9 dicembre forconi: Telecom Italia
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sabato 8 settembre 2018

NEL PIENO DELLA TEMPESTA SUI MANAGER TIM, GENISH METTE IN VENDITA SPARKLE, LA SOCIETÀ STRATEGICA DEI CAVI SOTTOMARINI CHE PORTANO LE NOSTRE COMUNICAZIONI

POTREBBE ANCHE SERVIRE PER RIAPRIRE UN CONFRONTO CON IL GOVERNO, MENTRE ARNAUD DE PUYFONTAINE, EX PRESIDENTE DI TIM E CONSIGLIERE IN QUOTA VIVENDI, CERCA DI RICUCIRE CON I GIALLOVERDI, CHE INCONTRERÀ DOMANI A UN EVENTO PUBBLICO. MA I RAPPORTI CON MACRON…

Ilaria Sacchettoni per il Corriere della Sera

AMOS GENISHAMOS GENISH
Tim prende fiato in Borsa ma non cala la tensione tra i due maggiori azionisti Vivendi ed Elliott. Dopo l' attacco lanciato mercoledì da Parigi al nuovo consiglio, accusato di aver portato una «governance fallimentare», e la risposta del presidente di Tim, Fulvio Conti che ha seccamente respinto le critiche, ieri Massimo Ferrari, consigliere indipendente del gruppo telefonico e general manager di Salini Impregilo, ha cercato di fare chiarezza mettendo in fila gli elementi che hanno spinto Tim in un angolo, riassegnando quelle responsabilità che i soci francesi hanno addossato tutte al consiglio assolvendo il ceo Amos Genish.

MASSIMO FERRARIMASSIMO FERRARI
«Tim non ha bisogno di chiacchiere, ma di fatti: decisioni importanti ed execution» ha detto Ferrari, «le aziende debbono essere gestite dal management con decisioni assunte nell' ambito di piani industriali approvati dal board - ha aggiunto -, il management è responsabile di assumere e implementare le decisioni nell' interesse della società e degli stakeholder». Come a dire che prendersela con il consiglio per i risultati deludenti e la flessione dei titoli in Borsa è pretestuoso. «I commenti sul funzionamento della governance - ha proseguito Ferrari -, se ci sono, si fanno nelle sedi opportune, ovvero nei consigli di amministrazione e, a mia memoria, non ne ho ascoltato nessuno sino ad oggi».

Intanto a Piazza Affari ieri Tim ha recuperato chiudendo in rialzo dell' 1,16% a 0,52 euro.
Fulvio ContiFULVIO CONTI
Lunedì è in programma un consiglio sulla gara per il 5G.
Alcuni consiglieri avrebbero chiesto al presidente Conti di convocare fisicamente il board invece che in conference call come previsto. E' comunque già in programma un altro consiglio il 24 settembre e potrebbe essere quello il momento del redde rationem con Genish. Ferrari non si è sbilanciato: «Non ne parlo, ci sono le sedi opportune».

Non è chiaro se è per anticipare le critiche, ma lunedì scorso il ceo di Tim ha fatto partire il processo di vendita di Sparkle con l' invito alle banche. La risposta è attesa per oggi. E' un dossier molto delicato trattandosi della società a cui fanno capo la rete internazionale ritenuta strategica per la sicurezza del Paese.

Potrebbe anche servire a Genish per riaprire un confronto con il governo, con cui non ci sono stati ancora incontri ufficiali dopo l' insediamento del nuovo board. A Roma segnalano piuttosto un grande attivismo da parte di Arnaud de Puyfontaine, ex presidente di Tim e attuale consigliere in quota Vivendi, per cercare di ricucire con il governo e creare un clima favorevole al ritorno di Vivendi sul ponte di comando di Tim.

bollore de puyfontaineBOLLORE DE PUYFONTAINE
Ma visto lo stato dei rapporti tra Palazzo Chigi ed Emmanuel Macron la manovra si starebbe rivelando piuttosto difficile. Domani de Puyfontaine ha fatto sapere che sarà a Bisceglie per il DigiThon, dove sono attesi il premier Giuseppe Conte e il vicepremier Luigi Di Maio.

Fonte: qui






''GENISH PORTI I RISULTATI'': IL PRESIDENTE TIM, CONTI, DIFENDE L'AD MA SEGNALA CHE I TEMPI STRINGONO. 

IL MANAGER HA PUNTATO SULLA VENDITA DI SPARKLE, MA DI MAIO HA GIÀ ESERCITATO IL SUO PERSONALE E IRRITUALE GOLDEN POWER: ''DICO NO ALLA VENDITA DEI CAVI, È STRATEGICA PER IL PAESE, CHE DEVE ESSERE CABLATO'' 

CONTI RESPINGE LE ACCUSE DI VIVENDI: ''SPARGE VOCI E NOTIZIE IMPRECISE''

TIM: DI MAIO, NO A VENDITA SPARKLE
luigi di maio 3LUIGI DI MAIO 3
 (ANSA) - "Il mio obiettivo è che il paese sia cablato ma non permetteremo che si venda Sparkle" la controllata di Tim che gestisce la rete primaria che porta l'informazione tra i grandi server e per la quale ieri i vertici hanno annunciato l'inizio del processo di cessione. Lo afferma il vicepremier e ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio in un'intervista a 'Il sole 24 ore' secondo cui "al momento non è in agenda" un incontro con gli azionisti francesi di Tim. Di Maio ha sottolineato come la fibra "sia strategia per il paese. Il mio obiettivo è che il paese sia cablato".

Francesco Spini per ''la Stampa' 

In vista del primo consiglio d' amministrazione, lunedì, dopo l' ennesimo cataclisma in Telecom Italia, il presidente Fulvio Conti parla a margine del Forum Ambrosetti di Cernobbio e prova ad abbozzare una difesa dell' amministratore delegato Amos Genish, finito di nuovo sotto il fuoco di fila dei contestatori interni targati Elliott. «Credo sia la persona giusta, non ci sono dubbi sulle sue capacità», dice davanti alle telecamere anglosassoni di Cnbc.
Fulvio ContiFULVIO CONTI

Ma allo stesso tempo, aggiunge, «abbiamo bisogno di vederlo portare risultati». Comunque, assicura, «ci sono molte cose che stiamo portando avanti e sono abbastanza sicuro che queste si tradurranno in risultati positivi in futuro».

