9 dicembre forconi: Finmeccanica
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giovedì 27 settembre 2018

LEONARDO-FINMECCANICA, INSIEME A BOEING, PORTA A CASA UNA COMMESSA DA 2,4 MILIARDI DI DOLLARI (LA FETTA PER IL GRUPPO ITALIANO E’ DI 1 MILIARDO)


PER UNA FORNITURA DI 84 ELICOTTERI MILITARI ALLA US AIR FORCE 

I MEZZI, CHE SARANNO PRONTI DAL 2021, VERRANNO ASSEMBLATI NELLO STABILIMENTO LEONARDO DI PHILADELPHIA

Sofia Fraschini per “il Giornale”

alessandro profumoALESSANDRO PROFUMO
Leonardo fa il suo esordio nel mercato degli elicotteri militari americani con una commessa da 2,4 miliardi di dollari. Un super contratto che potrebbe invertire la rotta ascendente di una divisione che, negli ultimi anni, è stata motivo di crisi e preoccupazione per il gruppo.
Il committente d' eccellenza è l' Us Air Force. E il colpo è di quelli che fanno la differenza sui conti di fine anno.

L'ex Finmeccanica, in coppia con Boeing in qualità di capofila, porta a casa una maxi gara (la quota parte di Leonardo è di un miliardo di dollari) per fornire fino a 84 elicotteri che andranno a sostituire i vecchi Bell Huey, celebri per essere stati una delle icone della guerra del Vietnam: in particolare è stato scelto il modello MH-139, che si basa sull' AW139 di Leonardo, e i velivoli saranno destinati alla protezione delle basi dei missili balistici intercontinentali e al trasporto di personale governativo e delle forze speciali.
ALESSANDRO PROFUMO E ROBERTA PINOTTIALESSANDRO PROFUMO E ROBERTA PINOTTI

I mezzi, che saranno pronti dal 2021, verranno assemblati nello stabilimento Leonardo di Philadelphia, mentre altre componenti saranno integrate da Boeing, sempre in Pennsylvania. Il modello di base, l' AW139, viene considerato un gioiellino della difesa italiana: al momento ce ne sono oltre 900 in servizio e, di questi, 260, sono gli esemplari prodotti dallo stabilimento americano del gruppo.

Una commessa che premia, dunque, la strategia di Leonardo di voler puntare Oltreoceano dove la società ha fatto investimenti per oltre 120 milioni di dollari. E dove, a breve, sarà di nuovo in gara per l' aeronautica militare nell' ambito del programma T-X, il fornitore di jet per addestratori: 350 aerei del valore compreso fra 7 e 16 miliardi di dollari.
leonardo finmeccanicaLEONARDO FINMECCANICA

«La scelta dell' MH-139 riconosce in Leonardo un partner forte, affidabile e in grado di assicurare un contributo industriale solido e costante negli Usa dove abbiamo diverse attività produttive» ha commentato l' ad Alessandro Profumo. A lui è stato affidato il compito di risollevare le sorti del gruppo dopo la cura Moretti, riuscita a metà. Il tallone d' Achille di piazza Montegrappa era, e resta, proprio la divisione elicotteri.

A causa di problemi di programmazione e di questioni tecniche, negli ultimi anni, le commesse «in volo» sono andate assottigliandosi. Una bomba che è esplosa con i conti del quarto trimestre 2017, i primi di novembre di un anno fa, causando il profit warning che ha innescato la caduta del titolo. Da allora Profumo ha presentato un nuovo piano e lavorato molto sul fronte internazionale portando a casa diversi contratti.
boeingBOEING

Quello di ieri vale, per Banca Akros, «il 7,5% degli obiettivi 2018 (14 miliardi)» e opziona di fatto il raggiungimento degli obiettivi annuali. «Inoltre, anche se l' area Aerostructure non fa ancora utili e il pareggio è atteso alla fine del piano 2018-2022, la commessa Usa apre le porte di un mercato strategico». Anche per questo, Akros ricorda che il titolo tratta a sconto rispetto ai concorrenti europei, ovvero 8,3 volte l' utile netto atteso per il 2019, mentre Bae e Thalés viaggiano, rispettivamente, a 13,3 e 18,7 volte.

