9 dicembre forconi: Condono
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lunedì 24 dicembre 2018

NELLA MANOVRA I GRILLINI INFILANO IL CONDONO PURE PER LE PROFESSIONI SANITARIE


Valeria Pini per www.repubblica.it

Si allenta la stretta, voluta dall'ex ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, in materia di professioni sanitarie. Parliamo di fisioterapisti, tecnici di laboratorio, logopedisti, ostetriche. Nella manovra finanziaria il comma 283 bis, un emendamento voluto dal M5S, modifica la legge 42/99, stabilendo una deroga per l'iscrizione agli ordini anche da parte dei professionisti senza titoli che abbiano lavorato, nell'arco di 10 anni, almeno per 36 mesi. In pratica si tratta di una specie di condono. Una decisione, come era facile prevedere, che ha scatenato le critiche delle associazioni di professionisti che giudicano il provvedimento inadeguato fino a definirlo "una assurdità totale".
FALSI DENTISTI E FALSI FISIOTERAPISTIFALSI DENTISTI E FALSI FISIOTERAPISTI

Nell'emendamento appena approvato dal Senato viene in pratica allargata la possibilità di accedere a queste attività professionali. Basta aver svolto professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione senza il possesso di un titolo abilitante per l'iscrizione all'albo professionale, per un periodo minimo di 36 mesi, anche non continuativi, negli ultimi 10 anni.

Sarà sufficiente avere questo requisito per continuare a svolgere questi lavori previsti dal profilo della professione sanitaria di riferimento, purché ci si iscriva, entro "il 31 dicembre 2019, in appositi elenchi speciali ad esaurimento (da costituire entro 60 giorni con decreto del ministero della Salute) e istituiti presso gli Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, fermo restando che tale iscrizione non si tradurrà in un’equiparazione".

Il testo prevede inoltre che quest'iscrizione "non comporterà un automatico diritto a un diverso inquadramento contrattuale o retributivo, a una progressione verticale o al riconoscimento di mansioni superiori". Inoltre viene stabilito che "non potranno essere attivati corsi di formazione regionale per il rilascio di titoli".

E' stato inoltre ampliato l'accesso alla professione di massaggiatore in quanto viene abrogato l’articolo 1 della legge 403/71 nel quale si sanciva che "la professione sanitaria ausiliaria di massaggiatore e massofisiotarapista è esercitabile soltanto dai massaggiatori e massofisioterapisti diplomati da una scuola di massaggio e massofisioterapia statale o autorizzata con decreto del ministro per la sanità, sia che lavorino alle dipendenze di enti ospedalieri e di istituti privati, sia che esercitino la professione autonomamente”.
beatrice lorenzinBEATRICE LORENZIN

• IL DECRETO LORENZIN
Il provvedimento amplia di fatto l'accesso a questi mestieri con una deroga alla legge 13 marzo del 2018 dell'ex ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che impone a circa  250mila professionisti, dai fisioterapisti ai tecnici di laboratorio, dai logopedisti agli ortottisti, di iscriversi a 17 Albi e confluiti nel nuovo maxi-Ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Federazione nazionale Ordini Tsr-Pstrp). Si tratta di una specie di condono per chi non si era adeguato alla normativa.

• ASSOCIAZIONI CRITICHE
Il provvedimento ha suscitato diverse polemiche fra le associazioni di categoria. Prima fra tutte la posizione della Federazione nazionale degli ordini della professione di ostetrica che rappresenta oltre 22.000 iscritti in Italia. "Leggiamo con seria preoccupazione la notizia della sanatoria - fa sapere il sindacato - . Si rischia di creare una pericolosa breccia in un sistema che tutela e garantisce innanzitutto la salute pubblica dei cittadini. Sistema che rappresenta anche una sicurezza per le altre professioni sanitarie. Appartenere a un albo non è una semplice iscrizione, ma significa dover dimostrare al nostro Sistema nazionale, e quindi alla collettività tutta, di possedere una serie di requisiti: un percorso formativo di base e di specializzazione nel settore sanitario, di aver acquisito competenze e abilità, di aver superato esami e prove".
GIULIA GRILLOGIULIA GRILLO

Sulla stessa linea anche l'Associazione italiana fisioterapisti, che già prima dell'approvazione da parte del Senato aveva attaccato l'emendamento.  "Assisteremmo al paradosso che chi ha lavorato come dipendente o autonomo svolgendo attività riconducibili a quelle di una professione sanitaria come il fisioterapista o altra professione, senza titoli di studio abilitanti all’esercizio, verrà iscritto in elenchi speciali, potendo così continuare ad esercitare abusivamente. Manca la previsione di quali titoli di studio permetterebbero tale iscrizione, mancano le modalità di verifica delle reali competenze degli iscritti agli elenchi speciali necessarie per potersi occupare della salute delle persone. Una assurdità totale. Nessuno, politica o sindacati, potrà cavarsela con la scusa di aver salvato posti di lavoro", si legge nella nota dell'Associazione italiana fisioterapisti.