Contromosse

Sapendo di essere atteso al varco, Genish ha movimentato il quadro, avviando la vendita di Sparkle, la controllata specializzata nel traffico dati internazionale. Conti spiega che il processo «sta iniziando». Siamo ai primi passi: non sono state nemmeno selezionate le banche advisor. In ogni caso non sarà una passeggiata.

Da un lato perché Sparkle fa un' attività strategica sottoposta a «golden power», sotto sorveglianza del governo, dall' altra in quanto il business è divenuto rischioso per l' acquirente più naturale, ossia la Cdp, possibile interessato come F2i. Il margine operativo lordo nei primi sei mesi si è fermato a 53 milioni, contro gli 89 dello stesso periodo del 2017.

Finita l' epoca dei monopoli, tutto si è complicato e vendere è diventato più difficile.
sparkleSPARKLE
Anche il contratto più celebre, quello del traffico dati con Israele, dovrà essere rinegoziato tra un anno e probabilmente sarà meno ricco, visto che non è più l' unico collegamento.
C' è così chi scommette che il valore di Sparkle, col nuovo scenario, potrebbe non superare gli 850 milioni, in linea con la valutazione che Cassa depositi e Prestiti si vide rifiutare dalla Telecom di Flavio Cattaneo.

rete sparkleRETE SPARKLE
Genish, però, grazie alla mossa su Sparkle (ma ha in serbo anche novità nelle Investor relations, dove in pole ci sarebbe, secondo voci, Carola Bardelli, in arrivò da Deutsche Bank) avrà un argomento in più da spendere nel consiglio di lunedì nel cui ordine del giorno, per ora, ci sono solo le valutazioni sulla partecipazione di Tim alla gara per le frequenze del 5G della telefonia mobile.

«È chiaro che dobbiamo partecipare alla gara - assicura Conti -, è parte integrante della nostra strategia». Ma è assai probabile che un chiarimento in consiglio ci sarà, senza escludere colpi scena.
«Non vedo una guerra, vedo qualcuno che non è a suo agio, come Vivendi che sparge voci e notizie imprecise», attacca Conti.

Rapporti da allacciare
AMOS GENISH1AMOS GENISH
Oggi Vivendi potrà rispondere attraverso il suo amministratore delegato, Arnaud de Puyfontaine che interverrà a Digithon, la «maratona delle idee digitali» in corso a Bisceglie e a cui oggi prenderà parte anche il presidente del consiglio Giuseppe Conte e il vice premier Luigi Di Maio. Nell' occasione il manager francese (ex presidente di Tim prima che Elliott lo detronizzasse), proverà ad allacciare rapporti con il governo giallo verde che qualcuno descrive infastidito dal caos di Tim, che ieri in Borsa ha recuperato l' 1,07%.

DE PUYFONTAINE BOLLOREDE PUYFONTAINE BOLLORE
Difficile che i grillini diano supporto ai francesi, ma gli uomini di Bolloré battono un colpo prima di dare fuoco alle polveri per riconquistare già quest' autunno la guida di Tim.

Fonte: qui

lunedì 16 aprile 2018

PRIVATIZZAZIONI ALL'ITALIANA - TELECOM ITALIA

MELETTI SU "IL FATTO QUOTIDIANO": "CON LA BOLLETTA GLI ITALIANI HANNO PAGATO I DEBITI DI ALTRI ANZICHÉ LA QUALITÀ DELLA RETE 

QUEI 75 MILIARDI PAGATI DI INTERESSI SUL DEBITO FATTO DA COLANINNO, SPONSOR IN MEDIOBANCA D'ALEMA, PER ACQUISTARE LA COMPAGNIA TELEFONICA 

IN UN PAESE CIVILE UNA COSA DEL GENERE NON SAREBBE STATA CONSENTITA"

Giorgio Meletti per il “Fatto quotidiano”

paul singer fondo elliottPAUL SINGER FONDO ELLIOTT
La politica non riesce a fare il governo ma è impegnatissima nell' ennesima stucchevole discussione a vuoto sul futuro della rete telefonica. Ai cittadini - che pagheranno come al solito un conto salato alle brillanti idee di certi Soloni talvolta interessati - bisognerebbe spiegare la differenza tra il "mondo di sopra" (i finti temi apparentemente in discussione) e il "mondo di sotto", le verità che nessuno - ministri, politici in genere e opinionisti sponsorizzati - osa pronunciare.
FABIO GALLIA CLAUDIO COSTAMAGNAFABIO GALLIA CLAUDIO COSTAMAGNA


Il mondo di sopra è noto. Il fondo Elliott punta a sottrarre ai francesi di Vivendi il controllo di Telecom Italia (Tim). Il governo spalleggia gli americani ordinando alla Cassa Depositi e Prestiti di spendere 750 milioni del risparmio postale per comprare il 4,26 per cento di Tim e farlo pesare all' assemblea degli azionisti. Elliott (che propone per il vertice Tim alcuni vecchi boiardi a 24 carati) punta, con il governo, a scorporare da Tim la rete telefonica per fonderla con Open Fiber, la nuova rete in fibra ottica finanziata da Enel e Cdp, cioè dallo Stato.

DI MAIO TIMDI MAIO TIM






Siccome la rete Tim fa schifo e abbiamo una qualità di connessione Internet tra le peggiori d' Europa (ma forse Cipro e Portogallo stanno messi peggio), e siccome gli azionisti di Tim non hanno mai voluto sacrificare i loro dividendi agli investimenti, il governo Renzi pensò di sfidarli investendo miliardi pubblici su una nuova rete in concorrenza.

