9 dicembre forconi: accusa
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domenica 24 marzo 2019

LA PROCURA MUOVE L’ACCUSA PIÙ GRAVE DAL CROLLO DEL PONTE MORANDI: AVER TRUCCATO I CONTROLLI SUL VIADOTTO PRIMA DELLA STRAGE, FACENDO RISULTARE UN QUADRO PIÙ RASSICURANTE E DEPISTANDO CHI AVREBBE POTUTO EVITARE IL MASSACRO, MAGARI FERMANDO IL TRAFFICO

SONO CINQUE INGEGNERI LEGATI A SPEA ENGINEERING, CONTROLLATA IN TOTO DA AUTOSTRADE PER L’ITALIA E DELEGATA A MONITORAGGI E MANUTENZIONI 

LA REPLICA DELLA SOCIETA'

Matteo Indice per www.lastampa.it

ponte MorandiPONTE MORANDI
È l’accusa più grave mossa dal 14 agosto scorso, quando il crollo del Ponte Morandi a Genova provocò 43 vittime: aver truccato i controlli sul viadotto «prima» della strage, facendo dolosamente risultare un quadro più rassicurante della realtà e depistando chi avrebbe potuto evitare il massacro in extremis, magari stoppando il traffico. La Procura contesta quest’addebito a 5 ingegneri legati a Spea Engineering, società controllata in toto da Autostrade per l’Italia e delegata a monitoraggi e manutenzioni.

«Come pubblici ufficiali» 
genova ponte morandiGENOVA PONTE MORANDI
Per focalizzare la svolta è necessario fissare alcuni paletti. Per il disastro sono stati finora iscritti sul registro degli indagati i nomi di 74 persone, appartenenti ad Autostrade/Spea o al ministero delle Infrastrutture, e settantuno rispondono di omicidio colposo plurimo e stradale e attentato alla sicurezza dei trasporti. Tutti reati colposi che certificano, agli occhi di chi indaga, una «sottovalutazione» del rischio per «negligenza». Altri tre sono nel mirino solo per favoreggiamento: secondo i magistrati hanno quindi sviato i rilievi «dopo» il crollo, ma non sono stati protagonisti di comportamenti che in qualche modo lo hanno cagionato.
CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVACROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA

A cinque dei 71 inquisiti per lo scempio vero e proprio, tuttavia, i pm hanno attribuito negli ultimi giorni pure il «falso commesso da pubblico ufficiale». A parere degli investigatori i presunti responsabili hanno cioè alterato l’esito delle ispezioni sul Morandi, o fatto risultare come avvenuti test in realtà mai condotti, e a distanza di qualche mese il ponte si è sbriciolato mentre lo stavano attraversando decine di mezzi. È un’ipotesi gravissima e sulla carta potrebbe profilare la contestazione di «dolo eventuale», una sorta di omicidio volontario, laddove fosse chiaro che il pool dei controllori modificava i dossier pur sapendo che il ponte poteva collassare.

Possibile assist per il ministero 
CROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVACROLLO DEL PONTE MORANDI A GENOVA
Di falso erano stati finora incolpati altri tecnici per i report manipolati su vari viadotti della rete italiana rimasti in piedi (tre in Liguria, uno in Abruzzo e uno in Puglia) in un filone d’accertamenti parallelo. Ed è chiaro che il comportamento doloso pre-crollo accollato ad esponenti di Autostrade e Spea può riverberarsi nella bagarre fra azienda e ministero. A questo punto i dirigenti pubblici potrebbero sostenere di non aver ricevuto dal concessionario privato informazioni corrispondenti al reale stato dell’infrastruttura, in particolare nei carteggi allegati al progetto di retrofitting, il restyling dei tiranti deciso nel 2015 e però fatalmente rinviato. Se l’esito dei monitoraggi sul Morandi era stato taroccato, quant’è stata distorta la percezione del rischio per i funzionari ministeriali, sia a Roma sia al Provveditorato alle opere pubbliche della Liguria?
i rattoppi sotto al viadotto morandi foto di tob waylanI RATTOPPI SOTTO AL VIADOTTO MORANDI FOTO DI TOB WAYLAN

