9 dicembre forconi: Rai
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mercoledì 4 dicembre 2019

LE ''IENE'' SPARANO LA PARCELLA FUMANTE: CONTE E ALPA FATTURAVANO INSIEME, FIRMAVANO INSIEME E SI FACEVANO FARE I BONIFICI ALLO STESSO CONTO CORRENTE!

VUOL DIRE CHE IL PREMIER, QUANDO DICEVA CHE ERANO STATI INGAGGIATI SEPARATAMENTE DAL GARANTE DELLA PRIVACY, CON FATTURE SEPARATE, HA MENTITO SPUDORATAMENTE. 

E IL SUO CONCORSO CON CUI E' DIVENTATO UNO DEGLI ORDINARI PIÙ GIOVANI D'ITALIA È NULLO

IERI AERA NEL SERVIZIO DI MONTELEONE E OCCHIPINTI PRESENTATI ALTRI DOCUMENTI CHE INCHIODANO IL PROF. AVV. ''GIUSEPPI''



LA PARCELLA DI GUIDO ALPA E GIUSEPPE CONTELA PARCELLA DI GUIDO ALPA E GIUSEPPE CONTE
Un nuovo documento esclusivo confermerebbe che il premier Conte e il professor Alpa erano legati da interessi economici e professionali e quindi quest'ultimo non sarebbe potuto essere il commissario d'esame al concorso universitario di Caserta del 2002, con il quale Conte è diventato professore ordinario di diritto privato.



E' la nuova clamorosa scoperta di Antonino Monteleone e Marco Occhipinti, che è stata presentata ieri sera nel corso della puntata de Le Iene. Pubblichiamo infatti il progetto di parcella per la causa civile nella quale il primo ministro Conte e il professor Alpa difesero il Garante per la privacy. E' su carta intestata a entrambi, con la richiesta di pagamento dell’intera cifra di 26.830,15 euro su un unico conto corrente di una filiale di Genova di Banca Intesa, il tutto firmato da entrambi, Guido Alpa e Giuseppe Conte.

È ancora possibile a questo punto sostenere, come ha fatto Giuseppe Conte nell’ultimo anno ai microfoni delle iene, che non vi fossero interessi economici in comune e che non vi fosse incompatibilità del professor Alpa nel giudicare Conte al concorso universitario? Il primo ministro ha mentito sul fatto che ognuno avesse fatturato per conto suo?
giuseppe conteGIUSEPPE CONTE
Il presidente del Consiglio ha sempre negato il rapporto professionale con Guido Alpa, nonostante nel suo curriculum vitae lui stesso avesse scritto così: “Dal 2002 ha aperto con il prof. avv. Guido Alpa un nuovo studio legale dedicandosi al diritto civile, diritto societario e fallimentare”.
Si sarebbe trattato di uno studio a Roma, a via Cairoli, dislocato su due piani, in cui il giovane Conte occupava il piano superiore, uno studio che aveva in realtà un unico numero di telefono e una stessa segretaria, pagata da entrambi. Giuseppe Conte in una lettera al quotidiano La Repubblica aveva detto che lui e Alpa erano solo “coinquilini”, uniti da una semplice condivisione della segreteria e del numero telefonico, ma con distinte attività professionali in spazi diversi e con contratti di affitti diversi.

prospetto di fattura guido alpa giuseppe contePROSPETTO DI FATTURA GUIDO ALPA GIUSEPPE CONTE
Nell’articolo pubblicato ieri vi abbiamo mostrato in esclusiva un altro documento, una lettera di incarico del Garante per la privacy in cui si chiede a Guido Alpa e a Giuseppe Conte di assumere la difesa dell’Ente in una controversia legale con Rai e Agenzia delle entrate, aperta al Tribunale civile di Roma.
Giuseppe Conte, per stroncare i dubbi su un'eventuale comunanza di interessi economici tra i due, ha sempre sostenuto che ognuno aveva fatturato per conto suo. Il documento però sembra raccontare un’altra storia: la lettera ha un unico numero di protocollo, è inviata a un unico studio legale, presso un unico indirizzo. E indovinate a chi è indirizzata? “Al Prof. Guido Alpa e al Prof Avv. Giuseppe Conte, Via Sardegna, 38, Roma”.
Ci siamo chiesti perché mandare un’unica lettera ai due professionisti se, come ha sostenuto Giuseppe Conte, “si trattava di due incarichi distinti e non c’era un’associazione né di diritto né di fatto e soprattutto se quell’incarico fu pagato con due fatture separate”.
giuseppe conte antonino monteleoneGIUSEPPE CONTE ANTONINO MONTELEONE
Quel documento conferma anche un’altra circostanza su Giuseppe Conte non avrebbero detto la verità. Prima del concorso universitario, da quanto riferito da Alpa, Conte era ospite in via Sardegna e non come aveva detto il premier alle Iene e a Repubblica con un contratto d’affitto separato per il suo studio al piano di sopra di quello di Alpa, in piazza Cairoli, dove si trasferirà alcuni anni dopo.
Questa sera, insieme ai nuovi documenti esclusivi, vi mostreremo anche i verbali di udienze di quel processo al tribunale civile di Roma, da cui si evince che Conte partecipò sempre, tranne una sola volta in cui fu sostituito, mentre Guido Alpa non andò mai. È legittimo dunque pensare al “dominus” che manda a udienza il suo “giovane allievo”?
GUIDO ALPAGUIDO ALPA
Non perdete la trasmissione di ieri sera, su Italia1 a Le Iene, l'ultima puntata dell’inchiesta di Antonino Monteleone e Marco Occhipinti sulla vicenda del concorso universitario più importante della sua vita, per l’avvocato Giuseppe Conte, presidente del Consiglio. Il confronto con la nostra iena è tutto da vedere. Alla fine dell’accesa disputa il Presidente ammetterà l’esistenza per quell’incarico di una sola fattura?
Fonte: qui
Guardate qui sotto l'ultimo servizio di Antonino Monteleone e Marco Occhipinti sulla vicenda del concorso universitario di Giuseppe Conte:


la prova che giuseppe conte e guido alpa lavoravano insieme prima del concorsoLA PROVA CHE GIUSEPPE CONTE E GUIDO ALPA LAVORAVANO INSIEME PRIMA DEL CONCORSO

