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mercoledì 26 giugno 2019
martedì 20 marzo 2018
MOHAMED ALI ISMAIL TURKI É UN INGEGNERE SAUDITA CHE STA PER COMPRARE LA BANCA “CIS” DI SAN MARINO
NON SOLO: HA PROMESSO ALTRE CENTINAIA DI MILIONI PER UN AEROPORTO INTERNAZIONALE, HOTEL A CINQUE STELLE E UN NUOVO OSPEDALE
MA SE CERCATE NOTIZIE IN RETE SU DI LUI, NON TROVERETE NULLA…
Federico Fubini per “l’Economia – Corriere della Sera”
Mohamed Ali Ismail Turki: segnatevi questo nome, perché appartiene a una persona in grado di spendere centinaia di milioni di euro con la facilità con cui altri bevono un thè. Segnatevelo, sì. Ma non tentate una ricerca in rete per capire chi sia questo ingegnere saudita, perché al di fuori della Repubblica di San Marino sembrerebbe sconosciuto. Non esistono o quasi su Internet riferimenti al suo nome, almeno non al di fuori dell' alfabeto arabo.
Eppure nella rocca del Titano Ali Turki si prepara a comprare una banca, la Cis, al cuore di un sistema ormai considerato al collasso. Ora alla stampa locale l' ingegnere saudita promette molto di più: altre centinaia di milioni per un aeroporto internazionale della Repubblica di San Marino (ma a Rimini), la costruzione di hotel a cinque stelle e un nuovo ospedale. «Ho scelto di investire qui - ha dichiarato a un giornalista del posto - perché affascinato dalla storia e dalla tradizioni del vostro splendido Paese».
Il colpo di fulmine di questo investitore dev'essere stato intenso. Va detto che nulla suggerisce che il suo denaro sia di origine illecita e il suo nome non è legato a scandali. Ma Mohamed Ali Turki, che prima d' ora non sembra essersi mai affacciato in avventure all' estero, promette di versare risorse pari al metà del prodotto interno lordo nazionale proprio in un posto dove il fabbisogno di capitale degli istituti è stato stimato dalla banca centrale a 900 milioni di euro: una somma pari al Pil del Paese, che resta tutta da reperire e nessuno sa dire in che modo in quel sistema bancario con evidenti problemi di liquidità e di solvibilità delle sue aziende principali. Neanche a Ali Turki sfuggirà che esistono opzioni più prudenti per investire centinaia di milioni.
San Marino, oggettivamente, ha però una particolarità: fa parte dell' euro e dell' unione doganale europea - senza barriere di sorta a nessuna transazione con l' Europa - eppure non è soggetto a nessuno dei vincoli di controllo e trasparenza dell' Italia o della Germania. Per qualcuno questa doppia qualità dev' essere molto attraente. Per correttezza verso Ali Turki, va detto però che non è il solo. Di recente la banca centrale di San Marino è stata avvicinata da una successione di figure che si dicevano disposte a investire molto denaro nella minuscola repubblica.
C'è stata una società di riassicurazione panamense che, subito dopo l' esplodere dello scandalo fiscale dei Panama Papers, sosteneva di volersi trasferire proprio nella rocca del Titano. Si è presentato poi un operatore nigeriano in rappresentanza di una società olandese con sede a Dubai - non la più trasparente di tutte le giurisdizioni - deciso a scegliere proprio San Marino per creare una finanziaria nel settore degli aeromobili.
Inutile chiedersi perché. Del resto entrambi questi soggetti si sono volatilizzati non appena la banca centrale - all' epoca sotto la guida di figure di livello internazionale, in seguito allontanate dal governo - ha iniziato a chiedere i piani industriali e soprattutto le garanzie anti-riciclaggio fornite da questi potenziali investitori esteri. Invece di rispondere alle domande, sono scomparsi. Ma l' attrazione per San Marino da parte dei capitali esteri non finisce qui.
Dopo una pesante condanna in primo grado, proprio venerdì scorso sono stati assoluti in appello («perché il fatto non sussiste») l' ex direttore generale della banca centrale di San Marino Mario Giannini e l' ex responsabile della Vigilanza Andrea Vivoli per un altro caso legato a operazioni da Paesi di seconda o terza fascia: i due erano accusati di non aver comunicato all' Agenzia di informazione finanziaria del Paese il trasferimento di sei miliardi di dollari da Banca del Giappone alla banca sanmarinese Asset Bank, oggi in profondo dissesto, per conto dell' ungherese Gyiorgiy Zoltan Matrai. Anche questo trasferimento, una volta scoppiato il caso non è mai avvenuto. Si fosse stato fatto veramente, per San Marino sarebbe stata una rivoluzione e un' importante inversione di tendenza.
Una rivoluzione perché con quell' unico trasferimento il livello dei depositi bancari a San Marino sarebbe raddoppiato e anche più. Un' inversione di tendenza perché negli ultimi anni la liquidità depositata sui conti bancari del Titano è crollata dai livelli pre-crisi ,da circa 25 a cinque miliardi di euro: hanno contribuito la fuga di capitali avviata dalla crisi e soprattutto la voluntary disclosure per il rientro dei capitali operata dal governo italiano, che ha fatto uscire dalla Rocca molti fondi italiani un tempo nascosti al Fisco.