Fonte: qui

martedì 6 novembre 2018

IL SOTTOSEGRETARIO M5S SILURA DE FALCO E DIFENDE IL CONDONO DI ISCHIA



''IL COMANDANTE È UN GENIO CHE SI SENTE PIU' ILLUMINATO DEGLI ALTRI. SE VOTERÀ NO A DL SICUREZZA, SONO CERTO CHE SI DIMETTERÀ''  

A GIANNINI RIBADISCE CHE ''SULLA PRESCRIZIONE NON ARRETRIAMO, LA LEGA HA UN MODO DI FARE BOSSIANO, TIRA E MOLLA. E L'ARTICOLO SU ISCHIA NON VA TOLTO, NON POSSIAMO FAR MORIRE COSÌ L'ISOLA" 


LA REPLICA DI DE FALCO: ''SUPERFICIALITA' CRIMINALE DA BUFFAGNI''


DL SICUREZZA: DE FALCO, DA BUFFAGNI SUPERFICIALITÀ CRIMINALE

 (ANSA) - "La replica non esiste. Ho sempre assunto su di me le responsabilità del mio ruolo in ogni momento, e le responsabilità del mio ruolo non le decide Buffagni".

De Falco replica: "Io non ho presentato 80 emendamenti. Questa è gente che parla senza sapere di che cosa sta parlando, con una superficialità che è essa stessa criminale". Sul voto di fiducia, De Falco dice: "Spero ancora che il provvedimento in aula possa essere all'ultimo migliorato. Nel caso in cui dovesse essere posta la fiducia, valuterò la situazione. A quel punto la fiducia non si riferisce più al provvedimento ma al governo. Se su questo provvedimento può cadere il governo? Non lo so. Chi pone la fiducia pone in discussione, non io".


STEFANO BUFFAGNISTEFANO BUFFAGNI
Il decreto legge proposto dalla Lega fa scricchiolare il Movimento 5 Stelle. Oggi il provvedimento arriva a Palazzo Madama, e molti senatori 5 stelle hanno già espresso la propria contrarietà. Fra tutti, Gregorio De Falco, l'ex comandante della capitaneria di porto. A lui si rivolge Stefano Buffagni, sottosegretario alla presidenza del Consiglio: "Si assumerà le sue responsabilità. Se non si ritrova nella maggioranza, sono certo che si dimetterà e tornerà a fare il suo lavoro", dice a Circo Massimo, su Radio Capital, "Dobbiamo rispettare dieci milioni di cittadini e un gruppo parlamentare. Se un genio si sente più illuminato degli altri e si comporta da solista, evidentemente non riesce a far parte di una comunità che sta affrontando un percorso complicato.

GIULIA BONGIORNO MICHELLE HUNZIKER ALFONSO BONAFEDEGIULIA BONGIORNO MICHELLE HUNZIKER ALFONSO BONAFEDE
Non è una questione di cacciare o non cacciare", continua Buffagni, "Se sei in maggioranza e ritieni che ci sia un provvedimento che abbia criticità, discuti internamente, non presenti 80 emendamenti come se fossi in opposizione. Quello che sta facendo la Lega al dl anticorruzione è esattamente lo stesso giochino. Io sono uno che spesso alza la mano e dice non sono d’accordo, internamente è necessario far valere le proprie esigenze, soprattutto perché veniamo da storie molto diverse noi e la Lega. Ma non possiamo venire a sapere le cose dall’informazione. Queste cose lasciamole al PD".

Nella maggioranza c'è un clima di crisi legato anche all'emendamento sulla prescrizione inserito dal M5S nel ddl anticorruzione, emendamento a cui la Lega è contraria: "Non arretreremo di un millimetro. Il Parlamento serve a dibattere e confrontarsi, a maggior ragione con gli alleati di governo. Bisogna discutere su tanti temi. Credo sia necessario rimettere al centro il dibattito interno", propone Buffagni, che sulla prescrizione dice "non credo che i processi in Italia durino poco.
ALFONSO BONAFEDE MATTEO SALVINIALFONSO BONAFEDE MATTEO SALVINI

Penso che il ministro Bonafede abbia aperto un dibattito su un tema importante. Capisco le eccezioni, ma a questo punto bisogna capire come intervenire per evitare i casi come quello di Filippo Penati". A proposito del caso di Giulio Andreotti, che è stato difeso dalla ministra leghista Giulia Bongiorno, Buffagni ammette che si tratta di "un caso emblematico": "Parliamo di figure che hanno creato danni alla collettività e che oggi si possono permettere di essere vergini e linde semplicemente perché hanno utilizzato non l'assoluzione ma la dilazione dei termini".
gregorio de falco 5GREGORIO DE FALCO 

A proposito degli scricchiolii nel governo, per il sottosegretario non c'è da stupirsi: "Credo che la crisi sia quotidiana quando ci sono dei temi complicati da affrontare, ci siamo candidati con forze politiche diverse e ora siamo insieme sul contratto. Minaccia continua da parte della Lega? Basta che andate a riguardare il percorso che è stato fatto per costruire il governo, vedrete quante volte la Lega tira e molla, strappa e urla, poi torna indietro e guadagna centrimetri", ragiona Buffagni, "È un loro modo di fare molto bossiano, sono abituato a conoscerli perché ci ho fatto cinque anni di opposizione quindi non mi mette neanche in agitazione".