''FANPAGE'' RIVELA CHE L'ANAC NON HA MAI DETTO CHE TRA I DUE NON C'ERANO INTERESSI ECONOMICI IN COMUNE, COME INVECE AVEVA DETTO IL PREMIER. L'AUTORITÀ ALLORA GUIDATA DA CANTONE AVEVA ARCHIVIATO LA FACCENDA PERCHÉ NON C'ERANO DOCUMENTI A FAVORE O CONTRO ''L'AVVOCATO DEGLI ITALIANI''.



Il premier Conte non ci sta alle accuse della Iena sulla fatturazione in comune con Guido Alpa, nell'ambito del concorso universitario di Caserta nel 2002. "Lei è fuori di testa", dice l'inquilino di Palazzo Chigi al giornalista in conferenza stampa. "Monteleone, se ne faccia una ragione: non riuscirà a dimostrare una fatturazione in comune con Alpa", ha aggiunto Conte rispondendo alla provocazione dell'inviato della trasmissione di Italia Uno.



Marco Billeci per www.fanpage.it

ANAC SU CONTE E ALPAANAC SU CONTE E ALPA
C’è un passaggio nell’arringa difensiva dell’avvocato Giuseppe Conte di fronte alle polemiche sul concorso con cui l’attuale premier è diventato professore ordinario che rischia di rivelarsi un boomerang. “L’Anac ha detto che non c’è nessun conflitto d’interessi”, ha affermato più volte il premier per ribattere alle accuse circa la presenza del suo mentore Guido Alpa nel collegio che nel 2002 gli assegnò una cattedra all’università di Salerno.

I documenti visionati da Fanpage.it, che riportiamo in questo articolo, dimostrano che le cose non stanno proprio così. La vicenda – scoperchiata per la prima volta da Repubblica nell’ottobre 2018 – è stata riportata alla ribalta negli ultimi giorni dalla trasmissione televisiva “Le Iene”. L’innesco del caso, come detto, è la presenza del professor Guido Alpa nel collegio dei docenti chiamati a giudicare i candidati del concorso vinto dall'attuale Presidente del Consiglio.

ANAC SU CONTE E ALPAANAC SU CONTE E ALPA
Alpa è considerato il maestro professionale di Conte e  ha condiviso per anni con lui l’indirizzo dello studio professionale. I due hanno anche lavorato insieme in diverse occasioni. Secondo “Le Iene”, la collaborazione tra Conte e Alpa andava al di là della condivisione degli spazi e degli incarichi e si configurava invece come un vero e proprio sodalizio economico e professionale. Di conseguenza, Alpa non sarebbe potuto essere uno dei commissari chiamati a giudicare il premier nel suo concorso universitario.

Falso, replica Conte che sottolinea innanzitutto come la sua promozione sia avvenuta all’unanimità, per cui il giudizio di Alpa non sarebbe stato decisivo. Ma soprattutto, il premier rivendica che la sua attività professionale e quella di Alpa si siano sempre svolte in parallelo, senza alcun tipo di associazione professionale che avesse potuto gettare l’ombra di conflitto d’interessi sul concorso sostenuto nel 2002 dall’avvocato del popolo.

Per avvalorare la sua tesi, Conte nella sua difesa sui media ha citato più volte i pareri sul tema dell’Autorità Nazionale Anticorruzione che lo assolverebbero. L’ultima volta lo ha fatto rispondendo alle domande dell’inviato delle Iene, come documentato nella versione integrale dell’intervista pubblicata sul profilo Facebook ufficiale del premier.  “L’Anac ha già detto che non c’è nessuna cointeressenza d’interessi”, dice Conte nel video.
antonino monteleone guido alpa le ieneANTONINO MONTELEONE GUIDO ALPA LE IENE


L’autorità guidata all’epoca da Raffaele Cantone è stata chiamata a pronunciarsi sul caso a seguito dell’esposto dell’avvocato pesarese Silvio Ulisse.  Nel maggio 2019,  l’Anac  risponde all'avvocato Ulisse, con una lettera che ricalca le conclusioni a cui è giunta l'istruttoria in merito al concorso universitario sostenuto da Conte. Nella lettera, che pubblichiamo integralmente, si sottolinea come la vicenda riguardi “fatti molto risalenti nel tempo e, in quanto tali, nemmeno modificabili in autotutela”. In pratica, si prende atto dell’impossibilità di intervenire sull’esito di un concorso che si è tenuto ormai 17 anni fa. Di conseguenza, l’autorità riguardo al procedimento “ritenendo preclusa qualunque possibile valutazione nel merito, ne ha disposto l’archiviazione”.

giuseppe conte guido alpaGIUSEPPE CONTE GUIDO ALPA

L’Anac dunque non ha mai detto che tra Conte e Alpa non c’era conflitto d’interessi. Più semplicemente, l’organismo anticorruzione ha valutato come sia ormai impossibile modificare il corso degli eventi e quindi si è fermato prima di pronunciarsi sul merito della questione. Se parlassimo di un processo, si tratterebbe di prescrizione e non di assoluzione.

prospetto di fattura guido alpa giuseppe contePROSPETTO DI FATTURA GUIDO ALPA GIUSEPPE CONTE
Conte nella sua difesa chiama in causa in realtà anche un'altra delibera dell’Anac. Si tratta di un documento del marzo 2017 in cui Raffaele Cantone afferma che “ai fini della sussistenza di un conflitto di interessi fra un componente la commissione di concorso e un candidato, la collaborazione professionale o la comunanza di vita […] deve presupporre una comunione di interessi economici o di vita tra gli stessi di particolare intensità e tale situazione può ritenersi esistente solo se detta collaborazione presenti i caratteri della sistematicità, stabilità, continuità tali da dar luogo ad un vero e proprio sodalizio professionale.”

