9 dicembre forconi: immobile
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mercoledì 26 giugno 2019

LA PROCURA DI MILANO IPOTIZZA L’AUTORICICLAGGIO PER L’EX SOTTOSEGRETARIO LEGHISTA SIRI

SIRI AVEVA ACQUISTATO UNA CASA PER LA FIGLIA A BRESSO, IN PROVINCIA DI MILANO, CON UN MUTUO DA 585MILA EURO ACCESO DA UNA BANCA DI SAN MARINO 
LA COMPRAVENDITA È STATA GIUDICATA SOSPETTA DA BANKITALIA: IL DENARO SAREBBE STATO MESSO A DISPOSIZIONE DELLA FIGLIA DI SIRI A TITOLO DI LIBERALITÀ, MA SEPARATAMENTE…

LA PALAZZINA COMPRATA DA ARMANDO SIRI A BRESSOLA PALAZZINA COMPRATA DA ARMANDO SIRI A BRESSO
L’indagine sulla palazzina comprata da Armando Siri a Bresso ha ora un’ipotesi di reato. La procura di Milano indaga infatti per autoriciclaggio. L’ex sottosegretario della Lega aveva acquistato l’immobile in provincia di Milano grazie a un mutuo da 585mila euro acceso da una banca di San Marino. L’inchiesta dei pm Sergio Spadaro e Gaetano Ruta è al momento a carico di ignoti, quindi senza indagati. Attualmente Siri è indagato a Roma per corruzione: è una tranche di una inchiesta della Dda di Palermo su Francesco Arata e Vito Nicastri, il re dell’eolico considerato tra i finanziatori della latitanza di Matteo Messina Denaro. Un’indagine che è costata a Siri il posto di sottosegretario alle Infrastrutture del governo di Giuseppe Conte.

armando siri.ARMANDO SIRI.
A Milano, invece, a indagare è il dipartimento guidato dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale che si occupa, oltre che di corruzione internazionale, anche di casi di riciclaggio o autoriciclaggio. Condotta dalla Guardia di Finanza, l’inchiesta era stata aperta ai primi di maggio ed era a ‘modello 45’, ossia senza titolo di reato né indagati. Ora invece, da quanto è trapelato, l’ipotesi investigativa, su cui le Fiamme Gialle e la magistratura effettueranno i loro accertamenti, è quella di autoriciclaggio.

ARMANDO SIRI MATTEO SALVINIARMANDO SIRI MATTEO SALVINI









Al centro della vicenda c’è la compravendita da parte di Siri di una palazzina per la figlia a Bresso, grazie ad un mutuo di circa 600 mila euro concesso “senza garanzie” dalla Banca Agricola Commerciale di San Marino. Una compravendita alla quale la trasmissione Report ha dedicato una puntata e che la Banca d’Italia ha incasellato come operazione sospetta e ‘girato’ alla Guardia di Finanza che ha redatto un’informativa. Sono state proprio le Fiamme Gialle, poi, a consegnare la relazione dell’Uif, l’Unità di informazione finanziaria istituita in via Nazionale, al Procuratore milanese Francesco Greco, che nell’immediatezza aveva anche assicurato “massima collaborazione” con i colleghi romani.

FRANCESCO GRECOFRANCESCO GRECO
Secondo le poche carte depositate alla magistratura lo scorso 31 gennaio, Giulia Siri, figlia ventiquattrenne del senatore leghista, ha acquistato l’intero edificio residenziale – sette appartamenti (di cui 5 affittati), cantine, un laboratorio e un negozio – al prezzo complessivo di 585 mila euro. Il denaro sarebbe stato messo a disposizione dal padre a titolo di liberalità e pertanto non soggetto all’imposta di donazione.

armando siri. 2ARMANDO SIRI. 2





Separatamente, però, la ragazza avrebbe sottoscritto una procura irrevocabile al padre a vendere l’immobile a se stesso o a terzi. Tuttavia, per pagare l’immobile, Siri, che per altre vicende ha patteggiato per bancarotta, ha acceso un mutuo di 600mila euro con la banca sammarinese. Somma poi accreditata su un conto aperto presso una filiale della Banca Popolare di Sondrio da Paolo De Marinis, il notaio davanti al quale è avvenuto il rogito e che poi ha segnalato all’ufficio competente di palazzo Koch l’operazione sospetta. La difesa di Siri, non appena appresa la notizia del’apertura del fascicolo, aveva parlato di “finanziamento regolare“. Ora tocca ai pm verificare la provenienza del denaro usato per l’operazione (l’autoriciclaggio si configura quando una persona impiega per sè soldi frutto di sue attività illecite) ed eventuali danni subiti dalla banca per un finanziamento senza garanzie.