Buffagni parla anche della sua reazione alla strage di Casteldaccia: "Sono rimasto colpito dal racconto del papà, che ha perso tutta la famiglia. Una tragedia immane. E bisogna evitare che si ripeta, quindi la prima cosa da fare, al di là dello stanziamento delle risorse, è tirare via tutte le persone che sono lungo l'alveo del fiume. E poi a me fa sorridere che addirittura andavano a dire che erano in affitto: lì c'erano due famiglie in affitto in una casa non accatastata, quindi evasione fiscale e illegalità. È un problema sociale e culturale. E non riguarda il nord o il sud: a Milano e in Brianza è pieno di condoni e abusi". A proposito di condoni, l'articolo su Ischia verrà tolto o no dal decreto Genova? "Noi ci troviamo nella condizione in cui c'è un'isola che è stata devastata e in cui ci sono pratiche in sospeso da venti o trent'anni.

DI MAIO CONTRO IL CONDONO A ISCHIA NEL 2017DI MAIO CONTRO IL CONDONO A ISCHIA NEL 2017
Chiediamo solo di decidere se queste pratiche sono a posto o no. Nel momento in cui si va a ricostruire, solo le case che si possono ricostruire hanno degli stanziamenti di risorse per quelle parti che non sono state soggetto a condono favorevole o contrario. Il problema è che non si possono stanziare risorse per qualcosa che è ancora in balia degli eventi", dice il sottosegretario, "Chi vuole togliere questo passaggio si assume la responsabilità di far morire un'intera isola che ci invidiano in tutto il mondo?". Sulle case costruite in zone dove c'è rischio di dissesso idrogeologico, chiusura netta: "Quelle case non vanno rifatte".

Oggi c'è l'Eurogruppo, il ministro dell'economia Tria sarà a Bruxelles per discutere, ma per Buffagni "la manovra resta blindata, andiamo a spiegare le nostre ragioni. Non è che l'Europa può attivare alla velocità della luce un'infrazione solamente all'Italia quando ci si dimentica di guardare alla bilancia commerciale tedesca o agli sforamenti francesi".

Fonte: qui

lunedì 5 novembre 2018

FILIPPO ROMA DE LE ''IENE'' INCHIODA LUIGINO SUL CONDONO DI ISCHIA: DOPO AVER SPERGIURATO CHE NON AVREBBE MAI FIRMATO UN ATTO DEL GENERE, HA FATTO ESATTAMENTE IL CONTRARIO


''MA QUELLI SONO TERREMOTATI, CI HAI MAI PARLATO?''. 

MA IL SISMA NON C'ENTRA: CHIUNQUE HA UNA CASA ABUSIVA POTRà SANARLA COL DECRETO FIRMATO DAL MINISTRO. E ANCHE LE MODIFICHE ALLA CAMERA NON HANNO TOCCATO QUESTO PUNTO



Il servizio di Filippo Roma e Marco Occhipinti che è andato in onda ieri sera su "Le Iene"

Buonasera Ministro
Come stai?

Tutto bene. Siamo qui per darle una mano a mantenere una sua promessa
No io di tessere non ne voglio

Guardi un po’ che le ho portato? Guardi che sorpresa...una bella tessera del Pd a nome Luigi Di Maio
Ho le mani impegnate
DI MAIO CONTRO IL CONDONO A ISCHIA NEL 2017DI MAIO CONTRO IL CONDONO A ISCHIA NEL 2017

La prenda, l’ha detto
No, non la prendo questa, non la prenderò mai

Ma in quel famoso comizio disse “se trovate una proposta di legge sul condono edilizio a ischia a nome mio, mi iscrivo al Pd!” lei è andato anche oltre, ha firmato un decreto che regolamenta il condono edilizio a ischia
Ma non lo regolamenta! Stiamo cerc… noi stiamo parlando di persone terremotate che devono ricostruire la propria casa e basta!

Ma lei lo sa che grazie al suo decreto, sarà possibile sanare case che per legge non sarebbero state condonabili.
E’ previsto come criterio di riferimento addirittura il condono fatto da craxi, cioè il condono più permissivo della storia della repubblica italiana
La norma che uscirà dal parlamento nei prossimi giorni, che è stata modificata rispetto a questa qua, dice anche che previa autorizzazione della soprintendenza e previa autorizzazione delle autorità competenti

Però lei ha firmato questa


luigi di maio filippo romaLUIGI DI MAIO FILIPPO ROMA
(Qui Di Maio la butta un po’ in caciara! Perché è vero: in questi giorni gli onorevoli e i senatori stanno discutendo e cambiando il testo del decreto in Parlamento per trasformarlo in legge entro 60 giorni.
Ma noi gli abbiamo portato la tessera del Pd non per la futura legge, che ancora non è stata approvata in parlamento e di cui oggi non si può conoscere il testo definitivo ma per il testo del decreto voluto dal Governo e che Di Maio ha firmato in prima persona...


Ma certo che ho firmato questo, ma ci metto la firma perchè stiamo parlando di case di terremotati crollate

Cioè lei ci mette la firma a fare un condono, io che ho costruito a Ischia una casa abusiva nel 2002, che per legge non potrei sanare invece grazie al vostro decreto la posso sanare!
Ma non è vero, perchè non stai parlando delle case in piedi, stai parlando delle case dei terremotati!

Ma so’ case abusive
ischia 2010 guerriglia per fermare le demolizioni di case abusiveISCHIA 2010 GUERRIGLIA PER FERMARE LE DEMOLIZIONI DI CASE ABUSIVE
Ho capito ma stai leggendo una norma che non è finita.