Quel prosciugarsi della liquidità nel sistema sanmarinese, come è ormai noto, ha fatto emergere scogli, relitti e cadaveri di ogni tipo. Una recente relazione sulla Cassa di Risparmio di San Marino a firma di Mirella Sommella, un' avvocatessa che siede nella vigilanza della banca centrale, si legge come un catalogo degli orrori: sul conto della prima banca del Paese il rapporto di vigilanza parla di «assetto di governance «assolutamente inadeguato»; «dovere istituzionale e morale di intervenire immediatamente per arginare gli effetti devastanti che possono scaturire dalla grave crisi di Cassa di risparmio»; «fatti gravi occultati».
E questo è solo uno dei dissesti al cuore di un buco bancario da 900 milioni, pari al Pil del Paese. Il problema del governo del Titano, è che non riconosce il problema e non accetta aiuto dalle istituzioni internazionali o da operatori trasparenti di mercato. Così il problema diventa ogni giorno più grave. E San Marino rischia di diventare una breccia nel cuore dell' Italia per l' ingresso di capitali opachi (o peggio) da tutto il mondo, ai quali qualcuno alla fine stenderà tappeti rossi in cambio di una ciambella finanziaria di salvataggio.
Fonte: qui
lunedì 20 novembre 2017
LE FINANZE DI SAN MARINO NELLA TEMPESTA: VORAGINE DA 1 MILIARDO NEI CONTI DELLA BANCA CENTRALE, IL DG RAFFAELE CAPUANO SI DIMETTE DOPO UN MESE: "NON MI SENTO GARANTITO"
IL GOVERNO LOCALE PENSA A UN’EMISSIONE DI BOND
Roberta Amoruso per il Messaggero
Le finanze di San Marino sono sempre più nella tempesta. Ieri il dg della Banca centrale del Titano, Raffaele Capuano, nominato da appena un mese, ha rassegnato le dimissioni per «la posizione personale afflitta da mancanza di certezze giuridiche» dopo «la perquisizione domiciliare dell'abitazione messa a mia disposizione dalla banca avvenuta in mia assenza e senza la mia autorizzazione».
Una dichiarazione pesante, che denuncia il clima intimidatorio che si respira a San Marino. La locale Banca centrale resta così acefala dopo l'uscita a settembre del governatore Wafik Grais. Nella nota diffusa ieri in serata, il Congresso di Stato si dichiara preoccupato che l'attività tesa alla riorganizzazione della Banca centrale, «oggi più che mai è diventata una questione prioritaria». Secondo l'esecutivo della piccola repubblica, «le continue polemiche su Banca centrale, spesso coinvolta in spinose questioni giudiziarie, impongono infatti una definitiva chiarezza in tutte le sue articolazioni».
Che cosa sta accadendo a San Marino dopo la breve primavera della trasparenza e della legalità? Grais, egiziano di nascita ed ex membro della Banca Mondiale, era stato messo a dura prova dagli intrecci di potere locali che, qualche mese fa, lo aveva privato del suo dg, Lorenzo Savorelli, che a sua volta aveva aperto il vaso di Pandora dei disastri nel credito sammarinese. L'improvviso addio di Capuano, ex dg della Covip e già dirigente del ministero delle Finanze, ci dice che la situazione è peggiore di quel che si pensava, e che le consorterie locali e l'intreccio familistico che per decenni ha scandito la politica del Titano, sono lungi dal voler cedere il passo. Ciò, nonostante sia sceso in campo persino il Fmi.
LE CIFRE NON UFFICIALI
I fatti. A poco più di un anno dall'avvio del tentativo di risanamento, solo ora si conoscono le vere cifre del dissesto sanmarinese. Eccole, ancorché non ufficiali: a fine 2016 le perdite del sistema bancario erano pari a circa 900 milioni di euro (ora sfiorerebbero il miliardo), a fronte di un Pil locale che non arriva al miliardo e mezzo. Con una conseguenza inquietante: se risparmiatori e pensionati decidessero di chiudere i conti, le banche andrebbero rapidamente in debito di liquidità, con gli effetti a catena che si possono immaginare sul trend del Paese.
Ma come si arriva al buco da 900 milioni di fine 2016? Si parte con la Cassa di Risparmio di San Marino, costretta a fare rettifiche sugli attivi per oltre 500 milioni: 400 milioni sono crediti del gruppo Delta (la società di credito al consumo legata alla Cassa) riclassificati a zero.
Poi c'è Asset Banca, che Savorelli aveva provato invano a ripulire, con un deficit di capitale superiore a 60 milioni e perdite totali passate e previste per più di 160 milioni. C'è inoltre bisogno di liquidità per far fronte alle richieste dei depositanti, che però il Fondo di Garanzia non è in grado di coprire e che si aggira intorno a 72 milioni. Infine c'è Banca CIS, in cerca di 50 milioni per coprire le sofferenze. Il resto, per arrivare a 900 milioni, va ascritto alle piccole banche.
In tale deprimente scenario viene da chiedersi che cosa rischiano o quanto hanno già perso i fondi pensione di San Marino.
Presto detto: Iss, che equivale all'italiana Inps, ha depositi nelle banche locali per circa 500 milioni. Presso Asset Banca ha 22 milioni, già bloccati visto il congelamento delle attività della banca.
Quindi, ne ha circa 235 presso la Cassa che, come abbiamo visto, è in difetto di 500 milioni e pressoché illiquida. Perciò, se ISS volesse estinguere i propri depositi dovrebbe rinviare a tempi migliori.
Come provvederà il governo del Titano?
Il piano è disarmante: ripianare i debiti di Asset e Cassa in trent'anni e nel frattempo ai depositanti offrire bond di Stato non negoziabili e quindi di valore incerto.
Quasi a dire: cari concittadini, scordatevi di rivedere a breve i vostri risparmi.
Fonte: qui
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