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venerdì 12 aprile 2019
domenica 3 febbraio 2019
Sindaco, vice, 7 assessori e un dirigente del Comune di Latina indagati?
Il sindaco, il vice, sette assessori e il dirigente all'urbanistica del Comune di Latina sarebbero indagati per la delibera sul piano particolareggiato del quartiere Q3, il contestato centro commerciale a ridosso della Pontina: le ipotesi di reato sono falso, abuso d'ufficio e lottizzazione abusiva. La notizia è stata riportata da Latina Oggi. Gli indagati sono Damiano Coletta, Maria Paola Briganti, Franco Castaldo, Patrizia Ciccarelli, Silvio Di Francia, Cristina Leggio, Roberto Lessio, Gianmarco Proietti, Emilio Ranieri e il dirigente all'urbanistica Paolo Ferraro.
Tutto ruota intorno alla delibera riguardante la variante per cambio di destinazione d’uso nel quartiere Q3, atto che prevede la realizzazione di un complesso commerciale da oltre 25 mila metri cubi nell’area adiacente all’Hotel Garden, tra via del Lido e via Faggiana. Una delibera, approvata il 28 dicembre in giunta senza allegati tecnici, che fu oggetto di un blitz in Comune del Nipaf - il nucleo investigativo provinciale di polizia ambientale e forestale dei Carabinieri - su delega della Procura. La vicenda è molto complessa e fa riferimento a un vincolo alberghiero su quelle particelle individuate per l'intervento urbanistico. La variante non è stata portata in consiglio comunale ma solo in giunta: sarà la Procura a stabilire se l'iter seguito dal Comune sia quello giusto.
“Questa Amministrazione ritiene con la massima serenità di avere operato nel rispetto delle regole”, si legge in una nota del Comune di Latina. “L’atto adottato sta seguendo un iter che dovrà passare prima in Regione e poi eventualmente al Suap ed è stato oggetto di discussione in due Commissioni consiliari - Urbanistica e Trasparenza. La documentazione è stata più volte oggetto di verifica anche in virtù delle osservazioni sollevate”.
«Siamo con la coscienza a posto su questa vicenda - dichiara il sindaco Damiano Coletta - e abbiamo piena fiducia nell’operato dell’assessore, l’architetto Francesco Castaldo, così come nei riguardi del dirigente, l’architetto Paolo Ferraro. Stiamo sempre dalla stessa parte: la legalità».
Fonte: qui
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sabato 8 dicembre 2018
IL RIESAME SUL SINDACO DI RIACE: “AFFLITTO DA UNA SORTA DI DELIRIO DI ONNIPOTENZA, NON PUÒ GESTIRE DENARO PUBBLICO, VIOLA LA LEGGE CON NATURALEZZA”
“LUCRAVA SUI MIGRANTI ANCHE PER OTTENERE VOTI”
Luca Fazzo per “il Giornale”
«Soltanto di Città Futura sono 100 voti, mi sono fatto un conto, tutti quelli che lavoriamo». Parola di Mimmo Lucano, sindaco di Riace divenuto un eroe dell' accoglienza prima e dopo l' arresto chiesto e ottenuto nei suoi confronti dalla Procura di Locri per una lunga serie di reati. Dopo la revoca degli arresti domiciliari, Lucano si sta esibendo in una lunga serie di esternazioni.
Ora la sentenza del tribunale di Reggio Calabria che gli ha revocato i domiciliari ma ha confermato la gravità delle prove contro di lui rivela aspetti inediti e sconcertanti della disinvoltura con cui il primo cittadino di Riace ha trasformato i fondi per l' accoglienza dei migranti in una formidabile macchina di consenso elettorale.
I fini di Lucano saranno stati anche nobili, scrivono i giudici nella sentenza, ma intanto ha pensato anche e robustamente ai fatti propri: «Ad un certo punto ha perso la bussola ed il senso dell' orientamento della legalità, tanto da far prevalere sugli scopi e le ragioni umanitarie la voglia di apparire e di presentare all' esterno un sistema che era tutt' altro che perfetto» si legge nella sentenza firmata dal presidente della sezione, il giudice Tommasina Cotroneo.
Le motivazioni della sentenza erano state depositate già da settimane, ma i difensori di Lucano si erano ben guardati dal divulgarle: perché se da un lato trasformavano in un semplice divieto di dimora gli arresti domiciliari disposti a carico di Lucano, sancivano esplicitamente la gravità degli elementi d' accusa a carico del sindaco.