Fonte: qui

lunedì 6 maggio 2019

Report accusa Siri: "Il notaio segnalò come sospetti i fondi provenienti da San Marino usati per l'acquisto di una palazzina"

Siri: "Se diffamato, querelo" 
"Il sottosegretario Armando Siri ha acquistato per la figlia una palazzina a Bresso, vicino a Milano, con 585mila euro provenienti da un mutuo acceso presso una banca di San Marino. Il notaio che ha stipulato l'atto ha però segnalato la compravendita come operazione sospetta di riciclaggio". E' quanto si afferma in una inchiesta di Report. Immediata la difesa di Siri da parte di Salvini: "Ha mutuo come milioni di italiani, zero prove". Siri: "Tutto regolare, pronto a querelare".
"Abbiamo scoperto - afferma il curatore del programma di Rai 3 Sigfrido Ranucci - che 600mila euro sono partiti da una banca di San Marino, Banca agricola, e sono finiti sul conto di un notaio e sono stati utilizzati dal senatore Siri per acquistare una palazzina a Bresso intestata alla figlia. Il notaio ha pensato di segnalare l'operazione come sospetta". E alla domanda su quali siano, in genere, i casi in cui un notaio segnala un'operazione sospetta, il professionista risponde: "In generale può essere anche sicuramente la provenienza dei capitali". La giornalista di Report poi chiede se vi siano state delle garanzie reali per ottenere il mutuo e il notaio risponde: "Ah questo io non glielo posso dire, io posso dire che garanzie reali nell'atto o con atto successivo almeno a mio rogito non ce ne sono".
Nessuna ipoteca sull'immobile - Quello che sicuramente manca sulla palazzina è l'ipoteca che le banche pretendono in caso di mutuo. Ranucci osserva anche che, "visto che il senatore Siri ha alle spalle un patteggiamento per bancarotta fraudolenta, ha avuto un immobile pignorato nel 2011 dall'Inpgi, ha dichiarato nel 2017 25mila euro di reddito, ci siamo chiesti con quali garanzie sia stato erogato questo mutuo".
Siri: "Tutto regolare, se diffamato querelerò" - "Non vi è alcuna irregolarità nell'acquisto dell'immobile a cui si riferiscono le anticipazioni di Report. L'acquisto è avvenuto con una procedura regolare e trasparente nel rispetto di tutte le norme vigenti comprese quelle anti riciclaggio. Nessuna operazione sospetta da segnalare ma la normale compilazione dei moduli che tutti i notai sono tenuti a redigere". Lo ha fatto sapere con una nota il sottosegretario alle infrastrutture e Trsporti Armando Siri. "I fondi sono frutto di un regolare mutuo erogato nel pieno rispetto di tutte le norme bancarie - ha aggiunto Siri -. Anche i dettagli di questa operazione saranno spontaneamente forniti all'autorita giudiziaria qualora ritenuti di interesse", ha concluso l'esponente del governo.
La difesa di Salvini: "Zero prove" - "So che Siri ha un mutuo come milioni di italiani. Non penso che sia un reato avere un mutuo su una banca, su cui pagano interessi come altri italiani. Mi sembra che ci siano tanti sospetti ma zero prove, zero illegalità, zero irregolarità". Lo ha detto Matteo Salvini rispondendo all'Ansa sull'inchiesta di Report.
A gestire l'operazione l'ex candidato sindaco di Bresso - A gestire l'acquisto della palazzina, secondo Report, è stata l'agenzia immobiliare di Policarpo Perini il quale nel 2013 era candidato come sindaco di Bresso il partito fondato da Siri, Italia Nuova. Policarpo è anche padre di Marco Luca Perini, a capo della segreteria di Siri al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Fonte: qui

giovedì 1 novembre 2018

GAROFOLI: ''COMPRÒ UN PEZZO DI CASA DALLA CROCE ROSSA CON LO SCONTO, E POI FU LA 'MANINA' CHE AUMENTÒ LO STANZIAMENTO ALL'ENTE''