Input dall’alto e interrogatori 
Altro nodo cruciale da sciogliere è quello sui possibili input superiori. È possibile che tecnici di medio livello abbiano deciso autonomamente di trasformare le check-list sul Morandi in una prassi da evadere solo a tavolino? Alcune intercettazioni lascerebbero intendere il contrario, così come una serie d’interrogatori condotti nei mesi scorsi dalle Fiamme Gialle. Ieri, sempre nell’ambito degli approfondimenti sulle presunte falsificazioni, i finanzieri del Primo gruppo (coordinati dai colonnelli Ivan Bixio e Giampaolo Lo Turco) hanno compiuto perquisizioni a Milano, a Bologna e a Firenze, in sedi sia di Spea sia di Autostrade, per acquisire documentazione.
crollo ponte morandi genova 30CROLLO PONTE MORANDI GENOVA 30


Il procuratore: “Ipotesi gravi e la ricostruzione può slittare” 
Sull’ultimo rivolgimento delle indagini interviene il procuratore capo di Genova Franco Cozzi, e nel confermare la svolta spiega: «Le ipotesi accusatorie vanno formulate per essere verificate, a garanzia di chi è sospettato. È tuttavia evidente che l’inchiesta accelera e registrerà aggiornamenti significativi». Il numero uno dei pm rimarca poi come eventuali ritardi nella ricostruzione collegati alla garanzia di salute e sicurezza (in una delle parti da demolire sono emerse tracce di amianto, che impediscono l’impiego dell’esplosivo) non vadano drammatizzati:

autostrage per l italiaAUTOSTRAGE PER L ITALIA
«La scadenza del 15 aprile 2020 per l’inaugurazione del nuovo viadotto? Non stiamo preparando lo sbarco in Normandia, non c’è un D-day prefissato il cui rinvio può alterare in maniera irreversibile l’esito d’una guerra. Io ribadisco che proprio salute, sicurezza e indagini per ristorare i familiari delle vittime, sono una priorità. E in nome di queste priorità, nel caso, si può accettare qualche slittamento dei tempi. È semplice buon senso».

campagna pubblicitaria autostrade per l italiaCAMPAGNA PUBBLICITARIA AUTOSTRADE PER L ITALIA
La replica di Spea: «Noi professionali, se qualcuno ha sbagliato pagherà»
Dopo le rivelazioni sull’indagine, oggi Spea ha deciso di prendere posizione con una nota, in cui la società «ribadisce la propria serenità circa il corretto operato dei suoi dipendenti rispetto alle attività d’ispezione e sorveglianza sul viadotto Morandi. E conferma con forza come la sicurezza di tutti gli utenti sia stata e sia garantita da controlli effettuati da professionisti qualificati sull’intera rete autostradale da oltre trent’anni, nel rispetto delle norme applicabili e delle obbligazioni assunte con la committente Autostrade per l’Italia».

Quindi la puntualizzazione sul prosieguo dell’inchiesta: «Spea ribadisce la massima disponibilità a collaborare con l’autorità giudiziaria. Alla società non risulta, allo stato, alcuna evidenza di comportamenti non regolari che, qualora venissero accertati, la vedrebbero come parte lesa. In tale denegata circostanza, la società non esiterebbe ad assumere tutti i provvedimenti e le azioni a tutela dell’interesse primario alla sicurezza della circolazione, di tutte le persone che quotidianamente svolgono il proprio lavoro con dedizione e professionalità, dei propri clienti e della propria reputazione».

Fonte: qui

martedì 13 novembre 2018

IL TRIBUNALE DEL RIESAME HA ANNULLATO L'ACCUSA DI OMICIDIO VOLONTARIO PER CHIMA ALINNO E BRIAN MINTHE, DUE DELLE PERSONE ARRESTATE PER LA MORTE DI DESIREE MARIOTTINI


IL TRIBUNALE HA DERUBRICATO L'ACCUSA IN ABUSO SESSUALE AGGRAVATO DALLA MINORE ETÀ DELLA VITTIMA E RICONOSCIUTO IL REATO DI SPACCIO PER ENTRAMBI 

I DUE RESTANO IN CARCERE

desireeDESIREE
(ANSA) - Il Tribunale del Riesame ha annullato l'accusa di omicidio volontario per Chima Alinno e Brian Minthe, due delle persone arrestate per la morte di Desiree Mariottini. In base a quanto si apprende il Tribunale della Libertà, accogliendo le istanze delle difesa, ha inoltre derubricato l'accusa di violenza sessuale di gruppo in abuso sessuale aggravato dalla minore età della vittima e riconosciuto il reato di spaccio per entrambi. I due restano quindi in carcere.
desiree con la madreDESIREE CON LA MADRE



Per domani è prevista l'udienza del Riesame per Mamadou Gara, il terzo arrestato nell'ambito delle indagini per al morte della 17enne avvenuta in un'area occupata nel quartiere San Lorenzo di Roma. Sempre domani è previsto l'interrogatorio di garanzia del quarto arrestato, un pusher italiano che avrebbe ceduto la dose letale per Desiree.