E aggiungevano, come si scopre ora, nuovi dettagli oltre a quelli contenuti nell' ordinanza di custodia eseguita a suo carico all' inizio di ottobre. Ma ieri sera a divulgare l' ordinanza (che anche la magistratura reggina aveva rifiutato di rendere nota) provvedono due piccoli siti locali, ilDispaccio.it e laCnews24.it. E si capisce perché i legali di Lucano avevano evitato di far girare il documento.
«Lucano - scrive il tribunale - non può gestire la Cosa pubblica né gestire denaro pubblico mai ed in alcun modo. Egli è totalmente incapace di farlo e, quel che ancor più rileva, in nome di principi umanitari ed in nome di diritti costituzionalmente garantiti viola la legge con naturalezza e spregiudicatezza allarmanti». Dagli atti, scrive il giudice, emerge «un Lucano afflitto da una sorta di delirio di onnipotenza e da una volontà pervicace ed inarrestabile di mantenere quel sistema Riace rilucente all' esterno, ma davvero opaco e inverminato da mille illegalità al suo interno».
Nell' ordinanza vengono riportare intercettazioni inedite in cui si scopre che uno dei criteri impiegati da Lucano nel distribuire i fondi della accoglienza era la «redditività» in termini di voti. Lucano calcolava i voti «che gli sarebbero derivati dalle persone impiegate presso le associazioni e/o destinatarie di borse lavoro e prestazioni occasionali; persone, molte delle quali, inutili a fini lavorativi o addirittura non espletanti l' incarico loro affidato, sovrabbondanti rispetto ai bisogni, eppure assunte o remunerate anche in via occasionale per il ritorno politico-elettorale». In una conversazione registrata dalla Guardia di finanza di Locri, il sindaco è esplicito sino alla brutalità: «Devo vedere le elezioni comunali di Riace, l' integrazione dei rifugiati, hai capito in quale ottica ragiono io?».
I giudici si soffermano «sul brulicare di stratagemmi, emerso a piene mani dall' indagine, al fine di coprire i buchi contabili e giustificare le spese a seguito della chiesta rendicontazione da parte della Prefettura». E concludono: «Non può limitarsi il Lucano nel suo delirio di onnipotenza ed è per questo che è socialmente pericoloso e non gli può essere consentito di ricoprire cariche pubbliche e di gestire denaro pubblico».
Fonte: qui
martedì 20 novembre 2018
È MORTO SERGIO SCARPELLINI
L’IMMOBILIARISTA ROMANO AVEVA 81 ANNI. ACCUSATO DI CORRUZIONE NEL PROCESSO MARRA, LA SUA POSIZIONE ERA STATA STRALCIATA PER LE SUE GRAVI CONDIZIONI DI SALUTE
È MORTOSERGIO SCARPELLINI, L'IMMOBILIARISTA ROMANO AVEVA 81 ANNI
È morto Sergio Scarpellini. L'immobiliarista romano aveva 81 anni ed era da tempo gravemente malato. Accusato di corruzione nell'ambito del processo che lo vedeva imputato insieme all'ex capo del personale del Campidoglio, Raffaele Marra, la sua posizione era stata stralciata a luglio scorso proprio per le sue gravi condizioni di salute.
TANGENTI, IL SISTEMA SCARPELLINI: «PAGAVA ANCHE DA INDAGATO»
Michela Allegri per www.ilmessaggero.it
Anche nel 2018, pur essendo già a processo per corruzione, l'imprenditore Sergio Scarpellini non avrebbe perso il vizio di pagare tangenti. A farlo notare, rivelando un elemento finora inedito, sono i giudici del tribunale del Riesame, nelle motivazioni - depositate nei giorni scorsi - con cui hanno confermato l'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari per il sindaco di Ponzano, Enzo De Santis, che avrebbe ricevuto tangenti dall'imprenditore coindagato.
«L'avvenuta sottoscrizione di un atto di transazione nel giugno 2018, con cui a fronte di decreti ingiuntivi per circa 240mila euro ed a fronte dell'emissione delle già citate note di credito, le società di famiglia del De Santis ricevono 80.000 euro portati da due assegni circolari, rappresenta in buona sostanza ulteriore recente elargizione da ritenersi priva di causa lecita effettuata dallo Scarpellini», si legge nell'atto.
Con le persone più vicine, l'imprenditore si lamentava spesso delle continue richieste da parte della politica: «Manifesta apertamente l'insofferenza per la necessità di doversi inventare ogni volta qualcosa per aggirare le normative per consegnare denaro ai partiti», scrivono i giudici.
Anche a verbale, Scarpellini è scostante nei confronti dei politici che gli chiedevano continuamente favori: «Sono sempre stati gli altri, per lo più uomini politici o funzionari a chiedermi dei favori ed io, per avere la loro disponibilità, ho sempre accettato.
