9 dicembre forconi: libero
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mercoledì 7 novembre 2018

TREVISO: UN RICHIEDENTE ASILO VIENE ARRESTATO PER SPACCIO DI DROGA E VIENE SCARCERATO SUBITO.

I GIUDICI CHIEDONO ALLA MUNICIPALE DI RIDARGLI PURE I SOLDI CHE AVEVA CON SÉ (PRESUMIBILMENTE PROVENTO DELL’ATTIVITÀ DI VENDITA) 

IL SINDACO INFURIATO: “CHIUDERÒ LA STRUTTURA CHE LO OSPITA E SCRIVERÒ AL MINISTRO PERCHÉ…”

MIGRANTE SPACCIA, SUBITO LIBERO. E IL GIUDICE ORDINA: "LA POLIZIA GLI RIDIA I SOLDI"
Claudio Cartaldo per www.ilgiornale.it

spacciatore nigeriano arrestato e rilasciato subitoSPACCIATORE NIGERIANO ARRESTATO E RILASCIATO SUBITO
Ci sono voluti mesi di indagini, mica solo qualche giorno. Però alla fine la polizia municipale di Treviso era riuscita a catturare un richiedente asilo dedito allo spaccio di droga. Un crimine "infame", come lo ha più volte definito il ministro Salvini. Peccato che la cattura e lo sforzo degli agenti non sia bastato ad assicurare al pusher la permanenza dietro le sbarre. Anzi.

I fatti risalgono a tre giorni di giorni fa, quando i quotidiani locali diffondono la notizia dell'arresto da parte della polizia locale di un 21enne nigeriano richiedente asilo e ospite da due anni nella Caserma Serena di Dosson. La Municipale gli aveva messo gli occhi addosso già a luglio ma solo pochi giorni fa è riuscita a portare a termine l'operazione. Lo hanno visto nel centro storico in bicicletta, lo hanno bloccato e perquisito.

mario conte sindaco treviso 4MARIO CONTE SINDACO TREVISO 
Nelle tasche aveva qualcosa come 250 grammi di marijuana e una sorta di libro contabile dove - secondo i vigili - avrebbe tenuto i nominativi di altri stranieri cui forniva le dosi da spacciare. Il resto della droga, però, è stata trovata nella sua stanza alla Caserma Serena. Qui la polizia e la cinofila hanno scoperto altri 230 grammi di droga: in totale fa quasi mezzo chilo di droga. In camera poi è stato rinvenuta anche una carta prepagata, alcuni cellulari e diverse banconote (250 euro).

Tutto bene quel che finisce bene. O forse no. Perché lo spacciatore nigeriano è stato processato per direttissima e condannato dal giudice a due anni di carcere per detenzione di stupefacenti ai fini dello spaccio. Grazie ai benefici di legge, però, è subito stato rimesso in libertà con tanti saluti agli sforzi della Municipale. Non solo. Perché come se non bastasse, la toga ha anche ordinato alla polizia Locale di ridare all'immigrato i soldi, la carta prepagata e i vari cellulari trovati durante la perquisizione.

spacciatore nigeriano arrestato e rilasciato subito 1SPACCIATORE NIGERIANO ARRESTATO E RILASCIATO SUBITO 
Il sindaco si è infuriato: "Chiedo rispetto nei confronti delle forze dell'ordine e dei cittadini che ci chiedono sicurezza - Mario Conte - Presenterò al Ministro dell’Interno Matteo Salvini una relazione dettagliata perché non è possibile buttare all’aria mesi di indagini per la mancanza di certezza della pena.

Se viene fermato uno spacciatore con 500 grammi di droga, 250 euro in tasca e cellulari e di fatto risulta nullatenente non è possibile che venga dissequestrato il denaro". E pensare che per la Municipale si tratta di un grossista dello spaccio e non di un piccolo spacciatore. "Siamo allibiti - dichiara il Comandante Maurizio Tondato, come riporta TrevisoToday - Dopo mesi di pedinamenti, intercettazioni, ricerche sul campo e tante energie profuse, vediamo un importante grossista della droga del trevigiano che probabilmente non viene punito a dovere, dovendo noi come Polizia Locale restituirgli quanto sequestrato in precedenza perché non è certo fosse provente della sua attività di spaccio, nonostante il ragazzo avesse dichiarato di essere nullatenente".