IL M5S VA ALL'ATTACCO FINALE CONTRO IL CAPO DI GABINETTO DI TRIA, CHE IL MINISTRO DIFESE QUANDO CONTE SOLLEVÒ IL CASO DELLA PRIMA 'MANINA'. OGGI IL 'FATTO' RACCONTA IL LUNGO CONTENZIOSO TRA GAROFOLI E L'ENTE, RISOLTO A DICEMBRE 2017. ORA È UN'OTTIMA ARMA PER SILURARE I TECNICI CHE SI OPPONGONO ALLA MANOVRA (CASALINO DOCET)

  1. DL FISCALE, IL DIRIGENTE DEL TESORO GAROFOLI E GLI 84 MILIONI PER LA CROCE ROSSA DOPO IL MAXI-SCONTO SULLA CASA
Dall'articolo di Thomas Mackinson per 'il Fatto''

L'articolo integrale: www.ilfattoquotidiano.it
ROBERTO GAROFOLIROBERTO GAROFOLI

Il capo di gabinetto al Tesoro, che i 5 Stelle accusano di essere l’autore della norma pro Croce Rossa introdotta alla chetichella nel dl fiscale e poi “cassata” dal presidente del Consiglio, pochi mesi prima aveva fatto un ottimo affare: era riuscito ad aprire un lussuoso B&B nel cuore di Molfetta proprio grazie alla Croce Rossa, ottenendo dai suoi vertici, a buon prezzo, un immobile che per nove anni aveva inutilmente preteso a suon di carte bollate.

Riassumendo: Roberto Garofoli balza agli onori delle cronache perché il premier scopre che una “manina” ha inserito nel decreto fiscale un articolo che assegna 84 milioni alla Croce Rossa, ormai privatizzata. È lui a difendere la norma quando Conte chiede spiegazioni in una riunione. I grillini ne chiedono le dimissioni, il ministro, invece, lo difende (“attacchi irrazionali”). Tria non sapeva quel che raccontiamo oggi, e cioè che i vertici di Croce Rossa avevano “dato una mano” a Garofoli: nel dicembre 2017 il commissario liquidatore Patrizia Ravaioli, col nullaosta del presidente Francesco Rocca, aveva infatti messo fine a un lungo contenzioso proprio con Garofoli.

antonio polito e patrizia ravaioliANTONIO POLITO E PATRIZIA RAVAIOLI
Il caso riguarda la proprietà di un immobile nel centro storico di Molfetta, città d’origine del giurista che lì ha mantenuto la famiglia. Un cespite era pervenuto alla CRI 46 anni prima per volontà di un benefattore che voleva destinarlo alla cura di bambini down. Gli attuali vertici lo venderanno, a un terzo del valore peritato, a Garofoli che tre mesi dopo ci apre un B&B con “suite king” da 100 euro a notte. Si chiama “BorgoAntico34 – Luxury room” e ha già ottime recensioni su TripAdvisor: i clienti apprezzano la doccia con cromoterapia, “l’elegante giardino d’inverno” dalle grandi vetrate e il servizio assicurato “con cortesia e professionalità” da due persone.

giovanni tria a porta a porta 4GIOVANNI TRIA A PORTA A PORTA
Gli appartamenti, da Fini a Scajola, hanno un certo ruolo nella cronaca politica italiana e il problema di quello di Garofoli, uomo di legge con passato da pm, è l’ombra di un conflitto di interessi infilatosi sotto il tetto di via Domenico Picca 34, Molfetta.

I fatti. Fino a dicembre 2017 lui e la Croce Rossa sono stati comproprietari di un appartamento di 9 vani: 245 metri quadri con giardino di 100, garage e un locale seminterrato di 80 mq al primo piano di un palazzo del Settecento. Garofoli aveva comprato l’immobile nel 2006, o meglio i 5/6 dell’immobile, a un prezzo interessante, assicurano i vicini, proprio per via dell’ingombrante comproprietario: il restante 1/6, infatti, apparteneva alla Croce Rossa dal lontano 1972, quando Pasquale Fontana lo dona “alla CRI di Malcesine per i bambini spastici”.