Se fossero venute da me persone che non contavano, certo non avrei dato loro nulla né fatto sconti». A verbale ripete - senza essere creduto dalla pm Barbara Zuin - anche di non aver mai ricevuto grandi agevolazioni per tutta questa benevolenza nei confronti della politica.
FUNZIONE ASSERVITA
Gli atti dell'inchiesta nel caso del sindaco di Ponzano, però, raccontano un quadro ben diverso. De Santis, scrive la presidente Maria Agrimi, è talmente legato al progetto di Scarpellini che per parlare «utilizza la prima persona plurale (noi) che rappresenta plasticamente la comunanza di posizione tra lui e l'imprenditore, situazione che incarna pienamente l'illecita abdicazione da parte del funzionario pubblico ai suoi doveri. Le richieste di denaro continuamente avanzate hanno indubbio carattere di prezzo della corruzione per i servigi resi».
L'accordo principale che i due avevano preso riguardava quella che il sindaco chiamava «una legge edilizia» mediante la quale «il gruppo Scarpellini potrà costruire 170mila metri quadri di logistica e commerciale per i quali non ha necessità di dare nulla alle banche», è la sintesi che fa lo stesso imprenditore, intercettato.
Pur di farlo contento - e ricevere il pagamento complessivo di 412mila euro, «case a parte», specifica il collegio - De Santis si sarebbe fatto promotore degli interessi dell'imprenditore anche in altre sedi. Probabilmente, nella politica nazionale. Il 27 luglio 2016, ad esempio, lo informa «di due questioni che afferma essere importanti». Oltre alla vicenda delle cubature, «fa riferimento ad una nuova legge che permette di velocizzare l'iter di smaltimento della terra da scavo, in quanto evita la classificazione della terra in rifiuto, per cui la stessa potrebbe essere riutilizzata anche nel medesimo cantiere».
Fonte: qui
sabato 17 novembre 2018
COMPRERESTE PER 225 MILA EURO UN ECOMOSTRO SULLA SPIAGGIA, IN UN’AREA A ELEVATA PERICOLOSITÀ IDROGEOLOGICO, IMPOSSIBILE DA CONDONARE?
IL SINDACO DI BAGHERIA, PATRIZIO CINQUE, E LA DEPUTATA CATERINA LICATINI, ENTRAMBI DEL M5S, LO HANNO FATTO
LO HANNO ACQUISTATO PER FARCI UN HOTEL DI LUSSO, NEL SILENZIO DEI VERTICI DEL M5S. IL GIORNO DOPO LA COMPRAVENDITA, CINQUE HA CAMBIATO IL REGOLAMENTO COMUNALE...
UN TEMPO DI MAIO SI SPERTICAVA IN ELOGI, POI HA PROVATO A PRENDERE LE DISTANZE, MA…
Gian Antonio Stella per il “Corriere della Sera”
Comprereste per 225 mila euro il rudere di un ecomostro abusivo tirato su sulla spiaggia di un'area a «elevata pericolosità» idrogeologica e impossibile da condonare? «Eccoci!», hanno risposto il sindaco grillino di Bagheria e una deputata dello stesso M5S.
Vogliono farci un resort deluxe «per rilanciare il turismo». Il caso, però, rischia di fare il botto. Anche per gli imbarazzati silenzi di chi aveva parlato di «un modello Bagheria». Luigi Di Maio, già alle prese col contestato condono di Ischia, dirà che sì, un tempo si spinse in grandi elogi («Patrizio Cinque ci piace molto e gode della stima incondizionata del Movimento. Un esempio di come si possa prendere un Comune pieno di debiti e portarlo tra mille difficoltà alla normalità») ma aggiungerà d' aver già preso le distanze mesi fa dopo aver scoperto che quel sindaco aveva davvero la casa di famiglia abusiva e non condonata («ha pure querelato!») come lui pensava.
È vero. Il guaio è che a dispetto della scomunica formale alla vigilia del voto del 4 marzo («Non è un sindaco del Movimento»), Patrizio Cinque risulta ancora del M5S perfino sul sito ufficiale del Comune. Come grillini sono tutti (tutti) i membri della giunta. E grillini i 15 consiglieri comunali (tre sono stati persi per strada) che reggono la maggioranza. Senza alcun anatema dall' alto, pur essendo Palermo e la sede del Consiglio regionale a una ventina di minuti d' auto.
Ma partiamo dall' inizio. Cioè dal 5 maggio 2017 quando il primo cittadino della città un tempo celebre per le splendide ville barocche ora assediate da immonde porcherie cementizie, nomina alla municipalizzata comunale, la «Amb», una fedelissima: Caterina Licatini.
