9 dicembre forconi: decreto fiscale
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giovedì 1 novembre 2018

GAROFOLI: ''COMPRÒ UN PEZZO DI CASA DALLA CROCE ROSSA CON LO SCONTO, E POI FU LA 'MANINA' CHE AUMENTÒ LO STANZIAMENTO ALL'ENTE''


IL M5S VA ALL'ATTACCO FINALE CONTRO IL CAPO DI GABINETTO DI TRIA, CHE IL MINISTRO DIFESE QUANDO CONTE SOLLEVÒ IL CASO DELLA PRIMA 'MANINA'. OGGI IL 'FATTO' RACCONTA IL LUNGO CONTENZIOSO TRA GAROFOLI E L'ENTE, RISOLTO A DICEMBRE 2017. ORA È UN'OTTIMA ARMA PER SILURARE I TECNICI CHE SI OPPONGONO ALLA MANOVRA (CASALINO DOCET)

  1. DL FISCALE, IL DIRIGENTE DEL TESORO GAROFOLI E GLI 84 MILIONI PER LA CROCE ROSSA DOPO IL MAXI-SCONTO SULLA CASA
Dall'articolo di Thomas Mackinson per 'il Fatto''

L'articolo integrale: www.ilfattoquotidiano.it
ROBERTO GAROFOLIROBERTO GAROFOLI

Il capo di gabinetto al Tesoro, che i 5 Stelle accusano di essere l’autore della norma pro Croce Rossa introdotta alla chetichella nel dl fiscale e poi “cassata” dal presidente del Consiglio, pochi mesi prima aveva fatto un ottimo affare: era riuscito ad aprire un lussuoso B&B nel cuore di Molfetta proprio grazie alla Croce Rossa, ottenendo dai suoi vertici, a buon prezzo, un immobile che per nove anni aveva inutilmente preteso a suon di carte bollate.

Riassumendo: Roberto Garofoli balza agli onori delle cronache perché il premier scopre che una “manina” ha inserito nel decreto fiscale un articolo che assegna 84 milioni alla Croce Rossa, ormai privatizzata. È lui a difendere la norma quando Conte chiede spiegazioni in una riunione. I grillini ne chiedono le dimissioni, il ministro, invece, lo difende (“attacchi irrazionali”). Tria non sapeva quel che raccontiamo oggi, e cioè che i vertici di Croce Rossa avevano “dato una mano” a Garofoli: nel dicembre 2017 il commissario liquidatore Patrizia Ravaioli, col nullaosta del presidente Francesco Rocca, aveva infatti messo fine a un lungo contenzioso proprio con Garofoli.

antonio polito e patrizia ravaioliANTONIO POLITO E PATRIZIA RAVAIOLI
Il caso riguarda la proprietà di un immobile nel centro storico di Molfetta, città d’origine del giurista che lì ha mantenuto la famiglia. Un cespite era pervenuto alla CRI 46 anni prima per volontà di un benefattore che voleva destinarlo alla cura di bambini down. Gli attuali vertici lo venderanno, a un terzo del valore peritato, a Garofoli che tre mesi dopo ci apre un B&B con “suite king” da 100 euro a notte. Si chiama “BorgoAntico34 – Luxury room” e ha già ottime recensioni su TripAdvisor: i clienti apprezzano la doccia con cromoterapia, “l’elegante giardino d’inverno” dalle grandi vetrate e il servizio assicurato “con cortesia e professionalità” da due persone.

giovanni tria a porta a porta 4GIOVANNI TRIA A PORTA A PORTA
Gli appartamenti, da Fini a Scajola, hanno un certo ruolo nella cronaca politica italiana e il problema di quello di Garofoli, uomo di legge con passato da pm, è l’ombra di un conflitto di interessi infilatosi sotto il tetto di via Domenico Picca 34, Molfetta.

I fatti. Fino a dicembre 2017 lui e la Croce Rossa sono stati comproprietari di un appartamento di 9 vani: 245 metri quadri con giardino di 100, garage e un locale seminterrato di 80 mq al primo piano di un palazzo del Settecento. Garofoli aveva comprato l’immobile nel 2006, o meglio i 5/6 dell’immobile, a un prezzo interessante, assicurano i vicini, proprio per via dell’ingombrante comproprietario: il restante 1/6, infatti, apparteneva alla Croce Rossa dal lontano 1972, quando Pasquale Fontana lo dona “alla CRI di Malcesine per i bambini spastici”.

Il giurista del Mef su quella casa ha progetti diversi.