LA RABBIA DEL SINDACO DI TREVISO
Dalla pagina Facebook “MARIO CONTE sindaco”

+++DROGA NELL’EX CASERMA SERENA+++

mario conte sindaco treviso 3MARIO CONTE SINDACO TREVISO 
Grazie ad una intensa attività di indagine condotta attraverso appostamenti, controlli incrociati e verifiche delle segnalazioni, gli Agenti del Nucleo di Pg della Polizia Locale, con l’ausilio delle unità cinofile, hanno rinvenuto nei locali dell’ex Caserma Serena ingenti quantità di sostanze stupefacenti. Centinaia di dosi pronte per essere smerciate nel nostro territorio.

Chiederò al Prefetto di accelerare l’iter per la chiusura di questa struttura che, a quanto pare, è diventata un hub dello spaccio… Oggi, però, sono particolarmente arrabbiato.  E sapete perché?
mario conte sindaco treviso con matteo salviniMARIO CONTE SINDACO TREVISO CON MATTEO SALVINI




Perché lo spacciatore processato per direttissima questa mattina, non solo con la condanna a 2 anni con i benefici di legge non passerà un giorno in carcere, ma si vedrà pure restituire i soldi dalla PL perché, secondo i magistrati, non ci sarebbe la prova che il denaro fosse il provento dell’attività di spaccio.

mario conte sindaco treviso 1MARIO CONTE SINDACO TREVISO 










Nonostante le somme, nonostante le dosi, nonostante il cellulare e la lista clienti!!!
Inoltre presenterò al Ministro dell’Interno Matteo Salvini una relazione dettagliata perché non è possibile buttare all’aria mesi di indagini per la mancanza di certezza della pena. Penso sia una cosa frustrante per le stesse Forze dell’ordine.

Ringrazio il comandante della Polizia Locale Maurizio Tondato e tutti i suoi uomini per il grande lavoro e la professionalità dimostrata anche in questa importante operazione antidroga.

Fonte: qui

sabato 16 giugno 2018

Milano, picchia la moglie e la riduce su sedia a rotelle: ora è libero

Milano, la vicenda, che ha dell"incredibile, vede come protagonista Francesca Amelia Cucuzza, una ragazza di 36 anni oggi costretta a condurre la sua esistenza inchiodata su una sedia a rotelle. E tutto questo non a causa di una grave malattia o di una tragica fatalità, ma come conseguenza delle violenze a cui è stata sottoposta dall"ormai ex marito, contro cui ha affrontato una dura battaglia legale per ottenere giustizia. 
Fino a qualche anno fa Francesca era una maestra d"asilo e conduceva un"esistenza normale, anche se dietro le quinte si celava una convivenza infernale con quello che sarebbe dovuto essere il suo amore. Dai racconti della ragazza si evince che nei primi tempi della loro relazione il compagno fosse assolutamente insospettabile: "Era carino, premuroso, avevamo entrambi la passione per gli animali".
L"innamoramento poi accelera i suoi tempi ed i due convogliano a nozze, vero e proprio snodo della vicenda: "Appena sposati inizia la sua ossessione per il controllo", racconta la donna ricordando gli esordi del suo incubo, "Se esci di casa mi devi mandare un sms, quando entri a scuola mi devi mandare un altro sms". E nelle occasioni in cui l"invio dei messaggi non fosse stato abbastanza rapido, seguivano per la donna delle liti furibonde al ritorno a casa accompagnate dalle botte. Inizialmente Francesca tiene dentro di sé il dolore e la sofferenza di ciò che le sta succedendo, non trovando il coraggio di raccontarlo a nessuno.
Ovviamente le violenze ai suoi danni continuano, fino ad arrivare alla prima denuncia, che fa seguito ad un ricovero all"ospedale Mangiagalli di Milano: "Dopo la denuncia, a lui, che faceva la guardia giurata, tolgono la pistola, quella con cui mi aveva obbligata a fare qualunque cosa. Me la puntava alle tempie o me la metteva in bocca, poi mi legava. Più io chiedevo aiuto, più la sua rabbia montava perché mi diceva che gli avevo fatto perdere il lavoro. Ti ammazzo, mi ripeteva".
violenza donne
© Getty violenza donne 