Fonte: qui

domenica 21 ottobre 2018

“RAFFAELE MARRA AVEVA UN RUOLO ATTIVO NELLE NOMINE”

A RACCONTARLO IN TRIBUNALE È STATA MAURIZIA QUATTRONE, COMMISSARIO CAPO DELLA SQUADRA MOBILE DI ROMA, CHIAMATA A TESTIMONIARE NEL PROCESSO IN CUI VIRGINIA RAGGI È IMPUTATA PER FALSO 

AL CENTRO DEL PROCEDIMENTO C'È LA NOMINA DI RENATO MARRA, FRATELLO DELL’EX CAPO DEL PERSONALE DEL CAMPIDOGLIO  


VIRGINIA RAGGI E RAFFAELE MARRAVIRGINIA RAGGI E RAFFAELE MARRA
Raffaele Marra aveva un ruolo “attivo e sostanziale” nella nomina dei dirigenti del Campidoglio. A raccontarlo in tribunale è stata Maurizia Quattrone, commissario capo della Squadra Mobile di Roma e responsabile dell’anticorruzione, chiamata a testimoniare nel processo in cui è imputata Virginia Raggi. 

La sindaca della capitale è accusata di falso in merito alla nomina di Renato Marra, fratello dell’ex capo del personale del Campidoglio Raffaele, alla direzione turismo del Campidoglio.

“Dalle indagini condotte abbiamo potuto accertare che Raffaele Marra ha avuto un ruolo attivo e sostanziale e non meramente compilativo nella procedura di interpello, e non ha svolto un ruolo di mero passacarte”, ha detto Quattrone. La linea dell’accusa punta a dimostrare che Raffaele Marra abbia partecipato in modo attivo nelle nomine dei dirigenti capitolini, e in particolare a quella del fratello. Ora si tratta di capire se la sindaca fosse a conoscenza del ruolo “sostanziale” di Marra, come l’ha definito Quattrone. Raggi, rispondendo all’Anticorruzione. si difese dicendo che la funzione di Marra fu di “mera pedissequa esecuzione delle determinazioni da me assunte senza alcuna partecipazione alle fasi istruttorie di valutazioni e decisionali”.

RAGGI MARRARAGGI MARRA
Oggi in udienza la Quattrone ha letto vari messaggi e chat intercettate tra Raffaele Marra e gli altri protagonisti della vicenda nel periodo in cui vennero scelti i nuovi incarichi dirigenziali fino a quando scoppiò il caso mediatico per la nomina del fratello Renato, all’epoca capo Gssu dei Vigili Urbani, che con la nuova nomina ricevette un aumento di stipendio di circa 20mila euro.

In ballo per lui c’era anche la possibilità di proporsi come vicecomandante della Polizia Locale, ma essendo già un capo dei vigili urbani si preferì evitare di nominarlo nello stesso settore “per non subire attacchi”, come si legge in un messaggio tra la sindaca e Raffaele del 25 giugno 2016 in cui Raggi allega uno screenshot di un messaggio inviatole da Marcello De Vito, presidente dell’Assemblea capitolina.
RENATO MARRA E RAGGI mpa.itRENATO MARRA E RAGGI MPA.IT

Quando la vicenda finisce su tv e giornali fra Marra e Raggi c’è un duro scambio di messaggi. Lei gli fa notare l’aumento dello stipendio dicendo che non era a conoscenza, e Marra le dice: “È lo stesso aumento che avrebbe ricevuto come vicecomandante dei vigili urbani, se vuoi scaricarmi scaricami“. “Smettila – risponde la sindaca – sapevi che avrei subito attacchi e non mi dici nulla? Avevamo detto che restava da Adriano (Meloni, ndr.)”.

raffaele marra virginia raggiRAFFAELE MARRA VIRGINIA RAGGI


“C’era dunque un accordo fra i due – ha detto Quattrone in aula – per non promuovere Renato Marra vicecomandante dei vigili urbani, e di farlo restare con l’assessore Meloni. Oggi però in aula è stato letto un messaggio fra i due fratelli Marra in cui Renato dice: “È stato Adriano (Meloni, ndr.) che mi ha voluto al Turismo, mi ha telefonato 30 minuti prima della chiusura dell’interpello”. Raffaele Marra è stato convocato in aula per il 25 ottobre: ha fatto sapere di volersi avvalere della facoltà di non sottoporsi all’esame perché coinvolto in un procedimento connesso. Il pm Francesco Dall’Olio ha chiesto di poterlo comunque citare.