Ma meno male che c’è il parlamento
Ma non meno male

Perché invece voi avete firmato un decreto che prevedeva la condonabilità di tutte le case abusive

Non è vero

Costruite anche nelle zone a rischio
Stai parlando dei cittadini terremotati, ci sei andato a parlare con ‘sta gente

Qui parliamo di Ischia
Ci sei andato a Ischia a parlare con ‘sta gente?
ischia 2010 guerriglia per fermare le demolizioni di case abusiveISCHIA 2010 GUERRIGLIA PER FERMARE LE DEMOLIZIONI DI CASE ABUSIVE


Filippo Roma poi parla con Legambiente Parlamento:

Di maio c’ha detto chiaro e tondo il testo del decreto è stato modificato dalla Camera per cui a Ischia ricostruiremo le case solo con le norme antisismiche e non in zone a rischio idrogeologico, quindi problema risolto?
Neanche per sogno perché nel testo approvato dalla Camera il riferimento al condono Craxi che è quello più permissivo c’è ancora quindi il problema c’è speriamo lo risolva adesso il senato

Sì è così, purtroppo, e ti dico di più essendo l’isola di Ischia praticamente tutta a rischio sismico e idrogeologico senza il riferimento al condono Craxi la ricostruzione sarebbe impossibile

Insomma Di Maio non solo prima ha firmato il condono ma poi secondo Legambiente c’ha detto pure una balla e la tessera del PD se la merita proprio tutta!


(il resto stasera su Italia1...)

Fonte: qui

domenica 21 ottobre 2018

GIUSEPPE CONTE: “ABBIAMO L’ACCORDO SUL DECRETO FISCALE: NON CI SONO SCUDI DI SORTA ALL’ESTERO”


GIUSEPPE CONTE ANNUNCIA L’INTESA DOPO IL CONSIGLIO DEI MINISTRI: “NON CI SARA’ NESSUNA CAUSA DI NON PUNIBILITÀ: POTEVA PRESTARSI A EQUIVOCI. HO RIFERITO DELLE INTERLOCUZIONI CON MERKEL E MACRON, 50 MINUTI E NON IN PIEDI. IL CLIMA CHE ABBIAMO IN EUROPA È DI DIALOGO E DI DISPONIBILITÀ” 

SALVINI RASSICURA I MERCATI: "NON ABBIAMO VOGLIA DI USCIRE DALL'UNIONE O DI USCIRE DALL'EURO" 

DI MAIO LO SEGUE: "FINCHE' CI SARO' IO COME CAPO POLITICO DEL M5S, NON CI SARA' NESSUNO PROGETTO DI USCIRE DALL'EURO"

Ansa - Accordo raggiunto sul decreto fisco tra M5S e Lega. "Abbiamo approvato il decreto fiscale nella sua stesura definitiva, abbiamo raggiunto un pieno accordo". Lo afferma il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa al termine del Cdm." La Dichiarazione integrativa riguarda il 30% in più di quanto già dichiarato con il tetto di 100mila per anno d'imposta: no a scudi di sorta all'estero" precisa il presidente del Consiglio in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri. Inoltre 'Non c'è nessuna volontà di fare una patrimoniale" affermano sia il premier Giuseppe Conte sia i due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini.
"C'è un accordo politico per cui in sede di conversione di questo decreto legge troveremo una formulazione adeguata a tutti i contribuenti che versano in situazioni di specifiche, oggettive, oggettiva, difficoltà economica" dice Giuseppe Conte in conferenza stampa al termine del Cdm. "Nella sostanza ora consentiremo un ravvedimento operoso ma abbiamo pensato che forse resta scoperto una delle promesse contenute nel contratto", aggiunge
"A scanso di equivoci abbiamo anche valutato che tutto sommato poteva prestarsi a equivoci qualche causa di non punibilità, che avrebbe consentito di stimolare contribuenti ad aderire ma avrebbe dato un segnale di fraintendimento, quindi non ci sarà nessuna causa di non punibilità". Così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte al termine del Cdm.  
"Ho riferito delle interlocuzioni con Merkel e Macron, 50 minuti e non in piedi. Il clima che abbiamo in Europa è di dialogo e di disponibilità e lo abbiamo ribadito, siamo comodamente collocati in Europa" precisa Conte. "La cosa più importante è spiegare la manovra ai nostri interlocutori europei: intendo incontrare Juncker: stiamo varando il piano di riforme strutturali più grande nella storia d'Italia. Sono queste che servono di più al nostro Paese. Solo da queste - prosegue Conte - avremo aumento del Pil dallo 0,5 allo 1,2 in più. Siamo convinti di non aver gonfiato i nostri numeri".
La bollinatura del decreto fiscale varato in Cdm, orientativamente, dovrebbe avvenire lunedì. E' quanto si apprende da fonti di governo. 