(…)

Ravaioli, contattata dal Fatto, prima sostiene di “non ricordare”, poi invia una nota: “Tutto secondo le norme”. Il Fatto ha chiesto di parlare con Garofoli: invano.


M5S CONTRO GAROFOLI. LANNUTTI,INTRALLAZZI CON LA CROCE ROSSA

CARLA RUOCCO ELIO LANNUTTICARLA RUOCCO ELIO LANNUTTI
(ANSA) - "Non siamo più disposti a tollerare l'affarismo privato di alcuni alti boiardi di Stato, che dovrebbero occuparsi solo della cosa pubblica". Lo scrive in una nota il senatore M5s Elio Lannutti, della commissione Finanze. "Oggi scopriamo che Roberto Garofoli, capo di gabinetto del ministero dell'Economia, ha intrallazzato con la Croce Rossa in un affare immobiliare di qualche anno fa a Molfetta. La stessa Croce Rossa a cui un blitz del burocrate nel decreto fiscale, poi prontamente sventato, ha provato a regalare più di 80 milioni di euro", aggiunge Lannutti facendo riferimento un articolo che apre la prima pagina dal Fatto Quotidiano di questa mattina con il titolo: 'Il boiardo del Tesoro e i favori della Croce Rossa per una casa'.

luigi di maio elio lannuttiLUIGI DI MAIO ELIO LANNUTTI
Secondo il giornale, che fa riferimento all'emendamento sulla Cri citato da Lannutti, il capo di gabinetto del Tesoro 'pochi mesi prima ha fatto un ottimo affare: è riuscito ad aprire un lussuoso B&B nel cuore di Molfetta proprio grazie alla Croce Rossa, ottenendo dai suoi vertici, a buon prezzo, un immobile che per nove anni aveva inutilmente preteso a suon di carte bollate'. Il giornale chiama in causa il commissario liquidatore della Cri Patrizia Ravaioli che nel dicembre 2017 'firma di suo pugno la procura speciale per trasferire la proprietà' dell'immobile di Molfetta a Garofoli e 'dichiarare cessati i motivi di lite' e mette in relazione la fine del contenzioso con i pareri del ministero dell'Economia a fine 2017 sugli emendamenti per la privatizzazione dell'Ente e la messa in liquidazione del patrimonio e poi con la vicenda del rifinanziamento per 3 anni della struttura.

Una questione, quest'ultima, su cui è intervenuto in prima persona il 16 ottobre scorso anche il ministro Giovanni Tria per definire 'senza fondamento e irrazionale' l'attacco a Garofoli (e al Ragioniere generale dello Stato Daniele Franco) rivolto all'epoca proprio da Lannutti e da Vittoria baldino, altra parlamentare del M5s, che ne avevano chiesto le dimissioni.

Nella nota di oggi, Lannutti aggiunge: "Nel recente passato Garofoli si è già distinto per essere stato al centro di un reticolo di ben quattro società, guarda caso sempre a Molfetta, dedite a fare soldi organizzando corsi post universitari e pubblicando testi giuridici scritti dallo stesso. Società in cui era anche coinvolta la consorte dell'alto papavero. Un vero servitore dello Stato non può permettersi multiformi attività collaterali. Per questo - conclude - in assenza di un integrale chiarimento il capo di gabinetto deve dimettersi".
tria conte di maio salviniTRIA CONTE DI MAIO SALVINI


M5S: SILVESTRI, GAROFOLI PIÙ DI UN LEGAME CON LA CROCE ROSSA
 (ANSA) - 'Ci hanno dato degli incompetenti e dei complottisti, ci hanno detto che non esisteva alcuna manina: il classico atteggiamento della vecchia politica quando deve coprire le proprie magagne e quelle dei suoi amici. Ora però, grazie a un'inchiesta giornalistica, si viene a scoprire che il capo di gabinetto del Mef Roberto Garofoli aveva più di un legame con la Croce Rossa e gli scambi di favori tra il ministero e l'associazione sembrerebbero essere una prassi consolidata.

Se davvero fosse così, quei soldi infilati di straforo nel decreto fiscale che, ricordiamo, sarebbero stati tolti indebitamente dalle tasche dei cittadini per finanziare un ente in liquidazione, assumerebbero tutto un altro significato. È un fatto di una gravità inaudita: Garofoli chiarisca subito o lasci immediatamente il suo incarico'. Lo afferma in una nota il portavoce del M5s in commissione Affari Costituzionali alla Camera Francesco Silvestri.