Il giurista del Mef su quella casa ha progetti diversi.

(…)

Ravaioli, contattata dal Fatto, prima sostiene di “non ricordare”, poi invia una nota: “Tutto secondo le norme”. Il Fatto ha chiesto di parlare con Garofoli: invano.


M5S CONTRO GAROFOLI. LANNUTTI,INTRALLAZZI CON LA CROCE ROSSA

CARLA RUOCCO ELIO LANNUTTICARLA RUOCCO ELIO LANNUTTI
(ANSA) - "Non siamo più disposti a tollerare l'affarismo privato di alcuni alti boiardi di Stato, che dovrebbero occuparsi solo della cosa pubblica". Lo scrive in una nota il senatore M5s Elio Lannutti, della commissione Finanze. "Oggi scopriamo che Roberto Garofoli, capo di gabinetto del ministero dell'Economia, ha intrallazzato con la Croce Rossa in un affare immobiliare di qualche anno fa a Molfetta. La stessa Croce Rossa a cui un blitz del burocrate nel decreto fiscale, poi prontamente sventato, ha provato a regalare più di 80 milioni di euro", aggiunge Lannutti facendo riferimento un articolo che apre la prima pagina dal Fatto Quotidiano di questa mattina con il titolo: 'Il boiardo del Tesoro e i favori della Croce Rossa per una casa'.

luigi di maio elio lannuttiLUIGI DI MAIO ELIO LANNUTTI
Secondo il giornale, che fa riferimento all'emendamento sulla Cri citato da Lannutti, il capo di gabinetto del Tesoro 'pochi mesi prima ha fatto un ottimo affare: è riuscito ad aprire un lussuoso B&B nel cuore di Molfetta proprio grazie alla Croce Rossa, ottenendo dai suoi vertici, a buon prezzo, un immobile che per nove anni aveva inutilmente preteso a suon di carte bollate'. Il giornale chiama in causa il commissario liquidatore della Cri Patrizia Ravaioli che nel dicembre 2017 'firma di suo pugno la procura speciale per trasferire la proprietà' dell'immobile di Molfetta a Garofoli e 'dichiarare cessati i motivi di lite' e mette in relazione la fine del contenzioso con i pareri del ministero dell'Economia a fine 2017 sugli emendamenti per la privatizzazione dell'Ente e la messa in liquidazione del patrimonio e poi con la vicenda del rifinanziamento per 3 anni della struttura.

Una questione, quest'ultima, su cui è intervenuto in prima persona il 16 ottobre scorso anche il ministro Giovanni Tria per definire 'senza fondamento e irrazionale' l'attacco a Garofoli (e al Ragioniere generale dello Stato Daniele Franco) rivolto all'epoca proprio da Lannutti e da Vittoria baldino, altra parlamentare del M5s, che ne avevano chiesto le dimissioni.

Nella nota di oggi, Lannutti aggiunge: "Nel recente passato Garofoli si è già distinto per essere stato al centro di un reticolo di ben quattro società, guarda caso sempre a Molfetta, dedite a fare soldi organizzando corsi post universitari e pubblicando testi giuridici scritti dallo stesso. Società in cui era anche coinvolta la consorte dell'alto papavero. Un vero servitore dello Stato non può permettersi multiformi attività collaterali. Per questo - conclude - in assenza di un integrale chiarimento il capo di gabinetto deve dimettersi".
tria conte di maio salviniTRIA CONTE DI MAIO SALVINI


M5S: SILVESTRI, GAROFOLI PIÙ DI UN LEGAME CON LA CROCE ROSSA
 (ANSA) - 'Ci hanno dato degli incompetenti e dei complottisti, ci hanno detto che non esisteva alcuna manina: il classico atteggiamento della vecchia politica quando deve coprire le proprie magagne e quelle dei suoi amici. Ora però, grazie a un'inchiesta giornalistica, si viene a scoprire che il capo di gabinetto del Mef Roberto Garofoli aveva più di un legame con la Croce Rossa e gli scambi di favori tra il ministero e l'associazione sembrerebbero essere una prassi consolidata.