Questo parere, tuttavia, si limita a fissare dei criteri generali di incompatibilità fra esaminante ed esaminato, riguarda una vicenda distinta da quella che ha coinvolto il premier ed è comunque precedente allo scoppio della vicenda Conte-Alpa. L’unico pronunciamento dell’Anac sul caso specifico è quello rivelato adesso da Fanpage.it. Non condanna Conte, ma nemmeno lo assolve.

Le parole di Cantone nel 2018 sul concorso di Conte
GIUSEPPE CONTEGIUSEPPE CONTE
Sul caso del concorso grazie al quale Conte è diventato professore ordinario si era espresso, nell’ottobre del 2018, anche il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone. Che affermava: “Conte dà una spiegazione plausibile. Il fatto che un soggetto possa scrivere un libro insieme o si trovi a essere co-difensore in un procedimento non integra di per sé gli estremi della comunione di interessi”.

Un giudizio, quello di Cantone, che è diverso dal parere dell’autorità, che sostanzialmente non entra nel merito. Cantone sottolinea ancora: “Abbiamo provato a spiegare che non basta l’esistenza di un rapporto fra maestro e discente, c’è bisogno di una comunione di interessi economici”. Un concetto ribadito qualche giorno dopo: “Una collaborazione sporadica e l’ufficio condiviso non bastano per stabilire che vi sia comunanza di interessi tra lui e il prof Guido Alpa”. Fonte: qui

lunedì 6 maggio 2019

Report accusa Siri: "Il notaio segnalò come sospetti i fondi provenienti da San Marino usati per l'acquisto di una palazzina"

Siri: "Se diffamato, querelo" 
"Il sottosegretario Armando Siri ha acquistato per la figlia una palazzina a Bresso, vicino a Milano, con 585mila euro provenienti da un mutuo acceso presso una banca di San Marino. Il notaio che ha stipulato l'atto ha però segnalato la compravendita come operazione sospetta di riciclaggio". E' quanto si afferma in una inchiesta di ReportImmediata la difesa di Siri da parte di Salvini: "Ha mutuo come milioni di italiani, zero prove". Siri: "Tutto regolare, pronto a querelare".
"Abbiamo scoperto - afferma il curatore del programma di Rai 3 Sigfrido Ranucci - che 600mila euro sono partiti da una banca di San Marino, Banca agricola, e sono finiti sul conto di un notaio e sono stati utilizzati dal senatore Siri per acquistare una palazzina a Bresso intestata alla figlia. Il notaio ha pensato di segnalare l'operazione come sospetta". E alla domanda su quali siano, in genere, i casi in cui un notaio segnala un'operazione sospetta, il professionista risponde: "In generale può essere anche sicuramente la provenienza dei capitali". La giornalista di Report poi chiede se vi siano state delle garanzie reali per ottenere il mutuo e il notaio risponde: "Ah questo io non glielo posso dire, io posso dire che garanzie reali nell'atto o con atto successivo almeno a mio rogito non ce ne sono".
Nessuna ipoteca sull'immobile - Quello che sicuramente manca sulla palazzina è l'ipoteca che le banche pretendono in caso di mutuo. Ranucci osserva anche che, "visto che il senatore Siri ha alle spalle un patteggiamento per bancarotta fraudolenta, ha avuto un immobile pignorato nel 2011 dall'Inpgi, ha dichiarato nel 2017 25mila euro di reddito, ci siamo chiesti con quali garanzie sia stato erogato questo mutuo".
Siri: "Tutto regolare, se diffamato querelerò" - "Non vi è alcuna irregolarità nell'acquisto dell'immobile a cui si riferiscono le anticipazioni di Report. L'acquisto è avvenuto con una procedura regolare e trasparente nel rispetto di tutte le norme vigenti comprese quelle anti riciclaggio. Nessuna operazione sospetta da segnalare ma la normale compilazione dei moduli che tutti i notai sono tenuti a redigere". Lo ha fatto sapere con una nota il sottosegretario alle infrastrutture e Trsporti Armando Siri. "I fondi sono frutto di un regolare mutuo erogato nel pieno rispetto di tutte le norme bancarie - ha aggiunto Siri -. Anche i dettagli di questa operazione saranno spontaneamente forniti all'autorita giudiziaria qualora ritenuti di interesse", ha concluso l'esponente del governo.
La difesa di Salvini: "Zero prove" - "So che Siri ha un mutuo come milioni di italiani. Non penso che sia un reato avere un mutuo su una banca, su cui pagano interessi come altri italiani. Mi sembra che ci siano tanti sospetti ma zero prove, zero illegalità, zero irregolarità". Lo ha detto Matteo Salvini rispondendo all'Ansa sull'inchiesta di Report.
A gestire l'operazione l'ex candidato sindaco di Bresso - A gestire l'acquisto della palazzina, secondo Report, è stata l'agenzia immobiliare di Policarpo Perini il quale nel 2013 era candidato come sindaco di Bresso il partito fondato da Siri, Italia Nuova. Policarpo è anche padre di Marco Luca Perini, a capo della segreteria di Siri al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Fonte: qui

giovedì 4 ottobre 2018

ECCO COME FUNZIONAVA IL SISTEMA MESSO IN PIEDI DAL SINDACO DI RIACE DOMENICO LUCANO


NON SOLO MATRIMONI COMBINATI MA ANCHE “GESTIONE OPACA DEI FONDI DESTINATI ALL’ACCOGLIENZA” 