Così fedele che non solo si batterà l' anno dopo per farla eleggere per il M5S alla Camera (insieme con un' altra grillina bagherese, Vittoria Casa, oggi silente) ma la coinvolge dieci giorni dopo, cioè lunedì 15 maggio (col di lei marito, l' architetto Liborio Toia), nella fondazione di una società, la «Nuova Poseidonia srl», con sede a Bagheria in via Zara 26. Un edificio a sua volta almeno parzialmente abusivo (dove risulta stare un bed&breakfast: «Zara») e coinvolto in un' altra richiesta di condono.
Due giorni dopo, mercoledì 17 maggio, la neonata società del sindaco e della deputata, con l' aggiunta di un paio di soci, è già pronta a partecipare a un' asta andata deserta tre volte (la prima con base di partenza a due milioni di euro) per l' acquisto di quello che un tempo era il ristorante «New Orleans». Una sala da matrimoni e ricevimenti costruita a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta direttamente sugli scogli e la spiaggia del Sarello.
Una mostruosità in cemento armato «ingentilita» da un salone vista mare con le colonnine e gli affreschi (horror) e via via ingrandita con l' aggiunta di un terzo e poi un quarto piano abusivi. Prezzo d' acquisto del rudere, paragonabile solo a schifezze come l' hotel Alimuri di Vico Equense e come quello destinato con le regole di oggi a esser abbattuto con la dinamite, 225 mila euro. Soldi che poteva sborsare solo chi fosse stato convinto di poter davvero sistemare le cose buttando giù qualche metro cubo e irridendo alle normative vigenti, alle denunce ambientaliste, agli interventi della magistratura.
Ma c' è di più. Il 18 maggio 2017 e cioè il giorno dopo aver comprato coi soci l' ex «matrimonificio» (il giorno dopo!), il giovane e disinvolto sindaco propone alla giunta di Bagheria da lui guidata un nuovo regolamento per l' acquisizione degli immobili abusivi. Regolamento che «interpreta», diciamo così, l' uso delle ruspe contro le costruzioni illegali già condannate da sentenze passate in giudicato. E riconosce agli abusivi il diritto di abitazione (che di fatto sospende le ruspe) finché il Comune non avrà i soldi (mai, con l' aria che tira) per pagare i caterpillar. E le abitazioni costruite entro i 150 metri dal mare? Dentro anche quelle.
Ma come: Cinque non aveva già sbattuto il naso nel febbraio 2016, oltre un anno prima, contro una polemica rovente a proposito della casa di famiglia denunciata da Le Iene come abusiva? Non aveva già assaggiato la collera online degli stessi grillini indignati per la superficialità offensiva con cui aveva dichiarato che la casa era «sanata» fino a dover ammettere dopo un servizio di Piazzapulita («Ero convinto che l' iter fosse concluso, ma in realtà non è così») di avere raccontato a tutti una «inesattezza»? E tutto questo dopo tanti annunci di immediate demolizioni?
Fatto sta che quattro mesi dopo, il 19 settembre 2017, la Regione dice che no, non va bene: il regolamento in alcune parti è «in netto contrasto con le leggi vigenti». Finché il nuovo segretario generale del Comune, Maria Daniela Amato, nella convinzione di potere un giorno o l' altro essere censurata, annulla tutto «in autotutela».
È il 12 ottobre scorso, un mese fa. Nel frattempo, c' è chi ha notato il gironzolare di qualche tecnico con il metro in mano intorno al rudere. Come mai questo movimento? Girano voci... Finché Angelo Bonelli, leader dei Verdi italiani, chiede ai suoi di fare una visura camerale, raccoglie materiale e denuncia tutto in Procura: l' ecomostro appartiene a quel sindaco e quella deputata di cui dicevamo.
Sui quotidiani locali e sull' edizione palermitana di Repubblica grazie ai servizi di Antonio Fraschilla, scoppia un putiferio. Che però fatica, nonostante le denunce di vari esponenti democratici come Orazio Amenta, a detonare come meriterebbe sulle prime pagine. Finché, in coincidenza con la tragedia di Casteldaccia e i funerali dei nove poveretti sepolti dal fango nella villa abusiva, salta fuori una novità sconcertante.
La spiaggia di Sarello su cui incombe ciò che resta del vecchio New Orleans, che dista non più di cinque chilometri proprio da Casteldaccia, è catalogata nella Carta della Pericolosità del Piano di bacino (siamo sempre nei dintorni del Milicia) come a «elevata pericolosità idrogeologica». E meno male che ci vogliono rilanciare il turismo il sindaco di Bagheria e la deputata grillina. Piazzata, pura coincidenza, alla Commissione ambiente...