elicotteri italiani in iraqELICOTTERI ITALIANI IN IRAQ
I broker calcolano che, se si valutasse Leonardo con gli stessi parametri, si arriverebbe a un prezzo di Borsa che supera i 17 euro. Un balzo potenziale per il titolo che ieri ha chiuso la seduta in rialzo del 2,39% a 10,7 euro grazie alla commessa e sulla scia delle novità di governance giudicate positive dagli analisti: le dimissioni, attese a breve, del responsabile di Leonardo Infrastructure, Alessio Facondo, vanno ad aggiungersi alla lista di top manager che il ceo Profumo ha cambiato nel corso dell' ultimo anno per imprimere la propria svolta strategica.

Fonte: qui

martedì 9 gennaio 2018

ASSOLTI ORSI E SPAGNOLINI, EX VERTICI DI FINMECCANICA E AGUSTA-WESTLAND ...

LA CORTE D’APPELLO HA STABILITO CHE NON CI SONO LE PROVE DELLA CORRUZIONE DI PUBBLICI UFFICIALI INDIANI NELLA COMMESSA DA 556 MILIONI PER LA VENDITA DI 12 ELICOTTERI 

ORSI E SPAGNOLINI FURONO ARRESTATI NEL 2013 E PERSERO LE LORO CARICHE

1.FINMECCANICA: ASSOLTO L'EX PRESIDENTE ORSI

 (ANSA) - La Corte d'Appello di Milano ha assolto l'ex presidente di Finmeccanica (ora Leonardo) Giuseppe Orsi e l'ex ad della controllata AgustaWestland, Bruno Spagnolini, nel processo di secondo grado 'bis' con al centro l'accusa di corruzione internazionale per presunte tangenti che sarebbero state versate a pubblici ufficiali indiani per far ottenere ad AgustaWestland una commessa da 556 milioni di euro per 12 elicotteri. Dopo le condanne nel primo processo d'appello la Cassazione nel dicembre 2016 ordinò il nuovo giudizio.
ORSI E SPAGNOLINIORSI E SPAGNOLINI

Anche l'India, da più di due anni ormai, si è messa ad indagare, anche con una serie di arresti, sul presunto caso di corruzione internazionale, tanto che il Ministero della Difesa indiano (alcuni rappresentanti delle autorità indiane erano oggi in aula) aveva chiesto come parte civile anche il risarcimento del danno agli imputati. Lo stessa parte civile aveva messo a disposizione, poi, una serie di atti delle autorità indiane alcuni dei quali sono entrati nell'appello 'bis'. Tra gli atti presentati dalla parte civile anche una "richiesta di giudizio", firmata da un organo investigativo indiano, che riguarda anche Orsi e Spagnolini, oltre, tra gli altri, all'ex capo di Stato maggiore dell'aeronautica militare indiana Sashi Tyagi, colui che nell'ipotesi d'accusa sarebbe stato corrotto.

Il procedimento era nato a seguito dell'inchiesta della procura di Busto Arsizio (Varese) con al centro la presunta maxi tangente a funzionari indiani, di cui una parte sarebbe finita all'influente famiglia di Tyagi per favorire AgustaWestland nella gara per vendere gli elicotteri al governo indiano, vinta dalla controllata di Finmeccanica nel 2010. Accuse che avevano retto solo in parte il giudizio di primo grado: nell'ottobre 2014 Orsi e Spagnolini erano stati assolti dall'accusa di corruzione internazionale e condannati a 2 anni di carcere solo per le false fatturazioni.
Giuseppe OrsiGIUSEPPE ORSI

In appello erano arrivate le condanne anche per corruzione internazionale perché, secondo i giudici milanesi, l'ex 'numero uno' di Finmeccanica Orsi aveva dato "il suo avallo alla prosecuzione dei rapporti" con la "famiglia Tyagi" ed alla "stipulazione dei contratti" che servivano "per la costituzione della provvista illecita".