SALVINI "Finalmente si chiudono due o tre giorni surreali, nessuno aveva intenzione di scudare, condonare regalare, non tutto il male vien per nuocere, tutto è bene quel che finisce bene". Così il vicepremier  al termine del Cdm. C'è l'accordo "per recuperare quello che c'era nel contratto e non aveva trovato spazio, il saldo e stralcio delle cartelle di Equitalia, per le persone che versano in difficoltà economiche. Chiudiamo questa settimana con serenità fiducia compattezza e con questo impegno, e qua ci sono tre uomini di parola". "Quello che poteva essere un passo indietro, poi è diventato un passo avanti, visto che ora faremo la rottamazione delle cartelle di Equitalia" ha detto Salvini, tornando sulla querelle della presunta manipolazione del testo decreto. "Non c'è alcun proposito di uscire dall'Ue o dalla moneta unica, stiamo bene in Ue le cui regole vogliamo modificare". Lo afferma il vicepremier Matteo Salvini in conferenza stampa. 
DI MAIO "Potenziamo lo strumento di saldo e stralcio delle cartelle Equitalia per tutte le persone in difficoltà. Abbiamo ribadito all'unanimità in Cdm che non c'è alcuna volontà di favorire chi ha capitali all'estero. "Grazie a questo decreto nasce oggi uno Stato amico che aiuterà la parte più debole dei contribuenti. E' stato un pomeriggio di lavoro proficuo" precisa il ministro del lavoro che rincalza :" "Finche resterò capo politico del M5S e finché ci sarà questo governo non c'è nessuna volontà di lasciare Ue o la zona euro, c'è la volontà di sedersi con le istituzioni Ue". "La dichiarazione integrativa già c'è nel nostro ordinamento, ma ora noi mettiamo un tetto: la norma è quella che si è letta in bozza ma precisando su base annua. Stiamo su 100mila di imponibile". 
Il consiglio dei ministri convocato in fretta e furia oggi per mettere fine alla tensione tra Lega e Movimento Cinque Stelle inevitabilmente cambia i 'piani' dei due vice premier Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Il leader M5s ad un certo punto lo dice anche nel corso della conferenza stampa 'Scusate ma ora devo andare a Italia a Cinque Stelle'...", la kermesse del Movimento che si svolge oggi e domani al Circo Massimo dove tra l'altro viene mandata in diretta la conferenza stampa in corso nella sede del governo. Poco prima anche il ministro dell'Interno, forse non pensando ai microfoni aperti, aveva fatto capire a Conte e Di Maio di avere i minuti contati: "Devo andare da mia figlia altrimenti chiama il telefono azzurro". Prima di lasciare la sala delle conferenza stampa a palazzo Chigi, ai tre viene chiesto di fare una foto insieme. Nell'alzarsi e mettersi più vicino al premier Conte (Di Maio era dall'altro lato) il leader della Lega sorride per i flash e dice: "Gioia, letizia... oh yeah".

martedì 16 ottobre 2018

Ecco il condono: perdonato chi ha fatto “nero” fino a 100 mila euro.

Dopo 24 ore di incontri, liti e tensioni, il governo approva Manovra, decreto fiscale e decreto semplificazione. 

Il provvedimento favorisce tre categorie di persone: chi ha vecchie cartelle di Equitalia arretrate (fino al 2010) e per importi fino a mille euro; chi ha arretrati e può rateizzare per cinque anni senza interessi nè sanzioni; chi non ha dichiarato tutto e ora potrà integrare fino a 100 mila euro su cui pagherà l’una tantum del 20 per cento. 

Di Maio ottiene il taglio delle pensioni d’oro, ma sarà nella Manovra. 

Tria rivendica il lavoro fatto e chiarisce: “Figuriamoci se mi dimetto dopo la fatica di aver approvato la legge di Bilancio…”. Cancellate tutte le cartelle fino a mille euro

[Il retroscena] Ecco il condono: perdonato chi ha fatto “nero” fino a 100 mila euro. Tria: “Dimissioni? Non sono masochista”

Stavolta non ci sono le balconate a palazzo Chigi nè le processioni di parlamentari e bandiere schierati in piazza Colonna a osannare la manovra del cambiamento. Stavolta si tratta di un mega condono e, nonostante gli sforzi lessicali invocati dal premier Conte, è quanto di più lontano uno possa immaginare rispetto al cambiamento e alla narrazione 5 Stelle. Ci sono invece facce tese e stanche, quelle del premier Conte, dei vicepremier Salvini e Di Maio, e quella perplessa del ministro economico Giuseppe Tria, colui che più di tutti dovrebbe parlare quando il governo presenta la sua legge più importante, quella di Bilancio, e invece resta confinato all’estrema destra del tavolo, un piede dentro e uno fuori.  Le loro facce dicono molto di più e di diverso rispetto al copione da recitare ad uso e consumo di telecamere e microfoni. Sono state 24 ore di tensione, a tratti anche ieri , si è andati tanto cosi a un passo dalla rottura. Alla fine della conferenza stampa ufficiale convocata dopo il Cdm, c’è posto solo per quattro domande. Sarebbero state molte di più: “Scusi, ci spiegate come avviene il taglio delle pensioni d’oro, i criteri….”. Domanda fuori tempo massimo…è stata la replica di Salvini. “Ve lo spiego io dopo” ha cercato di dare una mano Rocco Casalino. Gentile, ma non è il presidente del Consiglio. E neppure il ministro. Non ancora, almeno.