QUANDO DICEVA: “ADESSO CON IL GOVERNO NUOVO C’È UNO CHE SI CHIAMA MINNITI, UNA BRUTTA PERSONA…”

LA FICTION SOSPESA DALLA RAI: ATTENDIAMO L' INCHIESTA

«GESTIONE OPACA DEI FONDI E MATRIMONI COMBINATI MA NON VOLEVA ARRICCHIRSI»
Fiorenza Sarzanini per il “Corriere della Sera”
MIMMO LUCANO 3MIMMO LUCANO 

«Io sono un fuorilegge... proprio per disattendere queste leggi balorde vado contro la legge... la legge sull' immigrazione è una legge che presenta tantissime lacune e tante interpretazioni... Uno può cercare quelle più restrittive se la sua indole ... e può cercare quelle più elastiche se tu condividi, se non sei d' accordo con quella legge, c' è un livello di interpretazione». È il 22 luglio 2017.

MIMMO LUCANO 2MIMMO LUCANO 



Mentre sta organizzando un finto matrimonio per Joy, ragazza straniera che vive a Riace, il sindaco Domenico Lucano parla con la responsabile di una struttura di accoglienza e le spiega che ha deciso di aiutare la ragazza ad avere il permesso di soggiorno facendola sposare con un anziano paesano.

Sono le intercettazioni ambientali e le testimonianze a raccontare il «sistema Riace».
Il giudice sottolinea come «Lucano vive oltre le regole, che ritiene di poter impunemente violare nell' ottica del "fine che giustifica i mezzi"».

MIMMO LUCANOMIMMO LUCANO
Nell' ordinanza di cattura parla di «comportamenti di estrema superficialità e diffuso malcostume», ma evidenzia che «non c' è stato alcun vantaggio patrimoniale» né per Lucano né per gli «enti attuatori». E così spiega la decisione di ordinare l' arresto: «La gestione quantomeno opaca e discutibile dei fondi destinati all' accoglienza di cittadini extracomunitari tratteggia il Lucano come soggetto avvezzo a muoversi sul confine (invero sottile in tali materie) tra lecito ed illecito...

Appare evidente che l' incarico attualmente ricoperto e la copiosa presenza di stranieri sul territorio riacese potrebbero costituire occasioni propizie per l' adozione di atti amministrativi volutamente viziati o per la proposizione a soggetti extracomunitari di facili ed illegali scappatoie per ottenere l' ingresso in Italia».
mimmio lucanoMIMMIO LUCANO

Sono tre i matrimoni che Lucano combina. Uno lo fa per assecondare la richiesta della compagna etiope Lemlen Tesfahun(anche lei agli arresti) che progetta di sposare suo fratello pur di farlo arrivare in Calabria e non riesce soltanto perché il giovane nel frattempo è stato arrestato. I dettagli li racconta nel luglio 2017 mentre si trova nell' associazione «Città Futura».

Lucano: questa ragazza nigeriana è stata diniegata tre volte, per cui con il nuovo decreto Minniti deve andare via l' unica possibilità per rimanere era quella di sposarsi con un cittadino ... questo qua si chiama Giosi. Mi ha chiamato la sorella, non è tanto... poverino, anzi devo dire la verità ha votato per me... mi sono barattato...
mimmo lucano 1MIMMO LUCANO 1

l' unica cosa ... mi ha detto così io ti voglio votare però mi devi trovare una fidanzata...
Abbiamo fatto un altro matrimonio con la consapevolezza che un' altra ragazza anche lei nigeriana, che si chiama Stella, si è sposata con uno che si chiama Nazareno, Stella è una bella ragazza, lui è piccolino così, mai avuto donne...

Donna: quindi quando fate questi matrimoni tra giovani e vecchi? L' altro è...Lucano: addirittura Daniela... questa Daniela Maggiulli... voleva sposarsi lei con un matrimonio tra donne, però poi abbiamo visto che praticamente Sara non era di questo progetto di Riace, Daniela le ha dato un passaggio quando faceva la prostituta, l' ha recuperata e poi le abbiamo dato una casa, non c' entra con lo Sprar, l' abbiamo presa dalla strada e ora le volevamo risolvere anche questo problema, però poi abbiamo visto che se sono due donne o due uomini non vale ai fini del permesso di soggiorno... perché per me era bello come sindaco fare il primo matrimonio tra due donne...
mimmo lucanoMIMMO LUCANO

Nel luglio di un anno fa, quando entra in vigore il decreto firmato dal ministro dell' Interno Marco Minniti il sindaco parla con le ragazze straniere. Lucano: ti cacciano dall' Italia adesso, tu capisci l' italiano?

Joy: si Lucano: Stella si è sposata, perché diniegata, perché in Nigeria li stanno diniegando tutti... no no no la commissione, una volta, due volte ...adesso con il governo nuovo c' è uno che si chiama Minniti, una brutta persona, vi mandano via, vi cacciano... hai capito?