Riccardo, questo il nome del suo aguzzino, non l"ha uccisa, ma dopo anni ed anni di botte e di violenze di ogni tipo è riuscito a ridurla su una sedia a rotelle: le ha quasi spezzato la schiena, rotto lo sterno e le costole, che hanno perforato di conseguenza un polmone, le ha causato un doloroso abbassamento renale e le ha fatto perdere l"uso di una gamba.
Alle violenze fisiche si sono aggiunte anche quelle sessuali oltre che quelle psicologiche, che hanno prodotto in lei ferite altrettanto profonde e continuano a farla vivere nel terrore: "Mi ha tolto la luce e la gioia".
Ma nonostante tutto questo, dopo una prima archiviazione, Riccardo ha subito una condanna ridicola pari a soli dieci mesi di reclusione, con sospensione della pena, ed a una provvisionale di diecimila euro. Quindi adesso è libero, anche se la Procura ha fatto appello per richiedere una pena più severa ai suoi danni.
Intanto Francesca vive nel terrore che quelle minacce ripetute negli anni dal suo aguzzino, ora che è a piede libero, possano diventare realtà.
Fonte: qui

mercoledì 18 aprile 2018

VALLANZASCA: L’EX BOSS DELLA MALA MILANESE, NONOSTANTE I 4 ERGASTOLI POTREBBE OTTENERE LA LIBERTÀ VIGILATA

COM’È POSSIBILE? 

PER LO STAFF DEL CARCERE HA AVUTO UN “CAMBIAMENTO PROFONDO, INTELLETTUALE ED EMOTIVO” 

LA PAROLA PASSA AI GIUDICI DI TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA


Renato Vallanzasca, protagonista della mala milanese e condannato a 4 ergastoli e 296 anni di carcere, ha avuto un "cambiamento profondo", "intellettuale ed emotivo", "non potrebbe progredire con altra detenzione" e dunque si ritiene che "possa essere ammesso alla liberazione condizionale", ossia possa concludere la pena fuori dal carcere in regime di libertà vigilata.
VALLANZASCA COLIA COCHISVALLANZASCA COLIA COCHIS

Lo scrive l'équipe di osservazione e trattamento del carcere di Bollate in una relazione depositata dalla difesa al Tribunale di Sorveglianza che deve decidere. Il cambiamento di Vallanzasca, scrive Massimo Parisi, direttore dell'équipe del carcere, "evidenziato anche dall'anonimato degli ultimi anni (non ha consentito nessuna intervista), appare di un livello tale (tenuto conto della persona, della sua storia e del contesto) che non potrebbe progredire con altra detenzione, che potrebbe, di fatto, al contrario sollecitare una nuova chiusura dello stesso".

VallanzascaVALLANZASCA
Si tratta, si legge nella relazione, "di un cambiamento profondo, non solo anagrafico, ma intellettuale ed emotivo, frutto di una sofferenza che, seppur non evidenziata, nei colloqui con gli operatori che da anni lo seguono, sa emergere in modo autentico e non sovrastrutturata".

Gli operatori di Bollate "prendono atto che dopo una revoca" della semilibertà per una condanna per rapina impropria (semilibertà chiesta di nuovo in subordine rispetto alla liberazione condizionale dal legale Davide Steccanella) "ipotizzare una misura più ampia di quella revocata", ossia la liberazione condizionale (la pena si sconta fuori dal carcere e non si rientra a dormire in cella) "potrebbe sembrare un'anomalia trattamentale".

Anche alla luce "del principio dell'individualizzazione del trattamento, non si riesce a cogliere", però, a detta degli operatori, "la percorribilità/sostenibilità di un percorso graduale (esempio permessi, lavoro all'esterno, semilibertà) che, tenuto conto dei tempi e dell'età del soggetto, rischia, di fatto di essere irrealizzabile".
Francis Turatello e VallanzascaFRANCIS TURATELLO E VALLANZASCA

Secondo il carcere, dunque, ci sono "le condizioni (nonché la necessità da un punto di vista andragogico) di sostenere un ulteriore sviluppo del percorso del soggetto, ravvisando anche un adeguato livello di ravvedimento, tenuto conto del percorso di mediazione penale, vista la rete esterna (lavoro, volontariato, affetti)" e si ritiene "che il soggetto possa essere ammesso alla liberazione condizionale (o in subordine alla semilibertà)".