CARLO CALENDACARLO CALENDA

Siccome però l' operazione Open Fiber è economicamente insensata, il governo Gentiloni spende per l' unificazione delle due reti che il governo Renzi aveva speso per averle divise e in concorrenza. Con spreco di quantità ancora ignote di denaro pubblico. Le vestali del libero mercato gridano allo scandalo, e sul punto abbiamo assistito a una sapida polemica via Twitter tra il ministro Carlo Calenda e il presidente dell' Istituto Bruno Leoni, Franco Debenedetti, che nella nostra economia sfasciata svolge il ruolo di Pontefice della religione liberista.

franco debenedettiFRANCO DEBENEDETTI
Il mondo di sotto è quello che né Calenda né Debenedetti osano nominare perché nasconde il contributo concreto della mistica liberista alla rovina del Paese. Dal 2000 al 2017, in 18 anni, Tim ha pagato alle banche interessi per 75 miliardi di euro, cinque volte il suo attuale valore di Borsa. Per scalare Telecom Italia, l' Olivetti di Roberto Colaninno nel 1999 si fece prestare i soldi dalle banche. Poi fuse l' Olivetti e la Telecom, così il colosso telefonico si è trovato a dover pagare per l' eternità decine di miliardi di debiti fatti per scalarlo.

DE PUYFONTAINE BOLLOREDE PUYFONTAINE BOLLORE







In un Paese civile una cosa del genere non sarebbe stata consentita. In Germania e Francia i telefoni sono rimasti statali e pare che funzionino lo stesso. In Italia, invece, essendo molto moderni, abbiamo applaudito la genialità del "ragioniere di Mantova", sponsorizzata dall' allora premier Massimo D' Alema

E indovinate da che parte stava Debenedetti? 

Se allora avessimo avuto un governo degno del nome - anziché quelli guidati da D' Alema, Giuliano Amato e Berlusconi - l' Italia avrebbe una rete telefonica con fili d' oro e velocità di connessione da 300 miliardi di giga al secondo. Invece, in nome del libero mercato, si è permesso che certi "salotti" (le banche in testa, non dimentichiamolo mai) si appropriassero di Tim, della rete e degli immobili, più i 75 miliardi e i dividendi.
MATTEO COLANINNO MASSIMO DALEMAMATTEO COLANINNO MASSIMO DALEMA

RETE TIMRETE TIM
Ecco perché la discussione di oggi è inutile. Con la bolletta gli italiani hanno pagato i debiti di altri anziché la qualità della rete. 

Lo Stato dovrà pagare il conto per forza. Non è statalismo constatare la porcata che è tra le ragioni del declino economico italiano. Quindi lo Stato (noi) pagherà di nuovo. 

A meno che la mistica liberista dell' Istituto Bruno Leoni non conosca la tecnica per rimettere il dentifricio nel tubetto.

Fonte: qui


sabato 24 marzo 2018

MA LA CONSOB QUANDO SI SVEGLIA? - I CONSIGLIERI DI MINORANZA DI TIM VOGLIONO PRESENTARE UN ESPOSTO ALL'AUTHORITY SOSTENENDO CHE, CON LE DIMISSIONI DEGLI 8 MEMBRI DEL CDA (TRA CUI IL PRESIDENTE DE PUYFONTAINE) ..

VIVENDI HA DIMOSTRATO DI AVERE IL CONTROLLO DI TIM NON SOLO “DI FATTO” MA ANCHE “DI DIRITTO”. UNA TESI QUESTA CHE POTREBBE ANCHE COSTRINGERE I FRANCESI (CUI FA CAPO IL 24% DEL CAPITALE) A...

Maddalena Camera per “il Giornale”

ARNAUD DE PUYFONTAINEARNAUD DE PUYFONTAINE
Consob alza il livello di guardia dopo che Vivendi ha fatto «decadere» il cda di Telecom Italia come risposta all' attacco sferrato dal fondo Elliott. E gli stessi consiglieri di minoranza non dimissionari potrebbero presentare un esposto proprio all' Authority sostenendo che, con le dimissioni degli 8 membri del cda avvenute giovedì (tra cui il presidente Arnaud de Puyfontaine, che è anche ad di Vivendi), il gruppo francese ha dimostrato di avere il controllo di Tim non solo «di fatto» ma anche «di diritto». Una tesi questa che, se portata alle estreme conseguenze, potrebbe anche vedere i francesi (cui fa capo il 24% del capitale) costretti a promuovere una offerta pubblica su Tim.
DE PUYFONTAINE BOLLOREDE PUYFONTAINE BOLLORE

Non solo, lo stesso Elliott - secondo indiscrezioni - starebbe valutando un' azione contro gli amministratori di Tim se dovesse emergere che sono venuti meno ai loro doveri. Per gli analisti, dietro alla mossa di Vivendi c' è l' obiettivo di «spostare il confronto in assemblea dalla governance al management». La lista dei francesi dovrebbe infatti riproporre Amos Genish come ad, verso cui Elliott aveva aperto una linea di fiducia. Elliott ora dovrà individuare un nuovo ad capace di portare avanti la sfida della nuova rete.

paul singer fondo elliottPAUL SINGER FONDO ELLIOTT
Dietro la mossa di Vivendi, ci potrebbe poi essere il tentativo di «allontanare» Assogestioni da Elliott, affinché non si coalizzino in assemblea. Il fondo Usa però dovrà studiare bene le possibilità di alleanza con Assogestioni, dato che, per prassi, l' associazione presenta una lista di soli indipendenti non destinati a assumere deleghe operative. Vivendi invece presenterà dieci candidati e, anche se battuta, potrà nominare cinque consiglieri di minoranza.