Joy: si ho capito Il sindaco sceglie un paesano di nome Giosi ma alla fine annulla tutto perché «lui non sapeva neanche come si chiama lei... c' erano tante persone, sono venute quasi a fare come un film, a ridere...».

LA FICTION SOSPESA DALLA RAI: ATTENDIAMO L' INCHIESTA

BEPPE FIORELLO CON MIMMO LUCANO 2BEPPE FIORELLO CON MIMMO LUCANO
Sull' esperienza di Riace e il modello di accoglienza portato avanti dal sindaco Mimmo Lucano, oggi finito ai domiciliari con l' accusa di favoreggiamento dell' immigrazione clandestina, la Rai ha realizzato una fiction, dal titolo «Tutto il mondo è paese», che pur essendo pronta per la messa in onda non verrà trasmessa, almeno nell' immediato futuro. Viale Mazzini infatti ha precisato che la messa in onda della fiction «è stata sospesa» in attesa che la magistratura faccia luce sulla vicenda e sulla posizione di Lucano.

beppe fiorello interpreta il sindaco di riace mimmo lucanoBEPPE FIORELLO INTERPRETA IL SINDACO DI RIACE MIMMO LUCANO






La decisione è stata fortemente criticata dall' attore Beppe Fiorello (nella foto), che interpreta il ruolo del sindaco di Riace nella fiction. L' attore ha affidato a un post di Twitter il suo sfogo, scrivendo «Siamo tutti in pericolo. Il sindaco #domenicolucano è stato arrestato per aver accolto non per aver favoreggiato, allora #arrestatecitutti». «Crederò in te più di prima - scrive inoltre Fiorello -. Qualcuno si porterà sulla coscienza la vita di un uomo straordinario». Fiorello ha poi invitato il Papa a intervenire: «a lei la parola, la spieghi lei a questa politica la differenza tra accogliere i bisognosi e favorire le mafie».

Fonte: qui

giovedì 2 agosto 2018

IL CENTRODESTRA NON ESISTE PIÙ, "VAPORIZZATO" DA MARCELLO FOA




DOPO UN FACCIA A FACCIA IN OSPEDALE CON SALVINI, BERLUSCONI, IN UNA NOTA, PARLA DI "PROBLEMI GIURIDICI NON SUPERABILI", EVOCANDO ANCHE IL RISCHIO DI UNA VIOLAZIONE DELLA PROCEDURA ISTITUZIONALE 

LA REAZIONE DI SALVINI È STATA DURISSIMA: "FORZA ITALIA HA SCELTO IL PD PER FERMARE IL CAMBIAMENTO".



Ufficiale, o quasi: il centrodestra non esiste più, "ucciso" da Marcello Foa. O meglio, dalla sua nomina alla presidenza della Rai che Silvio Berlusconi non ha digerito. Dopo le trattative delle ultime ore e dopo un faccia a faccia in ospedale con Matteo Salvini, il leader di Forza Italia, in una nota, ha parlato di "problemi giuridici non superabili", evocando anche il rischio di una violazione della procedura istituzionale. Insomma, ha ribadito il no a Foa: i voti di Forza Italia, fondamentali per eleggerlo presidente a Viale Mazzini, in Commissione vigilanza non arriveranno, né oggi né mai.
Marcello FoaMARCELLO FOA

marcello foa salviniMARCELLO FOA SALVINI















Il niet di Berlusconi è arrivato poco dopo l'ultimo appello di Salvini, che ha definito il giornalista una "persona libera che ha lavorato nell'ambito dell'informazione del centrodestra". Dopo aver saputo del definitivo "no" di Berlusconi, la reazione di Salvini è stata durissima: "Forza Italia ha scelto il Pd per fermare il cambiamento", ha affermato il ministro dell'Interno. Parole che sembrano la pietra tombale sull'alleanza che, già da tempo, sembrava non esistere più. Fonte: qui

mercoledì 15 febbraio 2017

LA RAI SPENDE MILIONI DI EURO PER CACHET GONFIATI E STIPENDI AD INUTILI GIORNALISTI

MA HA QUASI CINQUEMILA FATTURE CHE ASPETTANO DA MESI DI ESSERE SALDATE 

I COLLABORATORI A PARTITA IVA SONO IN RIVOLTA 

I SINDACATI CHE POCHI GIORNI FA HANNO ACCESO LA MICCIA: “VIALE MAZZINI DISTRIBUISCE VANTAGGI ECONOMICI MILIONARI SOLO PER CONDUTTORI E IMPRESARI” 

LA RISPOSTA DELLA RAI

RAI: FATTURE ESTERNI LIQUIDATE ENTRO MARZO
Comunicato stampa

In riferimento ad articoli di stampa relativi a ritardi e mancati pagamenti di fatture emesse da collaboratori esterni, Rai precisa che tale situazione è stata determinata dalle difficoltà legate ai cambiamenti dei sistemi operativi e che l’azienda si sta impegnando attivamente, anche con risorse supplementari, affinché tutte le fatture vengano liquidate entro il mese di marzo.

Di tutto ciò sarà data tempestiva comunicazione alle persone interessate. In particolare, circa 700 fatture già registrate saranno liquidate nella settimana in corso mentre altre 1.400 lo saranno nella settimana successiva. Per tutte le restanti, verrà versato un acconto con data 1 marzo e la regolarizzazione definitiva avverrà entro la fine dello stesso mese. A partire da ieri è diventata inoltre operativa una nuova procedura che consentirà ai collaboratori di richiedere l’emissione di titoli di viaggio e spese di pernottamento prepagati a carico di Rai.