Poi è arrivata la decisione della Cassazione di rifare l'appello e di risentire, tra gli altri, Guido Haschke, il consulente italo-svizzero ritenuto dalla Procura il mediatore dell'accordo corruttivo per la maxi commessa. Haschke ha patteggiato la pena, ma ha sempre negato la corruzione. Anche Agusta Westland spa e Agusta Westland nel 2014 avevano patteggiato davanti al gip di Busto la confisca di 7 milioni e mezzo di euro. Oggi le assoluzioni per Orsi e Spagnolini perché il fatto non sussiste, con la Corte che ha richiamato la 'vecchia' formula dell'insufficienza di prove.


2.FINMECCANICA: CORTE MILANO, NO PROVA CHE I FATTI SUSSISTANO
BRUNO SPAGNOLINIBRUNO SPAGNOLINI
 (ANSA) - Non vi è "prova sufficiente" per dimostrare che "i fatti sussistano". Con questa formula la terza sezione penale della Corte d'Appello milanese (giudici Marcelli-Nova-Gamacchio) ha assolto gli ex vertici di Finmeccanica e AgustaWestland Giuseppe Orsi e Bruno Spagnolini nel processo di secondo grado 'bis' con al centro l'accusa di corruzione internazionale per presunte tangenti che sarebbero state versate a pubblici ufficiali indiani per far ottenere ad AgustaWestland una commessa da 556 milioni di euro per 12 elicotteri.

I due imputati erano stati condannati in primo grado solo per l'ipotesi di frode fiscale e poi in appello anche per corruzione internazionale (4anni e 6 mesi a Orsi e 4 anni a Spagnolini), ma poi la Cassazione nel dicembre 2016 annullò con rinvio le condanne ordinando un appello 'bis' per riascoltare alcuni testimoni, sentiti nei mesi scorsi. Oggi le assoluzioni e ora la Procura generale potrebbe decidere di presentare ricorso in Cassazione per un altro giudizio.
GIUSEPPE ORSI IN AUTO VERSO IL CARCERE jpegGIUSEPPE ORSI IN AUTO VERSO IL CARCERE JPEG

3.FINMECCANICA: DIFESA ORSI, DIMOSTRATO NON CI FU CORRUZIONE
 (ANSA) - "Questo processo chiude una vicenda che sin dalle prime battute doveva essere chiara anche agli investigatori: non esiste alcun accordo corruttivo, non vi è prova alcuna che il denaro sia pervenuto al maresciallo Tyagi", ex capo dell'Aeronautica militare indiana. Così l'avvocato e professore Ennio Amodio, che difende Giuseppe Orsi, ha commentato l'assoluzione (le motivazioni tra 90 giorni) dell'ex numero uno di Finmeccanica nel processo d'appello 'bis' su presunte tangenti che sarebbero state versate a pubblici ufficiali indiani per far ottenere ad AgustaWestland una commessa da 556 milioni di euro per 12 elicotteri.

PIER FRANCESCO GUARGUAGLINI GIUSEPPE ORSIPIER FRANCESCO GUARGUAGLINI GIUSEPPE ORSI
Oggi è stato assolto anche l'ex ad di AgustaWestland Bruno Spagnolini, che venne arrestato, così come Orsi, nel 2013 e che uscendo dall'aula, a chi gli ha fatto presente che l'assoluzione dalle accuse di corruzione internazionale e frode fiscale, arriva dopo 5 anni, ha detto: "Con tutto il danno che è stato fatto all'azienda, il danno fatto a noi conta meno". In aula era presente anche Orsi che con i legali ha manifestato la sua soddisfazione per l'assoluzione.