Fonte: qui



LA PRECISAZIONE DI ROBERTO GAROFOLI ALL’ARTICOLO DEL “FATTO QUOTIDIANO” CHE AVEVA MESSO IN RELAZIONE LA RICHIESTA DI STANZIAMENTI A FAVORE DELLA CROCE ROSSA ITALIANA E L’ACQUISTO DI UNA CASA DALLA STESSA ORGANIZZAZIONE: “LA TRANSAZIONE CON LA CRI RISALE ALL’ANNO SCORSO (DICEMBRE 2017) E QUINDI NON VI È ALCUN NESSO LOGICO E TEMPORALE CON LA SUPPOSTA “AGEVOLAZIONE”…”

Riceviamo e pubblichiamo:

Egregio Direttore,
ROBERTO GAROFOLIROBERTO GAROFOLI
Ho ricevuto dal Pres. Roberto Garofoli mandato ad assumere iniziative a tutela della sua onorabilità in relazione all’articolo del “Fatto Quotidiano” (ripreso da “Dagospia”) nel quale si accosta, in maniera suggestiva e diffamatoria, la richiesta di stanziamenti a favore della Croce Rossa Italiana con una modesta vicenda transattiva di una vecchia controversia fra la stessa CRI e il Pres. Garofoli.

Le sarò grato se vorrà cortesemente dare conto delle seguenti circostanze, che molto sommariamente elenco:

a) Il Ministro dell’Economia e Finanze ha chiarito, con un suo comunicato del 16 ottobre, che la richiesta di stanziamento a favore della CRI era pervenuta dal Ministero della Salute e dal Commissario liquidatore della stessa CRI per il pagamento anche del TFR ai lavoratori dell’ente e che le somme indicate, rientranti nello stanziamento complessivo già disposto dalla legge oggi vigente, erano state da settembre del 2018 accantonate con un  decreto  dello stesso Ministro dell'economia in attesa del chiarimento normativo ritenuto necessario dalla Ragioneria generale.
ROBERTO GAROFOLIROBERTO GAROFOLI

Tale perentoria smentita è stata ignorata dal “Fatto Quotidiano” il quale insiste nella risibile tesi della “manina” che avrebbe inserito “alla chetichella” una non dovuta elargizione. Tesi falsa anche laddove riconduce alla persona pres. Garofoli, una richiesta riferibile al Ministero nella sua competenza istituzionale, come ben chiarito dalla secca presa di posizione del Ministro.

b) Anche a voler ignorare tutto questo, la transazione fra il Pres. Garofoli e la CRI risale all’anno scorso (dicembre 2017) e quindi non vi è alcun nesso logico e temporale con la supposta “agevolazione”, non fosse altro perché a quell’epoca il governo Gentiloni era dimissionario e non vi era nessun elemento che potesse far ritenere una proroga dell’impegno del cons. Garofoli presso il MEF.

c) La vicenda giudiziaria – relativa alla divisione di un immobile per circa 10 anni adibito ad abitazione familiare del Pres. Garofoli e di cui lo stesso deteneva i 5/6 ed il restante sesto indiviso (pari a circa 35 mq) era in capo alla CRI – pendeva fin dal 2009 con contrapposte pretese assai onerose per la CRI. L’importo versato (€ 28.000) è stato ritenuto congruo da tutti gli uffici di controllo, anche in considerazione del rischio di essere condannata al pagamento di ingenti somme.

ROBERTO GAROFOLIROBERTO GAROFOLI
d) Capziosamente il “Fatto Quotidiano” afferma che dopo la transazione la commissaria liquidatrice della CRI avrebbe avuto la “proroga dell’incarico”. Tace la circostanza che la nomina del liquidatore spetta non al Ministero dell’Economia, bensì al Ministero della Salute, e quindi fra le due vicende non vi è il benchè minimo nesso, contrariamente a quanto diffamatoriamente sostenuto dal “Fatto”.
Distinti saluti
(avv.prof. Vincenzo Zeno-Zencovich)

Fonte: qui

domenica 21 ottobre 2018

GIUSEPPE CONTE: “ABBIAMO L’ACCORDO SUL DECRETO FISCALE: NON CI SONO SCUDI DI SORTA ALL’ESTERO”


GIUSEPPE CONTE ANNUNCIA L’INTESA DOPO IL CONSIGLIO DEI MINISTRI: “NON CI SARA’ NESSUNA CAUSA DI NON PUNIBILITÀ: POTEVA PRESTARSI A EQUIVOCI. HO RIFERITO DELLE INTERLOCUZIONI CON MERKEL E MACRON, 50 MINUTI E NON IN PIEDI. IL CLIMA CHE ABBIAMO IN EUROPA È DI DIALOGO E DI DISPONIBILITÀ” 