Fonte: qui


giovedì 18 ottobre 2018

DI MAIO:“IL DECRETO FISCALE E’ STATO MANIPOLATO"


GIGGINO ACCUSA: “NON SO SE E’ STATA UNA MANINA TECNICA O POLITICA MA NOI QUESTO TESTO NON LO VOTIAMO. DOMANI MATTINA PRESENTIAMO UNA DENUNCIA IN PROCURA" 

IL QUIRINALE: "IL DECRETO NON E’ MAI ARRIVATO" 

IL CARROCCIO SI SFILA: "NOI SIAMO SERI" 

CONTE ANNUNCIA CHE RIVEDRA’ IL TESTO ARTICOLO PER ARTICOLO

Chiara Sarra per il Giornale

DI MAIO 2DI MAIO 
l testo del dl fiscale è arrivato al Colle "manipolato". Ora è giallo sul decreto Fisco approvato lunedì dal Consiglio dei ministri e che contiene la cosiddetta pace fiscale.

"Non so se è stata una manina politica o una manina tecnica, in ogni caso domattina si deposita subito una denuncia alla Procura della Repubblica perché non è possibile che vada al Quirinale un testo manipolato", ha accusato Luigi Di Maio a Porta a Porta, "Nell'articolo 9 del decreto fiscale c'è una parte che non avevamo concordato nel Consiglio dei ministri. Noi in Parlamento non lo votiamo questo testo se arriva così. Questa parte deve essere tolta. Non ho mai detto che si volevano aiutare i capitali mafiosi. Nel testo che è stato trasmesso al Quirinale c'è una sorta di scudo fiscale e una non punibilità per chi evade".

DI MAIO 5DI MAIO 
Stupore però viene manifestato pure dal Quirinale dove - assicurano - il decreto non è mai arrivato. A quale testo si riferisce il vicepremier grillino? E se una manipolazione c'è stata, chi l'ha ritoccato? "Se non è così torno a Palazzo Chigi, accertiamo tutto", si appresta quindi a dire Di Maio quando Bruno Vespa gli riporta la nota del Colle, "Non ci sarà bisogno di riunire un nuovo Cdm. Basta stralciare quella parte dal testo".

mattarella3MATTARELLA
Dal canto suo anche la Lega si sente chiamata in causa e si sfila. "Noi siamo gente seria e non sappiamo niente di decreti truccati", dicono fonti del Carroccio, "Stiamo lavorando giorno e notte sulla riduzione delle tasse, sulla legge Fornero e sulla chiusura delle liti fra cittadini ed Equitalia". "Non ho ragione di dubitare della Lega, ci siamo stretti la mano", dice Di Maio in tv, "Confermo la fiducia in tutto questo governo. Ma se cominciamo così e ci facciamo passare sotto il naso testi così allora inizieranno i problemi grossi, ovvero che qualcuno si mette in testa di poter fregare il governo". E a Vespa che gli chiede se sospetta di Giancarlo Giorgetti, risponde: "Non mi permetterei mai di indicare responsabili. Vedremo dopo la denuncia".

DI MAIODI MAIO








Di certo non è la prima volta che Di Maio evoca una presunta "manina": già alla presentazione del decreto dignità, il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico aveva accusato il Tesoro di aver inserito a sua insaputa il passaggio sui presunti 80mila posti di lavoro in meno che il provvedimento avrebbe causato. Salvo poi scoprire che la firma era proprio quella di Di Maio...

Fonte: qui

venerdì 11 maggio 2018

INNOCENTE FINO A PROVA CONTRARIA - IN PROVINCIA DI CAGLIARI, UNA BIDELLA ACCUSATA DI PEDOFILIA SI UCCIDE

NON HA RETTO LE “SENTENZE” DEI COMPAESANI, CHE L’HANNO CROCIFISSA SENZA ASPETTARE IL PROCESSO 

LE COLLEGHE: “NON È POSSIBILE CHE UN SOSPETTO BASTI A ROVINARE LE PERSONE. QUELLA ERA UNA STORIA FALSA" 

LA DONNA HA LASCIATO UN BIGLIETTO: "SONO INNOCENTE"

Nicola Pinna per “la Stampa”

SUICIDIO 5SUICIDIO 
Ora nessuno saprà mai se la "signora Agnese", così come la chiamavano gli alunni, fosse innocente o colpevole. Non ci sarà un processo, perché all' accusa di violenza sessuale su una delle bambine della scuola materna di Sestu, in provincia di Cagliari, lei non ha retto. Più che il capo d' imputazione e la prospettiva di finire in tribunale, non ha sopportato il giudizio affrettato dei compaesani.