L’invio a Bruxelles

Il Documento di programmazione e bilancio (DPB) è stato spedito ieri sera via pec a Bruxelles: “Ci sono tutte le misure già annunciate con la Nadef, abbiamo confermato numeri e percentuali, questa manovra è a nostro parere compatibile con le regole europee” si fa coraggio Tria, “ora sarà avviato un processo di osservazioni, contro osservazioni, valutazioni se i criteri siano più o meno distanti da quelli previsti, se ci sono deviazione…io confermo che si tratta di una manovra espansiva, che punta sulla crescita e che in alcun modo vuol mettere in difficoltà l’istituzione Europa”. Dopo due settimane di passione, dopo circa 24 ore non stop di vertici e riunioni - sono iniziati domenica sera - e dopo due ore di Consilgio dei ministri (19.30-21.30), il governo giallo verde licenzia la Nadef (il Def aggiornato con il deficit a 2,4%, lo 0,6 in più rispetto al previsto), il decreto fiscale, un altro decreto chiamato “semplificazione” e la manovra di bilancio 2019 con le previsioni fino al 2021. Deluse le opposizioni, qualcuna aveva scommesso sul fatto che non sarebbe uscito un solo documento da palazzo Chigi. “Verrà fuori una finta, un salvo-intese tutto da scrivere, prenderanno tempo”. In realtà nella anomala conferenza stampa a palazzo Chigi, di tre provvedimenti approvati non s’è visto neppure un testo. Non è stato fatto un solo numero. Non è circolato neppure un fax simile. E dire che in questi giorni - almeno del decreto fiscale - sono state rese disponibili varie bozze, l’ultima ieri mattina, arrivata a oltre 70 pagine.

Misure di “definizione agevolata”

Nel complesso è una manovra più verde che gialla. Oltre il deficit, la misura immediata che più la caratterizza è la pace fiscale, un cavallo battaglia del centro destra (che aveva immaginato un vero e proprio choc fiscale) e una promessa di Salvini al suo elettorato. Semplificando, è un classico condono che favorisce tre categorie di persone: chi ha vecchie cartelle di Equitalia arretrate (fino al 2010) e per importi fino a mille euro; chi ha arretrati e può rateizzare per cinque anni senza interessi nè sanzioni; chi non ha dichiarato tutto e ora potrà integrare fino a 100 mila euro su cui pagherà l’una tantum del 20 per cento. Il premier Conte le ha chiamate “misure di definizione agevolata” e al giornalista che insisteva nel chiedere che differenza c’è con un condono, il presidente del Consiglio solitamente impassibile ha perso un po’ le staffe:“Ma lei lo chiami come vuole, il lessico, in fondo, è a sua disposizione”. Di fianco, una a destra e l’altro a sinistra, serissimi Salvini e Di Maio. Facce segnate. E non solo per la stanchezza. Si racconta di un Salvini giunto furioso ieri a Palazzo Chigi dopo pranzo. Ce l’aveva con i 5 Stelle per gli attacchi sulla storia della mensa scolastica a Lodi nei fatti vietata ai figli di immigrati. E per certi titoli sulla Rai e la nomina dei vari direttori, anonimi 5 Stelle che avvertivano Salvini che non sarà certo lui a decidere chi andrà a fare cosa. Ma fin troppe volte è successo in questi 137 giorni di governo e non facile convivenza che i temi più disparati fossero usati come moneta di scambio da Salvini e Di Maio per ottenere altro in cambio.

Ricatti & baratti

Così queste 24 ore sono state un concentrato di ultimatum e baratti tra i due contraenti del contratto di governo. Della serie che io-do-una-cosa-a-te-e-tu-dai-una-cosa-a-me  Persino Conte, mediatore nato, ieri sera era teso e stanco. Dunque la Lega porta  a casa, subito, la pace fiscale. Dalle varie bozze girate in questi giorni, si deduce che sarà prevista un'aliquota al 20% per sanare il pregresso di chi ha già presentato la dichiarazione dei redditi. Si potrà optare per la dichiarazione integrativa per far emergere fino a un massimo del 30% in più rispetto alle somme già dichiarate e comunque entro un tetto di 100.000 euro. Per ridurre il contenzioso, si potranno inoltre sanare le liti con il fisco pagando senza sanzioni o interessi il 20% del non dichiarato in 5 anni.
In arrivo anche il condono totale delle mini cartelle sotto i mille euro dal 2000 al 2010.
Tutto questo si potrà anche chiamare in altri modi, ma è a tutti gli effetti un condono. Ed è evidente che Di Maio ha morso il freno anche durante la conferenza stampa. “La galera fino a 6 anni per chi sgarra e se ne appofitta” è il contrappeso che il leader politico 5 Stelle ha preteso per dare il suo ok.  Ma più di questa affermazione non è dato sapere come si articoli la proposta. Per evitare guai, Conte su questo punto non ha fatto aprire bocca a Salvini. E per evitare che potesse sfuggire qualcosa,  il presidente del Consiglio li ha pretesi accanto a se, uno a destra e l’altro a sinistra, relegando nell’angolo del tavolo il ministro titolare dei dossier economici.

