9 dicembre forconi: origine marocchina
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giovedì 26 aprile 2018

LA "PAZZESCA" ACCUSA DELLA MODELLA MAROCCHINA IMANE FADIL CHE NEL 2011, AVEVA 25 ANNI, PARTECIPÒ A BEN OTTO "CENE ELEGANTI" A CASA DI SILVIO BERLUSCONI, ALLORA PREMIER

''AD ARCORE ACCADEVANO OSCENITÀ CONTINUE. C'ERANO TUTTE QUESTE RAGAZZE NUDE CHE BALLAVANO: UNA, SVACCATA PER TERRA, CON SOLO IL PERIZOMA ADDOSSO, SI AGITAVA IN MODO DISPERATO FISSANDOMI. CON GLI OCCHI SEMBRAVA DIRMI "NON GIUDICARMI, AIUTAMI!"''

"UNA SORTA DI SETTA, FATTA DI SOLE DONNE, DECINE E DECINE DI FEMMINE COMPLICI. IN QUELLA CASA CI SONO PRESENZE INQUIETANTI. LÀ DENTRO C'È IL MALE, IO L'HO VISTO, C'È LUCIFERO. QUESTO SIGNORE FA PARTE DI UNA SETTA CHE INVOCA IL DEMONIO. SÌ LO SO CHE STO DICENDO UNA COSA FORTE, MA È COSÌ. NON LO SO SOLO IO, LO SANNO TANTI ALTRI''

Luca Sommi per il Fatto Quotidiano

imane fadil al processo ruby del tribunale di milanoIMANE FADIL AL PROCESSO RUBY DEL TRIBUNALE DI MILANO
Imane Fadil, modella di origine marocchina, nel 2011 aveva poco più di 25 anni quando venne invitata per la prima volta ad Arcore, a casa di Berlusconi, allora presidente del Consiglio. Partecipò a ben otto "cene eleganti" e durante alcune di queste, a suo dire, vide di tutto: ragazze disponibili, spogliarelli, palpeggiamenti, vide insomma in che cosa consisteva il Bunga Bunga.
BERLUSCONI BUNGA BUNGABERLUSCONI BUNGA BUNGA

Iman FadilIMAN FADIL







Dopo l' ennesima cena alzò i tacchi e se ne andò. E qualche tempo dopo si presentò in Procura per raccontare tutto quello che aveva visto, con tanto di nomi e cognomi. Risultato?
Fotografi, interviste, titoli sui giornali, querele. Oggi Imane ha 33 anni, si è costituita parte civile nel processo "Ruby bis" e "Ruby ter". Sta per finire un libro nel quale racconterà tutto ciò che sa.

Oggi, dopo qualche anno, come ricorda tutta quella vicenda?
Iman FadilIMAN FADIL
È stata una cosa devastante, impossibile descriverla.
All' inizio ero sola contro tutti, nessuno credeva alla mia versione.

Cosa pensavano tutti?
Che io avessi raccontato quelle cose solo perché non avevo ottenuto soldi e successo. Ma non era così, poi è emerso.
E com' era? Io andavo ad Arcore perché speravo bastasse entrare in quel giro per ottenere un lavoro. Solo dopo ho capito. E ho parlato.

berlu bungaBERLU BUNGA
È stata diffamata in quel periodo?
Sì, da tutti. Il primo è stato Emilio Fede. Però poi l' ho querelato e in primo grado l' hanno condannato, ora c' è l' appello. Anche lui mi ha querelata, ma la sua è stata archiviata. Quindi io ho detto il vero, lui no.
Iman FadilIMAN FADIL

Torniamo alla sua vita dopo che ha raccontato il Bunga Bunga.
Non riuscivo neanche a uscire di casa, mi è stata fatta terra bruciata intorno: la gente pensava fossi una prostituta, ho perso gli amici e quei pochi lavoretti che avevo, come fare l' hostess. Ho vissuto un periodo di forte depressione, piangevo sempre, ho anche perso i capelli a causa del forte stress.
Iman FadilIMAN FADIL

Come si è curata?
 Con un po' di tranquillanti, non riuscivo più a dormire.

Lei di quelle cene ha raccontato cose forti
Sì, le cose che ho raccontato, il Bunga Bunga, Emilio Fede, la Minetti, le ragazze nude che ballavano, è tutta la verità.

Il ricordo più brutto?
Ricordo bene l' ultima sera che sono andata là, c' erano tutte queste ragazze nude che ballavano: una di queste, svaccata per terra, con solo il perizoma addosso, si agitava in modo disperato fissandomi. Con gli occhi sembra dirmi "non giudicarmi, aiutami!". Come un grido, un ricordo terrificante.

imane fadilIMANE FADIL
Lei ha mai visto scene di sesso esplicito?
No, quelle non accadevano lì.

E chi le ha detto che accadessero?
Beh, l' ultima sera viene da me una ragazza e mi dice: guarda che per ottenere qualcosa devi fare qualcosa in più. E lì ho capito tutto. Fino a quel momento speravo non mi venisse mai chiesta una cosa del genere.