Se davvero fosse così, quei soldi infilati di straforo nel decreto fiscale che, ricordiamo, sarebbero stati tolti indebitamente dalle tasche dei cittadini per finanziare un ente in liquidazione, assumerebbero tutto un altro significato. È un fatto di una gravità inaudita: Garofoli chiarisca subito o lasci immediatamente il suo incarico'. Lo afferma in una nota il portavoce del M5s in commissione Affari Costituzionali alla Camera Francesco Silvestri.

Fonte: qui



LA PRECISAZIONE DI ROBERTO GAROFOLI ALL’ARTICOLO DEL “FATTO QUOTIDIANO” CHE AVEVA MESSO IN RELAZIONE LA RICHIESTA DI STANZIAMENTI A FAVORE DELLA CROCE ROSSA ITALIANA E L’ACQUISTO DI UNA CASA DALLA STESSA ORGANIZZAZIONE: “LA TRANSAZIONE CON LA CRI RISALE ALL’ANNO SCORSO (DICEMBRE 2017) E QUINDI NON VI È ALCUN NESSO LOGICO E TEMPORALE CON LA SUPPOSTA “AGEVOLAZIONE”…”

Riceviamo e pubblichiamo:

Egregio Direttore,
ROBERTO GAROFOLIROBERTO GAROFOLI
Ho ricevuto dal Pres. Roberto Garofoli mandato ad assumere iniziative a tutela della sua onorabilità in relazione all’articolo del “Fatto Quotidiano” (ripreso da “Dagospia”) nel quale si accosta, in maniera suggestiva e diffamatoria, la richiesta di stanziamenti a favore della Croce Rossa Italiana con una modesta vicenda transattiva di una vecchia controversia fra la stessa CRI e il Pres. Garofoli.

Le sarò grato se vorrà cortesemente dare conto delle seguenti circostanze, che molto sommariamente elenco:

a) Il Ministro dell’Economia e Finanze ha chiarito, con un suo comunicato del 16 ottobre, che la richiesta di stanziamento a favore della CRI era pervenuta dal Ministero della Salute e dal Commissario liquidatore della stessa CRI per il pagamento anche del TFR ai lavoratori dell’ente e che le somme indicate, rientranti nello stanziamento complessivo già disposto dalla legge oggi vigente, erano state da settembre del 2018 accantonate con un  decreto  dello stesso Ministro dell'economia in attesa del chiarimento normativo ritenuto necessario dalla Ragioneria generale.
ROBERTO GAROFOLIROBERTO GAROFOLI

Tale perentoria smentita è stata ignorata dal “Fatto Quotidiano” il quale insiste nella risibile tesi della “manina” che avrebbe inserito “alla chetichella” una non dovuta elargizione. Tesi falsa anche laddove riconduce alla persona pres. Garofoli, una richiesta riferibile al Ministero nella sua competenza istituzionale, come ben chiarito dalla secca presa di posizione del Ministro.

b) Anche a voler ignorare tutto questo, la transazione fra il Pres. Garofoli e la CRI risale all’anno scorso (dicembre 2017) e quindi non vi è alcun nesso logico e temporale con la supposta “agevolazione”, non fosse altro perché a quell’epoca il governo Gentiloni era dimissionario e non vi era nessun elemento che potesse far ritenere una proroga dell’impegno del cons. Garofoli presso il MEF.

c) La vicenda giudiziaria – relativa alla divisione di un immobile per circa 10 anni adibito ad abitazione familiare del Pres. Garofoli e di cui lo stesso deteneva i 5/6 ed il restante sesto indiviso (pari a circa 35 mq) era in capo alla CRI – pendeva fin dal 2009 con contrapposte pretese assai onerose per la CRI. L’importo versato (€ 28.000) è stato ritenuto congruo da tutti gli uffici di controllo, anche in considerazione del rischio di essere condannata al pagamento di ingenti somme.