SALVINI RASSICURA I MERCATI: "NON ABBIAMO VOGLIA DI USCIRE DALL'UNIONE O DI USCIRE DALL'EURO

DI MAIO LO SEGUE: "FINCHE' CI SARO' IO COME CAPO POLITICO DEL M5S, NON CI SARA' NESSUNO PROGETTO DI USCIRE DALL'EURO"

Ansa - Accordo raggiunto sul decreto fisco tra M5S e Lega. "Abbiamo approvato il decreto fiscale nella sua stesura definitiva, abbiamo raggiunto un pieno accordo". Lo afferma il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa al termine del Cdm." La Dichiarazione integrativa riguarda il 30% in più di quanto già dichiarato con il tetto di 100mila per anno d'imposta: no a scudi di sorta all'estero" precisa il presidente del Consiglio in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri. Inoltre 'Non c'è nessuna volontà di fare una patrimoniale" affermano sia il premier Giuseppe Conte sia i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini.
"C'è un accordo politico per cui in sede di conversione di questo decreto legge troveremo una formulazione adeguata a tutti i contribuenti che versano in situazioni di specifiche, oggettive, oggettiva, difficoltà economica" dice Giuseppe Conte in conferenza stampa al termine del Cdm. "Nella sostanza ora consentiremo un ravvedimento operoso ma abbiamo pensato che forse resta scoperto una delle promesse contenute nel contratto", aggiunge
"A scanso di equivoci abbiamo anche valutato che tutto sommato poteva prestarsi a equivoci qualche causa di non punibilità, che avrebbe consentito di stimolare contribuenti ad aderire ma avrebbe dato un segnale di fraintendimento, quindi non ci sarà nessuna causa di non punibilità". Così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte al termine del Cdm.  
"Ho riferito delle interlocuzioni con Merkel e Macron, 50 minuti e non in piedi. Il clima che abbiamo in Europa è di dialogo e di disponibilità e lo abbiamo ribadito, siamo comodamente collocati in Europa" precisa Conte. "La cosa più importante è spiegare la manovra ai nostri interlocutori europei: intendo incontrare Juncker: stiamo varando il piano di riforme strutturali più grande nella storia d'Italia. Sono queste che servono di più al nostro Paese. Solo da queste - prosegue Conte - avremo aumento del Pil dallo 0,5 allo 1,2 in più. Siamo convinti di non aver gonfiato i nostri numeri".
La bollinatura del decreto fiscale varato in Cdm, orientativamente, dovrebbe avvenire lunedì. E' quanto si apprende da fonti di governo. 

SALVINI "Finalmente si chiudono due o tre giorni surreali, nessuno aveva intenzione di scudare, condonare regalare, non tutto il male vien per nuocere, tutto è bene quel che finisce bene". Così il vicepremier  al termine del Cdm. C'è l'accordo "per recuperare quello che c'era nel contratto e non aveva trovato spazio, il saldo e stralcio delle cartelle di Equitalia, per le persone che versano in difficoltà economiche. Chiudiamo questa settimana con serenità fiducia compattezza e con questo impegno, e qua ci sono tre uomini di parola". "Quello che poteva essere un passo indietro, poi è diventato un passo avanti, visto che ora faremo la rottamazione delle cartelle di Equitalia" ha detto Salvini, tornando sulla querelle della presunta manipolazione del testo decreto. "Non c'è alcun proposito di uscire dall'Ue o dalla moneta unica, stiamo bene in Ue le cui regole vogliamo modificare". Lo afferma il vicepremier Matteo Salvini in conferenza stampa. 
DI MAIO "Potenziamo lo strumento di saldo e stralcio delle cartelle Equitalia per tutte le persone in difficoltà. Abbiamo ribadito all'unanimità in Cdm che non c'è alcuna volontà di favorire chi ha capitali all'estero. "Grazie a questo decreto nasce oggi uno Stato amico che aiuterà la parte più debole dei contribuenti. E' stato un pomeriggio di lavoro proficuo" precisa il ministro del lavoro che rincalza :" "Finche resterò capo politico del M5S e finché ci sarà questo governo non c'è nessuna volontà di lasciare Ue o la zona euro, c'è la volontà di sedersi con le istituzioni Ue". "La dichiarazione integrativa già c'è nel nostro ordinamento, ma ora noi mettiamo un tetto: la norma è quella che si è letta in bozza ma precisando su base annua. Stiamo su 100mila di imponibile". 
Il consiglio dei ministri convocato in fretta e furia oggi per mettere fine alla tensione tra Lega e Movimento Cinque Stelle inevitabilmente cambia i 'piani' dei due vice premier Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Il leader M5s ad un certo punto lo dice anche nel corso della conferenza stampa 'Scusate ma ora devo andare a Italia a Cinque Stelle'...", la kermesse del Movimento che si svolge oggi e domani al Circo Massimo dove tra l'altro viene mandata in diretta la conferenza stampa in corso nella sede del governo. Poco prima anche il ministro dell'Interno, forse non pensando ai microfoni aperti, aveva fatto capire a Conte e Di Maio di avere i minuti contati: "Devo andare da mia figlia altrimenti chiama il telefono azzurro". Prima di lasciare la sala delle conferenza stampa a palazzo Chigi, ai tre viene chiesto di fare una foto insieme. Nell'alzarsi e mettersi più vicino al premier Conte (Di Maio era dall'altro lato) il leader della Lega sorride per i flash e dice: "Gioia, letizia... oh yeah".