L' azzeramento del vertice Tim ordito direttamente dal patron di Vivendi, Vincent Bollorè, è stata giudicata un' azione «cinica ed egoista» dal fondo Usa che voleva sostituire sei consiglieri espressi dai francesi con altrettanti suoi nell' assemblea del 24 aprile. Il fondo ha detto di «non essere sorpreso di vedere le dimissioni di sette membri del board collegati a Vivendi. Incapace di avanzare argomenti validi, il cda ha semplicemente abbandonato il proprio posto per prendere tempo. Ma l' azione ritarda la possibilità degli azionisti di Telecom di esprimere il proprio voto alla prossima assemblea». Elliott ha anche ricordato di aver investito nel gruppo tlc fin dal 1999 e che l' approccio verso Tim è coerente con quello di altri suoi investimenti.

TIMTIM
Come atteso, Franco Bernabè è stato intanto nominato vice-presidente con deleghe sulla sicurezza e su Sparkle, incarichi prima affidati a Giuseppe Recchi. L' assemblea del 24 aprile a questo punto si limiterà ad approvare il bilancio 2017 e a rinnovare il collegio sindacale mentre l' elezione del cda avverrà con una nuova assemblea convocata per il 4 maggio. Resta la preoccupazione anche tra i sindacati per il drastico piano esuberi firmato da Genish.

La tensione rimane quindi alle stelle e ieri Tim ha contenuto le perdite all' 1% in Borsa, anche perché Elliott ora dovrebbe incrementare la sua quota (5,74%) per garantirsi la vittoria in assemblea. Per gli analisti di Jefferies le dimissioni dei consiglieri e la decadenza del cda significa che «Vivendi prende la minaccia di Elliott alla governance di Tim molto seriamente. Crediamo che Elliott e i suoi sostenitori restino ben posizionati per assicurarsi che il cda dopo l' assemblea del 4 maggio non sarà controllato da Vivendi».

Fonte: qui

martedì 16 gennaio 2018

IN ITALIA LA CHIAMANO GIUSTIZIA

PIROSO: “MARCO TRONCHETTI PROVERA È FINITO IN UNA TRAGICOMMEDIA DAI CONTORNI SURREALI 

SEI GIUDIZI SULLO STESSO FATTO: PRIMO GRADO, APPELLO, CASSAZIONE, APPELLO-BIS, CASSAZIONE-BIS, APPELLO-TER. UN RECORD. 

TUTTO CIÒ PREMESSO, È ESAGERATO RITENERE CHE SI SIA IN PRESENZA DI UN CERTO QUAL ACCANIMENTO GIUDIZIARIO?’’

Mail di Antonello Piroso a Dagospia

Caro Roberto,

TRONCHETTITRONCHETTI
ricordi la cantilena del capo tribù Nino Manfredi -nel film agrodolce di Ettore Scola Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l'amico misteriosamente scomparso in Africa?- davanti ai tentativi di Alberto Sordi di attirare la sua attenzione?

Era "Aridanga romba cojota".

Ecco, ci sarebbe da ripetere l'espressione ridendo, se non ci fosse da avvilirsi, sul secondo rinvio deciso dalla Cassazione per un terzo processo d'appello, per la stessa accusa, a carico di Marco Tronchetti Provera.
TRONCHETTI PROVERA GENTILONITRONCHETTI PROVERA GENTILONI

Siamo dalle parti di Franz Kafka, in una tragicommedia davvero dai contorni surreali.
Sei giudizi sullo stesso fatto: primo grado, appello, Cassazione, appello-bis, Cassazione-bis, appello-ter.
Un (poco invidiabile) record.

Facciamo un veloce ripasso delle puntate precedenti.

Tronchetti si è ritrovato impelagato per diversi anni nella magmatica vicenda dei cosiddetti "dossieraggi illegali" ai tempi in cui era dominus non solo di Pirelli ma anche di Telecom.

Su quel ginepraio sono stati istruiti procedimenti da cui è uscito immacolato, perchè in essi non è mai entrato: cioè, non è mai stato processualmente coinvolto.

Solo un'accusa, alla fine, gli è rimasta sul groppone: quella di ricettazione.

nicole kidman marco tronchetti proveraNICOLE KIDMAN MARCO TRONCHETTI PROVERA
Cuore del processo: un cd-rom con informazioni a danno, si badi, di Tronchetti e famiglia, raccolti dall’agenzia di investigazione Kroll, ingaggiata dai rivali brasiliani di Tronchetti per contendergli quel ricco mercato, dati però "hackerati" (cioè estorti illegalmente) dagli uomini di Giuliano Tavaroli (ex capo della security Telecom e della banda dei "furbetti della tastierina", quella sì condannata per i dossieraggi illeciti), che poi avrebbe consegnato il tutto a Tronchetti, secondo l'accusa ben consapevole di quella provenienza illecita.

Tronchetti si difende spiegando di non esserne mai stato a conoscenza, e che anzi -quando era stato avvisato che tale documentazione sarebbe arrivata- aveva disposto che fosse consegnata all'autorità giudiziaria.

marco e afef tronchetti proveraMARCO E AFEF TRONCHETTI PROVERA
Ciò nonostante, nel luglio 2013 Tronchetti rimedia una condanna a un anno e 8 mesi, per cui ricorre in appello rinunciando -attenzione- alla prescrizione: vuole soddisfazione nel merito.
E la ottiene.
Nel giugno 2015 i giudici della prima corte d'Appello di Milano infatti lo assolvono.

Ora, per carità, i gradi di giudizio in Italia sono tre, e fino a quando non sono stati esperiti tutti...già, appunto, che succede?
"Fino a quando non sono stati esperiti tutti un cittadino non può essere definito innocente" viene ormai quasi ovvio rispondere, con un'inversione della presunzione di innocenza.

Presunzione che si radica nell’articolo 27, comma 2, della Costituzione italiana, che recita testualmente:
“L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva” (e lascio volentieri ai legulei il dibattito sulla natura di tale norma, e cioè se essa inquadri non una presunzione di innocenza o di non colpevolezza, bensì un divieto di presunzione di colpevolezza). Ormai ci siamo rassegnati all'andazzo (incivile): quando si mette in moto il circo mediatico-giudiziario, il soggetto che finisce nel tritacarne è automaticamente il famoso "mostro" da sbattere in prima pagina, perchè -si sa- dove c'è fumo...
tavaroliTAVAROLI

La Cassazione, investita del giudizio su ricorso dell'accusa, cosa delibera?
Annulla l'appello, che quindi deve essere celebrato nuovamente.
Motivo? Tronchetti avrà pure ordinato di portare il cd-rom ai magistrati, ma "la volontà di difendersi" è esattamente il "profitto" che integra la ricettazione, anche perchè poi una vera denuncia formale non c'è stata ma solo un "verbale di consegna" del cd-rom.