La decisione, dopo l'udienza di oggi, spetterà ai giudici della Sorveglianza (presidente Corti, relatore Gambitta).

Fonte: qui

sabato 2 dicembre 2017

ECCO LA GIUSTIZIA IN ITALIA - A FIRENZE UN UOMO CON DUE FIGLIE FEMMINE RIENTRA A CASA E TROVA UN LADRO ...

PER DIFENDERSI LUI E I SUOI FAMILIARI, PRENDE A PUGNI IL CRIMINALE 

E COSA SUCCEDE? FINISCE A PROCESSO E ALLA FINE LO CONDANNANO 

E AL LADRO? NULLA, E’ LIBERO DI RAPINARE ANCORA…

Giuseppe Cruciani per “Libero Quotidiano”

Dicono che la legge sulla legittima difesa funzioni così com'è e non sia necessario fare nulla per cambiarla. Dicono pure, a sinistra, che alla fine il negoziante (o il semplice cittadino) che spara al ladro e magari lo ammazza se la cavi con poco, al massimo il disturbo di qualche comparsata in tribunale. Balle.

Andatelo a raccontare a Simone P., un cinquantenne fiorentino di professione magazziniere. La sua storia è incredibile, e viene fuori soltanto adesso per la volontà dell'interessato di proteggere la figlioletta, rimasta traumatizzata da quell' episodio.

FURTOFURTO
Racconta dunque Simone: «Era il 17 agosto del 2015, due anni fa. Tornavo dal mare con la mia bambina, che allora aveva dieci anni, e dopo aver preso un gelato in piazzale Michelangelo intorno a mezzanotte arriviamo a casa. Entriamo, lei va verso il bagno e improvvisamente comincia a urlare. C'era una persona, un ladro, avrà avuto tra i venti e i venticinque anni. Un rom. Lui mi spinge per scappare, e io non ci ho più visto. Ho pensato solo alla ragazzina, ai pericoli che poteva correre».

BIMBA TRAUMATIZZATA
tribunaleTRIBUNALE
Continua Simone, nella testimonianza che io stesso ho raccolto alla radio: «Sono un ex calciante, cioè un giocatore di calcio storico fiorentino, e ho fatto vent' anni di pugilato. Dunque sono messo bene. Devo dire la verità: gli ho menato davvero. E d' altronde che cosa ne so di quello che poteva avere in mano? Allora sono partito col sinistro, poi con il destro, gli ho spaccato subito il setto nasale, gli ho buttato giù un paio di denti e lui è finito per terra. Intanto i vicini stavano chiamando la polizia».

«È vero - dice ancora - ci sono andato giù pesante. Lo insultavo e lo picchiavo, lui ha sbattuto pure la testa per terra. Ma che cosa dovevo fare? C' era la mia piccoletta e pensavo soltanto a quello». «Mia figlia - prosegue - è rimasta traumatizzata. Per mesi non è riuscita a dormire da sola, non riusciva a stare senza di noi. Anche adesso è seguita da uno psicologo dell'ospedale Meyer, e quando vede un extracomunitario, uno straniero, scappa subito...».

LADRO IN AZIONELADRO IN AZIONE
Poi Simone torna a quella notte di agosto: «Ho subìto un processo per lesioni aggravate, il rom si è presentato in carrozzina in tribunale per intenerire il giudice, e in effetti ci è riuscito. Alla fine mi sono beccato una condanna di un anno e sei mesi con la condizionale, e sette mesi li ho passati agli arresti domiciliari. Oltre a questo, tremila euro di danni, e per fortuna il mio avvocato è riuscito a ridurre il risarcimento a 1500 euro. Che comunque gli ho dovuto dare».

E l'altro, il ladro? «Lui nulla, non ha subito nulla. Nessuna condanna. Nessun giorno di galera. Ve lo posso giurare sulla mia famiglia, l'ho visto girare in centro a Firenze tranquillo, come se nulla fosse. Questa è la legge, questa è la giustizia italiana. Io ho pagato, il bandito no».