"Non si è mai dimostrato - ha aggiunto il legale Amodio - che i funzionari indiani abbiano in qualche modo interferito nella gara. Si riafferma così - ha aggiunto - che quella fornitura altro non è stata che la manifestazione di un successo dell'industria elicotterista italiana che aveva offerto all'India una delle sue macchine di maggiore efficienza, tanto da essere acquisita anche dall' amministrazione statunitense per i viaggi del presidente Obama".

Fonte: qui
finmeccanica agusta westland elicotteroFINMECCANICA AGUSTA WESTLAND ELICOTTERO

martedì 5 dicembre 2017

AAA ITALIA VENDESI

IERI SERA SU ‘REPORT’(RAI): LA GERMANIA SI MANGIA LA FRANCIA, ANZI È LA FRANCIA CHE SI È MANGIATA NOI: UNICREDIT, TIM, GENERALI, MEDIOBANCA, BNL, CARIPARMA, MEDIASET, FENDI, BULGARI, BRIONI, GUCCI ECCETERA ECCETERA 

INTERVISTE A CALENDA, PRODI, BONO, SAPELLI (VIDEO)

IN ONDA IERI SERA 21.10, RAI 3

VIDEO - raiplay.it

GIULIO SAPELLI- ECONOMISTA
Adesso il governo fa la Golden Power, ci pensa su, dopo che questi hanno mentito davanti alla Consob. Fior fiore di avvocati italiani sostengono uno che nomina il top management e non ha il controllo di un’azienda? Ma ragazzi, se io se dovessi dire questo ai miei studenti mi pigliano a pomodorate no?

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO
romano prodiROMANO PRODI
Chi controlla Telecom ha la possibilità di controllare dati  e tabulati di 40 milioni di utenze tra fisse e mobili. Poi controlla anche la società   Telsy  che distribuisce telefonini e apparati criptati per le istituzioni nazionali e internazionali. Poi controlla anche Telecom San Marino, il gruppo Tim Brasil che ha oltre 60 mln di utenze. Poi path.net  che è la piattaforma dove viaggiano i dati della digitali della pubblica amministrazione. Poi Persidera che è l’operatore di rete indipendente dotato di cinque multiplex digitali nazionali.

Controlla anche Tivùsat, che è la piattaforma satellitare che veicola il digitale terrestre. Inwit  che è il primo gestore di torri per la telefonia mobile, il secondo in tutta Europa. Controlla soprattutto  Sparkle, che è praticamente la rete di cavi sottomarini che collega l’occidente, l’Italia, dove passa il traffico internet verso la Turchia, l’Iran e Israele.

BOLLORE BERLUSCONIBOLLORE BERLUSCONI
Insomma su quella rete, sulla rete Telecom passano le informazioni piu’ sensibili dei nostri ministeri, forze dell’ordine, degli apparati di sicurezza, degli ospedali, delle imprese, delle ambasciate, delle industrie. 

Ed è per questo che è considerato un asset strategico, e il governo può applicare  il golden power, cioè il potere di controllo, ma fino a dove arriva questo controllo?

Grazie ad un complesso schema di finanziarie controlla un gruppo che,  viene stimato, dovrebbe valere oltre  7 miliardi di dollari. È presente, oltre che in Europa, in Asia e Africa, ha interessi oltre che nelle banche, nelle assicurazioni, nelle telecomunicazioni,  nella produzione cinematografica e in quella dell’ intrattenimento. Anche  nei  trasporti, logistica, ferrovie, porti, componenti per auto elettriche. Ecco ha interessi anche nell’agroalimentare dove,  tra i prodotti che spinge di più sono i vini francesi di eccellenza. 