RENZI CAMPO DALL ORTORENZI CAMPO DALL'ORTO
Rai, ci sono quasi 4.600 fatture che aspettano di essere saldate. Da mesi. È l' effetto collaterale dell' aggiornamento del sistema informatico utilizzato da viale Mazzini per la contabilità. Una novità che dovrebbe evitare alcuni errori del passato - e che hanno causato multe dell' Inps per circa 800mila euro - ma che al momento ha inceppato il meccanismo.

Risultato. Le partite Iva che lavorano per la tv di Stato stanno ricevendo quattrini a singhiozzo. Alcune di loro hanno degli arretrati che risalgono a novembre: speravano di essere pagate entro San Valentino, ma così non è stato. Ora l' azienda ha annunciato un piano per risolvere il problema. Entro settimana prossima dovrebbero essere sistemate 680 fatture e pochi giorni dopo toccherà ad altre 1.400.
PAOLO GALLETTIPAOLO GALLETTI

Il primo marzo, invece, verrà versata una cifra a forfait per coprire almeno in parte la somma restante. Per alleviare le difficoltà, da lunedì anche i precari potranno rivendicare l' anticipo per le spese di viaggi e alloggi, visto che a gennaio alcune trasmissioni avevano tagliato i servizi esterni: senza i soldi arretrati, molti collaboratori non se la sentivano di anticipare i pagamenti. La faccenda delle partite Iva è finita direttamente sulle scrivanie del direttore delle Risorse Umane della Rai, Paolo Galletti, e soprattutto del direttore generale Campo dall' Orto.

D' altronde la situazione riguarda migliaia di persone, per una cifra complessiva di qualche milione di euro. Il sistema di pagamento digitale è entrato in vigore all' inizio di gennaio, ma in pochi sono già riusciti a prenderci la mano. Ecco il perché del caos. Tanto che sono ancora in corso alcune lezioni per aggiornare il personale. Nei panni di tutor ci sono alcuni professionisti della Ericsson, la società che ha lavorato alla realizzazione del software.

logoLOGO
In pratica, è finito in soffitta il vecchio metodo. Quello che prevedeva l'utilizzo di moduli cartacei standard e prestampati e che però - a sentire viale Mazzini - avevano sollevato le critiche della società che scandaglia il bilancio. Pareri negativi erano piovuti anche dall'Istituto nazionale di previdenza, piccato per gli errori nel versamento dei contributi.

Il guaio delle fatture è esploso mentre i sindacati affilano le armi per il rinnovo del contratto. Sindacati che pochi giorni fa hanno acceso un' altra polemica. Accusando l'azienda di distribuire «vantaggi economici milionari solo per conduttori e impresari» denunciando che «non si ha ancora chiarezza sui conti dell' anno 2016» e chiedendo il «rispetto dei lavoratori».

osservatorio giovani editori incontro con jan koum monica maggioniOSSERVATORIO GIOVANI EDITORI INCONTRO CON JAN KOUM MONICA MAGGIONI
Anche per dare un segnale distensivo, Galletti è intervenuto sull' affaire-precari dicendosi disponibile a prendersi in carico eventuali anomalie rispetto alla tabella di marcia per smaltire gli arretrati. Queste grane intaccano il momento positivo per la Rai post-Festival: Campo dall' Orto sta ancora festeggiando i numeri di Sanremo, «un risultato straordinario» per ascolti. Di più: «Lo spettacolo ha dimostrato di poter evolvere senza perdere l' identità, conquistando il pubblico con una proposta musicale di livello e con la giusta attenzione ai temi sociali» ha detto il dg. Intanto, sui social network, la pagina Iva Party racconta le difficoltà di chi attende ancora il pagamento del proprio lavoro.

Fonte: qui

venerdì 25 novembre 2016

CIALTRONI ITALIANI: IL VOLO DI STATO DI BENIGNI E LE TRASMISSIONI IN RAI DI VELTRONI


LA DIVINA COMMEDIA DEL VOLO SU UN FALCON PRIVATO PER PORTARE NEL 2011 ROBERTO BENIGNI A BRUXELLES A SPESE DELL’UNIVERSITA’ DI PERUGIA, COSTATO BEN 16MILA EURO

LA CORTE DEI CONTI RITIENE UNO SPRECO AVERE UTILIZZATO COSÌ TANTI SOLDI PER UNA TRASFERTA E ACCUSA LA MINISTRA STEFANIA GIANNINI, EX RETTORE DELL’ATENEO PERUGINO

PERCHE’ E’ STATO AFFITTATO UN JET PRIVATO? LA GIANNINI SI DIFENDE: ''ERA UN'INIZIATIVA ISTITUZIONALE (150 DELLA REPUBBLICA) E POI BENIGNI AVEVA UNA GAMBA INGESSATA''

Italo Carmignani e Federico Fabrizi per www.ilmessaggero.it


Un ministro, Stefania Giannini, un premio Oscar, Roberto Benigni, la Divina Commedia, il Parlamento europeo e un Falcon in volo da Roma a Bruxelles.

Sono gli elementi della storia riassunta in un invito a dedurre notificato in queste ore dalla Procura della Corte dei Conti di Perugia per una vicenda di cinque anni fa. Destinatarie del provvedimento, arrivato sul filo della prescrizione, lo stesso ministro e il direttore generale dell' Università per Stranieri Antonella Bianconi ai tempi in cui la Giannini era rettore dell' ateneo perugino.

STEFANIA GIANNINISTEFANIA GIANNINI
Nel documento in cui si chiede di spiegare i motivi di una spesa costata quanto un viaggio ministeriale è riportata la cifra di 16mila euro utilizzata per affittare un Falcon, un jet privato, per portare Roberto Benigni da Ciampino a Bruxelles a tempi di record.