LEGGE ASSURDA
tribunaleTRIBUNALE
Peraltro, dopo la condanna in primo grado Simone dice di aver rinunciato a presentare appello: «Non volevo più avere a che fare con questa storia, volevo buttarmi tutto alle spalle. È una cosa mia, la bambina era rimasta sconvolta. Non ho fatto più nulla. Però - aggiunge - se mi ritrovassi nelle stesse condizioni, solo in casa con la bambina, farei esattamente le stesse cose. Toccatemi la famiglia e divento una belva».

Per riassumere: un onesto lavoratore con due figlie femmine rientra a casa, trova un malvivente che certo non è lì per offrire pasticcini e bevande, lo picchia per difendersi e difendere i suoi familiari, lo mettono sotto processo e alla fine lo condannano pure. Il ladro? Libero di rapinare ancora. Sì, la legge funziona. Proprio alla grande.

Fonte: qui

sabato 4 novembre 2017

È STATO CONDANNATO ANGELUCCI: 1 ANNO E 4 MESI PER FALSO E TENTATA TRUFFA

HA INCASSATO CONTRIBUTI PUBBLICI SIA PER ‘LIBERO’ CHE PER IL ‘RIFORMISTA’  QUANDO LA LEGGE IMPONEVA UN SOLO VERSAMENTO PER OGNI EDITORE 

L’AVVOCATO: ‘IN APPELLO SARÀ ASSOLTO, I SEQUESTRI SONO GIÀ STATI REVOCATI’
EDITORIA: ANGELUCCI CONDANNATO A UN ANNO E 4 MESI
simone baldelli antonio angelucciSIMONE BALDELLI ANTONIO ANGELUCCI
 (ANSA) - Il deputato del Pdl Antonio Angelucci è stato condannato ad un anno e 4 mesi di reclusione per falso e tentata truffa nell'ambito di un processo legato ai contributi pubblici percepiti tra il 2006 e il 2007 per i quotidiani Libero e il Riformista. Lo ha deciso il giudice monocratico del tribunale di Roma che ha condannato a un anno di reclusione i rappresentanti legali delle sue società 'Editoriale Libero' e 'Edizioni Riformiste', che editavano i quotidiani, Arnaldo Rossi e Roberto Crespi.

Per tutti la pena è sospesa. Il tribunale, che ha dichiarato prescritta l'accusa di truffa, ha inoltre disposto una provvisionale in favore della presidenza del Consiglio di 100mila euro oltre al risarcimento da stabilire in sede civile. Il pm Francesco Dall'Olio aveva chiesto per Angelucci, difeso dall'avvocato Pasquale Bartolo, una condanna a 4 anni. Per questa vicenda, nel giugno del 2013, la Guardia di Finanza eseguì un sequestro preventivo di 20 milioni nei confronti delle due società che, secondo l'impianto accusatorio, hanno dichiarato di appartenere ad editori diversi per aggirare il divieto di richiedere contributi pubblici per più di una testata da parte dello stesso editore.
antonio angelucciANTONIO ANGELUCCI

EDITORIA: LEGALE ANGELUCCI, IN APPELLO SARÀ ASSOLTO
 (ANSA) - Antonio Angelucci 'non ha commesso i reati per i quali è stato ingiustamente condannato'. Tuttavia, 'ribadisce fiducia nella magistratura' e il suo avvocato, Pasquale Bartolo, è 'sicuro che in appello non potrà che essere assolto'. E' quando si legge in una nota del legale del deputato del Pdl che è stato condannato dal Tribunale di Roma a un anno e 4 mesi per falso e tentata truffa nel processo sui contributi pubblici percepiti tra il 2006 e il 2007 per i quotidiani Libero e il Riformista delle sue società 'Editoriale Libero' e 'Edizioni Riformiste'. Bartolo fa inoltre presente 'che i sequestri di cui parla la stampa sono già stati revocati'.