Ma Bollorè pare avere il vizietto delle scalate nell’ombra. Per aver tentato di scalare, dando informazioni fuorvianti e false al mercato, è stato sanzionato dalla Consob per 3 milioni di euro e interdetto all’occupare cariche per 18 mesi in società quotate. Questo perché aveva tentato di scalare la PREMAFIN dei LIGRESTI  Poi all’inizio di quest’anno, in seguito ad una denuncia di Berlusconi, è stato posto sotto indagine dalla procura di Milano, con l’accusa  di aggiotaggio per aver tentato di acquisire  la Mediaset.
SIGFRIDO RANUCCISIGFRIDO RANUCCI

Ecco, insomma, volendo prenderla un po’ a ridere, sulla rete che controlla Bollorè passano le telefonate della Consob che l’ha sanzionato, anche quelle nostre e della Rai che stiamo facendo un’inchiesta sul suo gruppo. Riuscirà il nostro governo a rimettere le mani sulla rete così strategica? L’ex premier Matteo Renzi aveva creato una società, Open Fiber, con pezzi di stato dentro, Enel e Cassa Depositi  e Prestiti.  Ed ora la partita si gioca sull’ultimo miglio. 

GIOVANNA BOURSIER

Vivendi ha la maggioranza in Cda da maggio 2017, ma è solo a fine luglio, quando l’amministratore delegato Flavio Cattaneo esce con 25 milioni di liquidazione e il Cda vota direzione e coordinamento, che il governo si accorge che dovevano notificargli il controllo. I francesi negano di averlo, ma il 13 settembre la Consob li smentisce: Vivendi ha il controllo di fatto di Tim. Il governo può applicare il Golden Power, cioè il potere speciale che gli consente di blindare le società strategiche per l’interesse nazionale.

JONELLA LIGRESTIJONELLA LIGRESTI
MINISTRO CARLO CALENDA
Io l’ho esercitato, secondo me, diciamo, quando c’erano gli estremi per esercitarlo.

GIOVANNA BOURSIER
Però loro controllano da prima perché quando è che salgono? Com’è che nessuno si accorge che a un certo punto Vivendi sta salendo nella maggioranza Telecom e governa tutto il Cda?

MINISTRO CARLO CALENDA
No, se ne sono accorti tutti del fatto che Vivendi stava salendo. Io come ho detto, come mi è capitato di dire al presidente allora che venne qui, gli ho detto questa è una operazione dove pensate di trattare noi come la Guiana francese.

GIOVANNA BOURSIER FUORI CAMPO
Adesso Depuyfontaine è diventato presidente di Telecom, mentre il nuovo Amministratore Delegato è Amos Genish, entrambi Vivendi. A ottobre Calenda applica il Golden Power per la prima volta in Italia, sulla rete, compresa Sparkle, che è quella sottomarina, per interesse nazionale.

MINISTRO CARLO CALENDA
ligrestiLIGRESTI
Le prescrizioni del Golden Power prevedono una persona nel consiglio di amministrazione. Il fatto che loro non possono muovere asset dall’Italia che riguardano la sicurezza della rete, gli investimenti sulla rete, e tutta un’altra serie di prescrizioni molto dettagliate. Quello è interesse nazionale. Il fatto di disquisire sulla nazionalità degli azionisti non lo è, anche perché, faccio osservare, che non è che Telecom dagli azionisti italiani sia stata gestita così bene, no?

GIOVANNA BOURSIER FUORI CAMPO
Ancora adesso Telecom ha debiti per 25 miliardi netti, su un fatturato di 19 miliardi.

GIOVANNA BOURSIER
A garantire quei debiti è la rete?

MAURIZIO MATTEO DECINA - ECONOMISTA DELLE TELECOMUNICAZIONI
Sì, la rete potrebbe valere intorno ai 15 miliardi, ovviamente sarà il mercato a decidere

GIOVANNA BOURSIER
Ma è un peccato se ce la giochiamo, perché sarebbe un’azienda che invece potrebbe…

GIULIO SAPELLI- ECONOMISTA
GIOVANNA BOURSIERGIOVANNA BOURSIER
Senta, senta, noi quando è cominciata la telefonia mobile potevamo essere un’azienda leader, poi abbiamo cominciato a perdere i pezzi.