LA TRASFERTA A pagare fu l' Università di Perugia. E se la Corte dei Conti, attraverso il sostituto procuratore contabile Pasquale Principato, ritiene uno spreco avere utilizzato così tanti soldi per una trasferta, al tempo stesso la Giannini spiega in due passaggi la sua linea difensiva. Primo, si trattava di un' iniziativa istituzionale legata alle celebrazioni dei 150 anni della Repubblica.

BENIGNIBENIGNI
Secondo, per avere Benigni a Bruxelles era necessario utilizzare un jet perché il comico aveva una gamba ingessata. Probabilmente era stato lo stesso Benigni, costretto a spostarsi in stampelle, a porre la condizione del volo privato.
Passo indietro di cinque anni.

È il nove novembre 2011, l' anno delle celebrazioni dei 150 anni, l' Università per Stranieri organizza a Bruxelles un incontro con i parlamentari per la divulgazione della lingua italiana. Il programma prevede un recital di Benigni, un paio d' ore da dedicare alla lettura del di un canto dell' Inferno, il XXVI, di fronte ai parlamentari europei. Titolo dell' evento: La lingua italiana come fattore d' identità e unità nazionale.
FALCON JETFALCON JET
Benigni raccoglie un mare di applausi. E tutti paiono felici.

L' ALTRO PROCESSO Al ritorno in patria, però, i revisori dei conti dell' Università segnalano un problema: quella spesa disposta dalla Giannini con tanto di modifica del bilancio per giustificarla, non piace. I revisori informano la Corte dei Conti. E i magistrati contabili avviano subito gli accertamenti. Sul filo dei cinque anni dalla prescrizione, arriva l' invito a dedurre per l' attuale ministro e l' ex direttore che avrebbe solo obbedito a un ordine.

TAPIRO BENIGNI STRISCIA STAFFELLITAPIRO BENIGNI STRISCIA STAFFELLI
Non è la prima volta che la Giannini deve misurarsi con la magistratura contabile per il periodo in cui era rettore. Già in un altro processo i giudici hanno ravvisato uno spreco relativo a un affitto non incassato.

L' affitto mancato sarebbe dovuto arrivare da una società che gestiva un pub. In questo caso, condanna in primo grado per la Giannini e i componenti del cda per complessivi 60mila euro. Strano, ma vero, a non accontentarsi della sentenza è stata proprio la Procura contabile che in appello ha chiesto altri 210mila euro di sanzione. In fondo l' inchiesta era predestinata, il canto dell' Inferno declamato da Benigni parla di Ulisse. Guarda caso, un viaggiatore.

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VELTRONI VIENE RICOMPENSATO PER IL FLOP DI ‘DIECI COSE’ CON SEI DOCUMENTARI SU RAISTORIA. E RICORDA CHE ‘L’AUDITEL NON È IMPORTANTE’. NO, SE TI CHIAMI UOLTER! (E TI SCHIERI PER IL SÌ) - 

PER QUANTI ANNI LA TELEVISIONE DI STATO (OVVERO NOI) DOVRÀ FINANZIARE IL SUO PENSIONAMENTO DORATO PRODUCENDO PRODOTTI DI M....?

1. VELTRONI EVITA L’AUDITEL
Da “il Giornale

Secondo Walter Veltroni «la Rai non può scambiare la qualità con la quantità».
CAMPO DALLORTO veltroniCAMPO DALLORTO VELTRONI
Insomma la tv di Stato non dovrebbe badare al fatto che un programma faccia o meno ascolti. Insomma a viale Mazzini non dovrebbero preoccuparsi che la trasmissione da lui ideata, «Le dieci cose», abbia ottenuto uno share bassissimo per gli obiettivi di rete di Raiuno.

Insomma secondo Veltroni il fatto che gli spettatori non vogliano vedere il suo programma, non significa che sia brutto. Messaggio recepito da viale Mazzini: gli hanno affidato anche sei documentari in onda su Raistoria da fine dicembre. Argomento: la Rai e la storia italiana. Tanto lui la tv la conosce davvero bene.


2. VELTRONI HA TROVATO LAVORO: CONVERTIRSI AL SÌ
Francesco Bonazzi per la Verità

Alzarsi ogni mattina e andare a lavorare è una sfida.
Ma alzarsi ed essere Walter Veltroni è un piacere. E anche un' arte.
VELTRONIVELTRONI
Lui non è un personaggio acido, disegnato con lo spray come il suo ex compagno Massimo D' Alema, ma somiglia a uno di quegli acquerelli delle elementari di fronte ai quali i genitori si chiedono se il pupo sia un angelo o un potenziale serial killer. Uolter, come lo chiamano per il suo americanismo casareccio, è caotico, ma levigato come un pavimento di graniglia degli anni Sessanta.

Di quelli che cambiano a seconda della luce e ti possono piacere, ma anche non piacere, e comunque, alla fine, ti dici che si tratta solo di un pavimento. Ma intanto lui è lì. È sempre lì. Tu invece chissà.

walter veltroni paolo del debbio alessandro sallustiWALTER VELTRONI PAOLO DEL DEBBIO ALESSANDRO SALLUSTI
Ci sono le grandi migrazioni, il terrorismo di matrice islamica (anzi «islamista», direbbe il nostro), il cambio di presidente alla Casa bianca, Renzi al quale stanno esplodendo in mano le banche, il Sud ormai lasciato a se stesso, milioni di cittadini disoccupati o disperatamente aggrappati a posti di lavoro sempre più traballanti. E poi c' è Veltroni, 61 anni, abbronzato, levigato, sorridente, rilassato, sempre garbato. La dimostrazione vivente che il lavoro nobilita, ma gli hobby sono meglio. I suoi sono il calcio, l' impegno politico, la lettura, il cinema, i vernissage e, naturalmente, la televisione.