Fonte: qui

domenica 15 ottobre 2017

A OLTRE UN ANNO DALLA CONDANNA, ANCORA IN LIBERTA’ L'AD ESPENHAHN E IL DIRETTORE PRIEGNITZ PER IL ROGO DELLA THYSSENKRUPP

L’APPELLO DEL MINISTRO ORLANDO ALLA GIUSTIZIA TEDESCA: “FATE SCONTARE LA PENA AI MANAGER” 

MANDATO DI ARRESTO EUROPEO BLOCCATO DA CAVILLI BUROCRATICI, GIA’ IN CARCERE INVECE I 4 IMPUTATI ITALIANI
Simona Lorenzetti per la Stampa

thyssenkrupp vittime.THYSSENKRUPP VITTIME.
Tre mesi d' indagine. Nove anni di processi, con due passaggi in Cassazione. E poi improvvisamente per le vittime e i condannati della Thyssen la giustizia ha inforcato binari distinti. I quattro imputati italiani sono finiti in carcere, mentre i vertici tedeschi della multinazionale dell' acciaio, l'ad Harald Espenhahn e il direttore generale Gerald Priegnitz, sono ancora in libertà.

E questo nonostante debbano scontare, rispettivamente, 9 anni e 6 anni e 10 mesi di reclusione. A poche settimane dal decennale del rogo costato la vita a sette operai, un senso di frustrazione pervade ancora i familiari, la cui sete di giustizia è rimasta inevasa, appesa ai cavilli del diritto internazionale.

harald espenhahnHARALD ESPENHAHN
E' di questo sentimento che si è fatto carico il ministro della Giustizia Andrea Orlando, che a margine della riunione del Consiglio Gai in corso a Lussemburgo ha incontrato il suo omologo tedesco Heiko Maas e gli ha rivolto un appello affinché la Germania dia esecuzione alla sentenza, facendo scontare ai manager la loro pena.

La richiesta non è caduta nel vuoto: Maas si è impegnato a svolgere nel più breve tempo possibile un approfondimento sulla questione, al fine di poter dare riscontro alla richiesta italiana. E' dal maggio del 2016 che si attende l' incarcerazione dei due manager.
daniele moroniDANIELE MORONI

All' indomani del verdetto della Cassazione, che ha messo la parola fine alla storia giudiziaria del rogo, i quattro imputati italiani si erano presentati spontaneamente dai carabinieri.

In carcere erano finiti: il direttore dello stabilimento italiano, Marco Pucci, condannato a 6 anni 10 mesi; il membro del comitato esecutivo dell' azienda, Daniele Moroni, condannato a 7 anni e 6 mesi; l' ex direttore dello stabilimento, Raffaele Salerno, a 8 anni e 6 mesi; e il responsabile della sicurezza, Cosimo Cafueri, a 6 anni e 8 mesi.

marco pucciMARCO PUCCI
Diversamente avevano scelto di agire l' ad Harald Espenhahn e il direttore generale Gerald Priegnitz, che non erano rientrati in Italia per scontare la pena. La procura generale, pertanto, aveva inoltrato agli uffici giudiziari tedeschi un mandato di arresto europeo.

heiko maasHEIKO MAAS
Un documento ufficiale con il quale l' Italia chiedeva alla Germania di rendere esecutiva la condanna, così come previsto dagli accordi tra i due Paesi.

Ma affinché si avviasse questa procedura, era necessario che venisse inviata a Berlino anche la sentenza dei giudici romani tradotta in tedesco, e anche la precedente sentenza, quella della corte d' appello di Torino. Una prima parte della procedura sarebbe stata completata, ma da Berlino sarebbero poi arrivate nuove richieste di acquisizione di atti.
thyssenkrupp vittime 2THYSSENKRUPP VITTIME 

Sta di fatto che ad oggi l' iter è bloccato. Da qui l' intervento del ministro Orlando, che ha consegnato al collega tedesco una lettera nella quale ripercorre i passaggi della vicenda.
«Il caso ha avuto ampia diffusione mediatica a causa della gravità dello stesso, che ha coinvolto decine di famiglie.

ANDREA ORLANDOANDREA ORLANDO
Vi è quindi un forte interesse a vedere definito il procedimento», si legge nella missiva. Ad ogni modo, anche se l' autorità giudiziaria di Berlino dovesse accogliere la richiesta italiana, Harald Espenhahn e Gerard Priegnitz non sconterebbero più di 5 anni di carcere: il massimo consentito dalla legge tedesca per il reato di omicidio colposo aggravato. E poco cambia se in questo caso gli omicidi colposi sono stati addirittura sette.

Fonte: qui