Ma la Cassazione va oltre: censura che in Appello siano state acquisite come "nuove prove" le dichiarazioni di due ex legali di Tronchetti, Francesco Chiappetta e Francesco Mucciarelli, stante che dopo la condanna in primo grado, il Tribunale aveva trasmesso gli atti alla Procura perchè i due fossero perseguiti per falsa testimonianza a favore dell'imprenditore.
KrollKROLL

Ma il 16 gennaio dell'anno scorso il gip Manuela Accurso Tagano accoglie la richiesta di archiviazione formulata dal procuratore aggiunto Giulia Perrotti per Chiappetta e Mucciarelli. In sostanza: dai legali di Tronchetti nessun falso.

A ruota, il 9 febbraio, Tronchetti è assolto.
Di nuovo.

Tutto chiaro?
Un cittadino è condannato in primo grado, ricorre in appello rinunciando alla prescrizione, viene assolto, la Cassazione dice che l'appello va rifatto, il processo viene ricelebrato, il cittadino consegue un'assoluzione-bis.
MARIANNA VINTIADIS KROLL FURTI DATI AZIENDALIMARIANNA VINTIADIS KROLL FURTI DATI AZIENDALI

A questo punto, a 13 anni di distanza dai fatti, l'arbitro fischierebbe la fine dell'incontro, dopo i 90 minuti regolamentari (il primo grado e l'appello) e gli opinabili 30 minuti supplementari, cioè il secondo appello.
Questo, in un paese normale.
Nell'Italia sgangherata di oggi, patria del diritto ma anche del (man)rovescio, invece, si dovranno disputare altri 30 minuti.

La Cassazione ha infatti appena rinviato -per la seconda volta, dopo un nuovo ricorso del procuratore generale di Milano presentato nell'aprile 2017- Tronchetti davanti ai giudici della Corte di Appello.
Per una terzo processo sugli stessi fatti (perchè? In soldoni: sarebbe stato assolto in base a un inesistente diritto alla "legittima difesa putativa").

CASSAZIONECASSAZIONE
Tutto ciò premesso, è esagerato ritenere che si sia in presenza di un certo qual accanimento giudiziario?

Si dirà: ma la Cassazione fa un controllo di legittimità, ovvero a norma dell'art.65 dell'ordinamento giudiziario "assicura l'esatta osservanza e l'uniforme interpretazione della legge".
Quindi, in parole povere, censura una scorretta applicazione delle norme.

Nel caso poi voi siate degli specialisti del ramo, e quindi vi chiediate: "Va bene, ma così dove va a finire il cosiddetto libero convincimento del giudice?", la risposta la fornisce...la stessa Cassazione: "In tema di valutazione delle prove, nel nostro ordinamento, fondato sul principio del libero convincimento del giudice, non esiste una gerarchia di efficacia delle prove, nel senso che...esse, anche se hanno carattere indiziario, sono tutte liberamente valutabili dal giudice di merito per essere poste a fondamento del suo convincimento, del quale il giudice deve dare conto con motivazione il cui unico requisito è l’immunità da vizi logici".
CASSAZIONECASSAZIONE

Se ne deve desumere che i giudici che hanno assolto, per ben due volte, Tronchetti hanno preso decisioni con ragionamenti non esenti da vizi logici.
Sia quelli del primo appello. Sia quelli del secondo.

Ci deve essere uno strano virus, quindi, che circola in quelle aule, perchè ben due collegi giudicanti hanno dato prova di "illogicità" (e passi per il primo, ma il secondo ci sarebbe ricascato nonostante il precedente costituito dal primo rinvio della Cassazione).

Un avvocato un giorno mi ha spiegato: "Nei tribunali non importa tanto avere ragione, quanto trovare il giudice che te la dia".

Anche qui, assistiamo a una paradossale congiuntura.

Non è Tronchetti a far tesoro di tale massima, perchè -ripetiamolo- non si avvale della prescrizione, vi rinuncia espressamente, e non si difende "dai" processi bensì "nei" processi".
PIROSOPIROSO

No: qui, sia detto con rispetto, è la Procura a correre il rischio di generare la sgradevolissima impressione di cercare, con il conforto della Cassazione, non una volta ma addirittura due, una corte -la terza della serie- che si uniformi al suo impianto accusatorio.

Al netto di ogni altra valutazione su leggi, norme, commi, procedure e interpretazioni, caro Roberto, non ti appare singolarmente inquietante tutto questo? Ciao.

Antonello Piroso

martedì 5 dicembre 2017

AAA ITALIA VENDESI

IERI SERA SU ‘REPORT’(RAI): LA GERMANIA SI MANGIA LA FRANCIA, ANZI È LA FRANCIA CHE SI È MANGIATA NOI: UNICREDIT, TIM, GENERALI, MEDIOBANCA, BNL, CARIPARMA, MEDIASET, FENDI, BULGARI, BRIONI, GUCCI ECCETERA ECCETERA 

INTERVISTE A CALENDA, PRODI, BONO, SAPELLI (VIDEO)

IN ONDA IERI SERA 21.10, RAI 3

VIDEO - raiplay.it

GIULIO SAPELLI- ECONOMISTA
Adesso il governo fa la Golden Power, ci pensa su, dopo che questi hanno mentito davanti alla Consob. Fior fiore di avvocati italiani sostengono uno che nomina il top management e non ha il controllo di un’azienda? Ma ragazzi, se io se dovessi dire questo ai miei studenti mi pigliano a pomodorate no?