GIOVANNA BOURSIER FUORI CAMPO
Intanto è diventata a maggioranza francese, e il problema del governo è diventato tenersi la rete. Già nel 2013, l’allora Presidente, Franco Bernabè, voleva scorporarla dalla telefonia, quando a scalare Telecom era la spagnola Telefonica, ma il governo Letta dice no. Adesso trattiamo per riprendercela. Perché ci passano i cavi, le informazioni, i dati.

GIOVANNA BOURSIER
Lei è per lo scorporo della rete?

MINISTRO CARLO CALENDA
Sì, io l’ho detto tante volte.

GIOVANNA BOURSIER
E se si scorpora la rete dobbiamo pagarla?

MINISTRO CARLO CALENDA
Io quello che non voglio fare è una cosa in cui lo stato italiano si mette a negoziare con un privato su una cosa di cui non sappiamo il valore, e finisce, nella storia dell’Italia, per pagarlo molto di più di quello che vale. Non ci credo a questo. Penso che la scelta giusta debba essere una scissione societaria che viene quotata sul mercato, come è stato fatto in Inghilterra, che ci siano due società, una che si occupa della rete e una dei servizi.
GIULIO SAPELLIGIULIO SAPELLI

STEFANO PILERI – AMMINISTRATORE DELEGATO ITALTEL
A questa rete è connesso, e sarà sempre più connesso, tutta la struttura industriale del Paese, la pubblica amministrazione.

GIOVANNA BOURSIER
Che cosa passa sulla rete?

STEFANO PILERI – AMMINISTRATORE DELEGATO ITALTEL
Le telefonate. E c’è un altro servizio importante che viaggia sulle reti di telecomunicazioni e che è diventato la… è diventato quello più utilizzato, è il servizio di accesso e navigazione ad internet. Se non evolve, sarà più difficile fare iniziative industriali.

GIOVANNA BOURSIER FUORI CAMPO
Per questo bisogna fare la fibra, che vuol dire sicurezza, velocità e sviluppo del Paese, che altrimenti resta indietro. Ma Tim, indebitata, la banda larga la promette da anni e manca sempre l’ultimo miglio, cioè il tratto fino a casa, che è ancora in rame. Per fare la banda larga nelle zone svantaggiate, due anni fa Renzi ha fatto Open Fiber, 50% Enel e 50% Cassa Depositi e Presiti. Presidente Franco Bassanini, ex Cassa Depositi e Prestiti. Anziché tenerci la rete e migliorarla, ne abbiamo fatta un’altra.

GIOVANNA BOURSIER
Quindi Renzi dice: Cassa Depositi e Prestiti è Enel, fatelo voi l’ultimo miglio perché Telecom non ha una lira.

MAURIZIO MATTEO DECINA - ECONOMISTA DELLE TELECOMUNICAZIONI
Sì.

GIUSEPPE BONOGIUSEPPE BONO
GIOVANNA BOURSIER
Cioè uno dice: ci troviamo con due società della rete che adesso, tra l’altro, litigano?

MAURIZIO MATTEO DECINA - ECONOMISTA DELLE TELECOMUNICAZIONI
Sì, questo è vero. Da una parte ci sono degli effetti positivi, in quanto Telecom in questi ultimi anni sta correndo, perché ha già cablato il 70% degli armadi, e sta correndo perché è entrata Open Fiber. Quindi si è creata una concorrenza che prima non c’era. Però, al tempo stesso, c’è il pericolo della duplicazione dei costi, cioè due operatori che costruiscono due reti parallele.

GIULIO SAPELLI- ECONOMISTA
Ma che bisogno c’era di fare..? Avevamo già una rete fissa. non c’era nessun motivo che, per avvantaggiare l’Enel che è un’azienda pubblica?

GIOVANNA BOURSIER
Il governo le risponderebbe che Telecom non l’avrebbe fatta la banda larga?