giovedì 18 ottobre 2018

DI MAIO:“IL DECRETO FISCALE E’ STATO MANIPOLATO"


GIGGINO ACCUSA: “NON SO SE E’ STATA UNA MANINA TECNICA O POLITICA MA NOI QUESTO TESTO NON LO VOTIAMO. DOMANI MATTINA PRESENTIAMO UNA DENUNCIA IN PROCURA" 

IL QUIRINALE: "IL DECRETO NON E’ MAI ARRIVATO" 

IL CARROCCIO SI SFILA: "NOI SIAMO SERI" 

CONTE ANNUNCIA CHE RIVEDRA’ IL TESTO ARTICOLO PER ARTICOLO

Chiara Sarra per il Giornale

DI MAIO 2DI MAIO 
l testo del dl fiscale è arrivato al Colle "manipolato". Ora è giallo sul decreto Fisco approvato lunedì dal Consiglio dei ministri e che contiene la cosiddetta pace fiscale.

"Non so se è stata una manina politica o una manina tecnica, in ogni caso domattina si deposita subito una denuncia alla Procura della Repubblica perché non è possibile che vada al Quirinale un testo manipolato", ha accusato Luigi Di Maio a Porta a Porta, "Nell'articolo 9 del decreto fiscale c'è una parte che non avevamo concordato nel Consiglio dei ministri. Noi in Parlamento non lo votiamo questo testo se arriva così. Questa parte deve essere tolta. Non ho mai detto che si volevano aiutare i capitali mafiosi. Nel testo che è stato trasmesso al Quirinale c'è una sorta di scudo fiscale e una non punibilità per chi evade".

DI MAIO 5DI MAIO 
Stupore però viene manifestato pure dal Quirinale dove - assicurano - il decreto non è mai arrivato. A quale testo si riferisce il vicepremier grillino? E se una manipolazione c'è stata, chi l'ha ritoccato? "Se non è così torno a Palazzo Chigi, accertiamo tutto", si appresta quindi a dire Di Maio quando Bruno Vespa gli riporta la nota del Colle, "Non ci sarà bisogno di riunire un nuovo Cdm. Basta stralciare quella parte dal testo".

mattarella3MATTARELLA
Dal canto suo anche la Lega si sente chiamata in causa e si sfila. "Noi siamo gente seria e non sappiamo niente di decreti truccati", dicono fonti del Carroccio, "Stiamo lavorando giorno e notte sulla riduzione delle tasse, sulla legge Fornero e sulla chiusura delle liti fra cittadini ed Equitalia". "Non ho ragione di dubitare della Lega, ci siamo stretti la mano", dice Di Maio in tv, "Confermo la fiducia in tutto questo governo. Ma se cominciamo così e ci facciamo passare sotto il naso testi così allora inizieranno i problemi grossi, ovvero che qualcuno si mette in testa di poter fregare il governo". E a Vespa che gli chiede se sospetta di Giancarlo Giorgetti, risponde: "Non mi permetterei mai di indicare responsabili. Vedremo dopo la denuncia".

DI MAIODI MAIO








Di certo non è la prima volta che Di Maio evoca una presunta "manina": già alla presentazione del decreto dignità, il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico aveva accusato il Tesoro di aver inserito a sua insaputa il passaggio sui presunti 80mila posti di lavoro in meno che il provvedimento avrebbe causato. Salvo poi scoprire che la firma era proprio quella di Di Maio...