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO
romano prodiROMANO PRODI
Chi controlla Telecom ha la possibilità di controllare dati  e tabulati di 40 milioni di utenze tra fisse e mobili. Poi controlla anche la società   Telsy  che distribuisce telefonini e apparati criptati per le istituzioni nazionali e internazionali. Poi controlla anche Telecom San Marino, il gruppo Tim Brasil che ha oltre 60 mln di utenze. Poi path.net  che è la piattaforma dove viaggiano i dati della digitali della pubblica amministrazione. Poi Persidera che è l’operatore di rete indipendente dotato di cinque multiplex digitali nazionali.

Controlla anche Tivùsat, che è la piattaforma satellitare che veicola il digitale terrestre. Inwit  che è il primo gestore di torri per la telefonia mobile, il secondo in tutta Europa. Controlla soprattutto  Sparkle, che è praticamente la rete di cavi sottomarini che collega l’occidente, l’Italia, dove passa il traffico internet verso la Turchia, l’Iran e Israele.

BOLLORE BERLUSCONIBOLLORE BERLUSCONI
Insomma su quella rete, sulla rete Telecom passano le informazioni piu’ sensibili dei nostri ministeri, forze dell’ordine, degli apparati di sicurezza, degli ospedali, delle imprese, delle ambasciate, delle industrie. 

Ed è per questo che è considerato un asset strategico, e il governo può applicare  il golden power, cioè il potere di controllo, ma fino a dove arriva questo controllo?

Grazie ad un complesso schema di finanziarie controlla un gruppo che,  viene stimato, dovrebbe valere oltre  7 miliardi di dollari. È presente, oltre che in Europa, in Asia e Africa, ha interessi oltre che nelle banche, nelle assicurazioni, nelle telecomunicazioni,  nella produzione cinematografica e in quella dell’ intrattenimento. Anche  nei  trasporti, logistica, ferrovie, porti, componenti per auto elettriche. Ecco ha interessi anche nell’agroalimentare dove,  tra i prodotti che spinge di più sono i vini francesi di eccellenza. 

Ma Bollorè pare avere il vizietto delle scalate nell’ombra. Per aver tentato di scalare, dando informazioni fuorvianti e false al mercato, è stato sanzionato dalla Consob per 3 milioni di euro e interdetto all’occupare cariche per 18 mesi in società quotate. Questo perché aveva tentato di scalare la PREMAFIN dei LIGRESTI  Poi all’inizio di quest’anno, in seguito ad una denuncia di Berlusconi, è stato posto sotto indagine dalla procura di Milano, con l’accusa  di aggiotaggio per aver tentato di acquisire  la Mediaset.
SIGFRIDO RANUCCISIGFRIDO RANUCCI

Ecco, insomma, volendo prenderla un po’ a ridere, sulla rete che controlla Bollorè passano le telefonate della Consob che l’ha sanzionato, anche quelle nostre e della Rai che stiamo facendo un’inchiesta sul suo gruppo. Riuscirà il nostro governo a rimettere le mani sulla rete così strategica? L’ex premier Matteo Renzi aveva creato una società, Open Fiber, con pezzi di stato dentro, Enel e Cassa Depositi  e Prestiti.  Ed ora la partita si gioca sull’ultimo miglio. 

GIOVANNA BOURSIER

Vivendi ha la maggioranza in Cda da maggio 2017, ma è solo a fine luglio, quando l’amministratore delegato Flavio Cattaneo esce con 25 milioni di liquidazione e il Cda vota direzione e coordinamento, che il governo si accorge che dovevano notificargli il controllo. I francesi negano di averlo, ma il 13 settembre la Consob li smentisce: Vivendi ha il controllo di fatto di Tim. Il governo può applicare il Golden Power, cioè il potere speciale che gli consente di blindare le società strategiche per l’interesse nazionale.

JONELLA LIGRESTIJONELLA LIGRESTI
MINISTRO CARLO CALENDA
Io l’ho esercitato, secondo me, diciamo, quando c’erano gli estremi per esercitarlo.

GIOVANNA BOURSIER
Però loro controllano da prima perché quando è che salgono? Com’è che nessuno si accorge che a un certo punto Vivendi sta salendo nella maggioranza Telecom e governa tutto il Cda?

MINISTRO CARLO CALENDA
No, se ne sono accorti tutti del fatto che Vivendi stava salendo. Io come ho detto, come mi è capitato di dire al presidente allora che venne qui, gli ho detto questa è una operazione dove pensate di trattare noi come la Guiana francese.

GIOVANNA BOURSIER FUORI CAMPO
Adesso Depuyfontaine è diventato presidente di Telecom, mentre il nuovo Amministratore Delegato è Amos Genish, entrambi Vivendi. A ottobre Calenda applica il Golden Power per la prima volta in Italia, sulla rete, compresa Sparkle, che è quella sottomarina, per interesse nazionale.

MINISTRO CARLO CALENDA
ligrestiLIGRESTI
Le prescrizioni del Golden Power prevedono una persona nel consiglio di amministrazione. Il fatto che loro non possono muovere asset dall’Italia che riguardano la sicurezza della rete, gli investimenti sulla rete, e tutta un’altra serie di prescrizioni molto dettagliate. Quello è interesse nazionale. Il fatto di disquisire sulla nazionalità degli azionisti non lo è, anche perché, faccio osservare, che non è che Telecom dagli azionisti italiani sia stata gestita così bene, no?

GIOVANNA BOURSIER FUORI CAMPO
Ancora adesso Telecom ha debiti per 25 miliardi netti, su un fatturato di 19 miliardi.

GIOVANNA BOURSIER
A garantire quei debiti è la rete?

MAURIZIO MATTEO DECINA - ECONOMISTA DELLE TELECOMUNICAZIONI
Sì, la rete potrebbe valere intorno ai 15 miliardi, ovviamente sarà il mercato a decidere

GIOVANNA BOURSIER
Ma è un peccato se ce la giochiamo, perché sarebbe un’azienda che invece potrebbe…

GIULIO SAPELLI- ECONOMISTA
GIOVANNA BOURSIERGIOVANNA BOURSIER
Senta, senta, noi quando è cominciata la telefonia mobile potevamo essere un’azienda leader, poi abbiamo cominciato a perdere i pezzi.