Di chi non ha avuto la pazienza di aspettare un processo vero. E ora l' ultimo messaggio della bidella, scritto a penna su un foglietto di carta bianca, forse lascerà un rimorso forte nelle coscienze di chi Agnese l' aveva già condannata. «Sono innocente, voi sapete solo giudicare».

Il suicidio della bidella, andata in pensione da poco tempo, ora blocca l'iter giudiziario di questa vicenda. La procura di Cagliari aveva chiuso da pochi giorni l'inchiesta su una vicenda che ha avuto come sfondo la scuola dell'infanzia della cittadina a pochi chilometri dal capoluogo sardo.

SUICIDIO 3SUICIDIO 3
I dettagli restano riservati, anche perché la vittima, secondo gli investigatori, è una bambina di appena 4 anni. Quello che sia successo, dunque, non è chiaro ma di certo c'è che la bidella Agnese, una che i bambini di Sestu consideravano quasi come una seconda mamma, era stata accusata di un reato grave. Infamante per chi ha costruito una lunga carriera nella scuola.

L'indagine, partita dall'esposto di un genitore, oramai andava avanti da parecchio e in paese in molti avevano saputo di quella storia imbarazzante. Le chiacchiere erano state molto più veloci della giustizia e Agnese si era sentita additata. Lunedì scorso a casa sua è arrivato l'avviso di conclusione delle indagini e lei ha capito che entro poco tempo si sarebbe dovuta presentare in tribunale.

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L'avvocato le aveva spiegato che nulla era ancora scontato, perché prima di un processo e di una condanna si sarebbe dovuta svolgere l'udienza preliminare. E che non era per nulla certo che le accuse nei suoi confronti avrebbero retto. Sembrava rincuorata, ma alle orecchie di Agnese è arrivato l'eco delle solite dicerie.

«Nessuno ci credeva, sapevamo tutti che quella donna era sempre stata amorevole nei confronti dei nostri figli». Nel pomeriggio del funerale, tante mamme si presentano davanti alla chiesa parrocchiale per l'ultima dimostrazione di affetto. 

E anche le colleghe trovano il coraggio di parlare: «Non è possibile che un sospetto basti a rovinare le persone. Quella era una storia falsa, Agnese era innocente per davvero». 

Lei aveva provato a dimostrarlo in ogni modo ma il racconto della bambina, confermato anche davanti agli psicologi, aveva convinto il pm a chiedere il rinvio a giudizio dell'ex bidella.

SUICIDIO 2SUICIDIO 
Ora insomma si dovrà fare i conti con il suo ultimo messaggio, con quella frase scritta poco prima del suicidio, che oltre a essere un tentativo di difesa estrema sembra essere un diretto atto di accusa. 

«Verso i giudizi affrettati - dice una vicina di casa - Perché in tanti qui si erano fatti convincere dai pettegolezzi. E in un posto piccolo le storie si arricchiscono di dettagli inventati. Senza tener conto della sensibilità delle persone».

Fonte: qui

giovedì 26 aprile 2018

LA "PAZZESCA" ACCUSA DELLA MODELLA MAROCCHINA IMANE FADIL CHE NEL 2011, AVEVA 25 ANNI, PARTECIPÒ A BEN OTTO "CENE ELEGANTI" A CASA DI SILVIO BERLUSCONI, ALLORA PREMIER

''AD ARCORE ACCADEVANO OSCENITÀ CONTINUE. C'ERANO TUTTE QUESTE RAGAZZE NUDE CHE BALLAVANO: UNA, SVACCATA PER TERRA, CON SOLO IL PERIZOMA ADDOSSO, SI AGITAVA IN MODO DISPERATO FISSANDOMI. CON GLI OCCHI SEMBRAVA DIRMI "NON GIUDICARMI, AIUTAMI!"''