Fonte: qui
Gian Antonio Stella per il “Corriere della Sera”
Comprereste per 225 mila euro il rudere di un ecomostro abusivo tirato su sulla spiaggia di un'area a «elevata pericolosità» idrogeologica e impossibile da condonare? «Eccoci!», hanno risposto il sindaco grillino di Bagheria e una deputata dello stesso M5S.
Vogliono farci un resort deluxe «per rilanciare il turismo». Il caso, però, rischia di fare il botto. Anche per gli imbarazzati silenzi di chi aveva parlato di «un modello Bagheria». Luigi Di Maio, già alle prese col contestato condono di Ischia, dirà che sì, un tempo si spinse in grandi elogi («Patrizio Cinque ci piace molto e gode della stima incondizionata del Movimento. Un esempio di come si possa prendere un Comune pieno di debiti e portarlo tra mille difficoltà alla normalità») ma aggiungerà d' aver già preso le distanze mesi fa dopo aver scoperto che quel sindaco aveva davvero la casa di famiglia abusiva e non condonata («ha pure querelato!») come lui pensava.
È vero. Il guaio è che a dispetto della scomunica formale alla vigilia del voto del 4 marzo («Non è un sindaco del Movimento»), Patrizio Cinque risulta ancora del M5S perfino sul sito ufficiale del Comune. Come grillini sono tutti (tutti) i membri della giunta. E grillini i 15 consiglieri comunali (tre sono stati persi per strada) che reggono la maggioranza. Senza alcun anatema dall' alto, pur essendo Palermo e la sede del Consiglio regionale a una ventina di minuti d' auto.
Ma partiamo dall' inizio. Cioè dal 5 maggio 2017 quando il primo cittadino della città un tempo celebre per le splendide ville barocche ora assediate da immonde porcherie cementizie, nomina alla municipalizzata comunale, la «Amb», una fedelissima: Caterina Licatini.
Così fedele che non solo si batterà l' anno dopo per farla eleggere per il M5S alla Camera (insieme con un' altra grillina bagherese, Vittoria Casa, oggi silente) ma la coinvolge dieci giorni dopo, cioè lunedì 15 maggio (col di lei marito, l' architetto Liborio Toia), nella fondazione di una società, la «Nuova Poseidonia srl», con sede a Bagheria in via Zara 26. Un edificio a sua volta almeno parzialmente abusivo (dove risulta stare un bed&breakfast: «Zara») e coinvolto in un' altra richiesta di condono.
Due giorni dopo, mercoledì 17 maggio, la neonata società del sindaco e della deputata, con l' aggiunta di un paio di soci, è già pronta a partecipare a un' asta andata deserta tre volte (la prima con base di partenza a due milioni di euro) per l' acquisto di quello che un tempo era il ristorante «New Orleans». Una sala da matrimoni e ricevimenti costruita a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta direttamente sugli scogli e la spiaggia del Sarello.
Una mostruosità in cemento armato «ingentilita» da un salone vista mare con le colonnine e gli affreschi (horror) e via via ingrandita con l' aggiunta di un terzo e poi un quarto piano abusivi. Prezzo d' acquisto del rudere, paragonabile solo a schifezze come l' hotel Alimuri di Vico Equense e come quello destinato con le regole di oggi a esser abbattuto con la dinamite, 225 mila euro. Soldi che poteva sborsare solo chi fosse stato convinto di poter davvero sistemare le cose buttando giù qualche metro cubo e irridendo alle normative vigenti, alle denunce ambientaliste, agli interventi della magistratura.
Ma c' è di più. Il 18 maggio 2017 e cioè il giorno dopo aver comprato coi soci l' ex «matrimonificio» (il giorno dopo!), il giovane e disinvolto sindaco propone alla giunta di Bagheria da lui guidata un nuovo regolamento per l' acquisizione degli immobili abusivi. Regolamento che «interpreta», diciamo così, l' uso delle ruspe contro le costruzioni illegali già condannate da sentenze passate in giudicato. E riconosce agli abusivi il diritto di abitazione (che di fatto sospende le ruspe) finché il Comune non avrà i soldi (mai, con l' aria che tira) per pagare i caterpillar. E le abitazioni costruite entro i 150 metri dal mare? Dentro anche quelle.
Ma come: Cinque non aveva già sbattuto il naso nel febbraio 2016, oltre un anno prima, contro una polemica rovente a proposito della casa di famiglia denunciata da Le Iene come abusiva? Non aveva già assaggiato la collera online degli stessi grillini indignati per la superficialità offensiva con cui aveva dichiarato che la casa era «sanata» fino a dover ammettere dopo un servizio di Piazzapulita («Ero convinto che l' iter fosse concluso, ma in realtà non è così») di avere raccontato a tutti una «inesattezza»? E tutto questo dopo tanti annunci di immediate demolizioni?