Ora sta scrivendo un libro: perché?
Iman FadilIMAN FADIL
Perché voglio raccontare tutto. La cosa non si limita a un uomo potente che aveva delle ragazze. C' è molto di più in questa storia, cose molto più gravi.

Spieghi.
Non è facile da raccontare, è la prima volta che lo faccio, però è giunto il momento.

Prego.
Iman FadilIMAN FADIL
Questo signore fa parte di una setta che invoca il demonio. Sì lo so che sto dicendo una cosa forte, ma è così. E non lo so solo io, lo sanno tanti altri.

Sanno cosa?
Che in quella casa accadevano oscenità continue. Una sorta di setta, fatta di sole donne, decine e decine di femmine complici.

Parla perché ha visto dei riti particolari?
Diciamo che ho molti indizi. In quella saletta dove si faceva il Bunga Bunga c' era uno stanzino con degli abiti, tutti uguali, come delle tuniche, circa venti o trenta: a cosa servivano? E poi c' era un' altra stanzetta sotterranea con una piscina, con a fianco un' altra saletta, totalmente buia, senza nessuna luce. Una piscina sotterranea e una stanza senza luci? Perché?

Indizi deboli, potrebbe essere una zona relax. Sta di fatto che lei non ha visto riti satanici o cose del genere?
Senta, io ho visto di peggio. Cose difficili da raccontare in poche parole.

Ci provi.
Iman FadilIMAN FADIL
Ho visto presenze strane, sinistre. Io sono sensitiva fin da bambina: da parte di mio padre discendo da una persona che è stata santificata e le dico che in quella casa ci sono presenze inquietanti. Là dentro c' è il Male, io l'ho visto, c'è Lucifero.

Lo sa che raccontando cose di questo tipo potrebbe essere presa per pazza?
Certo che lo so, ma non mi importa niente di cosa dirà la gente. Non l' ho mai raccontato perché non avevo prove, mentre ora le ho, inequivocabili.

Ha le prove? Ce le mostri.
No, non ancora, lo farò più avanti. Ma non manca molto, devo solo finire questo libro. E poi il mondo saprà.

Fonte: qui

lunedì 30 gennaio 2017

UNO DEI DUE ATTENTATORI DELLA MOSCHEA DI QUEBEC CITY AVREBBE ‘ORIGINI MAROCCHINE’: SE FOSSE VERO, CADREBBE LA PISTA DEI SUPREMATISTI BIANCHI E DEI ‘TRUMPISTI CANADESI’

UNO DEI DUE STUDENTI È STATO ARRESTATO NELLA MOSCHEA, L’ALTRO SI È FATTO ARRESTARE ALLA GUIDA DELLA SUA AUTO, DOPO AVER CHIAMATO LA POLIZIA DICENDOSI PENTITO E MINACCIANDO DI SPARARSI IN TESTA



La polizia ha arrestato due studenti (uno sarebbe di origine marocchina) per l’omicidio di sei persone e il ferimento di otto alla moschea di Quebec City. Uomini armati hanno aperto il fuoco contro i fedeli del Quebec City Islamic Cultural Center alle 20 ora locale. 

I testimoni hanno riferito che i due urlavano ‘Allah u Akbar’, Allah è grande, in quello che sembrava un accento del Quebec (con inflessione francese).
strage alla moschea di quebec city 9STRAGE ALLA MOSCHEA DI QUEBEC CITY 9

Uno degli arrestati si sarebbe consegnato alla polizia dopo aver chiamato le autorità ed essersi dichiarato pentito dei suoi atti tanto da volersi ammazzare con un colpo di pistola. Ha fermato l’auto con cui era fuggito e fatto avvicinare le forze dell’ordine, che nel veicolo hanno trovato varie armi da fuoco, tra cui due fucili AK-47. L’altro è stato invece fermato nella moschea.

Fonte: qui


I DUE TERRORISTI DELLA MOSCHEA DI QUEBEC (6 MORTI E 8 FERITI ) SONO ARABI 

UN TESTIMONE OCULARE HA DETTO CHE UNO DEI DUE KILLER URLAVA: ‘’ALLAH AKHBAR’’ 



Due persone hanno aperto il fuoco nella moschea di Sainte-Foy, a Quebec City, in Canada, intorno alle 8 di sera ora locale. Nella struttura, che ospita il centro islamico della città, erano presenti alcune decine di fedeli impegnati nella preghiera. Sul posto sono intervenute pattuglie di polizia e forze speciali, oltre a numerose ambulanze. Il bilancio è di 6 morti e 8 feriti. Le vittime sono uomini tra i 35 e i 70 anni. Due persone sono state arrestate , la prima nelle vicinanze della moschea, la seconda dopo una caccia all’uomo terminata vicino a l'Ile d'Orleans.