Le misure

La manovra vale 37 miliardi, circa 22 miliardi dovrebbero essere finanziati in deficit e l’impatto sul Pil nel 2019 sarà pari a 1,8%. Il Druft budgetary plan spedito ieri sera a Bruxelles contiene i numeri principali tra cui 16 miliardi l’investimento per Reddito di cittadinanza e superamento della Fornero, 6,9 miliardi di tagli e 8,1 di aumento entrate. Se la Lega intasca la pax fiscale, i 5 Stelle possono rallegrarsi “solo” per l’introduzione di quota 100 (l somma di età anagrafica e di anni di contributi versati) per andare in pensione (in vigore da febbraio).  “Significa 400 mila italiani che potranno andare in pensione senza penalizzazioni e altrettanti giovani italiani che potranno trovare finalmente lavoro” ha sintetizzato Salvini nonostante tutti gli analisti abbiano spiegato che è molto raro il rapporto di uno a uno, che un lavoratore esca e un altro entri. La bandiera 5 Stelle - il reddito e le pensioni di cittadinanza - potrà essere sventolata ma non prima della primavera.  In questo caso si tratta addirittura di un disegno di legge collegato, ancora tutto da scrivere e soprattutto da approvare. Di Maio ha avuto in testa, ad un certo punto, di mettere il Reddito nel decreto fiscale ma non ce l’ha fatta. E la previsione di una messa a regime tra aprile e maggio sembra parecchio ottimistica.

Taglio delle pensioni d’oro, la Lega sconfitta a metà

E’ stato il punto più sofferto del serrato confronto di questi giorni. E quello più delicato nella maratona di ieri. Se Salvini ha portato a casa il condono fiscale, Di Maio porta a casa  il taglio delle pensioni d’oro, dossier così indigesto per la Lega che il segretario ha evitato sul punto le domande come fossero la peste. Salvini però ha vinto su un punto: il taglio delle pensioni d’oro (sopra i 4.500 euro netti al mese) non è nel decreto fiscale ma nella manovra che arriverà in Parlamento sabato prossimo (20 ottobre) per aprire ufficialmente la sessione di bilancio. Significa tempi di approvazione più lunghi e destino, quindi, più incerto. Secondo conteggi di fonte 5 Stelle, il taglio porterà un risparmio di circa un miliardo in tre anni. E’ chiaro che su questo punto ci sarà in commissione e poi aula un confronto durissimo tra Lega e 5 Stelle.
Di Maio porta a casa anche un altro decreto, quello per le semplificazioni, un obiettivo che viene dichiarato ad ogni legislatura e di cui poi si perdono le tracce nel tempo. Il decreto “tagliascartoffie” ha come obiettivo quello di togliere circa cento adempimenti per le imprese. In questo stesso decreto ci sarà anche la norma che vieta il duplice incarico di governatore e commissario alla Sanità (che i 5 Stelle chiamano norma anti De Luca); una revisione delle tariffe assicurative; misure contro i medici furbetti che aumentano le liste d’attesa per suggerire al paziente di andare a studio, nel privato, dove non c’è coda; rifinanziata la cassa integrazione.

La frenata sulla flat tax

Con infinita rabbia Salvini è costretto a ridimensionare le aspettative sulla flat tax. Un altro dossier su cui, infatti, non è stato possibile fare domande durante la conferenza stampa.  Nel 2019 il beneficio riguarderà una cerchia molto piccola di persone: 600 milioni da distribuire agli autonomi con ricavi fino a 65 mila euro. Dai 65.000 ai 100.000 euro si pagherebbe un 5% addizionale. Le start up e le attività avviate dagli under 35 avrebbero uno sconto al 5%. Negli anni successivi il taglio aumenterà  tanto che si può dire che la media nei prossimi tre anni sarà di un miliardo e 700 milioni.

La vittoria di Tria si chiama “gradualità”

Non è chiaro se il ministro economico - in origine convinto che 1,8 fosse il deficit applicabile - abbia vinto o perso in questa lunga partita che è, per altro , appena iniziata. Dato in partenza, comunque dimissionario, più volte nelle ultime settimane, il professore romano  ieri ha scherzato in sala stampa (l’unico) con chi gli chiedeva se avrebbe lasciato una volta approvata la manovra. “Non sono masochista - ha sorriso - Sopportare tutta la legge di bilancio per dimettersi dopo... Comunque, smentisco queste dicerie”. Il punto è che  il ministro, che ha parlato pochissimo dopo Conte e prima dei due vicepremier, si è tenuto sul generale e non ha voluto commentare nel dettaglio nessuno dei contenuti della manovra o del decreto fiscale. Ha comunque difeso l’impianto della legge: “L’idea che con questa manovra si voglia far saltare l’Europa è del tutto infondata. La logica di questa manovra coincide invece con le discussioni internazionali sul fatto che la crescita è bassa e bisogna fare qualcosa e noi vogliamo contrastare il declino e il rallentamento dell’Italia e dell’Europa”. Ecco che “con gradualità” vengono avviati piano piano tutti gli impegni presi.  Ancora una volta resta solo lui in sala stampa a fronteggiare i giornalisti che devono sapere i dettagli dei tre provvedimenti approvati e invece non hanno neppure un testo o una bozza valida. Gli chiediamo se nel suo lessico la pax fiscale è un condono oppure no. “No, non è un condono per me no, ma non lo so... ci sono varie norme, tutte insieme, leggetele tutte insiste e valutatele…”. Ha ragione il ministro. Se ci fosse stato un testo a disposizione lo avranno letto più che volentieri.


sabato 29 ottobre 2016

EQUITALIA SCOMPARE (PER FINTA), MA QUEL CHE RESTA POTRÀ BLOCCARE I CONTI CORRENTI AGLI EVASORI

AFFARI D’ORO PER GLI STROZZINI. 