Fatto sta che quattro mesi dopo, il 19 settembre 2017, la Regione dice che no, non va bene: il regolamento in alcune parti è «in netto contrasto con le leggi vigenti». Finché il nuovo segretario generale del Comune, Maria Daniela Amato, nella convinzione di potere un giorno o l' altro essere censurata, annulla tutto «in autotutela».
È il 12 ottobre scorso, un mese fa. Nel frattempo, c' è chi ha notato il gironzolare di qualche tecnico con il metro in mano intorno al rudere. Come mai questo movimento? Girano voci... Finché Angelo Bonelli, leader dei Verdi italiani, chiede ai suoi di fare una visura camerale, raccoglie materiale e denuncia tutto in Procura: l' ecomostro appartiene a quel sindaco e quella deputata di cui dicevamo.
Sui quotidiani locali e sull' edizione palermitana di Repubblica grazie ai servizi di Antonio Fraschilla, scoppia un putiferio. Che però fatica, nonostante le denunce di vari esponenti democratici come Orazio Amenta, a detonare come meriterebbe sulle prime pagine. Finché, in coincidenza con la tragedia di Casteldaccia e i funerali dei nove poveretti sepolti dal fango nella villa abusiva, salta fuori una novità sconcertante.
La spiaggia di Sarello su cui incombe ciò che resta del vecchio New Orleans, che dista non più di cinque chilometri proprio da Casteldaccia, è catalogata nella Carta della Pericolosità del Piano di bacino (siamo sempre nei dintorni del Milicia) come a «elevata pericolosità idrogeologica». E meno male che ci vogliono rilanciare il turismo il sindaco di Bagheria e la deputata grillina. Piazzata, pura coincidenza, alla Commissione ambiente...
Fonte: qui
mercoledì 7 novembre 2018
TREVISO: UN RICHIEDENTE ASILO VIENE ARRESTATO PER SPACCIO DI DROGA E VIENE SCARCERATO SUBITO.
I GIUDICI CHIEDONO ALLA MUNICIPALE DI RIDARGLI PURE I SOLDI CHE AVEVA CON SÉ (PRESUMIBILMENTE PROVENTO DELL’ATTIVITÀ DI VENDITA)
IL SINDACO INFURIATO: “CHIUDERÒ LA STRUTTURA CHE LO OSPITA E SCRIVERÒ AL MINISTRO PERCHÉ…”
MIGRANTE SPACCIA, SUBITO LIBERO. E IL GIUDICE ORDINA: "LA POLIZIA GLI RIDIA I SOLDI"
Claudio Cartaldo per www.ilgiornale.it
Ci sono voluti mesi di indagini, mica solo qualche giorno. Però alla fine la polizia municipale di Treviso era riuscita a catturare un richiedente asilo dedito allo spaccio di droga. Un crimine "infame", come lo ha più volte definito il ministro Salvini. Peccato che la cattura e lo sforzo degli agenti non sia bastato ad assicurare al pusher la permanenza dietro le sbarre. Anzi.
I fatti risalgono a tre giorni di giorni fa, quando i quotidiani locali diffondono la notizia dell'arresto da parte della polizia locale di un 21enne nigeriano richiedente asilo e ospite da due anni nella Caserma Serena di Dosson. La Municipale gli aveva messo gli occhi addosso già a luglio ma solo pochi giorni fa è riuscita a portare a termine l'operazione. Lo hanno visto nel centro storico in bicicletta, lo hanno bloccato e perquisito.
Nelle tasche aveva qualcosa come 250 grammi di marijuana e una sorta di libro contabile dove - secondo i vigili - avrebbe tenuto i nominativi di altri stranieri cui forniva le dosi da spacciare. Il resto della droga, però, è stata trovata nella sua stanza alla Caserma Serena. Qui la polizia e la cinofila hanno scoperto altri 230 grammi di droga: in totale fa quasi mezzo chilo di droga. In camera poi è stato rinvenuta anche una carta prepagata, alcuni cellulari e diverse banconote (250 euro).
Tutto bene quel che finisce bene. O forse no. Perché lo spacciatore nigeriano è stato processato per direttissima e condannato dal giudice a due anni di carcere per detenzione di stupefacenti ai fini dello spaccio. Grazie ai benefici di legge, però, è subito stato rimesso in libertà con tanti saluti agli sforzi della Municipale. Non solo. Perché come se non bastasse, la toga ha anche ordinato alla polizia Locale di ridare all'immigrato i soldi, la carta prepagata e i vari cellulari trovati durante la perquisizione.