QUEBECQUEBEC

L’identità dei due arrestati
strage alla moschea di quebec city 8STRAGE ALLA MOSCHEA DI QUEBEC CITY 8
Alcuni media canadesi hanno diffuso l’identità delle due persone arrestate: si tratterebbe di Mohamed Khader e Alexandre Bissonnette; nessuno dei due era conosciuto alla polizia che continuano a mantenere il massimo riserbo sul profilo dei due arrestati. Il secondo dei due ha 27 anni, è originario di Cap Rouge ed è stato arrestato a una ventina di chilometri di distanza dal luogo dell’attentato e sarebbe uno studente dell’università Laval, quella con il maggior numero di studenti stranieri di tutto il Canada; anche l’altro arrestato potrebbe essere uno studente del medesimo ateneo. Bissonnette, sempre secondo le prime notizie che arrivano dal canada, si sarebbe costituito spontaneamente con una telefonata alla polizia; nella chiamata si sarebbe detto pentito di quanto compiuto. Nella sua pagina facebook non compaiono richiami politici o religiosi di nessun tipo: solo riferimenti a feste studentesche, a foto di Halloween e poco altro. L’ultimo post è del 20 gennaio scorso.
strage alla moschea di quebec city 3STRAGE ALLA MOSCHEA DI QUEBEC CITY 3strage alla moschea di quebec city 7STRAGE ALLA MOSCHEA DI QUEBEC CITY 7

Perquisizioni all’università
strage alla moschea di quebec city 9STRAGE ALLA MOSCHEA DI QUEBEC CITY 9
Le autorità locali hanno poi specificato che non ci sono altri sospettati e che delle otto persone ricoverate in ospedale, cinque sono in condizioni critiche. I morti sono due cittadini algerini, un tunisino, un marocchino e due giovani provenienti da altri paesi africani; tra le vittime, secondo il collettivo canadese contro l’islamofobia, ci sarebbe anche l’imam di Quebec City. Le indagini non sono però terminate e di fatto l’operazione di polizia è ancora in corso: le strade attorno al luogo dell’attentato restano presidiate e sono in corso perquisizioni. Una di queste avrebbe riguardato alcuni locali dell’università Laval.

Le testimonianze
strage alla moschea di quebec city 6STRAGE ALLA MOSCHEA DI QUEBEC CITY 6
Un testimone oculare, intervistato dalla televisione canadese Cbc ha detto che uno dei due killer urlava: Allah Akhbar». «Why is this happening here? This is barbaric»: «Perché sta succedendo qui? E’ un atto barbarico» si è sfogato il presidente della moschea Mohamed Yangui, che al momento dell’attacco non era all’interno. Secondo l’esponente del centro islamico, i feriti sono stati portati in vari ospedali della città. Intanto la zona è stata circondata da polizia e forze speciali che hanno messo in sicurezza tutta l’area. Gli assalitori hanno fatto irruzione al primo piano dell'edificio, destinato alla preghiera degli uomini, mentre donne e bambini si trovavano al primo piano. Secondo informazioni non confermate gli assalitori arrestati avrebbero 27 anni e avrebbero utilizzato un fucile Ak-47.

Fonte: qui

Canada: spari nella moschea di Quebec City, 6 morti. Justin Trudeau: "Attacco terroristico"

 Ansa- Sei persone sono state uccise in una sparatoria nella moschea di Quebec City, in Canada. I feriti sono otto. Due persone sono state arrestate.  Il primo ministro canadese Justin Trudeau ha definito l'attentato "un attacco terroristico contro i musulmani", sottolineando che e' "straziante vedere una simile violenza insensata".
       ''Stasera i canadesi piangono per le persone uccise in un attacco codardo in una moschea a Quebec City. I miei pensieri sono per le vittime e le loro famiglie'' ha scritto in un tweet il primo ministro canadese. 
Nell'estate del 2016 una testa di maiale era stata lasciata sulla porta di ingresso del Centro culturale islamico del Quebec.
Il primo ministro del Quebec Philippe Couillard ha definito l'atto ''violenza barbarica'' e ha espresso solidarieta' alle famiglie delle vittime. Il ministro della Sicurezza Pubblica Ralph Goodale, sempre su Twitter, si e' detto profondamente rattristato. Il suo staff ha detto che nessun movente e' stato confermato.

 "Il governo italiano è vicino alle vittime, ai familiari e alla comunità musulmana canadese oltre che al governo e al presidente Trudeau. E' un modo anche per confermare il nostro atteggiamento di vicinanza e solidarietà alla stragrande maggioranza cittadini di fede islamica che vivono nei nostri Paesi e città e che rifiutano il terrorismo fondamentalista e anzi ne sono spesso vittime e bersagli". Lo dice il premier Paolo Gentiloni.
"La violenza non è mai una risposta contro il terrorismo, la soluzione si chiama dialogo. La Ue crede nel dialogo interreligioso. Abbiamo lavorato e continuiamo a lavorare in questa direzione". Lo dice il presidente del Parlamento Ue Antonio Tajani in occasione dell'incontro con il premier Paolo Gentiloni.