IN COMPENSO, IL GOVERNO PROMETTE DI DARE 800 EURO AD OGNI DONNA CHE SI DICHIARA INCINTA 

Claudio Antonelli per “La Verità”

fisco in bancaFISCO IN BANCA
La legge di Stabilità al momento viaggia nell' etere. Arriverà in Parlamento, ma prima il governo dovrà prendere carta e penna e rispondere a tutti i dubbi sollevati da Bruxelles sulle mancate coperture. Dalla bozza emergono però, in ordine sparso, inquietanti e drastiche inedite misure.

Oltre alle clausole di salvaguardia per l' Iva, imbucate per il 2018, e la previsione dell' ennesimo aumento delle accise sulla benzina, la vera novità riguarda le riscossioni da parte del fisco. Dietro l' idea di riformare Equitalia e rottamare le vecchie cartelle esattoriali è spuntata l'«arma finale»: il pignoramento dei conti correnti.

SPORTELLO BANCARIOSPORTELLO BANCARIO
A fronte di pendenze legate all' evasione, l' organismo che svolgerà le funzioni del vecchio Ente sarà in grado di bloccare la liquidità della persona che sfugge ai propri doveri tributari.

Una legge entrata in vigore nel 2013 consentiva a Equitalia di mettere le ganasce ai veicoli e, in caso di grosse pendenze, anche di «bloccare» le case di proprietà. Successivamente, la riscossione è stata estesa ad altri beni intestati, fino ai crediti di clienti o fornitori. La «passata di spugna» sull' enorme massa di vecchie pendenze aprirà le porte a un intervento mirato, con lo scopo di generare più gettito. Quasi un' attività da cecchino. Infatti, se l' idea di pignorare i conti correnti appare legittima, la realtà quotidiana ci suggerisce alcune osservazioni destinate a tradursi in dubbi veri e propri.

SPORTELLO BANCARIOSPORTELLO BANCARIO
I grossi evasori di solito non hanno conti correnti intestati. I piccoli evasori sì. A finire penalizzati, quindi saranno prima di tutto quei disgraziati che si sono trovati a non pagare le imposte per stato di necessità. Ma togliere loro l' ultimo ossigeno, cioè la disponibilità di un po' di soldi, potrebbe innescare un circolo vizioso. Non dimentichiamo che il 2014 e il 2015 sono stati gli anni neri dei suicidi: ma forse questo è un punto di vista poco burocratico, di difficile comprensione a chi si occupa solo di norme e leggi.

D' altro canto, la scelta di poter pignorare i conti ci sembra una mossa molto più di facciata che di sostanza: gli obiettivi sbandierati dal governo sulla lotta all' evasione fiscale, di fronte alla realtà dei numeri e dei fatti si sono sciolti al sole. Basti pensare alle soglie di non punibilità penale per i reati di evasione fiscale, innalzate del triplo: si è passati da 50 a 150.000 euro; o al caos dell' Agenzia delle Entrate, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, che nel marzo 2015 ha annullato, perché illegittimi, gli avanzamenti di carriera di 800 dirigenti, infine al tentati vo di condonare i soldi in nero tenuti sotto il materasso o nelle cassette di sicurezza.

evasori fiscoEVASORI FISCO
Non è altro che una sanatoria, percepita come l' ennesima. Anche se ogni qual volta il governo lancia uno scudo fiscale (il discorso vale anche per tutti i governi precedenti) si mette in moto il meccanismo di propaganda per diffondere il messaggio: italiani, adeguatevi, pagate le multe perché è l' ultima occasione. Ma gli italiani sanno che basta aspettare un paio di anni per tentare la nuova lotteria. Così, i condoni portano sempre meno gettito.

donne incinte la bellezza del pancione 8DONNE INCINTE LA BELLEZZA DEL PANCIONE 
La prima voluntary disclosure ha fruttato solo 3,6 miliardi. Se la seconda non dovesse portare all' Erario almeno 1,6 miliardi, il ministero dell' Economia ha già messo bianco su nero che le accise su benzina, diesel, alcol e tabacchi verranno aumentate il 10 settembre 2017. «L' obiettivo», come si legge nella bozza di Bilancio, «è incassare almeno il 50% della differenza tra gli 1,6 miliardi previsti e l' introito effettivo».

A fronte dei punti di domanda e dei buchi di bilancio, la bozza, a oggi in vigore, conferma una lunga serie di bonus e di incentivi una tantum. A partire dal primo gennaio 2017 sarà riconosciuto un bonus di 800 euro in un' unica soluzione su domanda della futura mamma, nel momento in cui sarà al settimo mese di gravidanza.

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Mille euro all' anno sono previsti per pagare le rette di asili nido pubblici e privati per i nati dal primo gennaio 2016. Ed è spuntata, infine, una nuova forma di incentivi al lavoro. Le future assunzioni stabili, anche in apprendistato «effettuate entro il 31 dicembre 2018 di studenti che abbiamo svolto attività di alternanza scuola lavoro potranno godere di esonero contributivo per un massimo di 36 mesi», così recita il relativo articolo.

Non è altro che il tentativo di spostare più in là gli effetti degli incentivi che nel 2015 hanno drogato il mercato delle assunzioni, per poi rivelarsi nel 2016 un boomerang sulla produttività. Insomma, tante mance e tanto deficit. Vedremo quando bisognerà fare i conti con l' Europa e gli accordi sottoscritti anche dal nostro Paese. Ma forse avverrà dopo il referendum.

Fonte: qui