GIULIO SAPELLI- ECONOMISTA
In ogni caso io non mi metto a fare come azienda pubblica qualcosa che c’è già. Perché devo darla a un’altra impresa, all’Enel? Ma perché? Ma l’Enel poi fa energia elettrica, no? Non lo so. È un mondo fuori squadra e non si spiega se non per potentissime lobbies nascoste, italiane e non italiane, che lavorano e premono su i decisori politici.

GIOVANNA BOURSIER
Verrebbe da dire che forse Renzi era l’unico che si era accorto che il controllo di Telecom lo stavano prendendo i francesi, e quindi gli ha fatto una società italiana per fare concorrenza alla Francia…

MAURIZIO MATTEO DECINA - ECONOMISTA DELLE TELECOMUNICAZIONI
Esattamente, esattamente, esattamente. Sembra una partita a scacchi tra i due governi.

GIOVANNA BOURSIER
mustierMUSTIER
Però l’ha fatta male, perché alla fine invece il grosso della rete ce l’ha Bollorè, ce l’ha Vivendi, e l’Italia si ritrova con una società che deve fare ‘sto ultimo miglio.

MAURIZIO MATTEO DECINA - ECONOMISTA DELLE TELECOMUNICAZIONI
C’è una situazione sicuramente di attrito conflittuale, sicuramente questo c’è. Il governo è stato molto aggressivo nei confronti di Telecom Italia. Però con la fusione delle due reti si possono dare tantissimi vantaggi agli italiani.

GIOVANNA BOURSIER
Bisogna vedere se i francesi adesso accettano di farla.

MAURIZIO MATTEO DECINA - ECONOMISTA DELLE TELECOMUNICAZIONI
Sì, secondo me si farà.

MINISTRO CARLO CALENDA
Dall’altro lato noi stiamo incominciando a ragionare su un’integrazione tra Naval Group, che è il gruppo francese che fa militare, e Fincantieri che fa militare e civile.  Nascerebbe un grandissimo player, il più grande del mondo.

GIOVANNA BOURSIER
Adesso i francesi vogliono ampliare l’accordo al militare: per fare le navi da guerra Fincantieri si allea con Naval Group, che è il triplo di noi, e il problema diventa Leonardo, l’ex Finmeccanica, che fornisce i sistemi di difesa, dai radar alle mitragliatrici, come la francese Thales con Naval Group. Se adesso le commesse in maggioranza vanno a loro, rischiamo di restare a bocca asciutta. L’amministratore delegato, Alessandro Profumo, è preoccupato. Si parla di centinaia di milioni di fatturato e circa 40mila lavoratori. L’amministratore delegato Fincantieri il 21 novembre, viene audito in Senato.

GIOVANNA BOURSIER
Però alla fine controllano i francesi questo accordo, perché l’1% è in prestito.

GIUSEPPE BONO - AMMINISTRATORE DELEGATO FINCANTIERI
BNP PARIBASBNP PARIBAS
Controlla chi? Scusi eh: controlla chi è capace.

GIOVANNA BOURSIER
No, scusi , l’1% lo danno in prestito sotto verifica?

GIUSEPPE BONO - AMMINISTRATORE DELEGATO FINCANTIERI
Sono tutte fesserie. Noi non facciamo “Coppi e Bartali”, noi facciamo industria. Nell’industria vince chi sa fa le cose meglio, non chi comanda.
GIOVANNA BOURSIER
Però dott. Bono lei cercava di fare un accordo in cui l’Italia emergesse, no? Prendersi i cantieri coreani e riuscire a fare la nostra produzione con dei bacini lunghi un chilometro. È vero o no che i francesi l’han fermata?

GIUSEPPE BONO - AMMINISTRATORE DELEGATO FINCANTIERI
Non è vero per niente, non è vero per niente. Noi in Italia certamente abbiamo i bacini, lo spiegavo anche alla Commissione, abbiamo i cantieri che c’hanno più di 100 anni.

GIOVANNA BOURSIER
Cioè perché volevamo i cantieri coreani?