Il sindaco si è infuriato: "Chiedo rispetto nei confronti delle forze dell'ordine e dei cittadini che ci chiedono sicurezza - Mario Conte - Presenterò al Ministro dell’Interno Matteo Salvini una relazione dettagliata perché non è possibile buttare all’aria mesi di indagini per la mancanza di certezza della pena.
Se viene fermato uno spacciatore con 500 grammi di droga, 250 euro in tasca e cellulari e di fatto risulta nullatenente non è possibile che venga dissequestrato il denaro". E pensare che per la Municipale si tratta di un grossista dello spaccio e non di un piccolo spacciatore. "Siamo allibiti - dichiara il Comandante Maurizio Tondato, come riporta TrevisoToday - Dopo mesi di pedinamenti, intercettazioni, ricerche sul campo e tante energie profuse, vediamo un importante grossista della droga del trevigiano che probabilmente non viene punito a dovere, dovendo noi come Polizia Locale restituirgli quanto sequestrato in precedenza perché non è certo fosse provente della sua attività di spaccio, nonostante il ragazzo avesse dichiarato di essere nullatenente".
LA RABBIA DEL SINDACO DI TREVISO
Dalla pagina Facebook “MARIO CONTE sindaco”
+++DROGA NELL’EX CASERMA SERENA+++
Grazie ad una intensa attività di indagine condotta attraverso appostamenti, controlli incrociati e verifiche delle segnalazioni, gli Agenti del Nucleo di Pg della Polizia Locale, con l’ausilio delle unità cinofile, hanno rinvenuto nei locali dell’ex Caserma Serena ingenti quantità di sostanze stupefacenti. Centinaia di dosi pronte per essere smerciate nel nostro territorio.
Chiederò al Prefetto di accelerare l’iter per la chiusura di questa struttura che, a quanto pare, è diventata un hub dello spaccio… Oggi, però, sono particolarmente arrabbiato. E sapete perché?
Perché lo spacciatore processato per direttissima questa mattina, non solo con la condanna a 2 anni con i benefici di legge non passerà un giorno in carcere, ma si vedrà pure restituire i soldi dalla PL perché, secondo i magistrati, non ci sarebbe la prova che il denaro fosse il provento dell’attività di spaccio.
Nonostante le somme, nonostante le dosi, nonostante il cellulare e la lista clienti!!!
Inoltre presenterò al Ministro dell’Interno Matteo Salvini una relazione dettagliata perché non è possibile buttare all’aria mesi di indagini per la mancanza di certezza della pena. Penso sia una cosa frustrante per le stesse Forze dell’ordine.
Ringrazio il comandante della Polizia Locale Maurizio Tondato e tutti i suoi uomini per il grande lavoro e la professionalità dimostrata anche in questa importante operazione antidroga.
Fonte: qui
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giovedì 4 ottobre 2018
ECCO COME FUNZIONAVA IL SISTEMA MESSO IN PIEDI DAL SINDACO DI RIACE DOMENICO LUCANO
NON SOLO MATRIMONI COMBINATI MA ANCHE “GESTIONE OPACA DEI FONDI DESTINATI ALL’ACCOGLIENZA”
QUANDO DICEVA: “ADESSO CON IL GOVERNO NUOVO C’È UNO CHE SI CHIAMA MINNITI, UNA BRUTTA PERSONA…”
LA FICTION SOSPESA DALLA RAI: ATTENDIAMO L' INCHIESTA
«GESTIONE OPACA DEI FONDI E MATRIMONI COMBINATI MA NON VOLEVA ARRICCHIRSI»
Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della Sera”
«Io sono un fuorilegge... proprio per disattendere queste leggi balorde vado contro la legge... la legge sull' immigrazione è una legge che presenta tantissime lacune e tante interpretazioni... Uno può cercare quelle più restrittive se la sua indole ... e può cercare quelle più elastiche se tu condividi, se non sei d' accordo con quella legge, c' è un livello di interpretazione». È il 22 luglio 2017.
Mentre sta organizzando un finto matrimonio per Joy, ragazza straniera che vive a Riace, il sindaco Domenico Lucano parla con la responsabile di una struttura di accoglienza e le spiega che ha deciso di aiutare la ragazza ad avere il permesso di soggiorno facendola sposare con un anziano paesano.
Sono le intercettazioni ambientali e le testimonianze a raccontare il «sistema Riace».
Il giudice sottolinea come «Lucano vive oltre le regole, che ritiene di poter impunemente violare nell' ottica del "fine che giustifica i mezzi"».