Perché il padre Vittorio lavorava alla Rai e la mamma anche. Che fuori ci sia un' Italia che campa d' altro, studiando, producendo e vendendo cose che si toccano, è una miseria che non l' ha mai sfiorato. Vuoi mettere tra una cava di ghiaia sul Ticino e certi tramonti sulla terrazza Caffarelli, ripassando la formazione del Catanzaro dei miracoli?
veltroni michele emiliano ravetto ginefraVELTRONI MICHELE EMILIANO RAVETTO GINEFRA

Ebbene, ieri il Corriere della Sera gli ha concesso una pagina di intervista così titolata: «La Rai non pensi solo all' Auditel. Paghiamo il canone per avere qualità». Una summa perfetta di quel geniale «ma anche» che Maurizio Crozza gli ha affibbiato anni fa.

Perché Veltroni riconosce che lo share non può essere misura di tutta le cose, ma non trova il coraggio di contestarlo apertamente, né come sostituto della linea editoriale né come indice davvero attendibile. E poi si mette sul divano insieme al popolo, che notoriamente paga il canone «per avere qualità», e ci ricorda che anche lui, che è stato vicepremier e segretario dei Ds e del Pd ai tempi in cui Silvio Berlusconi gli faceva uno share così, insomma, anche lui ha dei diritti in quanto pagatore di canone.
walter veltroniWALTER VELTRONI

Il diritto naturalmente è quello di vedere sulla televisione di Stato programmi come il suo «Le dieci cose», che in prima serata su Raiuno ha racimolato un misero 12% di ascolto. L' intervistatore del Corriere, Paolo Conti, glielo ricorda con garbo: «C' è chi ha parlato di flop» (La Verità, per esempio). E l' uomo, che diventò giornalista dirigendo l' Unità, prende le distanze da se stesso: «Io ho fornito l' idea, senza ovviamente interferire nelle scelte autoriali».

«Autoriale sarà lei», gli risponderebbe Totò, anche a nome della lingua italiana, ma sono minuzie. Anche se «chi parla male, pensa male», come diceva uno dei massimi filosofi di riferimento di Uòlter, Nanni Moretti, in Palombella rossa. E tanto per pensar male, se il programma Rai dell' ideatore Veltroni è costato la bellezza di un milione a puntata, ha ancora un senso pagare un canone? O non faremmo meglio a dirgli: «A Valterì, quanto vuoi per fare solo lo spettatore?»

E invece no. Quest' uomo sfuggito abilmente a qualsiasi lavoro per quasi mezzo secolo, e che ha saputo anche farsi una cultura evitando licei e università (però frequenta Giovanna Melandri e il Maxxi), si prepara a dimostrarci che anche la storia, in fondo, non è altro che un grande budino.
chicco testa veltroni e bettiniCHICCO TESTA VELTRONI E BETTINI

«Su richiesta di Rai Storia ho lavorato per mesi a sei documentari dedicati al rapporto tra programmazione Rai e storia italiana», ha annunciato al Corriere.
Casualmente, ha trovato anche il modo di dire che la Rai del direttore generale Antonio Campo dall' Orto «sta cercando di cambiare passo» e certi nuovi programmi non sono niente male, anzi.

Anche «su richiesta di Rai Storia» è una di quelle for mule che ti fanno capire che la Rai sta cercando di cambiare passo. Basta con i raccomandati! Adesso la sedicente «prima azienda culturale del paese» sceglie per i sudditi televisivi solo le teste migliori, in totale autonomia dalla politica.

Certo, Veltroni ormai è uno storico, ma è pur sempre un ex politico. E che cosa penserà del referendum del 4 dicembre? La scorsa settimana è andato a Otto e mezzo su La7 a fare il suo bravo spottino di regime: «Voterò sì, contro l' instabilità».

OCCHETTO VELTRONIOCCHETTO VELTRONI
Ora, non è ancora chiaro, neppure allo storico e documentarista Veltroni, se i filmati dei telegiornali di 10 anni fa siano già «Storia» con la «s» maiuscola, ma su Youtube si gode da giorni con il video di un certo «Vincenzo», che dimostra come perfino un concetto vuoto come quello di servizio pubblico possa improvvisamente prendere vita se si adopera la prima delle virtù civili: la memoria.

Nel filmato si vedono tre personaggi della sinistra, che oggi sono per il «sì», arringare le folle contro la riforma costituzionale di Berlusconi, bocciata dal referendum del 2006. Si contempla Anna Finocchiaro, che per diventare il primo presidente della Repubblica donna avrebbe adottato anche la costituzione della Corea del Nord, travestirsi da Nilde Iotti del nuovo millennio: «Siamo qui per difendere la costituzione, quel patto che è nato dalla Resistenza e che io credo che ancora oggi sia uno degli esempi più straordinari e moderni di costituzione del mondo intero».

VELTRONIVELTRONI
Si ammira Dario Franceschini, oggi ministro della cultura con Renzi, stracciarsi le grisaglie: «Abbiamo un Berlusconi che disprezza i principi della nostra democrazia e che offende la costituzione». Ma soprattutto c' è un UMlter già pronto per le teche Rai: «Diremo no al tentativo di Berlusconi di mettere in discussione la Costituzione e di revocarne le radici, trasferendo tutto il potere nelle mani di una sola persona». Perché essere Veltroni, alla fine, è soprattutto un' esperienza paracula.

Fonte: qui