GIUSEPPE BONO- AMMINISTRATORE DELEGATO FINCANTIERI
Noi partecipiamo al consolidamento dell’industria europea.

GIOVANNA BOURSIER
Il dubbio è che le condizioni le dettino i francesi.

GIUSEPPE BONO - AMMINISTRATORE DELEGATO FINCANTIERI
Ma no…

GIOVANNA BOURSIER
E allora perché Profumo è preoccupato? Dice tutte le attrezzature.

GIUSEPPE BONO - AMMINISTRATORE DELEGATO FINCANTIERI
Non lo so, non ne voglio parlare.

GIOVANNA BOURSIER
Non vuole parlare di Profumo?
alessandro profumoALESSANDRO PROFUMO

GIUSEPPE BONO - AMMINISTRATORE DELEGATO FINCANTIERI
Io parlo delle cose che facciamo noi e le navi militari le facciamo noi.

GIOVANNA BOURSIER
E Profumo però vuole continuare a fare, perché se no è un altro patrimonio italiano che ci giochiamo?

GIUSEPPE BONO - AMMINISTRATORE DELEGATO FINCANTIERI
Ma perché ce lo dobbiamo giocare? Se andiamo all’estero e il signor Pincopalla dice voglio i sistemi di Thales noi abbiamo stabilito che tanto i sistemi di Thales non ci possiamo fare niente perché se il cliente vuole quello, ci saranno le compensazioni tra di noi a favore di Finmeccanica.

GIOVANNA BOURSIER
E lì c’è Profumo preoccupato?


MINISTRO CARLO CALENDA
E c’ha ragione. Bisogna essere molto preoccupati. Ma noi non dobbiamo rinunciare a ingaggiarci, o a fare un grande progetto internazionale perché abbiamo paura di costruire una cosa e pensiamo di soccombere con i francesi. Dobbiamo porre delle condizioni che non ci facciano soccombere.

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO
Ce la stiamo mettendo tutta per non soccombere: non è facile. Intanto Macron ha mostrato i muscoli, ha fatto saltare un accordo già raggiunto e c’ha infilato  una società francese che turba i sogni di profumo. Poi, per accontentarci, ci hanno affittato l’un per cento per controllare, e’ una golden share al contrario. Gli riesce facile a casa loro. 

philippe donnetPHILIPPE DONNET
Pero’ uno si chiede ma perche’ tanti pezzi d’italia in mano ai francesi. Consentiteci un ragionamento. In questi anni gli abbiamo consegnato il controllo di alcune banche :  Bnl  e’ della francese Bnp Paribas, Cariparma di Credit Agricole, hanno messo le mani pure sul credito valtellinese. Unicredit   ha come ad il francese Mustier, multato anche lui dalla Consob francese, per insider trading, Mustier, con Bollorè ha il 16% di un patto di sindacato che possiede a sua volta il 28% di Mediobanca e quindi ne controlla la Governance.

E Mediobanca a sua volta col 13% controlla il nostro piu’ grande gruppo assicurativo,  e il cui top manager  è il francese Donnet. Uomo sempre di Bollore’. Ne discende che 3 francesi, Mustier, Bollorè e Bonnet,  hanno in mano parti strategiche del sistema  finanziario italiano. Possono conoscere la solidita’ e le criticita’ delle nostre aziende, e se c’è qualcuna da scalare .

Chi appoggiano? Gli viene meglio se parla la stessa lingua.  Tornando alla nostra politica industriale, le banche creditrici  hanno avuto un ruolo anche in Sardegna.  Un ospedale costruito dal san Raffaele, sta per marcire, chiedono aiuto gli arabi. Che non vengono per beneficenza. Ma in cambio di pezzi di Costa Smeralda. Un piatto  ghiotto anche per altri  costruttori. Sempre che non si metta di traverso  un pastore sardo, cocciuto, che per non rinunciare alla  casa , e all’emozione di affacciarsi sul suo mare e’ disposto  a rinunciare a 700 milioni di euro.  

Fonte: qui