"UNA SORTA DI SETTA, FATTA DI SOLE DONNE, DECINE E DECINE DI FEMMINE COMPLICI. IN QUELLA CASA CI SONO PRESENZE INQUIETANTI. LÀ DENTRO C'È IL MALE, IO L'HO VISTO, C'È LUCIFERO. QUESTO SIGNORE FA PARTE DI UNA SETTA CHE INVOCA IL DEMONIO. SÌ LO SO CHE STO DICENDO UNA COSA FORTE, MA È COSÌ. NON LO SO SOLO IO, LO SANNO TANTI ALTRI''

Luca Sommi per il Fatto Quotidiano

imane fadil al processo ruby del tribunale di milanoIMANE FADIL AL PROCESSO RUBY DEL TRIBUNALE DI MILANO
Imane Fadil, modella di origine marocchina, nel 2011 aveva poco più di 25 anni quando venne invitata per la prima volta ad Arcore, a casa di Berlusconi, allora presidente del Consiglio. Partecipò a ben otto "cene eleganti" e durante alcune di queste, a suo dire, vide di tutto: ragazze disponibili, spogliarelli, palpeggiamenti, vide insomma in che cosa consisteva il Bunga Bunga.
BERLUSCONI BUNGA BUNGABERLUSCONI BUNGA BUNGA

Iman FadilIMAN FADIL







Dopo l' ennesima cena alzò i tacchi e se ne andò. E qualche tempo dopo si presentò in Procura per raccontare tutto quello che aveva visto, con tanto di nomi e cognomi. Risultato?
Fotografi, interviste, titoli sui giornali, querele. Oggi Imane ha 33 anni, si è costituita parte civile nel processo "Ruby bis" e "Ruby ter". Sta per finire un libro nel quale racconterà tutto ciò che sa.

Oggi, dopo qualche anno, come ricorda tutta quella vicenda?
Iman FadilIMAN FADIL
È stata una cosa devastante, impossibile descriverla.
All' inizio ero sola contro tutti, nessuno credeva alla mia versione.

Cosa pensavano tutti?
Che io avessi raccontato quelle cose solo perché non avevo ottenuto soldi e successo. Ma non era così, poi è emerso.
E com' era? Io andavo ad Arcore perché speravo bastasse entrare in quel giro per ottenere un lavoro. Solo dopo ho capito. E ho parlato.

berlu bungaBERLU BUNGA
È stata diffamata in quel periodo?
Sì, da tutti. Il primo è stato Emilio Fede. Però poi l' ho querelato e in primo grado l' hanno condannato, ora c' è l' appello. Anche lui mi ha querelata, ma la sua è stata archiviata. Quindi io ho detto il vero, lui no.
Iman FadilIMAN FADIL

Torniamo alla sua vita dopo che ha raccontato il Bunga Bunga.
Non riuscivo neanche a uscire di casa, mi è stata fatta terra bruciata intorno: la gente pensava fossi una prostituta, ho perso gli amici e quei pochi lavoretti che avevo, come fare l' hostess. Ho vissuto un periodo di forte depressione, piangevo sempre, ho anche perso i capelli a causa del forte stress.
Iman FadilIMAN FADIL

Come si è curata?
 Con un po' di tranquillanti, non riuscivo più a dormire.

Lei di quelle cene ha raccontato cose forti
Sì, le cose che ho raccontato, il Bunga Bunga, Emilio Fede, la Minetti, le ragazze nude che ballavano, è tutta la verità.

Il ricordo più brutto?
Ricordo bene l' ultima sera che sono andata là, c' erano tutte queste ragazze nude che ballavano: una di queste, svaccata per terra, con solo il perizoma addosso, si agitava in modo disperato fissandomi. Con gli occhi sembra dirmi "non giudicarmi, aiutami!". Come un grido, un ricordo terrificante.

imane fadilIMANE FADIL
Lei ha mai visto scene di sesso esplicito?
No, quelle non accadevano lì.

E chi le ha detto che accadessero?
Beh, l' ultima sera viene da me una ragazza e mi dice: guarda che per ottenere qualcosa devi fare qualcosa in più. E lì ho capito tutto. Fino a quel momento speravo non mi venisse mai chiesta una cosa del genere.

Ora sta scrivendo un libro: perché?
Iman FadilIMAN FADIL
Perché voglio raccontare tutto. La cosa non si limita a un uomo potente che aveva delle ragazze. C' è molto di più in questa storia, cose molto più gravi.

Spieghi.
Non è facile da raccontare, è la prima volta che lo faccio, però è giunto il momento.