Fonte: qui

martedì 15 novembre 2016

ANCHE PRELEVARE DAL CONTO CORRENTE DIVENTA UN REATO: ORAMAI E’ INQUISIZIONE DI STATO!

ECCO LE NUOVE INFAMI LEGGI: I TUOI SOLDI? 

NON POTRAI FARNE CIO’ CHE VUOI

Da stamattina, chi preleva dal conto corrente una somma superiore a mille euro in un giorno o a cinquemila euro in un mese potrà essere oggetto di indagini da parte dell’Agenzia delle entrate. Viene infatti fissato un limite numerico alle operazioni sul proprio conto oltre il quale scatterà automaticamente una presunzione di “nero” qualora il contribuente non riesca a dimostrare il contrario. È questo l’emendamento più allarmante appena approvato al decreto fiscale e che rischia di costituire un vero e proprio spauracchio per contribuenti e risparmiatori. Difatti, benché la normativa sulla tracciabilità dei pagamenti stabilisce che l’uso dei contanti è vietato solo a partire da 3.000 euro, e nonostante i chiarimenti ministeriali secondo cui tale limite non si applica a prelievi e versamenti sul conto corrente (per i quali non vi è alcun tetto), la nuova norma vorrebbe imporre ai correntisti un vincolo particolarmente forte. Ma procediamo con ordine.


SOLDI SUL CONTO CORRENTE, COSA PUOI FARE?

Se è vero che nel conto corrente ci sono soldi tuoi e, in linea teorica, dovresti essere libero di farne quello che vuoi, ivi compreso prelevarli nella misura e nei tempi che preferisci, di fatto non è così: salvo per i professionisti (per i quali sussiste una sentenza della Corte Costituzionale che li salva da questo regime [1]), tutte le volte in cui le cause del prelievo o del versamento in banca non possono essere dimostrate al fisco, quest’ultimo (o meglio, l’Agenzia delle Entrate) può presumere che, dietro l’operazione, si nasconda un’attività in nero. Scatta quindi il recupero a tassazione di quel reddito. Insomma una vera e propria sanzione per chi non sa dire da dove provengono o dove finiscono i suoi soldi sul conto corrente. Un principio che la legge stabilisce, in modo netto e chiaro per gli imprenditori, ma che spesso è stato applicato anche ai lavoratori dipendenti. La possibilità di effettuare un accertamento fiscale per prelievi o versamenti consistenti di denaro sul conto non ha salvato, infatti, in passato, neanche il lavoratore con reddito fisso, come il normale lavoratore dipendente (di norma ritenuto sempre al riparo dai sospetti dell’Agenzia delle Entrate). La giurisprudenza, infatti, ammette – sebbene non in via sistematica, ma solo laddove le evidenze di una possibile evasione fiscale siano conclamate – gli accertamenti bancari anche sui risparmiatori. Sicché è sempre bene, anche in tali ipotesi, conservare traccia dell’impiego del denaro contante a seguito di prelievo o versamento.
Si tratta, ovviamente, solo di una «presunzione» contraria al contribuente, che opera per di più in automatico, ma che consente sempre la prova contraria. Una prova, tuttavia, non sempre facile da raggiungere atteso che, spesso, dopo molto tempo, si perde traccia e memoria delle ragioni dei propri spostamenti monetari. Ecco allora che, oltre a una corretta causale, è sempre meglio conservare un archivio con le pezze giustificative dell’impiego di consistenti somme di denaro.
LA NUOVA NORMA
La nuova norma vuole imporre un limite numerico per le presunzioni sui prelievi: la possibilità che il prelievo divenga ricavo sussisterà al superamento di limiti giornalieri e mensili fissati, rispettivamente, a mille e 5 mila euro. Viene così integralmente riscritta la norma [2] in base alla quale i prelievi possono costituire “compensi”. Il legislatore interviene affermando come la norma in questione potrà operare al ricorrere di un requisito «numerico»: la presunzione contraria al contribuente, per i prelievi non giustificati, scatterà solo se viene superato il limite giornaliero di mille euro e, comunque, quello di 5 mila euro mensili. Entro invece tale limite siamo dinanzi a una sorta di «franchigia» entro la quale il problema non dovrebbe sussistere. Al contrario, superate le predette soglie la norma potrebbe essere azionata ma, si ritiene, soltanto per l’eccedenza rispetto alle stesse.

15 Novembre 2016