni su un piano organizzato dal giovane boss ai danni dei magistrati a far sobbalzare i pm dalle sedie.

Secondo Vargas - il verbale è del 2012 - Schiavone aveva in mente di uccidere l' allora procuratore aggiunto di Napoli, Federico Cafiero De Raho e di sterminare il pool anticamorra di Napoli che lavorava sui Casalesi.

CAFIERO DE RAHOCAFIERO DE RAHO



Ne parlò il pentito suo ex fedelissimo, ma tre anni prima, il 2 aprile del 2009, per vie incidentali quel piano fu sventato. Un volantino con gli orari delle preghiere nella moschea di San Marcellino fu trovato addosso a un manovale algerino incappato in un' inchiesta della Procura di Venezia su una cellula salafita collegata ad Al Qaeda.

Quel foglietto, probabilmente, salvò la vita all'attuale procuratore nazionale antimafia e ai pm che hanno inferto durissimi colpi ai Casalesi. Secondo Vargas: «Dovevano arrivare dei bazooka da consegnare ai terroristi incaricati di fare attentati ai magistrati anti-casalesi». Ora Schiavone jr dovrà spiegare anche questo, dovrà parlare dei contatti tra la camorra e i terroristi, storie finora solo ipotizzate, ma forse molto più che leggende.

Fonte: qui

mercoledì 18 aprile 2018

VALLANZASCA: L’EX BOSS DELLA MALA MILANESE, NONOSTANTE I 4 ERGASTOLI POTREBBE OTTENERE LA LIBERTÀ VIGILATA

COM’È POSSIBILE? 

PER LO STAFF DEL CARCERE HA AVUTO UN “CAMBIAMENTO PROFONDO, INTELLETTUALE ED EMOTIVO” 

LA PAROLA PASSA AI GIUDICI DI TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA


Renato Vallanzasca, protagonista della mala milanese e condannato a 4 ergastoli e 296 anni di carcere, ha avuto un "cambiamento profondo", "intellettuale ed emotivo", "non potrebbe progredire con altra detenzione" e dunque si ritiene che "possa essere ammesso alla liberazione condizionale", ossia possa concludere la pena fuori dal carcere in regime di libertà vigilata.
VALLANZASCA COLIA COCHISVALLANZASCA COLIA COCHIS

Lo scrive l'équipe di osservazione e trattamento del carcere di Bollate in una relazione depositata dalla difesa al Tribunale di Sorveglianza che deve decidere. Il cambiamento di Vallanzasca, scrive Massimo Parisi, direttore dell'équipe del carcere, "evidenziato anche dall'anonimato degli ultimi anni (non ha consentito nessuna intervista), appare di un livello tale (tenuto conto della persona, della sua storia e del contesto) che non potrebbe progredire con altra detenzione, che potrebbe, di fatto, al contrario sollecitare una nuova chiusura dello stesso".

VallanzascaVALLANZASCA
Si tratta, si legge nella relazione, "di un cambiamento profondo, non solo anagrafico, ma intellettuale ed emotivo, frutto di una sofferenza che, seppur non evidenziata, nei colloqui con gli operatori che da anni lo seguono, sa emergere in modo autentico e non sovrastrutturata".

Gli operatori di Bollate "prendono atto che dopo una revoca" della semilibertà per una condanna per rapina impropria (semilibertà chiesta di nuovo in subordine rispetto alla liberazione condizionale dal legale Davide Steccanella) "ipotizzare una misura più ampia di quella revocata", ossia la liberazione condizionale (la pena si sconta fuori dal carcere e non si rientra a dormire in cella) "potrebbe sembrare un'anomalia trattamentale".

Anche alla luce "del principio dell'individualizzazione del trattamento, non si riesce a cogliere", però, a detta degli operatori, "la percorribilità/sostenibilità di un percorso graduale (esempio permessi, lavoro all'esterno, semilibertà) che, tenuto conto dei tempi e dell'età del soggetto, rischia, di fatto di essere irrealizzabile".
Francis Turatello e VallanzascaFRANCIS TURATELLO E VALLANZASCA

Secondo il carcere, dunque, ci sono "le condizioni (nonché la necessità da un punto di vista andragogico) di sostenere un ulteriore sviluppo del percorso del soggetto, ravvisando anche un adeguato livello di ravvedimento, tenuto conto del percorso di mediazione penale, vista la rete esterna (lavoro, volontariato, affetti)" e si ritiene "che il soggetto possa essere ammesso alla liberazione condizionale (o in subordine alla semilibertà)".

La decisione, dopo l'udienza di oggi, spetterà ai giudici della Sorveglianza (presidente Corti, relatore Gambitta).

Fonte: qui