Prego.
Iman FadilIMAN FADIL
Questo signore fa parte di una setta che invoca il demonio. Sì lo so che sto dicendo una cosa forte, ma è così. E non lo so solo io, lo sanno tanti altri.

Sanno cosa?
Che in quella casa accadevano oscenità continue. Una sorta di setta, fatta di sole donne, decine e decine di femmine complici.

Parla perché ha visto dei riti particolari?
Diciamo che ho molti indizi. In quella saletta dove si faceva il Bunga Bunga c' era uno stanzino con degli abiti, tutti uguali, come delle tuniche, circa venti o trenta: a cosa servivano? E poi c' era un' altra stanzetta sotterranea con una piscina, con a fianco un' altra saletta, totalmente buia, senza nessuna luce. Una piscina sotterranea e una stanza senza luci? Perché?

Indizi deboli, potrebbe essere una zona relax. Sta di fatto che lei non ha visto riti satanici o cose del genere?
Senta, io ho visto di peggio. Cose difficili da raccontare in poche parole.

Ci provi.
Iman FadilIMAN FADIL
Ho visto presenze strane, sinistre. Io sono sensitiva fin da bambina: da parte di mio padre discendo da una persona che è stata santificata e le dico che in quella casa ci sono presenze inquietanti. Là dentro c' è il Male, io l'ho visto, c'è Lucifero.

Lo sa che raccontando cose di questo tipo potrebbe essere presa per pazza?
Certo che lo so, ma non mi importa niente di cosa dirà la gente. Non l' ho mai raccontato perché non avevo prove, mentre ora le ho, inequivocabili.

Ha le prove? Ce le mostri.
No, non ancora, lo farò più avanti. Ma non manca molto, devo solo finire questo libro. E poi il mondo saprà.

Fonte: qui

martedì 9 gennaio 2018

ASSOLTI ORSI E SPAGNOLINI, EX VERTICI DI FINMECCANICA E AGUSTA-WESTLAND ...

LA CORTE D’APPELLO HA STABILITO CHE NON CI SONO LE PROVE DELLA CORRUZIONE DI PUBBLICI UFFICIALI INDIANI NELLA COMMESSA DA 556 MILIONI PER LA VENDITA DI 12 ELICOTTERI 

ORSI E SPAGNOLINI FURONO ARRESTATI NEL 2013 E PERSERO LE LORO CARICHE

1.FINMECCANICA: ASSOLTO L'EX PRESIDENTE ORSI

 (ANSA) - La Corte d'Appello di Milano ha assolto l'ex presidente di Finmeccanica (ora Leonardo) Giuseppe Orsi e l'ex ad della controllata AgustaWestland, Bruno Spagnolini, nel processo di secondo grado 'bis' con al centro l'accusa di corruzione internazionale per presunte tangenti che sarebbero state versate a pubblici ufficiali indiani per far ottenere ad AgustaWestland una commessa da 556 milioni di euro per 12 elicotteri. Dopo le condanne nel primo processo d'appello la Cassazione nel dicembre 2016 ordinò il nuovo giudizio.
ORSI E SPAGNOLINIORSI E SPAGNOLINI

Anche l'India, da più di due anni ormai, si è messa ad indagare, anche con una serie di arresti, sul presunto caso di corruzione internazionale, tanto che il Ministero della Difesa indiano (alcuni rappresentanti delle autorità indiane erano oggi in aula) aveva chiesto come parte civile anche il risarcimento del danno agli imputati. Lo stessa parte civile aveva messo a disposizione, poi, una serie di atti delle autorità indiane alcuni dei quali sono entrati nell'appello 'bis'. Tra gli atti presentati dalla parte civile anche una "richiesta di giudizio", firmata da un organo investigativo indiano, che riguarda anche Orsi e Spagnolini, oltre, tra gli altri, all'ex capo di Stato maggiore dell'aeronautica militare indiana Sashi Tyagi, colui che nell'ipotesi d'accusa sarebbe stato corrotto.

Il procedimento era nato a seguito dell'inchiesta della procura di Busto Arsizio (Varese) con al centro la presunta maxi tangente a funzionari indiani, di cui una parte sarebbe finita all'influente famiglia di Tyagi per favorire AgustaWestland nella gara per vendere gli elicotteri al governo indiano, vinta dalla controllata di Finmeccanica nel 2010. Accuse che avevano retto solo in parte il giudizio di primo grado: nell'ottobre 2014 Orsi e Spagnolini erano stati assolti dall'accusa di corruzione internazionale e condannati a 2 anni di carcere solo per le false fatturazioni.
Giuseppe OrsiGIUSEPPE ORSI

In appello erano arrivate le condanne anche per corruzione internazionale perché, secondo i giudici milanesi, l'ex 'numero uno' di Finmeccanica Orsi aveva dato "il suo avallo alla prosecuzione dei rapporti" con la "famiglia Tyagi" ed alla "stipulazione dei contratti" che servivano "per la costituzione della provvista illecita".