GIOVANNA BOURSIER FUORI CAMPO
Intanto è diventata a maggioranza francese, e il problema del governo è diventato tenersi la rete. Già nel 2013, l’allora Presidente, Franco Bernabè, voleva scorporarla dalla telefonia, quando a scalare Telecom era la spagnola Telefonica, ma il governo Letta dice no. Adesso trattiamo per riprendercela. Perché ci passano i cavi, le informazioni, i dati.

GIOVANNA BOURSIER
Lei è per lo scorporo della rete?

MINISTRO CARLO CALENDA
Sì, io l’ho detto tante volte.

GIOVANNA BOURSIER
E se si scorpora la rete dobbiamo pagarla?

MINISTRO CARLO CALENDA
Io quello che non voglio fare è una cosa in cui lo stato italiano si mette a negoziare con un privato su una cosa di cui non sappiamo il valore, e finisce, nella storia dell’Italia, per pagarlo molto di più di quello che vale. Non ci credo a questo. Penso che la scelta giusta debba essere una scissione societaria che viene quotata sul mercato, come è stato fatto in Inghilterra, che ci siano due società, una che si occupa della rete e una dei servizi.
GIULIO SAPELLIGIULIO SAPELLI

STEFANO PILERI – AMMINISTRATORE DELEGATO ITALTEL
A questa rete è connesso, e sarà sempre più connesso, tutta la struttura industriale del Paese, la pubblica amministrazione.

GIOVANNA BOURSIER
Che cosa passa sulla rete?

STEFANO PILERI – AMMINISTRATORE DELEGATO ITALTEL
Le telefonate. E c’è un altro servizio importante che viaggia sulle reti di telecomunicazioni e che è diventato la… è diventato quello più utilizzato, è il servizio di accesso e navigazione ad internet. Se non evolve, sarà più difficile fare iniziative industriali.

GIOVANNA BOURSIER FUORI CAMPO
Per questo bisogna fare la fibra, che vuol dire sicurezza, velocità e sviluppo del Paese, che altrimenti resta indietro. Ma Tim, indebitata, la banda larga la promette da anni e manca sempre l’ultimo miglio, cioè il tratto fino a casa, che è ancora in rame. Per fare la banda larga nelle zone svantaggiate, due anni fa Renzi ha fatto Open Fiber, 50% Enel e 50% Cassa Depositi e Presiti. Presidente Franco Bassanini, ex Cassa Depositi e Prestiti. Anziché tenerci la rete e migliorarla, ne abbiamo fatta un’altra.

GIOVANNA BOURSIER
Quindi Renzi dice: Cassa Depositi e Prestiti è Enel, fatelo voi l’ultimo miglio perché Telecom non ha una lira.

MAURIZIO MATTEO DECINA - ECONOMISTA DELLE TELECOMUNICAZIONI
Sì.

GIUSEPPE BONOGIUSEPPE BONO
GIOVANNA BOURSIER
Cioè uno dice: ci troviamo con due società della rete che adesso, tra l’altro, litigano?

MAURIZIO MATTEO DECINA - ECONOMISTA DELLE TELECOMUNICAZIONI
Sì, questo è vero. Da una parte ci sono degli effetti positivi, in quanto Telecom in questi ultimi anni sta correndo, perché ha già cablato il 70% degli armadi, e sta correndo perché è entrata Open Fiber. Quindi si è creata una concorrenza che prima non c’era. Però, al tempo stesso, c’è il pericolo della duplicazione dei costi, cioè due operatori che costruiscono due reti parallele.

GIULIO SAPELLI- ECONOMISTA
Ma che bisogno c’era di fare..? Avevamo già una rete fissa. non c’era nessun motivo che, per avvantaggiare l’Enel che è un’azienda pubblica?

GIOVANNA BOURSIER
Il governo le risponderebbe che Telecom non l’avrebbe fatta la banda larga?

GIULIO SAPELLI- ECONOMISTA
In ogni caso io non mi metto a fare come azienda pubblica qualcosa che c’è già. Perché devo darla a un’altra impresa, all’Enel? Ma perché? Ma l’Enel poi fa energia elettrica, no? Non lo so. È un mondo fuori squadra e non si spiega se non per potentissime lobbies nascoste, italiane e non italiane, che lavorano e premono su i decisori politici.

GIOVANNA BOURSIER
Verrebbe da dire che forse Renzi era l’unico che si era accorto che il controllo di Telecom lo stavano prendendo i francesi, e quindi gli ha fatto una società italiana per fare concorrenza alla Francia…

MAURIZIO MATTEO DECINA - ECONOMISTA DELLE TELECOMUNICAZIONI
Esattamente, esattamente, esattamente. Sembra una partita a scacchi tra i due governi.

GIOVANNA BOURSIER
mustierMUSTIER
Però l’ha fatta male, perché alla fine invece il grosso della rete ce l’ha Bollorè, ce l’ha Vivendi, e l’Italia si ritrova con una società che deve fare ‘sto ultimo miglio.

MAURIZIO MATTEO DECINA - ECONOMISTA DELLE TELECOMUNICAZIONI
C’è una situazione sicuramente di attrito conflittuale, sicuramente questo c’è. Il governo è stato molto aggressivo nei confronti di Telecom Italia. Però con la fusione delle due reti si possono dare tantissimi vantaggi agli italiani.

GIOVANNA BOURSIER
Bisogna vedere se i francesi adesso accettano di farla.

MAURIZIO MATTEO DECINA - ECONOMISTA DELLE TELECOMUNICAZIONI
Sì, secondo me si farà.

MINISTRO CARLO CALENDA
Dall’altro lato noi stiamo incominciando a ragionare su un’integrazione tra Naval Group, che è il gruppo francese che fa militare, e Fincantieri che fa militare e civile.  Nascerebbe un grandissimo player, il più grande del mondo.