ROBERTO GAROFOLIROBERTO GAROFOLI
d) Capziosamente il “Fatto Quotidiano” afferma che dopo la transazione la commissaria liquidatrice della CRI avrebbe avuto la “proroga dell’incarico”. Tace la circostanza che la nomina del liquidatore spetta non al Ministero dell’Economia, bensì al Ministero della Salute, e quindi fra le due vicende non vi è il benchè minimo nesso, contrariamente a quanto diffamatoriamente sostenuto dal “Fatto”.
Distinti saluti
(avv.prof. Vincenzo Zeno-Zencovich)

Fonte: qui

mercoledì 21 marzo 2018

Peculato: sequestrata casa di campagna dell'ex pm Ingroia

Nei giorni scorsi il gip, su richiesta della Procura, aveva disposto il sequestro preventivo per equivalente di 151mila euro dell'ex magistrato

Ansa - La Guardia di Finanza ha sequestrato una casa di campagna dell'ex pm di Palermo Antonio Ingroia, indagato per peculato. Nei giorni scorsi il gip, su richiesta della Procura, aveva disposto il sequestro preventivo per equivalente di 151mila euro dell'ex magistrato. La decisione di disporre il sequestro dell'immobile, che si trova a Calatafimi, nasce dal fatto che il denaro presente sui conti correnti dell'indagato non sarebbe sufficiente a "coprire" la totalità della somma sequestrata dal gip. Il provvedimento determina l'impossibilità di vendere la casa.
   
Due gli episodi contestati a Ingroia. Nominato nel 2013 dal governo Crocetta liquidatore della Sicilia e-Servizi s.p.a., società in house della Regione si è liquidato, in conflitto d'interesse e senza passare per una specifica valutazione dell'assemblea dei soci, una indennità di risultato di 117mila euro. Per gli inquirenti si tratterebbe di una somma indebita perché la legge stabilisce che l'indennità non possa superare il doppio del compenso onnicomprensivo attribuito pari, per Ingroia a 50.000 euro l'anno. Nel 2013 l'ex pm ha lavorato a Sicilia e-Servizi solo tre mesi, percependo uno stipendio limitato a quel periodo. L'indennità dunque sarebbe del tutto sproporzionata. E, secondo gli investigatori avrebbe di fatto, determinato un abbattimento dell'utile di esercizio da 150.000 euro a 33.000 euro.

Ingroia, che ora esercita la professione di avvocato e vive a Roma, si sarebbe, inoltre, indebitamente appropriato di ulteriori 34.000 euro, a titolo di rimborso spese sostenute per vitto e alloggio nel 2014 e nel 2015, in occasione delle trasferte a Palermo per svolgere le funzioni di amministratore, nonostante la normativa nazionale e regionale, chiarita da una circolare dell'Assessorato regionale dell'Economia, consentisse agli amministratori di società partecipate residenti fuori sede l'esclusivo rimborso delle spese di viaggio. L'ex pm aveva adottato un regolamento interno alla società che consentiva tale ulteriore indebito rimborso. 
P.S. Il 16 luglio il presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta annuncia che Ingroia sarà presto il nuovo commissario di Sicilia e-Servizi, la società mista regionale per l'informatizzazione,[47] dove si insedia il 25 novembre 2013.[48]. Il 21 febbraio 2014 su nomina dello stesso Crocetta diviene anche commissario della Provincia di Trapani[49] in sostituzione del vice prefetto Darco Pellos fino al 9 dicembre 2014, quando viene sostituito perché incompatibili entrambi gli incarichi.[50]
Nominato nel frattempo amministratore unico della società regionale (divenuta "Sicilia e-digitale") viene destituito dal nuovo presidente della Regione Nello Musumeci il 6 febbraio 2018 [51].


Nel 2016 viene indagato insieme all'ex presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta per il doppio incarico - viziato da palese incompatibilità, secondo l'Anac - che Ingroia rivesti' nel 2014-2015 quando l'ex procuratore aggiunto fu contemporaneamente commissario della Provincia di Trapani e commissario dell'azienda regionale Sicilia e-Servizi. Nel marzo 2018 il gip del tribunale di Palermo ha archiviato l'indagine penale, ma ha inviato gli atti alla Procura della Corte dei conti, perche' verifichi la sussistenza di un eventuale danno erariale prodotto [66].
Nel marzo 2017, Antonio Ingroia viene indagato da parte della procura di Palermo con l'accusa di peculato per la sua attività come amministratore di "Sicilia e servizi".[67]