Poi è arrivata la decisione della Cassazione di rifare l'appello e di risentire, tra gli altri, Guido Haschke, il consulente italo-svizzero ritenuto dalla Procura il mediatore dell'accordo corruttivo per la maxi commessa. Haschke ha patteggiato la pena, ma ha sempre negato la corruzione. Anche Agusta Westland spa e Agusta Westland nel 2014 avevano patteggiato davanti al gip di Busto la confisca di 7 milioni e mezzo di euro. Oggi le assoluzioni per Orsi e Spagnolini perché il fatto non sussiste, con la Corte che ha richiamato la 'vecchia' formula dell'insufficienza di prove.


2.FINMECCANICA: CORTE MILANO, NO PROVA CHE I FATTI SUSSISTANO
BRUNO SPAGNOLINIBRUNO SPAGNOLINI
 (ANSA) - Non vi è "prova sufficiente" per dimostrare che "i fatti sussistano". Con questa formula la terza sezione penale della Corte d'Appello milanese (giudici Marcelli-Nova-Gamacchio) ha assolto gli ex vertici di Finmeccanica e AgustaWestland Giuseppe Orsi e Bruno Spagnolini nel processo di secondo grado 'bis' con al centro l'accusa di corruzione internazionale per presunte tangenti che sarebbero state versate a pubblici ufficiali indiani per far ottenere ad AgustaWestland una commessa da 556 milioni di euro per 12 elicotteri.

I due imputati erano stati condannati in primo grado solo per l'ipotesi di frode fiscale e poi in appello anche per corruzione internazionale (4anni e 6 mesi a Orsi e 4 anni a Spagnolini), ma poi la Cassazione nel dicembre 2016 annullò con rinvio le condanne ordinando un appello 'bis' per riascoltare alcuni testimoni, sentiti nei mesi scorsi. Oggi le assoluzioni e ora la Procura generale potrebbe decidere di presentare ricorso in Cassazione per un altro giudizio.
GIUSEPPE ORSI IN AUTO VERSO IL CARCERE jpegGIUSEPPE ORSI IN AUTO VERSO IL CARCERE JPEG

3.FINMECCANICA: DIFESA ORSI, DIMOSTRATO NON CI FU CORRUZIONE
 (ANSA) - "Questo processo chiude una vicenda che sin dalle prime battute doveva essere chiara anche agli investigatori: non esiste alcun accordo corruttivo, non vi è prova alcuna che il denaro sia pervenuto al maresciallo Tyagi", ex capo dell'Aeronautica militare indiana. Così l'avvocato e professore Ennio Amodio, che difende Giuseppe Orsi, ha commentato l'assoluzione (le motivazioni tra 90 giorni) dell'ex numero uno di Finmeccanica nel processo d'appello 'bis' su presunte tangenti che sarebbero state versate a pubblici ufficiali indiani per far ottenere ad AgustaWestland una commessa da 556 milioni di euro per 12 elicotteri.

PIER FRANCESCO GUARGUAGLINI GIUSEPPE ORSIPIER FRANCESCO GUARGUAGLINI GIUSEPPE ORSI
Oggi è stato assolto anche l'ex ad di AgustaWestland Bruno Spagnolini, che venne arrestato, così come Orsi, nel 2013 e che uscendo dall'aula, a chi gli ha fatto presente che l'assoluzione dalle accuse di corruzione internazionale e frode fiscale, arriva dopo 5 anni, ha detto: "Con tutto il danno che è stato fatto all'azienda, il danno fatto a noi conta meno". In aula era presente anche Orsi che con i legali ha manifestato la sua soddisfazione per l'assoluzione.

"Non si è mai dimostrato - ha aggiunto il legale Amodio - che i funzionari indiani abbiano in qualche modo interferito nella gara. Si riafferma così - ha aggiunto - che quella fornitura altro non è stata che la manifestazione di un successo dell'industria elicotterista italiana che aveva offerto all'India una delle sue macchine di maggiore efficienza, tanto da essere acquisita anche dall' amministrazione statunitense per i viaggi del presidente Obama".

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