Nell' ordinanza di cattura parla di «comportamenti di estrema superficialità e diffuso malcostume», ma evidenzia che «non c' è stato alcun vantaggio patrimoniale» né per Lucano né per gli «enti attuatori». E così spiega la decisione di ordinare l' arresto: «La gestione quantomeno opaca e discutibile dei fondi destinati all' accoglienza di cittadini extracomunitari tratteggia il Lucano come soggetto avvezzo a muoversi sul confine (invero sottile in tali materie) tra lecito ed illecito...
Appare evidente che l' incarico attualmente ricoperto e la copiosa presenza di stranieri sul territorio riacese potrebbero costituire occasioni propizie per l' adozione di atti amministrativi volutamente viziati o per la proposizione a soggetti extracomunitari di facili ed illegali scappatoie per ottenere l' ingresso in Italia».
Sono tre i matrimoni che Lucano combina. Uno lo fa per assecondare la richiesta della compagna etiope Lemlen Tesfahun(anche lei agli arresti) che progetta di sposare suo fratello pur di farlo arrivare in Calabria e non riesce soltanto perché il giovane nel frattempo è stato arrestato. I dettagli li racconta nel luglio 2017 mentre si trova nell' associazione «Città Futura».
Lucano: questa ragazza nigeriana è stata diniegata tre volte, per cui con il nuovo decreto Minniti deve andare via l' unica possibilità per rimanere era quella di sposarsi con un cittadino ... questo qua si chiama Giosi. Mi ha chiamato la sorella, non è tanto... poverino, anzi devo dire la verità ha votato per me... mi sono barattato...
l' unica cosa ... mi ha detto così io ti voglio votare però mi devi trovare una fidanzata...
Abbiamo fatto un altro matrimonio con la consapevolezza che un' altra ragazza anche lei nigeriana, che si chiama Stella, si è sposata con uno che si chiama Nazareno, Stella è una bella ragazza, lui è piccolino così, mai avuto donne...
Donna: quindi quando fate questi matrimoni tra giovani e vecchi? L' altro è...Lucano: addirittura Daniela... questa Daniela Maggiulli... voleva sposarsi lei con un matrimonio tra donne, però poi abbiamo visto che praticamente Sara non era di questo progetto di Riace, Daniela le ha dato un passaggio quando faceva la prostituta, l' ha recuperata e poi le abbiamo dato una casa, non c' entra con lo Sprar, l' abbiamo presa dalla strada e ora le volevamo risolvere anche questo problema, però poi abbiamo visto che se sono due donne o due uomini non vale ai fini del permesso di soggiorno... perché per me era bello come sindaco fare il primo matrimonio tra due donne...
Nel luglio di un anno fa, quando entra in vigore il decreto firmato dal ministro dell' Interno Marco Minniti il sindaco parla con le ragazze straniere. Lucano: ti cacciano dall' Italia adesso, tu capisci l' italiano?
Joy: si Lucano: Stella si è sposata, perché diniegata, perché in Nigeria li stanno diniegando tutti... no no no la commissione, una volta, due volte ...adesso con il governo nuovo c' è uno che si chiama Minniti, una brutta persona, vi mandano via, vi cacciano... hai capito?
Joy: si ho capito Il sindaco sceglie un paesano di nome Giosi ma alla fine annulla tutto perché «lui non sapeva neanche come si chiama lei... c' erano tante persone, sono venute quasi a fare come un film, a ridere...».
LA FICTION SOSPESA DALLA RAI: ATTENDIAMO L' INCHIESTA
Sull' esperienza di Riace e il modello di accoglienza portato avanti dal sindaco Mimmo Lucano, oggi finito ai domiciliari con l' accusa di favoreggiamento dell' immigrazione clandestina, la Rai ha realizzato una fiction, dal titolo «Tutto il mondo è paese», che pur essendo pronta per la messa in onda non verrà trasmessa, almeno nell' immediato futuro. Viale Mazzini infatti ha precisato che la messa in onda della fiction «è stata sospesa» in attesa che la magistratura faccia luce sulla vicenda e sulla posizione di Lucano.
La decisione è stata fortemente criticata dall' attore Beppe Fiorello (nella foto), che interpreta il ruolo del sindaco di Riace nella fiction. L' attore ha affidato a un post di Twitter il suo sfogo, scrivendo «Siamo tutti in pericolo. Il sindaco #domenicolucano è stato arrestato per aver accolto non per aver favoreggiato, allora #arrestatecitutti». «Crederò in te più di prima - scrive inoltre Fiorello -. Qualcuno si porterà sulla coscienza la vita di un uomo straordinario». Fiorello ha poi invitato il Papa a intervenire: «a lei la parola, la spieghi lei a questa politica la differenza tra accogliere i bisognosi e favorire le mafie».
Fonte: qui
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