GIOVANNA BOURSIER
Adesso i francesi vogliono ampliare l’accordo al militare: per fare le navi da guerra Fincantieri si allea con Naval Group, che è il triplo di noi, e il problema diventa Leonardo, l’ex Finmeccanica, che fornisce i sistemi di difesa, dai radar alle mitragliatrici, come la francese Thales con Naval Group. Se adesso le commesse in maggioranza vanno a loro, rischiamo di restare a bocca asciutta. L’amministratore delegato, Alessandro Profumo, è preoccupato. Si parla di centinaia di milioni di fatturato e circa 40mila lavoratori. L’amministratore delegato Fincantieri il 21 novembre, viene audito in Senato.

GIOVANNA BOURSIER
Però alla fine controllano i francesi questo accordo, perché l’1% è in prestito.

GIUSEPPE BONO - AMMINISTRATORE DELEGATO FINCANTIERI
BNP PARIBASBNP PARIBAS
Controlla chi? Scusi eh: controlla chi è capace.

GIOVANNA BOURSIER
No, scusi , l’1% lo danno in prestito sotto verifica?

GIUSEPPE BONO - AMMINISTRATORE DELEGATO FINCANTIERI
Sono tutte fesserie. Noi non facciamo “Coppi e Bartali”, noi facciamo industria. Nell’industria vince chi sa fa le cose meglio, non chi comanda.
GIOVANNA BOURSIER
Però dott. Bono lei cercava di fare un accordo in cui l’Italia emergesse, no? Prendersi i cantieri coreani e riuscire a fare la nostra produzione con dei bacini lunghi un chilometro. È vero o no che i francesi l’han fermata?

GIUSEPPE BONO - AMMINISTRATORE DELEGATO FINCANTIERI
Non è vero per niente, non è vero per niente. Noi in Italia certamente abbiamo i bacini, lo spiegavo anche alla Commissione, abbiamo i cantieri che c’hanno più di 100 anni.

GIOVANNA BOURSIER
Cioè perché volevamo i cantieri coreani?

GIUSEPPE BONO- AMMINISTRATORE DELEGATO FINCANTIERI
Noi partecipiamo al consolidamento dell’industria europea.

GIOVANNA BOURSIER
Il dubbio è che le condizioni le dettino i francesi.

GIUSEPPE BONO - AMMINISTRATORE DELEGATO FINCANTIERI
Ma no…

GIOVANNA BOURSIER
E allora perché Profumo è preoccupato? Dice tutte le attrezzature.

GIUSEPPE BONO - AMMINISTRATORE DELEGATO FINCANTIERI
Non lo so, non ne voglio parlare.

GIOVANNA BOURSIER
Non vuole parlare di Profumo?
alessandro profumoALESSANDRO PROFUMO

GIUSEPPE BONO - AMMINISTRATORE DELEGATO FINCANTIERI
Io parlo delle cose che facciamo noi e le navi militari le facciamo noi.

GIOVANNA BOURSIER
E Profumo però vuole continuare a fare, perché se no è un altro patrimonio italiano che ci giochiamo?

GIUSEPPE BONO - AMMINISTRATORE DELEGATO FINCANTIERI
Ma perché ce lo dobbiamo giocare? Se andiamo all’estero e il signor Pincopalla dice voglio i sistemi di Thales noi abbiamo stabilito che tanto i sistemi di Thales non ci possiamo fare niente perché se il cliente vuole quello, ci saranno le compensazioni tra di noi a favore di Finmeccanica.

GIOVANNA BOURSIER
E lì c’è Profumo preoccupato?


MINISTRO CARLO CALENDA
E c’ha ragione. Bisogna essere molto preoccupati. Ma noi non dobbiamo rinunciare a ingaggiarci, o a fare un grande progetto internazionale perché abbiamo paura di costruire una cosa e pensiamo di soccombere con i francesi. Dobbiamo porre delle condizioni che non ci facciano soccombere.

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO
Ce la stiamo mettendo tutta per non soccombere: non è facile. Intanto Macron ha mostrato i muscoli, ha fatto saltare un accordo già raggiunto e c’ha infilato  una società francese che turba i sogni di profumo. Poi, per accontentarci, ci hanno affittato l’un per cento per controllare, e’ una golden share al contrario. Gli riesce facile a casa loro. 

philippe donnetPHILIPPE DONNET
Pero’ uno si chiede ma perche’ tanti pezzi d’italia in mano ai francesi. Consentiteci un ragionamento. In questi anni gli abbiamo consegnato il controllo di alcune banche :  Bnl  e’ della francese Bnp Paribas, Cariparma di Credit Agricole, hanno messo le mani pure sul credito valtellinese. Unicredit   ha come ad il francese Mustier, multato anche lui dalla Consob francese, per insider trading, Mustier, con Bollorè ha il 16% di un patto di sindacato che possiede a sua volta il 28% di Mediobanca e quindi ne controlla la Governance.

E Mediobanca a sua volta col 13% controlla il nostro piu’ grande gruppo assicurativo,  e il cui top manager  è il francese Donnet. Uomo sempre di Bollore’. Ne discende che 3 francesi, Mustier, Bollorè e Bonnet,  hanno in mano parti strategiche del sistema  finanziario italiano. Possono conoscere la solidita’ e le criticita’ delle nostre aziende, e se c’è qualcuna da scalare .

Chi appoggiano? Gli viene meglio se parla la stessa lingua.  Tornando alla nostra politica industriale, le banche creditrici  hanno avuto un ruolo anche in Sardegna.  Un ospedale costruito dal san Raffaele, sta per marcire, chiedono aiuto gli arabi. Che non vengono per beneficenza. Ma in cambio di pezzi di Costa Smeralda. Un piatto  ghiotto anche per altri  costruttori. Sempre che non si metta di traverso  un pastore sardo, cocciuto, che per non rinunciare alla  casa , e all’emozione di affacciarsi sul suo mare e’ disposto  a rinunciare a 700 milioni di euro.  

Fonte: qui